Tracklist

1) Gabriel’s Message
2) Soul Cake
3) There Is No Rose Of Such Virtue
4) The Snow It Melts The Soonest
5) Christmas At Sea
6) Lo, How A Rose E’er Blooming
7) Cold Song
8) The Burning Babe
9) Now Winter Comes Slowly
10) The Hounds Of Winter
11) Balulalow
12) Cherry Tree Carol
13) Lullaby For An Anxious Child
14) The Hurdy-Gurdy Man
15) You Only Cross My Mind In Winter

Dur. 50:44

Musicisti: Sting, Dominic Miller, Kathryn Tickell, Mary Macmaster, Ira Coleman, Julian Sutton, Bijan Chemirani, Cyro Baptista, Edin Karamazov, Ibrahim Maalouf, Joe Sumner, The Webb Sisters, David Mansfield, Vincent Ségal, Chris Botti

“La neve possiede cinque caratteristiche principali: E’ bianca. Congela la natura e la protegge. Si trasforma continuamente. E’ sdrucciolevole. Si muta in acqua… Yuko, invece, nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse, che appagavano il suo talento artistico. E’ bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di una grande purezza. Congela la natura e la protegge. Dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno. Si trasforma continuamente. Dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi per scrivere la parola neve. E’ sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo. Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche.”

Maxence Fermine (1968) 

Di un libro mi affascina molto il titolo. E’ capace, insieme alla sua copertina, di farmi decidere se comprarlo o meno.
Mi piacciono inoltre la notte e l’inverno, e mi piace molto viaggiare, non nel senso turistico del termine, ma più nel senso espresso da Jack Kerouac nel suo romanzo “Sulla Strada”.
Ma tutto ciò cosa centra con la musica? Semplice. Italo Calvino nel 1979 pubblicò un romanzo molto particolare, che si intitola “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. La miscela perfetta tra tutti gli elementi espressi da Sting: c’è la notte, c’è l’inverno, c’è un viaggiatore; c’è tutta la suspense del mondo in questo titolo che fluttua verso chissà quali direzioni. E c’è la musica, in quanto, nel 2009, è stato pubblicato un album molto particolare, ispirato proprio al romanzo di Calvino, che si intitola “If On a Winter’s Night…”.
E’ uno Sting particolarmente ispirato, forte dell’LP precedente che lo aveva fatto spaziare in melodie quasi barocche. Questo nuovo lavoro, che è formato da 15 brani, è talmente originale che dargli una definizione è davvero difficile. Le melodie spaziano tra sonorità che ricordano i canoni del Seicento, ai canti gregoriani, alle ballads della tradizione irlandese, con alcune puntate nella musica barocca. E’ sicuramente un album molto raffinato e che – probabilmente – non ha trovato il favore dell’ascolto in coloro abituati allo Sting prima maniera, ma la ricerca di suoni, di melodie e di strumenti, lo rendono un disco unico.

La neve inizia a cadere con “Gabriel’s Message”, uno dei brani più belli dell’intero album. E’ un canone cinquecentesco di origine basca (“Birjina Gaztetto Bat Zegoen”), che parla dell’Angelo Gabriele che annuncia a Maria la sua gravidanza. La voce di Sting impostata sui bassi ed una tromba silenziata in contrappunto rendono il canto solenne. Di rara bellezza.
Il secondo brano (“Soul Cake”), che è quello pubblicato come singolo, parla della tradizione pagana delle “Anime”, le torte offerte appunto per le anime dei morti. Un ritmo incalzante, soltanto acustico, dove svetta uno strumento etnico dal suono simile al sitar.
La ritmica tipica delle melodie indiane è la base percussiva del terzo brano “There Is No Rose Of Such Virtue”, cantato parzialmente in latino: un “Gloria” di chiara matrice religiosa.
E’ il turno di una vera perla: “The Snow It Melts The Soonest”, per gran parte solo voce e liuto; è un brano folk inglese risalente agli inizi del 1800, il cui tema è la separazione tra due innamorati. Chi canta è certo che la separazione non sarà definitiva e al primo disgelo la sua amata tornerà da lui: “Ma devi rimanere, sdraiarti accanto a me, mia amata, baciarmi e poi partire. Ed io aspetterò qui fino al canto della beccaccia. E fino a che il balestruccio prende il volo. Perché le nevi si sciolgono prima quando i venti iniziano a cantare”.

“Christmas At Sea” è una composizione dello stesso Sting su un testo di Stevenson con alcuni cori in lingua gaelica e con arrangiamenti arabeggianti.
C’è spazio anche per la musica natalizia tradizionale tedesca con “Es Ist Ein’ Ros’ Entsprungen” tradotta in inglese (“Lo, How A Rose E’er Blooming”), e per “Cold Song”, che ha sapori che attingono alla musica di Vivaldi o di Albinoni, dove la voce di Sting è particolarmente sognante e viene usata più come uno strumento musicale, integrato nell’arrangiamento d’archi.
“The Burning Babe” sembra invece attingere sia alla tradizione inglese, come melodia, che allo Sting di “Englishman In New York”, con un sax soprano che ricorda quello di Branford Marsalis.
L’inverno arriva lentamente. La canzone seguente è infatti “Now Winter Comes Slowly”, una rielaborazione di un brano di Henry Purcell (fine 1600) e mette i brividi addosso. Un quartetto d’archi che con lento incedere intesse fiocchi di note che cadono lentamente e dolcemente.
Il brano seguente “The Hounds Of Winter” è una canzone acustica composta interamente da Sting per l’album “Mercury Falling” (1996) e qui completamente riarrangiata; anche se non appartenente alla tradizione d’oltremanica, si integra perfettamente nelle atmosfere e nei suoni del disco, a testimoniare il lavoro meticoloso fatto dall’ex Police.
E’ il turno di un altro pezzo tradizionale che si intitola “Balulalow”, un vero e proprio brano da cerimonia, che viene spesso interpretato da cori nei concerti natalizi inglesi. Bello l’intervento della tromba di Chris Botti.
“Cherry Tree Carol” è invece una canzone dall’arrangiamento minimale. La sola voce di Sting, accompagnata dalla stessa melodia suonata da una chitarra dal suono silenziato, interpreta una ballata che si perde nella notte dei tempi e le cui origini sono incerte ma risalenti a prima del 15° secolo.
La successiva “Lullaby For An Anxious Child” è il secondo brano interamente composto da Sting per l’album. E’ una canzone stupenda che sembra risalire alle stesse epoche dei brani che l’hanno preceduta; tradizionale per suoni, melodie, strumenti ed arrangiamenti. Sting si supera nella sua interpretazione, che nulla ha da invidiare alle più famose “Fragile” o “Shape Of My Heart”.
Segue l’interpretazione di una composizione di Franz Schubert, “The Hurdy-Gurdy Man”, con un testo adattato da Sting che parla di freddo e di gelo, introducendo l’ultima canzone di questo meraviglioso e invernale concept dal titolo “You Only Cross My Mind In Winter”. Un vero capolavoro, con testo di Sting e musiche di Johann Sebastian Bach. Il brano è puro Inverno, nell’accezione più positiva possibile che si possa dare al nome di questa stagione. La voce si supera, è in grado di intonare toni bassi in maniera sussurrata come pochi possono fare. Un vero sogno, anche per lo stesso titolo.

Tutto l’LP è un crossover tra tempo, spazio, culture e suoni con l’unico comune denominatore che è la più fredda delle stagioni: anche se spesso troviamo melodie che per testi e atmosfere hanno a che fare con il Natale, non è un album natalizio. E’ un album denso di quel tepore che soltanto un inverno visto da dietro una finestra appannata, al caldo di un camino, può dare.

E per questo va ascoltato… in una notte d’inverno.

Bartolomeo Perrotta

If On A Winter's Night... (2009) - Sting

Kathryn Tickell, Mary Macmaster, Sting, Dominic Miller, Julian Sutton, Bijan Chemirani