“Questa è la storia di un uomo che non vorreste mai incontrare nella vita, uno che se fosse in stanza con voi userebbe il pretesto che lo stiate fissando troppo per picchiarvi, e che vi picchierebbe lo stesso anche se non lo guardaste.”

Anonimo

 

Se vi dovesse capitare di incrociare il suo sguardo, ci sono solamente due cose da fare: o scappare a gambe levate o abbassare immediatamente gli occhi a terra. In entrambi i casi tuttavia è possibile che non la facciate franca. Possibile che per quei pochi istanti, quei brevissimi secondi significhino l’inizio della vostra fine. Potrebbe accadere questo se di fronte a voi ci fosse Vinnie Jones. Un “personaggio” da cui è meglio allontanarsi finché si è in tempo, ma soprattutto finché tutte e due le gambe abbiano conservato l’integrità. Forse l’incipit è un tantino esagerato, ma questo è il mood che si lascia dietro il duro Vinnie quando si parla di lui. Un soggetto spigoloso, dentro e fuori dal campo come sui set cinematografici, ma molto spesso “il diavolo non è così brutto come lo si dipinge”… il diavolo appunto, non Vinnie Jones. La sua storia inizia il 5 gennaio del 1965 a Watford, nell’Hertfordshire, Regno Unito, da una famiglia cosiddetta normale. Il padre era una guardia forestale che prestava servizio nel circondario della stessa Watford, la mamma una casalinga. Da ragazzo il piccolo Vincent (ma ben presto tutti lo iniziano a chiamare Vinnie) non ha molta voglia di studiare e passa il tempo prevalentemente a bighellonare per le strade della città con i suoi amici. Crescendo nelle vie della cittadina inglese, di certo non nota come una delle più ricche di attrattive, Vinnie e i suoi pards sono costretti ad inventarsi qualcosa per trascorrere il tempo. E così tra una scazzottata e l’altra fra bande rivali, il ragazzo viene su sano e robusto ma, cosa più “importante”, con la consapevolezza di sapersela sbrigare in tutte le situazioni; molte volte usando anche le mani e in alcuni casi qualche corpo contundente. Lascia ben presto gli studi Vinnie e inizia a nutrire la passione per il calcio. Fa il suo esordio nel Wealdstone nel 1984, a soli 19 anni, ma siccome si tratta di una squadra non professionistica – guadagna pochissimi soldi che non gli permettono di arrivare a fine mese – decide di iniziare a lavorare nell’edilizia come manovale prima e carpentiere poi. Vinnie si alza alle 5 del mattino per andare sui cantieri, sfida la pioggia e il freddo e dopo una giornata intera di lavoro riesce anche a trovare la forza di recarsi agli allenamenti della sera. Una situazione che sostiene per due lunghi anni: la vita da manovale di giorno e da calciatore la sera è dura, anzi durissima, un po’ come la sua indole. Dopo 26 presenze e una rete con il Wealdstone riceve, un po’ per caso, la chiamata di una squadra dilettantistica svedese, l’IFK Holmsund. Per Vinnie è l’opportunità di un nuovo guadagno, ma nemmeno tanto, anche perché nella Terza Divisione svedese non è che girino sceicchi o magnati e comunque non a metà degli anni Ottanta. Tuttavia decide di accettare l’offerta della società scandinava. Nell’unica stagione con la maglia dell’Holmsund il mediano riesce a vincere il Campionato, uno dei pochissimi titoli che rimarrà nel suo scarno palmarès da calciatore. Dopo questa breve parentesi decide di tornarsene in Inghilterra, sua Patria d’origine, anche se per ragioni “oscure” ha sempre preferito la cittadinanza gallese: aspetto quest’ultimo che gli ha permesso di disputare tra il 1994 e il 1997 anche otto partite con la maglia della Nazionale del Galles. Nel settembre del 1986 riceve la chiamata del Wimbledon, società che dopo anni di delusioni finalmente è arrivata alla massima serie britannica. Al comando della squadra c’è un certo Dave Bassett, tecnico semisconosciuto che tuttavia è riuscito a portare il Wimbledon dalle leghe inferiori alla Premier League, secondo una sua particolare idea di calcio. La rosa non possiede nomi altisonanti o gente dai piedi raffinati, tutt’altro, la sua migliore caratteristica è la corsa, la generosità e il temperamento. Il gioco non è fluido, anzi, il tema portante è il lancio lungo per le punte e poi si spera in qualcosa. Se si perde palla, si martella (in molti casi in senso letterale!) sulle caviglie degli avversari e si gioca come cagnacci arrabbiati per tutti i novanta minuti. Logico quindi che per un giocatore come Vinnie Jones, le caratteristiche del Wimbledon e la sua filosofia di calcio rappresentino il massimo. Praticamente un vestito cucito su misura per lui; uno dei giocatori più forti della storia del calcio inglese di tutti i tempi, Gary Lineker affermò: “Il modo migliore per vedere il Wimbledon è attraverso il televideo”. Una dichiarazione che ci dà la conferma di quanto quella squadra fosse temuta allorché la si doveva affrontare. Lo stile del Wimbledon è molto poco ortodosso: provocazioni fisiche, minacce verbali, insulti ai giocatori rivali e qualche volta anche aggressioni nel tunnel degli spogliatoi prima del match e durante l’intervallo, per intimidire l’avversario di turno; soprattutto tra le mura amiche i suoi “esponenti” danno il meglio di loro stessi: docce non funzionanti, sanitari stracolmi di escrementi e intasati volontariamente con della carta igienica appallottolata, sale scambiato con lo zucchero e tanto altro. Ma l’aria che si respirava nello spogliatoio non era differente: molto spesso infatti gli scherzi di cattivo gusto venivano esercitati anche tra gli stessi giocatori del Wimbledon. Non di rado si assisteva ad “agguati” con improvvisi calci in faccia, lotta con le borracce dell’acqua, armadietti che venivano sradicati e lanciati in aria, incendi ai borsoni, furti degli effetti personali o tagliuzzamenti dei vestiti. Chi subiva la sottrazione di un orologio, di un braccialetto, di un paio di scarpe, per riprendersele doveva pagare pegno. Pegno che molto spesso consisteva in un combattimento a mani nude contro questo o quel compagno di squadra, anzi di frequente c’era l’uno contro tutti che si trasformava di lì a poco in tutti contro tutti! Non era difficile vedere i giocatori del Wimbledon scendere in campo con cerotti vistosi sul viso, sul naso o con delle fasciature alle braccia o alle gambe. E’ proprio in questi anni che nasce la famosissima “Crazy Gang”, ovvero una squadra ed uno spogliatoio formati da gente completamente folle. La mentalità di tutto il gruppo viene esportata anche fuori dal terreno di gioco, dove spesso capita di assistere a scene da saloon del Far West. La location preferita di Vinnie, dove potersi diciamo così “esercitare”, è il pub dove spesso, anzi diciamo sempre, va a bersi una birra… anzi diciamo più di qualche birra. Il volersi “dissetare” è in pratica solo un pretesto per poter prendere a pugni qualcuno o qualcosa. Non si contano le volte in cui Vinnie rimane coinvolto (ma sarebbe più corretto dire scatena) in qualche rissa. D’altra parte celebre fu la frase di Sir Alex Ferguson a riguardo: “Vinnie Jones sarebbe capace di scatenare una rissa anche in una stanza vuota”.

Una di queste leggende metropolitane parla di un Vinnie Jones molto nervoso, durante una di queste serate, tra i fumi dell’alcool e uno sguardo di troppo di un tipo al bancone vicino a lui: a quel punto il nostro “eroe” prende una bottiglia di whisky, la rompe e brandendola dal collo minaccia il suo rivale di “graffiarlo” in più punti del corpo. Ma questo è solamente uno degli innumerevoli episodi tutti simili che lo vedranno protagonista. Tra una rissa e l’altra tuttavia il Wimbledon, nel 1986-1987, termina al 6° posto in classifica con 66 punti, mentre il Campionato lo vince un po’ a sorpresa l’Everton davanti a Liverpool, Tottenham Hotspur, Arsenal e Norwich City. Nell’estate del 1987, Bassett ha terminato il suo ciclo e lascia la panchina a Bobby Gould, che si guarda bene dal modificare quella che è la fisionomia e la filosofia del club. Gould sostiene che il modo migliore per far rendere al massimo questa “accozzaglia di gente rozza” è quello di far sfogare sul campo tutto il “nervosismo” che ha in corpo. Vinnie Jones ovviamente si mette in luce con diversi interventi killer sui malcapitati avversari e tra una tibia rotta, un menisco fatto esplodere e una costola incrinata, trova anche il tempo di farsi immortalare in una scena che passerà alla storia: la partita è Wimbledon-Newcastle United e come “dirimpettaio” di centrocampo il nostro si ritrova di fronte un altro pazzo squinternato come Paul Gascoigne. I due durante la gara si parlano spesso e si provocano, ma Gascoigne quando è in possesso di palla la gioca sempre di prima intenzione, non si attarda mai a provare la giocata ad effetto. Forse perché sa che se dovesse solo fare qualche passo con la sfera tra i piedi gli arriverebbe una falciatrice di traverso proprio sulle caviglie e quindi non osa. A quel punto Jones capisce che ha raggiunto il suo scopo, ovvero quello di neutralizzare il suo avversario più pericoloso, ma non si accontenta, fa di più. Si avvicina a Gazza a palla lontana, allunga una mano e gli dà una veemente “strizzata” ai testicoli, un modo per dire “ti tengo per le palle” o una ulteriore provocazione per costatare se il suo avversario avesse il fegato per affrontarlo di lì in poi a viso aperto e con i coglioni doloranti. Il caso ha voluto che un fotografo attento realizzasse uno scatto proprio in quel momento e l’immagine di Vinnie Jones a dolce contatto con Gascoigne fa il giro del mondo. La fama da duro e mai leale Vinnie non farà nulla per levarsela di dosso, e non avrebbe potuto nemmeno se lo avesse voluto perché le 12 espulsioni in carriera (una in meno delle 13 di Roy Keane – restate sintonizzati) non lo avrebbero comunque “salvato”. A tutt’oggi, inoltre, Vinnie Jones detiene il poco invidiabile record dell’espulsione più veloce del mondo. Viene allontanato dal campo dopo appena tre secondi di partita, no, dico, 3 SECONDI (ai tempi del Chelsea), quando si getta a capofitto sul povero Dane Whitehouse dello Sheffield United e gli spacca una gamba. Per ulteriori informazioni chiedere a Gary Stevens del Tottenham, anche lui finito “sotto le cure” del docile Vincent nel 1988. Due anni dopo quell’intervento assassino che gli ruppe il ginocchio, lo stesso Stevens fu costretto al ritiro e ammise che da quell’episodio con Vinnie Jones non si riprese mai completamente. Sempre nel 1988 un altro simpatico aneddoto vede protagonista Jones: in occasione della prima trasferta in Campionato contro il Liverpool, i giocatori del Wimbledon arrivano al mitico Stadio di Anfield Road; sul muro campeggia la scritta “This Is Anfield”, un monito, per “intimorire” gli avversari, ma Vinnie Jones ed i suoi compagni riescono a trovare un modo per scrivere sotto quell’insegna la parola “Bothered”, che in italiano verrebbe tradotta con un “Chi se ne fotte”. Tornando al calcio giocato, la stagione 1987-1988 rappresenta il punto più alto della carriera di Vinnie Jones e di tutto il Wimbledon. In Campionato arrivano settimi, ma è in F.A. Cup che godranno delle maggiori soddisfazioni alle quali potrebbero mai ambire. La “Crazy Gang” infatti arriva fino alla finalissima dove se la vedrà con il Liverpool, che nel frattempo ha già conquistato il titolo nazionale vincendo la Premier League. Il 14 maggio del 1988 le due formazioni si affrontano a Londra, nel mitico Stadio di Wembley. I favori dei pronostici sono tutti per i reds, mentre nessuno punterebbe una sola sterlina sui ragazzi di Bobby Gould. La partita si mantiene viva e velocissima. Le due squadre non si risparmiano, le occasioni si susseguono ora da una parte ora dall’altra. Al 37’ del primo tempo il Wimbledon batte una punizione dalla fascia sinistra con Dennis Wise (che poi passerà al Chelsea qualche anno dopo così come Jones), palla nel mucchio dove il nordirlandese Lawrie Sanchez, in torsione di testa, la indirizza nell’angolino alla sinistra di un immobile Bruce Grobbelaar, 1-0. Subito dopo il portiere del Wimbledon, Dave Beasant – detto Lurch per la sua somiglianza “spaventosa” con il maggiordomo della Famiglia Addams – si salva con i piedi su una incursione in area di Alan Hansen. Ma è nel secondo tempo che Beasant si erge a protagonista assoluto della Finale: un intervento scomposto in area di Clive Goodyear su Ray Houghton causa il calcio di rigore, dal dischetto va John Aldridge, che si fa parare il tiro da Lurch che entra così nella storia come il primo portiere a neutralizzare un rigore in una Finale di F.A. Cup. Ma la partita continua. Gli attacchi serrati e disperati del Liverpool non hanno fortuna, il fortino eretto da un Wimbledon assediato da tutti i lati tiene botta e al triplice fischio esplode la gioia irrefrenabile dei giocatori in campo e dei tifosi sugli spalti. Dopo questa parentesi, la carriera di Vinnie non vivrà altri momenti particolarmente splendenti. Nel 1989 lascia il Wimbledon dopo tre anni, 77 presenze e 9 reti (anche se poi ci ritornerà dal 1992 al 1998) per passare prima al Leeds United (1989-1990), poi allo Sheffield United (1990-1991) ed infine al Chelsea (1991-1992). Quando veste la maglia dei blues Jones incappa in una nuova disavventura: nel 1992 sponsorizza un video, “Soccer’s Hard Men” (che potete visionare in via eccezionale – per Vinnie questo ed altro – alla fine della scheda tecnica di questo articolo) con le sue entrate assassine nei confronti degli avversari, e la Football Association, che “stranamente” non ha gradito, lo squalifica per sei mesi oltre a condannarlo ad una multa di 20.000 sterline per “aver messo in cattiva luce il gioco del calcio”. Le cose fuori dal campo non è che procedano a gonfie vele: oltre alle varie denunce per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, Vinnie Jones dà il meglio di sé durante un viaggio in aereo, mentre è ubriaco perso. Prima prende a schiaffi un passeggero, poi dopo l’intervento di alcune hostess e del personale di bordo, minaccia di dirottare l’aereo e poi farneticando dice di “voler ammazzare tutti quanti!”. Dopo l’esperienza al Chelsea (42 partite e 4 gol), nel 1992 torna al Wimbledon (177 presenze e 12 reti) dove rimane fino al 1998, prima di chiudere la carriera nel Queens Park Rangers nella stagione 1998-1999. Una volta conclusa la sua esperienza con il mondo del calcio, del quale in pochi (noi di sicuro sì) sentiranno la sua mancanza, si dedica al cinema. Il suo esordio sul grande schermo avviene grazie al grandissimo regista inglese Guy Ritchie e al suo “Lock & Stock – Pazzi Scatenati” (1998). Tantissime e notevoli sono le sue interpretazioni, da film mediocri come “Fuori in 60 Secondi” (2000) a capolavori come “Snatch – Lo Strappo” (2000), dove recita, senza sfigurare minimamente, al fianco di attori del calibro di Brad Pitt, Benicio Del Toro e Jason Statham, ancora una volta diretto dal suo amico Guy Ritchie. E ancora da “Mean Machine” (2001) a “EuroTrip” (2004), dove interpreta un tifoso del Manchester United. E’ anche nel cast del remake de “I Magnifici Sette” (2016) in compagnia di Denzel Washington, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio e tanti altri, diretto da Antoine Fuqua e scritto nientedimeno che da Nic Pizzolatto, la geniale mente che ha partorito la stupenda serie tv antologica “True Detective” (2014-2015). C’è da dire che la nuova carriera da attore di Vinnie non si discosta da quella precedente: anche al cinema interpreta ruoli “spigolosi” e fuori dalle righe. Un duro da entrambe le parti dello schermo. Oltre al cinema, nel corso degli ultimi anni si è dato anche alla televisione. Nel 2008 ha condotto un documentario, “Vinnie Jones’ Toughest Cops” dove veniva messo in luce il lavoro e i metodi delle forze speciali di polizia nei Paesi in cui il tasso della criminalità è altissimo. Nel 2010 è stato (ahinoi!) uno dei concorrenti del “Grande Fratello Vip” in versione britannica, nel quale è arrivato in finale per poi piazzarsi al terzo posto, senza mai entrare in “nomination”; anche perché se fosse accaduto, molto probabilmente sarebbe rimasto l’unico concorrente del reality di lì a breve. E’ stato ospite, nel 2001, di David Letterman e del suo Late Show; ha recitato, tra le tante, nella serie tv americana “Chuck” (2010), ed è stato il protagonista del programma “Vinnie Jones: un Lavoro da Duri” (2013) del National Geographic, dove si è cimentato con i lavori più pericolosi al mondo. Ha domato animali feroci, si è arrampicato su grattacieli senza imbragature, ha fatto da bodyguard a gente famosa, si è addentrato in quartieri malfamati di diverse città. La sua ultima “apparizione-performance”, almeno per il momento, lo vede coinvolto in una rissa avvenuta in un locale di Londra dove si è scagliato (ubriaco marcio) contro un buttafuori. Nel parapiglia generale ha riportato ferite che sono state curate in ospedale con una cinquantina di punti di sutura su tutto il corpo… ma siamo sicuri, caro Vinnie, che la tua pellaccia dura ben presto assorbirà anche questa botta. Vero?

Donato Valvano

Vinnie Jones

Vinnie Jones

Vinnie Jones, Il “Collezionista Di Ossa” scheda

Nome: Vincent Peter
Cognome: Jones
Nato il: 5 gennaio 1965, Watford, Hertfordshire, INGHILTERRA    
Altezza: 1,88
Peso: 88
Ruolo: Mediano Centrale Difensivo, Difensore Centrale

Carriera:
Wealdstone (Presenze 26 / Reti 1)
IFK Holmsund (Presenze 22 / Reti 1)
Wimbledon (Presenze 77 / Reti 9)
Leeds United (Presenze 46 / Reti 5)
Sheffield United (Presenze 35 / Reti 2)
Chelsea (Presenze 42 / Reti 4)
Wimbledon (Presenze 177 / Reti 12)
Queens Park Rangers (Presenze 9 / Reti 1)
Galles (Presenze 8 / Reti )

Palmarès:
IFK Holmsund:
Campionato Svedese di Terza Divisione: 1
Wimbledon:

Coppa d’Inghilterra: 1