Di Darren Aronofsky

Scritto da: ROBERT D. SIEGEL
Musiche di: CLINT MANSELL, BRUCE SPRINGSTEEN, GUNS N’ ROSES
Montaggio di: ANDREW WEISBLUM
Fotografia di: MARYSE ALBERTI
con:
MICKEY ROURKE
MARISA TOMEI
EVAN RACHEL WOOD
ERNEST MILLER
MARK MARGOLIS
TODD BARRY
WASS STEVENS
JUDAH FRIEDLANDER
AJAY NAIDU
GREGG BELLO
TOMMY FARRA
DYLAN KEITH SUMMERS
MIKE MILLER
VERNON CAMPBELL
JOHNNY VALIANT
GIOVANNI ROSELLI
RON KILLINGS
Produzione: DARREN ARONOFSKY, SCOTT FRANKLIN, MARK HEYMAN, VINCENT MARAVAL, AGNÈS MENTRE, JENNIFER ROTH, EVAN GINZBURG, ARI HANDEL
Durata: 105’      Anno: 2008
Titolo Originale: THE WRESTLER (Monacò)

THE WRESTLER

“Al mio Babbo. Alla sua onestà, alla sua immensa dignità… uomini così non ne fanno più e questa recensione è tutta per lui, che ama il wrestling e che è il più grande lottatore del mondo!”

(Valerio Monacò)

 

Il cuore. Quel cuore che non smette di battere. Non ora almeno. Non può fermarsi, morire, a causa delle sofferenze della vita… altrimenti nulla avrebbe senso. Un altro incontro. Uno solo. Quello sì avrebbe ancora senso, farebbe la differenza fra il tutto e il niente. E’ qualcosa dentro, forza, determinazione, amore, che al tirar delle somme fa andare avanti rimandando l’appuntamento con la Grande Mietitrice, allontanando le macerie e la cenere, la carne e la polvere che finiscono per rivelarsi la stessa cosa. E’ luminoso quel qualcosa, anche in una notte scura e senza vento, puro, e regala frammenti di eternità. E’ del cuore di Mickey Rourke che sto parlando, non l’attore, ma l’uomo. Mickey del suo cuore ne conosce ogni crepa, ogni granello di polvere che posandosi lo ha allontanato dalle persone che amava, dopo aver causato e subito tanto male… ed morto più volte, Mickey. E’ l’epilogo di tutti la morte, solo che lui ne ha vissuti di più. Più round di chiunque altro, un puglie che ha visto il tappeto un mucchio di volte e si è sempre rimesso in piedi. Così era scritto nella sua anima borderline e così è stato. Poi ad un certo punto, dopo alti e bassi di vita e di carriera, dopo il suo Michael Cimino arriva un altro regista, giovane, talentuoso, che gli fa una magia. Quella magia si chiama “The Wrestler”. Un film di altri tempi, testosterone in bella mostra e dialoghi da duri tagliati con l’accetta. Un’autobiografia di un mito, ai margini, come piace a Mickey. Il racconto di Darren Aronofsky si serve del linguaggio che ama di più, quello che con uno sguardo, con una sola parola o un’immagine fuori fuoco ti penetra l’anima. Lo stile potrebbe spiazzare, ma tecnicamente è perfetto, con quelle lunghe carrellate di questo omone ripreso di spalle, l’impatto narrativo ed emotivo è straordinario, così come i primi piani del volto pieno di cicatrici di Mickey che a guardarlo mi ricorda una stanza dove, stanco, ritorni sempre con gioia dopo esser stato in qualche luogo lontano. La fotografia in digitale di Maryse Alberti è tremante, cruda, immediata. Le musiche originali sono di Clint Mansell. All’entrata dell’ultimo combattimento di Mickey/Randy “The Ram” la canzone sparata a mille è la bellissima “Sweet Child O’ Mine” dei Guns N’ Roses e calza a pennello la battuta di Randy su Kurt Cobain: “Era bella la musica degli anni ’80, ma poi è arrivato quel frocetto di Kobain e ha rovinato tutto, non voglio parlare di Kobain, si è ammazzato, è uno che non ha avuto le palle, non ha avuto il coraggio di vivere… e allora vaffanculo!”. Poi arrivano i titoli di coda, e avviene un’altra magia. Bruce Springsteen “il Boss”, amico personale di Mickey, è chiamato a scrivere una canzone per il film, e “The Wrestler” non è un semplice brano, è una serie di pugni che fanno dei buchi alle pareti dell’anima così grandi che diventano finestre, raccontando sia la vita di Rourke che quella del suo personaggio, è un sipario che cala nel modo più bello e malinconico possibile. Vincerà solo il Golden Globe il pezzo, ma avrebbe meritato il mondo. Il wrestling, scambiato da moltissimi solo come uno show esagitato dove si fa finta di combattere, è una realtà fatta di sacrificio e professionismo, dolore, fratture, solitudine. Una realtà popolata da giovani promettenti e vecchie glorie in disarmo, e l’opera di Aronofsky ce la mostra tutta traendo ispirazione proprio da Mickey e dalla sua storia: “Il film parla della mia vita, delle lotte, dei miei fallimenti. E del fatto che non mi spezzo mai”. Rourke battendosi forte il petto all’altezza del cuore continua: “Questo è ancora vivo, anche se dentro il cervello ho un cortocircuito che non si può curare. La boxe (è stato un Mediomassimo e il suo score parla di 9 incontri disputati, 7 vinti – 5 prima del limite –, 2 pareggiati e nessuna sconfitta) mi ha fottuto completamente, e per sempre, la memoria a breve termine. Ma non me ne frega un cazzo, è stata la cosa più bella che io abbia mai fatto. Combattere, pestarsi e sopravvivere sul ring è la vita, concentrata in un quadrato. Avrei continuato ma, oltre che la faccia, stavo per mandare a puttane la testa, del tutto. La verità è che ‘The Wrestler’ è un film di puro cuore, per questo molto difficile per me. Forse il migliore che ho fatto, perché parla davvero della mia vita. Non volevo accettare il ruolo, sono un pugile. Pensavo: è solo un cazzo di gioco il wrestling, un balletto con coreografie e segnali, e solo quando ho capito che il balletto faceva male e i tagli sul corpo e sul volto erano veri, allora ho accettato. Il mio allenatore era dell’esercito israeliano, tostissimo. Mi sono ritrovato tre volte all’ospedale, per le botte al ginocchio, collo e schiena. Ho scritto tutti i dialoghi di ‘Randy The Ram’. Credo che questo sia il mio miglior film in assoluto. Insieme a Michael Cimino, il nome in cima alla mia lista personale adesso è Darren Aronofsky, inciso col fuoco”.

Aronofsky, con la sua ballata di un wrestler prima nell’Olimpo e poi alle prese con un fisico che non regge più, con l’udito che sente sempre meno e con gli occhi che non vedono come un tempo spara colpi proibiti sapendone esattamente l’esito, lo schianto, le ferite che provocheranno, le variazioni di stile e velocità, i colori, le diverse rifrazioni della luce e dello spostamento della sua telecamera rispetto alla nostra visuale. Si serve di Mickey, degno erede di Lon Chaney e Marlon Brando, che si è sputtanato la carriera in un perverso e orgoglioso gioco di autodistruzione, cantandone la gloria e il sacrificio della carne. La vita di Randy è il wrestling, al di fuori tutto è vuoto, la famiglia è andata, gli amici pochi… il ring è l’unico posto dove non si è mai fatto male: “Sono un vecchio pezzo di carne maciullata. E sono solo. E me lo merito di essere solo”. E’ incredibile come dopo 30 anni di grande cinema e una performance simile, una leggenda come Rourke non riesca a portare a casa l’Oscar (che per il solito politically correct tanto amato dalla Hollywood più democratica viene assegnato, grazie all’interpretazione del solito omosessuale, a Sean Penn – che si è pubblicamente scusato con Mickey alla consegna del Premio per averglielo soffiato!); per non parlare di Venezia dove incredibilmente, dopo che “The Wrestler” vince il Leone d’Oro come “Miglior Film”, si è avuto il coraggio, sfidando il ridicolo, di regalare la Coppa Volpi per la “Migliore Interpretazione Maschile” a un attore con la faccia da coglione, per i soliti motivi politici di cui sopra. E questa è davvero l’ultima cosa che ricordo del Festival di Venezia perché essendo una barzelletta non l’ho più seguito da allora. Gli uomini e il cinema sono come lettere o parole di un romanzo o di una poesia, in sé, possono non essere niente… ma mettendole bene insieme potrebbero diventare una meraviglia, un sogno. Una magia. “The Wrestler” è questo che fa, lo fa Aronosfky (con un occhio a Rocky Balboa) e lo fa Mickey, vestendo i panni del protagonista in una sorta di allegoria del Mito cristiano, che va dal soprannome “The Ram” (Ariete) cui spesso la figura di Gesù è stata associata, al racconto della spogliarellista (una intensa Marisa Tomei) sui dettagli de “La Passione Di Cristo” di Mel Gibson, fino agli altri lottatori che trattano Randy come un Maestro, comportandosi a loro volta come devoti discepoli, per concludere con l’aspetto fisico e morale del rivale numero uno, un masochista che potrebbe essere accostato alla figura di Giuda Iscariota e che si rivolge a “The Ram” chiamandolo insistentemente Signore. Ma la musica sta finendo… e Aronofsky sta per decidere dove inchiodare Randy “The Ram”, dove spegnere le voci e fermare il battito, affascinato dalla luce ma rivolgendo al mondo del suo Mickey uno sguardo cieco. Il regista mette in scena l’ultimo atto con una intima e peculiare energia che ci permette di svelare fino in fondo le cicatrici del cuore del suo uomo. E Mickey/Randy osserva con occhi dolcissimi un angolo di cielo da un finestrone, durante l’incontro della sua vita. L’ultimo. La realtà scivola via. Tutto diventa un po’ storto, i suoni arrivano alterati, i muri non danno più riferimenti, nulla più si trova in asse. Ma il cielo… cazzo quel cielo è ritornato ad essere azzurro, come non lo era mai stato. Si torna a casa amico mio. Carica l’ultimo balzo dalle corde come una preghiera disperata, il volo di un angelo… il cuore. E tu che non riesci a trattenere un sospiro, perché quel gesto e quel cuore che finalmente può riposarsi lasciano dentro qualcosa che non si dimenticherà mai. Fermo immagine di un borderline, di un ribelle, di un bambino cattivo che ha smesso di nascondersi, che ha aspettato davanti ad ogni porta andandosene sempre con qualcosa in meno. Un ballo senza musica con la figlia, le lacrime e l’abbandono… l’amore per una spogliarellista, andata pure lei… e allora fanculo! L’ultima mossa di Mickey sul nero dello schermo gettando il cuore e l’anima sua nell’ombra, andando incontro alla luce, alla vita… alla morte. Two, three, four…

 

“Mi allontano dalle cose che mi hanno procurato conforto. Non posso rimanere nel luogo che considero la mia casa. La mia unica fede risiede nelle ossa rotte e nei lividi che mostro. Hai mai visto un uomo con una gamba sola che prova a danzare per trovare la sua libertà? Se hai visto quell’uomo con una gamba sola, allora hai visto me.”

Bruce Springsteen (1949) 

Monacò

Mickey Rourke - The Wrestler (2008)

Mickey Rourke – The Wrestler (2008)