Di Terrence Malick

Scritto da: TERRENCE MALICK
Musiche di: ALEXANDRE DESPLAT, JOHANN SEBASTIAN BACH, GUSTAV MAHLER, WOLFGANG AMADEUS MOZART, JOHANNES BRAHMS
Montaggio di: JAY RABINOWITZ, HANK CORWIN, BILLY WEBER, DANIEL REZENDE, MARK YOSHIKAWA
Fotografia di: EMMANUEL LUBEZKI
con:
BRAD PITT
SEAN PENN
JESSICA CHASTAIN
HUNTER MCCRACKEN
LARAMIE EPPLER
TYE SHERIDAN
FIONA SHAW
JOANNA GOING
WILL WALLACE
NICOLAS GONDA
KELLY KOONCE
IRENE BEDARD
MICHAEL SHOWERS
KIMBERLY WHALEN
BENJAMIN DANE
JODIE MOORE
JENNIFER SHAKESHAFT
Produzione: BRAD PITT, SARAH GREEN, GRANT HILL, DEDE GARDNER, BILL POHLAD, IVAN BESS, NICOLAS GONDA, DONALD ROSENFELD, SUSAN KIRR, SANDHYA SHARDANAND, PAULA MAE SCHWARTZ, STEVE SCHWARTZ
Durata: 139’ Anno: 2011
Titolo Originale: THE TREE OF LIFE (Monacò)

THE TREE OF LIFE

“Ogni cosa era infinite cose. Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini d’America. Vidi occhi infiniti vicini che si fissavano in me come in uno specchio. Vidi grappoli, vene di metallo, vapor d’acqua, vidi convessi deserti equatoriali e ciascuno dei loro granelli di sabbia. Vidi il tuo volto, e provai la vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile Universo. Sentii infinita venerazione, infinita pena.

Jorge Luis Borges (1899-1986)

Nell’oscurità il fuoco. L’immagine di Dio. In un istante… l’Universo tutto. La luce della vita cristallizzata, per eludere la morte. Gocce d’acqua brillano come tanti diamanti, l’umanità in un ricordo, in un cammino di formazione – viaggio di fede – spesso faticoso: la via della Grazia, la via della Natura. Terrence Malick compone la sinfonia del suo passato, del suo destino, culla immagini simboliche e profonde, con musica sacra (la melodia dell’”Agnus Dei”), classica, parole sussurrate, lunghi monologhi e infiniti silenzi… è diretto alla fonte dell’esistenza. Il quinto film in cinquant’anni di un artista quasi mai fotografato, schivo, recluso, la sua opera definitiva, perfetta, una preghiera elevata a forma d’arte totale. Un atto solitario che tocca il cuore. “The Tree Of Life”, flusso di coscienza totalmente libero nella scrittura, nel linguaggio non lineare, pensieri accompagnati dall’onnipresente voce fuori campo. Il tempo in frammenti. Poesia raccontata con sequenze montate emotivamente, spezzate. La fotografia di Emmanuel Lubezki, di una bellezza visiva senza precedenti, scava nell’anima e spia la Natura e ogni sua foglia, ogni raggio di Sole, immortala sensazioni, accenni, ellissi. Spirali. Contempla l’universale attraverso l’intimo. Lubezki e Malick usano telescopi, sonde spaziali, immagini derivate dall’osservazione di processi al microscopio, luce naturale, trattamenti chimici, giochi di ombre. La Grazia. Malick da Waco, Texas… e la cartolina dagli anni ’50 che ci racconta la sua storia e prende vita sulla pellicola. Un ragazzo, Jack O’Brien (Hunter McCracken da giovane, Sean Penn da adulto, enormi entrambi) cresce coi suoi due fratelli. La protettiva madre (una splendida e dolcissima Jessica Chastain) li educherà attraverso l’amore e il valore dei sentimenti, senza una minima traccia di oscurità e di tristezza, con svaghi, scherzi, parole affettuose, la Grazia. L’autoritario padre (interpretato da un Brad Pitt sempre più misurato e maturo) dà ai figli l’educazione severa e dura di chi sa com’è la vita e cosa può portargli via; si devono difendere, devono essere forti per avere successo – non come lui, colmo di illusioni, annegato nella rabbia e nel fallimento, dotato di talento artistico mai esploso – i suoi figli devono farcela, essere felici. Responsabili e violenti se necessario. La Natura. Quella di Jack sarà una conversione intesa in senso puramente cristiano (volgere lo sguardo in una nuova direzione), una presa di coscienza che connette elementi importanti e solenni nella profonda comprensione dell’esistenza. Questo film mette la parola fine ad un’ideale “trilogia” sul mistero della vita: “2001: Odissea Nello Spazio” (1968) di Stanley Kubrick, l’inizio, il tempo che scandisce i ritmi e i misteri dell’Universo; “INLAND EMPIRE” (2006) di David Lynch, il lato oscuro dell’anima, l’incubo, il sogno; “The Tree Of Life”, la fede. Il giovane Jack si ribella, si sente ingannato, cerca il peccato, guarda il cielo e vede chilometri di spazio vuoto e nessuna risposta. La morte del fratello… anni dopo; Credere è la risposta. Jack oggi, una gabbia d’acciaio e vetro intorno, Houston e i suoi grattacieli, la telecamera in un continuo slancio visivo verso l’alto, e l’impulso di una fuga ad un ritorno impossibile e desiderato, sognato, ad un passato idealizzato, purificato. Dissolvenza. Luce. Salto nel vuoto, alla Creazione. La nascita di un neonato, la rinascita della materia, l’Albero della Vita (Etz haHa’yim) nella Cabala, simbolo dell’Universo che si espande e dell’uomo che ricerca il senso della sua esistenza. Il Big Bang. I dinosauri. La Grazia. La Natura. Terrence Malick libera i suoi colori, la fede che è sostegno e macigno, la musica del suo pensiero diventa cinema dove conta solo quello che si percepisce. Parti di sogno impresse sulla pellicola, parti di sogno che danno forma e luce alla perfezione. Dio in tutte le cose, Dio attraverso il nostro sguardo amoroso. Una linea di racconto partita dalla eterna domanda di Giobbe, linea che attraversa un padre al pianoforte e un figlio alla chitarra, attraversa un Aldilà dove tutti si ritrovano, attraversa silenzi, primi piani immobili, lunghi piani sequenza. In un libro di fiabe o in un vulcano. Nel colore della Natura… nelle potenti cascate, nel profumo della pioggia in arrivo, nel TAP TAP delle prime gocce sulle foglie. Dio nel brontolio del tuono, in un odore buono, dimenticato nell’infanzia, nella legna che brucia e riscalda, nell’erba che pizzica le gambe. Ho incontrato questo film in un posto caldo, dopo aver conosciuto la strada della forza nella mia vita, dopo che persone care si sono allontanate, dopo che altre sono rimaste sulla soglia deludendomi, dopo che ho deluso, dopo che qualcuno ha salutato e punto. Dopo esser stato buono, esser stato cattivo. Le lacrime scendono verso l’interno. Vado avanti. Scrivevo “The Tree Of Life”… e le luci esplodevano nel cielo e il vento si librava portando con se l’eco dei boati… bellissime ombre al contrario di bambini, una tenda ondeggia, una sedia si muove da sola. Visioni. Tutto è più nitido ora, guardo indietro (nel periodo più strano della mia esistenza) solo per un attimo. Oggi sono all’orizzonte degli eventi e devo solo fare un balzo oltre il burrone… il resto è tutta discesa. “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo.”

“Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.”

Henry Scott Holland (1847-1918)

Monacò

Tree-of-Life-Shadow

The Tree Of Life (2011)