“Il Tempo Dell’Inizio” è un urlo lacerante, una creatura indecifrabile, oscura, lontana dal cinema italiano, che mi è costata tutta la vita e la carriera. E di questo ne sono orgoglioso.

E’ stata evitata ovviamente una storicizzazione precisa e il ricorso ad ogni sorta di cronachismo, anche se non mancano abbondanti citazioni della triste storia recente dell’uomo. Così, peraltro, in rapporto a questa impostazione, ho voluto evitare ogni forma di naturalismo nella definizione del racconto e degli ambienti, e ogni tipo di tradizionale psicologismo nella caratterizzazione dei personaggi.

La tematica del film si sviluppa attraverso le vicende di un personaggio simbolo che ripercorre all’interno dei propri fantasmi e delle proprie deformazioni il cammino dell’uomo alla ricerca della salvezza in questo o in altri mondi possibili. Si tratta di un oppresso, di un reietto, sorpreso mentre su un cornicione di una chiesa tiene un discorso di protesta “totale” minacciando di gettarsi nel vuoto, e spedito con urgenza in una “accogliente” clinica psichiatrica.

Il mondo della clinica è subdolamente minaccioso e fagocitante. Il direttore, i medici, gli infermieri, appaiono configurati come “mostri” del nostro tempo e, in un certo senso, di ogni tempo, avidi di potere e carichi di impeti repressivi, tesi, artificiali, grossolanamente sicuri e nello stesso tempo sospettosi conservatori dei loro privilegi. La realtà della clinica appare comunque in rapporto al protagonista, frantumata, minacciata: si avvertono, anche se indecifrabili, segni di pericolo, come qualcosa che covi non lontano dalla clinica, forse una guerra imminente. Da questa realtà, in cui il protagonista si trova coinvolto, e in cui nulla può fra quelli che, per gradi diversi, possono, scaturisce un bisogno assoluto di fuga, di liberazione.

La fuga, dopo il fallimentare tentativo “reale” col quale inizia il film si concreta in una vicenda di tipo onirico-simbolico, dove il personaggio in un dilatarsi visionario della realtà (il confine tra la cosiddetta realtà e il delirio apparirà labile, indefinibile e alla fine illusorio) si trova a vivere una sconcertante avventura.

L’azione si svolge in un paese remoto, devastato dalla guerra e dal crimine, in una emblematica “città corrotta” dove domina la violenza, la sordità morale, la sete di potere, e dove l’uomo, sempre nella sua condizione di reietto, testimonianza vivente di una assoluta impotenza, urterà contro strutture umane e sociali sopraffattrici che riemergono fatalmente dalle rovine.

Elementi emblematici della comunità saranno: un crollante Palazzo del Potere, il Mangiatoio pubblico, la Casa del Piacere. E intorno i ripari provvisori, le grotte, i tuguri per gli abitanti del paese, insieme ai campi di tortura e alle fosse comuni. Il resto è solo un enorme cumulo di rifiuti, di valori e di civiltà demolite.

Alcuni dei personaggi che ruotano attorno al protagonista nell’ospedale psichiatrico, ritorneranno in altre vesti nel “delirio”, ma solo in certi casi (soprattutto per quanto riguarda i personaggi principali) con un senso di relazione funzionale.

Il progetto di salvezza, in un primo tempo concepito a livello di inquietudine individuale, si risolve attraverso vari gradi di rivelazione (dal ritrovamento di un’arcaica e affascinante statuina in atteggiamento orante nei rifiuti fino all’incontro con un misterioso “messaggero” nei campi di morte) in un progetto di salvazione totale dell’uomo. Dalla contemplazione si passa all’azione, e nell’azione la ricerca delle alleanze, in questo caso la donna, il personaggio femminile, assume un ruolo centrale, e il protagonista passa alla disfatta. Il misterioso “messaggero” che ha rappresentato per il nostro protagonista l’incontro decisivo e illuminante, si rivela alla fine come messaggero di morte.

Qualcosa, forse, sembra che si muovi o si modifichi, oltre il destino individuale del personaggio, ma in termini oscuri e problematici.

Il ritorno del racconto all’ambiente della clinica, mostra che i segni del pericolo sono diventati più corposi, più pressanti. La clinica è ora direttamente minacciata dalla guerra e dalle devastazioni: ora tutti sono in pericolo, e tutti sono in attesa di qualcosa di irreparabile.

Luigi Di Gianni

Sven Lasta – Il Tempo Dell’Inizio (1974)