Di Dario Argento

Scritto da: DARIO ARGENTO, DARIA NICOLODI
Musiche di: GOBLIN, DARIO ARGENTO
Montaggio: FRANCO FRATICELLI
Fotografia di: LUCIANO TOVOLI
con:
JESSICA HARPER
STEFANIA CASINI
JOAN BENNETT
ALIDA VALLI
UDO KIER
FLAVIO BUCCI
MIGUEL BOSE’
GIUSEPPE TRANSOCCHI
RUDOLF SCHÜNDLER
RENATO SCARPA
EVA AXEN
BARBARA MAGNOLFI
JACOPO MARIANI
FRANCA SCAGNETTI
MARGHERITA HOROWITZ
DARIA NICOLODI
DARIO ARGENTO
Produzione: CLAUDIO ARGENTO, SALVATORE ARGENTO
Durata: 99’      Anno: 1977
Titolo Originale: SUSPIRIA (Monacò)

 

SUSPIRIA

 

“La seconda delle sorelle è chiamata Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri. Il suo capo è in eterno reclinato, e in eterno nella polvere. Non piange, non geme. Ma sospira impercettibilmente a intervalli. Sussurra, ma solo in luoghi solitari, desolati come lei è desolata. Mater Suspiriorum è la personificazione dello sconforto più totale.”

Thomas De Quincey (1785-1859)

 

Susy Benner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre Accademia di Friburgo. Partì un giorno alle nove di mattina dall’aeroporto di New York e giunse in Germania alle 22:45 ora locale… un carillon vomita una nenia delirante che apre le porte al male, Susy guarda nel fondo della sua anima con la netta e malinconica sensazione di essere arrivata in un mondo irrazionale, la assale un forte presagio di morte incombente. Buio, freddo, paura e lame nel petto. Un temporale, la pioggia, il vento gelido, boschi, ombre… le streghe. “Suspiria”; sono le 3 di notte dell’ultimo dell’anno e scrivo con la sola luce del mio portatile a tenere lontane le tenebre, con i pensieri che diventano sempre più opprimenti. Scrivo perché tutto è diverso a quest’ora, ovattato, distante, come in un sogno. Scrivo per esorcizzare la paura. Vedo avvolta in un sudario di lacrime e sospiri la Regina Nera, Madre sterile di figli assassini. Elena Marcos. Dario Argento malsano e visionario come mai prima e mai più in seguito (il Kubrick dell’orrore), visita con Daria Nicolodi tutti i luoghi oscuri del Vecchio Continente (dove i racconti del male assumono valenza storica), studia testi esoterici ed alchemici, scandagliando le teorie di Rudolf Steiner, e nasconde la più vecchia delle Tre Madri in una delle cattedrali del dolore nel cuore della Foresta Nera: la Tanz Akademie di Friburgo (edificio del Cinquecento dove aveva vissuto tra gli altri l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo) già dimora di Erasmo Da Rotterdam, mente che ha partorito, si dice proprio all’interno di quella dimora, “L’Elogio Della Follia” (1509). I muri urlano, grida strozzate dal sangue e dai vermi, Mater Suspiriorum, Signora del tormento e del cristallo veglia sulle anime condannate delle ballerine, i suoi respiri spettrali abbracciano vite destinate a spezzarsi troppo presto. La scrittura di Argento e della Nicolodi (all’epoca legati sentimentalmente e in lite perenne) si rifà a “Suspiria De Profundis” (1845) di Thomas De Quincey, che trasse ispirazione per il libro da un soggiorno a Milano nella Casa dei Conti Imbonati rimanendone affascinato sia dall’architettura sia dalle storie di fantasmi e maledizioni che ne facevano allora una delle dimore più infestate d’Italia. Altra fonte (ripresa in modo inquietante e sfocato) è stata il racconto “Mine-Haha Ovvero Dell’Educazione Fisica Delle Fanciulle” (1903) del drammaturgo e scrittore tedesco Frank Wedekind. Il regista mescola le suggestioni, immagina queste fanciulle alle prese con la strega di “Biancaneve” della Disney. La sua idea era ancora lontana da quella di comporre una “saga delle Tre Madri”, ma il ragionamento sulla base delle tre donne nate dalla fantasia di De Quincey filava e apriva strade oscure e inesplorate. Argento e la Nicolodi costruiscono una leggenda (esplicata poi nel successivo “Inferno”, 1980) nella quale le Tre Madri erano state delle streghe dell’XI secolo: Mater Suspiriorum – la più vecchia –, Mater Tenebrarum – la più bella – e Mater Lacrimarum – la più giovane e spietata. Dopo aver seminato morte e flirtato col maligno diventando sempre più potenti, le sorelle individuano i tre luoghi magici dove risiedere per sempre e dominare il mondo. Per riuscire a far questo entrano in contatto con l’architetto italiano Emilio Varelli (ricalcato sulla falsariga di un misterioso alchimista del XX secolo che usava lo pseudonimo di Fulcanelli – ricavato da “Vulcano” ed “Helio”, elementi che rimandano ai fuochi alchemici). Le Tre Madri chiesero a Varelli di progettare per loro “dimore filosofali” in tre diverse città: Friburgo, New York e Roma. Con questi presupposti… “Suspiria” si avvale del febbrile e geniale montaggio di Franco Fraticelli e del fondamentale apporto dello scenografo Giuseppe Bassan, insuperabile nel rendere ogni scena un dipinto dai colori densi ed estremi, come un sogno che sfocia continuamente e ininterrottamente in un incubo. Labirintico e claustrofobico l’arredamento dell’Accademia di danza, in stile Liberty/Art Déco, con arcane sfumature date dai quadri appesi alle pareti; è un delirio nel delirio: le opere sono dell’incisore e grafico olandese Maurits Cornelis Escher, si riconoscono “Sky And The Water” nel bagno e un mélange tra “Belvedere” e “Tower Of Babel” nella stanza della direttrice. Tridimensionale il piano su cui si muove l’arte di Escher, trascendentale quello di Argento. I colori sono netti e innaturali, gli oggetti strani, poco rassicuranti, i corridoi e le stanze nascondo chissà quali terribili segreti, tutto è immortalato dall’occhio acrobatico di Luciano Tovoli (che rispolvera un Technicolor “Tri-Pack” in voga negli anni ’40).

La cura dedicata da Tovoli e dal regista alla fotografia è maniacale: ricreano le atmosfere dei vecchi film di Walt Disney impressionando una pellicola Kodak a 40 Asa, che ha bassissima sensibilità ma riesce a dare una profondità di campo inimitabile e rende densi fino all’estremo colori come nero, blu, rosso e oro. Le voci arrivano dal fondo di infiniti lamenti, i sospiri da dietro le porte… si innalza la bellezza del terrore, tutto si fonde nelle dissonanti e ossessive musiche dei Goblin, al massimo della loro efficacia, in un continuo delirio onirico e martellante, paranoico (il suono cupo del bouzouki), musiche che penetrano nella testa come una malattia e non ne escono più. Argento dirige un’orchestra fuori controllo che crea continui shock audiovisivi al limite della sopportazione e svela l’Iside di “Suspiria”. Susy Benner è la bravissima Jessica Harper (con grandi occhi da cerbiatta), Argento se ne è innamorato dopo averla vista ne “Il Fantasma Del Palcoscenico” (1974) di Brian De Palma. Sublime la Bennett (diva degli anni 30’ e 40’, che fra le altre fu la compagna di Fritz Lang) nel ruolo di Madame Blanc e Alida Valli è in gran forma nell’interpretazione di Miss Tanner: le due streghe insegnanti, insieme a tutta l’atmosfera della Tanz Akademie (che nella mente di Argento era stata fondata nel 1895, anno in cui gli studi sull’isteria di Sigmund Freud e Joseph Breuer diedero il via alla rivoluzione psicanalitica) sono state omaggiate dal grande Tiziano Sclavi nell’indimenticabile fumetto “Dylan Dog” n.3, “Le Notti Della Luna Piena”. Ottimo Bucci (il pianista cieco e isterico), blasfemo e macabro Transocchi (Pablo)… Elena Marcos è interpretata da una vecchia signora di oltre 90 anni trovata dal regista in un ospizio a 100 chilometri da Roma, sconosciuto il suo nome. Occhio: durante le riprese di “Suspiria” gli orologi si fermavano, le macchine da presa smettevano di girare improvvisamente, molte scene non venivano impressionate sulla pellicola, Argento e due suoi collaboratori scamparono per miracolo ad un attentato terroristico ad opera della Rote Armee Fraktion; l’aria che si respirava era lugubre… mentre la troupe era a Monaco per la ripresa di alcune sequenze morì improvvisamente l’Arcivescovo di Baviera e le città fu riempita di bandiere nere in segno di lutto. Non si sfidano le streghe. Dario Argento gira in ordine cronologico sequenza per sequenza (non esistono due inquadrature uguali in tutto il film e molti significati rimangono oscuri anche per lui), scruta nel buio, conosce l’orrore come pochi, non cerca la paura ma il panico… gli vietano di realizzare il film con attrici minorenni e lui alza le maniglie delle porte in modo sproporzionato e fa comportare le ballerine come se fossero bambine capricciose, rendendo tutto ancora più malato. Malate le cuoche obese e il nipote di Madame Blanc. Malato è il volo dell’aquila nella deserta Königsplatz di Monaco di Baviera (anacronismo geografico), scelta perché Adolf Hitler spesso vi teneva i suoi comizi – si intravede per un breve attimo anche la birreria dove nel 1923 il Fürer ordì il suo tentativo di colpo di Stato; il tutto per suggerire l’orrore che di lì a poco si sarebbe manifestato. Malato il simbolismo occulto, la magia, i terrori ancestrali; malati gli omaggi al maestro Mario Bava, all’Espressionismo tedesco degli anni ‘20 e al cinema horror inglese e americano; malata la presenza del regista, il suo volto in un riflesso demoniaco, alla luce di un lampo, nel vetro del taxi. Il professor Milius (interpretato da Rudolf Schündler) ad un certo punto dice alla spaesata Susy: “La magia è quoddam ubique, quoddam semper, quoddam ad omnibus creditum est” (frase attribuita a Vincenzo di Lerino). E quando la ragazza gli domanda: “Cosa fanno le streghe?”, il professore risponde: “Il male. Nient’altro al di fuori di quello”. “Suspiria” è un film esasperato, insostenibile, furioso, epilettico, si spinge al limite. Susy, tu sai niente… di streghe? Poi il buio… Susy scopre il segreto dietro i tre iris, apre la porta, affronta l’ignoto da sola, pugnala il male, fugge sul proprio respiro, urla senza emettere alcun suono, come si fa nei sogni, ride… il fuoco abbraccia l’Accademia di danza allattata con sangue velenoso e marcescente. Dalle fondamenta tutto crolla, l’eco lugubre del silenzio reclama il proprio tributo d’orrore. Angoscia e morte si coagulano nel buio… da qualche parte, nel profondo, nutrendosi di tormento la Strega Elena Marcos comincia a ridere… e a sospirare.

“Questo giovane ragazzo italiano inizia a preoccuparmi.”

Alfred Hitchcock (1899-1980)

Monacò

Jessica Harper - Suspiria (1977)

Jessica Harper – Suspiria (1977)