“Io gli sono stato più vicino di chiunque altro, eppure ho sempre avuto netta la sensazione di un abisso che ci divideva.”

John H. Watson

 

L’Avventura Del Cliente Illustre – Febbraio-Marzo 1925

E siamo così giunti alla fine di quello che spero proprio sia stato un bel viaggio; a me è piaciuto davvero tanto raccontarvi i nove capolavori di Sir Arthur Conan Doyle dedicati a Sherlock Holmes, e non restandomi molte occasioni per ricordarlo a chi ancora non avesse provveduto a comprarli, posso solo continuare a ripetervi energicamente, evitando l’ostrogoto antico (lingua che fortunatamente non conosco): spicciatevi ad andare in libreria! Devo ammetterlo, mi sento triste, visto che toccherà salutare per un po’ un amico e tutto il suo mondo ai quali sono sinceramente affezionato, ma fortunatamente, come ho scritto in una delle recensioni precedenti, l’universo creatoci da Conan Doyle è eterno; gli scrittori infatti per i loro personaggi fanno qualcosa di ultraterreno, gli donano l’immortalità. Ragion per cui niente piagnistei e vediamo immantinente di cosa tratta la prossima avventura. La formula della nona fatica è un po’ diversa dalle precedenti, infatti si compone di dodici storie pubblicate negli anni immediatamente precedenti al 1927 su varie riviste letterarie e non, per poi essere raccolte da menti illuminate e lungimiranti nel volume edito appunto in quell’anno al fine di poter tramandare comodamente fino ai giorni nostri ed oltre tanta sapiente scienza letteraria. Nel volume sono inoltre presenti i restanti tre inediti: ossia le rimanenti tre avventure (su quattro) di cui avevo scritto precedentemente, e che non sarebbero state narrate direttamente dal Dr. Watson (ricordate che ne “L’ultimo saluto” la narrazione era infatti in terza persona, come una delle avventure del libro in esame, mentre altre due saranno partorite direttamente dalla mente di Sherlock Holmes). Siamo al 3 settembre del 1902, e per contestualizzare meglio il racconto Conan Doyle inserisce circostanze note ai suoi lettori parlando dell’avvenuta morte di Moriarty e del non ancora avvenuto incontro decisivo con il suo braccio destro, il Colonnello Sebastian Moran. I due amichetti sono intenti al più assoluto relax facendo un bagno turco, quando Holmes parla di un cliente cui necessitano i suoi servigi. Tutti a Baker Street dunque, a sentire di cosa si tratta. L’uomo in questione è Sir James Damery ed agisce per conto terzi allo scopo di evitare ad una graziosa donzella, la signorina Violet De Merville, una fine del tutto ignominiosa. Ella ha infatti permesso ad una delle peggiori canaglie d’Europa, il Barone Adalberto Gruner, di poter entrare nelle sue grazie. La ragazza ha subito praticamente il lavaggio del cervello e in conclusione, è perdutamente innamorata e nemmeno le nefandezze compiute dall’uomo, tra le quali tra l’altro l’uxoricidio, le faranno aprire gli occhi. Per risolvere la faccenda urge tutto il talento del nostro amico coadiuvato oltre che dal fido Watson, in veste addirittura di esperto in porcellane cinesi, anche da altri due aiutanti la cui opera si rivelerà davvero indispensabile per assicurare alla canaglia di turno esattamente la fine meritata. Dei due uno, ossia Shinwell Johnson, lo conosciamo solo ora, ma Arthur Conan Doyle c’è ne parla come di un aiutante abituale del suo investigatore, riferendosi ai casi non assurti agli onori letterari formanti quel sottobosco lasciato all’immaginario del lettore di cui già altre volte ho scritto. Lo scopo ultimo, a mio avviso, è di rendere Holmes esistente anche al di fuori delle pagine dei suoi racconti, come ho già precisato lui va al di la dei nove libri dedicatigli, vive di vita propria; ricordate, lo scrittore scozzese era stufo di essere conosciuto solo come il creatore di Sherlock Holmes, e ne aveva ben donde ovviamente, la sua produzione letteraria non si esaurisce certo con lui, ma è l’averci regalato Holmes ad avergli assicurato la gloria, e chi sa come si arrabbierebbe nel vedergli conferito anche il merito di farlo vivere nella realtà!

 

L’Avventura Del Soldato Sbiancato – Novembre 1926

Eccoci alla prima delle due avventure narrateci direttamente da Holmes, alla quale però il caro dottore non prenderà parte in quanto in altre faccende affaccendato, faccende matrimoniali per la precisione. Siamo nel gennaio del 1903 e la Seconda Guerra Boera si è da poco conclusa quando il soldato James M. Dodd si reca a Baker Street in cerca di Sherlock Holmes, poiché necessita del suo aiuto per far luce su quanto successo al suo commilitone e fraterno amico Godfrey Emsworth. Il ragazzo, ferito gravemente ad una spalla fu infatti rimpatriato prima della fine del conflitto, mantenendosi comunque in contatto per via epistolare per un po’ di tempo; poi di punto in bianco più nulla, ed ai ripetuti tentativi compiuti da parte di James per conoscerne la sorte fu risposto con quelle che da subito sono parse delle scuse approntate ad hoc. Chiuse le ostilità, una volta ritornato anche lui a casa, appena gli fu possibile si precipitò a Tixbury Old Park vicino a Bedford, al maniero Emsworth in cerca di notizie certe sul suo compagno. Lì giunto la situazione da subito si presentò pesante, in quanto il padre certo non gli stese il tappeto rosso e la madre, pur se gentile, non si fece sfuggire il minimo accenno riguardo la sorte capitata al figlio. Insomma, gatta ci covava; in più ad un certo punto della faccenda la figura candeggiata di Godfrey riappare alla finestra della sua stanza solo per sparire immediatamente dopo aver visto l’amico. Risultanza del tutto, serve il nostro detective per far luce sullo strano caso del Dottor Jekyll… ops! Quella è un’altra storia. Sullo strano caso dicevo, del soldato sbiancato. La prima fatica letteraria di Holmes certo è coinvolgente al pari di quelle narrate dal suo amico dottore, il quale può tranquillamente dedicarsi alla sua professione ed al suo matrimonio ben sapendo le nostre sorti in ottime mani. Sherlock non manca infatti neanche di illustrarci il suo solito ragionamento visivo-deduttivo, col quale è solito sbalordire tutti in quel di Baker Street, e non solo.

 

L’Avventura Della Pietra Di Mazarino – Ottobre 1921

La prossima vicenda è l’altra non raccontata dalla viva penna di Watson, ma come nel caso “Dell’ultimo saluto”, è in terza persona e nonostante ciò anche stavolta come in passato la narrazione non ne risente affatto. Del resto dietro c’è sempre la stessa mano. La pietra del titolo, altro non è che il gioiello della corona sottratto al suo luogo abituale, Whitehall, da un malfattore piuttosto in gamba, vista l’ultima impresa da ascrivere al suo curriculum; per l’ennesima volta gli alti papaveri del Regno, saranno lì a chiedere aiuto a Sherlock Holmes. Il caso si dimostra particolare sin dal principio, in quanto il nostro caro amico detective è già a conoscenza dell’identità del ladro e del suo galoppino, rispettivamente Conte Negretto Sylvius (uno dei nomi più bizzarri partoriti dalla fantasia di Conan Doyle), del quale sa praticamente anche la marca di schiuma da barba utilizzata, e Sam Merton, un pugile che non passerà certo alla storia come l’uomo più intelligente della Terra. La vicenda è praticamente una partita a scacchi, visto che il ladro in questione ha l’ardire di presentarsi bello fresco al civico 221B di Baker Street per cercar di imbrogliare Sherlock Holmes e farla franca. Buona fortuna! Inutile star qui a precisare di come la mossa gli si ritorcerà contro e il nostro amico metterà in scena tutta la sua abilità meritandosi l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, Miglior Attore Non Protagonista, Migliori Costumi, Migliori Effetti Speciali, Miglior Sceneggiatura e Miglior Regia, tutto il pacchetto quindi. Il dottor Watson dal canto suo nella vicenda rivestirà solo il ruolo di comparsa, in quanto chiamato a Baker Street da Billy, il ragazzo ormai fisso alle dipendenze di Holmes, e si limiterà ad andare a chiamare la polizia. Rimane giusto il tempo per gustarsi il finale nel quale il povero Lord Cantlemere, reo di aver creduto poco nelle doti holmesiane, sperimenta in prima persona lo sciorinarsi della genialità. Bando alla ciance, la prossima avventura attende di essere letta…

 

L’Avventura Dei Three Gables – Ottobre 1926

Con la prossima peripezia si ritorna al consueto, è infatti John H. Watson a raccontarci la storia; questi, in visita al caro amico assiste all’irruzione di un toro imbufalito rispondente al nome di Steve Dixie, di professione puglie, giunto al civico 221B per minacciare Holmes ed intimargli di non impicciarsi e di tenersi alla larga dal borgo di Harrow. Il risultato è ovvio: l’effetto ottenuto sarà esattamente l’opposto di quello desiderato, se poi ad aggiungere pepe c’era già un telegramma nel quale erano invocati i servigi di Sherlock Holmes, diviene per i nostri del tutto impossibile non rispondere all’appello. I due si recano dunque dalla signora Maberley, presso Three Gables, ad Harrow appunto, per verificare di persona l’accaduto. Giunti sul posto proprio la cara signora narra loro i fatti: lei da un paio d’anni viveva in pace in quella casa quando si presentò un agente immobiliare con una proposta d’acquisto a dir poco impressionate, il suo cliente era infatti disposto a sborsare qualunque cifra pur di acquistare la casa, con la sola condizione che anche i mobili fossero compresi nel contratto. La signora pur non avendo intenzione di vendere, essendo ormai rimasta vedova ed avendo perso da poco anche l’adorato figlio a causa di una donna senza scrupoli, colse l’occasione ed accettò, così da poter coronare il sogno di viaggiare per il mondo. Le cose si complicarono però quando l’agente avanzò l’assurda pretesa di poter trattenere, comprendendoli nell’acquisto, finanche gli effetti personali della donna con la sola eccezione del nécessaire, tuttavia però, prima di essere restituito anche quest’ultimo sarebbe stato attentamente controllato. La faccenda già era poco chiara e le nuove pretese la resero del tutto insostenibile, ragion per cui la Maberley decise di non vendere più, chiedendo contestualmente consiglio a Sherlock sul da farsi. Il detective era già in allarme in quanto tra il telegramma della donna e l’infruttuosa intimidazione, passò davvero pochissimo tempo. Qualcuno evidentemente monitorava la situazione molto attentamente, e aggiungeteci poi un’ulteriore circostanza: durante il colloquio con l’anziana signora Holmes sorprese la domestica Susan ad origliare e proprio da lei ottenne con i suoi soliti metodi delle informazioni preziose. Evidentemente nella casa c’era qualcosa avente per qualcuno un’importanza enorme e pur di entrarne in possesso costui era disposto a sborsare fior di quattrini. La situazione è in definitiva potenzialmente pericolosa. Con gli elementi a disposizione dubbi ne restano pochi ed una volta di più il grande investigatore si dimostrerà buono e comprensivo non arrecando ulteriore aggravio a chi ha già sofferto fin troppo, anzi…!

 

L’Avventura Del Vampiro Del Sussex – Gennaio 1924

“La valle della paura” fu il primo libro che ho letto con Sherlock Holmes come protagonista, e grazie ad esso conobbi più a fondo un mondo fino a quel momento solo appena sfiorato; infatti le prime parole a lui dedicate sulle quali abbia mai posato gli occhi  furono proprio quelle della prossima storia, contenuta a suo tempo, in un mio volume di testo delle superiori, al quale riconosco il merito di avermi fatto scoprire un universo fantastico in attesa solo di essere esplorato e che riveste quindi, per me, un’importanza tutta particolare. L’input del caso spetta al signor Robert Ferguson, tra l’altro una vecchia conoscenza rugbistica di Watson, ed alla sua storia davvero agghiacciante. Ferguson in un infausto giorno, dopo un paio di casi di percosse inspiegabili ai figli da parte della propria moglie, allertato dalla domestica scorge la donna nientemeno nell’atto di succhiare il sangue al figlio più piccolo. Ecco dunque spiegato il titolo, in quanto l’ovvia conclusione dell’uomo fu quella di trovarsi dinnanzi ad un caso di vampirismo, quindi chi meglio di Holmes per scoprire se davvero siamo al cospetto di un Dracula in gonnella (Vlad Țepeș non me ne voglia!). La rilettura di questo racconto mi è servita, era necessario rinfrescare la memoria e per me il fascino della storia è rimasto immutato. Ad essere onesto però non ha niente di più ne di meno rispetto alle altre partorite dalla penna di Sir Conan Doyle. Già dall’inizio si evince di come siamo al cospetto di un altro racconto strizzante l’occhio ad un mondo tanto amato dal nostro scrittore, ossia quello del sovrannaturale, e come già successo in passato, non disdegna ogni tanto di coinvolgere in qualche avventura horror Holmes e Watson. Tutte queste storie hanno, secondo me, una sorta di quid particolare rispetto a quelle chiamiamole “normali”. Giusto per capirci: quando leggo “Il vampiro del Sussex” e affini, a me sembra di percepire quanto l’argomento sia caro a Conan Doyle; lui riesce a riversare nello scrivere questi racconti tutta la passione e il trasporto che prova per il mondo dell’occulto, ed è bellissimo essere resi partecipi di un pezzettino della sua vita.

 

L’Avventura Dei Tre Garrideb – Gennaio 1925

Ritorniamo al mondo del tangibile e dei più basilari istinti. Con la prossima fatica infatti, siamo coinvolti in una caccia all’uomo molto particolare. Siamo nel giugno del 1902 quando il signor John Garrideb, consigliere di giustizia del Kansas, si reca a Baker Street con una storia davvero sensazionale quanto essenziale: il suo cognome potrebbe renderlo molto, ma molto ricco. Un eccentrico milionario americano, tale Alexander Hamilton Garrideb, dopo averlo rintracciato e conosciuto lo ha infatti citato nel suo testamento come destinatario di un terzo di 15 milioni di dollari; la cifra però deve essere divisa in parti uguali con altre due persone recanti il medesimo cognome, altrimenti nisba. E’ questa la condizione davvero incredibile posta a capo del tutto. L’uomo certo non ha intenzione di lasciarsi scappare la ghiotta occasione quindi si mette a setacciare tutti gli Stati Uniti in cerca di omonimi, ma niente da fare. Pensa, riflette, e gli si accende la lampadina giusta: si reca in Inghilterra al fine di concludere fruttuosamente la sua indagine. Ottiene ottime notizie, perché un altro Garrideb viene scovato proprio a Londra, è il signor Nathan, e proprio costui senza dir niente all’americano allerta Holmes a cui viene chiesto di porre fine alla ricerca grazie alle sue doti. La visita di cui sopra avviene solo in un secondo momento, una volta avvisato della cosa, John Garrideb per cautelarsi si precipita a Baker Street a tastare il terreno. Inutile nasconderlo, tutta la storia è un’immane panzana partorita dalla mente del consigliere di giustizia americano, lui ha ben altri scopi in mente e il fatto di avere Holmes tra i piedi certo non giova al suo piano ed ha ottime ragioni per essere preoccupato, in quanto non è certo da Holmes farsi infinocchiare così facilmente. Tuttavia l’aspetto estremamente importante della storia è un altro, per la prima e forse unica volta nella loro lunga e avventurosa frequentazione, il caro dottor Watson ha la precisa, esatta dimensione dell’affetto di Holmes nei suoi confronti, in quanto nel susseguirsi della vicenda… punto. Qui mi fermo, per chiunque volesse scoprire i dettagli le librerie sono a disposizione, poi cominciare dall’ultimo libro certo sarebbe alquanto  inopportuno, “piuttosto e anzichenò” (Lord H.G. Wells docet), quindi via con gli acquisti! Per comodità preciso ancora una cosa, in commercio è facilissimo trovare un comodo “Mammut” della Newton Compton contenente tutte, ma proprio tutte le avventure di Sherlock Holmes, niente di più semplice allora procurarsele, e ad un prezzo ragionevole. Siete ancora davanti lo schermo di un PC?

 

L’Enigma Di Thor Bridge – Febbraio-Marzo 1922

Anticipo subito un cosa, il finale del caso di cui vi sto per parlare è un vero capolavoro. Allo scrittore scozzese, come peraltro ha già ampiamente dimostrato, certo l’immaginazione non è mai mancata. A recarsi dai nostri amici in cerca di aiuto questa volta è un milionario americano di stanza a Londra, tale Neil Gibson (non Mel Gibson!), la cui moglie è stata trovata uccisa all’imbocco di Thor Bridge. Dell’omicidio è stata accusata la signorina Grace Dunbar, la governante. A carico della giovane ci sono prove schiaccianti: un suo biglietto col quale dava appuntamento alla signora proprio al ponte viene ritrovato nel pugno chiuso della morta; il revolver usato per il colpo fatale va a spuntare proprio nel suo armadio, e lei stessa ha ammesso l’incontro con l’altra donna. La situazione si fa scabrosa, ma il signor Gibson, persuaso dell’innocenza della ragazza della quale è follemente infatuato (non corrisposto), ne perora comunque la causa presso un poco impegnato Holmes, che sfrutta l’occasione pur di interrompere l’inedia del momento. Due piccioni con una fava, in definitiva.

 

L’Avventura Dell’Uomo Che Camminava A Quattro Zampe – Marzo 1923

La prossima vicenda è datata settembre 1903, ed è una delle ultime cui Holmes concesse la sua attenzione prima di ritirasi a coltivare i campi. Fortuna per noi che il buon dottor Watson ha deciso di darla alle stampe, in quanto tratta di avvenimenti estremamente singolari. Il signor Trevor Bennett, assistente e segretario dell’illustre professor Presbury, docente di fisiologia a Camford, si reca al civico 221B di Baker Street in cerca di aiuto a causa di avvenimenti incredibili aventi ad oggetto il proprio mentore, il quale da un po’ di tempo si comporta in modo davvero strano. Il giovane riferisce anzitutto di un corteggiamento serrato compiuto dall’attempato professore ad una ragazza certo molto avvenente, ma pur sempre giovanissima. Già questa è una cosa assolutamente senza logica per chi ben conosce l’uomo in questione, tuttavia però è solo la punta dell’iceberg. Lo scienziato infatti per ben due volte è stato aggredito dal suo (fino a quel momento) affezionatissimo e fedelissimo cane, poi proprio Bennett lo scorse di notte ad avanzare carponi lungo il corridoio di casa, ma non è ancora finita. Sopraggiunge infatti a Baker Street un’altra visitatrice, la signorina Edith Presbury, figlia del docente e fidanzata con Bennett. Lei racconta di avvenimenti freschi freschi accaduti poche ore prima: non riuscendo ad addormentarsi, nel cuore della notte viene terrorizzata a morte dall’apparizione del viso del padre alla finestra della sua camera sita al secondo piano della loro casa, e giura e spergiura di non essersi sognata niente, l’accaduto non è assolutamente frutto della sua immaginazione. A tutto ciò si aggiunge della corrispondenza molto sospetta del professore, ed Holmes si accorge da subito di come tutte le crisi seguano un ciclo preciso. Detto questo, sfido chiunque, anche leggendo la storia e tralasciando il finale naturalmente, a dedurlo esattamente così come lo ha architettato la mente scozzese a monte di tutto. Altra intuizione geniale, in definitiva, di Conan Doyle che, dando il meglio di sé alla fine della festa, ci farà rimpiangere ancor di più la pensione cui ha destinato la sua meravigliosa creatura! Ma no, anche le cose belle devono avere una fine, è giusto così, d’altronde la conclusione ci è stata già raccontata ed è stata assolutamente degna delle sublimi gesta cui fortunatamente abbiamo partecipato.

 

L’Avventura Della Criniera Del Leone – Dicembre 1926

Eccoci alla seconda avventura narrata direttamente dal nostro amico investigatore; è lui stesso a specificare che quanto capitatogli accade nel Sussex, ove si è ritirato per godersi la pace e la tranquillità ampiamente meritate. Il caro dottore dal canto suo è un po’ latitante, vai a sapere perché, avrà di meglio da fare, ragion per cui il povero Holmes si trova costretto ad impegnarsi nella scrittura pur di tramandare i fatti seguenti ai posteri, in quanto da lui ritenuti di una certa rilevanza, e con piena ragione aggiungerei: infatti si tratta di circostanze decisamente inedite, tanto da rimarcare lui stesso come mai in passato si fosse trovato così in difficoltà nel risolvere un caso. Quanto accade si svolge verso la fine di luglio del 1907, in una mattina davvero incantevole dopo una violenta tempesta abbattutasi sulle coste della Manica. Durante una passeggiata Holmes incontra il suo nuovo amico Harold Stackhurst, direttore del locale centro di addestramento, ed insieme continuano a camminare fino ad essere interrotti dall’apparizione di Fitzroy McPherson, insegnante presso la medesima scuola. All’improvviso l’uomo stramazza al suolo morente. I due accorrono in suo soccorso ma non possono nulla, il povero insegnante reca delle ferite molto singolari sulla spalla, striature simili a delle frustate, per di più ancora sanguinanti, e prima di morire trova solo la forza per pronunciare poche, enigmatiche parole: “La criniera di leone”. Cosa vorranno mai dire? A Sherlock Holmes il compito di scoprirlo. Anche in questo caso la trovata di Sir Conan Doyle è assolutamente geniale, ed infatti il suo stesso personaggio gli riconosce il merito di averlo impegnato in un’indagine del tutto fuori dal comune, vista l’identità dell’insospettabile assassino. Ma poiché resta ancora sconosciuta la profondità e la vastità di cui è capace la mente del nostro caro amico detective, non ci sarà via di scampo per nessuno, chiunque esso sia. Altra cosa da sottolineare in questa storia è la presenza di una gentil donzella fuori dal comune, anche lei, come l’apripista Irene Adler (che resterà per sempre “La Donna”, e se non ricordate chi sia possa un licantropo entrarvi in casa e sbranarvi!), riesce nell’immane compito di lasciare un segno indelebile nella memoria del nostro scapolone. Certo Holmes rimarrà imperituro tale, ma intanto è “costretto” dalle circostanze a concedere l’onore delle armi ad un’altra degnissima esponente del gentil sesso.

 

L’Avventura Dell’Inquilina Velata – Febbraio 1927

Anche questa volta il titolo è chiarificatore, in quanto Sir Conan Doyle ci narra la triste vicenda di una sventurata donna avente sulle spalle un carico di sofferenza davvero insopportabile. Fortunatamente però alla fine decide di chiedere aiuto alla persona giusta, ed Holmes da par suo riuscirà a salvarle la vita. Presentandoci il caso Watson precisa fin da subito come al suo amico non sia richiesto di utilizzare le sue immense doti, ma la sua presenza è solamente necessaria ad ascoltare una confessione e trarne le dovute risultanze. Siamo sul finire dell’anno 1896 quando una mattina il dottore riceve un messaggio recante una convocazione urgente da parte di Holmes. Giunto a Baker Street il dottore apprende la triste storia della signora Eugenia Ronder e il motivo per il quale vive da segregata presso la casa della signora Merrilow, non uscendo mai e tenendo sempre il viso coperto da un velo nero. Proprio quest’ultima si reca da Sherlock e John in vece della sua affittuaria chiedendo loro di andare ad ascoltare dalla sua viva voce come si svolsero realmente i fatti e quali erano i recessi dietro l’accaduto necessari a dare una spiegazione definitiva ad un caso a suo tempo davvero molto clamoroso. Pur non avendo un ruolo primario nella vicenda, tuttavia il contributo di Holmes risulta lo stesso essenziale; lui solo carpisce a pieno quali siano realmente i propositi covati da Eugenia agendo di conseguenza…

 

L’Avventura Di Shoscombe Old Place – Aprile 1927

Nella prossima “fatica” Holmes e Watson si fanno una bella gita in campagna, necessaria per giungere a capo di una vicenda al solito, un po’ strana. A presentarla ai due a Londra è John Mason, istruttore capo della scuderia a Shoscombe Old Place; l’uomo racconta di come la condotta inspiegabile tenuta dal suo padrone, Sir Robert Norberton, abbia reso necessaria una visita al civico 221B. Il Sir vive a Shoscombe, tuttavia la tenuta è di proprietà della sua anziana e malata sorella, Lady Beatrice Falder, rimasta vedova e proprietaria di tutti i beni del marito. L’inghippo per il baronetto è rappresentato proprio dalla salute molto malferma della donna, in quanto alla sua morte tutti i beni andranno ai parenti ancora in vita del di lei marito e per lui certo sarebbe una disdetta. L’uomo, indebitatosi fino ai capelli a causa delle scommesse sui cavalli, ha riposto tutte le sue residue speranze di salvezza sul suo puledro, scommettendo tutto ciò che gli rimane sulla vittoria nell’imminente derby. Fin qui nulla da “eccepire”, è il resto della faccenda ad essere incomprensibile, e tra comportamenti inspiegabili, ritrovamenti di ossa carbonizzate, il povero cagnolino di Lady Beatrice (al quale era sinceramente affezionata) mandato via improvvisamente senza spiegazioni, ed un altro paio di loschi accadimenti, si rende necessario chiedere aiuto ad un esperto. Ecco quindi del perché la gita a Shoscombe. Anche stavolta basta il racconto dello stalliere per permettere ad Holmes di farsi un’idea precisa dei fatti; è necessario andare sul posto solo per verificare le sue teorie, anche grazie all’aiuto del cagnolino di cui sopra. Come già in passato, al grande detective piace servirsi del migliore amico dell’uomo – in questo caso della donna – su di un cane si può sempre contare, ed in più non mentono mai, praticamente non esiste aiutante migliore. A conclusione del tutto assistiamo ad un’ulteriore prova della rettitudine alla giustizia di Holmes che, giunto a capo della faccenda, lascerà alla polizia e a chi di dovere giudicare sulla condotta tenuta dal baronetto. A lui interessa l’enigma in sé, la gloria, la fama, sono un di più, e come in questo caso se non ci pensasse Watson a fornirci i resoconti delle avventure, saremmo fregati.

 

L’Avventura Del Portabandiera In Pensione – Gennaio 1927

E ti pareva… Sherlock Holmes alla fine dell’indagine lascerà tutti i meriti alla polizia ufficiale. E’ quindi ancora una volta il dottore ad illuminarci sull’accaduto di questa che è, a conti fatti, l’ultima avventura dei nostri due amici. Josiah Amberley si presenta a Baker Street raccontando la sua triste storia, al centro della quale c’è l’adorata moglie colpevole di averlo prima tradito e poi abbandonato, fuggendo con un suo amico e col quale l’hanno perfino derubato di tutti i suoi averi. Il pover’uomo si rivolge al nostro detective chiedendogli di aiutarlo a recuperare quantomeno il malloppo, in quanto della moglie colpevole di cotanta onta non gli interessa più nulla. Holmes però difficilmente si fa menare per il naso, è questo il grosso problema per Josiah, e certo lui non è assolutamente in grado di farlo. Le cose non si sono svolte a questo modo e lui stesso recita una commedia ad assistere alla quale, però, ha invitato le persone sbagliate. Con l’aiuto per certi versi inconsapevole di Watson, la verità trionferà ancora una volta e il “pover’uomo” non ricaverà ne più e ne meno che quanto si è andato a cercare. Anche all’inizio di questo racconto, come ha praticamente sempre fatto, Sir Conan Doyle ci regala uno spaccato di vita a Baker Street; segnatamente in questo caso Holmes accenna ad un’altra sua indagine, così come in tutte le storie c’è sempre qualcosa di rimando alla vita dei nostri due eroi al di fuori del piccolo spaccato di lì a poco raccontato nella parte più succosa delle varie avventure. In questo modo è possibile per il lettore immedesimarsi ancor di più e pian piano arrivare a conoscere i personaggi così a fondo da considerarli veri e propri amici, se poi aggiungiamo le precise descrizioni degli stati d’animo e delle sensazioni provate lungo lo svolgersi delle vicende il gioco è fatto. E’ assolutamente impossibile rimanere estranei e di conseguenza si è sballottati qua e là insieme ai protagonisti. Nei preamboli iniziali alle varie storie c’è di tutto, accenni ad altri casi, piccole e subitanee intrusioni nella mente del dottore da parte dell’amico; quante sono queste ultime e tutte molto divertenti, anche durante la loro separazione dovuta al matrimonio di Watson… si assiste così a dei rimandi alle sue peripezie mediche, ed altro ancora.

 

Epilogo

In definitiva mi preme specificare l’assoluta complessità dell’universo creato da Sir Arthur Conan Doyle per i suoi Holmes e Watson, rilevabile a pieno soltanto leggendo i suoi libri, ecco il perché dei miei ripetuti inviti alla lettura, solo così si comprenderà a pieno la bellezza della sua opera. Grazie a tutto questo i suoi romanzi e le raccolte di racconti hanno resistito imperterriti al tempo, oggi a distanza di oltre cent’anni sono ancora popolarissimi, per non parlare poi delle tante influenze dovute al mito di Sherlock Holmes negli altri media. Basti pensare a questo, non tutte le opere a lui dedicate sono state scritte da mani scozzesi, altri si sono cimentati nell’impresa (e sono parecchi), io al di fuori dell’operato del grande scrittore scozzese ho soltanto un libro scritto da Roger Jaynes intitolato “Sherlock Holmes e lo Squartatore di Chilford” (2008), ma non l’ho ancora letto. La questione inoltre non si esaurisce certo qui, la figura di Holmes, ha infatti travalicato i confini di carta e inchiostro invadendo tanto il grande quanto il piccolo schermo. Gli sono stati dedicati numerosi film tra cui i migliori sono: tutto il ciclo con Basil Rathbone e Nigel Bruce (di cui vi parlerò fra un attimo), “La Furia Dei Baskerville” (1959) di Terence Fisher, “Sherlock Holmes: Notti Di Terrore” (1965) di James Hill, “Vita Privata Di Sherlock Holmes” (1970) di Billy Wilder, “Assassinio Su Commissione” (1979) di Bob Clark, “Senza Indizio” (1988) di Thom Eberhardt, i due “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie, entrambi moderni capolavori (che consiglio apertamente) con Robert Downey Jr. e Jude Law, tra gli altri, che interpretano rispettivamente Holmes e Watson mirabilmente e “Mr. Holmes” (2015) di Bill Condon. Nelle due pellicole di Ritchie non si narrano precisamente le vicende dei libri di Conan Doyle ma da essi traggono libera ispirazione e si mantengono molto fedeli, se non altro nello spirito. Anche il mondo delle serie TV non ha resistito all’influenza holmesiana, oltre alle innumerevoli serie omonime e sceneggiati tv, ad esempio sono sicuro che tutti voi conosciate il “Dr. House”, benissimo, il suo personaggio indovinate a chi è ispirato? Anche lui vive al 221B, suona uno strumento musicale (una chitarra per la precisione) e, anche se non ricordo con precisione, ad un certo punto gli spara un certo Jack Moriarty; per non parlare poi del “metodo” investigativo-deduttivo applicato alla medicina. Esistono inoltre un paio di serie dedicate alle avventure del giovane Sherlock, una più datata, l’altra contemporanea. Tornando alla serie di film di cui vi accennavo sopra: per gli amanti del genere e non, consiglio assolutamente di recuperare la serie di film di “Sherlock Holmes”, ben 14, girati a partire dal 1939 con Rathbone (Holmes) e Bruce (Watson). I film sono tutti dei capolavori, e anche se soltanto il primo racconta con precisione la vicenda narrata ne “Il Mastino dei Baskerville” (mentre gli altri prendono soltanto spunto dalle storie scritte da Sir Conan Doyle) l’atmosfera di cui è impregnata ogni pellicola è comunque quella giusta, corrisponde perfettamente a quella magica e accogliente di cui sono pervasi i libri, e finalmente possiamo assistere realmente allo svolgersi delle varie vicende. La figura di Sherlock Holmes, alla quale rimarrò per sempre affezionato, ha ispirato anche uno dei fumetti italiani di maggior successo, la creatura partorita dalla mente geniale di Tiziano Sclavi: “Dylan Dog”, che nonostante lo sfacelo attuale (ma di questo vi parlerò in un altro momento) è stato uno dei casi editoriali più incredibili della storia, arrivando a tirature (è proprio il caso di dirlo) da brivido! Holmes e Dylan sono entrambi investigatori e certo le similitudini non si fermano qui, ma anche su questo argomento scriverò in seguito. C’è tanto ma tanto da raccontare. Ho specificato tutto questo, ma i rimandi potrebbero essere ancora tantissimi, per dimostrare quanta influenza ha avuto il lavoro di Sir Arthur Conan Doyle nel corso dei decenni. Chissà se lo scrittore scozzese avrebbe mai immaginato un tale imperituro successo. Io adoro così tanto le sue opere perché, tra le altre cose, considero Sherlock Holmes alla stregua di un supereroe, certo senza super poteri, ma basti pensare a Batman! Le vicende di Sherlock Holmes e del fido Watson non sono opere di fantasia, ma racconti belli e buoni, e sono sicurissimo di una cosa: a Londra, negli archivi di Scotland Yard, andando a scartabellare prima o poi il nome di Sherlock Holmes salterà fuori su qualche vecchissimo rapporto… il suo mito, la sua leggenda, e penso proprio che tali rimarranno ancora per molto molto tempo. Dal 221B di Baker Street è tutto!

Raffaele Mancusi

Sherlock Holmes, Dottor John H. Watson – Illustrazione di Giorgio Trevisan