“E’ opera del demonio, signor Holmes; del demonio. Non di questo mondo! Qualcosa deve essere entrato in quella stanza che ha spento nelle loro menti la luce della ragione. Quale mezzo umano poteva operare questo?”

Arthur Conan Doyle (1859-1930)

 

L’Avventura Di Wisteria Lodge – 1908

Come si evince dal titolo, questo sarebbe dovuto essere l’ultimo libro riguardante le avventure di Sherlock Holmes e John H. Watson, tuttavia sarà il successivo, “Il taccuino…”, il capitolo finale della loro lotta al crimine. Vi avevo già anticipato come gli ultimi due romanzi siano entrambi raccolte di racconti, difatti “L’ultimo saluto” si compone di otto casi e lascio alla viva penna del dottore la descrizione del contenuto: “Gli amici di Sherlock Holmes saranno lieti di apprendere che egli è sempre vivo e in buona salute, nonostante qualche acciacco e qualche intermittente attacco reumatico. Egli abita ormai da molti anni in una piccola fattoria sui Downs, a cinque miglia da Eastbourne, dove divide il suo tempo tra la filosofia e la cura dei campi. Durante questo periodo di riposo egli ha costantemente rifiutato di assumere l’esame di numerosi casi che gli furono sottoposti con offerte principesche; aveva deciso che il suo ritiro restasse definitivo. Tuttavia l’approssimarsi del conflitto germanico lo ha indotto a mettere le sue rare doti intellettuali e pratiche al servizio del Governo, con risultati pratici che saranno esposti nel Suo ultimo saluto (volume primo e volume secondo). Per completare il secondo volume che uscirà con il titolo L’avventura del poliziotto morente ho aggiunto alcuni episodi precedenti che da molto tempo giacevano inediti nelle mie cartelle”. “L’ultimo saluto” si compone quindi di due tomini e, come in tutti i precedenti, anche questi racconti uscirono nella loro versione inedita nel 1917 sulla rivista letteraria “The Strand Magazine”, per poi essere, in un secondo momento, raccolti nei due volumi giunti fortunatamente fino ai giorni nostri. La prima avventura riguarda la strana esperienza capitata al signor John Scott Eccles alla fine di marzo del 1892, questi si fa precedere a Baker Street da un telegramma nel quale preannuncia avvenimenti molto “grotteschi” capitatigli la notte precedente. Lo scarmigliato Eccles, e vorrei ben vedere visto quello che gli è successo, inglese che più inglese non si potrebbe, narra il tutto non prima però che Gregson dello Yard e Baynes, funzionario di Esher nel Surrey, luogo ove si svolgono i fatti, facciano la loro comparsa al civico 221B. I due poliziotti hanno rintracciato il gentiluomo appena arrivato al fine di interrogarlo circa la morte di un certo Aloysius Garcia, recante ancora in una delle sue tasche una lettera del nostro sfortunato amico. Questi racconta come solo un paio di giorni prima abbia conosciuto la non ancora salma e di come da subito abbia fatto una positiva impressione sul giovane spagnolo che dopo essere andato a trovarlo lo invita, con la missiva di cui sopra, a trascorrere qualche giorno a casa sua a Villa dei Glicini, ove avviene qualcosa di molto particolare. Il giovane non si dimostra un ospite ideale in quanto evidentemente distratto da qualcosa, e la situazione si fa ancora più pesante all’arrivo di un messaggio davvero molto particolare; la notte dopo essere stato svegliato con una scusa verso l’una dal padrone di casa, Eccles si riaddormenta solo per trovare il mattino seguente la casa completamente vuota e sia esso che i due domestici spariti; solo successivamente a Baker Street apprenderà dell’omicidio del suo poco capace ospite. Ragion per cui Holmes e Watson si fanno una bella scampagnata nel Surrey in compagnia del molto capace Ispettore Baynes che si rivelerà davvero in gamba, in quanto riuscirà a risolvere da solo il caso giungendo alle medesime conclusioni del nostro investigatore preferito, facendolo a modo suo però. Le indagini si svolgono dunque parallelamente, i due detective preferiscono condurle ognuno a proprio modo e, tra inseguimenti, personaggi molto particolari, agenti segreti ed ex tiranni decaduti macchiatisi ai tempi dei più sanguinari crimini, la storia si svolge a ritmo forsennato in un insieme nel quale il tutto convive magistralmente. La conclusione si poggia su un colpo di scena, i colpevoli riusciranno a scappare e a sfuggire alla legge, ma come spesso accade la giustizia arriverà comunque, per vie lunghe e tortuose magari, ma alla fine i criminali avranno esattamente ciò che meritano.

L’Avventura Della Scatola Di Cartone – 1892

Il bello dell’episodio che segue è che niente sarebbe successo se una donna malvagia non ci avesse messo lo zampino. La morale è dunque ancora una volta di accordare fiducia a chi lo merita e di scegliere con oculatezza da chi ascoltare i consigli, anche se a volte il tutto diventa davvero complicato, come accade appunto agli sfortunati protagonisti della vicenda. I nostri due amichetti se ne stanno quatti quatti a casa a combattere una terribile afa che in quei giorni si è abbattuta su Londra e mentre John é completamente assorto nei suoi pensieri, Sherlock dal canto suo è anche lui assorto nei pensieri dell’amico, sbalordendolo ancora una volta: gli ha di nuovo letto nel pensiero e con precisione chirurgica gli sciorina i vari ragionamenti da lui compiuti. Dopo quest’altro succoso antipasto la portata principale ci viene servita da Lestrade che chiede per l’ennesima volta aiuto ad Holmes per un caso appena capitatogli. Alla signorina Susan Cushing di Croydon è stata recapitata una scatola contenente del sale grosso usato solo per conservare due orecchie umane. All’inizio si pensa ad uno scherzo (per “si pensa” intendo che è Lestrade a farlo, e come spesso accade non potrebbe essere più lontano dalla verità), tuttavia di scherzo non si tratta poiché le orecchie appartengono ad un uomo e ad una donna che vien da se hanno ormai abbandonato questa valle di lacrime. Holmes come altre volte impiegherà davvero poco tempo e poche risorse per venire a capo della faccenda e lascerà, recidivo, il merito a Lestrade. Per i miei gusti l’Ispettore si pavoneggia un po’ troppo, visto che dal canto suo non era certo in grado di procedere ad una indagine che avrebbe portato a dei risultati certi; ma per Holmes sono altre le sfaccettature interessanti, come risulta chiaro dalla chiusura affidata al suo eloquio: “Qual è il significato di tutto questo Watson? Che scopo ha questo circolo vizioso d’infelicità, di violenza e di paura? Esso deve mirare a qualche fine, altrimenti il nostro universo sarebbe governato dal caso, il che è impossibile. Ma qual è questo fine? Ecco il grande, immutabile, perenne problema cui l’umana ragione è più che mai lontana dal poter dare una risposta”. Ed ecco dunque un esempio dei problemini da nulla che affliggono la mente illuminata del nostro caro detective, non mi venite a dire che non ha ragione a volerla tenere sempre impegnata, tanta genialità è quasi dannosa se non utilizzata in qualche modo. Per fortuna il suo creatore ha ampiamente dimostrato la sua, di creatività, impelagandolo nelle più svariate fattispecie criminose.

L’Avventura Del Cerchio Rosso – 1911

Italiani alla riscossa! Proprio cosi, saranno dei nostri compatrioti i protagonisti del prossimo dramma. Lo spunto iniziale della storia spetta ad una rispettabile signora inglese che avendo una stanza libera in casa la fitta per racimolare un po’ di danaro extra, e proprio lo strano comportamento dell’ultimo inquilino costringe la signora Warren a recarsi a Baker Street per chiedere aiuto a Sherlock Holmes. La vicenda narrataci dal dottore è come al solito molto particolare e ricca di spunti interessanti, a partire dal fatto che l’uomo dopo aver affittato la stanza, peraltro pagando molto più del richiesto e senza lasciare credenziali, non si è più fatto vedere, nel senso che entrato in camera non ne è più uscito e finanche per i pasti ha lasciato istruzioni precise e particolari: ha, infatti, preteso che dopo aver suonato il campanello per richiederli, il desinare quotidiano gli fosse lasciato su una sedia fuori dalla sua camera e poi una volta finito avrebbe lasciato il vassoio vuoto lì dove lo aveva trovato. Se l’uomo non si faceva vedere, si faceva però sentire e proprio il suo continuo andirivieni stanza stanza, segno di una inequivocabile inquietudine unita a tutte le precauzioni prese per evitare di apparire in pubblico, hanno generato nella Warren e nel di lei marito una certa ed alquanto giustificata paura dell’ignoto. E’ questo il motivo della visita a Baker Street ed Holmes da par suo svela immediatamente alcuni aspetti degni di nota, ma chiede un po’ di tempo al fine di attendere qualche nuovo sviluppo che meglio chiarisca la faccenda avente il merito di affascinarlo da subito. I nuovi sviluppi tanto invocati non si fanno attendere, assistiamo così ad una aggressione al povero signor Warren, evidentemente scambiato per il suo inquilino, e per poco non siamo testimoni di un omicidio perpetrato ai danni di un omaccione (che se le va a cercare invero) al quale però i nostri eroi arriveranno tardi. Tutti i fatti sono collegati, e non dimenticate gli italiani, che hanno un ruolo primario nella vicenda e se volete scoprire come gli ingredienti vengono mescolati al fine di creare un altro succulento bocconcino ad opera di sapienti mani scozzesi, non vi resta che leggere il libro di cui vi sto narrando, non mi stancherò mai di ripeterlo, ne vale la pena, fidatevi, siamo al cospetto di una serie piuttosto lunga di capolavori.

L’Avventura Dei Progetti Bruce-Partington – 1908

Siamo nel novembre del 1895 in una Londra quanto mai nebbiosa, quando accade ciò di cui sto per parlarvi. Nell’avventura che segue ritroviamo una figura molto cara al nostro investigatore, in quanto a fornirgli quest’altra bella gatta da pelare è nientemeno che suo fratello Mycroft, ormai divenuto indispensabile al Governo di Sua Maestà per le sue particolari doti. Per chiunque non sappia niente dell’“altro” Holmes vada a rileggersi “L’avventura dell’interprete greco”, da “Le memorie di Sherlock Holmes”, è lì che facciamo la conoscenza del grande Mycroft Holmes. Il caso in questione riguarda il furto dei progetti di un sottomarino segretissimo, il Bruce-Partington, da un ufficio governativo e, data l’importanza della cosa, viene chiesto a Mycroft di allertare il suo illustre fratellino, visto che lui dal canto suo pur essendo in possesso delle medesime doti intellettive, anzi, a detta dello stesso Sherlock, addirittura più straordinarie delle sue, viene meno però di quelle doti fisiche necessarie a portare avanti un indagine, ragion per cui ancora una volta la riscossa spetterà ai nostri due eroi. La posta in gioco è alta, l’inghippo è pesante e i pesci grossi dello Stato sono tutti in subbuglio, ma il nostro detective non rifiuterebbe mai un problema complesso come risulta essere questo. A rubare i progetti sembra essere stato un giovane impiegato, Arthur Cadogan West, trovato morto col cranio sfondato sui binari ferroviari della stazione di Aldgate, con parte della refurtiva ancora in suo possesso. Il giovane la sera del furto era con la fidanzata e nel bel mezzo di una passeggiata la pianta in asso senza spiegazioni, per poi finire nel modo che conosciamo. Nelle vicinanze del corpo non c’è traccia di sangue ed addosso al giovane non è stato rinvenuto alcun biglietto ferroviario, il caso è complesso come vi dicevo, oltre che molto importante e per i nostri due amici si prospetta un bel po’ di lavoro all’orizzonte. Nel corso della storia Holmes darà l’ennesima prova della sua sagacia poiché lo spunto iniziale dal quale parte l’indagine è un colpo da maestro eclatante, un’intuizione delle sue, senza la quale è impossibile dar inizio allo studio del caso.

L’Avventura Del Poliziotto Morente – 1913

Sherlock Holmes sta morendo. E’ molto malato e sta per tirare le cuoia, vien da se che il poliziotto del titolo purtroppo e proprio lui in carne ed ossa, a dire il vero viste le condizioni in cui versa più ossa che carne, ma tant’è… la situazione è grave. La povera signora Hudson, spaventatissima, poiché nonostante tutto, nonostante le strampalate abitudini, gli ancor più strampalati orari e la singolare fauna umana che frequenta la sua casa a causa del suo impegnativo inquilino, le è sinceramente affezionata. Oltretutto la preoccupazione cresce perché Holmes rifiuta di farsi vedere da un medico. Vista la situazione, la povera donna si rivolge all’unica persona ad avere un certo ascendente sul malato, e si precipita dunque dal dottor Watson all’oscuro di tutto, in quanto non vive più a Baker Street, essendosi felicemente sposato con Mary da un paio d’anni. Una volta appresa la ferale notizia questi si precipita dal caro amico solo per trovarlo in uno stato davvero pietoso. Sherlock è smagrito, visibilmente provato dalla malattia ed in uno stato di persistente delirio; ha rifiutato le cure di chiunque e tiene addirittura a distanza di sicurezza anche Watson, perché il detective sa cosa lo affligge, è una malattia orientale, la febbre di Tapanuli, che avrebbe contratto trafficando al porto con dei marinai cinesi al fine di risolvere un caso nel quale era invischiato. La malattia è oltretutto molto contagiosa, si trasmetterebbe infatti, con il solo contatto fisico, ragion per cui chiede all’amico di rimanere a distanza di sicurezza. Dopo le insistenze di quest’ultimo cede ed accetta di farsi vedere ma non da un medico, bensì da un esperto di questo genere di patologie, un certo Culverton Smith, nel quale si è già imbattuto a causa di una sua indagine precedente riguardante una eredità e la tragica morte del nipote dell’uomo, Victor Savage. Watson si reca da Smith e lo convince ad accompagnarlo a Baker Street, ivi giunto l’uomo…, e qui taccio, volete sapere il resto della storia? Leggetevi il libro. Inutile precisare che non sarà certo questa la fine di Holmes, d’altronde è nelle mani dell’unico uomo in grado di salvargli la vita e poi in più di una circostanza ha dimostrato di avere la pellaccia davvero dura. Riguardo questa avventura tengo a sottolineare la bravura e la partecipazione di Sir Arthur nel raccontare gli stati d’animo di miss Hudson e di John, alle prese con Holmes morente. E’ quindi inevitabile che il lettore si trovi coinvolto suo malgrado nella vicenda come tante volte è già accaduto, d’altro canto abbiamo rischiato di perdere una persona cara anche se forse non è questo il vero pericolo occorso a tutti noi in questa oscura faccenda.

L’Avventura Di Lady Frances Carfax – 1911

Oggetto della prossima indagine è la scomparsa di una bellissima nobildonna londinese, appunto, Lady Frances Carfax, della quale non si hanno più notizie da ormai un mesetto, ragion per cui la sua ex governante Susan Dobney, assume Holmes per rintracciarla. Essendo il nostro amico detective molto impegnato e quindi impossibilitato a muoversi, invia il suo fedele Watson all’ultimo domicilio conosciuto della gentil’donna, ossia l’Hotel National di Losanna, ove ella aveva soggiornato per poi far perdere le proprie tracce. Ivi giunto il dottore comincia a reperire informazioni e scopre che la signora era stata costretta ad una repentina partenza a causa delle attenzioni moleste a lei riservate da un irsuto energumeno di colore che più di una volta l’aveva infastidita, di conseguenza Lady Frances per evitare complicazioni se l’era svignata alla chetichella. Attraverso varie ricerche Watson scopre che costei era scampata a Baden, e qui si era trattenuta una quindicina di giorni all’Englischer Hof, salvo poi far ritorno a Londra in compagnia dei coniugi Shlessinger conosciuti sul posto. Prima di tornare a casa John si reca a Montpellier in visita alla ex cameriera della Lady, Mary Devine, dalla quale apprende che effettivamente la vacanza della donna procedeva per il meglio fino all’arrivo del barbuto guastafeste, che guarda caso proprio in quel momento si trova fuori dalla casa della giovane. Watson rompe gli indugi, esce e affronta a viso aperto il suo obiettivo e meno male che sopraggiunge Holmes, i cui impegni gli hanno concesso un po’ di libertà, altrimenti se la sarebbe vista davvero brutta. Si scopre così l’identità dell’uomo: costui altri non è che Philip Green, spasimante peraltro ricambiato della nobildonna, tornato alla carica dopo essersi lasciato alle spalle il suo passato burrascoso ed essersi fatto una posizione onorevole. Tuttavia i problemi non sono certo finiti, Sherlock Holmes non è rimasto con le mani in mano, ed ha scoperto cosa sia effettivamente capitato alla dama, ora purtroppo più in pericolo che mai in quanto è andata a cadere tra le grinfie dei pericolosi furfanti; i tre, esortati dall’investigatore, si precipitano a Londra per cercare di salvarla da un terribile destino. Altra stupefacente storia architettata da Conan Doyle, che ricorre nuovamente al suo repertorio classico, tenete presente che come aperitivo ci serve ancora una deliziosa scenetta a Baker Street, nella quale Watson sarà sbalordito per l’ennesima volta da Holmes, con in più una intuizione finale riguardante lo stratagemma usato dai criminali per sbarazzarsi di Lady Frances. La trovata è geniale, sarà lo stesso Holmes a riconoscerlo, e meno male per l’aristocratica che questi rimane sempre un passo avanti a tutti, altrimenti per lei non ci sarebbe stato scampo. I più aspri detrattori, se esistono, potrebbero accusare lo scrittore scozzese di essere un po’ ripetitivo, dal mio punto di vista non è assolutamente così, Holmes, Watson e tutto il mondo che ha creato per loro sono semplicemente fatti a quel modo, sono come un treno che corre sicuro sui suoi binari, Arthur Conan Doyle serve semplicemente al lettore quello che il lettore vuole. Ed è sempre bello immaginarli nelle loro discussioni, poi Holmes se ne esce con una delle sue e Watson si infastidisce un po’; la varietà, la fantasia, l’inventiva di cui dispone il loro creatore vanno riscontrate nelle innumerevoli indagini, tutte, nessuna esclusa, con un quid di distintivo, che ha creato per noi. I suoi personaggi, rimarranno fedeli a loro stessi per sempre, e alleluia aggiungerei!

L’Avventura Del Piede Del Diavolo – 1910

Con la seguente avventura, come risulta anche dalla citazione riportata all’inizio tratta appunto da questa storia, il grande scrittore scozzese ci fa piombare nuovamente nel mondo dell’occulto, dal quale è sempre stato affascinato, basti ripensare al docile cucciolo che i nostri amici hanno dovuto affrontare al maniero dei Baskerville e all’aura sovrannaturale che ammantava ogni singola pagina di quel romanzo. Si è sempre pensato, erroneamente, che la passione di Arthur Conan Doyle per lo spiritismo fosse una risultanza della tragica perdita del figlio avvenuta nel 1917 a causa di complicazioni per delle ferite riportate in guerra, tuttavia la sua fascinazione per il mondo spirituale, é molto precedente alla tragedia, infatti il ritrovamento in tempi piuttosto recenti di un suo vecchio taccuino, nel quale annotava tanto i suoi ripetuti incontri con vari medium quanto i fenomeni straordinari ai quali assisteva, dimostra come in realtà tali temi lo avessero interessato da sempre, ed ecco perché non disdegna di tanto in tanto a coinvolgere anche gli inquilini di Baker Street in qualche episodio davvero eccezionale. Stavolta Holmes si trova al cospetto nientemeno che del Maligno e della sua empia opera, esplicatasi a Tredannick Wollas, località della Cornovaglia ove i nostri due amici si trovavano in vacanza a causa delle sue condizioni di salute un po’ precarie. Siamo nel marzo del 1897 e i fatti accaduti hanno davvero dell’incredibile. I nostri due eroi, intenti al relax, vengono di nuovo raggiunti dai guai, o è il contrario? Mah… sta di fatto che il mistero bussa alla loro porta nei panni del vicario del luogo, padre Roundhay e del suo pensionante, il signor Mortimer Tregennis, latori di notizie davvero sconcertanti. Infatti i due fratelli e la sorella di Tregennis sono stati trovati rispettivamente fuori di senno i primi, e morta la seconda, dalla loro governante quella stessa mattina in circostanze assolutamente spaventose. A riferire i fatti è lo stesso Mortimer, accorso sul luogo della tragedia, l’uomo racconta di come solo la sera prima anche lui si trovasse in casa e di come abbiano trascorso una serata molto piacevole ed infine, verso le ventidue, lui si sia avviato verso la sua dimora solo per apprendere il mattino seguente della orribile notizia; orbene, accorso sul posto Mortimer Tregennis ritrova i suoi fratelli in preda ad un pauroso delirio e la sorella defunta con ancora in viso un’espressione di assoluto terrore. Cosa è dunque accaduto per poter causare tutto ciò? Siamo dinnanzi alla manifestazione di oscure potenze, o come il caro Sherlock Holmes ha già avuto modo di precisare, il Diavolo può tranquillamente avere emissari in carne e ossa per i quali è necessario approntare ad un rendez-vous con la dea Giustizia? Per saperlo non vi resta che leggere il libro, se non vi ho ancora incuriosito avete evidentemente qualcosa che non va, nel caso fatevi vedere, ma da uno bravo…

Il Suo Ultimo Saluto – 1917

La storia che segue, è una delle poche non raccontate dalla viva penna del dottor Watson; è infatti narrata in terza persona. Ricordate? Avevo già evidenziato la cosa ne “Il segno dei quattro”, e come anticipato dal caro John nel presentare la sua ennesima fatica letteraria, questa riguarda il ruolo avuto da Holmes ed in parte anche suo, nello sventare i piani di una pericolosissima spia tedesca di stanza in Inghilterra, Von Bork, e contestualmente smantellare la rete di informatori da lui messa in piedi. Siamo nell’agosto del 1914, alla vigilia della dichiarazione di guerra tra Inghilterra e Germania, ragion per cui l’opera di Holmes si rivelerà molto preziosa per il suo Paese che potrà così contare su un certo vantaggio tattico nell’imminente conflitto. Alla parte finale del piano, al quale è stato necessario lavorare per due con annessa trasferta americana, prenderà parte anche Watson, che come sempre si dimostrerà pienamente degno della fiducia accordatagli dal suo amico. In definitiva per il povero Von Bork non c’è via di scampo viste le forze che gli sono state scatenate contro. Holmes dal canto suo si stava godendo la meritata pensione, quando il Primo Ministro in persona ha richiesto i suoi servigi e lui da buon patriota certo non avrebbe mai rifiutato, vista oltretutto la posta in palio. La storia, a differenza del solito, non poggia sulle gesta del grande investigatore, che infatti assurgerà al proscenio solo alla fine, giusto in tempo per raccogliere gli applausi. Sono i sottintesi ad essere eccezionali, è strabiliante infatti dover immaginare cosa c’è dietro la vicenda, cosa ha dovuto fare Sherlock Holmes nei due anni precedenti per preparare il campo al solito finale sconvolgente per i suoi malcapitati avversari. Il grande detective d’altronde, non ci ha mai deluso, ed il suo creatore c’è lo ha infiocchettato in maniera talmente particolare da renderlo assolutamente unico, basti pensare a cosa si è inventato Sir Arthur Conan Doyle in merito alla concezione holmesiana della mente umana, indubbiamente la sua caratteristica più sbalorditiva; già nel capolavoro “Uno studio in rosso”, veniamo edotti in merito e condotti dallo scrittore in quell’universo parallelo costituito dalla mente della sua creatura, che questi concepisce come un insieme chiuso capace di immagazzinare solo un numero limitato di informazioni, ne consegue che preferisce stiparci solo il necessario allo svolgimento della professione sceltasi; difatti Holmes evita tutto quello che ritiene inutile a tale scopo, e Watson rimane assolutamente stupefatto di come un uomo della sua intelligenza non sappia assolutamente nulla circa la teoria copernicana e la struttura del sistema solare… chissà se il caro vecchio Holmes sapeva che la Terra è tonda! Per meglio chiarirci la faccenda, Watson si prese addirittura la briga di schematizzare il contenuto della mente dell’amico, ed ecco cosa ne ottenne:

  1. Conoscenza della letteratura: Zero.
  2. Conoscenza della filosofia: Zero.
  3. Conoscenza dell’astronomia: Zero.
  4. Conoscenza della politica: Mediocre.
  5. Conoscenza della botanica: Variabile. Buona conoscenza della belladonna, oppio e veleni in genere. Non sa nulla di giardinaggio pratico.
  6. Conoscenza della geologia: Pratica, ma limitata. Gli basta dare un’occhiata per distinguere i vari terreni uno dall’altro. Dopo alcune sue passeggiate mi ha mostrato degli schizzi sui suoi pantaloni e mi ha saputo dire dal colore e dalla consistenza in che zona di Londra si fossero macchiati.
  7. Conoscenza della chimica: Profonda.
  8. Conoscenza dell’anatomia: Precisa, ma non sistematica.
  9. Conoscenza della letteratura criminale: Immensa. Pare che sia al corrente nei minimi particolari di tutti gli orrori perpetrati in questo secolo.
  10. Suona bene il violino.
  11. E’ un esperto di lotta col bastone, un bravo lottatore e spadaccino.
  12. Ha una discreta conoscenza pratica della Legge britannica.

(Da “Uno studio in rosso”, Sir Arthur Conan Doyle 1887)

Non vi sembra una disamina piuttosto interessante? Comunque nulla a che vedere con ciò che aspetta ancora il povero dottore all’epoca inconsapevole circa la assoluta eccentricità di quello che sarebbe diventato un compagno di avventure ed un fedele amico fraterno.

Raffaele Mancusi

Dottor John H. Watson, Sherlock Holmes – Illustrazione di Giorgio Trevisan

Dottor John H. Watson, Sherlock Holmes – Illustrazione di Giorgio Trevisan