Uno Scandalo In Boemia – Luglio 1891

“Per Sherlock Holmes ella è sempre la donna. Raramente l’ho sentito accennare a lei in altro modo”. Costei è Irene Adler, ed è una persona di sesso femminile riuscita nell’immane impresa di far breccia nel cuore di Sherlock Holmes. E’ in questo modo che il Dr. Watson comincia a narrare l’avventura che apre la prima raccolta di racconti di Sir Arthur Conan Doyle, uscita nel 1892 e comprendente dodici episodi diversi che vedono protagonisti i nostri due eroi preferiti. A differenza dei romanzi, i racconti sono secondo me ancor più avvincenti, in quanto c’è molta più carne al fuoco e i ritmi sono incredibilmente serrati; è infatti possibile osservare Holmes alle prese con le sue originalissime strategie d’indagine rapportate a diverse brevi storie raccolte in un unico volume, e in ognuna di esse si apprende qualcosa in più su di lui. Sono tutte short stories ed è inutile dire che la loro struttura è perfetta, lo scrittore scozzese è bravo, in poche pagine, a raccontare e a concludere vicende davvero molto avvincenti. A questo punto però urge una precisazione: non pensiate affatto che il nostro investigatore abbia perso la testa per la Adler, questo è impossibile! Il dottore ci ha già chiarito che semplicemente nella sua mente scientifica non c’è spazio per le emozioni più dolci, è corretto quindi affermare che la (per poco) signorina in questione riuscirà ad impressionarlo e a gabbarlo grazie alla sua intelligenza, ragion per cui si conquisterà il suo eterno rispetto. Torniamo a noi, Watson passando da Baker Street si reca a far visita al suo grande amico, visto che lui non abita più lì da quando si è felicemente sposato con Mary ed ha ripreso la professione medica, e proprio tornando da una visita ad un suo paziente si trova sotto il suo vecchio domicilio e decide di entrare. Dopo un breve intermezzo nel quale il dottore verrà nuovamente sorpreso dalla genialità e dalla semplicità del metodo Holmes, questi lo mette al corrente di un caso che gli verrà tra breve illustrato da un nuovo cliente che ha annunciato la sua visita con una lettera da poco recapitata, nella quale si scusa se durante il colloquio indosserà una maschera per tenere celata la propria identità… pfui! Buona fortuna! Dall’esame della missiva emergono precisi indizi circa la provenienza del nuovo cliente e ovviamente Holmes è già certo dell’identità di quest’ultimo, infatti praticamente appena arrivato, lo sorprende chiamandolo Maestà. Ci troviamo di fronte nientedimeno che il Principe ereditario di Boemia. Il caso consiste nel dover recuperare una foto compromettente che lo ritrae insieme ad una donna, Irene Adler appunto, che oltre ad essere bellissima si rivelerà tra breve davvero straordinaria. Ma il ricatto non finisce qui. Il futuro Re ha già provato a rientrare in possesso da solo della fotografia ma i suoi tentativi sono falliti di fronte alla sagacia e alla prontezza della donna che li ha resi vani, ed allora chi meglio di Holmes per risolvere la faccenda? Travestito da stalliere disoccupato, si mette subito all’opera reperendo informazioni sulle abitudini della donna e cercando di appurare se la foto si trovi in casa o se sia stata consegnata a qualcuno di fiducia, e per una serie di circostanze si troverà addirittura a far da testimone di nozze al matrimonio di Irene con un giovane avvocato, Godfrey Norton. Holmes appurato con certezza che la foto è in casa, non sa però dove cercarne il nascondiglio, ed ecco allora che travestito da sacerdote e con l’aiuto di una banda di sfaccendati e di Watson, munito di un candelotto fumogeno, trova il modo di scoprirne l’ubicazione esatta per poi tornare con il suo cliente a riprendersela. Colpo di scena: recatisi tutti insieme a casa di Irene la trovano vuota, il nostro amico è stato preceduto dalla sua fama e la donna, messa sull’avviso circa le sue capacità, travestendosi lei stavolta si assicura che sia proprio il grande Sherlock Holmes ora il suo avversario, decidendo col marito di lasciare Londra per sempre e lasciando un’altra sua foto e una lettera indirizzata a lui proprio nel nascondiglio. Lettera nella quale spiega tutta la faccenda e nella quale rivela che non mostrerà mai la foto incriminante a nessuno, la trattiene esclusivamente come assicurazione. Holmes colpito da tanta sagacia, in pagamento dei suoi servigi chiede solo la foto di Irene a Vostra Maestà, e da questo momento in poi non sminuirà più il cervello femminile e quando si riferirà alla Adler o alla sua foto sarà con l’appellativo di “La donna”. In questa avventura il dottore ci racconta come nell’usare i suoi travestimenti Holmes faccia ben più che camuffarsi, lui diventa realmente il personaggio che interpreta: “… non si limitava a cambiare gli abiti. La sua espressione, i suoi modi, il suo stesso ‘Io’ sembravano cambiare a seconda del ruolo che assumeva. Le scene hanno perso un grande attore…”, ecco cosa ci dice a riguardo; certo anche nei due libri precedenti ha fatto riferimento ai suoi travestimenti, ma non in questi termini, inserendo dunque un’altra tessera nel mosaico Holmes (leggere recensione precedente).

La Lega Dei Capelli Rossi – Agosto 1891

E’ in un giorno d’autunno che il dottor Watson fa una nuova visitina al suo buon amico a Baker Street, trovandolo immerso in una conversazione con un signore corpulento dai capelli rosso fiammante, l’uomo si chiama Jabez Wilson, e gli è successo qualcosa di veramente singolare. Questi è il proprietario di un banco dei pegni che purtroppo per lui fa pochi affari ed ha comunque alle dipendenze un garzone descritto come molto abile e che pur di ottenere il lavoro ha accettato la metà del salario consono; proprio quest’ultimo gli fa vedere un’inserzione uscita sul giornale nella quale si parla di un posto di lavoro vacante nella “Lega dei Capelli Rossi”, fondata da un milionario americano rosso di pelo pure lui. Il ragazzo si mette d’impegno e tenendo presente che il salario è davvero ottimo riesce a convincere il suo padrone ad andare a vedere di che si tratta. Giunti sul luogo indicato nell’annuncio sembra di essere in una cassetta di arance, teste rosse londinesi ovunque e indovinate un po’ a chi va il lavoro? Proprio al signor Wilson, che per quattro sovrane d’oro a settimana non dovrà far altro che ricopiare l’Enciclopedia britannica dalle dieci alle quattordici, con l’unico obbligo di non lasciare mai l’ufficio. La situazione resta stabile per quattro settimane, ottima paga poco lavoro, poi più nulla. Un bel dì il buon Jabez si reca a lavoro trovando tutto chiuso ed un biglietto che campeggia sulla porta: “la lega è stata sciolta”. L’uomo si dimostra pieno di risorse e va a chiedere informazioni al padrone di casa, sorpresa sorpresa, chi lo ha assunto non è chi dice di essere ed è sparito senza lasciare tracce. Ma tanto qualcuno di nostra conoscenza lo rintraccerà molto presto. Così si conclude il racconto della strana faccenda ed è superfluo aggiungere che Holmes ha già praticamente risolto il caso. Gli necessitano solo un altro paio di conferme che puntualmente troverà svolgendo le sue solite indagini, facendosi aiutare dal povero dottore che pur vedendo e sentendo le stesse cose del suo pard non ci capirà un’acca fino al gran finale, nel quale leggeremo di una trappola spettacolare che non lascerà alcuna via di scampo. Stavolta non vi racconto come va a finire, leggetevi il libro se volete sapere tutto il resto, ne vale la pena poiché anche stavolta Conan Doyle non si è smentito ed ha architettato davvero un’altra bella storia per il nostro eroe preferito. Ed ora non resta che scoprire in quali altre faccende andrà ad impelagarlo…

Un Caso Di Identità – Settembre 1891

E’ un giovane donnone ad interrompere la discussione in atto a Baker Street circa la varietà di situazioni che la vita è in grado di presentare e che Holmes è così bravo a discernere; il caso consiste nel dover ritrovare il promesso sposo della suddetta donnona, che risulta essere scomparso da un paio di giorni. La signorina Mary Sutherland conosce ad una festa Mr. Hosmer Angel, che già dal giorno successivo al lieto convivio, comincia a corteggiarla facendola subito capitolare e riuscendo a fissare il matrimonio a tempo di record. Colpo di scena: il fatidico giorno il mascalzone fa perdere le sue tracce lasciando la poverina nello sconforto più totale. Tenete presente che la donna ha una rendita di cento sterline annue che vengono gestite a suo nome dal patrigno e che lo stesso era sempre stato contrario circa le frequentazioni maschili della figliastra. Holmes una volta appreso tutto ciò ha già la soluzione in tasca ovviamente e fatte salve le sue solite sbalorditive e sempre (una volta spiegate) semplicissime deduzioni sulla donna e sul misfatto, risolve la faccenda molto velocemente minacciando il farabutto con un frustino, poiché purtroppo in fin dei conti non è stata violata nessuna legge e niente reato niente pena. Spremetevi le meningi, stavolta il caso è semplice e il colpevole individuabile anche solo con quanto vi ho detto, ma come al solito il racconto è ugualmente avvincente perché lo scrittore all’inizio ci fa assistere ad una bella discussione nella quale si contrappongono, tenetevi forte, la logica stringente di Watson e la voglia di essere sbalordito di Holmes, che quindi si dimostra essere un gran romanticone: lui ama la vita in ogni suo aspetto. Inoltre i due amici, anche se ormai “costretti” a vivere separati da cause di forza maggiore, sono più vicini che mai e tanto per non smentirsi Conan Doyle conferisce alla semplice vicenda degli aspetti peculiari che come ovvio verranno puntualmente evidenziati sia dal nostro investigatore di fiducia sia dal dottore che sta davvero imparando il metodo.

Il Mistero Di Boscombe Valley – Ottobre 1891

Watson è a casa sua e sta facendo colazione con la sua adorata Mary, quando riceve un telegramma di Holmes nel quale gli si chiede di intraprendere un piccolo viaggio al fine di far luce su una vicenda che si presenta facile facile, ma che riserverà delle sorprese. Il caso in questione riguarda l’omicidio di Charles McCarthy e tutti gli indizi puntano in direzione di suo figlio James, avvistato prima mentre segue la vittima con un fucile in mano, poi mentre litiga con la stessa; lite che una bambina di passaggio ha riferito essere molto violenta… poco dopo è stato lo stesso ragazzo a trovare il cadavere e a dare l’allarme per poi essere immediatamente tratto in arresto, viste le circostanze a suo carico. Tutti sono sicuri della sua colpevolezza tranne Alice Turner, figlia di John, amico e benefattore della vittima, che per scagionare James si è rivolta al massimo esperto di casi intricati, ossia il nostro caro Sherlock Holmes, che da subito, leggendo i resoconti fatti dell’accaduto dai giornali, si è immediatamente persuaso dell’innocenza di James. Ed è partendo da questo presupposto che condurrà l’indagine. Nella testimonianza resa alle autorità il giovane si dichiara innocente, raccontando che non stava affatto seguendo il padre ma che facevano solo la stessa strada e che solo fortuitamente si sono incontrati per poi avere la violenta discussione di cui sopra e circa la quale si rifiuta di dire altro; il ragazzo a questo punto riferisce di essersi allontanato proprio per evitare di far degenerare l’alterco, salvo poi essere richiamato indietro dalle grida del padre e per trovarlo infine a terra, moribondo, senza avere la più pallida idea dell’accaduto. Sarà Holmes a scagionare James a dispetto di quel “cretino” di Lestrade (il grande detective lo apostrofa proprio così in un passaggio del libro), anche lui fermamente convinto della colpevolezza del ragazzo, e quello che farà sulla scena del delitto per raccogliere prove a carico della sua teoria è spettacolare. Conan Doyle ha creato uno scenario davvero sublime, raccontando una vicenda che una volta esplicata a pieno, si rivela ricca di sfaccettature rendendola come al solito assolutamente viva e reale; ed anche in questo caso ci sono dietro l’accaduto ragioni che vanno oltre il tempo e lo spazio.

I Cinque Semi D’Arancio – Novembre 1891

La storia che segue dimostra ancora una volta come lo scrittore scozzese sia dotato di una fervida immaginazione e come grazie ad essa ed al suo talento, riesca a costruire storie eccezionali per il suo investigatore, anche se in questo caso, come ci “riferisce il dottore”, non tutte le sfaccettature verranno chiarite a pieno. Watson, poiché Mary è andata a far visita alla madre, ha deciso di trascorrere qualche giorno in compagnia del suo buon amico, ed una sera nonostante un tempaccio da cani, un ragazzo si presenta tutto inzuppato in quel di Baker Street con una storia davvero straordinaria. Questi è John Openshaw e racconta quanto segue. Suo nonno aveva due figli, suo padre Joseph e suo zio Elias. Quest’ultimo, emigrato nel Sud degli Stati Uniti fece fortuna con le piantagioni di cotone per poi seguire la carriera nell’esercito confederato fino al grado di Colonnello. Persa la Guerra di Secessione, fece ritorno in Patria con le sue ricchezze al seguito. John descrive suo zio come una persona solitaria e molto irascibile, l’unico al quale si sia mai sinceramente affezionato, tanto che Elias chiese a suo fratello di mandare il ragazzino a vivere nella sua tenuta ad Horsham, ed è cosi che John trascorse parte della sua vita tranquillamente, in compagnia dello zio, fino ad un fatidico giorno nel quale una sinistra lettera turba la loro esistenza: la missiva contiene solo cinque semi d’arancio, la dicitura K.K.K. e la richiesta di mettere le carte sulla meridiana. Elias è spaventato a morte dall’accaduto e sette settimane dopo verrà trovato morto ubriaco fradicio in una pozza di fango; la dipartita verrà archiviata come suicidio, ma il ragazzo non ne è affatto convinto. Elias prima di morire aveva lasciato tutto a suo fratello e di conseguenza a suo nipote, ma ecco ripetersi lo stesso schema dopo che Joseph si trasferisce nella tenuta: arriva una nuova lettera, a lui destinata, esattamente uguale alla prima. Qualche giorno dopo l’uomo verrà trovato morto in una cava di calcare, ed anche questa volta il tutto verrà classificato come un incidente. Fu così che John entrò in possesso dell’eredità e dopo qualche anno tranquillo ecco ancora la dannata lettera ripresentarsi, ed ecco il motivo dalla visita ad Holmes. Il ragazzo fa anche vedere ai nostri amici un foglio d’agenda strappato appartenuto allo zio, che reca delle annotazioni enigmatiche per tutti tranne che per uno, ed è partendo da questo foglietto che la faccenda verrà chiarita. In un racconto di una ventina di pagine lo scrittore è ancora una volta incredibile nel costruire una vicenda che copre due continenti e parecchi anni, in più stavolta con risvolti storici interessanti e precisi; se ce ne fosse bisogno ecco un’ulteriore dimostrazione del talento di Conan Doyle, i libri li ho già letti tutti, ma rimango sempre sorpreso ogni volta che li rileggo e fidatevi, non sarà l’ultima volta che succederà e che ve lo ripeterò.

L’Uomo Dal Labbro Spaccato – Dicembre 1891

Nell’avventura che segue è presente un errore o una chicca, non so onestamente che altro scrivere al riguardo. Comunque, solo per un’unica volta, Mary chiama suo marito Watson James e non John… vai a capire perché, che passava per la mente del buon Arthur o del traduttore italiano! Tornando al racconto, una donna sconvolta si presenta dai coniugi Watson in fase di totale relax, è una vecchia amica di Mary, Kate Whitney, il cui marito, dalle pessime abitudini, è scomparso da due giorni. Kate sa che sicuramente sarà possibile rinvenirlo in una fumeria d’oppio, la “Barra d’Oro”. La donna è andata dai Watson a chiedere di essere accompagnata da John a riprendersi lo sventurato marito, e il dottore prontamente acconsente alla richiesta; ma mai avrebbe permesso ad una signora di entrare in un postaccio del genere, quindi decide di andarci da solo. Ivi giunto rintraccia l’uomo che è ovviamente strafatto come una pigna e lo rispedisce in calesse a casa, lui invece è stato trattenuto sul posto dall’incontro con un “vecchietto” di sua conoscenza, intento a spipacchiare e che gli chiede aiuto. Holmes! Ottimo travestimento, come sempre. Il detective si trova lì per cercare informazioni circa la sorte capitata a Neville St. Clair, scomparso da una settimana e la cui moglie ha chiesto il suo aiuto. Preciso una cosa: Holmes non stava fumando oppio, faceva solo finta… già bastano gli eccessi nei quali ricade saltuariamente! E’ infatti lui stesso a rassicurare il dottore al riguardo. Comunque la storia è questa: la signora St. Clair, per puro caso, ha visto il marito affacciato ad una finestra del secondo piano della fumeria e le sembrava che le stesse chiedendo aiuto, al momento lei si trovava in strada e precipitatasi all’interno si è trovata di fronte una “canaglia d’orientale”, proprietario del locale, che non le ha permesso di andare in soccorso del marito. Nel vicolo c’erano dei poliziotti e grazie al loro intervento si scoprì che dell’uomo nella stanza in questione non c’era traccia; nella stessa era presente invece un mendicante di nome Hugh Boone, che ne era l’inquilino, e vennero rinvenuti solo i vestiti di Neville e delle tracce di sangue. Questo è il racconto fatto ad Holmes dalla signora e lui stesso lo riferisce a Watson chiedendogli di aiutarlo a venire a capo della situazione, visto che al momento quello che sembra un caso molto facile in realtà si dimostra alquanto ostico. La soluzione però è dietro l’angolo e puntualmente non gli sfuggirà, gli necessita solo la rassicurante compagnia del suo ottimo amico, è questo che rappresenta Watson per Holmes, nei momenti di scoraggiamento è il suo salvagente, basta la sua sola presenza per ridargli tranquillità e consentirgli di sfruttare a pieno le sue enormi doti. Tale importanza è latente anche nelle precedenti avventure, ma a mio parere in questa Conan Doyle la certifica in maniera cristallina: Holmes pur avendo tutti gli elementi in mano non riesce a trovare il bandolo della matassa, ma gli basta avere il caro Watson accanto – chiarisco che il dottore non fa nulla, rispetta solo il silenzio pensieroso di Holmes e durante la notte dorme mentre l’altro la passa in bianco facendo una nuova analisi dei fatti – et voilà, al mattino luce fu, i percorsi neuronali hanno fatto il loro dovere e la soluzione viene immancabilmente scovata.

L’Avventura Del Carbonchio Azzurro – Gennaio 1892

Il Commissario Peterson, di ritorno a casa dopo una seratina di sollazzi si imbatte per caso in una rissa, vede un gruppo di teppisti aggredire un uomo che si difende come può, tutti, alla vista dell’ufficiale di polizia, si dileguano e sul luogo dello scontro restano solo un cappello e un’oca che doveva essere il pranzo di Natale dell’aggredito visto che entrambi i reperti se li è lasciati dietro lui nella fretta di scappare via. Dato che nessun crimine era stato commesso, Peterson ha portato tutto da Holmes pregandolo di rintracciare il proprietario. Siamo al 27 dicembre quando il dottore va a far visita al suo amico per fargli gli auguri e dato che i fatti si sono svolti all’alba del giorno di Natale, senza che nessuno reclamasse cappello e oca, ecco che quest’ultima, per evitare che andasse inutilmente a male, è stata consegnata alle sapienti mani della signora Peterson al fine di garantirle una degna fine. Colpo di scena: il Commissario si presenta a Baker Street tutto agitato e con una pietra preziosa rarissima e di grande valore rinvenuta da sua moglie nel gargarozzo dell’oca mentre la puliva, “il carbonchio azzurro” del titolo, di proprietà della Contessa di Morcar ed alla stessa rubata il 22 dicembre, sembra da un certo John Horner, un idraulico con dei precedenti, guarda caso per furto. Holmes, sempre con la presenza rassicurante di Watson accanto, partendo dagli indizi che il cappello custodisce risolverà la faccenda smascherando il vero colpevole, dimostrando ancora una volta un vero talento nello scucire informazioni importanti a pinco pallini completamente inconsapevoli e risparmiando conseguentemente ad un innocente una nuova permanenza nelle carceri di Sua Maestà.

L’Avventura Della Benda Maculata – Febbraio 1892

I fatti che seguono accaddero i primi di aprile del 1883 all’inizio della convivenza a Baker Street dei nostri due scapoloni. Il dottore fa un resoconto della vicenda a distanza di qualche anno perché all’epoca era vincolato dalla promessa di non divulgare niente per non funestare il prosieguo della vita ai vivi e non arrecare ulteriore danno ai morti, ma poiché è sopravvenuta la prematura scomparsa della signora alla quale la promessa era stata fatta ecco che l’obbligo viene a cadere ed il resoconto dei fatti utile a far luce su una vicenda molto intricata, e a chiarire la parte avuta nella stessa da una carogna come poche altre incontrate e che mai incontreranno nel corso della loro vita i nostri due amici, Grimesby Roylott. Il galantuomo in questione era un medico emigrato in India a far fortuna e rientrato in Patria appena in tempo per riuscire a  conservare la testa attaccata al collo. Nonostante la sua enfia indole, riuscì comunque a trovare moglie nella persona della signora Stoner, vedova del Generale di Divisione Stoner, destinataria di una rendita di mille sterline mensili e madre di due gemelle, Julia ed Helen, e fu proprio quest’ultima a rivolgersi ad Holmes per chiedere aiuto, visto che la sua adorata sorella trovò la morte in circostanze assai strane poco prima di sposarsi, circostanze che sembrano proprio ripetersi ora che è lei a doversi sposare. La ragazza raccontò una storia a tratti incredibile ma talmente ricca di particolari che Holmes si persuase all’istante della colpevolezza del medico. Gli restava solo da appurare se le sue teorie sul metodo usato per dar vita al nefasto piano fossero corrette; ed inoltre c’era da evitare che anche Helen seguisse la sorte occorsa alla sventurata sorella. Il verme in questione si macchiò di un terribile delitto e aveva tutta l’intenzione di perpetuarne un altro al solo scopo di conservare il possesso della rendita che la moglie a suo tempo aveva deciso di destinare alle figlie, quando queste si fossero sposate, ma così non andò. Ci pensò Holmes aiutato da Watson a sventare il diabolico piano risultando decisivo nel fare in modo che il colpevole ebbe esattamente ciò che meritava pur conservando la propria coscienza limpida e fresca di bucato appena lavato. La crudeltà della vicenda sembra inedita, non ricordo se Conan Doyle ne ha scritte altre di simile portata, forse ha voluto calcare un po’ la mano per illustrare un altro aspetto di Holmes: dal racconto infatti emerge un lato spietato che finora sembrava non esserci, ma la gravità dei fatti riesce a toccarlo profondamente e a scatenare in lui una reazione davvero molto pericolosa per chi osasse sfidarlo; in un passaggio del racconto il vecchio pazzo che è alquanto sicuro di sé si presenta a Baker Street a minacciare Holmes di lasciar perdere la faccenda, altrimenti…, come ovvio non sortisce effetto alcuno e la faccia tosta e il sangue freddo che il detective dimostra nell’affrontarlo sono un monito per i criminali che avranno la sfortuna di incontrarlo sul loro cammino.

L’Avventura Del Pollice Dell’Ingegnere – Marzo 1892

Siamo nell’estate dell’89, poco dopo il matrimonio di John Watson e Mary, e l’avventura che segue è autoconclusiva e lo stesso dottore chiarisce all’inizio che Holmes non ha dovuto fare niente di particolare, ha solo individuato con chiarezza il luogo del misfatto partendo dal fatto che una carrozza aveva un solo cavallo e per di più fresco e riposato e quindi di conseguenza il tragitto fatto era in realtà breve. Decide però di raccontarla comunque, vista la particolarità degli avvenimenti. Per sommi capi ecco cosa successe: una mattina, prestissimo, viene svegliato di soprassalto dalla cameriera che gli comunica la presenza di un paziente nel suo studio, è Victor Hatherley, un ingegnere idraulico ferito ad una mano. Gli è stato tranciato di netto un pollice e chi meglio di Holmes per far luce sulla vicenda. Dopo averlo medicato Watson accompagna di persona il suo paziente a Baker Street e questi lì racconta la sua storia. Una mattina nel suo ufficio si presenta il Colonnello Stark con una proposta di lavoro, bisogna revisionare una pressa idraulica ed individuare il guasto, il compenso è ottimo e copre anche il silenzio assoluto dell’ingegnere circa il lavoro per il quale viene assunto. Dopo aver dato la sua parola i due si metto d’accordo e si rincontreranno la sera stessa per andare ad Eyford, un sobborgo appena fuori Londra, a visionare il macchinario. Giunti a destinazione, dopo aver fatto in modo che l’ingegnere non sapesse ritrovare la strada del ritorno, gli mostrano la pressa difettosa, qui si complica il tutto: il Colonnello non è chi dice di essere, ma il capo di una banda di falsari da tempo oggetto delle attenzioni della polizia. Victor per puro miracolo riesce a scappare, pur perdendo il pollice, alla morte e quando lui stesso, Holmes, Watson e l’Ispettore Bradstreet giungono sul luogo incriminato, trovano la casa distrutta da un incendio e nessuna traccia della banda che nel frattempo si è dileguata. Questo è quanto, il racconto in questione dimostra ancora una volta quanta immaginazione abbia Conan Doyle e come in fondo non tutte le ciambelle riescano col buco.

L’Avventura Del Nobile Scapolo – Aprile 1892

La prossima è tutta un’altra storia invece; in questo caso la ciambella il buco c’è l’ha, e sarà ovviamente Holmes a risolvere brillantemente la situazione, in più in barba al caro Lestrade, che non si smentisce mai e come al solito non ci capirà una beneamata… – la conversazione che i due avranno a Baker Street è esilarante, Holmes lo prenderà in giro e lui dal canto suo rimarrà più che convinto di essere sulla pista giusta –. Manca poco alle sue nozze quando Lord St. Simon viene afflitto da un bel problemino, gli è sparita da sotto il naso la novella sposina, dunque, Holmes alla riscossa! La giovane è Hatty Doran, figlia di un milionario americano, e pare proprio decisa ad impalmare l’alto papavero se non che proprio durante la cerimonia nuziale succede qualcosa di strano che la sconvolge al punto tale da causarne la fuitina durante il pranzo seguente. Il detective e il fido Dr. Watson ascoltano il resoconto della faccenda dalla viva voce del Lord e alla fine dello stesso la situazione è già piuttosto chiara, per uno come Holmes si intende. Poco dopo arriva Lestrade facendo nascere la discussione di cui sopra, e nel mostrare un bigliettino è lui stesso, in maniera del tutto inconsapevole, ad indicare al nostro il luogo preciso ove si trova la fuggiasca. Il caso era piuttosto semplice date le doti a sua disposizione, e sarà lo stesso Sherlock, come al solito, a sminuire il suo coinvolgimento. Watson però non è d’accordo e lo racconta per sottolineare ancora una volta il ruolo svolto dall’amico in una vicenda che è stata molto in vista dato l’alto rango delle persone coinvolte. L’avventura inventata dallo scrittore scozzese può essere vista secondo me come una bonaria presa in giro della nobiltà inglese, siamo di fronte ad una storia satirica travestita da giallo, non ricordo se ne ha scritte altre simili, ma questa mi ha divertito tanto, il modo in cui Conan Doyle narra la vicenda è pervaso di ironia dal principio alla fine; e l’ironia, come in questo caso, se ben indirizzata è assolutamente costruttiva.

L’Avventura Del Diadema Di Berilli – Maggio 1892

Del prossimo racconto è suo malgrado protagonista Alexander Holder, uno dei banchieri più in vista di Londra, che a garanzia di un prestito riceve in pegno il diadema di cui sopra, un gioiello di grandissimo valore. Ragion per cui decide di non lasciarlo nella cassaforte dell’ufficio ma lo porta a casa con se e lo chiude a chiave nello scrittoio. La notte viene svegliato da un rumore e trova il figlio con il diadema spezzato in mano, lo accusa di aver rubato le tre pietre mancanti delle trentasei che lo componevano originariamente, solo che il ragazzo, offeso dall’accusa e dall’atteggiamento di scherno del padre nei suoi confronti, si chiude in un orgoglioso mutismo e non dirà niente neanche in seguito, quando verrà interrogato ed arrestato dalla polizia sollecitata dallo stesso banchiere. C’è una complicazione: il moncone con i preziosi mancanti non si trova nonostante tutte le perquisizioni fatte, ed allora chi meglio di Sherlock Holmes per far luce sul mistero? Holder si reca a Baker Street e racconta l’accaduto ai nostri due amici. Dopo aver ascoltato i fatti, interrogato i testimoni ed effettuato le solite dettagliate indagini, il nostro investigatore risolverà l’enigma scagionando oltretutto l’innocente ragazzo accusato ed arrestato ingiustamente. E’ infatti un’altra l’insospettabile persona colpevole di tutto, e leggetevi il libro se volete scoprire chi è.

L’Avventura Dei Faggi Rossi – Giugno 1892

E’ la signorina Violet Hunter a chiudere questa prima raccolta di racconti su Sherlock Holmes, recandosi a Baker Street per chiedere consiglio circa la possibilità di accettare il lavoro da governante che Jenphro Rucastle, proprietario della tenuta Faggi Rossi le offre. I dubbi nascono dal fatto che il lavoro, pur essendo molto ben remunerato, lo è a causa di alcune richieste molto strane che le sono state fatte: se vuole essere assunta la ragazza dovrà infatti accettare di indossare un abito blu e di sedersi in un dato posto, inoltre non ultimo di tagliarsi i lunghi e fluenti capelli castani. Holmes pur essendo molto dubbioso circa la faccenda, non dissuade la giovane, visto che lei stessa propende per accettare dato che i soldi le farebbero molto comodo, ma promette di accorrere in suo soccorso nel caso venisse convocato. Passano quindici giorni e la richiesta di aiuto puntualmente arriva. Dunque i nostri due cavalieri accorrono a salvare la donzella in pericolo. Il racconto di Violet disegna uno scenario abbastanza inquietante e da subito le cose sono chiare, c’è bisogno di porre rimedio ad un’ingiustizia, ma stavolta qualcuno riuscirà ad anticipare l’intervento del nostro detective e a salvare la vera madamigella in pericolo. Con questa storia si conclude il volume e come ho scritto all’inizio, dopo averlo riletto ne sono nuovamente rimasto conquistato; è stato bello immaginare di nuovo i nostri due eroi alle prese con tante vicende diverse, ed anche il prossimo libro, “Le Memorie di Sherlock Holmes”, è una raccolta di undici casi diversi e raccontarlo, sono sicuro, sarà un piacere. Ci rivediamo presto su questi schermi allora, Atmosphereblog.com vi aspetta!

Raffaele Mancusi

Sherlock Holmes - Illustrazione di Giorgio Trevisan

Sherlock Holmes – Illustrazione di Giorgio Trevisan