L’Avventura Della Casa Vuota – Ottobre 1903

Siamo nel 1903 quando Sir Arthur Conan Doyle decide finalmente di far resuscitare a pieno la sua creatura più famosa, dopo averci deliziato con l’avventura postuma de: “Il Mastino dei Baskerville”; se non l’avete ancora fatto spicciatevi a documentarvi in merito leggendovi la scorsa recensione, l’indirizzo lo conoscete. Tuttavia, parafrasando una massima sportiva, “squadra che vince non si cambia”, e siccome formula che vince non si cambia i tredici racconti di cui si compone questo libro di cui vi sto per parlare furono pubblicati prima singolarmente – dall’ottobre del 1903 appunto, al dicembre del 1904 – sulla rivista letteraria “The Strand Magazine” e poi successivamente raccolti e giunti fino a noi nel formato ormai consono, datato come prima pubblicazione 1905. Eccoci finalmente al Sir dunque: ebbene sì, nel 1903 Conan Doyle venne nominato baronetto, però non per il successo dei suoi romanzi come è facile pensare, ma per aver preso le parti dell’Inghilterra con un breve saggio intitolato “La Guerra in Sud Africa”, nel quale difendeva il Governo britannico dalle accuse di cattiva condotta durante la Seconda Guerra Boera; all’epoca la partecipazione dell’Inghilterra era osteggiata da buona parte dell’opinione pubblica e con il suo breve scritto Conan Doyle difese la scelta del Governo e fu lui stesso, più tardi, ad affermare che la nomina a Cavaliere si doveva principalmente alla sua presa di posizione di allora. Arriviamo ora al dunque. Nella prima avventura de “Il Ritorno di Sherlock Holmes” assistiamo al felice ricongiungimento dei due amici Holmes e Watson, partendo dal presupposto che i cadaveri del più grande detective del mondo e di Moriarty non furono mai ritrovati. E’ stato piuttosto semplice per Sir Arthur far ritornare il suo non tanto beniamino; la storia narrata è praticamente una continuazione dell’ultima avventura, anche se a distanza di tre anni da quanto accaduto alle cascate di Reichenbach. Il racconto è infatti datato 1894, ragion per cui Holmes è scomparso dalle scene da ormai tre anni nei quali, aiutato dal fratello Mycroft, unico a sapere la verità, si è dato alla latitanza in giro per il mondo aspettando l’occasione propizia per tornare in Patria e chiudere i conti con i rimasugli della banda Moriarty, che scampati alla cattura attendevano solo l’opportunità giusta per far la pelle al nostro investigatore preferito. La storia narrata da Holmes a Watson è del tutto esaustiva circa l’accaduto alle casate e a come a stento sia riuscito a salvare la buccia, prima scampando all’attacco del professore (che invece non fu altrettanto fortunato) e poi, grazie alla sua abilità e ad una buona dose di fortuna, evitando di finire oggetto delle attenzioni del braccio destro di Moriarty, il Colonnello Sebastian Moran, ex militare di stanza in India e tiratore davvero eccezionale. E’ quest’ultimo il motivo principale del vagabondare di Sherlock, e quando il particolare omicidio dell’Onorevole Roland Adair, avvenuto a quanto pare con un tiro assolutamente impossibile assurge agli onori della cronaca, il nostro giramondo fiuta la possibilità di assicurare quello che ritiene il secondo criminale più pericoloso della storia di Londra alla giustizia. Bene, non si lascerà certo scappare l’occasione, e grazie ad un semplice ma astuto stratagemma e alla collaborazione dell’irriducibile dottore, sarà lui ad avere l’ultima parola sulla faccenda. Squillino le trombe… Sherlock Holmes è tornato ed è più in forma che mai!

L’Avventura Del Costruttore Di Norwood – Novembre 1903

Sherlock Holmes è affranto per via della prematura scomparsa, nella quale peraltro ha rivestito un ruolo decisivo, della sua nemesi, il “caro” e fortunatamente compianto professor James Moriarty. Nelle prime righe del resoconto che ci fa Watson, il nostro caro detective, tanto per non smentirsi, si lamenta dell’assoluta mancanza di interessanti spunti criminosi dovuti alla dipartita del suo nemico numero uno che con la sua presenza assicurava parecchia carne al fuoco per un investigatore attento ai minimi dettagli come lui; ci pensa ancora una volta il dottore a ricordargli che il mondo è un posto migliore senza Moriarty e che certo il lavoro non manca, solo che abituato a tanta “qualità” diciamo che soffre un po’ di nostalgia. D’altronde per combattere contro il “Genio del Male” ha dovuto dar fondo a tutte le sue straordinarie risorse. A consolare il buon Sherlock arriva un giovane avvocato, John Hector McFarlane, con la polizia e nello specifico Lestrade alle calcagna. Ha una storia molto interessante da raccontare. L’avvocato è stato ingiustamente accusato, a quanto dice lui, di aver ucciso un noto costruttore, Jonas Oldacre; l’assassino dopo il delitto ha bruciato il cadavere nella legnaia limitrofa all’abitazione di questi, allo scopo di far sparire il corpo tentando così di occultare il delitto. Il giovane è disperato e si rivolge al grande investigatore per far saltare fuori il vero colpevole. Gli indizi infatti sono tutti a suo discapito poiché conosceva la vittima e la sera fatale era in casa sua per osservare dei documenti che su richiesta del futuro defunto andavano esaminati. Nell’andar via McFarlane si dimentica il bastone da passeggio che sembra proprio essere l’arma del delitto e l’impronta del suo pollice compare magicamente su una macchia di sangue nell’anticamera; tenete presente che Holmes è sicuro che in un primo momento l’impronta non c’era, a mettere il cappio al collo del povero avvocato, non solo metaforicamente, c’è il solidissimo movente: Oldacre ha redatto un testamento nel quale gli lascia tutti i suoi averi. Sono cavoli amari ora, come ne esce? La risposta la conoscete e il ringalluzzito Lestrade pensa proprio che stavolta riuscirà a spuntarla contro il grande Sherlock Holmes prendendosi addirittura gioco di lui. Ma l’ultima mossa spetta al giocatore numero uno, che con un coup de théâtre alla fine si prenderà una bella rivincita smascherando la canaglia che ha architettato il tutto. Vi avevo detto che Sherlock Holmes era in forma e il suo creatore c’è lo riconsegna in tutto il suo splendore. In queste venti pagine costruisce un’altra avventura molto particolare nella quale per la prima volta, mi pare, si accenna all’utilizzo delle impronte digitali. Si è inventato pure questa, Sir Arthur Conan Doyle. Secondo me è un genio.

L’Avventura Degli Omini Danzanti – Dicembre 1903

Vi avevo già rassicurato sulle capacità extrasensoriali di cui è dotato uno degli inquilini di Baker Street e ve lo ripeto ora: sa leggere nel pensiero. Il dottor Watson rimane nuovamente basito dalla intrusione nei suoi ragionamenti che il suo caro amico fa, anche se una volta svelato il trucco il mago si sminuisce da solo, ma se il mago in questione tacesse sui suoi metodi saremmo belli e fregati e non avremmo mai conosciuto il grande Sherlock Holmes. Dopo questo piccolo preambolo i due amiconi si troveranno ad avere a che fare con una storiella molto interessante, il cui fulcro sono appunto degli “omini danzanti”. Questi pupazzetti cominciamo ad invadere la vita del signor Hilton Cubitt e di sua moglie Elsie Patrick; di punto in bianco vengono disegnati o su davanzali e porte della loro casa nel Norfolk o su dei bigliettini poi lasciati sulla meridiana in giardino. Sembrerebbe uno scherzo, ma visto l’effetto che questi omini hanno sulla sua sposa, peraltro già spaventata a morte da una lettera arrivatagli dagli U.S.A., sua terra natia, il padrone di casa decide di recarsi al 221B di Baker Street per un consiglio e un aiuto. La chiave del mistero è da ricercarsi come spesso accade nel passato della donna, ma c’è un inghippo, lei pose come unica condizione prima di sposarsi di poter essere padrona del suo passato e fece promettere al futuro marito di non interrogarla mai a riguardo. Ora per un gentleman inglese la parola data è sacrosanta e mai verrebbe meno ad una promessa, ragion per cui l’unico in grado di venire a capo della faccenda resta Holmes, con Watson a dar man forte e il fortunato Ispettore Martin, il poliziotto di campagna incaricato del caso quando la situazione precipiterà, che avrà l’onore di osservare “il metodo” restandone completamente estasiato. Devo confessare che questa storia la ricordavo quasi del tutto, ma rileggendola sono rimasto nuovamente molto sorpreso e meravigliato, il buon Ignatius in poche pagine riesce a far coesistere tante cose, gli “omini danzanti” e il loro recondito significato, il passato tormentato di Elsie, e poi c’è tutto quello che combina Holmes nella storia; per inciso quello che farà al maniero nel Norfolk e da ascriversi tra le sue imprese più significative, non a caso Watson c’è ne da un resoconto dettagliatissimo. Tutto ciò facendo come sempre in modo che la narrazione risulti scorrevole e accattivante. E’ sempre così con Conan Doyle, leggere e rileggere i suoi scritti è un vero piacere.

L’Avventura Della Ciclista Solitaria – Gennaio 1904

Nelle fasi iniziali di questo racconto Watson ci spiega come non tutte le loro avventure siano poi tanto particolari, e che non sempre per giungere ad una soluzione è necessario che il suo amichetto debba dar fondo alle sue infinite risorse. Il caso che segue ne è una dimostrazione ed infatti nelle pagine successive non viene raccontata alcuna mirabolante impresa holmesiana. A portare una ventata di aria fresca a Baker Street arriva Miss Violet Smith, una giovane ed avvenente donna che pur di raccontare la sua storia rifiuta categoricamente ogni educatissimo diniego di un super impegnato Sherlock Holmes. La ragazza per vari motivi ha trovato impiego come insegnante di musica alle dipendenze di Bob Carruthers a Chiltern Grange, nel Surrey. Per andare alla stazione a prendere il treno per Londra e tornare a casa dalla madre rimasta vedova, ogni fine settimana, deve fare sei miglia in bicicletta. Ogni sabato e poi ogni lunedì, di ritorno dalla città Miss Violet, nello stesso punto della strada che percorre incontra uno sconosciuto che la segue per un tratto senza mai avvicinarsi e farsi riconoscere, anzi, quando la ragazza ha cercato di sorprenderlo per capire chi fosse, o si è dato alla fuga o si è nascosto pur di rimanere anonimo. Violet non è particolarmente spaventata, poiché l’uomo non le ha nuociuto in alcun modo, mai. E’ più che altro infastidita e chiede consiglio al nostro Sherlock per venire a capo della ben strana faccenda. Come già accaduto altre volte, il nostro ci metterà poco a risolvere l’enigma e con Watson a far da spalla, come sempre, contribuiranno ad evitare una funesta conclusione dei fatti. Allarme spoiler, finale per romanticoni. Secondo me queste storie con poca suspense hanno una valenza maggiore rispetto a quelle più succose e ritmate, servono a rendere Holmes più reale. Infatti non tutti i suoi casi possono essere strepitosi, e vederlo all’opera con problemi meno complessi lo rende molto più umano; lui è una brava persona che mette a disposizione di tutti indistintamente le sue doti, se può non rifiuta mai il suo aiuto. Pur essendo questa avventura “semplice”, la grandezza e la genialità di Sir Conan Doyle stanno negli accenni iniziali agli altri casi di cui si occupa la sua creatura e di cui non c’è menzione alcuna, io ci vedo un invito al lettore ad usare la sua immaginazione ed a figurarsi ciò che d’altro accade tra le mura del 221B di Baker Street.

L’Avventura Del Maestro Di Scuola – Febbraio 1904

L’unico pensiero a balzare in testa ad una persona sana di mente che ha appena finito di leggere quanto sto per raccontarvi è: “Meno male che Sherlock Holmes è resuscitato”. L’avventura in ballo non potrebbe essere in contrasto più stridente rispetto alla precedente, infatti è delle più dinamiche ed è sicuramente da annoverare tra i suoi più grandi successi. Stavolta Conan Doyle fa in modo che il lettore rimanga completamente immerso nella storia lasciando alla nostra immaginazione esclusivamente il compito di tratteggiare le vicende che racconta, ossia i due inquilini di Baker Street mentre cercano un “povero” rampollo scomparso. La storia riguarda appunto la misteriosa sparizione niente popò di meno che di Lord Saltire, figlio del Duca di Holdernasse, uno dei più stimati e ricchi sudditi di Sua Maestà. Il ragazzo, affidato alle cure della scuola elementare più in vista d’Inghilterra, ad un certo punto sparisce senza lasciare tracce, questo per i comuni mortali. Poi arriverà Holmes e le suddette usciranno magicamente allo scoperto. A chiedere aiuto ai nostri detective di fiducia sarà il proprietario e fondatore della scuola Thorneycroft Huxtable, che lo farà addirittura all’insaputa del Duca… che ardire, che onta, per citare Totò: “che ofessa!”. Dopo un battibecco iniziale Sua Grazia, in uno slancio di intelligenza e ben conoscendo la fama di Holmes acconsentirà a che prenda parte alle indagini, ed è cosi che finalmente i nostri due amici si mettono all’opera. Ed indovinate un po’ chi troverà il bimbo scomparso? Raccontare la storia senza dilungarsi nelle imprese di Holmes e Watson (che darà man forte come sempre) ormai, è impossibile; sappiate solo che praticamente si tratta di una caccia con tanto di tracce scovate e seguite che manco gli indiani, quelli con piuma ed arco per intenderci. Magari scorre un po’ di sangue pellerossa nelle vene dell’investigatore londinese. La chiosa finale poi è da maestro, ancora una volta tutto quadrerà salvando il salvabile ed i nostri amici si dimostreranno nuovamente persone rette e ligie alla dea giustizia, molto comprensive nei confronti di chi ha si sbagliato, ma lo ha fatto per amore!

L’Avventura Di Peter Il Pirata – Marzo 1904

Come ovvio fin dal titolo, la prossima indagine del nostro investigatore riguarda la fine fatta da quello stinco di santo che era il molto poco compianto Capitano Peter Carey, soprannominato “il pirata”. Questi trova la morte, arpionato ad una parete da uno dei suoi stessi ferri del mestiere, nel suo capanno; ora come abbia fatto l’arpione in questione a finire nel petto dell’uomo è appunto l’oggetto dell’indagine affidata alle mani del giovane Ispettore Hopkins, al suo primo caso importante, che non essendo riuscito ad arrivare ad una conclusione soddisfacente della vicenda, ha pensato bene di rivolgersi all’unica persona capace di risolvere quasi ogni mistero capitatogli, ossia Sherlock Holmes. L’omicidio è particolare e gli indizi sono sapientemente raccolti dal giovane poliziotto che li riassume ad Holmes, questi da par suo svolge la propria indagine in maniera molto personale, creandosi per l’occasione un alias al fine di calarsi appieno nella fauna marinara e verificare così i suoi, come sempre fondati, sospetti facendo infine in modo che il colpevole si presenti bello fresco a Baker Street, completamente ignaro del fatto che ad attenderlo ci sia la giustizia. Il caso raccontatoci da Watson stavolta è un classico, ci sono travestimenti, appostamenti, falsi colpevoli, indagini compiute parallelamente e quant’altro, insomma tutto il repertorio al quale siamo abituati e che tanto attira i lettori a cui piace un bel giallo da manuale.

L’Avventura Di Charles Augustus Milverton – Aprile 1904

La faccenda in questione raccontataci dal caro dottor Watson è probabilmente una delle più particolari che sia loro capitata finora, ed anche in questo caso Conan Doyle ci invita a far buon uso della nostra immaginazione per carpire appieno le sfaccettature della storia, poiché Watson precisa che la stessa è edulcorata da particolari assolutamente scottanti, che renderebbero possibile l’identificazione delle persone coinvolte visto il loro alto lignaggio. Non resta che andare a vedere in che razza di guaio è andato a cacciarsi Holmes questa volta. Il fulcro della faccenda consiste nel dover recuperare delle lettere un po’ troppo vivaci scritte da una gentil donzella, Lady Eva Blackwell, ad uno spasimante che certo rovinerebbero il suo imminente matrimonio con il Conte di Dovercourt e che malauguratamente per lei sono finite nelle abbiette mani di quella che lo stesso Holmes definisce come la peggior canaglia londinese, ossia Charles Augustus Milverton. Il galantuomo minaccia di mandare le suddette missive al futuro marito che ignaro della faccenda vai a sapere come reagirà, quindi al fine di evitare probabili problemi e dietro lauto pagamento, molto lauto, Milverton mosso da spirito compassionevole si è offerto di restituirle alla signorina che però non ha a disposizione la sproporzionata somma. Come ovvio si tratta di un ricatto bell’e buono fatto da una schifezza di essere umano che è riuscito così facendo a guadagnare una fortuna alle spalle di persone che hanno avuto la mala sorte di cadere tra le sue grinfie. Holmes incaricato dalla giovane di recuperare le lettere avvia una trattativa con Milverton che, annoverando tra le sue infinite qualità anche l’avidità, rifiuta ogni tentativo di mediazione rimanendo fermo sulle sue esose richieste. La trattativa fallisce ed allora l’unico modo per riottenere il necessario resta un bel furtarello. Avranno finalmente risposta le domande circa l’abilità criminosa di Holmes con Watson a far da spalla, palo, aiuto; liberi di vederla come volete. Vi anticipo soltanto che il bastardone avrà esattamente quello che si merita con piena soddisfazione da parte del nostro detective che ancora una volta si dimostrerà ligio alla giustizia nel senso più stringente del termine. La particolarità di questa avventura è ovvio che riguarda lo Sherlock Holmes criminale, per un nobilissimo scopo certo, ma un furto è un furto. E ben fatto naturalmente. Meno male che ha scelto l’altra via. Onestamente non so se leggeremo ancora peripezie del genere, al momento resta quindi un piacevole inedito.

L’Avventura Dei Sei Napoleoni – Maggio 1904

Stavolta è lo stesso Commissario Lestrade, ormai assiduo frequentatore di Baker Street, ad esporre il problema del quale si sta occupando e di cui non riesce a cogliere il bandolo della matassa. Si tratta di un qualche iconoclasta che se ne va in giro a distruggere dei busti di Napoleone Bonaparte (durante il corso dell’indagine se ne conteranno sei) introducendosi a bella posta in case, studi medici, negozi, pur di arrivare al suo obbiettivo. Al momento dunque si tratta di violazione di domicilio e distruzione di proprietà privata; il tutto cambia contesto nel momento in cui ci scappa il morto. Holmes e Lestrade, come ormai consuetudine, condurranno due indagini parallele: dal canto suo Lestrade arriverà sì al colpevole, ma resterà all’oscuro dei motivi che lo hanno spinto alla distruzione delle effigi del Primo Console di Francia; Holmes invece, all’identità dell’assassino ci arriverà subito facendo qualche domanda alle persone giuste sfoderando la sua proverbiale affabilità e scucendo loro informazioni, poi, controllando un paio di giornali verificherà la sua teoria, esatta tanto per cambiare, circa l’antipatia verso le napoleoniche riproduzioni in gesso. La bellezza della storia passa quasi in secondo piano davanti alla nuova dimensione raggiunta dal rapporto dei nostri due amici con Lestrade, che come vi ho detto poco più su, ormai frequenta Baker Street amichevolmente e molto spesso. Poi se tra una chiacchiera e l’altra ci scappa un bel mistero da risolvere tanto meglio; il finale infatti dimostra come Holmes a modo suo si sia ormai affezionato anche a Lestrade, che pur essendo un po’ pasticcione e frettoloso, resta pur sempre un poliziotto valido. D’altronde non è da tutti conquistarsi la stima del grande investigatore. Secondo me è in questi dettagli che bisogna ricercare la grandezza di un libro: inserire tanti particolari che fanno parte del vivere quotidiano dei protagonisti rende tutto il contesto più veritiero, ed è bellissimo immaginare i tre che si fumano un sigaro avvolti dal tepore dello studio di Holmes, seduti accanto al camino, e poi di punto in bianco se ne vanno in giro per la fredda e buia Londra in cerca di indizi a dimostrazione delle proprie teorie… quanto mi piacerebbe essere lì con loro.

L’Avventura Dei Tre Studenti – Giugno 1904

Sherlock Holmes e il Dr. Watson si trovano in una delle tante città universitarie inglesi. Il doc non scende oltre nei dettagli per evitare imbarazzo ai responsabili, per riposarsi, ed anche perché Holmes ha bisogno di spulciare del materiale a corroborare delle ricerche che sta facendo. Come ormai consuetudine se ci sono loro di mezzo vai a sapere perché, ci scappa sempre un problemino da risolvere; l’ho già detto, sono due calamite per i guai. E’ il professor Hilton Soames ad aver bisogno dei servigi del grande detective, infatti qualcuno si è introdotto nelle sue stanze ed ha copiato il testo dell’esame di greco, la sua materia, che si terrà l’indomani. Gli indizi ci sono, il caso è semplice e risolverlo non richiederà particolare sforzo, anche perché i possibili colpevoli sono solamente quattro, i tre studenti e il domestico che vivono con il professore nello stesso stabile. Alla fine il colpevole salterà fuori e tutti saranno come si suol dire felici e contenti, poiché trattasi semplicemente di un peccatuccio, ma con Holmes nei paraggi certo era impossibile farla franca!

L’Avventura Degli Occhialini D’Oro – Luglio 1904

Quanto descritto di seguito dal Dr. Watson, a causa della presenza di un cadavere, è un episodio della saga decisamente più importante. E’ Stanley Hopkins, giovane Ispettore dello Yard, a presentarsi a tarda notte a Baker Street con un caso molto avvincente: la salma di cui sopra è Willoughby Smith, segretario ed assistente del professor Coram che viene trovato morto nello studio di casa. Le indagini svolte dal poliziotto hanno appurato che il giovane si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e per impedire un furto ci ha rimesso la vita strappando all’assassino i suoi occhiali d’oro. In questo caso gli indizi sono pochi ma molto chiarificatori a saperli ben interpretare, e fortunatamente c’è chi lo farà nel miglior modo possibile, Sherlock Holmes. Come ormai consuetudine non è tanto il racconto in se ad essere importante, quanto ancora una volta tutto quello che c’è dietro; la storia è nient’altro che la chiave per entrare in un mondo a noi solo accennato, al lettore non resta che immaginarsi tutto il resto. Conan Doyle anche stavolta permea il suo racconto con fatti e persone che riguardano terre ed avvenimenti lontani, altre vite ed altre storie. Leggere un libro non vuol dire solamente mettere in fila parole, righe di testo e pagine ma sentire, partecipare, vivere quello che si sta leggendo, ogni volta che se ne comincia uno si ha la possibilità di essere coinvolti in nuove esaltanti avventure, basta scegliere e si può essere chiunque e fare qualunque cosa, fortunatamente con Conan Doyle tutto ciò accade molto di frequente.

L’Avventura Del Giocatore Scomparso – Agosto 1904

E’ ancora Stanley Hopkins, ormai divenuto “procuratore” di Sherlock Holmes, a mandargli a domicilio un caso da risolvere ritenendo che fosse più di sua competenza che della polizia. Cyril Overton, Capitano della squadra di rugby dei Rigger di Cambridge, si reca dunque a Baker Street poiché il suo miglior giocatore, Godfrey Staunton, risulta essere scomparso dalla notte precedente, ed essendo questi il cardine della loro compagine e vista la concomitanza degli avvenimenti con la imminente partita contro l’Oxford, scovare l’atleta risulta una esigenza piuttosto impellente. Le indagini hanno immediatamente inizio ed il nostro caro amico sfodera tutto il suo copioso arsenale scucendo dapprima con i suoi modi melliflui, quando vuole, informazioni all’inconsapevole impiegata dell’ufficio postale dal quale è stato spedito un telegramma che risulterà essenziale per il prosieguo dell’investigazione, poi, appurato che il fulcro della vicenda si svolge a Cambridge, vi si reca con Watson a dar, come sempre, man forte. Qui dopo gli iniziali insuccessi, con una geniale intuizione e servendosi ancora una volta come già successo in passato di un altro infallibile segugio, trova il giovane nel suo “nascondiglio”. Alla fine non è ne un rapimento ne altro di criminoso, l’allontanamento di Staunton è del tutto volontario e fondato su motivi ben più rilevanti di una partita di Rugby. Ancora una volta i nostri due eroi si dimostreranno campioni di riservatezza; ciò che c’è in ballo va oltre l’indagine in se, anzi mai come in questo i servigi di Holmes risulteranno inutili.

L’Avventura Di Abbey Grange – Settembre 1904

Ancora Stanley Hopkins. Ve l’avevo detto, è ormai procacciatore per Sherlock Holmes. Manda un telegramma a Baker Street, ha bisogno di aiuto, gli è capitato tra le mani un caso ostico e non sa come procedere. Ad aver concluso la sua corsa stavolta è Sir Eustace Brackenstall di Abbey Grange, ed è proprio lì che si recano i nostri amici. A quanto racconta la moglie del defunto, Lady Mary Brackenstall, ripresasi dopo la botta che le hanno dato in testa e lo shock di vedere il marito morto, l’omicidio è stato commesso da tre ladri. Padre e due figli, la banda Randall, che una volta scoperti sul fatto hanno prima immobilizzato la donna e poi spaccato la testa all’uomo accorso a causa del trambusto, per darsi infine alla fuga con dell’argenteria presa dalla casa. Il racconto della signora è dettagliato e il poliziotto e finanche Holmes, in un primo momento, tendono a crederle. Tuttavia dalla minuziosa, molto minuziosa, analisi della scena del delitto – quelli di “CSI” sono dei dilettanti al confronto – la realtà che emerge è un’altra, e immancabilmente le conclusioni tratte dal nostro eroe si riveleranno esatte. Pur essendo il vero colpevole scovato e la verità illuminata, Holmes e Watson essendo, come ormai ampiamente dimostrato assolutamente ligi alla giustizia, poiché infine questa è stata a pieno perseguita e il Sir ha avuto esattamente quello che meritava, hanno deciso per il Non luogo a procedere rimettendo il futuro nelle mani di chi è ad esso interessato. Il grande scrittore scozzese nuovamente mette l’accento sulla varietà di situazioni che si presentano alla sua creatura, in questo caso infatti per la polizia si tratterebbe di omicidio, per giunta di un Sir, che pur essendo una canaglia resta pur sempre un personaggio di spicco, mentre per i due inquilini di Baker Street le motivazioni del vero colpevole sono ben più fondate e soprattutto, avendo agito per legittima difesa, meritevoli di un colpo di spugna. D’altronde Holmes non è tenuto a divulgare quanto scoperto, lui agisce in via ufficiosa e si limita a lasciare la polizia sulla pista che ritiene giusta.

L’Avventura Della Seconda Macchia – Dicembre 1904

Vista la posta in palio, addirittura una molto probabile guerra, l’avventura conclusiva del sesto libro della saga dedicata al più grande detective del mondo riveste parecchia importanza tra i molteplici successi holmesiani. La faccenda si svolge attorno ad una lettera scomparsa scritta dal reggente di un potentato inglese, nella quale vengono contestate pesanti mancanze alla Madre Patria; il tono della missiva è tale che una sua divulgazione avrebbe suscitato una sollevazione dell’orgoglioso popolo britannico e conseguentemente un conflitto per rimettere tutti in riga. Il documento, consegnato nelle mani dell’Onorevole Trelawney Hope, era quindi stato prudentemente occultato ai media per evitare tutto ciò, visto che è pur sempre frutto di un malcontento transitorio. Ma con il furto dello stesso la situazione si fa ben più ingarbugliata. A recarsi a Baker Street sono lo statista ed un suo illustre collega, Lord Bellinger, già due volte Primo Ministro della Gran Bretagna, al fine di procedere ad un celere ritrovamento del documento onde far rimanere la faccenda entro i canoni non ufficiali. Chi meglio di Sherlock Holmes sarebbe in grado di rintracciare la missiva rubata? Le indagini partono subito ed hanno una improvvisa accelerata quando una spia straniera, Eduardo Lucas, che il nostro detective già conosceva di fama, viene assassinata in casa sua a Londra proprio poco dopo il furto. I fatti sono collegati e dopo aver esaminato la scena del crimine insieme al caro dottor Watson i due si recheranno a casa Hope per chiudere la faccenda alla cui base c’era ben altro che le noiose questioni di politica estera. Il colpo da maestro della storia che John Watson ci racconta, sta nel far scaturire una situazione potenzialmente esplosiva per la Gran Bretagna partendo da motivi piuttosto futili. Non vi dirò quali ovviamente, per i dettagli leggetevi il libro; ma a creare tutto è stata la moglie di Hope, Lady Hilda, che per salvare il suo onore e il suo matrimonio a momenti causa un incidente internazionale, poi dici che le donne…! A me è piaciuta molto l’idea avuta da Sir Arthur Conan Doyle di collegare addirittura le sorti dell’Impero britannico al vezzo di una moglie innamorata che pensava di agire nel bene. E invece se non ci fosse stato Sherlock Holmes la faccenda si presentava bella scabrosa. Ancora tredici gemme ad arricchire la ormai corposa collezione, e come per le precedenti anche questa raccolta è assolutamente variegata e ricca di spunti interessanti, le storie raccontate senza esclusione alcuna contengono tutte qualcosa di inedito. Anche quelle che sembrano più “facili” hanno comunque un qualcosa che le rende particolari, d’altronde sull’inventiva dello scrittore scozzese spero proprio non sussista più ormai alcun dubbio. In questa raccolta di racconti secondo me c’è però da sottolineare l’evoluzione nel rapporto tra Sherlock e John: già il dottore ha sempre avuto un’importanza fondamentale per l’equilibrio sia mentale sia fisico del detective, che se non avesse il suo amico a badare a lui chi sa che fine avrebbe fatto; ora il tutto si eleva all’ennesima potenza e vi invito nuovamente a leggere le loro peripezie per carpirne i dettagli disseminati qua e la nelle varie avventure, il tutto condito con tanti misteri da manuale da risolvere. Stiamo pur sempre parlando di un grande investigatore of course!!!

Raffaele Mancusi

Sherlock Holmes - Illustrazione di Giorgio Trevisan

Sherlock Holmes – Illustrazione di Giorgio Trevisan