“The wind in my heart, the dust in my head.”

“Listening Wind” – Talking Heads

Volendo parlare dei Talking Heads diventa innanzitutto difficile inquadrare il genere musicale degli 8 album che il gruppo statunitense ha pubblicato tra il 1977 ed il 1988.
Di sicuro le influenze post-punk e new wave si sentono, ma la particolarità di questa band, capeggiata da David Byrne, è l’approccio avanguardistico alla musica, che riesce sempre ad essere equilibrata tra la vena pop e quella sperimentale. Un po’ come è accaduto poi con David Sylvian ed i Japan i Talking Heads, avvalendosi di numerose collaborazioni (Brian Eno e Robert Fripp su tutti), riescono ad essere sempre “leggeri” ma mai scontati.
Se partiamo dai primi due LP, “Talking Heads: 77” (1977) e “More Songs About Buildings and Food” (1978), possiamo chiaramente individuare lo stile che caratterizza il gruppo di Byrne: canzoni brevi, piuttosto facili da ascoltare e con un marcato ritmo del “walking bass” suonato da Tina Weymouth; la chitarra acida di Jerry Harrison che salta dal canale destro a quello sinistro e, soprattutto, la voce di David Byrne spesso volutamente stonata e che è sempre leggermente in secondo piano rispetto all’ascolto degli altri strumenti. Nel primo dei due album si trova uno dei brani più famosi dell’intera discografia, e che forse sintetizza appieno lo stile del gruppo: “Psycho Killer”; chitarra, ritmo incalzante, un testo che parla delle sensazioni di un killer, voce fuori dalle righe (con tratti di testo in francese).
Con il terzo disco, “Fear of Music” (1979), la maturità del gruppo consente di spaziare in altri mondi. Forti le influenze etniche, maggiore la presenza di effetti sonori, governati da Brian Eno (questa volta nelle vesti di produttore) e la chitarra eterea di Robert Fripp (altro grande sperimentatore) nel brano di apertura dell’album “I Zimbra”.
Ma quello che è considerato il capolavoro dell’intera discografia dei Talking Heads è senza dubbio il successivo “Remain in Light” (1980), che si avvale della collaborazione di altri musicisti poliedrici e visionari (uno su tutti: Jon Hassell). Lo studio del ritmo diventa ossessione, tutto il lavoro permea di funky e di ricerca, andando a sconfinare spesso in ritmi da moderna world music. L’album è pulsante, e i 12 brani, benché molto brevi, sono assolutamente sperimentali e “duri” da un punto di vista compositivo. Segnalo la magnifica “Listening Wind”, resa meravigliosa qualche anno dopo in una cover di quel genio che risponde al nome di Peter Gabriel.
Dopo 3 anni di assenza, i Talking Heads tornano sul mercato con “Speaking in Tongues” (1983), che segna una decisa svolta nella ricerca di suoni e di ritmo. Anche la stessa struttura compositiva della canzoni vede un riavvicinamento al pop, senza mai tralasciare la ricerca dell’originalità. L’LP si apre con la hit “Burning Down the House” e contiene soprattutto (per chi ama il cinema di Paolo Sorrentino) il brano “This Must Be the Place (Naive Melody)”, che rimanda alle atmosfere dei precedentemente citati Japan.
Nel 1985 esce “Little Creatures”, che è degno di nota per la celebre “Road to Nowhere”. Ormai l’evoluzione dello stile compositivo ha raggiunto una certa maturità, riuscendo a far produrre canzoni piacevoli, mai scontate né a livello di ritmo, né di suono né tantomeno a livello di testi.
Il successivo, e penultimo album, intitolato “True Stories” (1986), fa un tuffo nel passato, almeno riguardo il sound, con la forte presenza di chitarre e del “walking bass”, ma sarà uno dei meno riusciti della band.
L’ultimo lavoro dei Talking Heads, uscito nel 1988 ed intitolato “Naked”, è un disco che torna ad essere ancora una volta ricco del ritmo degli esordi, spaziando tra il funky (con la forte presenza di fiati) e l’etnico.

Benché di certo non siano tra i miei gruppi preferiti, l’ascolto degli album dei Talking Heads è sempre un’esperienza positiva, sia per la struttura stessa dei brani – che ricordo essere semplici canzoni e nulla di più sofisticato – ma anche e soprattutto per la grande originalità espressa sempre in ogni ambito della loro musica, dai suoni al ritmo, dai testi agli arrangiamenti.
Da ascoltare senza pentimenti, con il vento nel cuore e la polvere in testa.

Bartolomeo Perrotta

Ritmo, Suono, Cuore: Il Decennale Viaggio Dei Talking Heads

Talking Heads – Remain In Light (1980)