“So che c’è qualcosa di molto sbagliato, il cuore si oscura, la notizia fiorisce con teschi disegnati sulle mie scarpe.”

David Bowie (1947-2016)

Se l’Irlanda del Nord ha avuto George Best, anche l’Inghilterra di Best ne ha avuto uno, a distanza di decenni… il suo nome è Paul Gascoigne. Un talento naturale incredibile, ma anche una grandissima propensione al “buttarsi via” che proprio come il suo illustre predecessore, ha confermato in tutta la sua interezza. Uno spreco per chi nel rettangolo verde riusciva a lasciare tutti a bocca aperta con le sue giocate, le sue intuizioni geniali, ma anche con la sua grande ironia e la sua guasconeria che regalava sempre un sorriso a tutti. Compagni e avversari. Ecco, forse la forza di “Gazza”, come ben presto tutti lo iniziarono a chiamare, era proprio questa: aveva portato il calcio in una dimensione ludica. Un gioco per bambini che pensano solamente a divertirsi dietro ad una sfera con la gioia tipica di chi, finito tutto, prende il pallone e se ne torna a casa contento per quello appena vissuto, e magari anche prendendo per il culo qualche amico. Il suo essere eternamente bambino, dentro e fuori dal campo, non gli è stato però d’aiuto nella vita reale, dove si è perso il conto delle volte in cui è rimasto coinvolto in risse, incidenti e “sbronze colossali”. Un problema, quello dell’alcool, che lo ha accompagnato per tutta la sua vita, che ci ha offerto due facce della stessa medaglia: un Gascoigne giocoso, allegro, sorridente e divertente da una parte, e triste, malinconico, schivo e aggressivo dall’altra. Come se si sentisse inadeguato alla vita di tutti i giorni, risucchiato sempre più da quell’alone di malinconia figlio della sua infanzia, che non l’ha mai abbandonato e che solo sotto i riflettori del gioco del calcio riusciva a nascondere. Paul nasce il 27 maggio 1967 a Gateshead, nella contea del Tyne and Wear, situata nel Nord Est dell’Inghilterra e perfettamente incastonata tra Newcastle e Sunderland. Le origini della famiglia Cascoigne sono piuttosto umili, per non dire povere: papà John è un muratore mentre mamma Carol è operaia in una fabbrica. La casa dove vivono è in realtà un mini appartamento all’interno di uno stabile destinato a casa popolare. I soldi sono veramente pochi e spesso la famiglia è costretta a traslocare perché non riesce a coprire l’affitto. Il piccolo Paul frequenta la scuola del quartiere e tutto sommato non va neanche male, anche se è piuttosto discolo. Organizza sempre scherzi ai suoi compagni e manifesta sin da subito una certa propensione all’indisciplina. Quando ha dieci anni, suo padre inizia a soffrire di crisi epilettiche e questa cosa turba talmente il ragazzino che per qualche tempo è costretto anche ad andare in analisi. Dopo un paio di anni comincia anche lui a soffrire di disturbi simili, tant’è che deve ricorrere a delle terapie. A quindici anni viene notato dagli osservatori del Newcastle United, ma la sua forma fisica piuttosto rotondetta viene valutata come una discriminante per non essere preso. Paul infatti è ghiotto di cioccolata, caramelle e ciambelle e ne divora in quantità industriale, cosa non in linea con le severe diete dei calciatori professionisti. La sua giovinezza viene caratterizzata anche dalla passione per le slot machine, cosa che lo fagocita tanto da spendere l’intera paghetta settimanale tutta alle famigerate macchine rubasoldi. In quel periodo e nonostante la sua silhouette non proprio da atleta, riesce tuttavia a impressionare nuovamente i responsabili del settore giovanile del Newcastle, che decidono di investire sul suo talento, chiaramente sconfinato. Con la maglia dei magpies vince la FA Youth Cup, la coppa nazionale destinata alla categoria delle giovanili, battendo il Watford in Finale per 4-1. Nell’occasione, Paul segna anche una doppietta. Nel 1984 è pronto per il salto di qualità. Viene aggregato alla prima squadra. Il suo anno d’esordio è solo di rodaggio, in quanto scende in campo solamente due volte in Campionato. Nella stagione 1985-1986 si registra la sua definitiva esplosione con 31 presenze e 9 reti in Premier League. Rimane al Newcastle per altri due anni arrivando a toccare 92 presenze in Campionato corredate da 21 gol a cui si aggiungono le 12 partite tra FA Cup e Coppa di Lega con 4 “centri”. Nel 1988 il Newcastle lo cede al Tottenham. La stagione non è esaltante, viste le 32 presenze, le appena 6 reti messe a segno e il sesto posto finale. Nel 1989-1990 arriva un terzo posto dietro al Liverpool Campione e all’Aston Villa. La sua stagione è comunque positiva, tanto da meritarsi la convocazione ai Mondiali di Italia ’90.

La sua Inghilterra viene inserita nel gruppo F. L’esordio è contro l’Irlanda a Cagliari l’11 giugno. La sfida viene aperta da un gol di Gary Lineker in avvio, ma Kevin Sheedy pareggia i conti per gli irlandesi. Contro l’Olanda è ancora pari, per 0-0, e la qualificazione passa attraverso l’ultima gara del girone contro l’Egitto. La risolve Ian Wright a metà ripresa (1-0), cosicché l’Inghilterra avanza agli ottavi di finale dove un gol di David Platt all’ultimo minuto dei supplementari piega il Belgio (1-0) e vale il pass per i quarti. Il 1° luglio, allo Stadio San Paolo di Napoli la Nazionale dei tre leoni affronta la sorpresa Camerun. Ancora una volta Platt sblocca il match, ma nella ripresa tra il 61’ e il 65’ gli africani ribaltano il punteggio grazie a Emmanuel Kundé ed Eugène Ekéké. Nel finale un penalty del solito Lineker trascina la sfida ai supplementari, dove ancora lui e sempre dagli undici metri alla fine del primo extra time sigla il gol del definitivo 3-2. In semifinale per “Gazza” e compagni c’è la Germania: si gioca allo Stadio Delle Alpi di Torino. Andreas Brehme al quarto d’ora della ripresa porta i tedeschi in vantaggio, ma ancora una volta Lineker pareggia i conti a dieci minuti dalla fine. Si va ai calci di rigore, che premiano la Germania, e l’Inghilterra vola a Bari per la finale di consolazione contro l’Italia. Finisce 2-1 per gli azzurri e a Gascoigne non resta che accontentarsi della medaglia di legno. Nonostante ciò, rimane una prima esperienza molto importante per lui che si è fatto conoscere a livello internazionale. Tante squadre lo cercano, ma decide di rimanere ancora un anno al Tottenham e di lasciare il club solo dopo aver vinto qualcosa. Nel 1990, confermando la bizzarria del personaggio e la sua fama non proveniente solamente dal mondo del calcio ma anche da quello della musica, Paul dà vita ad una collaborazione con il gruppo folk-rock brittanico dei Lindisfarne, e incide ben due album: “Fog On The Tyne” e “Geordie Boys”, che però vengono stroncati dalla critica e dalle riviste specializzate; c’è chi ha parlato di raccolte di canzoni tra le più brutte di tutti i tempi. Accantonata la vita da rockstar, meglio concentrarsi su quella da calciatore (peraltro molto simile). Nella stagione 1990-1991 “Gazza” e Co. arrivano a metà classifica in Campionato, ma in FA Cup mettono KO nell’ordine: Blackpool (0-1), Oxford United (4-2), Portsmouth (1-2), Notts County (2-1) e Arsenal (3-1). Con un bottino di sei reti nei vari turni di eliminazione, Paul dà un contributo sensibile per arrivare fino alla Finale di Wembley contro il Nottingham Forest, il 18 maggio 1991. Dopo diciassette minuti, Gascoigne subisce un grave infortunio al ginocchio e viene sostituito. Il Tottenham conquista la FA Cup vincendo per 2-1 e tutti i suoi compagni gli dedicano il trofeo, visto che con i suoi gol è stato determinante per arrivare fino all’atto finale. Tutta la stagione seguente il fantasista la vive da infortunato: troppo grave il ginocchio per tornare sui campi di calcio. C’è perplessità sulla sua integrità fisica, visto che anche quando era al top non aveva mai mostrato muscoli guizzanti, anzi! Nonostante tutto però, la sua vita sta per cambiare definitivamente, sposando il progetto di quella che sarà la squadra più amata e dalla quale più sarà amato. Il neo Presidente della Lazio, Sergio Cragnotti, decide che Gascoigne è l’uomo giusto per riaccendere l’entusiasmo di una piazza che negli ultimi anni era stata piuttosto freddina e che ha vissuto annate anonime. In quella estate la S.S. Lazio passa da Gianmarco Calleri allo stesso Cragnotti per 38 miliardi di lire, e il nuovo Presidente decide di costruire tassello dopo tassello una squadra che potrà vincere nel giro di pochi anni moltissimi trofei. Tanti sono i giocatori acquistati dal vulcanico imprenditore: Roberto Cravero dal Torino, Giuseppe Favalli dalla Cremonese, Diego Fuser dal Milan, Aron Winter dall’Ajax, Giuseppe Signori dal Foggia. Paul Gascoigne rappresenta la ciliegina sulla torta di un mercato sontuoso. La sua simpatia coinvolgente e il suo modo di essere estroverso anche fuori dal campo ben presto iniziano a venir fuori. Già dal ritiro in alta montagna “Gazza” si rende protagonista di un video esilarante diventato un cult del programma della Gialappa’s Band, “Mai Dire Gol”: nel filmato si vede Paul pettinato con il boccolo “tirabaci”, a petto nudo e con un asciugamano sulle spalle che canta il playback la canzone di Elvis Presley “(Let Me Be Your) Teddy Bear” mentre sullo sfondo, Signori, Winter, Favalli, Giovanni Stroppa e Fuser gli fanno da cornice con un balletto improponibile. Poi viene il campo. Il suo esordio in maglia biancoceleste arriva il 4 ottobre 1992 in Lazio-Parma, vinta 5-2. La sua prima rete italiana è di un mese e mezzo più tardi, in una partita mai banale come il derby contro la Roma. E’ il 29 novembre e la sfida dell’anno nella Capitale sta vedendo i giallorossi in vantaggio per 1-0 grazie al gol del Capitano Giuseppe Giannini, in apertura di ripresa e a causa di uno svarione difensivo laziale. I biancocelesti allenati da Dino Zoff reagiscono pochi minuti dopo con una bella azione in verticale tra Beppe Signori e Thomas Doll, ma il tedesco a tu per tu con Giovanni Cervone apre troppo il piattone cosicché il suo diagonale si perde sul fondo dopo aver sfiorato la base del palo. La Lazio attacca a testa bassa, ma non trova spiragli nella difesa giallorossa e la Roma “rischia” di chiudere la disputa in contropiede un paio di volte. Quando una trattenuta in area di Silvano Benedetti su Signori non viene sanzionata con il calcio di rigore sacrosanto, ecco che alla Lazio vengono in testa brutti pensieri, acuiti da una sventola dai trenta metri di Fuser che tocca la parte bassa della traversa con la palla che rimbalza un po’ al di qua e un po’ al di là della linea di porta. Quando il derby sembra ormai andato via, ecco che a quattro minuti dalla fine arriva il gol del pari: lancio di Signori dalla fascia destra, palla che ricade nel cuore dell’area di rigore dove Gascoigne anticipa i difensori romanisti e spalle alla porta, in torsione, impatta la sfera con la fronte e con una frustata la indirizza in rete battendo un immobile Cervone. La Curva Nord impazzisce di gioia ed esplode in un boato fragoroso e “Gazza” braccia al cielo salta i tabelloni pubblicitari e va a raccogliere l’abbraccio ideale dei suoi tifosi. Al rientro in campo, scoppia in un fiume di lacrime dalla commozione, mani giunte a mò di preghiera di ringraziamento, proprio come qualche “Irriducibile” sta facendo nello stesso momento sulle gradinate. La sua classe ormai è nota a tutti i tifosi della Serie A, così come gli italiani hanno imparato a fare “i conti” con il suo spirito bambinesco: tanti sono i siparietti divertenti che lo ritraggono a fare linguacce all’arbitro o agli avversari, ad annusare le ascelle degli stessi direttori di gara, finanche a chiedere delle chewingum prontamente consegnategli dagli stessi. Con lui in campo non ci si annoia mai, sia dal punto di vista tecnico sia perché è uno spettacolo nello spettacolo. Il calcio è un gioco e lui lo vive solo con la voglia di divertirsi e far divertire, giocando e lottando fino all’ultima goccia di sudore, ma rimanendo pur sempre in un gioco e quando si gioca lo si fa con “leggerezza”, senza prendersi troppo sul serio. Un’altra data da ricordare della sua esperienza italiana è senza dubbio quella del 6 dicembre 1992. Per la dodicesima giornata del girone di andata, la Lazio va a Pescara. La gara viene sbloccata da un’autentica prodezza di “Gazza”, che quella partita non avrebbe dovuto giocarla per un non meglio dichiarato lieve infortunio poche ore prima del match. Nell’occasione qualche maligno aveva parlato di una “sbronza” la sera prima, ma al riguardo non ci sono mai state delle conferme. Ad ogni modo, Paul ad un certo punto si impossessa della sfera sulla trequarti e salta via in dribbling uno, due, tre, quattro avversari prima di presentarsi solo davanti al portiere pescarese e batterlo con un rasoterra chirurgico nell’angolino. La partita finisce 3-2 per la Lazio, ma alla fine lo stesso risultato finale sarà un dettaglio rispetto alla magia di Gascoigne che a distanza di anni tutti i tifosi laziali e non ancora ricordano. La prima stagione si chiude con la Lazio al 5° posto e 4 reti in 22 apparizioni per lui. Nonostante il suo sconfinato talento, in Italia trova grandissime difficoltà, soprattutto a livello fisico. I malanni e gli acciacchi lo frenano continuamente e nella seconda stagione coi biancocelesti mette insieme solamente 17 presenze e 2 reti, una delle quali davvero spettacolare: una gemma contro il Cagliari con una punizione da posizione impossibile, dalla fascia sinistra con palla che prende “un giro” divino e che va ad infilarsi nell’angolino opposto. Paul è sempre l’idolo incontrastato della tifoseria laziale, che ne apprezza lo spirito battagliero e il temperamento, nonostante le sue evidenti difficoltà. La stagione 1994-1995 sarà per “Gazza” anche l’ultima in Italia e con la amata Lazio, dove mette insieme solamente 4 presenze. Nell’estate successiva passa, per 11 miliardi, ai Rangers di Glasgow. La sua prima stagione in Scozia è memorabile: in 28 partite mette a segno 14 gol, una media pazzesca per lui che non è una punta di ruolo. Il rendimento di “Gazza” è di altissimo profilo e consente ai Rangers di conquistare il Titolo Nazionale. Nella sfida decisiva per lo “Scudetto” si prende tutta la scena: l’Aberdeen passa in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Pochi minuti più tardi però è già tempo di parità: Brian Laudrup batte un corner corto per Gascoigne appostato pochi passi fuori dall’area, controllo di palla e finta con gioco di gambe annesso a sbilanciare un primo difensore, accelerazione a bruciare un secondo e tiro secco da posizione angolata che s’infila sotto la traversa, 1-1. Nel secondo tempo, se possibile riesce a fare ancora di meglio. Fallo laterale per l’Aberdeen, la palla arriva sulla trequarti difensiva dei Rangers ed esce da un contrasto, Paul la recupera e dopo averla difesa con un corpo a corpo si sbarazza dell’avversario, e comincia a correre verso la porta. Scatto bruciante di sessanta metri con i difensori che lo inseguono invano, lui entra in area e scarica una rasoiata che termina nell’angolino, 2-1. La terza rete è quella più “normale”, in quanto la realizza con un rigore “piazzato” di giustezza per il 3-1 finale. Tripletta nella partita che regala la vittoria del Campionato ai Rangers, meglio di così non si può. Anzi no… è possibile, perché i Rangers conquistano anche la Coppa di Scozia battendo per 5-1 in Finale gli Heart of Midlothian, grazie alla doppietta di Brian Laudrup e alla tripletta di Gordon Durie. Gascoigne forse non è mai stato così in forma in carriera, è in uno stato di grazia assoluto. Un ottimo biglietto da visita per gli Europei dell’estate 1996 che si svolgono proprio in Inghilterra. A casa. L’esordio contro la Svizzera non è dei migliori, la partita finisce 1-1 e il derby contro la Scozia alla seconda gara del girone rappresenta già uno snodo cruciale per la qualificazione. Paul e compagni devono vincere per essere sicuri del passaggio del turno. Ad inizio ripresa il grande Alan Shearer sblocca il punteggio per la Nazionale dei tre leoni. Poco dopo la mezz’ora però, il Capitano inglese Tony Adams commette fallo in area su Colin Hendry, è calcio di rigore. Lo specialista Gary McAllister si fa parare il penalty dal portiere David Seaman che manda il pallone in corner. Sull’azione d’angolo gli scozzesi commettono fallo in attacco, calcio di punizione per l’Inghilterra: palla lunga in avanti, veloce scambio tra due giocatori inglesi e verticalizzazione per “Gazza” che appena dentro l’area si libera con un sombrero di un avversario e prima che la palla tocchi terra la colpisce con tutta la potenza che ha in corpo. Gol. In un minuto si è passati dal possibile 1-1 al 2-0 con un capolavoro di tecnica, genio e potenza che merita di essere annoverato come uno dei gol più belli in assoluto della storia del calcio. Le televisioni di tutto il mondo fanno vedere e rivedere questa prodezza che viene eletta come la più bella di Euro ’96. La marcia dell’Inghilterra prosegue spedita dopo il 4-1 all’Olanda e la vittoria ai calci di rigore conto la Spagna nei quarti di finale, dove Paul mette a segno il suo penalty con freddezza. Il cammino inglese però, si arresta sempre dal dischetto, in semifinale contro la Germania, che già aveva sbarrato la strada agli inglesi sei anni prima ad Italia ’90, e sempre in semifinale dagli undici metri. Una sorta di maledizione che prosegue dopo il Campionato del Mondo del 1966, che vuole l’Inghilterra sempre sconfitta contro i tedeschi nelle manifestazioni che contano. Nemmeno questa volta, che sembrava potesse essere quella buona per rimpinguare una bacheca quasi deserta a dispetto di una squadra fortissima, l’Inghilterra riesce ad arrivare fino in fondo. La delusione è tanta e a Gascoigne non resta che cercare di alleviarla con la maglia del proprio club. La stagione 1996-1997 lo vede scendere in campo in Campionato 26 volte e mettere a segno ben 13 reti confermando la media strepitosa dell’anno prima. Arriva il secondo “Scudetto” di fila. I Rangers si qualificano anche per la Finale di coppa di lega nazionale, ancora una volta contro gli Heart of Midlothian. All’undicesimo minuto il vantaggio è firmato da Ally McCoist. Al 27’ ancora McCoist sigla il gol del 2-0 in mischia. Ad un minuto dall’intervallo, però gli Hearts accorciano, 2-1. Ad un quarto d’ora dall’inizio del secondo tempo arriva anche il pareggio e per i Rangers è tutto da rifare. Chi se non Cascoigne ci può mettere lo zampino? Cinque minuti dopo riceve palla sulla trequarti, avanza e dal limite dell’area con un piazzato “a giro” insacca nell’angolino per il nuovo vantaggio della sua squadra. Ma è solo l’antipasto di ciò che avverrà un paio di giri d’orologio più tardi. Rimessa laterale in zona d’attacco, Paul si avvicina al compagno per farsi dare il pallone, salta uno, due avversari e si accentra. Cede palla a McCoist che gliela ricede chiudendo una veloce triangolazione. “Gazza” la controlla col sinistro, se la sposta sul destro e con il “piattone” sorprende il portiere in uscita, 4-2. Gli Hearts non mollano, la partita è una battaglia, ma il gol del 4-3 arriva proprio al 90’. I minuti di recupero sono intensi e sofferti; alla fine i Rangers si portano a casa la Coppa di lega.

L’ultima stagione in Scozia di Gascoigne è la meno brillante, appena 20 partite e 3 gol, che spingono l’allora Ct Glenn Hoddle a non convocarlo per i Mondiali di Francia ’98, chiudendo così la sua esperienza con la Nazionale inglese dopo 57 partite e 10 reti. Dopo la breve ma intensa parentesi scozzese, Paul decide che è ora di tornare a casa. Viene ingaggiato nell’estate dello stesso anno dal Middlesbrough dove rimane per due stagioni segnando 4 gol in 41 apparizioni. Nel breve giro di posta si susseguiranno Everton (dal 2000 al 2002), Burnley, Gansu Tianma e Boston United, ma ormai la sua carriera può dirsi conclusa. Nel 2004 decide di ritirarsi dal mondo del calcio e la sua vita inizia a prendere una piega decisamente più triste e malinconica. Il suo modo di vivere “sgangherato” lo condiziona una volta appese al chiodo le scarpette, ma se prima c’era un pallone a salvarlo, ora non c’è più e la vita comincia a metterlo con le spalle al muro. Nel corso degli anni ha scialacquato montagne di soldi, indebitato fino al collo affoga tutte le sue frustrazioni nell’alcool e nel vizio del gioco e delle scommesse. E rimane solo. Nel 2007 ridotto uno straccio, viene ricoverato d’urgenza in ospedale per un’ ulcera perforante che gli fa rischiare la vita. Viene operato ed i medici riescono a salvarlo in extremis, ma i guai per Paul non sono finiti. Ormai la sua vita ha preso una deriva da cui sembra non riuscire a salvarsi. Nel frattempo provoca dei danni negli hotel di Newcastle prima e di Gateshead poi dove è ospite. La polizia lo arresta e lo conduce presso una struttura per malattie mentali dove viene richiuso per tre giorni. Nel mese di maggio del 2008 si trasferisce in un albergo di Londra dove progressivamente viene “assalito” da manie depressive e tenta il suicidio. Tirato nuovamente per i capelli, la sua fragile psiche finisce per travolgerlo in un incubo senza fine. Per non pensare, si stordisce di birra, e Red Bull (dichiara di riuscirne a bere anche 60 al giorno!). I medici gli diagnosticano una dipendenza patologica da alcool e la sua salute è piuttosto precaria, con una crisi epatica in atto. Nel frattempo, riesce anche a trovare il modo di litigare con un “paparazzo” e con un suo fan a cui rompe il telefonino solo perché gli aveva chiesto una foto ricordo e un autografo. Il 18 giugno si presenta in Ungheria ad un concerto degli Iron Maiden completamente ubriaco e alla fine la sicurezza decide di allontanarlo. Vaga per tre giorni senza una meta e senza dare notizie di sé… succede lo stesso anche quando nel mese di dicembre esce dalla clinica dov’è in cura per andare a casa in occasione delle vacanze di Natale. Nel 2010 si rivolge al sindacato dei calciatori per ottenere un sostegno in quanto in pochi anni ha sperperato 26 milioni di euro del suo patrimonio e non ha più né una casa dove andare a dormire né i soldi per fare la spesa. Nel mese di ottobre, finisce di nuovo alla ribalta delle cronache per essere stato arrestato per detenzione di droga. Nel novembre 2012 , in occasione della gara di Europa League tra Lazio e Tottenham, viene ospitato allo Stadio Olimpico e il Presidente laziale, Claudio Lotito, gli concede il giro d’onore per salutare i suoi vecchi tifosi che non lo hanno mai dimenticato. Pochi mesi più tardi, nel febbraio 2013 le sue condizioni di salute si aggravano nuovamente. Viene colto da una crisi cardio-circolatoria e subito le sue condizioni appaio piuttosto disperate. Va addirittura in coma, ma i medici riescono grazie ad una costosissima operazione a salvarlo. Il suo grande amico ed ex compagno di Nazionale Gary Lineker raccoglie dei fondi insieme ad alcuni ex calciatori inglesi per permettergli le cure. Riesce così a guarire e nel mese di marzo viene ospitato in un talk show in Inghilterra. A maggio dello stesso anno fa “presenza” alla corsa dei cavalli ad Ascott in compagnia della ex moglie Sheryl, un paio di mesi più tardi viene arrestato proprio per aggressione nei confronti della stessa e della sua guardia del corpo. Trascorre una notte in cella prima di essere rilasciato su cauzione. Nel mese di luglio viene trovato riverso per terra con un paio di bottiglie di gin in tasca poco fuori ad un hotel di Londra da cui era stato cacciato per ubriachezza molesta. Viene trasportato nuovamente in ospedale, ma riesce a scappare e vaga per altri quattro giorni in giro per la città. Quando viene ritrovato afferma di essere sobrio e di voler lottare contro il suo “male”, convinto di potercela fare. Il 21 agosto 2014 ancora un ricovero in ospedale dopo un’altra delle sue “sbronze micidiali”. Dopo un periodo di relativa calma, nel dicembre del 2016 il suo nome torna d’attualità quando insulta e lancia soldi ad alcuni clienti di un albergo londinese. Un ragazzo, non sopportando il suo comportamento lo prende a calci e lo fa cadere dalle scale provocandogli una ferita alla testa e la frattura di due dita della mano. In questo periodo viene ritratto in foto piuttosto “tristi”, vestito solamente con una vestaglia, scalzo e con una sigaretta in bocca che esce da un taxi dopo aver comprato del gin. Una fine triste, la più triste, per un uomo e un fuoriclasse che invece ha regalato tanta allegria e tanto divertimento in campo. E quella depressione, che ha preso il sopravvento e che forse è l’unico avversario che “Gazza” non ha mai saputo affrontare e sconfiggere, scartandolo e beffandolo come faceva contro i suoi avversari in campo. Con una linguaccia e quell’aquila battuta sul petto che i tifosi laziali sempre e per sempre gli ricorderanno. Il demone dell’alcool e della depressione gli ansima addosso. Ma ad oggi, è ancora vivo! C’mon Gazza!

Donato Valvano

Paul Gascoigne

 

Nome: Paul John
Cognome: Gascoigne
Nato il: 27 maggio 1967, Gateshead, Tyne And Wear, INGHILTERRA
Altezza: 1,76
Peso: 80
Ruolo: Fantasista

Carriera:
Newcastle United (Presenze 92 / Reti 21)
Tottenham Hotspur (Presenze 92 / Reti 19)
Lazio (Presenze 43 / Reti 6)
Rangers (Presenze 74 / Reti 30)
Middlesbrough (Presenze 41 / Reti 4)
Everton (Presenze 32 / Reti 1)
Burnley (Presenze 6 / Reti )
Gansu Tianma (Presenze 4 / Reti 2)
Boston United (Presenze 7 / Reti )
Inghilterra (Presenze 57 / Reti 10)

Palmarès:
Tottenham Hotspur:
Coppa d’Inghilterra: 1
Rangers:
Campionato Scozzese: 2 / Coppa di Scozia: 1 / Scottish League Cup: 1 / Calciatore dell’Anno: 1