L’Odio

“La consapevolezza

che tutto sta cambiando

si insinua

con lo strazio.

Sembrava così lontano

L’Orrore

che mai si palesava

ai nostri occhi.

Adesso sta sulla porta

e puoi sentire,

il suo fetore

aleggiare sui giorni”.

(Giacomo Grignetti)

Versi tratti dal mio malessere, dal mio stato d’animo di fronte alla consapevolezza che tutto è cambiato e tutto sta per cambiare. I sogni e l’individualità d’ognuno, normalmente affidati al futuro, si stanno per sgretolare, sotto un unico vessillo: l’immanenza dell’Odio. Odio verso il simulacro di turno, l’Odio che era nell’infanzia tributato all’uomo nero, adesso assume il sembiante di una folta barba ed un Kalashnikov. Siamo stati per decenni i portatori della “libertà e pensiero democratico” e sotto questa falsa egida, abbiamo devastato il mondo, non curandoci mai delle vite umane sottratte alle logiche del cosmo, poiché la nostra logica era aurea, splendente e incorruttibile come il noto metallo. Anzi, era il noto metallo. Abbiamo bombardato ospedali, destituito dittatori, che come pastori ammansivano le pecore prendendole a bastonate. E davvero qualcuno pensava che questo non avrebbe causato un contraccolpo? L’orrore che ci sovrasta è un orrore che, bisognerebbe avere il coraggio di ammettere, è stato da noi stessi creato. Le pecore, rimaste sole, si resero conto di essere uomini, e quegli uomini avevano soltanto una cosa in comune, la religione, e una volta liberi e senza una guida, secondo i dettami che noi stessi avevamo affidato loro, questo è ciò che ne è scaturito: l’Orrore. L’orrore che noi dobbiamo affidare a dei volti, per non doverci mai specchiare, e capire che quell’orrore, l’abbiamo creato noi stessi. E’ frutto della nostra bramosia animale, che non considera la vita umana che un gruppo di organi e ossa scomposte, maciullate da una granata. Tutt’al più il valore degli organi al mercato nero, oppure “che sarà mai qualche vita, rispetto ad un giacimento?”. Per chi arriva a questa conclusione, si apre l’abisso. Non c’è nessuno a cui affidare l’atroce e bestiale viso del mostro, nessun Kalashnikov, né religione. Siamo costretti, infine, a guardarci allo specchio, a vedere i nostri occhi senza pupilla riempirsi di vuoto. E poi, udire un urlo disperato sgorgare dalle nostre ugole, l’urlo della realtà che si abbatte sulle nostre coscienze, l’urlo di qualcosa che si rompe, dentro di noi, l’urlo dell’incomprensibile che si palesa e si mostra col suo volto atroce, il nostro. Abbiamo creato i mostri, nell’assenza di luce, li abbiamo plasmati nella tenebra della nostra apostasia, e dalla tenebra, adesso, stanno venendo a prendersi l’unica cosa che riteniamo essenziale nella nostra vita, e l’unica cosa che c’è rimasta: la Libertà, essere splendente ed aggraziato, che dal significato originario (significato prodotto in tempi in cui non poteva essere che tenue bagliore), è diventato un concetto effimero, utilizzato per nascondere la nostra mancata appartenenza ad un qualcosa (cosa siamo?), per nascondere il crollo dei pilastri metafisici che dovrebbero sorreggere le nostre anime e i nostri corpi. Ciò che chiamiamo libertà, invero, è mondanità che si traveste da sfolgorante Eleutherìa. E’ la risposta magica ad ogni azione da noi commessa, è un velo che ci protegge dalle domande interiori che pur dovremmo porci. E adesso è troppo tardi per porsele, possiamo soltanto commiserare noi stessi e combattere, combattere perché la disumanità non conosce che il linguaggio della disumanità, e non c’è spazio per la sottomissione, e la non violenza è ormai una favoletta dei tempi andati. Però voglio aggiungere una piccola postilla per tutti coloro che leggeranno questo articolo. Oltre ad avere una motivata paura per la perdita della vostra libertà, abbiate una motivata paura nel non avere più il vostro cuore sorretto da una fede, una fede qualsiasi, perché l’unica cosa che potrà salvarci sarà la speranza, che ci da la fede, con il semplice verbo, in prima persona: “Credo”. Finché combatteremo in nome della fede, anche noi, in forza di tutte quelle ragioni metafisiche che possono giustificare la nostra lotta contro il miscredente fondamentalista, avremo un motivo; ma non lottiamo, non facciamolo più, per portare o difendere la libertà. Diceva un filosofo colombiano: “La libertà deve essere una meta, non la base dell’organizzazione sociale”. E aggiungo io: ogni concetto può essere mascherato, e noi abbiamo adesso il nostro vitello d’oro, per cui ci vogliono uccidere, come Dio nell’Antico Testamento, ma anche loro hanno il proprio. Ed è quella parola, tante volte citata in questo articolo, che loro vogliono rendere sussurrata, sfuggente, ma mai comprendere. Hanno una chiara volontà di rendersi e renderci sottomessi della Sharīʿa, che nessuno di noi può in alcun modo accettare. Che dallo scontro tra queste civiltà, possa nascere una sintesi eletta ed evoluta, in grado di abbandonare sia l’idolo d’oro, che le leggi retrograde di migliaia di anni fa per far nascere una nuova civiltà, globalmente ed amabilmente tollerante (quando per tolleranza si intende dignità della vita umana, che non deve e non può essere posta sotto nessun valore, né economico, né religioso).

Giacomo Grignetti

Paris le 13 novembre 2015

Paris le 13 novembre 2015