“Sotto la collina si stende un campo di alta saggina, che muta di colore ad ogni stagione; andate a vederlo in autunno, nel tardo settembre, quando diventa rosso come il tramonto, mentre riflessi scarlatti simili a falò ondeggiano su di esso ed i venti dell’autunno battono sulle sue foglie secche evocando il sospiro di una musica umana, di un’arpa di voci.”

Truman Capote (1924-1984)

Prendi un oscuro gruppo svedese di fine anni ‘90 (Anywhen), prendi il loro cantante, che di mestiere fa il designer grafico e che pubblica un solo LP datato 2001 e metti il caso che dopo sette anni un genio della musica, che risponde al nome di David Sylvian, scopre proprio quest’ultimo album, ritenendolo talmente bello da volerlo produrre nuovamente e pubblicarlo per la sua etichetta. Ecco fatto, una semplice ricetta per uno dei dischi più sconosciuti e contemporaneamente più belli della musica di avanguardia (ma non solo); una vera perla nascosta alla luce. Thomas Feiner, autore quasi esclusivo di quell’ultimo lavoro degli Anywhen dal titolo “The Opiates – Revised”, è un ragazzone svedese che ha una voce così caratteristica e bella da renderlo davvero unico. Partiamo proprio dalla sua voce: è baritonale al punto giusto, ma calda, suadente e che ti accarezza, sorprendendoti per le tante sfumature. Mai scontata, in ogni brano è una scoperta. Ma non solo la voce è straordinaria, tutto l’impianto sonoro e compositivo è fuori dal comune, regalando emozioni cupe in un’atmosfera minimale ma estremamente sofisticata. Lo stesso Sylvian infatti parla di “paesaggi sonori” nella presentazione del lavoro: “Il buio, il romanticismo e soprattutto l’aspetto emozionale della voce di Thomas sono stati un po’ una sorpresa per me perché erano totalmente fuori dal contesto della musica del periodo”.
Le 10 canzoni – perché di semplici “canzoni” si tratta – si aprono con “The Siren Songs”, nella quale Thomas esprime una voce roca e maledetta, ricordando un po’ il grande Eddie Vedder, con un testo in cui l’autore parla di un abbandono tra le braccia di una sirena, simbolo di una donna ma anche di resa ai mali della vita.
Di seguito un vero capolavoro, una canzone che non può essere definita in nessun altro modo: “Dinah & The Beautiful Blue” ha una struttura senza tempo, con un tessuto tremulo di archi e con la voce – che voce! – che è una sceneggiatura cinematografica. Il ritornello è una delle più emozionanti frasi musicali mai ascoltate, ed il finale, sontuoso, che ti porta il cuore in viaggio per strade mai percorse. Una canzone che è una colonna sonora di un film immaginario.
“Scars And Glasses” comincia invece nella migliore tradizione del dark-pop britannico, con suoni cupi. Ma, il tempo di ambientarsi, e ci si ritrova in una canzone semplice all’ascolto e contemporaneamente di una struttura compositiva fuori dal comune, che ricorda la celebre “Orpheus” di David Sylvian. Il cantato di Feiner ha una sfumatura ancora non ascoltata: stavolta è sussurrato e copre tonalità molto più alte di quelle sino ad ora utilizzate, sorprendendo in maniera piacevole anche con il falsetto.
La successiva “Postcard” è un brano decisamente dark-wave, ricco di contaminazioni e con un arrangiamento degno dei migliori ingegneri del suono.
“Yonderhead” fa tornare in un mondo che esiste solo nella mente del grande Thomas Feiner. Un arrangiamento pulsante e nuovamente oscuro, fatto stavolta anche da strumenti a fiato oltre che dai soliti archi, accompagnano la voce, nuovamente soprannaturale, che canta di confusione e mancanza di punti di riferimento.
L’ascolto prosegue con “Mesmerene”, che parte con un arrangiamento minimale fatto da una chitarra ed un basso, leggermente ritmati da percussioni abbastanza in secondo piano. L’inciso è nella migliore tradizione della musica dark ma non è mai scontato anche a livello di suoni, sapientemente prodotti da David Sylvian. Si ripresenta, in questo caso, il tema incentrato sullo smarrimento, di demoni e di rimpianti.
Il brano successivo, “Toy”, è di sicuro tra i miei preferiti: si comincia con una serie di strumenti a fiato sovrapposti, compreso un oboe, che tessono una melodia davvero fuori dal comune. Si notano in sottofondo una serie di suoni che altro non sono che interferenze di un ipotetico ascolto alla radio. Ma il ritornello è un’altra perla, con la voce di Feiner che ti accarezza il cuore fino a farlo entrare in fibrillazione e un arrangiamento fatto sempre dagli stessi strumenti dei pezzi precedenti e soprattutto una serie di clarinetti che continuano a imbastire contrafforti sonori.
“For Now” è un blues oscuro, con Thomas Feiner che potrebbe essere un attore di teatro intento a recitare la sua disperazione, contrappuntata da una tromba che fa intravedere la luce in tutta questa oscurità. Il testo è pura solitudine e disperazione, ma la canzone è tra le più belle dell’intero LP.
Il penultimo brano si intitola “Betty Caine”; è un altro film non ancora girato, nel quale la voce di Feiner è sublime, accompagnata da un pianoforte preparato ed i suoni che paiono provenire da una dimensione fatta di ricordi e rimpianti, fino alla metà del pezzo, momento in cui la musica si apre in un paesaggio fatto di cascate e prati verdi e soprattutto pieno di speranza. E’ una canzone questa, che parla di rimpianti e di posti segreti ed è davvero meravigliosa.

L’album si chiude con “All That Numbs You”, che parte nuovamente come brano dark-wave, ma nel ritornello si trasforma in una ballad che ha il sapore dei libri di Jack Kerouac.
Avrete notato immagino, che spesso ho usato paragoni cinematografici. L’ho fatto perché l’intero album è così evocativo di immagini rarefatte che potremmo tranquillamente considerare “The Opiates – Revised” una colonna sonora di un film mai uscito. Lo strano caso di Thomas Feiner… davvero una bellissima scoperta.

Bartolomeo Perrotta

Lo Strano Caso Di Thomas Feiner

Thomas Feiner