Polonia, 1793. L’esercito prussiano dilaga senza sosta in ogni arteria del Paese; in un convento-prigione sotto assedio, il caos regna sovrano, e gruppi di disgraziati vagano senza pace, in preda ad un’esecrabile estasi venefica. Monache cianotiche si parano di fronte ad un uomo barbuto e vestito di nero di nome Ezechiel (Michal Grudzinski). Una delle sorelle lo accompagna nei sotterranei del convento, là dove si celano le celle, sature di prigionieri ululanti. La disperazione serpeggia come una infida vipera tra i freddissimi corridoi; poi lo straniero trova quello che cerca: il giovane Jakub (Leszek Teleszynski), rinchiuso in un fetido tugurio attende il suo giudizio. Ezechiel libera lui e una delle monache, Jakub è sfinito e confuso. Ma non c’è più tempo, il demone prussiano è giunto. Un plotone di soldati si abbatte sui moribondi derelitti del convento, ormai indifesi, massacrando e falciando ogni essere vivente alla stregua degli avvoltoi più irriducibili. Lo straniero incalzato dagli spari porta Jakub e la donna al piano superiore, e dopo aver mostrato ad un ufficiale prussiano un lascia passare, permette ai due di fuggire a cavallo. Da questo momento in poi la strada di Jakub si incrocerà con quella di assurdi personaggi, figure la cui esistenza è possibile solo in un mondo alle soglie della fine. Il protagonista incontrerà una lunatica compagnia di attori e sua moglie (Malgorzata Braunek), ormai in compagnia del miglior amico di Jakub. Arrivato nei pressi di casa, scopre il cadavere di suo padre disteso sul letto, nudo fino alla cintola, la casa è svetrata in più punti, e sua sorella (Anna Parzonka) è slegata da ogni legame con la realtà, oppressa da un uomo infimo e arrivista. Di seguito incontrerà sua madre (Iga Mayr), alle prese con uno stile di vita e un impiego non proprio morigerato, che spingerà il protagonista sempre più vicino alle porte della follia. Jakub, sobillato dal suo salvatore, Ezechiel – questo essere maligno – costruisce la sua vendetta, nevrotica e insensata, uccidendo chi a suo dire, lo aveva tradito o danneggiato; Jakub tenta una radicale pulizia della società, mietendo anime in nome di una giustizia zoppa e obnubilata. Armato di rasoio, farà scorrere il sangue a fiumi. Ma ci fermiamo. Non racconterò qui passo dopo passo la trama, dato che si finirebbe per amalgamare e travisare la visione, “Diabel” è una gemma nera da gustarsi senza troppe anticipazioni. Ritroviamo i due protagonisti del primo film di Andrzej Żuławski, Jakub e la sua sposa, che confermano la loro eclettica potenza recitativa con un’altra prova ammaliante. Assieme a loro anche il turlupinante Ezechiel, inaffidabile serpente, che ci regala una performance subdola ed efficace, proprio come il personaggio che interpreta. Ma di concerto il pervicace valzer della follia funziona grazie alla magistrale prova di tutti gli attori, nessuno escluso, come la madre di Jakub (Iga Mayr), magnifica e sensuale. Lo stile e la teatralità voluta dal regista viene qui seguito ed esacerbato se possibile, verso vette incomprensibili ai più, uno sciorinare prolisso, che accentua il dolore. Ancora alle prese con il fil rouge di morte, cupidigia, dissolutezza e distruzione, Żuławski mette al mondo un altro film pernicioso e malsano. Esasperazione magistrale del suo primo lungometraggio “La Terza Parte Della Notte”, con “Diabel”, raggiungiamo vette parossistiche; la tragicomica manifestazione di tutta la malignità del mondo e un elemento pericoloso che infetta la Polonia martoriata, con il suo siero mortale. Ne “La Terza Parte Della Notte”, i nazisti e i pidocchi rappresentavano la malattia e la cura, e ancora viceversa, in una sordida danza d’estasi mortale; in “Diabel” invece, il caos sembra provenire dall’altissimo, come se il Giudizio Divino si fosse abbattuto in modo ineluttabile sul mondo, e unitamente a questo, il salvatore di Jakub, Ezechiel, essere infingardo e persuasivo, rappresenta qualcosa di grottesco e allucinante, e la vera identità di quest’uomo viene svelata solamente nelle ultime sequenze del film. Finale ovviamente IMPERDIBILE. Żuławski gioca ancora con il caos e la disperazione, e si produce in una escalation ascendente di sangue e morte sempre più feroce. “Diabel” è una sorta di “Barry Lyndon” alla rovescia, dove il percorso del protagonista, sullo sfondo della guerra, tenta un riscatto; ovviamente nel film di Stanley Kubrick Lyndon rappresenta un audace uomo alla ricerca di denaro, fama, amori, un ruolo importante nell’alta società, anche il nostro Jakub per alcuni aspetti cerca la sua dimensione, ma tutto ciò si fonde con il traguardo di una vendetta, una missione superiore, escatologica allegoria degli ultimi attimi prima della fine. La regia è frenetica, ed epilettica come al solito, e in alcuni frangenti è talmente opprimente da togliere il respiro. Una fotografia fredda ci ottunde, si può avvertire, palpare quasi, il freddo gelido della Polonia d’inverno mentre trasuda dallo schermo. Le scenografie magistrali ci proiettano direttamente nel caos della Nazione occupata ma non solo, magioni settecentesche (una fissazione del regista), castelli, boschi innevati e ruscelli. In particolare una sequenza, che trovo squisitamente brutale, mostra Jakub che attraversa un terreno dissestato, butterato dalle esplosioni e zeppo di cadaveri, cadaveri di decine di soldati: la macchina da presa segue il passo del protagonista, con un piano sequenza e una stupenda panoramica ci svela il nefasto paesaggio. Le musiche torve, sincopate e spesso incalzanti, sono un vero espediente ansiogeno. Pazzesche! “Diabel” è introvabile anche in edizione DVD, mai doppiato in italiano, e mai passato in rassegna sui nostri schermi. Una vera e propria gemma maledetta, ma dopotutto cosa non è travagliato e difficoltoso nel cinema di Żuławski. Una pellicola di difficile fruizione, ma già più movimentata del primo lungometraggio del regista polacco, e questo la rende quantomeno più “leggera” (ma dosiamo per bene i termini), è pur sempre un pugno nello stomaco. Chi avesse le palle di voler puntare gli occhi nel calderone del caos, non dovrà assolutamente perdersi “Diabel” e le sue svariate allegorie malefiche… sareste capaci di riconoscere Satana se vi si parasse di fronte?

Donatello Bochicchio

L'Apocalisse Di Andrzej Zulawski: Diabel (Il Diavolo)

Anna Parzonka – Diabeł (1972)