L’ultima volta che ho parlato con Peter Christopherson prima della sua scomparsa è stato durante la scrittura di “INDUSTRIAL [r]EVOLUTION”. Stavo cercando di disegnare i contorni di tutto ciò che nel corso degli ultimi trent’anni era stato ricondotto sotto l’etichetta di ‘musica industriale’, e la voce di Sleazy (Christopherson) mi sembrava una delle più autorevoli per poter esprimere opinioni sul tema. Chi più di lui? Chi più dei Throbbing Gristle per parlare dell’industrial? Il gruppo che aveva chiamato la propria etichetta discografica con l’appellativo di Industrial Records. Ho conosciuto Christopherson come persona gentile, mite, affabile, difficile immaginare un temperamento così dietro la sconvolgente anarchia del gruppo che per alcuni anni tenne in scacco la critica musicale inglese.
Cosa era l’industrial? Cosa erano i Throbbing Gristle?
Sleazy non ha esitazioni.
“I Throbbing Gristle non avevano niente a che fare con la provocazione”, mi dice lapidario. Ancora oggi non lo dimentico.
Come sarebbe a dire che i Throbbing Gristle non fanno provocazione?
Riavvolgiamo il nastro.

Fine anni ’60. Dalle parti d Londra si muove un gruppo di nome COUM Transmissions. Parrebbero una compagnia di sbandati. Il loro leader, Genesis P-Orridge, ha lo sguardo assatanato di Charles Manson ed una preparazione musicale ridotta ai minimi termini. Cosey Fanni Tutti è una diafana modella porno che si è trovata molto bene con Genesis in una sinistra declinazione della legge dell’attrazione. Insieme decidono di dare corpo, letteralmente, ad un gruppo di performance art in cui ruotano nel tempo vari personaggi tra cui anche Christopherson. E per alcuni anni i COUM Transmissions accumulano interrogazioni parlamentari, censure della stampa, reprimende politiche di vario titolo, il tutto alternato ad esibizioni nelle galleria della Londra bene e nei salotti della cultura che guarda vogliosa e pruriginosa senza confessare le proprie inclinazioni. Corpi nudi, scarnificazioni, autoiniezioni del proprio sangue, coprofagia, non ci sono limiti alla decenza, né alla fantasia. Poi però Genesis decide che per i COUM è giunta la parola fine e con i quattro compagni, nel frattempo si è aggiunto Chris Carter, ha l’intuizione di un progetto meno spostato verso la performance art e più incline alla musica, se così la si può definire. Anno di grazia 1975: nascono i Throbbing Gristle, l’erezione fulminante nel gergo giovanile di quella terra martoriata dalla crisi economica e non ancora guarita dalle cicatrici della Seconda Guerra Mondiale.
I quattro non possiedono preparazione musicale, ma hanno una gran voglia di dire la loro, a modo loro, e così decidono che gli strumenti musicali non possono essere l’unica porta di accesso al mondo dell’espressione in suoni. I TG vogliono mettere in sinfonia la società industrializzata, orchestrando i sinistri rumori della modernità, e per questo chitarre e batteria non possono servire. Entrano in scena i rumori catturati dalla strada, le percussioni di fortuna, la chitarra non suonata in modo tradizionale, ma battuta e violentata. Un sottosopra letterale. I nastri registrati da Carter e Sleazy vengono tagliuzzati e ricuciti alla rinfusa, senza un senso prestabilito, in un burroughsiano cut-up in musica. Cosey lascia tracce della sua voce alternandosi al timbro alieno e alle grida di Genesis. Cosa vogliono fare i quattro? Semplice: prendere le regole della musica occidentale, accartocciarle e buttarle nello scarico di una latrina a cielo aperto, raccogliere le deiezioni marinate nella bile e nella pioggia e riversarle su nastro. Per Genesis nessuna limitazione data dalla mancanza di tecnica musicale può essere ostativa alla libertà di esprimersi. Il pentagramma non ha alcun senso, come non lo hanno neppure metrica, tonalità, timbro. E questo perché l’espressione musicale deve essere la fedele trasposizione di una realtà che sempre più si mostra senza regole e speranze, senza appigli per una generazione che non trova le promesse fatte da chi aveva guidato la Nazione ai gloriosi fasti della vittoria bellica. Ma quali fasti? Solo macerie, acciaierie da riconvertire, tonnellate di cemento ovunque, disoccupazione strisciante e catene di montaggio alienanti. Ecco i Throbbing Gristle.
I quattro stanno per pubblicare le loro prime sconclusionate uscite, ed il caso vuole che passi per i loro scantinati un californiano pazzoide di nome Monte Cazazza. Chiede di ascoltare i loro nastri e ne rimane letteralmente affascinato: “Questa è musica industriale per gente industriale”, sentenzia senza pensarci troppo. È nata la musica industriale. È nata l’Industrial Records. È nato “The Second Annual Report”, anno 1977, una miscela al calor bianco di rumore e lamenti, un disco seminale, fondamentale nella storia della musica moderna, eppure al tempo stesso qualcosa di sostanzialmente lontanissimo da qualsiasi concetto noto di rappresentazione musicale.
Siamo nel periodo della piena esplosione punk, ma i TG non vogliono rovesciare la società. Non vogliono prendere a pugni in faccia il sistema occidentale. Non vogliono gridare quanto gli fanno schifo i Pink Floyd. Vogliono semplicemente descrivere il declino del mondo in cui vivono, senza per forza dover provocare. La loro arte non è asservita ad una velleità iconoclasta fine a se stessa, non è ricerca del titolo sui tabloid, e non è neppure il gusto di creare repulsione. Genesis e compagni vogliono semplicemente dire la loro senza dover rendere conto alle regole della musica, portando la gente a guardare in faccia al mondo. A schiaffi. Quando nel 1978 esce “D.o.A: The Third And Final Report” è di nuovo capolavoro. Oscuro e nauseante, forse più vicino del predecessore alla forma canzone. Basta ascoltare una traccia come “Hamburger Lady”, l’orrida descrizione di una donna bruciata viva, per capire che i Throbbing Gristle non hanno imbarazzi nel guardare in faccia tutto ciò che capita loro sotto tiro.

Estetica vagamente militaresca, proclami pseudo marziali, iconografia bellica, un’etichetta con cui iniziano a produrre la musica industriale più disparata, questo sono i Throbbing Gristle che nel 1979 pubblicano la terza pietra miliare della loro discografia, “20 Jazz Funk Greats”. Per alcuni è il loro primo album in studio, poiché integralmente registrato in studio e senza spezzoni live. Purtroppo è anche il canto del cigno della band, che, dopo l’uscita di “Heathen Earth” (1980) e del live “Mission Of Dead Souls” (1981), proprio nel 1981 dichiara finita la propria attività. L’idillio personale e professionale tra Genesis e Cosey finisce, e allo stesso tempo i quattro convengono che la missione dei TG può ritenersi conclusa. Nonostante le poche migliaia di copie vendute, i tre LP del quartetto hanno tracciato una storica strada che negli anni a venire verrà ricalcata da migliaia di persone. Il peso specifico dei Throbbing Gristle verrà completamente avvertito solo in un lontano futuro, come spesso accade alle manifestazioni artistiche più ostili e controcorrente rispetto alla cultura dominante, ma la Storia, quella con la “S” maiuscola, non conosce pause. La musica industriale ha preso il via, per alcuni critici è addirittura finita con lo stesso scioglimento degli irripetibili Throbbing Gristle, ma per la cultura collettiva è l’alba di un nuovo, sotterraneo, oscuro modo di concepire il suono.
Il futuro dei Throbbing Gristle sarà costellato di reunion: “Journey Through A Body” (1982), “In The Shadow Of The Sun” (1984), “CD1” (1986), “The First Annual Report” (2001), “Part Two: The Endless Not” (2007) e l’ultimo “The Third Mind Movements” (2009) e numerosi progetti paralleli. Dalle loro ceneri nasceranno nuove straordinarie filiazioni come Psychic TV, Coil, Chris & Cosey, Carter Tutti, Soisong, fino alla morte di Sleazy nel 2010 che mette la pietra tombale sulla loro straordinaria avventura. Ma questa è un’altra storia.

Giovanni Rossi

La Rivoluzione Industriale Dei Throbbing Gristle

Throbbing Gristle