(Fappening = neologismo onomatopeico in lingua inglese indicante il suono canonico della masturbazione maschile; nello specifico, il suddetto suono, successivamente alla pubblicazione massiva di foto erotiche rubate dall’intimità di innumerevoli personaggi famosi, da parte di un fantomatico anonymous, di cui proveremo, con l’immaginazione e con l’ingegno, a ricostruire i movimenti, e gli intenti)

Una figura emerge dal buio di una stanza buia, rischiarata da molteplici monitor. E’ l’alba di una nuova era, pensa tra sé e sé. Davanti la sua figura marcatamente obesa decine di monitor con geroglifici verdi che scorrono su sfondo nero. Un inopportuno buontempone potrebbe pensare a un sequel di “Matrix”, inconsapevole, che a rischio c’è l’integrità mediatica di centinaia di persone. Pian piano le schermate nere scompaiono lasciando posto a simpatiche modelle che si depilano le gambe con la schiuma da barba nella vasca da bagno.

Si inizia a sentire un rumore di sottofondo: “fap fap fap fap fap”…

Dissolvenza.

E’ ormai giorno nella catapecchia di quest’ultimo anonimo, che per comodità chiameremo “ciccione brufoloso dedito alla masturbazione compulsiva”, e finalmente si compie la sua scelta. Finalmente ha deciso di rendere pubbliche le immagini occulte delle persone famose.
Intanto un’immagine si staglia sullo schermo di milioni di menti, un’immagine talmente cruda e potente che non lascia tempo neanche a sospiri di meraviglia.

“Eccoti: basta lo sguardo a parlare per te, i folti baffi che nascondono un sorriso appena accennato, ironico e beffardo quanto basta a farti pensare come starebbe quella dentatura impressa su di un marciapiede. Guardati. Spogliati. Oltre la camicia di tessuto jacquard cosa vedi? Oltre la cravatta in seta e la cinta di Hermès? Cosa vedi? Spogliati, e pensa. Spogliati e guarda il tuo corpo nudo, verminare la sua immagine sul riflesso dello specchio. Sei un essere umano, per quanto divinizzato da marmaglie di gente annichilita, inutile come tutti gli altri. Un granello di merda in un mondo appallottolato da uno scarabeo stercorario ormai morto da tempo. Guarda il tuo sorriso ardito pian piano smorzarsi in un dischiudersi di commiserazione. Sei nudo e sei solo.” 

E’ l’immagine del velo di Maya che, come farebbe un mago inesperto nel trucco della tovaglia, sfilandosi distrugge tutto ciò che vi è sopra; l’apparenza si frange al suolo come bicchieri di cristallo.
Non c’è più spazio per la menzogna. Solo questo ci è dato sapere. 

Scagliarsi contro gli dèi di un’epoca, comporta persecuzione, come sempre la ricerca della verità. Oggi sappiamo perché possiamo definirci animali senza ragione, l’impudente risposta alla saggia domanda che segue ogni birbonata, ovvero: “Se tizio si butta dal ponte anche tu lo fai dopo di lui?”. E’ stata laconicamente regalata alla popolazione del mondo da migliaia di psicologi e psicanalisti e neuroscienziati attraverso la scoperta del decennio, i neuroni specchio in modo tale che adesso, con un certo savoir-faire, si può rispondere a quella domanda: “E’ naturale, lo dice anche la scienza, siamo fatti per essere un branco di docili pecorelle, senza alcuna identità; noi cerchiamo il simile e ne godiamo, e i nostri volti sono i nostri dati, e i nostri dati, infine, sono usati per costruire le tendenze globali, che tutti seguiremo poiché sono ricalcate sulle nostre individualità”. La legge dei grandi numeri ci dice che maggiori sono i numeri trattati e maggiore è la percentuale statistica di riuscita, e maggiore sarà il livellamento delle eccezioni. Nell’epoca di Internet si può dire che il numero di dati posseduto da chi costruisce le tendenze, sia pari a tutti coloro che hanno una connessione via Web. Così allegramente ci avviamo verso la perdita della pluralità in favore della singola opinione dominante; così se non la pensi allo stesso modo vieni estromesso dalla società e reso asociale; in questo modo una moltitudine di dèi barbuti troneggia sulle nostre azioni e sulle nostre coscienze, facendoci credere che il meglio per la nostra vita sia acquistare quello o quell’altro gadget che mostrano loro stessi come status symbol. Le divinità della nostra epoca, infine, non sono che pedine mosse dal denaro. Non li si può commiserare. Ma colpendo le pedine, si può arrivare a smontare un’idea. L’idea che chi ci guida nella vita, sia un essere umano come noi, sottoposto alla lussuria inevitabile dei tempi, che agisce svuotandoci di concetti, poiché il piacere è il modo più fruibile per scordarsi della propria condizione. 

Se la maggioranza è costituita, per criteri statistici, da persone con un livello medio di intelligenza, e queste persone sono quelle che, in democrazia, compiono le scelte vitali per quanto riguarda tutti, cosa resterà di quel numero già esiguo di liberi pensatori? La massa, chiamiamola così, in senso lievemente spregiativo, tende ad allontanare tutti coloro che non seguono i dettami della stessa. Per questo noi siamo con Bernardo Marx , con Winston Smith , con Guy Montag : ultimi uomini alla ricerca di un ritorno d’umanità. Se le logiche dominanti ci portano verso la realizzazione della distopia tecnocratica, sceglieremo la zappa. Se le logiche dominanti ci portano verso la disumanizzazione sociale, sceglieremo l’aggregazione, o la solitudine.

Se le logiche dominanti ci portano verso la morte della parola viva, canteremo al sole e alla notte, come dall’apice d’un minareto, il ricordo di ciò che un tempo ci rese uomini: il linguaggio. L’hacker di immagini dei vip, ha proprio quest’obiettivo: far rendere conto alle persone, e ai personaggi, che oltre la personalità sociale (in tempo di social network possibile unica emanazione di una vita), esiste anche un qualcosa di più sotterraneo, di più intimo, che rappresenta ciò che è dentro ognuno di noi. Chiamala essenza, chiamala anima, come vuoi. E’ un qualcosa che ha il potere di elevare la nostra carne oltre la vita animalesca, oltre il mangiare-scopare-dormire che contraddistingue ogni esistenza; quel quid capace, ogni tanto, di far nascere ‘davvero’ un Homo sapiens sapiens.

“A volte capita che le persone rinchiuse nei personaggi vengano mangiate da questi ultimi non lasciando un minimo di spazio a ciò che si è. A volte questo crea turbamento, a volte non lascia neanche l’ombra d’un segno, una scalfittura per quanto risibile che sia, al limite, tutt’al più, fa nascere quel sorriso, indicante la manifesta superiorità acquisita per diritto divino, ovvero per diritto di visualizzazioni, o numero di groupies, o shampoo antiforfora venduti, o teenagers che sbavano sulle tue immagini in palestra, ovvero tutto ciò che è reso tale dalla massa, è Dio. Vox populi, vox Dei. E questo basta a garantire loro il blasone spirituale, uno stemma araldico scarabocchiato da fanciulli alfabetizzati contro il loro volere, cresciuti in maniera tale da essere perfette macchine da consumo, talmente perfette da consumarsi esse stesse, le cui personalità contano tanto quanto uno sputo nell’oceano, che pure è mosso dalla marea. Questo permette al mondo di avere i suoi idoli globali, eterei e fuori dalle logiche umane, ritratti semidivini che campeggiano edulcorati da tutto ciò che offre il make-up virtuale sulle riviste, resi all’immaginario collettivo così: perfetti.”

Quest’uomo è un messo mandato per far imprimere nel sangue e nella carne l’onta subita dall’intelletto umano. Questo ladro è un voyeur dei ricordi più primordiali, un esto memor impresso a fuoco nell’opinione collettiva, per tutti coloro che hanno perso sé stessi nella loro immagine.

“Avete condiviso perfino i vostri ritmi fecali, facendoci credere che siete come tutti noi. Adesso lo siete davvero. Nudi, davanti uno specchio, vi guardate, allibiti. Sembrate strani, così, questo potete ammetterlo, finanche dei sempliciotti. Adesso avete reso onestà al vostro volto. Adesso potete, si, postare la vostra merda che viene scaricata dallo sciacquone, perché si… Adesso siete umani.”

* Le parti del testo contraddistinte dall’uso del corsivo sono state tratte da un testo, che è stato ritrovato nei meandri di uno scantinato buio ad uso toilet nell’Autogrill numero 234 in Alabama, dipinto su di una parete con sangue di mucca, recante Anonymous come firma. Più in là, sulla sinistra, è possibile rintracciare una macchia di maionese grande quanto un pollice.

Giacomo Grignetti

La Morte Degli Idoli - The Fappening

Shame