1° Parte – Itinerari del sepolto in Basilicata

E’ un viaggio ideale, suddiviso in momenti o capitoli, attraverso aspetti celati o dimenticati della natura e dell’espressione umana, nobile o umile che sia, in un itinerario già di per sé remoto, o perché emarginato per ragioni geografiche, o perché non assorbito dalla civiltà dei consumi. Si tratta di una riflessione che vorrebbe trascendere la stessa realtà documentaria intesa in termini restrittivi, per esaltare la Lucania delle radici e innestare anche un legame con il presente e con il futuro. Suggestioni di forme e di colori: bizzarrie della natura, ad esempio rocce con forme di animali (Dolomiti Lucane), piante secolari dalle forme insolite e dalle radici mostruose (foreste di Accettura, il Pollino, il Sirino, il Vulture), fiumi tortuosi, visti da particolari angolazioni, come serpenti (Sinni, Basento, Sarmento, Agri, Cavone, Gravina). Atmosfere singolari, nebbie o luci accecanti. I calanchi tra Sant’Arcangelo, Missanello e Aliano, tra Craco, Ferrandina e Pisticci. La particolare morfologia del terreno, il suo colore, dai toni chiari sabbiosi agli ocra dorati; le emozioni e le stupefazioni provocate dagli spazi dilatati e dai silenzi interrotti dal gracchiare dei corvi, cornacchie e falchi che animano il cielo. L’improvviso apparire di paesi arroccati, quasi parte integrante della terra. Le abitazioni arcaiche di Pietragalla, di Barile ecc. Ovili interrati (Rivello) o circolari (Sant’Arcangelo). Capanne. Fontanilli. Tracce di mulini ad acqua e a pietra nel potentino e sul Pollino. Le masserie fortificate di Matera e dintorni; i “Casoni” di Marsico Vetere. L’arte lignea povera: dalle antiche Madonne (Rapolla, Avigliano) alle composizioni sacre primitive, alle opere di due artisti “popolari” entrambi scomparsi: le creazioni in legno dello scultore contadino Diobello e le raffigurazioni sacre di un bovaro scultore di Garaguso. I Claps (Klaps), una famiglia di maniscalchi giunti in Basilicata, ad Avigliano, al tempo di Federico II, e la loro bottega. L’artigianato dei vasai a Grottole e Calvello. I cestai di Senise. Le ricamatrici dei paesi albanesi. Gli artigiani della cartapesta. Gli zampognari. Le lavorazioni tradizionali del pane. Il forno a legna, i timbri di riconoscimento. La Sacralità del pane. Le credenze locali legate al pane. Le forme, i simboli. Gli antichi forni a legna di Avigliano e Aliano. La “masciara” nella cultura magica. Luoghi e ambienti magici (Albano di Lucania, Ripacandida, Colobraro). Credenze magico-religiose. Pratiche cerimoniali e rituali. Terapie tradizionali. Gli oggetti dei riti. Le testimonianze di persone coinvolte nei rituali e dei guaritori. I maghi di Valsinni, le citazioni da Ernesto De Martino. La cultura della morte. Il rapporto con la morte. Credenze e racconti sulla morte (la messa dei morti). Usanze e comportamenti. Il lamento funebre. Testimonianze figurative: “Il trionfo della Morte” a Melfi, le sculture in pietra sulla facciata della Chiesa del Purgatorio a Matera. Gli animali: la capra, l’asino il maiale. Le credenze legate agli animali. Il lavoro e la sopravvivenza. La casa e gli animali. La cultura dell’albero. L’albero e il sacro. Rituali e feste degli alberi: il trascinamento degli alberi a Rotonda; lo sposalizio degli alberi ad Accettura, il battesimo degli alberi a Baragiano. Chiese rupestri ed opere d’arte sacra semisconosciute sottolineate non soltanto nel loro aspetto artistico-culturale, ma anche in quanto testimonianza del tipo di vita delle comunità che ad esse facevano riferimento (in relazione con la natura, la preghiera, il lavoro, la morte) e mettendone in risalto il rapporto con la vita contadina (uso di chiese come stalle o cantine o dormitori, rifugio di briganti in epoca non troppo lontana, leggende e racconti popolari ad esse legati). La madonna di cartapesta e l’affresco nella spaccatura del muro a San Biagio di Rapolla. La grotta campestre e gli affreschi bizantini sempre a Rapolla. Le scene bibliche affrescate in San Donato a Ripacandida. Le Madonne lignee di Calvello, Oppido Lucano, Sant’Arcangelo. Il Cristo dolente di Melfi. Il Cristo con la croce a forma d’albero di Castelmezzano. La chiesa “stalla” di Grottole. Gli insediamenti basiliani; i luoghi che favorirono nel contempo l’isolamento e la vita comunitaria dei monaci: la forma circolare dell’insediamento materano denominato “Parco dei Monaci”; le strutture delle singole grotte aperte l’una verso l’altra come a ricercare un muto colloquio; le nicchie, le aperture, le incisioni, gli affreschi all’interno delle grotte. Craco: paese in rovina, con una nobile storia, abitato nella parte antica da pochissime famiglie contadine e soprattutto magica e fiabesca sede di cani randagi e cornacchie. Racconti di briganti, testimonianze di vita passata scoperte tra gli oggetti sepolti nelle macerie. Colobraro: paese dei serpari e del malaugurio. Valsinni: Isabella Morra e le sue tragiche vicende d’amore. Albano di Lucania, Tursi con le tracce della civiltà araba, Pietrapertosa, Castelmezzano, Aliano, Alianello, Missanello, Muro Lucano e San Fele integrati in una natura abissale. Le feste. La Madonna di Pierno, nel potentino, con la processione propiziatrice nel bosco, le cerimonie penitenziali sulla via del ritorno, i “cinti”. La Madonna del Pollino, l’asta per conquistarsi il diritto di portare la statua della Madonna, i sacrifici degli agnelli; le tarantelle votive in chiesa, racconti e visioni. La Madonna di Viggiano e la processione dei fedeli in catene nel bosco. Le feste arboree. Un itinerario del sepolto, delle radici e della memoria per potenziare il presente e l’identità lucana.

 

2° Parte – La Magia In Lucania

Il tema del mondo magico lucano, ha suscitato sempre un grande interesse per me, a causa delle sue suggestioni particolari. Questa mia passione nasce proprio dallo spirito dell’indagine scientifica, e tenta una sintesi di costumanze tradizionali popolari che ancora oggi sopravvivono, componendosi e mescolandosi agli elementi della vita moderna. Ad esso nel corso degli anni hanno dato il loro appoggio studiosi specialisti dell’argomento, e promesso il loro patrocinio Enti particolarmente qualificati, quali il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma ed il Centro Italiano per il Film Etnografico e Sociologico (Università di Roma).

La mia narrazione ha inizio con visioni di ambienti naturali di grande suggestività: il paesaggio calanchifero di Pisticci e di Colobraro, le Dolomiti di Castelmezzano e di Pietrapertosa, le ampie pianure del Metapontino. In questo quadro naturale, quanto mai aspro e selvaggio (e inedito da un punto di vista cinematografico), si inserisce il primo sforzo dell’uomo di lottare contro questa stessa natura mediante l’intervento di carattere magico. Un contadino traccia in terra un cerchio magico, vi si pone nel mezzo, e seguito dalla muta e intensa attenzione dei suoi compagni di lavoro, alza verso la nube una falce e, “precetta” la tempesta recitando uno scongiuro rituale. La tempesta, che recherebbe danni al raccolto, viene così scongiurata. A sera c’è il ritorno al paese, lontanissimo dai luoghi di lavoro. I contadini stanchi, bruciati dal sole, pensano con ansia alla propria casa, dove li attendono i bambini e i vecchi che non possono più lavorare. Queste sequenze offrono la possibilità di vedere da vicino e conoscere i tipi umani e protagonisti della vicenda magica e gli ambienti dove vivono. Lungo tutto l’arco della vita c’è, nel contadino lucano, la preoccupazione di scongiurare con tutti i mezzi calamità e malattie che avrebbero un effetto disastroso sulla possibilità stessa di sopravvivere. C’è una continua esigenza di salvaguardarsi: e la tradizione offre dei mezzi per realizzare tale obiettivo. Già il bambino può essere insidiato: la madre rimane priva del latte oppure la creatura viene “invidiata”. Allora si ricorre al mago o ai riti magici, e nel giorno del battesimo, l’effetto preservatore del battesimo canonico viene rinforzato ritualmente mediante il cosiddetto “Battesimo delle Sette Fate”. Può essere il mal di testa a tormentare il contadino il quale, al mattino invoca il sole nascente per esserne liberato durante il lavoro. Vari tipi di malattie determinano il ricorso al guaritore, reumatismi, itterizie, malattie nervose ecc. Anche nella vita amorosa la magia trova il suo intervento. Si può legare a sé un fidanzato recalcitrante, ovvero si possono indagare misteriosi auspici circa l’esito della propria vicenda coniugale; e questo mediante l’uso di filtri o di altri strumenti magici. In questo quadro, tipica è l’usanza della lamentazione funebre. In uno sfondo ricco di suggestioni spettacolari un gruppo di donne rigorosamente vestite a lutto, piangono i propri cari. Accanto alla bara, l’oggetto o il simbolo di ciò che ha causato la morte dell’individuo. Nonostante tali pesanti eredità, i lucani si sforzavano di trovare in se stessi, nella loro tenacia, la spinta per fare andare avanti la propria terra ed elevare il proprio tenore di vita, si tratti di un cantiere di lavoro, o della lotta contro l’analfabetismo, o dell’eroica resistenza di un medico condotto, teso a superare difficoltà materiali e barriere di superstizioni vecchie di secoli.

3° Parte – Magia Lucana

Contadino con sicula: Nuvola, nuvola scura, che sei venuta al foc, vattini, vattine al luntan, vattine, a lu vosc’, ristuccia, ristuccia, vattine da quella parte oscura, d’un cante lu callo licito a duecento cavall’. Vattine.
Donne: Vattene, vattene, vattene…
Contadino: Va via di qua brutta nuvola scura, vattene luntane, luntane da qua.
Voce fuori campo: Parlano con le nuvole, con il, cielo. E’ un antico dialogo che si ripete ogni giorno. Sono partiti a notte fonda dal paese con l’asino, la moglie, i figli per raggiungere all’alba il campo tanto lontano. E’ come un’emigrazione, un’emigrazione che si rinnova ogni giorno. Da secoli il contadino lucano lotta contro una natura aspra e ingrata con le mani e la sua falce, con l’evocazione alle forze magiche sovrannaturali.
Voce fuori campo: La fatica dura l’intera giornata mentre il sole appicco rende uniforme il paesaggio e toglie il vigore. E già appare l’ansia del ritorno, pieno di pericoli nel silenzio che incombe e atterrisce.
Voce fuori campo: Questa è la strada, la strada dell’umiliamento, una strada che consuma, che affatica e stordisce, è la ripetizione quasi ossessionante di movimenti compiuti da sempre. Il paese lontano che ancora non appare, è un miraggio, una meta incognita e inaccessibile.
Voce fuori campo: Chi rimane in paese, attende… una attesa priva di emozioni, con monotonia si ripete la vicenda quotidiana.
Canto: La luna…
Voce fuori campo: E se non tornano? Se l’uomo cade colpito dalla natura muore con lui l’unica ricchezza, quella del suo vigore.
Lamento per Gioacchino: Gioacchino mio, bene della tua donna, che morte improvvisa, bene della tua donna, o le mani pregiate che avevi, quanta fatica hai fatto con queste mani, bene della tua donna, mi debbo imboccare la donna e debbo uscire fuori casa per lavorare alla giornata, bene della tua donna, e debbo scendere e salire per le rampe del paese per guadagnarti un pezzo di pane per i figli tuoi, debbo mettermi la zappa sulle spalle per guadagnare una giornatella per i figli tuoi, bene della tua donna…
Voce fuori campo: Qui più che altrove hanno ancora suggestioni alle fantasie del rito magico. Hanno ancora un significato i termini fattura, malia, filtro d’amore. Si ricorre al mago, o alla fattucchiera.
Voce fuori campo: In questa casa abita un ragazzo. La mattina si sveglia con le mani legate. Non capisce cos’è, e ricorre al mago. Qui anche un male fisico ha una causa sovrannaturale.
Voce fuori campo: Dove sarà il fidanzato lontano? Dimmelo, Santa Monica. Dimmelo Angelo della Notte. Mi affaccerò alla finestra, e i simboli che vedrò mi diranno la verità. Se è un cane, è fedeltà, e un uomo che torna dà gioia, l’acqua sono lacrime, un litigio separazione.
Canto: La mamma…
Voci: Dimmi, dimmi… è malvag’, aaah…
Voce fuori campo: In ogni istante bosgna proteggersi contro il pericolo, sin dalla nascita. Secondo il rito antico, verranno le sette fate per battezzare per la seconda volta il bimbo appena nato. Verranno nella notte, quando il bimbo sarà solo, lo toccheranno in fronte, schiereranno il corredino e torneranno via nella luce di un raggio di luna.
Voce fuori campo: Ogni elemento della natura partecipa a questa magia. La notte è lunga fino all’alba. Fuori, il sole che si leva può essere amico o nemico, che aiuta con il calore, che abbatte con la vampa che appesantisce la testa, e deforma le resistenze. Aiutaci sole.

 

4° Parte – Nascita E Morte Nel Meridione (S. Cataldo)

Questo è San Cataldo, un paese del Meridione d’Italia. Un paese di contadini.
Qui la nascita e la morte assumono un particolare rilievo. Accade qualcosa solo se qualcuno nasce o se qualcuno muore. E tra il nascere e il morire è difficile sopravvivere.
In attesa della nascita un nuovo problema da risolvere, un’altra bocca da sfamare.
A San Cataldo si muore così: una barella di tavole e lontano un po’ di terra per essere sepolti.
Bisogna preservare magicamente la nascita dai rischi della vita. Nessuno sa se la sua esistenza sia breve o lunga. Ma ognuno sa che sarà aspra e precaria.
A san Cataldo si viene al mondo in silenzio.

 

5° Parte – La Notte Del Contadino

Quando il contadino lucano torna a casa, la sera, dopo un’aspra giornata di lavoro, lo attende un sonno duro, senza sogni. Non c’è uno sguardo per la moglie, non c’è uno sguardo per i figli, l’uomo non ha altra scelta che dormire. Eppure, la notte, questa notte del contadino lucano si popola di una vita strana, piena di incubi, di fantasmi, e forse, anche di assurde speranze. L’esistenza del contadino, già così minacciata e colpita duramente, diventa ancora più nuda, precaria: la notte mette in contatto l’uomo inerme con tutti i rischi e le minacce della natura e del sovrannaturale. Se nella notte, in luoghi isolati, oppressi dalla fatica e dalla fame, si vede una chiesa abbandonata, dalle grandi croci nere che si ergono minacciose contro il buio, questa chiesa si illumina fiocamente, si odono dei canti lontani, è la messa dei morti. I morti si raccolgono e non vogliono intrusi. Avvicinarsi può rappresentare un pericolo estremo. Oppure capita di incontrare una serpe che attraversa la strada e questa serpe può essere l’anima di un morto. E così, spettri, fantasmi, anime di morti che appaiono presso le fontane, se qualcuno, di notte, osa allontanarsi dal paese per andare a prendere una brocca d’acqua. Eppure una speranza consolatrice, forse c’è, in questo buio mondo della notte. Durante il sonno potrà venire uno spirito folletto e danzarti intorno, con cerimonie ed inchini ad invitare a seguirti, perché laggiù nel bosco, o nel greto di un fiume, c’è un antico, meraviglioso tesoro nascosto, una incomparabile ricchezza, destinata solo a te… tutta per te.

Luigi Di Gianni

Magia Lucana (1958)

Magia Lucana (1958)