Una Storia D’Amore Fin Dentro L’Autunno Di New Orleans

“La Canzone d’Amore esiste per riempire, col linguaggio, il silenzio tra noi stessi e Dio, per abbattere la distanza tra il temporale e il divino.”

Nick Cave (1957)

Tom Waits racconta storie, fiero di stare dalla parte sbagliata. Racconta di perdenti, emarginati, ubriaconi, barboni, paria, bestemmiatori, troie in squallidi e fumosi localacci, imbroglioni, derelitti, giocatori incalliti, picchiatori e assassini – conosce i suoi polli – racconta dell’America profonda di Mark Twain (se si accetta questa filiazione) o Cormac McCarthy, di periferie, delle zone d’ombra e del cuore dei sabato sera delle grandi città scintillanti; e se ne percepiscono colori, suoni, persino odori… e canta spesso dell’amore, malinconico, abbracciato dalla notte e colmo di addii e di posti caldi dove ritrovarsi per non lasciarsi mai più. Canta dell’amore impossibile tra un uccellino e una balena magari o di quello tra due amici, uno sano e uno fregato dalla polio, una storia vera dei suoi ricordi d’infanzia, di un Tom ragazzino cresciuto in una cittadina della contea di Los Angeles, Whittier, “educato” da una via chiamata Kentucky Avenue, in compagnia del suo amico Kipper che arrivava sempre dopo di lui alla fermata dell’autobus. E’ quest’ultimo sogno autobiografico che ha graffiato la mia anima, e che io ho sempre piegato al mio volere facendolo diventare la più bella dichiarazione d’amore tra un uomo e una donna – non è misoginia trasformare il ragazzo con la poliomielite nell’ideale donna da amare, quindi per le novelle “Guerrilla Girls” di passaggio, rinfoderate pure i manifesti – ma idealizzazione di un sentimento altrimenti impossibile per me da spiegare, da far arrivare alla persona che si ama con la giusta forza. Anzi con molta più forza del necessario. Non è mai abbastanza. Mi piace pensare al mio fiore dai lunghi capelli corvini, alla mia Dalia Nera lontana da tutte le logiche del mondo di oggi (che paragono ad una sedia a rotelle): lontana dalle anime vuote, dalla merda della politica che ci ruba i soldi dalle tasche e distrugge le nostre vite barattandole col voto, dagli arrampicatori sociali e dai corpi venduti per la promessa di un lavoro, da uffici dove si permette l’uso del termine Dominus per inquadrare un “superiore”, lontana dai Motivatori Aziendali del cazzo e dagli zombie che li seguono… dal perbenismo borghese, dai falsi idealisti radical che come dischi rotti parlano di aiutare i poveri indossando abiti costosi ed eleganti e sorseggiando vini dai prezzi imbarazzanti, lontana dalla dignità, stuprata… mi piace pensare alla donna che amo immaginandomi di poterla difendere da tutto questo, e magari di riuscire a scappare con lei, spaccando tutti i ferri che le impediscono di correre, di fuggire via lontano da questo Paese penoso e corrotto o di costruirci un nido per il nostro futuro, al riparo, abbracciati e nutriti dalla cultura, regalandole un sogno d’amore. Non so se ci riuscirò mai (la stanchezza è tanta)… ma questa canzone è perfetta, nella mia insània adattata a quello che provo, è come le lacrime che bagnano e proteggono noi due, e possono essere il rumore del dolore o il sole che riscalda l’anima. O entrambe. La canzone d’amore è come il tango argentino, un pensiero triste che si balla, e nell’abbraccio sta il sollievo alle ferite della nostra vita. La dedico a Lei. Solo questo conta. E non ha prezzo.

Kentucky Avenue

Eddie Graces Buick / Got 4 bullet holes in the side / Charley Delisle sittin’ at the top o fan avocado tree / Mrs. Stormll stab you with a steak knife / If you step on her lawn / I got a half pack of Lucky Strikes / Man come along with me / Lets fill our pockets with macadamia nuts / Then go over to Bobby Goodmanson’s / And jump off the roof

Hilda plays strip poker / And her mama’s across the street / Joey Navinski says / She put her tongue in his mouth / Dicky Faulkners got a switchblade / And some gooseneck risers / That eucalyptus is a hunchback / There’s a wind up from the south / Let me tie you up with kite string / And I’ll show you the scabs on my knee / Watch out for the broken glass / Put your shoes and socks on and come along with me

Lets follow that fire truck / I think your house is burnin down / Then go down to the hobo jungle / And kill some rattle snakes with a trowel / We’ll break all the windows in the old Anderson place / And steal a bunch of boysenberrys / And smear ’em on our face / I’ll get a dollar from my mamas purse / And buy that scull and crossbones ring / And you can wear it round your neck / On an old piece of string

Then we’ll spit on Ronnie Arnold / And flip him the bird / And slash the tires on the school bus / Now don’t say a word / I’ll take a rusty nail / And scratch your initials on my arm / And I’ll show you how to sneak up / On the roof of the drugstore

Take the spokes from your wheelchair / And a magpie wings / And tie ’em to your shoulders and your feet / I’ll steal a hacksaw from my dad / And cut the braces off your legs / And we’ll bury them tonight in the cornfield

Put a church key in your pocket / We’ll hop thet freight train in the hall / And we’ll slide down the drain all the way / To New Orleans in the fall

Kentucky Avenue

La Buick di Eddie Grace / Ha quattro fori di pallottola sulla fiancata / Charley Delisle sta seduto in cima ad un albero di avocado / La signora Stormll ti pianta un coltello da cucina / Se le cammini sull’erba del giardino / Io ho mezzo pacchetto di Lucky Strike / Uomo vieni con me / Ci riempiamo le tasche di noccioline / Poi saliamo da Bobby Goodmanson / E saltiamo giù dal tetto

Hilda si fa uno strip poker / E sua madre sta dall’altra parte della strada / Joey Navinski dice / Che lei gli ha ficcato la lingua in bocca / Dicky Faulkners ha un coltello a serramanico / E delle aste portalampada / Quell’eucalipto è gobbo / C’è un vento che soffia da sud / Lasciati legare con un filo d’aquilone / E ti mostrerò le croste sul mio ginocchio / Occhio al bicchiere rotto / Infila calze e scarpe e vieni con me

Seguiamo quel camion dei pompieri / Mi sa che casa tua sta andando a fuoco / Poi andiamo alla giungla dei vagabondi / Ad uccidere un po’ di serpenti a sonagli con la cazzuola / Rompiamo tutti i vetri della vecchia casa degli Anderson / Freghiamo una manciata di more / E ce le spalmiamo sulla faccia / Io prenderò un dollaro dal borsello di mia madre / E mi comprerò quell’anello a forma di teschio / E tu puoi mettertelo al collo / Con un po’ di spago usato

Poi sputiamo a Ronnie Arnold / E gli facciamo ’fanculo con il dito / E tagliamo le gomme dello scuolabus / Ora non dire una parola / Con un chiodo arrugginito / Mi inciderò le tue iniziali sul mio braccio / E ti mostrerò come arrampicarti di nascosto / Sul tetto dell’emporio

Prendi i raggi della tua sedia a rotelle / E le ali di una gazza / E legatele alle spalle e ai piedi / Io ruberò un seghetto a mio padre / Per tagliare l’apparecchio che porti alle gambe / Lo seppelliremo stanotte nel granoturco

Infilati in tasca un apribottiglie / Salteremo su quel treno merci / E scivoleremo a rotta di collo / Fin dentro l’autunno di New Orleans

Tom Waits (1949)   

 Monacò

Kentucky Avenue (Blue Valentine)

Tom Waits – Blue Valentine (1978)