In Finlandia si racconta spesso una storia, che illustra alla perfezione come sono i finnici: ci sono due vecchietti seduti al tavolo di un bar con in mano un bicchiere di liquore. Dopo un’ora di assoluto silenzio, uno dei due alza il bicchiere ed esclama verso il suo amico: “Salute!”, e dà un bel sorso. L’altro risponde: “Non sono qui per fare conversazione”. Carattere schivo, a tratti burbero e spigoloso, ma il finnico è anche un tipo che non ama la confusione e che bada al sodo. Una sorta di pragmatismo che è necessario per non sentirsi soffocare dal freddo che da quelle parti punge e toglie il respiro. Quasi una sorta di malinconia che ti assale se solo ti guardi intorno. Paesaggio “glaciale”, neve, freddo, vento, cielo sempre grigio e raramente un po’ di luce. Forse è per questo che i finlandesi sono così introversi, perché si portano dentro quella malinconia del loro Paese. Se al posto dei due vecchietti avessimo messo Jari Litmanen, sarebbe stata la stessa cosa. Personaggio schivo, sguardo basso e di parole neanche a parlarne. Pochissime. Solo voglia di fare bene le cose, da perfezionista e al limite del maniacale. Litmanen nasce il 20 febbraio del 1971 a Lahti, una città di poco più di 100mila abitanti. E’ forse papà Olavi a trasmettergli la passione per il calcio visto che da giovane è stato un giocatore del Lahden Reipas, una squadra professionistica. Ma anche la madre è stata giocatrice di calcio nella massima serie e pertanto per Jari appare quasi scontato iniziare a giocare a calcio. Comincia anche lui nella squadra della sua città, ripercorrendo in pratica le orme paterne. Della sua infanzia si sa poco, anche perché è un ragazzo piuttosto tranquillo e con la testa sulle spalle. Non marina la scuola, prende sempre buoni voti e non se ne va in giro con gli amici a fare bravate. In pratica Jari è uno studente modello, ma soprattutto un ragazzo tranquillo ed equilibrato, mai una parola fuori posto, anzi, molto spesso, mai una parola: il giovane Litmanen è un tipo che parla poco ma che sa farsi rispettare, o meglio parla solamente quando è necessario. Non ama aprire la bocca e darle fiato, è un ragazzo piuttosto concreto e discreto, osserva tutto ciò che lo circonda e cerca di imparare continuamente. Questa, secondo alcuni suoi vecchi dirigenti, è stata la sua fortuna, quella di voler capire tutto di ogni cosa, nella vita come nello sport; tattica e tecnica. Jari esordisce a soli 16 anni nella massima serie finlandese proprio nelle fila del Lahden Reipas, nel 1987. Rimane per quattro anni nella squadra della sua città dove colleziona 86 presenze totali tra Campionato e Coppa mettendo a segno ben 28 reti. Nel 1991 passa all’HJK di Helsinki, dove rimane per una sola stagione collezionando 27 “gettoni” e 16 reti. Nonostante le sue ottime prestazioni, i biancazzurri decidono di venderlo al MyPa. Qui Litmanen gioca 18 partite siglando 7 reti, ma è nella Coppa di Finlandia che mostra il meglio di sé con 4 realizzazioni in 6 apparizioni. Con una media del genere è impossibile non portare a casa il trofeo che rappresenta il primo titolo conquistato nella sua carriera dopo aver battuto in Finale per 2-0 lo FF Jaro. Nell’estate del 1992, ecco che bussano alla porta del MyPa i dirigenti dell’Ajax, che nel frattempo hanno adocchiato il ragazzo e lo reputano piuttosto interessante. I lancieri riescono a strapparlo alla concorrenza, visto che su di lui erano piombati la Dinamo București, il Barcellona, il Leeds United e il PSV Eindhoven. Il team manager dell’Ajax, David Endt, riesce con un vero e proprio blitz a portarselo a casa. A distanza di anni, quando gli chiesero cosa lo colpì di più in Litmanen egli rispose: “Aveva qualcosa nei suoi occhi. Nel suo sguardo ho letto una grande forza di volontà. Non era timido, ma era modesto. Lui non avrebbe alzato mai la voce, non avrebbe mai sbattuto i pugni sul tavolo ma con l’applicazione pratica avrebbe risolto i problemi di una squadra. Non voleva essere un leader, ma pur non alzando mai la voce era da esempio per tutti i suoi compagni di squadra… era un leader senza volerlo. Poi era curioso di tutto… voleva sapere tutto di calcio, anche dei ruoli che non avrebbe mai fatto. Voleva conoscere i movimenti da fare sul campo di tutti i giocatori. Per questo lo soprannominammo il professore”. La prima stagione di Jari con la nuova maglia (’92-’93) tuttavia è avara di soddisfazioni, fatta eccezione per la vittoria della Coppa d’Olanda grazie al 6-2 rifilato all’Heerenveen in Finale. Davanti a lui nelle gerarchie della squadra c’è un certo Dennis Bergkamp che in pratica gioca sempre, e a Litmanen spetta un ruolo marginale, per ora. L’allenatore dell’Ajax, Louis Van Gaal, non lo “vede” tanto, o meglio lo impiega spesso come vice Bergkamp, che è un campione già affermato e con esperienza internazionale mentre Jari è poco più che un ragazzino e deve ancora crescere. Infatti le apparizioni di Litmanen sono appena 14 e le reti una solamente. Tuttavia la stagione ’92-’93 si rivela fondamentale per lui in quanto segue le orme (e molto spesso in senso letterale) di Bergkamp, e ne coglie tutti i segreti e i metodi di allenamento. Anni dopo il suo ex compagno di squadra Danny Blind ha affermato: “Jari seguiva come un’ombra Bergkamp in campo e a volte anche nello spogliatoio… voleva carpirne i segreti, e qualsiasi cosa facesse Dennis, Jari provava a replicarla. Tanto che noi pensavamo che potesse essere denunciato per stalking”. Nell’estate del 1993, Bergkamp, insieme al centrocampista Wim Jonk, viene ceduto all’Inter. Per Litmanen è l’occasione giusta di potersi giocare tutte le sue carte. Ovviamente per uno come lui, liberato dalla figura ingombrante del suo ex compagno di squadra, ecco che si aprono le porte della prima squadra in maniera definitiva.

La stagione ’93-’94 viene inaugurata con la conquista della Supercoppa d’Olanda, dopo aver schiantato per 4-0 il Feyenoord in Finale. Il Campionato è una cavalcata trionfale: l’Ajax vince il titolo davanti al Feyenoord e al PSV Eindhoven e Jari si laurea anche Capocannoniere con ben 26 gol in 30 presenze che diventano 36 in 39 partite, calcolando anche le gare delle varie coppe. Inoltre viene eletto Miglior Giocatore dell’Anno della Eredivisie. Peccato che uno come lui non possa giocare i Mondiali di USA ’94: la sua Finlandia non si è qualificata alla manifestazione. Litmanen tuttavia passa l’estate a prepararsi a puntino per la stagione successiva. Vuole vincere la Coppa dei Campioni che manca dalla bacheca dei lancieri dai tempi di Johan Cruijff (1973). La rosa dell’Ajax è di tutto rispetto, c’è grandissima qualità e stanno crescendo giovani fortissimi: in porta Edwin Van Der Sar, in difesa i baluardi si chiamano Blind e Frank De Boer, a centrocampo ci sono Clarence Seedorf, Edgar Davids, Frank Rijkaard, tornato dagli anni d’oro del Milan e Ronald De Boer, l’attacco è formato da George Finidi, Marc Overmars, Nwankwo Kanu e Patrick Kluivert. Uno squadrone che si appresta a dettare legge in Europa per diversi anni. La stagione comincia bene per l’Ajax, che mette in bacheca la Supercoppa d’Olanda mandando al tappeto ancora una volta il Feyenoord per 3-0. In Campionato è dominio totale, con i biancorossi che volano sbaragliando la concorrenza. Il titolo è praticamente una formalità, visto che in 34 partite non arriva mai una sconfitta (27 vittorie e 7 pareggi!). Il Roda JC secondo e il PSV terzo si devono accontentare di fare da semplici sparring partners. Per Litmanen sono 17 i gol in Campionato in 27 partite giocate. Ma il fuoriclasse finlandese dà il meglio di sé anche in Coppa dei Campioni, dove in 11 gare impallina per ben 6 volte i portieri avversari. Il titolo olandese è solo l’antipasto: Il 24 maggio del 1995 è il giorno tanto atteso dai tifosi dell’Ajax, ovvero quello della Finale di Coppa dei Campioni. Il teatro della sfida è il Prater Stadion di Vienna e l’avversario è il Milan di Fabio Capello. I rossoneri hanno vinto l’edizione precedente della Coppa (4-0 contro il Barcellona) e sono stati i finalisti dell’anno prima ancora quando hanno perso per 1-0 a Monaco di Baviera contro l’Olympique Marsiglia. La fortissima squadra italiana è alla terza Finale consecutiva, ma l’impressione è che il ciclo vincente sia ormai giunto alla sua conclusione, il Milan sembra ormai logoro dopo tanti anni di successi. L’impressione che si ha è che proprio l’Ajax stia preparando il passaggio di consegne a livello europeo. La partita però è piuttosto equilibrata. Alla brillantezza e alla sfrontatezza dell’Ajax, i rossoneri oppongono il carattere, la personalità e l’esperienza della grande squadra. Un paio di occasioni per parte non cambiano il risultato, ma quando sembra che la sfida possa arrivare ai tempi supplementari, ecco che l’equilibrio si rompe. Ad un quarto d’ora dalla fine, Van Gaal manda in campo Kluivert e la mossa si rivela azzeccata: al 39’ Rijkaard riceve palla da Overmars e mette la sfera nel corridoio centrale per lo stesso Kluivert che si infila tra le maglie del Milan e con la punta del piede riesce ad anticipare Sebastiano Rossi in uscita. Rete. A nulla serve l’arrembaggio dei rossoneri nei minuti finali. La Coppa dei Campioni è dell’Ajax e Jari Litmanen sale sul tetto d’Europa: per la prima volta nella storia un calciatore finlandese conquista il trofeo più prestigioso a livello di club. L’Ajax torna a vincere dopo 22 anni e la festa è grande. Il ciclo si è ormai aperto e il 1995 continua a sfornare successi su successi. In bacheca ci finisce nuovamente la Supercoppa d’Olanda, ancora una volta vinta battendo il povero Feyenoord, per 2-1 dopo i tempi supplementari. Il 28 novembre 1995, a Tokyo, ci sono da affrontare i brasiliani del Grêmio per la Coppa Intercontinentale. La sfida è molto tattica e poco spettacolare. Tutte e due le squadre non vogliono perdere e dopo 120’ di “partita a scacchi” si va ai calci di rigore: finisce 4-3 per l’Ajax che dopo l’Europa si prende anche il Mondo. Ma non è finita qui: c’è da conquistare la Supercoppa Europea. Sulla strada per il raggiungimento del nuovo trofeo c’è il Real Zaragoza, che nel maggio del 1995 ha vinto la Coppa delle Coppe dopo aver superato l’Arsenal (2-1) nella Finale allo Stadio Parco dei Principi di Parigi. Nella gara d’andata in Spagna (il 6 febbraio 1996), la sfida finisce 1-1. Decisamente un buon risultato in vista del ritorno in Olanda il 28 febbraio 1996. Con un perentorio 4-0 i lancieri mandano al tappeto il Zaragoza e Litmanen può alzare al cielo una nuova coppa. In Campionato le cose vanno per il verso giusto e alla fine della stagione arriva nuovamente il titolo olandese, il terzo consecutivo. Ormai Jari è riconosciuto da tutti come uno degli elementi imprescindibili di questa squadra, che arriva per l’ennesima volta in Finale di Coppa dei Campioni nel 1996. I biancorossi si ritrovano ad affrontare, allo Stadio Olimpico di Roma, il 22 maggio, un’altra squadra italiana, dopo il Milan, ora tocca alla Juventus di Marcello Lippi. I bianconeri hanno vinto lo Scudetto l’anno precedente e sono un po’ come gli olandesi, in rampa di lancio. Tra le loro fila ci sono elementi del calibro di Angelo Peruzzi, Ciro Ferrara, Vladimir Jugović, Paulo Sousa, Alessandro Del Piero e Gianluca Vialli. Dopo pochi minuti (13’), Fabrizio Ravanelli approfitta di una leggerezza difensiva olandese e batte Van Der Sar. Al 41’ del primo tempo proprio Litmanen riprende una corta respinta di Peruzzi e manda il pallone in fondo al sacco per l’1-1. Il secondo tempo e i tempi supplementari non portano a nulla. Si va ai calci di rigore: Litmanen segna il suo, ma fatali sono gli errori di Davids e di Sonny Silooy. L’ultimo tiro dal dischetto è trasformato dallo juventino Jugović che “scippa” la Coppa agli olandesi e la regala ai suoi tifosi. Una delusione per Jari e i suoi compagni che segna per sempre il gruppo, che infatti per la stagione successiva non porta a casa altri titoli. Il Campionato ’96-’97 è complicato per lo stesso Litmanen, che è praticamente falcidiato dagli infortuni. Gioca poco e quando lo fa si “rompe”. Per questo dopo averlo soprannominato “Il professore”, la critica e i tifosi lo chiamano “The Glass Man” ovvero l’uomo di vetro, per via della sua fragilità. Sono 25 le presenze totali in stagione e solo 8 le reti. Senza il suo uomo guida, l’Ajax non centra nessun obiettivo. Nel ’97-’98, ecco che però arriva il pronto riscatto sia per la squadra che per lo stesso fantasista: i lancieri si prendono tutto a livello nazionale, Campionato (il quarto) e Coppa d’Olanda dopo il perentorio 5-0 al PSV Eindhoven. Anche dal punto di vista numerico, per Jari la stagione è esaltante: 34 partite e 22 gol, davvero una media niente male. Il ’98-’99 è l’ultimo anno all’Ajax e gli porta una nuova coppa nel suo personale palmarès, di nuovo la Coppa d’Olanda, vinta dopo il 2-0 al Fortuna Sittard. Nel 1999 il suo allenatore, Van Gaal, passa al Barcellona e lo vuole portare con sé in blaugrana, insieme ad altri 5-6 giocatori che erano con lui all’Ajax. Il tecnico vuole ripetere in pratica le stesse mirabolanti imprese con la maglia del Barça. La prima stagione (1999-2000) è però deludente: il Barcellona arriva secondo dietro al Deportivo La Coruña e le presenze in campo per Litmanen sono appena 23 con il magro bottino di soli 3 gol. Durante il Campionato successivo il fuoriclasse finnico ha ancora problemi fisici; ma sono quelli personali con lo stesso Van Gaal che lo spingono a lasciare il Barcellona. Su di lui piomba il Liverpool di Gérard Houllier e Jari firma così per i reds. Ma anche in Inghilterra la stagione è piuttosto tormentata: oltre ai guai fisici c’è anche la difficoltà di ambientamento in un nuovo Paese e in un nuovo Campionato. Lo stesso Houllier, che lo aveva voluto fermamente, lo utilizza con il contagocce… un po’ perché non lo reputa pronto e un po’ per necessità visto che gli infortuni (come quello al polso e alla caviglia) non gli danno tregua. Tuttavia, anche il 2000-2001 porta a Litmanen un numero impressionante di trofei. Il Liverpool conquista la FA Cup (12 maggio 2001, al Millennium Stadium di Cardiff) contro l’Arsenal. I gunners vanno in vantaggio con Fredrik Ljungberg ad un quarto d’ora dalla fine, poi una doppietta di Michael Owen tra l’83’ e l’88’ serve la rimonta per i reds e per il 2-1 finale. Il 16 maggio infine, il Liverpool affronta a Dortmund gli spagnoli del Deportivo Alavés nella Finale di Coppa Uefa, in una delle partite più folli della storia del calcio. Al 4’ il difensore Markus Babbel porta in vantaggio il Liverpool. Al 16’ arriva il raddoppio di Steven Gerrard. La partita sembra chiusa, anche perché gli spagnoli sono una “chimera”, essendo alla prima esperienza della loro storia in una Finale europea. I ragazzi di José Manuel Esnal però, non si danno per vinti, e tornano in partita grazie a Iván Alonso al 27’, 2-1. Nel finale di primo tempo lo scozzese Gary McAllister trasforma il rigore del 3-1 (41’). Nella ripresa l’Alavés accorcia al 3’ con Javi Moreno (3-2) e tre minuti più tardi acciuffa il Liverpool ancora con Javi Moreno (che grazie a questa prestazione si guadagnerà poi un ingaggio dal Milan). Sul 3-3 la partita sembra non avere mai un attimo di tregua, è come impazzita. Al 28’ Robbie Fowler riporta in vantaggio i reds, 4-3. Ma quando tutti i tifosi inglesi stanno già intonando l’immortale “You’ll Never Walk Alone” – canzone di scena del duo Richard Rodgers/Oscar Hammerstein II – ecco che al 44’ arriva la doccia fredda: Jordi Cruijff, figlio di Johan, mette dentro al sacco il gol del 4-4. Una partita indescrivibile. Si va ai supplementari: le due formazioni non si risparmiano affatto e quando tutto lascia presagire che la sfida si deciderà ai calci di rigore, al 117’ arriva lo sfortunato autogol di Delfí Geli che suo malgrado regala la Coppa Uefa al Liverpool; trofeo che dà la possibilità ai reds e allo stesso Litmanen di poter affrontare il Bayern Monaco nella Finale della Supercoppa Europea. I bavaresi hanno conquistato la Coppa dei Campioni dopo aver battuto il Valencia di Héctor Cúper ai calci di rigore. Prima però c’è l’impegno della Community Shield. Il 12 agosto, nuovamente al Millennium Stadium di Cardiff, si affrontano il Liverpool e il Manchester United. Le reti di McAllister e Owen nel primo quarto d’ora “scavano il solco”, i red devils rientrano in partita ad inizio ripresa con un gol di Ruud Van Nistelrooy ma la rimonta si ferma a metà. Il 2-1 al 90° consegna una nuova Coppa al Liverpool che si presenta dodici giorni più tardi col morale altissimo alla Finale di Supercoppa Europea. John Arne Riise sblocca il punteggio per i reds al 21’, al 45’ arriva il raddoppio firmato Emile Heskey. Ad inizio ripresa Owen sigla il gol del 3-0. La reazione bavarese si concretizza con le reti di Hasan Salihamidžić al 57’ e di Carsten Jancker all’82’. Anche in questo caso la rimonta non viene completata e il Liverpool e lo stesso Litmanen rimpinguano la propria bacheca. A fine 2001-2002, dopo 26 presenze e 5 reti ecco che per Jari matura la decisione di tornare a “casa”, ovvero all’Ajax. In due anni, (20 presenze e 5 gol) il figliol prodigo vince il suo quinto titolo di Campione d’Olanda. Successivamente, tra il 2004 e il 2010 per Litmanen sarà un continuo peregrinare tra Lahti, Hansa Rostock, Malmö FF e Fulham. Nel 2011 disputa l’ultima stagione della sua carriera con HJK di Helsinki vincendo sia il Campionato che la Coppa di Finlandia. Dopo aver smesso con il calcio giocato, Jari ha intrapreso per un breve tempo la carriera di commentatore/opinionista sportivo. Successivamente ha ricevuto tante proposte dai dirigenti dell’Ajax per far parte dello staff tecnico del settore giovanile, proposta al momento non ancora accettata, ma forse solo perché non è ancora giunto il “tempo giusto”. Una carriera, quella di Jari Litmanen, vissuta sempre al massimo, sia nei momenti positivi che in quelli negativi, con la fredda calma che solo chi è nato in un Paese come la Finlandia può avere. Un calciatore e un uomo che pur venendo dal ghiaccio, ha saputo scaldare come pochi i cuori dei tifosi di tutte le squadre in cui ha giocato.

Donato Valvano

Jari Litmanen

Jari Litmanen


 

Nome: Jari Olavi
Cognome: Litmanen
Nato il: 20 febbraio 1971, Lahti, Päijät-Häme, FINLANDIA    
Altezza: 1,82
Peso: 80
Ruolo: Fantasista

Carriera:

Lahden Reipas (Presenze 86 / Reti 28)
HJK (Presenze 27 / Reti 16)
MyPa (Presenze 18 / Reti 7)
Ajax (Presenze 159 / Reti 91)
Barcellona (Presenze 21 / Reti 3)
Liverpool (Presenze 26 / Reti 5)
Ajax (Presenze 20 / Reti 5)
Lahti (Presenze 11 / Reti 3)
Hansa Rostock (Presenze 13 / Reti 1)
Malmö FF (Presenze 10 / Reti 3)
Fulham (Presenze / Reti )
Lahti (Presenze 40 / Reti 10)
HJK (Presenze 18 / Reti 1)
Finlandia (Presenze 137 / Reti 32)

Palmarès:

MyPa:
Coppa di Finlandia: 1
Ajax:
Campionato Olandese: 4 / Coppa d’Olanda: 3 / Supercoppa d’Olanda: 4 / Champions League: 1 / Supercoppa Europea: 1 / Coppa Intercontinentale: 1 / Capocannoniere Eredivisie: 1 / Capocannoniere Champions League: 1 / Calciatore dell’Anno: 1
Liverpool:
Charity Shield: 1 / Coppa d’Inghilterra: 1 / Coppa di Lega: 1 / UEFA Europa League: 1 / Supercoppa Europea: 1
HJK:
Campionato Finlandese: 1 / Coppa di Finlandia: 1