“L’avvento della qualità cancella il regno monotono della quantità, sulla cui base è sorta pure.”

Dizionario del dandy

È un modo di essere questo nichilismo.
Un termine che affascina, col suo dark side di cui si ammanta. Scavando nell’essere, in quel livello intimo che delinea; citando Julius Evola delle tradizioni: “quel ‘volto’ e quindi l’essenza di ognuno, il vero sé, la naturalezza innata…” si può giungere a scoprire che non si è soli. In tanti siamo nichilisti. Troppo pochi hanno la consapevolezza di esserlo. E il cerchio si chiude con l’esiguo numero dei puri nichilisti. Sì, non si conosce esattamente col termine “nichilismo” quell’atteggiamento, volontario oppure no, di rigetto verso le leggi e le istituzioni stabilite. Ma nemmeno si conosce come tale quell’atteggiamento di passivo abbandono, confuso con la pigrizia talvolta o, peggio, con l’accidioso carattere. Per lo più si può riscontrare tale con-fusione tra i più giovani, adolescenti o tardo-adolescenti – come suggerisce anche il prof. Umberto Galimberti nel suo “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani” (2007) – che una volta fuori dai banchi di scuola, hanno come solo obiettivo quello di monetizzare. E qui nasce, o forse è già nata la demonia economica! Si verifica un pessimo nichilismo in questo, ed è l’abbandono in brevissimo tempo degli eventuali idealismi e sogni, semmai ve ne fossero stati.
Essere nichilisti è vivere con lucido distacco la realtà.
Brutale, lucido distacco. Un compiere di gesti quotidiani consapevoli che al di là di tutto c’è il nulla. Partendo da questo vivere, noto l’abbandono dei valori più tradizionali, quelli che hanno dato vita nei secoli alle azioni dell’uomo: il primo dei valori che la moderna società, sempre più fagocitata dal Crono divoratore frammisto alla demonia del denaro, è il “valore di avere dei valori”. Il saper credere in valori comuni e propri. Ciò prende le mosse dall’esistenza di due categorie di uomini ben evidenziati nel racconto di Fëdor Dostoevskij “Memorie dal sottosuolo” (1864), e sono gli uomini d’azione e quelli di pensiero. Entrambe le categorie le definisco nichiliste, infatti gli uomini d’azione, riconoscibili tra i conformisti, i cosiddetti “socialmente integrati”, sono coloro i quali non distinguono più i valori relativi alla Patria, alla Storia o alla Provenienza. La loro Patria si chiama famiglia, e null’altro. La loro Storia è semplicemente la narrazione dei propri aneddoti, la loro Provenienza è, nei casi più curiosi, araldica. Il credo che li sostiene è rivolto verso il più volgare degli elementi, il denaro. Denaro che soggioga e priva di senso tutto ciò che tocca. Tutto ha, per costoro, un prezzo, ed è quello il suo valore. Materia. Ma riflettiamo su tutta quanta la materia che, alla fine del viaggio, ci sopravviverà. Pertanto li definisco nichilisti inconsapevoli perché non conoscono i valori fondamentali di appartenenza, coraggio, tradizione, troppo concentrati come sono nel tirar acqua al loro mulino. E tacere. Dall’altro lato esistono gli esseri di pensiero, gli eterni sognatori. Ma anche gli sconfitti dalle masse nonostante il tentativo, anche violento, di strapparsi da esse! Questi pensano costantemente; attivamente rigettano l’integrazione in società eppure la vivono, così com’è. Ne prendono, ne usano, ne criticano. Indossano una “maschera” e coprono quel “volto”, sopraffatti dall’istinto di sopravvivenza. Puro nichilismo non è. Si spingono fino ad un certo punto. Poi gli istinti e i bisogni emergono. Pertanto sono nichilisti per ciò che riguarda l’atteggiamento nei confronti della società. Si trovano leggermente staccati dal puro concetto che li dovrebbe distinguere.
Laddove, ecco in nostro aiuto intervenire l’etimologia: nichilismo, il termine deriva da “nihil”, nulla. Se è nulla, è da qui che il nichilista muove i suoi passi, e lo fa come un carro armato, avanzando imperturbabile, solcando il terreno con passo pesante e travolgendo tutto ciò che gli si frappone. “Animato” da questo spirito, insiste nel suo avanzare e nulla può fermarlo, non è scalfito e spesso viene con-fuso con la figura del pessimista imbronciato. Lui, che nel suo “agire senza agire” trova comunque un motivo per continuare ad avanzare. Forse per la sola illusione di poter vedere un ritorno dell’umanità ai valori che l’hanno resa nobile.

Donato Ramaglia

Il Nichilismo: L’Abbandono Dei Valori Tradizionali Per L’Esaltazione Di Altri

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