Tratto dal romanzo omonimo di F. Kafka

Sceneggiatura di Luigi Di Gianni

SCENA 47:

ESTERNO – GIORNO – CANCELLATA DELLA SCUOLA

La m.d.p. inquadra K. che esce dalla scuola e avanza arrancando sulla neve… poi si arresta a guardare.

In soggettiva di K.
Alla cancellata della scuola sta ancora aggrappato uno dei due aiutanti, Arturo, il quale appare stanco, esausto… ma alla vista di K. riprende forza e tende le braccia disperatamente, si contorce, fa buffe smorfie stralunando gli occhi. K. lo guarda.

K. (parlando con se stesso): Costanza esemplare.

Poi con il pugno minaccia l’assistente che indietreggia… K. riprende il suo cammino.
Rumore da una finestra che si apre…
K. volge il suo sguardo verso il rumore. Frieda ha aperto la finestra e si è affacciata, attratta da chissà cosa guarda davanti a sé intensamente… la camera panoramica e coglie l’assistente che, a sua volta irresistibilmente attratto, scivola verso la finestra. Frieda rimane a guardare in modo ambiguo, come se si volgesse da una parte con aria supplichevole verso K., dall’altra posseduta da un’espressione di amorevolezza per l’aiutante. Frieda fa un breve segno di saluto con la mano.
K. volge nuovamente lo sguardo… la camera stringe su di lui in primo piano, segue il suo sguardo e coglie l’assistente che avanza, la m.d.p. lo accompagna verso la finestra, poi lo esclude per stringere di nuovo su Frieda. Frieda chiude la finestra, ma rimane immobile, con un sorriso fermo, il capo reclinato a guardare dietro i vetri.

VOCE NARRANTE: Era una rivalsa, era un saluto. Sapeva Frieda che quell’atteggiamento attirava l’aiutante invece di tenerlo lontano?

La camera ritorna su K. che si allontana rapidamente nella neve.

SCENA 48:

ESTERNO – IMBRUNIRE – GIARDINO DELLA SCUOLA

Una pala affonda nella neve. Dal dettaglio della pala panoramichiamo a K. che si sofferma a guardare il lavoro compiuto: la neve accatastata da una parte nel viottolo del giardino. Poi, accompagnato dalla m.d.p. si avvia verso il cancello. Si guarda intorno… la camera segue il suo sguardo e indugia sulla vasta distesa di neve dalla quale emergono i tetti di alcune capanne…

VOCE NARRANTE: K. era riuscito a cacciare l’assistente. Gli era corso dietro per un buon tratto, poi Arturo si era nascosto chissà dove, tra le capanne. Per riguardo a Frieda si era astenuto dal prendere notizie in casa di Barnaba, e per non riceverlo in sua presenza aveva lavorato fuori in giardino in attesa del suo arrivo. Ma Barnaba non era venuto. Ora K. doveva decidersi…

La m.d.p. ritorna su K. che si volge in pieno favore, mentre la camera stringe lentamente su di lui. K. si muove, la m.d.p allarga e lo segue di spalle fino a perderlo sul fondo.

SCENA 49:

INTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

Qualcuno bussa alla porta.
La porta di Barnaba si spalanca e la m.d.p. inquadra K. che appare sulla soglia trafelato.

K. (con ansia): Barnaba non è ancora tornato?

K. volge lo sguardo all’ambiente oscuro rischiarato appena da un lume a petrolio. La camera segue il suo sguardo e scopre a sinistra, sul fondo dietro il tavolo, i due vecchi Barnaba, marito e moglie, che alzano lentamente lo sguardo verso di lui, con espressioni insonnolite e smarrite. Poi la camera panoramica ancora e coglie presso la stufa, adagiata su una panca, Amalia che fa per liberarsi dalle coperte, si ricompone i capelli e si mette in piedi. Entra in campo K. che si avvicina ad Amalia cercando di fare il minor rumore possibile.

K. (mormorando): Non voglio disturbare i tuoi… lasciali tranquilli.

La m.d.p. carrella dietro K. che inizialmente è di profilo e giunge a prenderlo di quinta, di spalle, con Amalia frontale.
K. porge la mano ad Amalia che gliela stringe silenziosamente, poi la ragazza si volge verso i genitori invitata da K., e fa un cenno con la mano per tranquillizzare i due vecchi. La camera segue l’occhiata e il cenno di Amalia e torna sui due vecchi che stanno cercando di alzarsi con sforzo e, al cenno di Amalia, si rimettono a sedere, come afflosciati, con aria inebetita, ricambiando con piccoli sorrisi spenti le premure della figlia. Amalia si avvicina a K.

Amalia (a voce bassa e con occhi penetranti): Olga è fuori in cortile, a tagliare la legna. Io non sto bene, sono molto stanca e mi ero appoggiata alla panca…

K. (inquieto): Capisco… mi dispiace disturbarti… e Barnaba?

Amalia (sorridendo impercettibilmente): Non è ancora venuto, ma penso che sarà qui tra poco… non passa la notte al Castello. Vuoi aspettare Olga?

K. (con un certo imbarazzo): Purtroppo ho i minuti contati…

Amalia: Hai già parlato oggi con Olga?

K. (guardandola stupito): No… perché? Olga deve comunicarmi qualcosa? Qualcosa di particolare?

Amalia (stringendo le labbra un po’ irritata): Già.

K. (attratto dallo sguardo di Amalia): Sei sempre così triste, Amalia. Che cosa ti preoccupa? Potresti dirmelo…

Amalia (con freddezza): Dunque, aspetti Olga?

K.: Non so perché mi chiedi sempre la stessa cosa… non posso trattenermi. La mia fidanzata mi aspetta a casa, si tratta di Frieda, la conosci?

Amalia (facendo un cenno negativo con il capo): Olga sa del fidanzamento?

K. (perplesso): Credo di si… Olga mi ha visto con Frieda, e poi certe notizie in un villaggio, si propagano facilmente…

Amalia (senza batter ciglio): Ti assicuro che Olga non lo sa… e sono convinta che la notizia la rattristerà molto. Penso che sia innamorata di te, anche se non ne ha mai parlato apertamente… è così chiusa.

K.: Sono convinto che ti inganni.

Amalia (con espressione dura e contratta): Sono certa di non sbagliare… anzi, so che anche tu hai un debole per Olga… e con il pretesto di cercare Barnaba cerchi proprio lei. E dato che so tutto, non avere più riguardi, puoi venire a trovarci quando vuoi…

K.: Veramente… la realtà è che sono fidanzato con Frieda.

Amalia: Già… ma quando hai conosciuto Frieda? Sei da così poco tempo qui!

K.: E’ stata quella sera che ho accompagnato Olga all’albergo dei Signori… Frieda era là al banco della mescita e così…

Amalia: Capisco… non ho mai approvato che Olga ti abbia condotta là…

Si ode la porta che si apre. Amalia si volge in direzione della porta.

Amalia: E’ vero Olga, che non ero d’accordo? Non dovevi accompagnare il signor K. all’albergo dei Signori.

Olga chiude con una spinta la porta dietro le spalle. Porta una bracciata di legna, appare fresca, forte, vivace. Sorride alla sorella, poi si avvicina alla stufa. La ragazza dispone la legna vicino alla stufa e si avvicina a K. che gli stringe la mano con espressione aperta e disinvolta.

Olga: Come sta Frieda?

K. (lanciando un’occhiata significativa ad Amalia): Bene. Grazie… vedi Olga, lavora molto… e si tratta di un lavoro pesante, alla scuola, comunque è rimasta, nonostante le condizioni difficili. E cura anche lì una casa… o una piccola casa… anzi se volete venire a trovarci ci fa molto piacere.

Amalia: Certo…

K. (imbarazzato): Ora devo proprio andar via… anzi, mi scuso… forse sono stato troppo frettoloso. Io vorrei di tutto cuore invitarvi… ma non tenevo presente Frieda. Purtroppo a quanto pare, tra Frieda e la vostra famiglia c’è una forte inimicizia, cosa che io non capisco…

Amalia (con aria drastica e dura): Non è un’inimicizia. Non è così grave. E’ semplicemente un conformarsi all’opinione pubblica. E ora và dalla tua fidanzata, vedo che hai molta fretta, e non ti preoccupare, avevo accettato l’invito così per scherzo, per malignità. Ma tu vieni pure quando vuoi, da noi… anzi, così tu faciliti le cose… dici che Barnaba non può arrivare da te, fino alla scuola, per riferirti notizie del Castello… non può fare tanta strada, povero figlio, questo servizio lo annulla. Quindi devi venire tu qui…

Olga si è accucciata sulla panca, a capo chino, con le gambe divaricate, sembra che abbia perso parte della vitalità di prima.

K. (con calore crescente): Ti sbagli se credi che io non aspetti davvero Barnaba. Mettermi in regola con le autorità è il mio più grande e unico desiderio. E Barnaba deve aiutarmi in questo. E’ vero che una volta mi ha profondamente deluso, ma forse è stata anche colpa mia. E questo ha influito sull’opinione che mi sono fatto di voi e della vostra famiglia. Ma ora è finita. Anche se Barnaba non è ancora venuto, non voglio dubitare della sua buona volontà, e ora credo di vederci più chiaro… voi, siete più accoglienti, e più bonari degli altri abitanti del villaggio. Forse tu non sei informata sulle cose di Barnaba, perciò svilisci il suo lavoro, ma se invece lo sei, allora…

Amalia (frettolosa): Sta tranquillo. Non so nulla degli affari di Barnaba, e nulla potrebbe convincermi ad occuparmene, ne so solo qualcosa, per caso, involontariamente. Le cose di mio fratello riguardano solo lui. Olga invece è informata. E’ la sua confidente.

Amalia si muove e raggiunge i genitori, si sofferma a mormorare qualcosa ai due vecchi, fa qualche gesto affettuoso, poi si dirige verso la porta della cucina ed esce. Olga dalla panca fa un cenno d’invito a K., che si siede accanto alla ragazza. Olga lo guarda sorridendo.

Olga (tranquilla e quasi gioiosa): Certo, definire accogliente e bonaria mia sorella è forse un po’ eccessivo.

K. (divertito): Già, ma l’elogio era rivolto a te… solo che Amalia è così dispotica e accentratrice che si attribuisce tutto quel che viene detto in sua presenza.

Olga (pensosa): E’ vero, più vero di quel che credi. Amalia che pure è la più giovane, in famiglia… decide lei di tutto, per il bene e per il male. E certo si addossa anche la parte maggiore del bene e del male.

K. (incredulo e perplesso): Ma come? Se prima Amalia ha dichiarato di ignorare del tutto gli affari di tuo fratello?!

Olga: Come spiegarti? Amalia non si cura né di Barnaba né di me. Si cura solo di babbo e mamma, li assiste giorno e notte… anche adesso. Eppure è stanca, non si sente bene, ed è andata di là a cucinare per loro. Ma, sebbene non si occupi di noi, noi dipendiamo da lei e se ci desse dei consigli, ubbidiremmo di certo, ma lei non lo fa; siamo estranei per lei. E tu, che hai tanta esperienza e vieni da un paese forestiero, non la trovi anche tu straordinariamente intelligente?

K. (scuotendo la testa): A me pare straordinariamente infelice… ma, se avete tanto rispetto per lei, come mai Barnaba fa questo servizio di messaggero che Amalia disapprova e forse disprezza?

Olga (sospirando sconsolata): Se sapesse che altro fare…

K.: Non è anche calzolaio?

Olga (inquieta, oppressa): Ma si, lavora anche per Brunswick quando capita, e se volesse, avrebbe lavoro giorno e notte, e potrebbe guadagnare bene.

K. (con distacco): E dunque. Ecco un buon mestiere per sostituire quello di messaggero.

Olga (quasi scandalizzata): Quello di messaggero? Pensi che l’abbia accettato per amore del guadagno?

K.: Sia pure. Ma hai detto tu stessa che non lo soddisfa.

Olga (con lo sguardo in un punto indefinito): No, non lo soddisfa, e per varie ragioni. Ma è pur sempre un servizio del Castello, almeno…

K. (con stupore): Come? Dubitate anche di questo?

Olga (chinando il capo): Mah, veramente no. Barnaba ha libero accesso agli uffici, tratta gli inservienti da pari a pari, spesso scorge di lontano qualche funzionario, gli affidano talora lettere di una certa importanza e anche messaggi orali. Certo questo è molto… e Barnaba è così giovane…

K. (con interesse): Ha anche una livrea speciale?

Olga (alzando il capo e sorridendo): Vuoi dire la tunica? No, quella gliela ha fatta Amalia, prima che diventasse messaggero… ma vedi, questo è il punto… da molto tempo l’amministrazione avrebbe dovuto dargli una nuova livrea, perché al Castello non ce ne sono, ma un abito speciale… glielo hanno promesso. Nel Castello le cose di questo genere vanno molto lentamente. Il male è che non si sa mai che cosa significhi questa lentezza. La pratica segue la via amministrativa o non è stata mai inoltrata? Cioè, forse Barnaba è ancora in prova, oppure è arrivata a destinazione ma per qualche motivo la promessa è stata ritirata e Barnaba non otterrà mai un suo abito? Di preciso non si può sapere nulla, almeno per un tempo molto lungo… qui c’è un modo di dire: le decisioni dell’amministrazione sono timide come ragazzine.

K. (con tono beffardo): Già. Un’osservazione acuta, veramente acuta. Le decisioni dell’amministrazione devono avere altre caratteristiche comuni con le ragazzine.

Olga (fissandolo con aria ambigua): Forse. Non so a cosa alludi. Potrebbe anche essere un elogio…

K.: Dunque perché Barnaba non ottiene l’abito?

Olga: Non è semplice. I funzionari per esempio, non hanno un’uniforme. A quanto si dice portano abiti belli, ma non diversi dagli altri… del resto hai ben visto Klamm…

K.: Ma Barnaba non è un funzionario…

Olga: Certo… nemmeno potrebbe essere che un inserviente superiore… e neanche gli inservienti superiori, a quanto dice Barnaba, portano uniformi. Ma Barnaba viene dal villaggio, anzi ci vive, basterebbe questo ad escluderlo. Gli inservienti di grado superiore qui in paese non si vedono mai, sono ancora più riservati dei funzionari, e forse, contano di più di certi impiegati. E’ uno spettacolo a sentire Barnaba, uno spettacolo meraviglioso veder passare nei corridoi quegli uomini grandi e forti, prescelti per la loro statura… dunque…

K.: Dunque, potrebbe essere un inserviente subalterno…

Olga: Certo, ma gli inservienti subalterni portano l’uniforme, almeno quando scendono in paese. Un domestico del Castello si riconosce subito dall’abito che porta, ne hai visti anche tu all’albergo dei Signori… la cosa sorprendente è che quegli abiti sono sempre attillatissimi, un contadino o un artigiano non potrebbero vestire così. Ebbene un abito di quel genere, Barnaba non lo possiede. Questo è avvilente… e, soprattutto nelle ore difficili, ci porta a dubitare di ogni cosa… ci chiediamo: ma Barnaba è proprio al servizio del Castello? Và negli uffici, ma gli uffici sono veramente il Castello? E se anche vi sono uffici che fanno parte del Castello, si tratta proprio di quelli in cui Barnaba può liberamente circolare? Egli penetra in certi uffici, ma solo in quelli, al di là vi sono delle barriere e dietro a queste altri uffici… però non devi immaginarti queste barriere come un limite ben definito, Barnaba lo ripete sempre: barriere ve ne sono anche in uffici in cui può penetrare, dunque certe le può oltrepassare e non sono diverse da quelle che non ha ancora varcato. Perciò non si può presumere senz’altro che dietro a queste ultime barriere vi siano uffici sostanzialmente diversi da quelli che Barnaba conosce già. Solo nelle ore tristi, appunto, lo si crede. E allora il dubbio va più lontano, non ci si può difendere…

K. (con aria scettica): Ma Barnaba parla con i funzionari, gli vengono affidati messaggi…

Olga (illuminandosi): Sì, ma di quali funzionari, di quali messaggi si tratta? Attualmente è addetto al servizio di Klamm, che gli impartisce gli ordini personalmente. E’ una cosa molto bella, fin troppo bella. Ma è proprio così? Sì, è così, ma perché Barnaba dubita che il funzionario che nell’ufficio è chiamato Klamm sia veramente Klamm?

K.: Olga, non vorrai mica scherzare? Come si possono avere dubbi sulla persona di Klamm? Tutti sanno com’è. Io stesso l’ho veduto.

Olga (togliendosi un peso dal cuore): Purtroppo non si tratta di nessuno scherzo. E non voglio alleggerirmi il cuore a tue spese. D’altra parte Amalia mi ha incaricato di risponderti e credo che anche a te giovi saperne di più. E poi lo faccio anche per Barnaba… affinché tu non riponga troppe speranze in lui, ed egli deludendoti non abbia poi a soffrirne… è molto sensibile Barnaba. Stanotte ad esempio non ha dormito perché l’altra sera ti eri mostrato malcontento di lui. Tu non avevi notato la sua commozione, i messaggeri del Castello sono obbligati a padroneggiarsi, a te naturalmente non può confidare le sue incertezze… rovinerebbe la sua posizione e violerebbe le leggi alle quali si crede sottoposto. Neanche con me parla liberamente, bisogna che gli strappi qualche confidenza a forza di baci e carezze. Eppure io sono l’unica persona con la quale si confidi. Ma di Klamm qualche volta parliamo… vedi, di Klamm a quanto mi dice, si è venuta formando una certa immagine; tutti ne parlano, alcuni l’hanno veduto… ma è un’immagine esatta solo nell’insieme.

K. (frastornato e stupefatto): Che cosa vuol dire, solo nell’insieme?

Olga (inquieta): Vuol dire che per il resto essa varia. Ma forse non tanto quanto l’aspetto reale di Klamm. Quando egli viene in paese ha un aspetto, e un secondo ne ha quando va via, un altro prima di bere la sua birra, e un altro ancora dopo averla bevuta, nella veglia cambia, e cambia di nuovo nel sonno, e quando è solo e quando parla. D’altronde anche nel villaggio le differenze di cui si parla sono abbastanza grandi, diversità di statura, di portamento, di barba, solo nel vestire tutti concordano, egli porta sempre lo stesso abito, una giacca nera a lunghe falde. Tutte queste differenze, s’intende, non sono opera di magia, anzi si comprendono assai bene, dipendono dall’umore, dal grado di commozione, dalle innumerevoli sfumature di speranza o di disperazione in cui si trova lo spettatore, che oltre a ciò lo può contemplare di solito solo per pochi istanti… in generale, se non si è personalmente interessati, se ne può provare un certo conforto. Ma per Barnaba se egli parli o no col vero Klamm, è una questione vitale.

K. (assorto): Per me non lo è meno…

VOCE NARRANTE: Le cattive notizie dategli da Olga impressionarono K.; egli trovava però un compenso parziale in quell’incontro con persone che, almeno in apparenza, si trovavano in condizioni molto simili alle sue, con le quali poteva intendersi in molte cose, non in poche come con Frieda… certo perdeva speranze nel successo dei messaggi di Barnaba, ma peggio andavano le cose di Barnaba al Castello, più se lo sentiva vicino. Mai avrebbe pensato di trovare nel villaggio aspirazioni disperate, come quelle di Barnaba e della sorella.

Olga (rivolta a se stessa più che a K.): Barnaba ha raccolto molte testimonianze sull’aspetto di Klamm, forse troppe, e quando in un ufficio del Castello gli hanno fatto vedere un funzionario tra parecchi altri, e gli hanno detto che era Klamm, non l’ha riconosciuto. Ma se tu chiedi a Barnaba in che cosa differisce quel Klamm dall’idea corrente che ci si fa di Klamm, non sa rispondere, o meglio ti risponde facendoti del funzionario del Castello una descrizione che coincide con quelle che conosciamo. Ma allora? – gli chiediamo – Perché ti tormenti? E lui ti enumera certe particolarità che si direbbe le inventi più che descriverle… e si tratta sempre di cose poco importanti… un modo di accennare col capo oppure un panciotto sbottonato. Ancora più grave mi sembra il modo in cui Klamm riceve Barnaba… Barnaba me l’ha persino disegnato: ecco, di solito viene introdotto in un vasto ufficio, che però non è l’ufficio di Klamm, anzi non è l’ufficio di un solo funzionario…

Olga si allontana dalla stufa, si curva in un angolino, poi, raggiunge la panca e si rimette a sedere a lato a K.
Ha in mano un foglio, un cartoncino, con tracciati e disegni…

SCENA 50:

INTERNO – GIORNO – UFFICIO DEL CASTELLO

La m.d.p panoramica dal buio e inquadra attraverso una specie di grata, che distanzia un grande ambiente illuminato dall’alto; la camera si muove a scoprire l’ambiente, uno stanzone d’ufficio che in qualche modo dilata, ma non spezza, l’ottica rustica del villaggio… c’è solo qualche pretenziosità in più: un leggio assai alto che va da una parte all’altra dividendo la stanza in due parti, l’una, strettissima, che è lo spazio riservato agli impiegati che s’affaccendano con carte, grandi libri e bisbiglii, muovendosi a fatica, penosamente. I funzionari, ne vediamo sette o otto e li riconosciamo perché non in “divisa”, consultano i libri scambiandosi spesso di posto… alcuni scrivani lavorano su bassi tavolini al di sotto del leggio, battendo sotto dettatura quando un funzionario si rivolge a loro. Dall’altra parte del leggio gruppetti di persone, inservienti superiori alti e massicci che passano, inservienti subalterni nelle divise attillate, spettatori vari e Barnaba ripreso sempre di spalle, che oscilla, si aggira un po’ come in sogno, da una parte all’altra. La parete sul fondo, quella del leggio, è costituita anch’essa da una grata, ma una grata più stretta dell’altra, che lascia soltanto intuire altri possibili ambienti…

Olga: Il funzionario non detta ad alta voce, né da un ordine espresso. Egli ha tutta l’aria di leggere come prima, però si mette a bisbigliare, e lo scrivano lo sente… ma non sempre. E’ ben strano tutto ciò. Certo Barnaba ha ragione di fare queste osservazioni, perché nello spazio riservato al pubblico egli sosta per ore e talvolta per giornate intere prima che lo sguardo di Klamm si posi su di lui. E anche quando Klamm lo ha visto e lui si è irrigidito sull’attenti, non significa nulla, perché può darsi benissimo che Klamm torni ad immergersi nel suo libro e lo dimentichi… a che serve, che cos’è un servizio di messaggero di così poca importanza? Mi si stringe il cuore quando Barnaba, al mattino, dice di andare al Castello… tutta quella strada e forse è una giornata perduta… mentre qui s’ammucchia il lavoro di Brunswick…

K. (con freddezza e distacco calcolato): Barnaba è costretto ad aspettare a lungo, prima che gli si affidi una missione. E’ comprensibile… pare che al Castello vi sia sovrabbondanza di impiegati. Non si può pretendere di avere ogni giorno un incarico… è sorte comune. E del resto Barnaba qualche incarico l’ha ricevuto, a me ha già portato due lettere…

Olga (titubante): Può darsi che abbiamo torto a lamentarci. Ma vedi… quanto alle lettere… non gli vengono consegnate direttamente da Klamm, ma dallo scrivano. Talvolta è lo scrivano che un giorno qualunque, a un’ora qualunque, si ricorda di lui. E non pare che Klamm ne sia la causa, egli legge tranquillamente il suo libro. A volte però, sembra che guardi verso Barnaba… e lo scrivano poi…

La m.d.p. panoramica verso il buio. Dall’oscurità nuovamente panoramica verso la grata dalla quale scorgiamo l’ufficio del Castello, il leggio, gli incartamenti, i funzionari e gli scrivani, ma ora la camera stringe su un uomo tarchiato, con baffi, di mezza età, inquadrato per tre quarti di spalle. Ha una giacca nera a lunghe falde (Klamm?), sembra che stia sonnecchiando… poi con estrema lentezza si volge appena un po’ interno, si toglie gli occhiali, li pulisce, ha uno sguardo distratto e perduto forse, per un solo attimo, in direzione di Barnaba che, di spalle alla camera, entra in campo…
Lo scrivano, un ometto magro, pallido, dal volto inespressivo, compie meccanicamente alcuni gesti… estrae dall’ammasso delle carte che sono sul suo tavolino e che straripano dai cassetti (il tavolino è sotto il leggio all’altezza più o meno di Klamm) una lettera che consegna a Barnaba. Barnaba indugia con la lettera, se la rigira tra le mani, poi la m.d.p. panoramica e accompagna proseguendo in carrello (carrello in ferrovia), sempre attraverso la grata, Barnaba che si avvia verso l’uscita. La m.d.p. si perde nel nero.

Olga: … Si tratta del messaggio per te: a giudicare dalla busta è una missiva vecchissima che è là da tanto tempo. Ma perché allora fare aspettare così a lungo Barnaba? E così egli acquista fama di messaggero lento e trascurato. Ma che cosa interessa questo allo scrivano? Egli si limita a dire “di Klamm per K.”.

SCENA 51:

INTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

Olga: Barnaba torna a casa trafelato, felice. Esaminiamo tutti i particolari e alla fine concludiamo che è poco e quel poco è problematico…

Dal buio la m.d.p. panoramica ad inquadrare dall’interno la porta di casa della famiglia Barnaba. La camera stringe su di lui… Barnaba ha il suo sorriso luminoso che si va man mano spegnendo. La camera accompagna in piano ravvicinato Barnaba che ha in mano la lettera… Barnaba entra nel buio.

Il Castello - Undicesima Parte

“Olga chiude con una spinta la porta dietro le spalle. Porta una bracciata di legna, appare fresca, forte, vivace. Sorride alla sorella, poi si avvicina alla stufa.” – Illustrazione di Michele Barbaro

SCENA 52:

INTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

Dal buio la m.d.p. passa al viso di Olga che continua idealmente l’azione di Barnaba, mimandola: fa l’atto di gettare da una parte la lettera e si avvicina, accompagnata dalla camera, a scoprire un angoletto dell’ambiente semibuio, l’angolo di “Barnaba calzolaio”. Fa l’atto di mettersi a sedere al posto di Barnaba con aria sconsolata.

Olga: Allora Barnaba mette via la lettera, non ha voglia di recapitarla, né di andare a dormire, si mette al suo lavoro di calzolaio per tutta la notte…

K. (come trasognato): E la lettera?

Olga: Dopo molte insistenze, passano giorni e a volte settimane, Barnaba si decide e va a consegnare la lettera… io non mi stanco mai di ripetergli: Ma in fondo, che vuoi, Barnaba?… guardati intorno, forse qualcuno dei nostri vicini è arrivato a tanto? Questo non significa nulla per te?

K.: Ciò che gli dici è assolutamente giusto. Che chiarezza d’idee!

Olga: No… forse ti illudo e illudo anche lui. Qual è la posizione di Barnaba? Può entrare in una stanza, che è forse l’anticamera di un ufficio, o semplicemente una sala d’attesa… per tutti coloro che non possono entrare negli uffici parla con Klamm, ma è proprio Klamm quello? Un segretario forse, qualcuno che gli somiglia. Klamm può assumere nell’immaginazione della gente tanti aspetti. Qui in villaggio per esempio ha un segretario che si chiama Momus, ebbene molti sono pronti a giurare che Momus non è altri che Klamm… e poi, possibile che un uomo come Klamm stia fra tutti gli impiegati, con una matita dietro l’orecchio e in un ufficio aperto al pubblico?

Olga si arresta come esaurita, la m.d.p. stringe su di lei in primo piano.

SCENA 53:

ESTERNO – GIORNO – VIOTTOLO DEL CASTELLO

La m.d.p. si immerge di nuovo nel buio… poi con un movimento di panoramica inquadra Barnaba di spalle che si avvia per un tortuoso viottolo che conduce al Castello; dalla porta semichiusa si intravede un altro tortuoso viottolo.

Olga: Quando ci penso, mi rimprovero di lasciar entrare Barnaba in quell’ambiente ignoto, dove tutto deve apparirgli dubbio e minaccioso, dove non si osa aprire bocca per fare una domanda innocente, dove avvengono cose tali che lui, di solito così temerario, batte i denti per il terrore…

La camera si immerge nel nero.

SCENA 54:

INTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

K. si avvicina nei pressi della stufa, rimanendo in piedi vicino ad una panca. Anche Olga si avvicina, e si lascia cadere sulla panca, stremata…

K. (con durezza): Credo che sia questo il punto decisivo. Ora mi sembra di vederci chiaro. Barnaba è troppo giovane per il suo compito. Nulla di quello che racconta può essere preso senz’altro sul serio. Se lui al Castello invece di osservare e di guardarsi intorno, trema di paura, ne può cavare ben poco… e quando racconta quaggiù i suoi rapporti, sono sempre intricati e fantastici. Non mi stupisce. Il rispetto per l’amministrazione è innato in voialtri. Ora, vedi, Barnaba ha il diritto di entrare negli uffici, o se preferisci, in un’anticamera, ma vi sono pure porte che conducono altrove. Non so con chi parli Barnaba quando è lì, forse con l’ultimo degli inservienti, ma l’ultimo può portare al penultimo. Il falso Klamm non ha nulla in comune con l’autentico, la somiglianza può esistere solo agli occhi di Barnaba, accecati come sono dalla commozione, sarà magari un infimo funzionario, forse neanche un funzionario, ma davanti a quel leggio assolve certo un suo compito. Qualcosa pensa quando il suo sguardo si posa su Barnaba, e anche se nulla di tutto ciò è vero, qualcuno l’ha però messo lì con qualche intenzione. Insomma, voglio dire, qualcosa si offre a Barnaba, e se lui ne ricava solo dubbi, paura e disperazione, la colpa è sua. Quanto alla lettera, anche se sono vecchie lettere insignificanti, hanno un qualche legame con i miei profitti, e sicuramente valgono di più delle parole di Barnaba. E’ evidente che sono destinate a me; come dicono il Sindaco e sua moglie, sono scritte da Klamm ed hanno un’importanza privata e poco comprensibile, ma tuttavia enorme.

Olga (turbata, emozionata): L’ha detto il Sindaco?

K.: Sì, proprio lui.

Olga (con un leggero sorriso): Lo dirò a Barnaba, questo lo rincuorerà molto.

K. (deciso e perentorio): Barnaba. Rincuorarlo significherebbe dirgli che ha ragione, che continui a fare come ha fatto finora… no, Barnaba non ha bisogno di incoraggiamento, ma di aiuto.

Olga (difendendosi con impegno): Non credere, K., che noi sottovalutiamo la difficoltà del compito di Barnaba. Il rispetto per l’amministrazione, come del resto tu stesso hai detto, non ci manca davvero…

K. (con estrema durezza): Me è un rispetto male inteso, che svilisce il suo oggetto. Rispetta l’amministrazione Barnaba quando fa cattivo uso del privilegio di poter entrare in quei luoghi e passa le sue giornate nell’aria? O quando, tornato a casa per disperazione e stanchezza, non recapita la lettera che gli è stata affidata? Ma il mio rimprovero riguarda anche te, Olga, tu nonostante il rispetto che credi di avere per l’amministrazione, hai mandato Barnaba al Castello, sebbene fosse così giovane, debole e solo, e non l’hai trattenuto.

Olga (con voce chiara, piena, convinta): Io non ve l’ho mandato, è andato lui spontaneamente; certo però avrei dovuto trattenerlo, e con tutti i mezzi, con la violenza, l’astuzia o con la persuasione. Ma se oggi fosse quel giorno, quel giorno decisivo, e sentissi come oggi e come allora la miseria della nostra famiglia, e se Barnaba come allora, chiaramente cosciente delle sue responsabilità, si allontanasse da me dolcemente, col sorriso sulle labbra, neanche oggi io potrei trattenerlo. Tu non conosci la nostra miseria, e perciò giudichi male… Frieda non ti ha parlato di noi?

K. (sedendosi accanto ad Olga): Solo qualche accenno. Ma il vostro nome basta a metterla in grande agitazione…

Olga: Nemmeno l’ostessa vi ha detto nulla?

K.: No, nulla…

Olga: E nessun altro?

K.: Nessuno.

Olga (con aria desolata): Si capisce. Come avrebbero potuto? Ognuno sa qualcosa di noi, ma nessuno racconta la storia francamente. Certe cose la gente ha paura di dirle. E hanno ragione, è difficile parlarne. Anche a te. Eppure devi sapere tutto, altrimenti non ti farai mai un’idea della nostra situazione, e seguiterai ad essere ingiusto verso Barnaba. Vuoi udirlo questo racconto?

K. (stupito dal lungo preambolo): Se è necessario si, ma perché me lo chiedi?

Olga (con espressione ambigua): Per superstizione. Sarai immischiato ai nostri affari innocentemente, come Barnaba, senza nessuna colpa.

K. (con un breve sorriso): Su, parla, non ho paura…

Olga (a voce bassa, come per timore di essere spiata da qualcuno): Nel Castello c’è un alto funzionario, che si chiama Sortini…

K.: Ne ho già sentito parlare… era immischiato anche lui nella faccenda della mia nomina…

Olga (con maggiore tranquillità): Non credo… Sortini non compare quasi mai in pubblico. Forse ti confondi con Sordini, beh, si scrive con la “d”!

K. (con aria un po’ delusa): Hai ragione, era Sordini.

Olga: Si, Sordini è conosciutissimo, è uno dei funzionari più attivi, si parla molto di lui… Sortini invece vive molto ritirato, pochi lo conoscono. Più di tre anni fa, per la prima e l’ultima volta, fu visto a una festa della Società dei Pompieri… anche il Castello vi partecipava, e aveva fatto dono di una pompa nuova. Sortini, che a quanto dicono si occupa della protezione contro gli incendi, o era lì in rappresentanza di un collega, doveva fare la consegna della pompa. Naturalmente c’erano altri signori del Castello, impiegati e inservienti, e Sortini, secondo il suo carattere, se ne stava sullo sfondo. E’ un signore piccolo e gracile, pensoso, che si fa notare per il suo modo di corrugare la fronte. Noi, Amalia ed io, aspettavamo quella festa da settimane. L’abito di Amalia era assai bello, una camicetta bianca, tutta arricciata davanti, con tante file di merletti, la mamma le aveva prestato tutti i suoi… io avevo pianto tutta la notte per l’invidia, e quando venne a vederci la padrona dell’Osteria del Ponte…

K. (interrompendo con stupore): La padrona dell’Osteria del Ponte?

Olga (sorridendo con amarezza): Già… eravamo grandi amiche, allora. Dunque, poiché Amalia si trovava in vantaggio, l’ostessa per consolarmi mi diede la sua collana di granati di Boemia… “Badate a quel che vi dico – disse il babbo – oggi Amalia troverà fidanzato…” e io mi tolsi quella collana e ne cinsi il collo di Amalia… senza più ombra di gelosia. M’inchinavo davanti al suo trionfo. Tutti, forse anche per quel suo sguardo fosco che pesava alto sopra di noi, s’inchinavano al suo cospetto. Se ne accorsero anche Lasemann e la moglie, che erano venuti a prenderci…

K. (con crescente stupore): Lasemann…

Olga (con senso di orgoglio): Sì, Lasemann. Eravamo gente di riguardo, allora. La festa non avrebbe potuto cominciare senza di noi, perché nostro padre era Terzo Capo Istruttore dei pompieri.

K. (di stupore in stupore): Era ancora così vegeto?

Olga (estremamente divertita): Il babbo? Tre anni fa era ancora un giovanotto. Da un principio d’incendio all’albergo dei Signori, aveva salvato il funzionario Golater, un uomo molto grasso, portandolo via a spalle a passo di corsa. Sono passati tre anni appena e guarda com’è ridotto…

K. segue il discorso con aria assorta, pensierosa… lui e Olga guardano in direzione del tavolo dove siedono i genitori. Sul fondo Amalia sopraggiunge dalla porta della cucina con la zuppiera della minestra e comincia, con movimenti lenti ed accurati, ad imboccare la madre, che all’odore del cibo ha sollevato il capo con espressione inebetita. Anche il padre si scuote dal suo torpore, ma è incapace di muoversi, quasi paralizzato, e apre la bocca continuamente per manifestare la sua richiesta di cibo. Amalia fa cenno al padre di avere pazienza, ma il padre, approfittando di avere la zuppiera davanti, cerca disperatamente di raggiungerla con la faccia… Amalia gli mette la minestra nel piatto e allora il vecchio si getta avidamente su di essa, cercando di ingoiarla a cucchiaiate o di leccarla dal piatto… e si agita irritato perché non riesce a fare né l’una cosa né l’altra e i suoi lunghi baffi spioventi gocciolano di brodo.

K. (stupefatto e disgustato): Tre anni l’hanno ridotto così?

Olga (abbassando il capo affranta): Tre anni… oppure… più precisamente poche ore di festa…

SCENA 55:

ESTERNO – GIORNO – PRATO LUNGO IL TORRENTE

Confusione, voci, la banda che suona…

La m.d.p. inquadra la pompa che fa bella mostra di se nel mezzo del prato; allarga e panoramica scoprendo gruppetti di persone che sostano ridendo e discutendo, bambini, inservienti in livrea, qualche “funzionario” in abito scuro, contadini, qualche pompiere. Inoltre molti si danno un gran da fare a suonare con curiose trombette, che poi agitano festosi. L’atmosfera è da festa popolare: qualcuno beve birra in grossi boccali, si balla, ma il tutto è dato per squarci sintetici, senza una partecipazione effettiva di “massa”. Vediamo Barnaba padre, che si pavoneggia nella sua divisa di Capo Pompiere, e che si trascina dietro per mano Amalia col suo vestito carico di merletti, seria e austera e Olga vivace e divertita, poi subito dietro la moglie con Barnaba che si agita e si fa tirare… il padre e la madre sono estremamente più giovani e vitali. Il gruppetto della famiglia Barnaba avanza, poi il padre arresta il gruppetto con un gesto solenne della mano e fa cenno di guardare.

Padre: Bella… vero?

Clamore e trambusto.

Vediamo la pompa, tutta nuova e colorata. Il padre fa grandi cenni d’assenso con il capo, con aria estremamente compiaciuta… poi accenna addirittura ad un saluto militare. Tutti stanno in adorazione, quasi sull’attenti… solo Amalia tende ora ad allontanarsi, Olga, ridente e luminosa, la prende per un braccio e la riaccompagna dentro il gruppo di famiglia. Qualcuno con la trombetta suona dispettosamente molto vicino ad Olga e ad Amalia che resta noncurante, chiusa in se stessa. Poi un fotografo pone la sua macchina antiquata davanti al gruppo e scatta una foto.
Dal fondo, dietro al fotografo che va via, si affaccia al timone della pompa un ometto gracile, pallido, vestito di scuro. Il padre ha un sussulto e indica col dito, estremamente felice ed emozionato.

Padre (bisbigliando): E’ Sortini…

La moglie si affaccia curiosa alle sue spalle, Olga si stringe accanto al padre quasi faccia a faccia, Amalia resta un po’ distante. Poi il padre si volge con un cenno verso gli altri e capeggia un solenne inchino. A distanza, dietro la leva della pompa, Sortini sembra assorto nel nulla, immobile…
Il padre si agita e fa un secondo più evidente inchino, gli altri del gruppo lo seguono, solo Amalia fa un breve cenno col capo. Sortini vaga col suo sguardo distratto, assente, passa in rassegna coloro che lo hanno salutato… ad un certo momento ha un sussulto, guarda fisso verso qualcuno, verso l’alto. Amalia trasale appena a quello sguardo, poi lo stesso succede al padre, alla madre, Barnaba e Olga. Amalia domina il gruppo con la sua statura…

FINE UNDICESIMA PARTE

Luigi Di Gianni

Il Castello - Undicesima Parte