Tratto dal romanzo omonimo di F. Kafka

Sceneggiatura di Luigi Di Gianni

SCENA 60:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

La m.d.p. inquadra K. e Olga seduti sulla panca, presso la stufa. Olga è assorta, K. scuote la testa…

K. (con poca convinzione): E dov’è, secondo te, l’influsso del Castello? Quello che hai raccontato finora attesta la paura inconsiderata di cui è schiava la gente, la gioia maligna del danno di altri, l’infedeltà degli amici; cose che si vedono dappertutto… e da parte di tuo padre poi, una certa piccineria, perché quel Diploma in fondo, che cosa era? Un attestato delle sue capacità, e quelle nessuno gliele toglieva… e solo gettando il Diploma ai piedi del Comandante fin dalle prime parole, gli avrebbe reso veramente penoso il compito. Ma soprattutto Amalia, lei che era la causa di tutto, se ne stava in disparte e contemplava il disastro?

Olga (parlandosi dentro): No, nessuno merita un rimprovero, nessuno poteva agire altrimenti… tutto accadeva già per volontà del Castello. Per volontà del Castello.

K. si volge dalla parte della cucina.
Sul fondo presso la porta della cucina appare Amalia che emerge tra i due giacigli del padre e della madre (i genitori dormono sprofondati nelle coperte).

Amalia: Si parla del Castello… siete ancora lì tutti e due? Come mai, non volevi andartene subito K.? Ti interessano tanto queste storie? Qui c’è gente che se ne pasce, ma non mi sembra che tu sia di quelli…

K.: Ti sbagli, anch’io sono di quelli… invece la gente che non si cura di queste storie e lascia che se ne preoccupino gli altri, mi fa pochissima impressione…

Amalia (con sottile ironia): Sia pure… ma l’interesse della gente è di natura diversa. Ho sentito parlare di un giovanotto, che pensava giorno e notte al Castello, si temeva per la sua ragione, perché aveva sempre la mente rivolta lassù. Finalmente si capì che non pensava precisamente al Castello, ma alla figlia della donna che puliva gli uffici; gliela diedero e tutto tornò a posto.

K. (con aria di sfida): Credo che quel giovanotto mi piacerebbe…

Amalia (con tono polemico): Lui? Ne dubito… sua moglie, forse. Bene, non vi scomodate, io vado a dormire… bisogna che spenga la luce per riguardo al babbo e alla mamma. Ora dormono sodo, ma dopo un po’ il vero sonno è finito, e basta il minimo filo di luce a disturbarli… buona notte.

K. (rivolgendosi a Olga): Chi è il giovanotto di cui parlava Amalia?

Olga (avvicinandosi a K.): Non lo so, forse Brunswick… non è facile capire bene Amalia, spesso non si sa se parla sul serio o se faccia dell’ironia.

K. (con aria severa): Lasciamo stare le interpretazioni. Come mai le sei tanto sottomessa? Non hai mai il desiderio di liberarti di lei? Colpevole o innocente essa ha attirato la sventura sulla vostra famiglia, e invece di chiedere perdono, porta la fronte più alta di tutti. Parli talvolta della sua bellezza, come se vi dominasse con quella, ma francamente, fin dal primo giorno che l’ho vista, mi ha sgomentato il suo sguardo freddo, inespressivo… e poi è la più giovane, ma dal suo viso non si direbbe. E’ senza età come certe donne che non invecchiano, ma non sono mai state veramente giovani… e ti dirò… non riesco neanche a prendere molto sul serio la passione di Sortini. Forse con quella lettera voleva punirla, non chiamarla a sé.

Olga (muovendosi nell’ambiente buio): Lasciamo stare Sortini, coi Signori del Castello tutto è possibile, si tratti della più bella ragazza o della più brutta. Quanto ad Amalia… sì, è stata la causa della nostra sventura, non si può negare, ma nemmeno il babbo, che è il più duramente colpito, ha detto ad Amalia una parola di rimprovero… e non che approvi o abbia approvato il contegno di Amalia, come potrebbe, lui che è un amministratore di Sortini, lui che gli avrebbe sacrificato sé stesso e tutto ciò che possedeva?! Comunque noi eravamo convinti che non ci sarebbe stato un vero e proprio castigo. Tutti ci abbandonavano, questo si, ma mentre si notava la diserzione dei conoscenti, il Castello non dava alcun segno. Quella calma era la cosa peggiore di tutte. L’abbandono in cui ci lasciavano gli amici non era niente in confronto, il disprezzo che ci portano oggi non esisteva ancora… erano stati spinti dalla paura e stavano a vedere come sarebbe andata a finire. La miseria non ci minacciava, i viveri mancanti ce li mandavano certi parenti… ma intanto non avveniva nulla, non una notizia, non una visita.

K.: Beh, se non successe nulla, non c’era da aspettarsi un vero castigo, di che cosa avevate paura? Siete ben strani voi!

Olga: Come spiegarti? Non temevamo l’avvenire, soffrivamo già del presente, eravamo già in pieno castigo… quelli del paese, in fondo, non aspettavano altro che di vederci andare da loro, che il babbo riaprisse la sua bottega, che Amalia facesse bellissimi vestiti e tornasse a prendere ordinazioni. Se noi ci fossimo presentati con la notizia che tutto era risolto, o che, mediante le nostre amicizie al Castello, eravamo riusciti a mettere a tacere la cosa, ci sarebbero stati abbracci e festeggiamenti. Dopo tutto, se Frieda aveva divulgato l’accaduto, non l’aveva fatto per divertirsi, ma per avvertire la comunità che era successo un fatto al quale bisognava mantenersi estranei… invece ce ne stavamo barricati in casa. Non so che cosa aspettassimo, forse le decisioni di Amalia… dal giorno della lettera aveva preso il comando, senza disposizioni, senza ordini e senza preghiere, solo col suo silenzio. Noi, naturalmente, discutevamo molto, dalla mattina alla sera era un continuo bisbigliare… ma lei, Amalia, guardava in faccia la verità, e viveva, sopportava quella vita, ieri come oggi. Poi fummo costretti ad abbandonare la casa, ci assegnarono questo tugurio…

SCENA 61:

ESTERNO – GIORNO – STRADA DI CAMPAGNA

Olga e Barnaba tirano faticosamente un rudimentale carretto, carico di fagotti, di mobili, di oggetti… dietro spingono Barnaba padre ed Amalia. Il gruppo si inerpica per una ripida stradina in salita…

La m.d.p. inquadra il gruppo con il carretto lateralmente, e lo accompagna in carrello. Ferrovia… alcuni contadini passano, volgono lo sguardo da un’altra parte, cambiano direzione… passa anche un carro di grano… gli accompagnatori deviano il corso del carro tirato da buoi per un viottolo che scivola nella campagna.
La camera inquadra in piano ravvicinato Olga e il fratello che tirano col capo chino, senza una parola…

I Barnaba con il loro pesante carretto entrano ora in campo in un piccolo spiazzo. La m.d.p. li accompagna in panoramica fino a scoprirne l’attuale abitazione: una capanna grigia e quasi in disgregazione (senza la neve che la copre il suo aspetto è ancora più avvilente)… presso la porta della casa la madre attende, seduta su una cassa, come inerte. Olga e il fratello si avvicinano a lei… la camera stringe sui tre… la madre alza lo sguardo verso i due figli e sospira… come un mugolio o un lamento.

SCENA 62:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

Olga è in piedi accanto alla stufa. K. alle sue spalle ascolta assorto…

Olga (con freddezza, distacco): Ma neanche dopo il trasloco le discussioni mutarono la nostra vita, però cominciammo un po’ alla volta a sentire la povertà. I soccorsi dei parenti cessarono e proprio allora cominciò a manifestarsi quel disprezzo per noi che ben conosci… s’accorsero che non avevamo la forza di districarci da quella storia della lettera e ce l’imputarono a colpa. Capivano la gravità della nostra sorte, pur senza conoscerla interamente… sapevano che non avrebbero superato la prova meglio di noi, ma appunto per questo tagliarono ogni legame con noi, escludendoci dalla comunità: il nome della nostra famiglia non fu più pronunciato, ci chiamarono “i Barnaba”… persino la nostra casupola acquistò una cattiva fama. Più tardi qualcuno cominciò a mettere piede nella nostra casa, arricciò il naso per cose di nessuna importanza… per esempio: perché la lucernina ad olio era appesa laggiù sul tavolo… e dove mai si sarebbe dovuta mettere allora? E noi che facevamo intanto? Il peggio che potessimo fare, una cosa che ci avrebbe attirato il disprezzo più di tutto il resto: tradimmo Amalia, ci affrancammo dal suo muto comando. Non potevamo più vivere così, senza speranze, e incominciammo ciascuno a suo modo, a supplicare e assediare il Castello per ottenere grazia. Il primo fu il babbo, poi cominciarono gli inutili pellegrinaggi dal Sindaco, dai segretari, dagli avvocati… per lo più non lo ricevevano. Ma se per caso il babbo sarebbe riuscito ad intrufolarsi…

SCENA 63:

ESTERNO – GIORNO – CASA DEL SINDACO

La m.d.p. inquadra dal portone che dà sul cortile il Sindaco di spalle, grosso, imponente, con cappotto e cappello di pelliccia che si dirige a passi lenti e pesanti verso la “seconda” entrata…
Entra in campo di spalle, muovendosi con circospezione, Barnaba padre (che appare in piano ravvicinato rispetto all’obbiettivo).
Barnaba si sporge a seguire con lo sguardo e con espressione ansiosa, quasi frenetica, Barnaba padre che esce di campo…
Sempre dal portone la m.d.p. coglie Barnaba padre che con passi furtivi, tenendosi a prudente distanza, segue il Sindaco… i due, uno dopo l’altro (mentre Barnaba si volge verso la camera a scrutare per vedere se qualcuno lo ha seguito), scompaiono nella “seconda” entrata…

SCENA 64:

INTERNO – GIORNO – CASA DEL SINDACO

La m.d.p. inquadra dall’ambiente-ingresso (con stanza da letto) Mizzi che apre la porta…

Sindaco: Ciao, Mizzi…

La donna sta per chiudere la porta, ma all’ultimo momento, mentre il Sindaco è già uscito di campo, s’intrufola ansante per la corsa e per l’emozione Barnaba padre, che fa gesti supplichevoli (in favore dell’obbiettivo) alla donna affinché lo lasci entrare. La donna si volge anche lei dalla parte della camera, sospirando… Barnaba padre ne approfitta per farsi avanti…

La m.d.p. inquadra il Sindaco nell’ambiente-letto, che si toglie il cappotto, lo butta sul letto con aria stanca, poi si stende per un momento di riposo. Entra in campo di spalle Barnaba padre che fa un inchino fino a terra, e tossicchia per farsi notare dal Sindaco.

Sindaco (sobbalzando e puntando il dito verso Barnaba padre): Ancora tu?

Barnaba padre (come se volesse rimpicciolirsi): Signor Sindaco…

Sindaco (sbuffando impaziente): Ma insomma, cosa vuoi?

Barnaba padre (con voce lamentevole): Essere perdonato, signor Sindaco…

Sindaco: Ma di che cosa vuoi essere perdonato? Quando eri al Castello hanno mosso un dito contro di te? Sei caduto in miseria, hai perso la clientela… è vero, ma questi sono gli alti e bassi del mercato… il Castello non può occuparsi di tutto.

Barnaba padre: Ma vede, signor Sindaco, io non sono venuto a lagnarmi della mia rovina… io, sono sicuro, posso riavere tutto quello che ho perduto, ma purché mi sia concesso il perdono…

Sindaco (pulendosi gli occhiali spazientito): Ma quale perdono? Non ci sono denunce a tuo carico… non c’è un provvedimento ufficiale… forse devi farti perdonare di importunare così la gente, inutilmente…

La m.d.p. stringe sul primo piano di Barnaba padre desolato, che china il capo.

SCENA 65:

INTERNO – GIORNO – CASA DI BARNABA

La m.d.p. inquadra Barnaba e Olga seduti sulla panca, vicino alla stufa. I due ascoltano con rassegnazione.

Barnaba padre: Renderò l’onore ad Amalia…

La camera panoramica e coglie Barnaba padre che si agita da una parte all’altra, poi ritorna presso la panca (la m.d.p. si “allarga” anche ai due giovani). Barnaba padre preso da una parte, sul fondo: la camera carrella e prende i tre dalla parte della stufa; sul fono è Amalia che sta sistemando la tavola, la madre siede, inerte, su una sedia… Barnaba padre fa un cenno di silenzio con il dito, ma vorrebbe essere sentito da Amalia…

Barnaba padre: Ormai ci vorrà poco…

Olga (sorridendo con aria triste): Babbo… a te non dispiace se Amalia ti sente… il fatto è che tu non vuoi renderle l’onore, ma solo ottenere la grazia…

Barnaba padre: Il fatto è… che bisogna stabilire la colpa o negli uffici la contestano… allora, io penso che non paghiamo abbastanza. Finora abbiamo pagato solo le imposte dovute… ma se…

Barnaba padre fa tintinnare significativamente delle monete che ha in tasca. La camera stringe su di lui…

Il Castello - Tredicesima Parte

“… vediamo emergere sul fondo, dalla foschia, una carrozza che si avvicina, tirata da due cavalli scuri. Dai finestrini della carrozza sporgono pile di carte, che svolazzano al vento, il viaggiatore ne è sommerso, si nota solo la parte superiore del cappello. Il cocchiere è completamente avvolto in una pelliccia scura…” – Illustrazione di Michele Barbaro

SCENA 66:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

K. ascolta…

Olga: Ora il babbo si mise in testa che bisognava dare di più, e certo era in errore, perché i nostri uffici accettano mance, per semplicità, per evitare discussioni, ma queste mance non servono a nulla… poiché però il babbo ci vedeva una speranza, noi non volevamo distruggerla, e vendemmo quel poco che ci restava. Noi per tutto il giorno tiravamo la cinghia, e l’unico risultato era di conservare il babbo in una specie di euforica speranza… in fondo però, non era un vantaggio. Quei tentativi lo sfiancavano e i passi che senza danno avrebbero avuto presto termine, andavano per le lunghe. Quel che pagava in più non poteva certo procurargli risultati straordinari; qualche scrivano cercava di dargli un po’ di soddisfazione, ma solo in apparenza, prometteva di iniziare ricerche… e il babbo, invece di insospettirsi, diveniva ogni giorno più credulo…

SCENA 67:

INTERNO – GIORNO – CASA DI BARNABA

La m.d.p. inquadra Barnaba padre che si aggira inquieto per la casa, precedendolo in carrello. L’uomo appare ora invecchiato, curvo, ha ancora negli occhi qualche scatto di vitalità, di speranza… dietro Barnaba padre Olga e il fratello con affettuosissime apprensioni, a piccoli passi…
Barnaba padre si arresta e guarda… la camera segue il suo sguardo fino alla porta che dà sulla cucina, dove appare Amalia con in mano uno scopettone… comincia a spazzare volgendo le spalle all’obbiettivo…

La m.d.p. inquadra di nuovo Barnaba padre, dietro Olga e il fratello. L’uomo si volge verso di loro con un sorriso contorto e gli occhi sgranati, e fa cenno in direzione di Amalia…

Barnaba padre (quasi balbettando, con articolazioni incerte): Vedrete… la riabilitazione è prossima… ho fatto grandi… passi avanti… ma è un segreto… tempo… solo un po’ di tempo…

Olga: Vedi, babbo… purtroppo ormai non possiamo darti altro davvero… non ne abbiamo più…

La camera stringe sui due. Il vecchio assume un’espressione di assoluto sconforto… fissa il vuoto come inebetito e la m.d.p. lo isola in primo piano.

Ticchettio di un martello…

Il padre volge lo sguardo in direzione del rumore… cogliendo in un angolo dell’ambiente Barnaba figlio seduto su uno sgabello, intento a ribattere un paio di scarpe… tutt’intorno altre scarpe che attendono di essere sistemate…

Olga (scuotendo la testa): Babbo, non devi farci affidamento, il suo salario basta appena a non farci morire di fame… d’altra parte Brunswick lo ha assunto come operaio e a patto che gli consegni il lavoro a notte alta, e già così corre qualche pericolo… se qualcuno se ne accorge…

Barnaba padre (con difficoltà e stanchezza): Peccato… peccato… non ci vorrebbe poi una gran somma. Sono sicuro che domani… o forse… chissà… oggi stesso… potrei sapere quello che voglio. E adesso per la mancanza di un po’ di danaro… così tutti i miei sforzi sono stati inutili… però… pensandoci bene… se non sono riuscito a ottenere nulla per via ufficiale, perché non sono riuscito a provare la colpa… posso… tentare rivolgendomi direttamente… privatamente… ai funzionari… ci sarà qualcuno che nutre sentimenti umani e pietosi… e forse… fuori dagli uffici… al momento buono…

La m.d.p. carrella sul padre in primo piano. Egli continua a parlare, con gli occhi sgranati, allucinato, sedotto da una nuova pallida speranza…

SCENA 68:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

La m.d.p. inquadra K. e Olga presso la panca.

K.: E non ti pare giusto? Il seguito della storia gli avrebbe dato risposta, ma lui voleva sapere subito…

Olga (scuotendo la testa e interrompendo K.): No… è inutile parlare di pietà, buon cuore, eccotene… benché giovani e inesperti noi lo sapevamo, e anche il babbo naturalmente non l’aveva dimenticato, come tutto il resto. Egli aveva concepito il progetto di porsi sul margine delle strade nelle vicinanze del Castello, dove passano le carrozze dei funzionari e se poteva cogliere l’occasione, presentare la sua domanda di grazia. Era un progetto senza senso comune. Perché, anche se fosse accaduto l’impossibile, e la supplica fosse arrivata all’orecchio di un funzionario, un funzionario isolato, però, ha lui il diritto di concedere il perdono? E poi come avrebbe potuto un funzionario farsi un’idea della situazione dal racconto confuso di un uomo vecchio e stanco come il babbo? I funzionari hanno una cultura profonda… ma unilaterale, gli affari di un’altra sezione glieli puoi spiegare per ore ed ore, magari approveranno con cortesi cenni del capo, ma senza capirne un’acca. E anche se il babbo si fosse per caso imbattuto in un impiegato competente, questi, senza documenti, non avrebbe potuto far nulla… poi gli impiegati viaggiano molto in fretta… il lavoro li attende, non si sognano nemmeno di guardare dal finestrino in cerca di postulanti, tanto più che le carrozze sono piene di documenti che essi compulsano.

K. (colpito dalle parole di Olga): Io però… ho visto l’interno di una slitta in cui non c’era neanche un documento.

VOCE NARRANTE: Il racconto di Olga gli schiudeva un mondo così vasto, quasi incredibile, che egli non poteva fare a meno di confrontarlo con la sua piccola esperienza, per meglio convincersi dell’esistenza e di quel mondo e del suo.

Olga: Può darsi, ma allora è anche peggio, vuol dire che gli affari del funzionario in questione hanno tanta importanza che gli incartamenti sono troppo voluminosi o troppo preziosi per essere trasportati. Quei funzionari lì viaggiano di gran carriera. Un’altra cosa, il Castello ha molti ingressi, ora è in voga uno, ora l’altro… secondo quali regole avvengano questi cambiamenti non s’è ancora potuto scoprire. Il mattino alle otto tutti percorrono una certa strada, nell’ora dopo c’è folla su un’altra, dieci minuti più tardi si accalcano su una terza. E’ vero che in prossimità del villaggio tutte le strade confluiscono, ma lì le carrozze vanno al galoppo, mentre vicino al Castello la velocità si modera un poco. D’altronde la stessa misteriosa irregolarità si nota sul numero delle vetture… vi sono giornate in cui non si nota un veicolo, e altre in cui è una vera processione. Di fronte a tutto questo, figurati il nostro povero babbo…

SCENA 69:

INTERNO – GIORNO – CASA DI BARNABA

La m.d.p. inquadra Barnaba padre in piedi davanti ad uno specchietto appeso al muro; filtra dalla finestrella la luce pallida del mattino. L’uomo si sta preparando… indossa la giacca scura, si aggiusta il cravattino… entra in campo Olga che gli porge il cappotto… la camera stringe su di lui, il cappotto è largo e bucato… Barnaba padre si allontana dallo specchietto, la m.d.p. allarga nuovamente e coglie ancora Olga. L’uomo riconsegna, con un gesto buffamente sprezzante il soprabito…

Barnaba padre: E’ troppo vecchio… non fa ancora così freddo…

Olga: Ma babbo, hai i reumatismi…

Barnaba padre prende il cappotto attaccato ad un chiodo vicino allo specchio, esce di campo… la camera panoramica su Olga che si dirige verso la porta, sul fondo Barnaba padre si allontana verso l’esterno.
Entra in campo ora anche Barnaba figlio e la madre, che si affacciano alla porta (sono visti di spalle). La m.d.p. inquadra Olga, la madre e il fratello che con aria assonnata e cercando di farsi forza con sorrisi d’incoraggiamento, salutava con la mano il padre che si allontanava…

SCENA 70:

ESTERNO – GIORNO – ORTO IN PROSSIMITA’ DEL CASTELLO

La m.d.p. inquadra il Castello che si erge maestoso nella luce incerta del mattino… è una giornata grigia, piovosa. Poi la camera panoramica fino ad inquadrare un viottolo di campagna… viene avanti con passo faticoso, claudicante, Barnaba padre, che cerca di tenersi dritto nel vestito scuro, un po’ antiquato ma ancora elegante. Barnaba padre si ferma, la camera stringe su di lui… l’uomo si fruga in tasca ed estrae qualcosa che attacca all’occhiello della giacca… la m.d.p. stringe ancora: si tratta di un distintivo della Società dei Pompieri. L’uomo se lo guarda soddisfatto, poi riprende il suo cammino. La camera lo segue in panoramica mentre faticosamente comincia a salire verso la collina. Arriva ad un muretto che sostiene una cancellata che cinge una specie di orto… Barnaba padre si aggrappa al muretto e poi riesce a sedersi, tenendosi alla cancellata; oltre la cancellata un contadino è intento ad ammucchiare in un carretto di legno la verdura che ha raccolto… Barnaba padre in favore dell’obbiettivo, inquadrato attraverso la cancellata….

Barnaba padre (con tono umile, supplichevole): Bertuch… Bertuch…

Il contadino si gira e guarda un attimo dalla parte di Barnaba padre…

Bertuch (senza interrompere la sua attività): Che vuoi?

Barnaba padre: Che fai?

Bertuch: Che cosa vuoi che faccia… raccolgo la verdura per il Castello…

Barnaba padre (titubante): Posso… posso stare qui… in nome della nostra antica amicizia…?!

Bertuch interrompe il suo lavoro e risponde con un alzata di spalle… poi guarda verso il cielo: comincia a piovere… il contadino raccoglie presso il carretto una vecchia coperta, guarda ancora in direzione di Barnaba padre e fa per lanciare la coperta…
La m.d.p. coglie ora Barnaba padre, di spalle alla cancellata, e sul fondo il contadino… la coperta arriva alla cancellata. Barnaba padre rimane un attimo come inebetito… la camera ruota intorno alla cancellata e lo prende in favore dell’obbiettivo. L’uomo ha un sussulto e un sorriso…

Barnaba padre (tremando per il freddo): Grazie, Bertuch.

Poi si arrampica a raccogliere la coperta e se la mette addosso…
Piove…
Poi Barnaba padre si volge in favore dell’obbiettivo, si stringe la coperta sul corpo… aguzza lo sguardo…

In soggettiva la via che porta al Castello… è deserta… la m.d.p. panoramica fino al Castello, alla torre…
Dall’alto la camera inquadra sul muretto, presso la cancellata, Barnaba padre, oltre la via deserta. La camera lentamente si abbassa verso il vecchio, che guarda ora verso l’alto, ruota dietro alla cancellata e poi ritorna sul vecchio da posizione normale. Barnaba padre si sporge a guardare appassionatamente verso la strada…

Si ode un rumore di zoccoli lontano…

In soggettiva di Barnaba padre vediamo emergere sul fondo, dalla foschia, una carrozza che si avvicina, tirata da due cavalli scuri. Dai finestrini della carrozza sporgono pile di carte, che svolazzano al vento, il viaggiatore ne è sommerso, si nota solo la parte superiore del cappello. Il cocchiere è completamente avvolto in una pelliccia scura… entra in campo di spalle Barnaba padre, che cerca di scendere faticosamente lungo la scarpata, talvolta si volge in favore dell’obbiettivo per attaccarsi a degli sterpi: notiamo la sua espressione ansiosa e allucinata. Poi il vecchio riesce a raggiungere la strada… si piazza nel mezzo, fa grandi cenni con le mani, con la coperta che lo ingombra. La carrozza rallenta… i due cavalli scuri sbuffano ansanti. Barnaba padre fa gesti disperati per salire… il cocchiere lo tocca, ma con leggerezza, con la frusta sul capo… poi la carrozza riprende a tutta andatura…

FINE TREDICESIMA PARTE

Luigi Di Gianni

Il Castello - Tredicesima Parte