Tratto dal romanzo omonimo di F. Kafka

Sceneggiatura di Luigi Di Gianni

SCENA 71:

ESTERNO – ALBA – IN PROSSIMITA’ DEL CASTELLO

La m.d.p. inquadra dal basso il Castello, poi panoramica sul viottolo: la via è sommersa dalla neve, l’atmosfera è grigia e nebbiosa… emergono dalla nebbia Barnaba padre, che avanza a fatica scivolando nella neve e dietro la moglie… tutti e due neri nel biancore della neve…

Dall’alto del Castello: la m.d.p. inquadra ora Barnaba padre e la moglie che, appoggiandosi uno all’altro, cercano di raggiungere il muretto e la cancellata…

Vediamo il Castello ancora dal basso. La via deserta che si perde nella neve…

SCENA 72:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

K. e Olga presso la panca, Olga continua il suo racconto, K. ascolta a testa bassa, con aria assorta.

Olga (tutta raccolta nei suoi ricordi): Per dovere, come se quella fosse la sua malinconica professione, il babbo andava là a passare la sua giornata. I dolori reumatici cominciavano a tormentarlo, l’inverno era alle porte e la neve cadde precocemente; ed egli stava ore ed ore seduto sulla pietra bagnata dalla pioggia, e poi, più tardi, dalla neve. Di notte le sofferenze gli strappavano gemiti e all’alba qualche volta esitava a mettersi in cammino, ma poi si vinceva e partiva. La mamma non voleva lasciarlo andar via, allora gli si appendeva al collo e…

SCENA 73:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

La m.d.p. inquadra Olga e K. in piedi presso la stufa…

Olga: Così anche la mamma fu presa dagli stessi dolori… e poi… dopo giornate e giornate di attesa, e non un funzionario, non una carrozza, per ore ed ore, a perdita d’occhio… che quadro, K.! Finché un mattino…

La camera stringe su Olga.

SCENA 74:

ESTERNO – ALBA – CASA DI BARNABA

Dalla finestra senza imposte, dalla quale filtra la luce lattiginosa dell’alba, Barnaba padre si agita nel suo lettuccio, cerca di poggiare un piede a terra, ma la gamba è irrigidita, e grida per il dolore… poi fissa un punto lontano con la sua espressione allucinata…

Barnaba padre: Ecco, la carrozza s’è fermata davanti al portone di Bertuch… ecco… il funzionario… sì, cerca me. La prego, signor funzionario, non vada via… la prego. Non sia adirato con me… non dipende da me…

Poi Barnaba padre giunge le mani con aria supplichevole. Olga e Amalia cercano, una da una parte e una dall’altra, di sostenere il padre e di calmarlo, il vecchio si affloscia sul letto con una specie di grido strozzato…

SCENA 75:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

Olga, preceduta in carrello dalla m.d.p. si muove nell’ambiente quasi oscuro della casa… K. le è dietro e la segue…

Olga: E fu un’assenza lunga, non poté mai più ritornare la suo posto, gli toccò di restare a letto alcune settimane… Amalia si prese l’incarico di badare a lui, di curarlo… lei non ha quasi bisogno di dormire, non si spaventa, non teme nulla, rimane fredda e tranquilla a dedicarsi ai genitori… mentre noi, incapaci di porgere aiuto, ci aggiriamo inquieti per casa. Poi quando il peggio fu passato, e il babbo poté faticosamente alzarsi dal letto, Amalia si tirò indietro e lo lasciò alle nostre cure. Fu allora che pensammo a cosa potesse tener viva nel babbo la speranza di compiere qualcosa di utile a lavare l’onta della famiglia. Mi dissi, se l’opinione pubblica, sia pure solo in apparenza, non conosce che l’insulto fatto al messaggero, si può forse, magari in apparenza, riparare tutto riconciliandosi con questo messaggero. Ne parlai al babbo, ma il mio progetto fu subito bocciato. Anzi, lui voleva riprendere le sue soste all’orto di Bertuch e poiché non poteva andarci da solo, disse che dovevamo portarcelo con un carretto a mano… ma io non cedetti, e un po’ alla volta egli sia adattò all’idea. Bisognava quindi andare tutte le sere all’albergo dei Signori, dove noi eravamo mal visti… ma forse potevamo essere utili a qualche cosa.

Olga si arresta e si volge verso K.
K. la fissa, ma con aria piuttosto allarmata… la m.d.p. stringe lentamente su di lui, che assume un’aria infastidita e sospettosa.

Olga (attraversata da una sottile vergogna): Tu sai che fastidio era per Frieda occuparsi di tutto quel servitorame, persone in genere tranquille ma quotate dal lavoro troppo leggero… “Che tu possa essere come un servitore…” è una formula propiziatoria dei funzionari. Il guaio è che nel villaggio, dove non sono altrettanto valide le leggi del Castello, questi servitori si trasformano… diventano insubordinati e frenetici… dominati da insaziabili istinti. Per Frieda era un gran cruccio e fu molto contenta di servirsi di me per calmarli… nella stalla, da più di due anni. Il babbo allora, quando poteva, mi accompagnava…

SCENA 76:

INTERNO – NOTTE – SALA ALBERGO DEI SIGNORI

Voci e canti sguaiati.

Barnaba padre è seduto su una botte presso il banco della mescita… dietro di lui notiamo passare Frieda con due boccali vuoti.
La m.d.p. carrella sul vecchio che sta a capo chino, inerte… ora solleva appena lo sguardo, la camera lo segue e panoramica verso il fondo della sala, dove un gruppo di inservienti che si agitano e ballano freneticamente sommergono Olga che tenta “ritualmente” e inutilmente di difendersi. Olga ha i capelli in disordine e le vesti strapazzate… la camera si solleva ad inquadrare dall’alto la scena, attraversando i travoni del soffitto…
Ora qualcuno prende Olga, la abbraccia… tutti si ammucchiano e si contendono la ragazza…

SCENA 77:

INTERNO – ALBA – STALLA

Olga è sprofondata nella paglia. Apre gli occhi, si guarda intorno esplorando l’ambiente…

Alcuni “inservienti” interamente vestiti nelle loro uniformi attillate dormono allungati negli scomparti destinati alle bestie. Uno di loro si muove faticosamente, ancora in preda ai fumi dell’alcool… altri inservienti ancora sono svegli, in piedi, e si rassettano, qualcuno infila gli stivali. Olga si alza, alcuni di loro fanno circolo e, come secondo un rituale ben collaudato, portano uno per volta una mano alla tasca del panciotto o dei pantaloni…

Tintinnii di monete.

Olga, lentamente, come in trance, incassa il denaro…

SCENA 78:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

Olga e K. sono presso la panca… la m.d.p. ruota lentamente alle loro spalle, per poi finire di nuovo a inquadrarli frontalmente…

Olga (con lucidità e freddezza): Finora non abbiamo ancora trovato il messo che cerchiamo… nessuno l’ha più visto da quando l’abbiamo visto noi. Il mio disegno sarebbe quindi fallito, ma pure qualcosa ho ottenuto, un certo collegamento col Castello; conosco i servitori di quasi tutti i Signori del Castello… ho continuato gli sforzi di mio padre… da questo punto di vista, forse mi potrà perdonare di accettare denaro dai domestici e di spenderlo per i miei genitori… e poi… ho ottenuto un altro risultato: ho appreso parecchio sul modo di entrare al servizio del Castello, per vie traverse, evitando la trafila lunghissima dell’amministrazione ufficiale. Si tratta di sfruttare l’occasione… ma non sempre si coglie quella giusta… oppure quando si presenta un’occasione giusta, spesso bisogna aspettare anche di più che per le vie ufficiali. Il membro di una famiglia sospetta è respinto a priori, se pone la sua candidatura trema per anni e poi, quando è vecchio, apprende il rifiuto, e la sua vita è stata inutile. Vi sono eccezioni, ma spesso servono non ad accettare la candidatura ma a protrarre definitivamente il procedimento, che viene interrotto solo dalla morte dell’interessato. Si parlava di questo con Barnaba quando ritornavo all’albergo dei Signori… con Barnaba perché il mio nuovo progetto si fondava su di lui… perché una persona assunta dal Castello poteva fare molto per la sua famiglia. Comunque avvertivo di non prestar troppo fede a quanto raccontavano i servitori, ma lui era entusiasta… ed io pensavo: avevamo offeso un messaggero che era stato costretto a lasciare gli uffici più accessibili… nulla di più naturale che offrire nella persona di Barnaba un nuovo messo che avrebbe sbrigato il lavoro dell’altro permettendogli di starsene lontano finché volesse. La cosa strana fu che Barnaba riuscì senza difficoltà ad entrare per la prima volta nel Castello… o meglio negli uffici. La commozione quel giorno mi paralizzava… ma poi, non accadde più nulla. Per due anni Barnaba condusse una vita angosciata, in attesa. Diedi una lettera a Barnaba per raccomandarlo alla benevolenza degli inservienti, ma questi non fecero nulla, nonostante le promesse ricevute… e poi… sei arrivato tu. Si diceva all’albergo dei Signori, è arrivato un agrimensore, e io non sapevo nemmeno che cosa fosse, poi una sera…

Il Castello - Quattordicesima Parte

“La m.d.p. inquadra dal basso il Castello, poi panoramica sul viottolo: la via è sommersa dalla neve, l’atmosfera è grigia e nebbiosa…” – Illustrazione di Michele Barbaro

SCENA 79:

ESTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

Siamo all’imbrunire, nebbia e neve…
La m.d.p. inquadra brevemente il paesaggio, poi panoramica scoprendo la casa di Barnaba… entra in campo Barnaba figlio che si guarda intorno con aria di circospezione, poi si avvicina, bussa alla porta con tocco leggero. Apre Olga, Barnaba le fa un cenno, Olga esce lasciando la porta socchiusa… i due si allontanano dalla casa, la camera li segue in panoramica… si fermano. La m.d.p. stringe su di loro, Barnaba ha gli occhi illuminati dalla gioia, Olga attende ansiosa… Barnaba estrae lentamente, tenendola con la punta delle dita come per timore di sciuparla, una lettera, e la mostra alla sorella…
La m.d.p. stringe su Barnaba isolandolo.

Barnaba: Al Castello… una lettera…

SCENA 80:

INTERNO – NOTTE – CASA DI BARNABA

K. e Olga sono in piedi, si ode il respiro rantolante dei genitori di Olga da lontano… K. si muove, Olga lo segue alle spalle…

K. (deluso e offeso): Avete fatto la commedia con me, Barnaba mi ha portato la lettera atteggiandosi a vecchio messaggero carico di lavoro, e voi due, tu e Amalia, avete fatto finta che le lettere e il servizio di messaggero fossero cose di secondaria importanza.

Olga (con aria decisa ed energica): Devi saper distinguere fra noi: quelle due lettere hanno fatto di Barnaba un bambino felice, nonostante tutti i dubbi che gli ispira la sua attività. Quei dubbi li ha soltanto per sé, per me, ma pone tutto il suo onere a presentarsi al tuo cospetto, come un autentico messaggero, secondo l’idea che se ne fa di lui… così, per esempio, sebbene la speranza di ottenere l’abito speciale sia cresciuta, ha voluto che in un paio di ore io gli aggiustassi i pantaloni per renderli simili a quelli attillati dell’uniforme, per poter sostenere bene la sua parte davanti a te, che puoi naturalmente essere ancora facilmente ingannato. Amalia invece disprezza il servizio di messaggero, e ancor più adesso che si può notare qualche piccola speranza di successo. Perciò ella dice la verità, non commette l’errore di dubitarne. E se io, qualche volta, ho denigrato quel servizio, l’ho fatto per paura… le due lettere che sono passate per le mani di Barnaba sono il primo segno di clemenza incerta che la nostra famiglia abbia ricevuto da tre anni a questa parte. Questa speranza la vogliamo conservare, finché possiamo. Ma per adesso tutto converge su di te. Lassù al Castello dobbiamo accontentarci di quello che ci danno, ma quaggiù possiamo fare qualcosa anche noi: assicurarci il tuo favore, e guardarci almeno dalla tua ostilità… e proteggerti con tutte le forze affinché tu non perda il contatto con il Castello. Quindi dobbiamo impedirti di sospettare di noi. Noi siamo disprezzati… e tu subisci, soprattutto attraverso la tua fidanzata, l’influsso dell’opinione pubblica. E i messaggi che io ho letto attentamente prima che tu li ricevessi… Barnaba come messo non poteva permettersi di leggerli… come dovevamo presentarli a te? Esagerando l’importanza dei messaggi, evidentemente insignificanti, poiché eravamo noi che te li portavamo, avremmo dato adito al sospetto di perseguire il nostro interesse e non il tuo. Se invece li trattavamo come messaggi di poco conto, li avremmo resi altrettanto sospetti. Perché mai – potevi chiederti – questa gente s’incarica di recapitare lettere di poca importanza? Mantenere la via di mezzo tra i due estremi è impossibile. E’ impossibile valutare giustamente i messaggi… essi cambiano di valore, continuamente. Le riflessioni cui danno adito sono senza fine. Aggiungi a tutto ciò il timore che noi nutriamo per te… che confusione! Dunque non devi giudicare troppo severamente le mie parole…

Si ode picchiare alla porta.

Olga, accompagnata dalla m.d.p., corre ad aprire la porta. Il fascio luminoso di una lanterna cieca taglia l’oscurità della notte… qualcuno che non riusciamo ad identificare cerca di entrare… e mormora qualcosa di incomprensibile ad Olga… K. guarda verso la porta. La camera inquadra di nuovo Olga che si allontana di corsa, ma cercando di non far rumore, verso l’interno della stanza, in un angolo buio. Olga curvata nel buio mormora…

Olga (a bassissima voce): Amalia… per favore…

Scuote Amalia che dorme, le fa un cenno in direzione della porta, Amalia si alza, si getta addosso una lunga sciarpa e corre verso la porta, esce e si allontana con il “qualcuno” della lanterna. Olga socchiude la porta e raggiunge di nuovo K. fermo vicino alla stufa che la guarda con occhi interrogativi.

Olga (costernata e tesa): E’ uno dei tuoi aiutanti, è venuto a cercarti per incarico di Frieda. Non ho voluto che entrasse. Se tu più tardi ritieni giusto confessare a Frieda la tua visita a casa nostra, sei libero di farlo… ma… non devi essere sorpreso qui dall’aiutante…

K. (infastidito e inquieto): Hai fatto bene…

Olga (affettuosamente, trattenendo K. per un braccio): Perché non passi la notte qui da noi e aspetti che venga Barnaba?

K. (sciogliendosi dalla presa sempre più inquieto): Accetterei volentieri il tuo invito, è tardi oramai, e poi non mi sento legato a voi, sarebbe la cosa più naturale del mondo… ma la visita dell’assistente mi ha messo in una certa agitazione. E non capisco come mai Frieda, che conosce le mie idee in proposito, e i due assistenti che mi temono si siano così ben riconciliati… e poi perché me ne ha mandato uno solo? E l’altro? Deve essere rimasto con lei… hai uno scudiscio?

Olga esce un attimo dalla stanza e vi rientra con una bacchetta di giunco che porge a K.

Olga: Tieni… non ho altro.

K. (provando la bacchetta): C’è un’altra uscita?

Olga: In cortile… dalla parte della cucina… però bisogna scavalcare la cinta dell’orto accanto e attraversarlo per sbucare sulla strada…

K.: Va bene, andiamo.

K. prende per il braccio Olga affinché lo accompagni… Olga lo precede. I due passano accanto al tavolo, scavalcano i giacigli dove dormono i genitori di cui si intravedono appena le sagome al buio, raggiungono una porticina che dà sulla cucina, Olga la apre… K. si sofferma ancora…

K. (stringendo con calore le mani di Olga): Ti prego… mandami Barnaba subito, a scuola, appena rincasa… anche se è notte inoltrata. Non sono la mia unica speranza i messaggi di Barnaba, ma non voglio rinunziarvi, anzi voglio attenermi strettamente ad essi. Comunque… ancor più dei messaggi, mi stai a cuore tu… con il tuo coraggio. Se dovessi scegliere tra te e Amalia, certo non avrei esitazioni…

Olga (sorridendo con dolcezza): Va dritto… in fondo troverai l’uscita…

K. si abbassa per poter passare attraverso la porticina e scompare.

FINE QUATTORDICESIMA PARTE

Luigi Di Gianni

Il Castello - Quattordicesima Parte