Tratto dal romanzo omonimo di F. Kafka

Sceneggiatura di Luigi Di Gianni

SCENA 56:

INTERNO – GIORNO – CASA DI BARNABA

Un grido di donna.

Olga si sveglia di soprassalto. Rimane un attimo incerta, poi si caccia giù dal letto e attraversa un breve corridoio semioscuro, fino alla stanza dalla quale proviene il grido… l’ambiente è lindo, pulito, rustico, ma molto dignitoso. Olga scorge con lo sguardo Amalia che si trova presso la finestra aperta. Amalia tiene in mano una lettera che le è stata consegnata da uno sconosciuto sotto la finestra. L’uomo è alto, magro, fissa con occhi curiosi la ragazza, porta una specie di divisa attillata. Amalia dà un rapido sguardo alla lettera, poi la consegna ad Olga che si trova alle sue spalle.

Olga (leggendo rapidamente e con emozione la lettera): Badi di venir subito… senza indugio… debbo partir tra mezz’ora…

Ma Amalia si impossessa di nuovo della lettera, sotto lo sguardo ossessivo dell’uomo alla finestra, poi la strappa, si volta di scatto e ne getta i pezzi sulla faccia dell’uomo… chiude la porta.
L’uomo rimane impassibile dietro la finestra.

SCENA 57:

INTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

Olga e K. sono sempre seduti sulla panca… Olga riprende a parlare assaporando la cupa dolcezza del ricordo…

Olga (rivolta più che altro a se stessa): Brunswick è sempre un po’ volgare e non può capire una natura come quella di Amalia, ma quella volta il suo commento parve quasi ingiusto, eravamo un po’ matti quel giorno, e tutti, salvo Amalia, storditi dal vino dolce del Castello…

K. (con una certa impazienza): E Sortini?

Olga (scuotendosi e ritornando sulla terra): Già, Sortini. Lo vidi ancora parecchie volte… passando da quelle parti, durante la festa. Stava seduto al timone, con le braccia conserte, rimanendo in quella posizione fino che la carrozza del Castello non venne a prenderlo. Non assistette nemmeno alla manovra dei pompieri in cui il babbo si distinse fra tutti gli uomini della sua età, appunto nella speranza che Sortini lo vedesse.

K. (non molto convinto dal lungo preambolo): E non avete più sentito parlare di lui? Dopo tutta quella grande venerazione…

Olga (assorta e pensosa): Già… una grande venerazione, si. Abbiamo ancora sentito parlare di lui… il mattino seguente…

Silenzio…

La m.d.p. inquadra lateralmente il gruppetto della famiglia Barnaba, la pompa e Sortini; Sortini ora fa un autentico balzo acrobatico verso il gruppo… verso Amalia.
Il padre e gli altri si fanno avanti anche loro, e si fronteggiano. Sortini sta per essere assorbito nel gruppo e fa un cenno con la mano per allontanare da sé la famiglia Barnaba… ha ripreso il suo abituale atteggiamento come di assenza e si ritrae. La camera gli ruota dietro le spalle e arretra insieme a Sortini, in modo che il gruppo rimane distanziato. Poi Sortini esce di campo e la m.d.p. stringe sul gruppetto: entra in campo uno dei tanti suonatori di trombette… il padre sorride furbescamente, e si rivolge ad Amalia che ascolta impassibile.

Padre: Te l’ho detto che ti saresti trovata un fidanzato…

Sopraggiunge Brunswick, che dà un gran manto sulle spalle al padre di Barnaba… poi guarda Amalia che è l’unica taciturna.

Brunswick: Si è presa una cotta per Sortini, una cotta tremenda…

Tutti ridono… Amalia è assorta, indugia un momento, poi si allontana.

Silenzio.

SCENA 58:

INTERNO – SERA – CASA DI BARNABA

Olga (assorta): Ecco…

K. (perplesso): Ma in sostanza che diceva la lettera?

Olga: La lettera era di Sortini, indirizzata alla ragazza della collana di granati… Sortini ordinava ad Amalia di presentarsi a lui all’albergo dei Signori, senza il minimo indugio. La lettera era scritta in termini volgarissimi, che io non avevo mai udito. Chiunque, non conoscendo Amalia, avesse letto quel messaggio doveva ritenersi disonorata, anche se perfettamente intatta, qualunque fanciulla a cui mai uomo osava scrivere così tante oscenità sarebbe stata offesa nell’anima. E non era una lettera d’amore, non conteneva una sola parola tenera, anzi Sortini, evidentemente, era irritato che la vista di Amalia lo avesse colpito e frastornato nei suoi affari. Forse Sortini era rimasto quella notte in paese per Amalia, e al mattino, forte di non aver potuto dimenticare, le aveva scritto questa lettera. Davanti a un tono così minaccioso e malvagio di solito avrebbe prevalso la paura: Amalia invece era sdegnata, attese davanti alla finestra e guardava fuori come se aspettasse altri messaggi, pronta a ricevere lo stesso trattamento…

K. (irritato): Questi dunque, sono i signori funzionari… che cosa fece tuo padre? Spero che abbia presentato a chi di dovere una protesta contro Sortini, a meno che non sia andato direttamente all’albergo dei Signori. La cosa più brutta di tutta la storia non è l’offesa recata ad Amalia, e non capisco perché tu vi dia tanto peso; Sortini non ha compromesso Amalia, ma se stesso. E’ Sortini che desta il mio orrore, la possibilità di simili abusi di potere.

Si ode un rumore sul fondo.

Olga (volgendo lo sguardo verso l’angolo dei genitori): Zitto. Amalia ci guarda…

K. volge lo sguardo anche lui verso Amalia.
Amalia sul fondo fissa un attimo con la sua solita durezza K. e Olga. Poi spoglia la madre, le slaccia il vestito, si mette intorno al collo le braccia della vecchia, la solleva un poco, le sfila il corpetto e poi la depone dolcemente sul suo sedile. Il padre, offeso perché non è stato servito per primo, tenta di far da solo, cercando di togliersi inutilmente le grandi ciabatte…

Olga (sorridendo dell’ingenuità di K.): Forse hai ragione, ma tu non vedi il fatto essenziale… e cioè che Amalia non andò all’albergo dei Signori; passi ancora per il trattamento inflitto al messaggero, si sarebbe potuto mettere a tacere… ma non avendo ella obbedito all’ordine, l’anatema fu scagliato sulla nostra famiglia e il trattamento inflitto al messaggero divenne imperdonabile, anzi davanti all’opinione pubblica divenne imperdonabile.

K. (adirato, a voce alta): Come? Proprio tu dici così di tua sorella? Vorresti dire che Amalia doveva obbedire a Sortini e correre in albergo?

Olga (un po’ spaventata, supplicando K. di abbassare il tono della voce): No… come potresti solo pensare una cosa simile? Io non conosco nessuno che agisca in modo così giusto come ha fatto Amalia… certo se fosse andata, le avrei dato ragione comunque, ma non aver ubbidito è stato un atto di eroismo. Per conto mio, se avessi ricevuto una lettera del genere, ci sarei andata… non avrei potuto reggere alla paura delle conseguenze, solo Amalia ne è capace. Si poteva forse anche agire in altro modo, per esempio un’altra si sarebbe fatta bella… ci sarebbe voluto del tempo, sarebbe arrivata in albergo e avrebbe appreso che Sortini era già partito, forse subito dopo aver spedito il messaggio. I capricci dei Signori durano poco, se avesse almeno obbedito in apparenza… qui ci sono avvocati abilissimi, ma in questo caso non esisteva altro che l’insulto a Sortini e l’offesa al messaggero.

K. (pensieroso): Ma che fatalità, che avvocati! Non si poteva accusare e addirittura punire Amalia per l’infame condotta di Sortini?

Olga: Ma sì, si poteva. Non intentando un processo e nemmeno ponendolo direttamente. L’hanno punito in altro modo, lui e tutta la famiglia. A te sembra ingiusto, mostruoso, ma in paese sei l’unico a pensarla così… ma vedi, c’è un errore, e perdonami se sono costretta a parlarti di Frieda, ma tra Frieda e Klamm, a parte in seguito, c’è stato qualcosa di molto simile. Eppure, anche se sulla prima ne hai provato orrore, adesso non ci trovi nulla da ridire… ma solo perché ti sei reso conto dei tuoi errori…

K. (allontanandosi e poggiandosi alla stufa): NO… Olga… non vedo perché tirare in ballo Frieda. Il suo era un caso del tutto diverso.

Olga (congiungendo le mani con aria supplichevole): Te ne prego… non avertene a male. Frieda non ha bisogno di essere difesa, non si può che lodarla anzi… vedi, non dici che i due casi siano uguali: di Frieda, si può al massimo ridere, come ho fatto io nella mescita; Amalia, invece, la si può solo disprezzare… ma i due casi sono affini.

K. (secco e adirato): Neanche affini… Frieda non ha ricevuto quella sporca lettera di Sortini, e poi lei ha veramente amato Klamm… lo ama ancora oggi…

Olga: E’ poi tanto grande la differenza? Pensi che Klamm non avrebbe potuto scrivere a Frieda nello stesso tono? Quando i Signori si alzano dal tavolo si sentono in disaccordo con il mondo e distrattamente dicono le cose più volgari… non sai in che tono brutale Klamm si rivolgeva a Frieda. Lo sanno tutti: Klamm è molto brutale, uno che stava zitto per ore, poi all’improvviso vomitava volgarità terribili… di Sortini invece si sa pochissimo: somiglia nel nome a Sordini, altrimenti forse di lui nessuno saprebbe nulla, e poi il vero esperto in incendi è Sordini, che approfitta dell’omologia dei nomi per farsi rappresentare e dedicarsi ai suoi affari. Quando un uomo ignaro del mondo s’innamora, non è come quando s’innamora il garzone del falegname… e bisogna pensare alla distanza che c’è tra un funzionario e la figlia del calzolaio… dicono che tutti apparteniamo al Castello, che non ci sono distanze… ma in certi casi non è vero affatto. Comunque una lettera di Klamm sarebbe più spiacevole che la più grossolana lettera di Sortini. Klamm regna sulle due donne come un comandante ingiunge ora a questa ora a quella di venire da lui. Non ne sopporta a lungo nessuna… Klamm non si darebbe certo la pena di scrivere prima una lettera, e poi ti pare mostruoso che Sortini, il riservatissimo i cui rapporti con le donne sono ignoti, si metta a scrivere con la sua bella calligrafia da impiegato una lettera, anche se abominevole? E se non c’è alcuna differenza a favore di Klamm… ti pare che l’amore di Frieda possa crearla? I rapporti tra i funzionari e le donne sono molto difficili o troppo facili da giudicare. L’amore non manca mai. I funzionari non hanno passioni infelici. E allora? Tu ribatti che Amalia non amava Sortini? Si, forse non l’amava, ma forse l’amava. Chi lo può dire? Amalia stessa non lo sa, lo ama o non lo ama? Ella lo ignora. Ma noi sappiamo che le donne non possono fare a meno di amare i funzionari… se questi abbassano lo sguardo su di loro anzi, li amano più di prima, sebbene lo neghino ostinatamente… quindi, che differenza c’è tra Frieda e Amalia? Solo che Amalia ha rifiutato di fare quello che invece Frieda ha fatto!

K.: Sarà… ma vedi Amalia, mi interessa relativamente, soprattutto perché è sorella di Barnaba. Io non sono un pompiere e di Sortini non mi importa nulla… ma Frieda invece mi sta a cuore, e mi sembra strano che, servendoti di Amalia, cerchi sempre di attaccarla e renderla sospetta… tale è il tuo amore per Amalia che ti porta a rimpicciolire le altre donne; quanto a me non voglio certo sminuire Amalia ma voglio difendere Frieda. Sono stato assunto come agrimensore, si sono presi gioco di me. Sono cresciuto di volume adesso, ho un focolare, un posto, un vero lavoro, ho una fidanzata che mi soddisfa… prima o poi la sposerò e diventerò membro della comunità, infine ho anche rapporti personali oltre a quelli ufficiali con Klamm. E quando confidi la storia della tua famiglia, da chi speri che possa venire un aiuto? Dall’uomo che già dispone di un certo potere… io, e questo potere lo devo a Frieda…

Olga (rassegnata): Non volevo certo parlare male di Frieda… del resto hai ragione, oggi tra noi e Frieda c’è una gran differenza. Tre anni fa Frieda l’orfanella faceva la serva all’Osteria del Ponte e noi le passavamo accanto senza degnarla di uno sguardo… l’altra sera all’albergo dei Signori hai visto invece come stanno ora le cose, Frieda con lo scudiscio in mano ed io con la servitù. Chi non ci disprezza? Conosci Pepi, quella ragazza che ha preso il posto di Frieda… per farmi aprire dovetti pregarla più volte e poi prometterle il nastro che portavo nei capelli…

K. (con fare accomodante): Come ti agiti… ho solo rimesso Frieda al posto che le spettava, non intendevo, te l’ho detto, sminuire voi… anche per me la tua famiglia ha qualcosa di singolare, ma non capisco perché ciò debba essere motivo di disprezzo. Capisco che si possa ammirare o no Amalia, ma perché disprezzarla… ed estendere poi il disprezzo a tutta la famiglia? Che Pepi poi vi disprezzi a sua volta, è un po’ grossa, quando tornerò all’albergo dei Signori le darò il fatto suo…

Olga: Se tu volessi far cambiare opinione a tutti quelli che ci disprezzano faresti una bella fatica, perché la cosa parte dal Castello. Ricordo in ogni particolare quel mattino alla festa…

Il Castello - Dodicesima Parte

“… ne emerge Lasemann, che osserva rapidamente l’ambiente e fa dei gesti come per misurarlo, altri hanno in mano delle scarpe, altri ancora raccolgono scarpe nell’angolo dove è accumulato il lavoro di Barnaba padre.” – Illustrazione di Michele Barbaro

SCENA 59:

INTERNO – GIORNO – CASA DI BARNABA

La m.d.p. parte dal Diploma di un terzo capo pompiere attaccato ad un chiodo sulla parete e panoramica scoprendo una tavola imbandita (la zuppiera della minestra, il pane, i piatti, una candida tovaglia, ecc.). Intorno alla tavola, seduti in attesa, Olga, Amalia, Barnaba e la madre che sta già versando la minestra fumante nei piatti muovendosi agilmente, con aria allegra, da un posto all’altro, mentre Olga e Amalia sono come assorte: Olga ogni tanto guarda Amalia, tutta chiusa in sé stessa. Poi si ode fuori campo la voce del padre…

Padre: Allora, caro Brunswick, mi raccomando… sono scarpe di qualità, come posso dire… bene, a presto.

Si ode il rumore della porta di casa che si chiude.
La camera panoramica e coglie sul fondo il padre che avanza impettito, soddisfatto. Gli altri componenti della famiglia lo attendono. Il padre siede al suo posto. E’ già pronta la sua minestra. Il pompiere-calzolaio si guarda intorno a cercare gli sguardi della sua famiglia; la moglie sorride premurosa e si mette a sedere anche lei.

Padre (con gran voglia di parlare): Ho consegnato il lavoro a Brunswick, e adesso è tutto a posto. Dunque avete visto che festa… e che bella pompa ci ha mandato il Castello… eh, una non basta… come sapete il Castello ha inviato una delegazione dei suoi vigili, abbiamo discusso di molti problemi… comunque nelle esercitazioni, beh, noi del villaggio abbiamo fatto una gran bella figura. E so che alcuni funzionari hanno parlato della necessità di far riorganizzare il Corpo del Castello da istruttori del villaggio… capite, da istruttori del villaggio… e non è detto…

Amalia (intervenendo con una certa durezza): Che cosa?

Padre (con aria trionfante): Potrei essere io… il prescelto…

Amalia (con distacco): Non bisogna dar troppo retta a certi discorsi… in simili occasioni i Signori dicono volentieri parole gentili… ma esse non hanno nessuna, o pochissima, importanza, appena pronunciate sono dimenticate per sempre.

Madre (sconcertata): Amalia… basta. Ti proibisco di fare certi discorsi…

Padre (versandosi il vino nel bicchiere ridendo): Via, non è il caso di prendere tragicamente queste cose. Si sa, Amalia vuole sempre saperla più lunga… Brunswick mi ha parlato di un messaggero e di una lettera, importante, che sarebbe stata strappata. Ne sapete qualcosa? Chi è stato?

Tutti tacciono. Musica.
Amalia ferma nella sua espressione di distacco. Poi la m.d.p. panoramica sui volti (astratti dall’ambiente) di Barnaba, della madre, del padre (tutti appaiono assorti, immobili) fino ad arrivare di nuovo ad Olga che guarda di fronte a sé.
La musica si dissolve lentamente su voci e passi…

In soggettiva di Olga vediamo ora Amalia alla parete sul fondo che la osserva, poi il padre e la madre circondati da un gruppo di persone, uomini e donne; la camera stringe sul gruppo… ne emerge Lasemann, che osserva rapidamente l’ambiente e fa dei gesti come per misurarlo, altri hanno in mano delle scarpe, altri ancora raccolgono scarpe nell’angolo dove è accumulato il lavoro di Barnaba padre. Questi lancia un’occhiata disperata da una parte all’altra, ma non riesce a spiccicar parola. Entra in campo Brunswick, che si liscia la barba con aria di importanza e si rivolge al padre esplicitamente…

Brunswick: Mi dispiace, ma francamente ho deciso di licenziarvi… è ora di metter su bottega per conto proprio…

Padre (abbozzando un tentativo di difesa e rivolgendosi a tutti i presenti): Ma, amici miei, non capisco… ho sempre fatto il mio lavoro con coscienza… ti prego Brunswick… e voi altri…

Il padre cerca di afferrare una scopa che porta in mano una donnetta, ma questa si ritrae con un salto, e lo guarda torvamente… poi cerca di fare la stessa cosa con un vecchietto barbuto che stringe al petto un paio di stivali disastrati… ma inutilmente. L’uomo infine lascia cadere le braccia lungo il corpo con aria dolorosamente rassegnata, poi raccoglie egli stesso una specie di sporta dalla quale vengono fuori varie scarpe e la porge ad un uomo che cerca, agitatissimo, dappertutto. Quest’ultimo è ora felice, e scappa via senza indugiare…
Il padre si allontana desolato dal gruppo; la camera lo accompagna al tavolo. La madre entra in campo anche lei, mentre la m.d.p. scopre, sempre restando immobile, Amalia appoggiata alla parete, poi stringe sul padre che si siede stancamente, apre un registro poggiato sul tavolo e con una matita comincia a tracciare dei segni. La madre si affaccia in campo da una parte e Olga dall’altra: la camera stringe sul registro…

Padre: Cancelliamo le ordinazioni.

Voci in lontananza…
Poi bussano alla porta.

Il padre sussulta e si alza, accompagnato dalla m.d.p. accorre alla porta; il gruppo di prima si è come dissolto… restano solo poche persone.

Padre (con voce ansiosa): Chi è?

Voce Fuori Campo: Sono il Comandante dei Pompieri… Seemann.

Padre (illuminandosi di speranza): Ah, sì…

Il padre apre la porta: compare frontalmente alla camera un uomo grosso, un po’ curvo, viso austero, in divisa, carico di fregi…

Seemann: Posso?

Il padre quasi si piega in due, poi fa strada nello stanzone, il Comandante, seguito dallo sguardo di quelli che sono rimasti a cercare le loro scarpe, lo segue con passo pesante e cadenzato. La camera scopre presso il tavolo Olga e la madre che si guardano ansiose. Il Comandante si ferma, il padre corre dall’altra parte in favore della m.d.p. e fa un cenno per invitare Seemann a sedersi… Seemann scuote il capo, il padre lo guarda con apprensione.

Amalia è sempre ferma che osserva, ma senza partecipazione.

La madre e Olga sono in attesa… la camera panoramica e stringe sul padre che attende a sua volta, appassionatamente. Seemann tossicchia con imbarazzo… poi si avvicina al padre e gli batte dei colpetti sulle spalle, colpetti di incoraggiamento…

Seemann: Tu sai che ti ho sempre stimato ed ammirato… anzi, confidenzialmente, ti ho più volte promesso di nominarti Vice-comandante. E’ vero?

Padre (con aria umile): Si…

Seemann (con sforzo, con voce alta e chiara): Ebbene… purtroppo… devo annunziarti che il Corpo dei Pompieri ti congeda e vuole… la restituzione del Diploma…

La m.d.p. stringe su Seemann e sul padre che guarda attonito e disperato il suo superiore… la camera stringe ancora, poi panoramica sui volti attenti e curiosi dei contadini, sulla madre, su Olga infine; attraverso la madre e Olga scorgiamo, più staccata, Amalia, sempre imperturbabile…

Seemann: La restituzione del Diploma…

La camera panoramica di nuovo fino a ritornare su Seemann e sul padre che tace, a testa bassa. Seemann batte ancora qualche colpetto sulle spalle del suo ex dipendente, e scoppia in una risata imbarazzata che vuol essere rassicurante…

Totale in favore di Olga e della madre… intorno facce minacciose e sorrisetti maligni. Olga e la madre si guardano ancora con qualche speranza…

Olga (rivolgendosi a Seemann): Signor Comandante… ha ragione di ridere… ma come si può ridere dello stupido torto che ci viene fatto? E’ uno stupido scherzo!?

Seemann: Altro che scherzo…

Olga: Parla!

Seemann (smettendo di ridere): Debbo chiarire… pubblicamente. Che tu… sei l’orgoglio del nostro Corpo… un esempio. Un elemento necessario senza il quale la gloria dei pompieri sarà ridotta a intristire miseramente… ma… se, ad onta di tutto ciò la Società dei Pompieri ha deciso di congedarti… di congedarti provvisoriamente, s’intende… bisogna riconoscere la gravità dei motivi che stanno dietro una simile decisione. Forse, senza la magnifica bravura di cui hai dato prova ieri, alle manovre… non sarebbe stato necessario giungere a tanto… ma appunto quella bravura ha attirato l’attenzione delle autorità su di te. Il Corpo dei Pompieri doveva vegliare sul proprio buon nome, e dopo l’offesa recata al messaggero, capisci? Purtroppo ho dovuto assumermi io l’ingrato compito di comunicarlo… e ti prego, non rendermi ancora più gravoso questo incarico… quindi…

Seemann si volta e indica senza tanti complimenti il Diploma incorniciato, attaccato alla parete. Barnaba padre abbassa il capo e con aria disfatta si accinge a tirar giù il quadro. Gli tremano le mani, non riesce a staccare il Diploma dal muro. Si avvicina Olga che sale sulla sedia e riesce a tirarlo via. Il padre lo prende con le mani tremanti… Seemann riceve il quadro. Barnaba padre senza una parola si allontana. L’uomo, disfatto, si getta a sedere su una panca in un angolo.

Seemann con il Diploma, i contadini da una parte, Olga e la madre dall’altra, insieme a Barnaba figlio guardano verso Barnaba padre.

Barnaba padre sta con il capo chino…

FINE DODICESIMA PARTE

Luigi Di Gianni

Il Castello - Dodicesima Parte