Tratto dal romanzo omonimo di F. Kafka

Sceneggiatura di Luigi Di Gianni

SCENA 85:

INTERNO – NOTTE – CAMERA DI BÜRGEL

K. guarda sorpreso, è inquadrato dall’interno della stanza. La m.d.p. panoramica e scopre l’ambiente: un lavabo, un tavolino da notte con una lampada elettrica accesa, una valigetta scura e infine un grande letto, munito di spalliera in ferro battuto pesante, con fregi. Il lettone occupa quasi la metà della stanza. Sotto le coperte, qualcuno si muove irrequieto…

Voce di uomo: Chi è?

K. (incerto): Sono K., l’agrimensore.

Voce di uomo: Ah…

In soggettiva il lettone al centro della stanza. L’uomo si tira un po’ giù la coperta dal viso e si affaccia ancora titubante, con cautela. Poi risolutamente spinge via le coperte e si mette a sedere sul letto. Si tratta di un uomo piccolo, con le gote infantilmente paffute, gli occhi allegri e in contrasto con la fronte alta, le labbra sottili, il naso aguzzo… comunque ha un sorriso sano, incoraggiante; si rivolge a K.

Uomo (con fare cordiale): Conosce Friedrich?

K. (scuotendo la testa con imbarazzo): No, veramente…

Uomo (sorridendo bonario): Ma Friedrich conosce lei… io sono il suo segretario, mi chiamo Bürgel…

K. (ritraendosi con imbarazzo verso la porta): Mi dispiace, ho sbagliato porta, mi scusi. Io sono stato chiamato dal segretario Erlanger.

Bürgel: Peccato! Non che lei sia stato chiamato da altri, ma che abbia sbagliato porta. Vede, una volta svegliato io non mi riaddormento più…

K. (chinando il capo con disappunto):

Bürgel: Beh, non si crucci così, è una mia disgrazia… ma perché qui le porte non si possono chiudere? – dirà lei – la ragione c’è, naturalmente. Secondo un’antica massima, le porte dei segretari debbono sempre rimanere aperte. Ma anche questo non andrebbe tanto preso alla lettera. E ora dove vuole andare? Sono le quattro, da qualsiasi persona lei vada, la dovrebbe svegliare, e non tutti sono avvezzi come me ad essere disturbati, non tutti lo sopportano con tanta pazienza; i segretari sono gente nervosa. Dunque si fermi qui un poco. Verso le cinque cominciano ad alzarsi, e sarà il momento migliore per obbedire alla chiamata. Via, lasci stare quella maniglia e si metta a sedere da qualche parte… veramente siamo un po’ stretti, sarà meglio che lei si sieda qui sulla sponda del letto…

K. si aggrappa al montante del letto e cerca di sedersi. La m.d.p. si assesta alle sue spalle con Bürgel in favore dell’obbiettivo. Bürgel continua a parlare con grande vitalità e freschezza. Alla sua vitalità corrisponde la sempre maggiore stanchezza di K.

Bürgel: Si meraviglia che io non possegga né una sedia né un tavolo? Ecco, potevo scegliere tra un arredamento completo con lettuccio stretto da albergo e questo letto grande con lavabo e nient’altro. Ho scelto il letto largo, è quello che conta. Ah, per uno che riesce a distendersi e dormire come un sasso, un letto così deve essere una vera delizia! Ma fa comodo anche a me che sono sempre stanco senza poter dormire. Ci passo gran parte della giornata, qui sbrigo tutta la mia corrispondenza e tengo udienze e interrogatori.

Bürgel solleva il cuscino e mostra una grande quantità di documenti e scartoffie e parla senza posa; quasi senza prender fiato. Appare sempre più spumeggiante. La camera ruota dietro le sue spalle e inquadra K. che siede sul letto, appoggiandosi al montante e facendo sforzi per non crollare…

Bürgel: Le parti contendenti non avranno posto per sedersi, ma si accontentano. E’ meglio stare in piedi davanti a chi stende comodamente il verbale, seduto, che stare seduti ed essere maltrattati. Non ho altro sedile da offrire che la sponda del letto, ma non è posto ufficiale e lo riservo alle conversazioni notturne. Ma lei è così silenzioso, signor agrimensore?!

K. (sollevando faticosamente il capo): Sono molto stanco…

Bürgel (ridendo divertito): Si capisce… qui sono tutti stanchi. Non è mica poco, ad esempio, il lavoro che ho dovuto sbrigare io tra ieri e oggi. Oramai è escluso che mi riaddormenti, ma se ciò dovesse accadere, ed è molto improbabile, se lei è ancora qui, la prego di starsene quieto e di non aprire la porta. Si tratterà in caso di un sonno di due minuti al massimo.

K. (con uno sprazzo di energia): Ma dorma pure, la prego, signor segretario, dormirò anch’io… se permette.

Bürgel (scuotendo la testa sorridendo): Oh, no, no… non posso dormire così per un semplice invito, solo discorrendo può nascere l’occasione, un colloquio è ciò che più giova a farmi assopire. Eh, il nostro mestiere mette i nervi a dura prova, sa… io per esempio sono segretario di collegamento. Non sa cosa sia vero?

K. quasi abbandonato con la testa sul montante del letto fa un cenno di diniego…

Bürgel: Beh, io rappresento… il più valido collegamento… tra Friedrich e il villaggio; per lo più mi trattengo in paese, ma non sempre, ad ogni istante debbo tenermi pronto a salire al Castello… vede la valigetta? Una vita irrequieta che non si addice a chiunque. D’altra parte non potrei rinunciare a questo genere di lavoro, ogni altra attività mi sembrerebbe insipida… e l’agrimensore…

K. (tirandosi faticosamente su): Non mi occupo di agrimensura, non mi fanno fare lavori di quel genere…

K. si sta di nuovo abbandonando sul montante del letto… la camera stringe lentamente in primo piano, poi carrella dietro la nuca di K. e inquadra prima il lavabo, poi il comodino, infine di nuovo Bürgel che rimane un momento assorto…

VOCE NARRANTE: K. aveva la testa ad altro, in fondo era solo impaziente che Bürgel si addormentasse. Questo però, per un certo senso di dovere verso sé stesso; nel suo intimo credeva invece di sapere che l’istante in cui Bürgel si sarebbe addormentato era imprevedibilmente lontano…

Bürgel (riprendendosi lestamente e borbottando): Che strano!… lei è agrimensore e non fa lavori di agrimensura?!

Il segretario estrae da sotto le coperte un piccolo taccuino sgualcito e vi annota qualcosa con una matita che trova sul comodino.

Bürgel (piuttosto perplesso): Non fa lavori d’agrimensura…

K. si scuote e fa un altro cenno di diniego… poi stende il braccio sinistro sul montante del letto e vi appoggia il capo più comodamente.

Bürgel: Sono disposto ad occuparmi della cosa. Non è davvero nostra abitudine lasciare senza impiego una qualunque capacità tecnica. Per lei deve essere umiliante… ne soffre?

K.: Sì… ne soffro.

VOCE NARRANTE: K. sorride tra sé perché proprio in quel momento non ne soffriva affatto. L’offerta di Bürgel poi, gli faceva poca impressione. Era un’offerta dilettantesca. Completamente ignaro delle circostanze in cui K. era stato chiamato e delle difficoltà incontrate in paese e al Castello, così, su due piedi, con l’aiuto di un libricino d’appunti Bürgel proponeva di sistemare ogni cosa… lassù.

Bürgel: Già… si direbbe che lei abbia già avuto qualche delusione… no… non deve lasciarsi sgomentare dalle delusioni. Qui certe cose sembrano predisposte allo scopo di intimorire, e ad un nuovo venuto gli ostacoli appaiono addirittura insormontabili. Ma stia bene attento… a volte si hanno occasioni nelle quali una parola, uno sguardo, un cenno confidenziale possono ottenere di più che non certi sforzi estenuanti prolungati per tutta la vita. E’ così senza dubbio, anche se queste occasioni finiscono per concordare con la situazione generale grazie al fatto che non vengono mai sfruttate… ma perché non vengono sfruttate, questo è appunto quello che io sempre mi domando.

VOCE NARRANTE: K. non lo sapeva; si rendeva ben conto che il discorso di Bürgel lo riguardava probabilmente assai più da vicino, ma ora provava una grande avversione per tutte le cose che lo riguardavano.

Bürgel (stirandosi le braccia e riprendendo a parlare con gentilezza): I segretari si lamentano continuamente di essere costretti a dare udienza agli abitanti del villaggio quasi sempre di notte. Ma perché se ne lamentano? Perché ciò li affatica troppo? Perché di notte preferirebbero dormire? No. Non è nella nostra indole. Sotto questo aspetto per noi non c’è differenza fra tempo ordinario e tempo di lavoro. E allora? Perché i segretari protestano contro i dibattimenti notturni? Forse per riguardo alle parti contendenti? No. Per le parti i segretari non hanno alcun riguardo. E dunque?

K. apre appena, ogni tanto, gli occhi, è quasi vinto dal sonno…

VOCE NARRANTE: K. non sapeva nemmeno questo, sapeva così poco, non capiva neanche se Bürgel aspettasse davvero o apparentemente la risposta. “Se mi lasci coricare nel tuo letto, – pensava – domani a mezzogiorno o ancor meglio domani sera, risponderò a tutte le tue domande.

Bürgel (preoccupato, pensoso): A quanto posso vedere, e a quanto so per esperienza, i segretari, a proposito di dibattimenti notturni, hanno questo scrupolo… la notte è la meno adatta a trattare con le parti, perché a quell’ora è difficile, se non addirittura impossibile serbare completamente ai dibattimenti il loro carattere ufficiale. E questo perché la facoltà di giudizio, di notte, viene menomata. Si è inclini a considerare le cose da un punto di vista più privato… al giudizio si mescolano considerazioni inopportune riguardanti la condizione privata delle parti, i loro dolori e crucci, la necessaria barriera tra funzionari e contendenti si incrina, avviene talvolta… uno strano abusivo scambio di persone… i segretari, d’altra parte, poco si rendono conto durante le sedute notturne di questi sfavorevoli influssi, anzi si sforzano di opporvisi e spesso, alla fine, credono di aver svolto un ottimo lavoro… ma quando poi si leggono i verbali, si resta molte volte stupiti dalla loro palese debolezza. Sono errori che costituiscono un vantaggio ingiustificato per le parti, e se anche gli errori vengono emendati poi… da un ufficio di controllo, ciò giova solo alla giustizia, ma non può più togliere nulla alla parte avvantaggiata.

K. (aprendo bruscamente gli occhi): Ma perché tutto questo… perché?

Bürgel (di nuovo rinfrancato): Beh, del resto… non si può neppure affermare senz’altro che quelle lamentele siano fondate. Gli interrogatori notturni non sono espressamente prescritti, ma le circostanze, l’eccesso di lavoro, la scarsa disponibilità di funzionari e così via, hanno reso i dibattimenti notturni assolutamente inevitabili. Allora i segretari corrono ai ripari… così come oggetti delle udienze ammettono soltanto quelli di cui sotto ogni aspetto c’è il meno possibile da temere.

La m.d.p. allarga da posizione laterale, inquadrando ambedue i personaggi. K. è praticamente addormentato, appoggiato al montante del letto.

Bürgel: Prima delle udienze, esaminano accuratamente sé stessi, e se il risultato dell’esame lo esige, respingono magari all’ultimo momento ogni interrogatorio, si agguerriscono insomma, evitano le ore di mezzo, scegliendo l’inizio e la fine della nottata… si possono prendere varie misure del genere.

VOCE NARRANTE: K. dormiva, ma non era un vero sonno, forse udiva le parole di Bürgel meglio che durante la faticosa veglia; le parole gli percuotevano le orecchie ad una ad una, ma la fastidiosa coscienza lo lasciava in pace. Si sentiva libero, non era più Bürgel che teneva lui, bensì lui che qualche volta, a tastoni, cercava Bürgel. Non era ancora calato nelle profondità del sonno, ma vi si andava via via immergendo.

K., nel sonno, è come scosso da qualcosa che lo disturba… la m.d.p. gli ruota intorno, “ritualmente”, con un lento movimento circolare…

SCENA 86:

INTERNO – NOTTE – AMBIENTE SOGNO

Silenzio assoluto.

La m.d.p. panoramica su una serie di volti compressi uno contro l’altro, in atteggiamento festoso e osannante. Non si distinguono i contorni dell’ambiente e delle cose, solo i visi emergono dall’ombra in una pallida, plumbea luce artificiale.
La camera ruota sui volti che si affacciano nel buio, fino a scoprire nel centro il festeggiato, K., vestito normalmente (almeno così si intuisce), che brinda sollevando una grande coppa di spumante; la m.d.p. passa dalla nuca agli occhi di K., poi alla mano con la coppa che scintilla nel buio.

VOCE NARRANTE: Aveva l’impressione di aver riportato una grande vittoria, ed ecco che una numerosa società s’era radunata per festeggiarlo… e affinché tutti sapessero di che cosa si trattava, la lotta e la vittoria venivano rinnovate… o forse non rinnovate, si svolgevano solo ora ed erano già state celebrate prima, o non si cessava di celebrarle perché l’esito era già certo.

La m.d.p. passa dal buio attraverso una luce obliqua a prendere K. che avanza verso l’obbiettivo, con atteggiamento bellicoso.

In soggettiva, vista in contro luce, la figura di un uomo che potrebbe essere nudo si mostra in atteggiamenti fieri e scultorei, ma è costretto, in un secondo momento, a ripararsi dietro barriere di coperte e lenzuola stese come ad asciugare, dentro l’ambiente… e a proteggersi con un pugno e con un braccio le parti scoperte…

VOCE NARRANTE: Un segretario nudo, molto simile alla statua di un dio greco, era incalzato nella lotta da K., ma era veramente una lotta? Ostacoli seri non ce n’erano, solo di tanto in tanto uno squittio del segretario. Il dio greco squittiva come una ragazza cui fanno il solletico…

K. ora avanza con una frusta, la m.d.p. lo accompagna in panoramica fino a raggiungere l’uomo nudo che si nasconde dietro le coperte, ma la frusta di K. lo insegue e lo colpisce. La frusta colpisce… poi la camera carrella e panoramica scoprendo K. che si guarda intorno: l’ambiente pallidamente illuminato è ora assolutamente vuoto, solo a terra è la coppa infranta: la m.d.p. stringe sulla coppa.
Entra in campo un piede di K. a frantumare ulteriormente la coppa.

Il Castello - Diciassettesima Parte

“K. ora avanza con una frusta, la m.d.p. lo accompagna in panoramica fino a raggiungere l’uomo nudo che si nasconde dietro le coperte, ma la frusta di K. lo insegue e lo colpisce.” – Illustrazione di Michele Barbaro

SCENA 87:

INTERNO – NOTTE – CAMERA DI BÜRGEL

K. apre gli occhi bruscamente, guarda innanzi a sé e vede Bürgel, che a sua volta lo scruta sorridendo, sempre seduto sul letto, fra le coperte, con la camicia aperta sul petto. K. si scuote, si guarda intorno, sorride fra sé e sé…

VOCE NARRANTE: Alla vista del petto nudo di Bürgel lo sfiorò un pensiero, reminiscenza del sogno: “Eccolo lì il tuo dio greco! Strappalo dalle piume!…”

Bürgel: Esiste però… esiste per le parti, a dispetto di tutte le misure di precauzione, una possibilità di sfruttare la debolezza notturna dei segretari. Certo è una possibilità molto remota, o per dirla tutta una possibilità che non si presenta quasi mai. Ed è che la gente venga qui nel bel mezzo della notte senza essere preannunciata… forse lei si meraviglia che questo, benché sembri tanto semplice, accada così di rado. Cioè, lei non è pratico dei nostri ordinamenti. Dovrebbe aver notato però l’efficienza dell’organizzazione, per cui chi presenta una istanza deve essere interrogato per altre ragioni, riceve, senza indugio, il mandato di comparizione prima ancora di esservi preparato, anzi prima ancora di saperne nulla. Questo però, si riferisce soltanto al segretario cui la questione compete; sorprendere gli altri durante il sonno è lecito ad ognuno. E c’è chi perde la partita perché, credendo di non riuscire presso un ufficio competente, cerca di sgattaiolare attraverso un ufficio incompetente. Simili tentativi falliscono perché un segretario incompetente, pur se sorpreso di notte e animato dalle migliori intenzioni, non può ritenersi più di un qualsiasi avvocato, anche se conosce le leggi ben più in profondità di un avvocato.

K. approva con un sorriso di accondiscendenza.

VOCE NARRANTE: Adesso gli sembrava di capire perfettamente ogni cosa; fra i segretari competenti da una parte e quelli incompetenti dall’altra, sarebbe caduto in un sonno profondo. Bürgel lavorava evidentemente invano per procurarsi il sonno, ma lui s’era assuefatto alla sua voce a tal punto che gli avrebbe facilitato e non impedito di addormentarsi. “Macina, macina pure, mulino… tu macini solo per me”.

Bürgel (picchettandosi con due dita il labbro inferiore): Dov’è dunque? Dov’è questa sullodata, rara e quasi mai offerta possibilità? Il segreto sta nel regolamento della competenza. Non abbiamo, e non sarebbe possibile, un unico segretario competente per ogni caso. Invece uno ha la competenza principale e molti altri competenze particolari, quantunque minori. Chi potrebbe da solo, anche se fosse un grandissimo lavoratore, tenere insieme sulla sua scrivania tutte le correlazioni del caso anche più trascurabile? E ora pesi lei, signor agrimensore, la possibilità che una delle parti, con l’aiuto delle circostanze e nonostante le difficoltà descritte, riesca nel bel mezzo della notte a cogliere di sorpresa un segretario che possegga una certa competenza per il caso in questione. Lei non lo crede possibile? Ha ragione, non lo è. Strani pesciolini, particolarmente conformati, agili e sottili, debbono essere costoro per sgusciare tra le maglie di una rete così fitta… ma una bella notte chi può garantire di tutto? Ecco che la cosa accade… del resto, intendiamoci, se la cosa accade, credo, si può rendere innocua, dimostrando, ed è molto facile farlo, che per queste circostanze non c’è posto in questo mondo. In ogni caso è morboso nascondersi per paura sotto le coperte e non arrischiarsi a guardar fuori. Certo, quando la parte è entrata nella camera, la faccenda è molto grave. Ci si sente stringere il cuore. Ci si domanda: “Per quanto tempo potrei resistere?”… lei immagini! La famosa parte… mai veduta, sempre attesa, attesa con vera bramosia e ragionevolmente sempre considerata irraggiungibile. E’ lì… con la sola, muta presenza alletta a penetrare nella sua misera vita, ad aggirarvisi dentro come in un possesso proprio e a soffrire con lei delle sue vane pretese. Quell’invito nella placida notte è irresistibile. E si ubbidisce, ed ecco, si è cessato di essere un pubblico funzionario; e allora diventa impossibile respingere una preghiera. Si è disperati e si è felici. Disperati perché starsene lì inermi ad ascoltare l’istanza della parte scompiglierà letteralmente l’amministrazione… poiché dopo che tutto è passato, quando la parte sazia e incurante ci abbandona, noi ci troviamo soli, davanti al nostro abuso di potere. E tuttavia siamo felici. Come può essere autodistruttiva la felicità! Con la loquacità di chi è felice ci sforziamo di spiegare alla parte, in genere delusa e insensibile per sfinitezza, ci sforziamo di spiegare tutto… con minuzia, come l’occasione offerta sia stupenda e straordinariamente grande, la parte, con quella spensieratezza che le è propria, ma come ormai, se vuole, essa possa dominare gli eventi… signor agrimensore… e perciò non abbia altro da fare che manifestare i suoi voti. Ma… quando anche questo è fatto, ed è un momento difficile per il funzionario, bisogna adattarsi ed aspettare.

K. nel sonno (e in minima parte nell’attenzione a quelle frasi logorroiche e sconnesse), tenta di procurarsi un altro sostegno afferrandosi con la mano, così per caso, al piede di Bürgel che spunta fuori dalle coperte. Bürgel dà un’occhiata, poi rassegnato gli abbandona il piede.

Si odono colpi energici alla parete attigua.

K. si sveglia e guarda verso il muro, anche Bürgel fa la stessa cosa…

Voce dal muro: E’ lì, l’agrimensore?

Bürgel: Sì.

Voce dal muro: Allora, venga qui una buona volta!

Bürgel si rivolge a K., a bassa voce, ma senza alcuno stupore. K. resta come imbambolato.

Bürgel: E’ Erlanger… vada subito. E’ già arrabbiato, cerchi di rabbonirlo. Dorme sodo di solito, ma abbiamo parlato troppo forte: è difficile padroneggiare se stessi e la propria voce quando si discorre di certe cose. Vede, si direbbe che lei non riesca a districarsi dal sonno…

K. (stropicciandosi gli occhi con imbarazzo): Mi scusi, signor segretario.

Bürgel (interrompendo subito le scuse di K.): Non si scusi per il sonno, non c’è ragione. Le forze fisiche hanno dei limiti, che colpa ne ha uno se quei limiti sembrano poi significare qualcos’altro? Così, nel proprio corso, il mondo corregge se stesso e serba l’equilibrio. E’ un ordinamento eccellente, benché sotto un altro aspetto sia sconfortante. Vada, dunque… altrimenti Erlanger se la prende con me. Chi sa che cosa l’attende là… qui si incontrano sempre occasioni… sì, è stupefacente. Adesso, comunque, spero di appisolarmi… veramente sono già le cinque e fra poco comincia il baccano. Se almeno lei si decidesse ad andarsene!

VOCE NARRANTE: La stanza gli sembrava indescrivibilmente tetra. Se fosse divenuta così o lo fosse sempre stata, K. non lo avrebbe saputo dire.

K. si guarda intorno, esplorando l’ambiente squallido e disadorno… poi faticosamente si mette in piedi; Bürgel osserva i movimenti di K., che senza curarsi oltre del segretario raggiunge la porta ed esce.

FINE DICIASSETTESIMA PARTE

Luigi Di Gianni

Il Castello - Diciassettesima Parte