Tratto dal romanzo omonimo di F. Kafka

Sceneggiatura di Luigi Di Gianni

SCENA 92:

INTERNO – SERA – SALA DI MESCITA

La m.d.p. esplora l’ambiente, le pareti buie, la grande stufa, il banco della mescita: la lampadina sui carrelli della birra è spenta. La camera inquadra adesso K. che apre gli occhi e se li stropiccia, sbadiglia, si stira e si gira sulla tavola che lo sostiene, piazzata sulle botti, prende il cuscino che gli è caduto a terra… poi guarda verso il banco della mescita. La m.d.p. segue il suo sguardo e scopre Pepi che si avvicina a K., lentamente, cercando di non far rumore nel timore di svegliarlo…

K. (sollevandosi un po’ dal suo letto improvvisato): Vieni pure, Pepi…

Pepi (sorridendo): E’ già sera. Hai dormito più di dodici ore…

K. (stupito): Possibile!?

Pepi (con aria divertita): Aspetta…

Pepi esce di campo… K. si solleva decisamente dal “letto” mettendosi a sedere, sistemandosi meccanicamente con le mani i capelli…
La camera allarga: entra in campo di nuovo Pepi con un vassoio contenente il bricco del caffè e qualche focaccina.

K. (sorseggiando il caffè rinfrancato): Ah… grazie… ci voleva…

Pepi: Un momento… forse ci vuole altro zucchero…

La m.d.p. accompagna Pepi al banco: la ragazza prende la zuccheriera e la porta a K., che approva con un segno del capo e versa altro zucchero nel caffè… poi comincia a bere lentamente…
Pepi si mette a sedere accanto a lui sulla tavola piazzata sopra le botti. Si aggiusta anche lei i capelli, accuratamente arricciati, e si sistema la catenina che le pende nella scollatura della camicetta. Ha un’aria triste adesso…

Pepi (pensosa): Mentre dormivi è venuta l’albergatrice… e poi anche Frieda: ma lei non è venuta per vederti, aveva alcune faccende da sbrigare. Non ti vuole più bene, vero?

K. interrompe la sua colazione, scruta la ragazza, poi allunga le mani verso i fiocchi che Pepi ha nei capelli, per farle una carezza, cercando “scherzosamente”… di scioglierle il fiocco.

Pepi (ritraendosi con stanchezza): Lascia stare… è tutta colpa tua… ma non ti porto rancore.

K. (perplesso): Colpa mia? Spiegati…

Pepi (con un energico cenno del capo per non permettere nessuna obiezione): Già… innanzi tutto hai portato via Frieda dalla mescita, e hai reso possibile la mia ascesa… Frieda non si sarebbe mai mossa dal suo posto… stava alla mescita come un ragno nella tela. Io avevo un posto insignificante… facevo la cameriera… l’oste non aveva sottomano nessuno e mi aveva scelta… allora pensavo a te con amore, come non mi era mai successo nella vita… ero rimasta per mesi chiusa nel mio stanzino ed ero preparata a rimanervi per anni… e improvvisamente sei apparso tu, K., un eroe, un liberatore di fanciulle, e mi hai aperto altre possibilità. Certo tu non l’avevi fatto per me… ma questo non diminuisce la mia gratitudine, e oltretutto, l’impresa mi appariva ancora più grande perché ti sei accollato il peso di Frieda; vedevo in questo un’abnegazione inconcepibile… tu, per favorire la mia assunzione, ti eri presa per amante Frieda, una ragazza bruttina, magra, non giovane, con pochi capelli… e per giunta sempre piena di misteri… come ad esempio la sua presunta relazione con Klamm. Mi sono chiesta: possibile che K. ami veramente Frieda? Non s’inganna oppure non inganna Frieda?… e l’unico risultato è quello di permettere la mia nomina? Pensavo che, tu che eri stato in un primo momento abbagliato dalla posizione di Frieda, dal suo prestigio, saresti venuto da me, a pregarmi…

K. prende per un braccio Pepi e la costringe a fermarsi; la guarda sorridendo. La m.d.p. stringe sui due. Poi Pepi si libera di K. e continua a parlare, muovendosi nell’ambiente. La camera la isola e l’accompagna.

Pepi (emozionata e commossa): Sì… e avrei avuto da scegliere: assecondarti e perdere il posto oppure rifiutarti e continuare per la mia strada, la mia ascesa. Avrei voluto propendere verso te… insegnarti l’amore vero che Frieda non conosce e che è indipendente da tutti gli onori della terra. Ma le cose sono andate diversamente… e la colpa è tua, prima di tutto, e poi degli intrighi di Frieda…

K. (sorridendo con una certa mestizia): Tieni tanto a stare alla mescita? Che cos’è che ti attrae a tal punto?

Pepi (come incoraggiata a difendere il suo “modello d’impiego”): Non è un lavoro facile, anzi è quasi massacrante, ma si può arrivare molto lontano. Vedi, una cameriera col tempo finisce per sentirsi perduta e dimenticata… il lavoro è come in una miniera, per lo meno nel corridoio dei segretari… per giorni interi non si vede anima viva.

La m.d.p. isola e precede Pepi che riprende a muoversi lungo l’ambiente… la ragazza si immerge nella parte più buia della sala… come a creare un raccordo con quanto dice…

Pepi (con angoscia, quasi disperata): Di mattina è vietato uscire dalla propria camera, i segretari vogliono restare soli tra loro, il pranzo viene portato su dai garzoni della cucina… solo quando i Signori lavorano… le cameriere possono riordinare le loro stanze, certo non quelle occupate… e la pulizia va fatta senza far rumore, per non disturbare… e le stanze, quando le cameriere possono entrarvi, sono in condizioni tali che neanche il Diluvio Universale potrebbe pulirle. Sono Signori di gran riguardo… ma non è facile superare il ribrezzo nel fare le loro stanze. E poi mai una buona parola… se si perde un documento… ebbene, la colpa è sempre della cameriera, e mandano addirittura una commissione d’inchiesta. Eppure… non è il peggio… il peggio è quando non arrivano ordinazioni… cioè a notte fonda… si incomincia a sentire qualcuno che striscia davanti alle porte. Allora ci si alza… c’è poco spazio, i letti sono sovrapposti… ci si tiene abbracciate, in ginocchio per la paura. Ecco quello che mi attende di nuovo. E invece Frieda… certo non hanno grandi pretese, se si accontentano di lei. E’ furba, è molto furba… così la sua relazione con Klamm: si vede Frieda portare la birra nelle stanze di Klamm, ed uscire col danaro riscosso, null’altro… il resto non si vede… ma Frieda lo racconta… e bisogna crederle. Comunque sia Frieda è l’amante di Klamm, e potrebbe mai non essere ammirato dagli altri ciò che basta a Klamm? Anche se qualcuno pensa: “Sii pure l’amante di Klamm, ma se lo sei, vogliamo constatarlo dalla tua ascesa”… invece niente. Frieda è rimasta alla mescita come prima, contenta fra sé e sé. Ma agli occhi della gente il suo prestigio andava diminuendo… la sua presenza non valeva nemmeno più a far alzare lo sguardo e le mani ai servi che non si curavano di lei, e avevano il buon senso di attaccarsi ad Olga e ad altre ragazze del genere. Allora Frieda si decide a provocare lo scandalo… lei è l’amante di Klamm e si butta fra le braccia del primo venuto. Ma, se doveva essere un uomo di bassa condizione, magari molto inferiore al servo, bisognava, per non farsi ridere dietro, trovare qualcosa d’attraente… ed ecco l’agrimensore… egli è meno che niente… è agrimensore, qualcosa ha imparato certo, ma non sa servirsene, anche questo è nulla. Con tutto ciò accompagna pretese senza il minimo fondamento, e con tutte quelle pretese cade ingenuamente nella trappola. Lei ti ha detto che era l’amante di Klamm, ed eccoti perduto. Pronto a sposarla. Eccoti intrappolato insieme agli aiutanti di cui Frieda si serve per alimentare la tua gelosia… per farsi desiderare da te, che altrimenti l’avresti lasciata dopo un giorno o due… e intanto vigila sull’albergo dei Signori, gli aiutanti le fanno da messaggeri… si lamenta di essere tenuta prigioniera da un uomo come te, mentre tu te ne vai vagabondando chissà dove… e poi… ecco il gran colpo: dopo aver suscitato di nuovo interesse attorno a sé, decide di tornare alla mescita. Ed ora, dopo tanti sforzi, per aggiustarmi il vestito… con i miei bei capelli… con la mia pettinatura che ho tanto curato… debbo tornare dalle amiche a mani vuote! Guarda…

Pepi mostra il suo vestito a K., con fare molto femminile e civettuolo… K. fa cenni di assenso, sorridendo comprensivo…

Pepi: Guarda questo bel vestito, si può stringere ed allargare sotto e sopra a volontà… solo per la biancheria e per le scarpe è stato più difficile… ma le amiche mi hanno aiutato. Invece… Frieda non sa vestire e tratta con alterigia la gente, col pretesto che lei è tutta per Klamm. Ed ora… non aspetterò che Frieda torni a riprendersi il suo posto… ho già consegnato la cassa all’albergatrice… nel dormitorio il mio letto è pronto… mi strapperò le mie vesti di dosso, i nastri dai capelli… poi prenderò il secchio e la scopa…

K. (quasi con distacco): Cara Pepi… non è affatto vero che tu abbia scoperto tutte queste cose… si tratta solo di sogni coltivati nel vostro dormitorio buio e angusto… laggiù, sono al loro posto… ma qui all’aria libera della mescita fanno un effetto strano. Anche il tuo vestito, la tua pettinatura, appartengono a quel buio e a quei letti. Quanto a Frieda… non saprei spiegare con precisione perché mi abbia abbandonato… ma è probabile che si tratti di un motivo al quale anche tu hai accennato, cioè che l’ho trascurata. E’ vero, purtroppo l’ho trascurata. Non potresti darmi un consiglio, Pepi?…

Pepi (con aria infantilmente commossa): Ma si… noi siamo degli ingannati… dunque restiamo insieme… vieni con me dalle mie colleghe…

K. (rimproverandola bonariamente): Finché ti lamenti d’essere stata ingannata, non potremo andare d’accordo. Vuoi fare la vittima, perché la cosa ti lusinga e commuove… la verità è che non eri adatta a questo impiego. Non voglio dire con questo che sia un impiego troppo alto per te, dopotutto non differisce molto da quello che avevi prima, forse è solo un po’ più onorifico… anzi, si potrebbe sostenere che è preferibile essere addetti alle camere piuttosto che alla mescita… perché lassù si sta sempre fra i segretari… qui invece capita di servire e frequentare anche gente di poco conto, come me per esempio… ti sembra attraente la cosa? Capisci? E’ un impiego come un altro, e invece a te sembra il regno dei cieli. E’ possibile che dopo la partenza di Frieda nessuno dei clienti di riguardo si sia accorto dell’avvenimento, ma oggi tutti lo sanno e hanno nostalgia di lei… qualunque fosse la sua natura e l’opinione che ella aveva della sua posizione, nel servizio era molto esperta, fredda e padrona di sé. Hai mai notato il suo sguardo? Non era lo sguardo di una semplice cameriera addetta alla mescita, era quasi lo sguardo di una padrona… e la relazione con Klamm… non si può dubitare dell’amore che Klamm porta a Frieda. Klamm ti sembra irraggiungibile, e perciò credi che nemmeno Frieda possa giungere fino a lui. A me basterebbe la parola di Frieda… e poi, Pepi, parli dell’egoismo di quella ragazza… si potrebbe dire il contrario però, e cioè che lei, sacrificando tutto quello che già aveva, ha fornito l’occasione di affermarci in posizioni migliori, ma che entrambi, avendola delusa, l’abbiamo costretta a ritornare qui…

Pepi (sospirando con aria poco convinta): E già, tu sei innamorato di Frieda, perché lei ti ha piantato… non è difficile innamorarsi di lei quando non c’è più. E sia… ma che cosa farai ora? Frieda se n’è andata, e anche se ritornasse, devi ben trascorrere in qualche luogo il tempo d’attesa… vieni da noi. Anche le mie amiche conoscono Frieda, abbiamo i suoi ritratti… e te li mostreremo.

K. (perplesso): Ma sarà permesso? Ieri c’è stato tutto quel chiasso, quando sono stato scoperto nel corridoio!

Pepi (prendendo K. per le spalle e trascinandolo con sé): Se vieni, da noi non ti scopriranno. Henriette ed Emily ti piaceranno… vedrai… e quelle povere ragazze saranno contente di avere la protezione di un uomo…

Il Castello - Diciannovesima Parte

“Dall’esterno la m.d.p. inquadra K. alla finestra, attraverso i vetri… è per metà in ombra e per l’altra parte pallidamente illuminato… la neve cade… e il suo volto tende a perdersi nell’oscurità.” – Illustrazione di Michele Barbaro

SCENA 93:

INTERNO – NOTTE – CAMERA DI PEPI

La m.d.p. esplora l’ambiente, il soffitto basso, incombente, le pareti annerite dal fumo, una grossa tubatura per il riscaldamento, un tavolinetto con sopra un lume a petrolio in via d’esaurimento, poi una nicchia nel muro, appesi vestiti e panni in confusione, scarpe, stracci, e un armadio con tre letti sovrapposti (due sono occupati da persone che dormono avviluppate nelle coperte), per terra una specie di materasso sistemato alla meglio…

Pepi (appoggiata al muro): Non ti leghi mica per sempre… non resterai prigioniero in eterno nella nostra camera, come noi…

Pepi si sposta verso l’armadio dormitorio, di fronte ad una piccola finestra un po’ alta che notiamo nel suo passaggio. Entra in campo K., che si guarda intorno smarrito, incerto, poi la camera lo accompagna verso la finestra; K. cerca di guardare fuori: attraverso i vetri notiamo la neve che cade in abbondanza…

Pepi: Se in primavera troverai un altro posto e non vorrai più stare qui… potrai andar via. Però se vai via devi mantenere il segreto… non tradirci, sarebbe la nostra ultima ora all’albergo dei Signori…

K. si volge in direzione di Pepi, poi, accompagnato dalla m.d.p., la raggiunge mentre si è seduta sul suo letto, in basso nell’armadio, aggiustandosi nella sua rozza camicia da notte… si stropiccia gli occhi Pepi… ha sonno…
K. si appoggia chinandosi verso la ragazza, mentre la camera stringe su di lei, per un attimo impaurita. La m.d.p. poi ruota attraverso quel “dormitorio” e inquadra di spalle Pepi e K., che è proteso verso il suo volto, ad ascoltarla…

Pepi (col volto stanco e un po’ sciupato): E finché resti con noi devi essere prudente, non mostrarti in nessun luogo che a noi sembri pericoloso… e devi seguire i nostri consigli… è l’unica condizione che ti imponiamo. Per il resto sei libero… il lavoro che ti assegneremo non sarà gravoso, non temere…

K. si allontana dall’armadio dormitorio, torna alla finestra accompagnato in panoramica dalla camera e guarda ancora fuori… la neve… si volge un attimo in direzione di Pepi, poi parla…

K. (tenendo fisso lo sguardo fuori dalla finestra): Fra quanto sarà primavera?

Pepi: Primavera? L’inverno è lungo qui da noi… molto lungo e monotono, però non ce ne lamentiamo. Contro l’inverno siamo ben protetti, e un giorno o l’altro la primavera verrà.

K. (mormorando): Primavera…

Dall’esterno la m.d.p. inquadra K. alla finestra, attraverso i vetri… è per metà in ombra e per l’altra parte pallidamente illuminato… la neve cade… e il suo volto tende a perdersi nell’oscurità.

SCENA 94:

INTERNO – GIORNO – CAMERA DI PEPI

La m.d.p. inquadra K. in primo piano. E’ illuminato dalla luce del giorno, una luce più intensa, primaverile… K. ha gli occhi chiusi, il volto pallido, fermo. La camera allarga e lo scopre nel suo abito scuro, composto sul letto di morte. Il letto è il materasso sistemato per terra. Intorno alcuni ceri bassi e larghi in contrasto con lo splendore mattutino. La m.d.p. panoramica poi, stretta sui volti dei presenti: presso l’armadio dormitorio Pepi, Emily, Henriette, il Sindaco, Mizzi, Frieda, l’oste e l’ostessa del Ponte, l’albergatore e sua moglie, il Maestro, Gisa, Gerstacker ed altri ancora. Stanno tutti intorno, in movimento circolare, rituale, lento; la camera conclude il movimento verso la finestra, dalla quale filtra un raggio di luce… due mani spalancano i vetri…

Voce fuori campo: ATTENZIONE…

Panoramica rapida sui volti dei presenti che sollevano lo sguardo verso la finestra: senso di attesa…

Da fuori, appare un cilindro nero, e oltre ad esso si intravede solo una fronte e fuggevolmente due occhi. Poi due mani ai bordi della finestra: è come se qualcuno, di statura troppo bassa, si fosse arrampicato per entrare. La m.d.p. si allontana lentamente in carrello inquadrando il letto di morte, poi i presenti di spalle e finisce sulla scena ripresa dall’alto.

All’esterno, voce del cilindro… una comunicazione da parte del Castello:

E’ STATO ULTERIORMENTE ESAMINATO IL CASO DELL’AGRIMENSORE K.
IL SIGNOR K. NON HA DIRITTO DI CITTADINANZA.
MA, IN CONSIDERAZIONE… DI CERTE CIRCOSTANZE A SUO FAVORE, GLI VIENE CONCESSO DI POTER VIVERE E LAVORARE NEL VILLAGGIO…
IL DECRETO HA EFFETTO IMMEDIATO.

FINE

Luigi Di Gianni

Il Castello - Diciannovesima Parte