E venne il giorno in cui Trent Reznor decise di andare oltre i Nine Inch Nails. I primi segnali di un cambio di rotta si erano già avuti all’epoca di “Ghosts I-IV” (2008), l’album strumentale che aveva segnato in modo ancora più marcato l’ingresso di Atticus Ross nel mondo del leader dei NIИ. Alcuni faranno risalire l’emergere di questo nuovo corso addirittura ad episodi di “The Fragile” (1999). L’attesa che qualcosa debba accadere è però ormai nell’aria da tempo. Dopo aver messo in pensione i Nine Inch Nails non si conoscono più i piani: “Per un po’ non sentirete più parlare di me”, aveva sentenziato all’indomani della pubblicazione di “The Slip” (2008), e così è stato fino all’emergere di questo nuovo progetto, How To Destroy Angels.

Per dare un nome alle sue nuove ambizioni, Reznor ricorre addirittura agli amati Coil, utilizzando un loro brano come nuova etichetta delle sue sperimentazioni musicali. Nel 2010 esce l’EP omonimo in versione free download e i fan dei Nine Inch Nails toccano finalmente con mano la forma di ciò che Trent ha in testa. Ma non solo. Gli How To Destroy Angels non sono la creatura di Reznor tanto quanto gli appartengono i Nine Inch Nails; “Avevo bisogno di misurarmi con una dimensione differente rispetto a prima”, dichiara il compositore, “… In questo caso avevo la necessità di essere parte di un gruppo, di non dover decidere tutto in prima persona ed avendo la piena responsabilità su ogni cosa”. Ed è proprio così che nasce questa nuova formazione, come collettivo a quattro nel quale Reznor non è che un componente, quello più illustre, ma pur sempre un membro. Gli altri compagni di viaggio sono nomi noti perché appartengono già al mondo dei Nine Inch Nails. A partire dal produttore Atticus Ross, già a fianco di Reznor su importanti progetti che vedranno la luce proprio in questi giorni. C’è poi Rob Sheridan, il giovane nerd che molti anni prima era stato reclutato come responsabile dello sviluppo di tutta la parte visual dei Nine Inch Nails. Ed infine il grande pomo della discordia, quella figura che non è mai andata giù alla stragrande maggioranza dei fan di Trent Reznor, la moglie Mariqueen Maandig.

Le sei tracce con cui gli How To Destroy Angels debuttano sono un distillato di minimalismo elettronico, appunti bidimensionali e tratteggi armonici ridotti ai minimi termini. Nulla di più lontano e differente rispetto al sound aggressivo e graffiante dei Nine Inch Nails. Reznor e Ross si dilettano a sperimentare quelle soluzioni che poi verranno elevate alla massima forza espressiva nella riuscitissima cornice di “The Social Network” (2010). Buona parte della vecchia guardia dei fan rimane spiazzata ed etichetta questo lavoro come la voglia di Reznor di trovare una espressione artistica anche al connubio personale con Mariqueen. In effetti questo lavoro si dipana tra le atmosfere sfuggenti di “The Space In Between” e il ritmo caciarone di “BBB”, offrendo una linea di lettura quanto mai complessa che a tratti porta a conclusioni discutibili e non concordi su quale sia la reale ispirazione del quartetto.

Nel frattempo la premiata ditta Reznor/Ross si porta a casa l’Oscar per la Miglior Colonna Sonora di “The Social Network” e produce l’anno successivo quella di “The Girl With The Dragon Tattoo” (2011), confermando la vena descrittiva dei due. Questo rappresenta un passaggio importante per comprendere l’evoluzione del suono a cui punta Reznor. Non più la furia iconoclasta delle origini, e nemmeno il tentativo di rendere più accessibile il sound dei Nine Inch Nails palesato con “With Teeth” (2005) e “The Slip”. La direzione intrapresa dai due è quella di una profonda introspezione, attuata mediante una sapiente commistione di digitale e analogico ricercato. Ecco quindi trovata la chiave di lettura per interpretare il nuovo EP che esce nel 2012 sempre a firma How To Destroy Angels. “An Omen” si presenta con la stessa formazione ed offre sei tracce decisamente più centrate rispetto all’eponimo precedente. Dalle prime interviste rilasciate risulta evidente come l’obiettivo del quartetto non sia quello di un semplice divertimento, ma di un impegno decisamente più definito: “A breve seguirà un tour…” dichiara ripetutamente Reznor in occasione di ogni intervista. Ed è così che nel 2013 si compie l’anno degli How To Destroy Angels, con la pubblicazione del primo full-length e un ricco calendario di date in cui il quartetto si inizia a presentare al pubblico dal vivo. Gli How To Destroy Angels escono dalla bruma di esercizio di studio per palesare ambizioni ben differenti. “Welcome Oblivion” è un’opera che non si limita a dare voce al nuovo corso intrapreso da Reznor e Ross in ambito soundtrack, ma cerca di dare pieno compimento alla dichiarazione d’intenti di lavorare come un quartetto. Quella di Mariqueen è la sola voce che declama i testi degli HTDA. E se questo da una parte non fa che confermare la voglia di Reznor di togliersi dal centro della ribalta, dall’altro alimenta nei fan innumerevoli dubbi e sospetti sulle reali capacità di una vocalist non certo eccelsa. Però brani come “Ice Age”, “Keep It Together” e “How Long?” dimostrano chiaramente come gli How To Destroy Angels non vogliono semplicemente essere un passatempo per quattro artisti già fortemente impegnati su altri fronti. La bellezza di questo lavoro risiede proprio nella elegiaca delicatezza con cui le atmosfere dei brani vengono cesellate singolarmente. La straordinaria intesa tra il produttore inglese e il compositore americano si sostanzia anche all’interno di questa formazione, dimostrando come Reznor sia stato capace in questo caso di togliersi i panni di Deus ex Machina per mettersi al servizio di un obiettivo artistico differente.

Anche dal vivo gli HTDA dimostrano la volontà di Trent Reznor di non apparire come la star del gruppo. Lui si mantiene defilato, al pari con gli altri quattro, non si sovraespone per rubare la scena e non accentra su di sé la comunicazione. Gli How To Destroy Angels sono chiaramente qualcosa di molto differente rispetto ai Nine Inch Nails, e qualsiasi tipo di paragone risulterebbe fuori luogo. Si sa perfettamente che Reznor è un artista che si rifiuta di sottostare ad una matrice espressiva uniforme, al contrario ama seguire il proprio istinto e la propria ispirazione del momento. Gli How To Destroy Angels sono una prova di come in questo momento il compositore di Mercer abbia spostato il proprio baricentro sulla descrizione silente del particolare, sradicandosi dagli eccessi rumorosi e ingombranti della sua prima creatura. E come già accaduto anche per i Nine Inch Nails, oggi non ci è dato sapere se e come gli How To Destroy Angels ritorneranno in futuro.

Giovanni Rossi

How To Destroy Angels – Grida Dal Cielo

Trent Reznor, Mariqueen Maandig, Atticus Ross – How To Destroy Angels