LA PIGRIZIA È NIDO DI VIOLENZA
C’è sempre tempo per cambiare. Forse.

Quando un uomo può dirsi finalmente appagato? Quanto è importante, invece, imporsi un continuo cambiamento per migliorare se stessi, per raggiungere obiettivi sempre maggiori, per superare i propri limiti?
L’uomo è vittima del determinismo ambientale, del contesto in cui nasce, del perimetro entro cui gli è dato muoversi, del pacchetto preconfezionato di affetti, di persone e di conoscenze che la vita gli riserva. Sentirsi pienamente fautori della propria esistenza è solo una mera bugia alla quale appigliarsi nei momenti di noia.
Eppure, chiunque prima o poi, per un motivo o per un altro, desidera una trasformazione, vuole un cambiamento radicale.
C’è chi vive nel rimorso di non aver osato cambiare, di essere stato sopraffatto dalla pigrizia o dalla paura dell’ignoto, e c’è chi, invece, trascorre la sua intera vita nella vana ricerca di un continuo appagamento. E non si dà pace.
Søren Kierkegaard insegna: “L’esteta vive ogni attimo della sua vita nella dura lotta interiore, teso all’appagamento di desideri sempre maggiori. La sua esistenza non si piega ai dolori del passato, né alle vane speranze di un futuro incerto. È la novità del piacere che conta. L’esteta conosce l’ossessione meglio di chiunque altro e la trasforma in arma incontrollata per vincere la noia e la disperazione di una vita che egli non ha scelto. L’esteta cerca le felicità che non può raggiungere, perché ha bisogno di continui desideri, momento dopo momento”.
Essere schiavi di una “vita estetica” così dettagliatamente definita dal filosofo Kierkegaard, indipendentemente dal contesto in cui si vive, può avere risvolti decisamente negativi e portare ad epiloghi terribili. Eppure, l’evoluzione umana ha bisogno di uomini insoddisfatti di sé e dell’ambiente in cui vivono per fare passi in avanti. Lo dimostrano la storia, l’arte, la musica; si procede sovvertendo le regole, sperimentando idee nuove, addirittura calpestando ciò che è convenzionale e classico. Immaginiamo quanti dissidi interiori, ad esempio, dovesse provare un pittore milanese degli inizi del 1900: cresciuto in ambienti aristocratici, solitamente ritrattista di grasse donne ingioiellate, vede attorno a sé un mondo che cambia a velocità vertiginosa. Da un lato cubisti, futuristi, espressionisti, metafisici, surrealisti e dadaisti che tentano di sovvertire le convenzionali tecniche artistiche, affascinati da un progresso che pare inarrestabile, dall’altro il ritrattista famoso, che, seppur desideroso di “cercare una sua strada”, uno stile moderno e personale, resta ancorato saldamente alla sua condizione, perché “vinto dal dubbio e dalla cronica pigrizia”. Desidera trasformare la sua vita in un’opera d’arte, dunque, ma non è capace di rinunciare alle sicurezze e alle comodità di cui si circonda. Ha paura di guardarsi dentro, e di conseguenza non può essere consapevole della libertà di cui dispone. Solo un episodio limite può liberare Alessandro (è questo il nome del pittore) dalla sua stasi e ricondurlo alla via della ricerca. In un tragico incidente d’auto assiste alla morte della donna che ama. Tra sofferenza e senso di vuoto, scorge un luccichio, un’immagine indefinita che appare improvvisa negli occhi della giovane inerte. Dare una forma e un significato a quel bagliore sarà l’ossessione dell’artista: tenterà in tutti i modi, leciti e illeciti, di osservarlo ancora e di definirne il concetto sulle sue tele. “Ho trovato la forma dell’anima – confessa il protagonista ad un prete – ed è volere di Dio che io la mostri al mondo”.
È su queste basi che Gigi Simeoni scrive e disegna “Gli Occhi e il Buio”, un capolavoro indiscusso del fumetto italiano pubblicato nel 2007 per la Sergio Bonelli Editore nella collana “Romanzi a Fumetti”.
Un susseguirsi avvincente di emozionanti chiaroscuri, di forti contrasti tra i momenti di lucida follia del protagonista, Alessandro Simonetti, e l’immagine dell’artista libero che sarebbe potuto essere. La storia di un uomo perennemente inappagato e infelice, ossessionato dall’arte, che egli vede come unico strumento utile al compimento del proprio destino. Sentimenti di solitudine, paura, rassegnazione e pentimento, diventano vividi grazie allo stile narrativo di Simeoni, abile nel mescolare ambientazioni credibili (frutto di lunghissime ricerche) e suggestive alle atmosfere tipiche del romanzo poliziesco autoriale (da Edgar Allan Poe a Robert Louis Stevenson).
Non c’è possibilità di scelta: il lettore è costretto intimamente a schierarsi a favore di una mente insana e impietosa alla ricerca di sé e del suo destino, pur di conoscere l’essenza di quel luccichio. Ne diventa ossessionato, tanto da leggere il romanzo senza mai concedersi pause.  E sperimenta così l’ossessione come rimedio alla pigrizia.

“La scienza si costruisce con i fatti, come una casa con le pietre, ma una collezione di fatti non è una scienza, più di quanto un mucchio di pietre non sia una casa.”

Henri Poincaré (1854-1912)

Michele Nella

Gli Occhi E Il Buio - Gigi Simeoni

Gli Occhi E Il Buio (2007) – Gigi Simeoni