“Io ho giocato sino a 25 anni in una squadra grandissima, la più grande in Europa in quel periodo, lo Steaua Bucarest. Per cinque anni abbiamo giocato un calcio splendido, abbiamo vinto abbastanza, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa Europea. Ma siamo stati penalizzati del vivere in un mondo chiuso, non si parlava molto di noi. Peccato.”

Gheorghe Hagi (1965)

Il soprannome di un calciatore, spesso racchiude le caratteristiche fisiche, tecniche e comportamentali del giocatore stesso: se ti chiamano il “Maradona dei Carpazi” un motivo ci dovrà pur essere. Ma solo se rispondi al nome di Gheorghe Hagi. L’accostamento al fuoriclasse (forse) più forte di tutti i tempi, è perfetto sotto tutti i punti di vista: oltre alle giocate spettacolari ed imprevedibili, anche le fattezze fisiche dei due erano piuttosto simili. Hagi non era certo alto come un corazziere, ma solo 1,72 centimetri e aveva una corporatura piuttosto tozza (pesava 73 chili) e un baricentro basso; il suo piede sinistro “cantava”. Il fantasista romeno è stato sempre un modello di estro, fantasia, imprevedibilità, ma anche un leader assoluto in ogni squadra in cui ha militato. Era trascinatore, capopopolo e anche un po’ “testa calda”: spesso e volentieri, in campo prendeva fuoco… e pure diversi cartellini rossi. Un po’ come Diego Armando Maradona, che era l’icona del popolo napoletano, un “Masaniello del pallone”, Gheorghe Hagi è stato l’espressione del genio e della sregolatezza, troppo spesso (almeno nei suoi primi anni di carriera) incatenati alla rigida legge della disciplina tipica dei Paesi dell’Est Europa, intrisa di Socialismo. Gheorghe, detto Gică, nasce il 5 febbraio del 1965 a Săcele, un paesino di 30.000 abitanti nel Distretto di Brașov, nel cuore della Transilvania, Regione nota per aver dato i natali letterari al Conte Dracula, nell’omonimo romanzo di Bram Stoker. Già all’età di tre anni, Gheorghe si iscrive ad una scuola calcio: qui potremmo dire per una sorta di fattore genetico, in quanto suo padre era stato a sua volta un calciatore. Gică dimostra sin da piccolo di saperci fare con il pallone tra i piedi e chiunque lo veda in quegli anni afferma di trovarsi di fronte a un bambino prodigio. A dodici anni viene ingaggiato dal Farul Constanța, dove in pratica fa tutte le trafile delle giovanili, tranne che nella stagione ’80-’81, dove milita nella Luceafărul București. Nei campionati giovanili si mette in mostra con giocate a dir poco spettacolari e nonostante sia sempre uno dei più piccoli, fisicamente e anagraficamente, risulta essere costantemente il migliore in campo. Gheorghe con la palla tra i piedi riesce a fare cose che i suoi compagni più grandi non riescono nemmeno ad immaginare. Anno dopo anno il suo talento gode di ottima pubblicità, e a soli 17 anni fa il suo esordio nella massima serie romena proprio con la maglia del Farul Constanța. In 18 partite mette a segno ben 7 reti. Il commissario tecnico della Nazionale romena, Mircea Lucescu, lo convoca e se lo porta con sé agli Europei del 1984. La prima esperienza con il grande proscenio internazionale tuttavia, non è da ricordare: la Romania va a casa al primo turno dopo aver collezionato un solo punto nel girone dopo il pareggio (1-1) contro la Spagna. Le due sconfitte contro la Germania Ovest (2-1) e il Portogallo (1-0) mettono fine alla breve avventura di Hagi a Euro ’84. Al ritorno in Patria le principali formazioni romene se lo contendono e lo Sportul Studențesc se ne assicura le prestazioni per tre anni, in cui sigla 58 reti in 107 partite, trascinando i suoi compagni al secondo posto dietro la corazzata Steaua București nel 1985-1986. Un talento così giovane è l’ideale per la propaganda del regime socialista, e per questo lo Steaua decide di ingaggiarlo. In Romania lo Steaua București era in pratica una società totalmente “al servizio” del dittatore Nicolae Ceaușescu, che ne affida la panchina al figlio adottivo, Valentin. Proprio nel maggio del 1986, lo Steaua si era laureato “Campione d’Europa” dopo aver battuto il Barcellona in Finale di Coppa dei Campioni. Una Finale vinta ai rigori e dove il portiere Helmuth Duckadam parò ben quattro tiri dal dischetto agli spagnoli. L’estro di Hagi avrebbe aggiunto quel quid che mancava a tutta la squadra, che così sarebbe stata perfetta per rappresentare al meglio l’immagine del Governo di Romania. E così, Gheorghe, viene ingaggiato da Valentin Ceaușescu per una storia d’amore che durerà fino alla fine del regime del padre Nicolae, nel dicembre del 1989, quando il dittatore, Segretario generale del partito Comunista e sua moglie, vennero prima accusati di crimini contro lo Stato e genocidio e poi giustiziati. Ma facciamo un piccolo passo indietro. Il 24 febbraio del 1987, c’è il primo grande appuntamento con la storia per Hagi. Allo Stade Louis II, per giocarsi la Supercoppa Europea, si ritrovano di fronte lo Steaua București vincitore della Coppa dei Campioni e la Dynamo Kiev che si era aggiudicata la Coppa delle Coppe. Per la prima ed unica volta nella storia, due squadre espressione dei regimi socio-comunisti si sfidano in una Finale. Una partita di calcio che andava oltre quello che era il mero aspetto sportivo, ma che voleva essere nelle intenzioni di Russia e Romania, la “rivincita” del blocco dell’Europa Orientale nei confronti di quello Occidentale. Una rivincita politica più che calcistica. A decidere il match, proprio una punizione bomba (deviata dalla barriera) dai trenta metri di Gheorghe Hagi, che inganna il portiere sovietico Viktor Čanov proprio prima dell’intervallo. E’ il primo titolo messo in bacheca da parte del “Maradona dei Carpazi”. Lo Steaua a fine stagione vince anche il Campionato e la Coppa di Romania, mentre in Coppa dei Campioni si ferma agli ottavi di finale contro l’Anderlecht. La stagione successiva (’87-’88) vede la fortissima squadra di Gică conquistare nuovamente il titolo nazionale e bissare la Coppa di Romania, mentre in Europa Hagi e compagni si fermano in semifinale contro il Benfica. Le reti e le giocate di Gheorghe valgono alla sua compagine il terzo Campionato di fila e la terza Coppa di Romania nella stagione ’88-’89. Questa volta, dopo tre anni di tentativi andati a vuoto, lo Steaua București arriva in Finale di Coppa dei Campioni. Al Camp Nou di Barcellona si trovano di fronte il Milan di Arrigo Sacchi e dei fuoriclasse olandesi e la corazzata di Anghel Iordănescu. Per Hagi è la grandissima occasione di salire per la prima volta (a livello personale) sul tetto d’Europa. Ma lo strapotere del Milan è assoluto: dopo appena 18’ minuti Ruud Gullit apre le marcature, Marco Van Basten raddoppia a pochi istanti da quella doccia gelata e a fine primo tempo ancora Gullit, con una fucilata, sigla il gol del 3-0. Ad inizio secondo tempo Van Basten completa l’opera per il 4-0 finale. Lo Steaua esce in ginocchio da quella sconfitta, e da quel momento comincia a sgretolarsi, così come avvenne al Muro di Berlino nel mese di novembre del 1989 e al sanguinario dittatore Ceaușescu. Per Gică è la fine della gabbia, vede e assapora per la prima volta la libertà, per lui si aprono le frontiere (fino a quel momento chiuse) dell’Europa Occidentale, forse sognata ma impossibile da raggiungere prima. L’occasione d’oro è rappresentata dai Mondiali che si disputano in Italia nell’estate del 1990. La Romania viene inserita nel Gruppo B insieme a Camerun, Unione Sovietica e Argentina. Sì, proprio l’albiceleste di Diego Armando Maradona… niente male come “scherzo del destino”. Nella gara inaugurale, l’URSS viene battuta per 2-0 (doppietta di Marius Lăcătuș, che approderà alla Fiorentina); poi arriva la sconfitta contro il Camerun per 2-1 (altra doppietta, ma di Roger Milla). Si arriva così alla sfida del 18 giugno allo Stadio San Paolo di Napoli contro l’Argentina. E’ sfida da dentro o fuori, chi perde se ne torna a casa. Maradona inizia la sfida con tunnel in serie ai suoi avversari, Hagi risponde con un paio di accelerazioni brucianti. I due sembra si divertano a giocare una partita nella partita, a ritmo di colpi ad effetto e dribbling ubriacanti. Finisce 1-1 ed entrambe le squadre si qualificano agli ottavi di finale. Anche il duello Maradona-Hagi termina in parità, con i due assi che hanno fatto vedere di che pasta sono fatti. Il cammino della Romania ad Italia ’90 tuttavia termina presto, proprio agli ottavi, dopo il KO ai calci di rigore contro l’Irlanda. Nel corso di quella estate Hagi viene ingaggiato dal Real Madrid. Con le merengues tuttavia, non sarà mai amore totale, il fuoriclasse romeno non riuscirà in nessun caso a prendersi la scena. Solo sprazzi di classe e luci della ribalta ad intermittenza. Finora sia con lo Steaua che in Nazionale, Gică era la stella di prima grandezza, aveva ai suoi piedi tutta una squadra e la tifoseria, e lui era la punta di diamante. Nella rosa del Real Madrid però, ci sono giocatori del calibro di Hugo Sánchez, Emilio Butragueño, Fernando Hierro, Manuel Sanchís, Míchel, Paco Llorente. Tanti campioni che negli anni ’80 hanno scritto pagine indelebili della società madridista. All’interno dello spogliatoio ci sono gelosie reciproche, addirittura leggende metropolitane parlano di una sorta di decalogo, un codice comportamentale stilato dalla vecchia guardia che tutti i nuovi arrivati devono rispettare. Uno smacco, un affronto per chi, come Gheorghe, era stato sempre il leader assoluto ovunque, e ovviamente faceva fatica ad accettare di essere considerato uno dei tanti. C’è da dire però che l’inizio della sua avventura spagnola non è stato affatto male, considerando che il Real Madrid (campione nazionale) conquista la Supercoppa battendo il Barcellona (detentore della Coppa di Spagna) del suo più grande idolo di quando era bambino, Johan Cruijff (vittoria per 1-0 in Catalogna e 4-1 in casa). Le cose non vanno meglio in Campionato, dove il Real si piazza solo al terzo posto. Ma la vera “mazzata” arriva l’anno successivo quando le merengues perdono il titolo all’ultima giornata, facendosi superare in vetta alla classifica proprio dal Barcellona che vince con un solo punto di vantaggio. I blaugrana battono agevolmente l’Athletic Club, mentre il Real se la deve vedere contro il Tenerife. Proprio i gol di Hagi e Hierro sembrano mettere in cassaforte il titolo, ed invece il Tenerife riesce a ribaltare il punteggio vincendo per 3-2. Un’esperienza che delude tantissimo Gheorghe e che lo fa “scappare” da Madrid. Nell’estate del 1992, il Brescia spiazza tutti e riesce ad aggiudicarsi le prestazioni del “Maradona dei Carpazi”. Il Presidente Luigi Corioni lo acquista per pochi miliardi di lire, ma il vero artefice del suo passaggio alle rondinelle è stato Mircea Lucescu, proprio l’allenatore che lo lanciò senza paura in Nazionale a soli 18 anni, che ora siede sulla panchina bresciana. In quella campagna acquisti tuttavia, la colonia romena al Brescia era piuttosto nutrita, in quanto vennero ingaggiati anche i centrocampisti Ioan Sabău e Dorin Mateuț, e l’attaccante Florin Răducioiu. La stagione è a dir poco una sofferenza, il Brescia retrocede dopo lo spareggio perso contro l’Udinese per 3-1 e subito iniziano a pervenire delle offerte alla società biancazzurra per Gică, tra cui proprio il Napoli che nel frattempo si era privato di Gianfranco Zola, passato al Parma. Il pressing della società partenopea è martellante, il Presidente Corioni si è praticamente convinto della cessione, ma Gheorghe non vuole saperne. Prima riporterà in Serie A il Brescia, poi potrà anche andarsene. Al Real, arrivai concentrato, convinto di saper perfino rilanciare quel glorioso club. Purtroppo m’illudevo, purtroppo ai madridisti di oggi è rimasta giusto la consolazione dei ricordi. Sì, trovai un organico che non vale quello del Brescia attuale, e nemmeno Pelé là dentro avrebbe fatto miracoli. Anni dopo ammetterà di essere stato veramente ad un passo dal Napoli, ma per riconoscenza verso i suoi tifosi che lo hanno sempre idolatrato, decise di rinunciare ad un ingaggio elevato per affrontare la Serie B. Il Brescia vince il Campionato e risale in A immediatamente, grazie anche alle sue 10 reti in 30 partite. La missione è compiuta e nell’estate del ’94 si possono affrontare i Mondiali negli USA con la “coscienza pulita”. La Romania è inserita nel Gruppo A con Colombia, USA e Svizzera. L’esordio è contro i cafeteros: il punteggio lo sblocca Răducioiu. A dieci minuti dall’intervallo Hagi sale in cattedra: palla sulla fascia sinistra, controllo e sguardo verso la porta. Il portiere è fuori dai pali, allora il fuoriclasse prova da trenta metri un pallonetto ad effetto che lascia tutti di sasso e che va ad infilarsi sotto l’incrocio dei pali. Una magia, un gioco di prestigio che verrà ricordato come uno dei gol più belli del Mondiale americano. La Romania vince 3-1 e incamera i primi tre punti. Nella seconda gara del girone, contro la Svizzera, arriva un’altra perla dai trenta metri di Gheorghe: un tracciante che fa secco Marco Pascolo, per il gol del momentaneo 1-1, anche se questa gemma rimane isolata, perché gli svizzeri vincono 4-1. La vittoria di misura contro gli USA fa staccare il pass per gli ottavi di finale. Di fronte alla Romania, di nuovo l’Argentina, come quattro anni prima ad Italia ’90. Il confronto con il suo “alter ego” Maradona però non va in scena. Diego è stato trovato positivo ad un controllo antidoping dopo la partita contro la Nigeria, ed è stato sospeso dalla FIFA. La Romania passa in vantaggio con Ilie Dumitrescu dopo pochi minuti (11’). L’Argentina risponde grazie ad un rigore di Gabriel Omar Batistuta (16’), ma l’illusione dura due minuti. Centoventi secondi più tardi ancora Dumitrescu riporta in vantaggio i romeni a coronamento di un’azione tutta in velocità con Hagi che gli serve un pallone nel corridoio in mezzo a quattro difensori argentini, mettendolo in pratica davanti alla porta, un “cioccolatino” soltanto da scartare. Nella ripresa Dumitrescu ricambia il favore: l’azione parte da un corner per l’Argentina, si sviluppa un contropiede con Dumitrescu che si fionda palla al piede verso l’area di rigore avversaria, si ferma un attimo e scarica sulla corsia destra, dove sta arrivando di gran carriera Hagi che appena dentro l’area non ci pensa su due volte e di prima intenzione spara una fucilata che s’insacca sotto la traversa, 3-1. Ad un quarto d’ora dalla fine Abel Balbo accorcia le distanze, ma è solo un illusione. La Romania va avanti e Gică dimostra di essere una delle stelle più luminose del Mondiale. Ai quarti di finale di fronte si ritrova la Svezia. Partita divertente, con tante occasioni da una parte e dall’altra. Al 78’ gli svedesi passano in vantaggio con Tomas Brolin dopo uno schema su calcio di punizione. Sembra finita ma all’88’ ci vuole un’invenzione geniale di Hagi su calcio piazzato che imbecca il suo compagno di squadra nel Brescia, Răducioiu, che a due passi da Thomas Ravelli controlla e calcia, palla sotto l’incrocio, 1-1. Si va ai supplementari. Si gioca sotto un sole cocente e con una temperatura di 40°; Răducioiu al 101’ riesce a portare avanti la Romania e la semifinale è veramente vicinissima, tanto più che Stefan Schwarz viene espulso per un fallo su Dumitrescu. Ed invece al 115’ arriva la zuccata perfetta di Kennet Andersson che rimette tutto in discussione, 2-2. Si va ai calci di rigore. Hagi trasforma con freddezza il suo, ma non basta per qualificarsi per la semifinale contro il Brasile, la Romania perde e torna a casa. “Sono sicuro che li avremmo affrontati senza paura e coni il nostro stile li avremmo anche battuti e saremmo arrivati in Finale a giocarci il titolo contro l’Italia”, avrebbe dichiarato anni addietro Gheorghe. La sua stella, però, ormai brilla sfavillante nel firmamento del calcio intercontinentale. In quella estate, il Brescia non riesce a trattenerlo perché tutti i migliori club europei bussano alla sua porta. La spunta il Barcellona, sulla cui panchina siede un mito come Johan Cruijff, idolo di Hagi: “Scelsi il Barcellona perché c’era Cruijff. Non mi faceva giocare sempre, ma era senza dubbio il migliore. Lavorando con lui ho raggiunto il massimo assoluto”. Quel Barça, però, è in fase calante: dopo tanti anni di successi si trova in un momento di transizione. Ha vinto la Liga, certamente, ma ha perso, e male, la Coppa dei Campioni surclassato in Finale per 4-0 dal Milan. Eppure non è una squadra malvagia, anzi: ci sono elementi del calibro di Hristo Stoičkov, Josep Guardiola, Guillermo Amor, Ronald Koeman, José María Bakero. Soprattutto c’è Romário, che si è appena laureato Campione del Mondo con il suo Brasile. Sulla carta l’attacco dei blaugrana sarebbe composto da un tridente da “urlo”: Hagi-Romário-Stoičkov. Ed invece i sogni di gloria si rivelano incubi. L’avventura in Catalogna tuttavia, per Gică inizia piuttosto bene, con la conquista della Supercoppa di Spagna battendo il Real Zaragoza non senza patemi d’animo: vittoria 2-0 in trasferta e sconfitta 4-5 in casa. In Campionato le cose vanno piuttosto male e il Barcellona finisce la stagione addirittura al quarto posto dietro Real Madrid, Deportivo La Coruña e Betis. In Champions League i blaugrana si fermano ai quarti di finale al cospetto del Paris Saint-Germain. Anche l’anno successivo per Hagi e per il Barcellona non ci sono soddisfazioni di sorta: si finisce terzi in Campionato dietro Atlético Madrid e Valencia, ed eliminati in semifinale dal Bayern Monaco in Coppa UEFA; bavaresi che poi conquisteranno il trofeo contro il Bordeaux dell’astro nascente Zinédine Zidane. La sua avventura alla corte del suo mito Cruijff è giunta al capolinea. Anche gli Europei in Inghilterra dell’estate 1996 si rivelano un flop: la Romania viene eliminata ai gironi di qualificazione con 0 punti dopo essere stata sconfitta da Francia, Spagna e Bulgaria. L’impressione che si ha è che la parabola di Gheorghe sia in fase calante, che la sua luce non sia poi così abbagliante. Ora non c’è più nessun top club che lo vuole, tutti si girano dall’altra parte. Il calcio è anche questo. Tutti, ad eccezione del Galatasaray e del suo allenatore Fatih Terim, che lo vuole a Istanbul. Secondo “L’Imperatore”, come viene soprannominato il tecnico turco, sul Bosforo il talento di Hagi potrà ritornare ai suoi massimi splendori. Gică accetta, anche se alla critica sembra più una dichiarazione di resa, un volersi ritirare in un calcio meno competitivo e più “alla sua portata”. Ed invece è qui che rinasce prepotentemente e si riafferma nel panorama calcistico continentale. Alle spalle ha una squadra molto organizzata tatticamente e preparata fisicamente. In rosa ci sono elementi forti e promettenti come Hakan Şükür, Emre Belözoğlu, Ümit Davala, Okan Buruk ed elementi di esperienza come il portiere brasiliano Cláudio Taffarel. La scelta di andare al Galatasaray, forse, fu la più azzeccata possibile: in un certo senso gli ha allungato la carriera e gli ha permesso di vincere ancora. E lo fa subito conquistando la Supercoppa di Turchia battendo il Fenerbahçe. A fine stagione arriva la vittoria del Campionato con 82 punti, davanti al Beşiktaş (74) e allo stesso Fenerbahçe (73). Gheorghe serve un’infinità di assist e sigla ben 14 reti, dando così una importantissima mano al suo club per la vittoria finale. La serie di successi non termina, anzi è ancora all’inizio, in quanto arrivano nella stagione ’97-’98 la conquista della seconda Supercoppa di Turchia di fila, contro il Kocaelispor (2-1), e il bis del Campionato; questa volta il torneo è più equilibrato e il Galatasaray (75) la spunta di  soli 4 punti nei confronti del solito Fenerbahçe (71). Decisamente un ottimo viatico per presentarsi tirato a lucido ai Mondiali di Francia ’98. La Romania supera brillantemente il girone classificandosi al primo posto, dopo aver battuto la Colombia (1-0), l’Inghilterra (2-1) e per aver pareggiato (1-1) contro la Tunisia. Sembra una competizione dove si potrebbe fare un buon cammino, ed invece la Croazia agli ottavi di finale risulta fatale. Basta un gol su rigore di Davor Šuker per spazzare via i sogni di gloria di una Romania che avrebbe voluto ricalcare le orme della Bulgaria quattro anni prima, quando Stoičkov e compagni si arresero solo in semifinale contro l’Italia, per poi concludere al quarto posto. Ma un calciatore fortissimo come Hagi, sarà per sempre condannato a non vincere niente con la sua Nazionale. Tuttavia la consolazione arriva presto, sempre con la maglia del Galatasaray, che ormai è diventata la sua seconda pelle. Arrivano nell’ordine: il terzo Campionato turco di fila (dove il fantasista romeno mette a segno 14 reti), vinto al rush finale, spuntandola per un solo punto nei confronti del Beşiktaş e la Coppa di Turchia, vinta sempre contro il Beşiktaş (0-0 e 2-0).

La “perfezione” però, Gheorghe la raggiunge nella stagione 1999-2000. E’ incontenibile e gioca in maniera divina. Il Campionato è una lunga lotta a due, serratissima, ancora una volta contro il Beşiktaş, che è costretto ad arrendersi solo a due giornate dalla fine del (12 reti per Hagi). Finisce di nuovo in bacheca anche la Coppa di Turchia dopo una partita epica contro l’Antalyaspor: gara finita 5-3 dopo i tempi supplementari. In Europa si compie quello che un po’ tutti definiscono il “Miracolo Galatasaray”: i turchi sono nel girone di Champions League insieme al Milan, e all’ultima partita si giocano o la qualificazione agli ottavi (i rossoneri) o l’accesso all’Europa League (i giallorossi). Il primo tempo vede subito il Milan in vantaggio con un gol di George Weah che gira un pallone alle spalle di Taffarel. Nel finale di tempo i turchi pareggiano i conti con una rete in mischia di Capone su calcio d’angolo. Nel secondo tempo la squadra italiana torna in vantaggio con Federico Giunti. A tre minuti dalla fine un colpo di testa di Hakan Şükür pareggia nuovamente i conti. Sul 2-2 il Milan sarebbe in Europa League mentre il Galatasaray eliminato dall’Europa League. Serve una vittoria: tre minuti più tardi, Roque Júnior su un traversone dalla destra strattona per la maglietta lo stesso Hakan Şükür, per l’arbitro è rigore. Dal dischetto si presenta Ümit Davala che batte Christian Abbiati e al 90’ firma il sorpasso del Galatasaray. I turchi sono in Europa Lague, il Milan fuori da tutto. La truppa di Fatih Terim nel cammino europeo elimina il Bologna (1-1 in Italia e 2-1 in Turchia); nel turno successivo sono i tedeschi del Borussia Dortmund a cadere sotto i colpi di Hagi e compagni (0-2 in Germania e 0-0 in casa). Nei quarti di finale il Galatasaray risolve la pratica Mallorca con un 4-1 in trasferta e un 2-1 allo Stadio Ali Sami Yen. Si va in semifinale, contro il Leeds United. In casa è vittoria per 2-0, mentre all’Elland Road finisce 2-2 (con gol del momentaneo 0-1 di Gică) ma il prepartita è condito da violenti scontri tra tifosi inglesi e turchi. Anche per questi avvenimenti, il clima nella Finale contro l’Arsenal è piuttosto teso. E’ il 17 maggio 2000 e il teatro della sfida è il Parken Stadium di Copenaghen. Arsenal e Galatasaray danno vita ad un match tattico, nervoso, spigoloso. Le occasioni da gol sono poche anche perché sia i gunners che il Galatasaray non sono avvezzi a palcoscenici di tale portata e la partita è sentita in modo straordinario. Nessuna delle due formazioni vuole rischiare. E così dopo novanta tiratissimi minuti si va ai supplementari. Nel corso dell’extra time, il difensore e Capitano dell’Arsenal, Tony Adams provoca Hagi che per tutta risposta reagisce con una gomitata. Il risultato è giallo per l’inglese, rosso per il romeno. Gli ultimi attimi della partita sono palpitanti, l’Arsenal vuole approfittare della situazione: c’è un avversario senza il suo uomo simbolo e trascinatore, ma il Galatasaray resiste strenuamente e si va ai calci di rigore. La tensione è alle stelle, Hagi guarda i suoi compagni da un angolo nascosto del tunnel dell’ingresso in campo e soffre perché non può dare loro una mano. Dal dischetto però i suoi compagni sono infallibili mentre per l’Arsenal sbagliano i due elementi più rappresentativi, Davor Šuker e Patrick Vieira. La Coppa Uefa è del Galatasaray. Mai una formazione turca era riuscita a vincere un trofeo internazionale; Gheorghe Hagi sbuca dal sottopassaggio e va a festeggiare in campo. Sul palchetto della premiazione si presenta con una sciarpa giallorossa avvolta sulla fronte, la sua gioia è incontenibile. Ha partecipato ad una autentica impresa, un capolavoro che resterà negli almanacchi del calcio europeo e nella storia del club turco. Non c’è tempo però per rifiatare, gli Europei di Belgio e Olanda sono alle porte. La Romania è inserita nel raggruppamento con Germania, Portogallo e Inghilterra. L’esordio contro i tedeschi è buono, un punto dopo il pari per 1-1. La sconfitta contro i lusitani arriva proprio al 90’ (0-1) e costringe la Romania a giocarsi tutte le possibilità di passaggio del turno contro l’Inghilterra. Cristian Chivu apre le marcature, ma in quattro minuti (dal 41’al 45’) gli inglesi prima pareggiano con Alan Shearer e poi passano in vantaggio con Michael Owen. Ad inizio ripresa Viorel Moldovan pareggia i conti ma non basta, bisogna vincere. All’89’ Ioan Ganea firma il successo per la Romania, che se la vedrà nei quarti di finale contro l’Italia. Nel primo tempo i gol di Francesco Totti (33’) e di Filippo Inzaghi (43’) scavano il solco. Nella ripresa, dopo un quarto d’ora, Hagi viene espulso per un fallo di reazione. Sarà questa la sua ultima partita con la maglia della Nazionale. Accantonata la delusione di Euro 2000, si rituffa con tutte le sue energie a dare man forte al Galatasaray. Il 25 agosto 2000 a Montecarlo, si gioca la Finale di Supercoppa Europea contro il Real Madrid vincitore della Champions League. A fine primo tempo i turchi sono in vantaggio grazie ad un rigore trasformato da Mário Jardel. A dieci minuti dalla fine pareggia i conti, sempre dal dischetto, Raúl. Ai supplementari ancora Jardel in gol, e regala la Supercoppa Europea al Galatasaray. Come per un cerchio che si chiude, il suo primo trofeo da calciatore è stato anche l’ultimo messo in bacheca. La stagione 2000-2001 risulta essere l’ultima per Gică, e la porta a termine con un secondo posto in Campionato alle spalle del Fenerbahçe. Subito dopo essersi ritirato, viene nominato Commissario Tecnico della Nazionale romena, ma fallisce la qualificazione ai Mondiali nippo-coreani del 2002. Successivamente viene ingaggiato dalla società turca del Bursaspor, ma si dimette prima ancora di cominciare la stagione. Decide allora di prendersi un periodo di “depurazione” dal calcio e si dedica alla gestione della sua catena di alberghi sul Mar Nero. Nel 2004 viene contattato dalla sua vecchia squadra, il Galatasaray, che gli propone la panchina. Lui accetta e a fine stagione conquista la Coppa di Turchia e arriva terzo in Campionato. Dopo solo una stagione, però, decide di non rinnovare con il club turco. Tra il novembre 2005 e il giugno 2007 allena il Politehnica Timișoara e lo Steaua București, ma in entrambi i casi decide di andare via dopo una sola stagione. Successivamente viene assunto di nuovo dal Galatasaray al posto dell’esonerato Frank Rijkaard. L’esperienza è nuovamente breve. Poi decide di fare un “nuovo giro” sulla panchina della Romania. Dal 2014 è vice allenatore del Viitorul Constanța… fino a quando manterrà questo incarico, non ci è dato sapere. Quello che si sa è che il suo astro ed il suo talento rimarranno scolpiti nella memoria di tutti gli amanti del mondo del calcio. Un giocatore indimenticabile, uno dei più forti della sua epoca, forse sfortunato nel “nascere” coevo al Pibe de Oro dal quale però ha preso il nome… il “Maradona dei Carpazi”.

Donato Valvano

Gheorghe Hagi

Gheorghe Hagi

 

Gheorghe Hagi, Il Maradona Dei Carpazi scheda tecnica

Nome: Gheorghe
Cognome: Hagi
Nato il: 5 febbraio 1965, Săcele, Dobrogea, ROMANIA    
Altezza: 1,72
Peso: 73
Ruolo: Fantasista

Carriera:

Farul Constanța (Presenze 18 / Reti 7)
Sportul Studențesc (Presenze 107 / Reti 58)
Steaua București (Presenze 97 / Reti 76)
Real Madrid (Presenze 64 / Reti 16)
Brescia (Presenze 61 / Reti 15)
Barcellona (Presenze 35 / Reti 7)
Galatasaray (Presenze 132 / Reti 59)
Romania (Presenze 125 / Reti 35)

Palmarès:

Steaua București:
Campionato Rumeno: 3 / Coppa di Romania: 3 / Supercoppa Europea: 1 / Capocannoniere Liga I: 2 / Capocannoniere Champions League: 1 / Calciatore dell’Anno: 7
Real Madrid:
Supercoppa di Spagna: 1
Brescia:
Coppa Anglo-Italiana: 1
Barcellona:
Supercoppa di Spagna: 1
Galatasaray:
Campionato Turco: 4 / Coppa di Turchia: 2 / Supercoppa di Turchia: 2 / UEFA Europa League: 1 / Supercoppa Europea: 1