“Quando ho iniziato in Africa, non mi pagavano ma me ne fregavo, mi divertivo. Dormivo con un pallone e mi nutrivo di pallone!”

George Weah (1966)

 

Un raggio di sole, anche se dalla pelle d’ebano: potrebbe essere questa una delle definizioni più calzanti per raffigurare prima l’uomo e poi il calciatore George Weah. Un personaggio divertentissimo fuori dal campo, sempre pronto allo scherzo e alla battuta e con un sorriso largo stampato sul viso. In campo, invece, una forza della natura; un ghepardo agile, istintivo, veloce, che sprigionava forza atletica da ogni suo muscolo. Un genio, ma senza sregolatezza, una fantasia ed una eleganza che piaceva anche a chi non era tifoso delle squadre in cui giocava. Le sue movenze erano eleganti come le zebre e maestose come le giraffe che popolano la sua Terra. Ma Weah è stato cittadino del mondo, sempre pronto ad arricchirsi culturalmente, era una mente elastica, una spugna pronta ad abbeverarsi e ad assorbire le differenti culture dei Paesi in cui ha vissuto. Uno che “è partito” da uno dei posti più poveri al mondo e che compirà il suo lungo viaggio per poi ritornare al punto di partenza, nella sua amata Liberia, come vedremo in seguito. George vede i suoi natali il 1° ottobre del 1966 nella baraccopoli di Clara Town, alle porte di Monrovia, la Capitale liberiana. Appartiene al gruppo etnico Kru. Qui vive insieme ai tredici fratelli e cresce soprattutto con la nonna, che è una delle persone che ha amato di più nella sua vita. La Liberia è un Paese pieno di contraddizioni: in pratica la sua nascita risale alla metà dell’Ottocento, quando venne abolita la schiavitù nei campi di cotone degli Stati Uniti d’America. L’intento era quello di “rimpatriare”, in un certo senso, tutti gli schiavi e riconsegnarli alla libertà, da qui il nome Liberia appunto. Con il passare dei secoli però tante divisioni interne sia religiose che politiche, oltre che economiche, hanno finito per creare il paradosso: un Paese che voleva essere l’espressione della libertà, si ritrova lacerato in guerre intestine, segnato dalla fame, dalla povertà e dalle malattie. La vita non è dura, di più… ma il piccolo George riesce a ritagliarsi uno spazio dignitoso a livello personale. Frequenta la scuola media presso il Congresso musulmano e la scuola superiore presso la Wells-Hairston High School. In gioventù, si assicura un buon lavoro da centralinista con la compagnia telefonica liberiana Liberia Telecommunications Corporation. Contemporaneamente inizia a giocare a calcio e cresce con il mito di Pelé. La sua carriera comincia con squadre liberiane, il Mighty Barolle, l’Invincible Eleven e l’Africa Sports National che militano nei campionati semiprofessionistici. Tuttavia si fa notare a suon di gol da alcuni osservatori che nel 1987 lo portano in Camerun, nel Tonnerre Yaoundé, società che dieci anni prima aveva scoperto e lanciato una leggenda del calcio africano come Roger Milla. In Campionato colleziona 18 presenze e mette a segno 14 reti, una media spaventosa per un ventunenne che proveniva dai quasi dilettanti. Le prestazioni di Weah lo segnalano alle attenzioni degli osservatori dei maggiori club europei, anche se quelli più blasonati preferiscono “scartarlo” perché George ha già 22 anni ed è reputato “troppo grande” e con pochi margini di miglioramento. Tuttavia, il Monaco decide di puntare su quel ragazzo “con la tunica e le pantofole” come lo definì il suo vecchio compagno di squadra Emmanuel Petit. Da Monrovia a Montecarlo, dalla baraccopoli al lusso più sfrenato… non male come passo. “Non si era per niente europeizzato – ha dichiarato lo stesso Petit – ma non per questo era spaesato al primo anno in Francia, quello che contava era il campo. E lì era un leone inarrestabile”. Non poteva essere altrimenti per uno che riusciva a coprire i 100 metri in 11 secondi e mezzo: veloce come il vento. La prima stagione nella città monegasca è abbastanza positiva. Sulla panchina della squadra del Principato c’è un certo Arsène Wenger, all’epoca poco meno che quarantenne, che decide di lanciarlo subito nella mischia. Alla sua prima stagione con il Monaco, Weah colleziona 24 presenze in campionato mettendo a segno 14 gol. I monegaschi chiudono al terzo posto dietro l’Olympique Marsiglia e il Paris Saint-Germain. L’annata successiva è per Weah piuttosto travagliata, i continui infortuni non gli danno pace e per questo il centravanti liberiano a fine stagione metterà insieme solo 17 presenze in Campionato (5 gol) e 7 in Coppa delle Coppe con 3 reti. Il Monaco chiude al terzo posto dietro al solito Olympique Marsiglia e al Bordeaux. Superati i problemi fisici, il fuoriclasse africano si ripresenta tirato a lucido nel Campionato successivo (29 presenze e 10 reti) e si mette in mostra anche in Coppa Uefa (5 presenze 3 reti). Il suo Monaco vuole fare il salto di qualità provando a contendere fino all’ultimo il titolo di Campione di Francia al solito Olympique Marsiglia, ma nulla da fare. La formazione del Principato deve accontentarsi della piazza d’onore. Tuttavia la stagione non si chiude a mani vuote in quanto il Monaco vince la Coppa di Francia proprio contro i marsigliesi sconfitti di misura. Per Weah è il primo trofeo della sua carriera e questo gli dà la spinta per fare ancora meglio l’anno successivo. Nel ’91-’92 il Monaco si presenta ai nastri di partenza tra le favorite e con ottime credenziali anche in Coppa delle Coppe. Weah è in uno stato di grazia assoluto, tant’è che non salta nemmeno una partita di Campionato collezionando 34 presenze, mentre le reti a fine stagione saranno 18. Dal punto di vista strettamente numerico è un’annata da record sia come partite giocate sia come gol realizzati. Purtroppo la tanto attesa vittoria in Campionato non arriva: ancora troppo forte l’Olympique Marsiglia, che si aggiudica il titolo per il quarto anno consecutivo. Il Monaco deve accontentarsi nuovamente del secondo posto. La possibilità del “riscatto” si presenta in campo europeo. La squadra del Principato arriva fino alla Finale della Coppa delle Coppe. I biancorossi eliminano in serie lo Swansea (1-2 in trasferta e 8-0 in casa!), l’IFK Norrköping (1-2 in Svezia e 3-0 in Francia), la Roma (0-0 all’Olimpico e 1-0 in casa), il Feyenoord (1-1 a Montecarlo e 2-2 in Olanda). Il 6 maggio a Lisbona, a contendere il trofeo ai monegaschi ci sono i tedeschi del Werder Brema. La partita si mette in salita, il Werder passa in vantaggio alla fine primo tempo. Nel secondo tempo il Monaco spinge alla disperata ma a tre minuti dalla fine arriva il raddoppio che consegna il titolo ai tedeschi. Ma per Weah le 9 presenze e le 4 reti messe a segno in Europa gli valgono il bigliettino da visita più importante per presentarsi alle formazioni più blasonate del Vecchio Continente. Nell’estate del 1992 infatti il Paris Saint-Germain decide che il talento del liberiano è giunto a maturazione e punta su di lui per provare ad interrompere l’egemonia marsigliese in Campionato. Il ’92-’93 è un trampolino di lancio e George decide di saltarci sopra, ma solamente attraverso la conquista di titoli si può arrivare a club ancora più importanti. La sua media in Campionato è ottima, con un gol ogni due partite (30 presenze e 14 reti), ma per il terzo anno di fila si deve accontentare della Medaglia d’Argento dietro al solito Marsiglia. In Coppa Uefa il suo PSG arriva fino alle semifinali, dove viene eliminato dalla Juventus di Roberto Baggio che poi conquisterà il trofeo battendo nella doppia Finale il Borussia Dortmund. L’impronta di Weah nella manifestazione sarà comunque importante (7 reti realizzate in 9 apparizioni) così come l’eliminazione da parte della sua squadra del Napoli al secondo turno e del Real Madrid ai quarti di finale. Sembra una stagione stregata però, il PSG è arrivato ad un passo da tutto senza riuscire a poter mettere in bacheca niente. Il 12 giungo tuttavia la vittoria per 3-0 contro il Nantes regala a Weah la seconda Coppa di Francia del suo palmarès. Nel corso di quella stessa estate, però, scoppia il caso “Valenciennes – Olympique Marsiglia”: un tentativo accertato di frode sportiva messa in atto dalla dirigenza marsigliese che cercò di corrompere i giocatori del Valenciennes e di poter “vincere facile” la sfida decisiva per il titolo di Campione di Francia. Dopo le indagini, che videro gli arresti e le squalifiche di diversi dirigenti e giocatori, il Campionato venne assegnato d’ufficio al Paris Saint-Germain. Un trofeo che però Weah non ha mai sentito suo non avendolo vinto sul campo. Il vero titolo, quello appunto conquistato sul campo, Weah lo vince la stagione seguente (’93-’94) mettendo in riga proprio l’Olympique Marsiglia, che nel frattempo si è laureato Campione d’Europa battendo il Milan nella Finale di Coppa dei Campioni (’92-’93) e l’Auxerre, terzo. Sono solamente 11 le sue reti ma gli valgono comunque il riconoscimento platonico di secondo marcatore della squadra dietro a David Ginola. In Coppa delle Coppe il cammino si ferma solamente in semifinale, al cospetto dell’Arsenal, che poi conquisterà il trofeo battendo il Parma (1-0) che a sua volta l’aveva vinto l’anno precedente. La terza stagione al PSG, sarà anche l’ultima di Weah in Francia. Numeri non in linea con le aspettative (appena 7 reti in 34 incontri) non permettono ai parigini di confermarsi Campioni di Francia ed infatti arriva solamente un terzo posto alle spalle di Nantes e Olympique Lione. La bacheca viene riempita dalla terza Coppa di Francia dopo la vittoria per 1-0 contro lo Strasburgo e dalla neonata Coppa di Lega conquistata contro il Bastia (2-0). In Champions League il cammino del Paris Saint-Germain si ferma in semifinale contro il Milan, nonostante le 7 reti messe a segno da Weah gli facciano conquistare il titolo di Capocannoniere della manifestazione. Ma forse è proprio il doppio impegno con i rossoneri ad abbagliare il Presidente Silvio Berlusconi, che decide di ingaggiare quel raggio di sole. Nel corso degli anni successivi lo stesso Berlusconi affermò: “Weah è l’unico giocatore che sta alleviando la sofferenza e la nostalgia di non vedere più in campo Van Basten”. Decisamente parole che lasciano il segno e che hanno un peso specifico enorme per chi come i tifosi rossoneri erano abituati a vedere sul prato di San Siro le magie del “Cigno di Utrecht”. Così nell’estate del 1995 il Milan decide che lui è l’uomo giusto per continuare a vincere in Italia e per provare a dominare in Europa. I rossoneri sono reduci da tre finali di Champions di fila: quella persa contro l’Olympique Marsiglia del 1993, quella vinta contro il Barcellona nel 1994 e la sconfitta conto l’Ajax del 1995. Sono undici i miliardi di lire che la società mette sul piatto del PSG per assicurarsi le prestazioni del liberiano. Sulla panchina milanista c’è saldo più che mai il tecnico Fabio Capello, che in quattro anni ha conquistato tre scudetti. La stagione appena conclusa, però, non è stata in linea con le precedenti. Il Milan, forse ormai logoro e stanco nei suoi elementi chiave ha terminato il Campionato in quarta posizione dietro alla Juventus, alla Lazio e al Parma. I rossoneri hanno bisogno di una “scossa” e per questo la dirigenza ha deciso di acquistare proprio dalla Juventus, anche Roberto Baggio. I due, insieme a Dejan Savićević e a Marco Simone compongono il reparto offensivo dei rossoneri. Proprio con quest’ultimo Weah legherà particolarmente. George e Marco diventano subito amici e stanno sempre insieme, tant’è vero che l’italiano ospita il nuovo arrivato nella sua casa vicino a Como. Un rapporto stretto fuori dal campo che poi nel corso degli anni successivi si rivelerà benefico per entrambi in campo, visto che per un paio di stagioni finiranno per trovarsi a meraviglia. L’esordio di Weah nella Serie A arriva il 27 agosto del 1995: il Padova è una formazione neopromossa, ma può vantare una buona struttura a livello di rosa: il difensore americano Alexi Lalas, l’esterno offensivo olandese Michel Kreek, l’attaccante croato Goran Vlaović e l’italianissimo Nicola Amoruso. Ma bisogna aspettare solamente sei minuti per assistere alla prima perla: punizione dalla sinistra di Baggio, palla nel mucchio e Weah che di spalle alla porta con una frustata incredibile anticipa proprio Lalas e mette la sfera nell’angolino alle spalle del portiere. Dopo il momentaneo pareggio di Amoruso, ecco che Weah si rende conto che è tempo di mettere le cose a posto. Pochi minuti più tardi, riceve palla da Franco Baresi e nuovamente spalle alla porta effettua un lob a scavalcare la difesa che mette il suo Capitano da solo davanti all’estremo difensore padovano per il gol del definitivo 1-2. Un impatto niente male per un esordiente in Serie A. Anche per giocate come queste, sopraffine e di puro istinto, gli viene assegnato il Pallone d’Oro e il FIFA World Player nel dicembre del 1995. Un record, in quanto dopo l’abbattimento delle barriere, è lui il primo calciatore non europeo ad aggiudicarsi questi prestigiosi premi. In Campionato è una cavalcata trionfale: in pratica il Milan non ha rivali. La concorrente più accreditata, la Juventus, è distratta dal sogno della Champions League e molla lo Scudetto. Coppa che tuttavia la squadra di Marcello Lippi porterà a Torino dopo la vittoria ai calci di rigore contro l’Ajax. Il Tricolore intanto viene cucito nuovamente sulle maglie del Milan che domina chiudendo a 73 punti, con un margine di +8 sui bianconeri e di +14 su Lazio e Fiorentina che chiudono appaiate al terzo posto. Per Weah le reti in stagione non sono tantissime, 11 in Campionato e 3 in Coppa Uefa, dove il cammino dei rossoneri si ferma ai quarti di finale contro il Bordeaux dell’astro nascente Zinédine Zidane, che a sua volta cederà solamente in Finale contro il Bayern Monaco. La stagione 1996-1997 sarà per George e per tutti i milanisti un’annata a dir poco disgraziata. In panchina non c’è più Fabio Capello, che ha ceduto alle sirene spagnole del Real Madrid, al suo posto la dirigenza rossonera chiama Óscar Washington Tabárez, tecnico uruguayano che un paio di stagioni prima aveva fatto bene a Cagliari. Non arriva nessun successo, né in Italia né in Europa. La stagione inizia presto, il 25 agosto contro la Fiorentina in Supercoppa Italiana. I gigliati hanno conquistato la Coppa Italia (nel doppio confronto con l’Atalanta) e si presentano a San Siro con grande sfrontatezza. In panchina siede il tecnico romano Claudio Ranieri, in campo due mostri sacri come Gabriel Omar Batistuta e Manuel Rui Costa. E’ proprio un “sombrero” di Batigol a Baresi che permette al fortissimo attaccante argentino di battere il portiere rossonero. Dopo una manciata di minuti, il montenegrino Savićević sembra rimettere le cose a posto con una rasoiata che incenerisce il portiere viola Francesco Toldo, 1-1. Nel secondo tempo, però, ancora una bomba di Batistuta su punizione dai trenta metri fa secco Sebastiano Rossi e la Supercoppa Italiana prende la strada di Firenze. Il cammino in Campionato è una sofferenza, troppe battute d’arresto, troppe prestazioni poco brillanti. Nonostante questo, alcune perle di Weah sono indimenticabili, come la rete siglata al Verona. Un coast to coast incredibile: il tutto parte da un calcio d’angolo per gli scaligeri, palla nel mucchio dove Weah riesce a recuperare la sfera e comincia a correre, strada facendo dribbla un primo difensore, salta con una “veronica” un secondo, punta e supera in velocità un terzo facendogli passare il pallone da una parte e lui dall’altra, per poi concludere con un rasoterra chirurgico nell’angolino. Sono gemme come questa che alleviano la sofferenza dei tifosi rossoneri che vedono la loro squadra chiudere all’undicesimo posto, nonostante il ritorno in panchina del vecchio condottiero Arrigo Sacchi al posto dell’esonerato Tabárez. Il cammino in Champions si ferma ai gironi dopo il KO casalingo (1-2) contro il Rosenborg. In questa stagione, Weah viene squalificato dalla UEFA per sei giornate per aver fratturato il naso al difensore del Porto Jorge Costa dopo una partita di Champions League in Portogallo: al rientro dagli spogliatoi, George va a cercare lo scontro fisico con il “rivale” reo di averlo insultato per tutta la durata del match con frasi a sfondo razzista. A seguito di una rissa verbale, ne consegue una fisica dove lo stesso Weah infierisce con una testata ben assestata. Scene riprese dalle telecamere delle varie emittenti tv. Sarà questo uno dei pochi, se non l’unico episodio violento e fuori dalle righe di un personaggio folkloristico e positivo. Dal punto di vista realizzativo, lo score personale di Weah dice 36 presenze tra Campionato e Coppe e 16 reti. A fine stagione lasciano il Milan e il calcio giocato due bandiere come Mauro Tassotti e Franco Baresi. L’amarezza per l’annata negativa, però, non toglie l’entusiasmo a George che decide di rimanere a Milano per provare a riscattare le recenti delusioni. Il suo rapporto con l’Italia è ormai saldo e sembra lontanissimo da quella figura del “migrante in pigiama ed infradito” di qualche anno prima a Montecarlo. Ora Weah è perfettamente integrato e in tutti gli stadi viene applaudito per la sua simpatia e la sua correttezza. Diventa un’icona del calcio di quell’epoca ed è ormai tanto popolare da diventare testimonial di una famosa marca di bagnoschiuma e deodoranti per il corpo. Durante le interviste del post partita regala sempre momenti di spettacolo puro con giornalisti e calciatori. Un modo per stemperare le tensioni del calcio moderno. Ancora oggi si ricorda la sua frase ad una nota trasmissione televisiva della domenica sera quando saluta con “Buona sera a tutti… belli e brutti!” o quando in collegamento da San Siro dopo una partita del Milan vede ospite in studio Roberto Baggio e gli dice: “Ciao magna magna generale”. Lo stesso Baggio poi spiegò il perché di quella frase: in pratica quando Weah arrivò in Italia, Baggio fu uno dei calciatori con cui legò dal primo istante e allora l’ex attaccante della Juve gli disse: “Qua in Italia il calcio è diverso… qua è tutto un magna magna generale”. Un siparietto che ha fatto il giro delle televisioni di tutta la Penisola e che ancora oggi viene ricordato. Nel 1998, per non farsi mancare nulla, realizza un disco dal titolo “Lively Up Africa” con il suo amico cantante Frisbie e diversi altri calciatori africani come Ibrahim Ba, François Omam-Biyik, Teixeira Dimas, Oumar Dieng, Taribo West, Joachim Fernandez, Mohamed Kallon e Phil Masinga. I proventi furono destinati all’UNICEF. Tornando al campo, ecco che la stagione ’97-’98 per George riparte con la voglia di cancellare la precedente. In panchina è tornato dopo un solo anno Capello, che ha lasciato il Real Madrid dopo aver conquistato la Liga. La dirigenza ha rinnovato profondamente la rosa: sono arrivati i portieri Angelo Pagotto e Massimo Taibi; i difensori Winston Bogarde, Giuseppe Cardone, André Cruz, Steinar Nilsen, Christian Ziege; i centrocampisti Ibrahim Ba, Francesco Cozza, Leonardo, Giampiero Maini; gli attaccanti Andreas Andersson e Patrick Kluivert. Sono andati via oltre a Baresi e Tassotti che hanno smesso, Michael Reiziger, Pietro Vierchowod, Massimo Ambrosini, Jesper Blomqvist, Stefano Eranio, Roberto Baggio, Christophe Dugarry, Marco Simone ed Edgar Davids. Una rivoluzione che tuttavia non porta frutti in quanto arriva di nuovo un piazzamento negativo in Campionato, concluso al 10° posto, e anche le realizzazioni di Weah sono appena 10 più 3 in Coppa Italia. Nel trofeo della Coccarda i rossoneri ripongono delle timide speranze di trovare riscatto, ed infatti la truppa milanista arriva fino alla Finale contro la Lazio. Nella gara d’andata l’8 aprile 1998 a San Siro finisce 1-0 grazie ad una rete inventata proprio da Weah al 90’: su rilancio di Rossi, la palla ricade addirittura nell’area biancoceleste dove né i difensori né il portiere laziale Luca Marchegiani intervengono, allora il fuoriclasse africano con uno scatto di reni va a colpirla di testa facendole prendere una traiettoria velenosa che scavalca in pallonetto lo stesso Marchegiani e termina nel sacco. Il 29 aprile 1998 si gioca il ritorno all’Olimpico di Roma. Ad inizio ripresa la rete di Demetrio Albertini illude il Milan: tra il 55’ e il 65’ la Lazio capovolge la situazione grazie ai guizzi di Guerino Gottardi, Vladimir Jugović su rigore e di Alessandro Nesta. Finisce 3-1 ed è da questa partita che nascerà la Lazio vincente delle stagioni successive, mentre il Milan dovrà risorgere dalle proprie ceneri. C’è bisogno di rifondare nuovamente tutto da capo, a cominciare dall’allenatore.

Il Presidente Berlusconi e il direttore generale Adriano Galliani decidono di affidare la panchina all’ex tecnico dell’Udinese Alberto Zaccheroni. Dalla formazione friulana arrivano anche il terzino Thomas Helveg e il centravanti Oliver Bierhoff. Dallo Schalke 04 arriva il portiere Jens Lehmann, dal Paris Saint-Garmain Bruno N’Gotty, dal Bari Luigi Sala e dal Gimnasia La Plata Andrés Guglielminpietro. Le cessioni: Marcel Desailly al Chelsea, Maini al Bologna, Savićević e Kluivert al Barcellona e Filippo Maniero al Venezia. L’inizio del Campionato non è dei più brillanti. La squadra fatica a trovare la quadratura. Dopo cinque giornate sono già due le sconfitte, quella casalinga (1-3) contro la Fiorentina e quella a Cagliari (1-0). La prima rete di Weah arriva solo alla sesta, nella vittoria casalinga contro la Roma per 3 a 2. Il liberiano si ripete due giornate dopo andando a segno nel derby contro l’Inter (2-2), ma i pareggi contro Piacenza (1-1) e Bari (0-0) sembrano tenere lontani dai giochi Scudetto i rossoneri per il terzo anno di fila. Nuovo slancio dà invece la vittoria di misura maturata a tempo ormai scaduto contro la Lazio (1-0) ma la domenica successiva il KO di Parma è pesante (4-0). La squadra di Zaccheroni non è continua, Weah sembra ingessato e l’attacco è retto dal solo Bierhoff e da qualche giornata di grazia di Leonardo. Il girone d’andata si chiude con la Lazio e la Fiorentina davanti a tutte e il Milan in zona Uefa. Il girone di ritorno vede la progressiva crescita dei rossoneri e il calo della Fiorentina che il 7 febbraio 1999 nello scontro diretto pareggia 0-0 ma perde per un grave infortunio il suo uomo simbolo, Batistuta. Da quella domenica in poi i rossoneri inanellano una serie di risultati utili che li portano nel giro di poche giornate a rosicchiare diversi punti alla Lazio capolista. Il Milan batte nell’ordine il Parma (2-1), l’Udinese (1-5), il Vicenza (0-2), la Sampdoria (3-2) e la Juventus (0-2) a Torino, dove entrambe le reti portano la firma di Weah. Si arriva quindi alla penultima giornata con la Lazio prima in classifica con due punti di vantaggio sui rossoneri. I biancocelesti sono impegnati in casa della Fiorentina (terza) mentre a San Siro arriva l’Empoli praticamente già retrocesso. Si gioca con l’orecchio teso alla radiolina in attesa di buone notizie dall’Artemio Franchi. La Fiorentina passa in vantaggio al quarto d’ora con Batigol, la Lazio pareggia alla mezz’ora con Christian Vieri. A San Siro il Milan passa in vantaggio con il solito Bierhoff. Si va al riposo con i seguenti punteggi: Fiorentina-Lazio 1-1 e Milan-Empoli 1-0. Nel secondo tempo i rossoneri archiviano la pratica con altre tre realizzazioni mentre i viola e i biancocelesti giocano con le armi affilate. Nel finale il portiere degli aquilotti Marchegiani para un calcio di rigore a Rui Costa, ma ormai il sorpasso è cosa fatta. Milan 67 punti, Lazio 66 ad una giornata dalla fine. I rossoneri all’ultima giornata vanno a fare visita al Perugia mentre i biancocelesti ricevono il Parma. Le zampate di Guglielminpietro e Bierhoff rendono vana la vittoria laziale (2-1) sui gialloblu e così George Weah e i suoi compagni possono tornare a far festa dopo due anni bui. Il Tricolore fa bella mostra di sé sulle maglie del Milan che è ritornato agli antichi splendori e per Weah è il secondo titolo di Campione d’Italia nonostante le poche presenze (26) e le poche reti (8). Rinnovato entusiasmo che porta dritti alla Finale di Supercoppa Italiana che si gioca contro il Parma vincitore della Coppa Italia (1-1 e 2-2 contro la Fiorentina). Ma ancora una volta arriva una delusione per il Milan e per Weah. Il gol di Guglielminpietro è solo illusorio, Hernán Crespo e Alain Boghossian (al 92’) condannano i rossoneri alla Medaglia d’Argento. In Campionato la squadra non gira, per Weah saranno solamente 10 le presenze e 4 reti e anche il cammino in Champions League si ferma ai gironi. A condannare i ragazzi di Zaccheroni, la sconfitta in casa del Galatasaray per 3-2. George apre le marcature nel primo tempo, ma dopo pochi minuti arriva il pari del difensore brasiliano Capone. Nella ripresa Federico Giunti con la sua rete sembra rispedire il Milan agli ottavi, ma il gol di Hakan Şükür all’87’ e il rigore trasformato da Ümit Davala al 90’ condannano il diavolo all’eliminazione. Sarà questa una delle ultime partite di Weah con la maglia rossonera. A gennaio il Milan lo gira in prestito al Chelsea dove fa in tempo a conquistare la Coppa d’Inghilterra mandando KO in Finale l’Aston Villa (1-0, gol di Roberto Di Matteo). Dopo i sei mesi ai blues rimane in Inghilterra, ma cambia casacca vestendo quella del Manchester City, dove realizza 1 gol in 7 presenze. Nell’estate del 2001 ritorna in Francia, all’Olympique Marsiglia (19 partite e 5 gol), rimane una sola stagione. Cambia ancora, passa all’Al-Jazira Club, dove conclude la sua carriera da calciatore (8 presenze e 13 reti). Una volta appese le proverbiali scarpette al chiodo, sorprende tutti scendendo in politica e candidandosi alle elezioni in Liberia del 2005. Vince al primo turno, ma poi viene sconfitto al ballottaggio per diventare Presidente della sua amata Nazione. Tutt’ora è una figura di spicco della politica nel suo Paese. Un punto di riferimento dentro e fuori dal campo, un raggio di sole color ebano pieno di allegria e simpatia che ancora oggi come ieri viene ricordato dagli amanti del calcio.

 

“In Liberia non c’era speranza, ma io ho voluto inventarmi un futuro per me e per le persone a me vicine. Il mio Paese era in guerra, e nelle strade non c’erano più valori. Ma io ci credevo e lavoravo duro ogni giorno. Sono stato ispirato anche da ‘le roi’ Pelé, dalla sua storia. Vedevo le sue cassette e volevo imitarlo.”

 George Weah (1966)

 

Donato Valvano

George Weah

George Weah

 

George Weah, Un Raggio Di Sole Color Ebano - scheda

Nome: George Manneh Oppong Ousmane
Cognome: Weah
Nato il: 1 ottobre 1966, Monrovia, Montserrado, LIBERIA
Altezza: 1,84
Peso: 76
Ruolo: Attaccante

Carriera:

Mighty Barolle (Presenze 10 / Reti 7)
Invincible Eleven (Presenze 23 / Reti 24)
Africa Sports National (Presenze 2 / Reti 1)
Tonnerre Yaoundé (Presenze 18 / Reti 14)
Monaco (Presenze 103 / Reti 47)
Paris Saint-Germain (Presenze 96 / Reti 32)
Milan (Presenze 114 / Reti 46)
Chelsea (Presenze 11 / Reti 3)
Manchester City (Presenze 7 / Reti 1)
Olympique Marsiglia (Presenze 19 / Reti 5)
Al-Jazira Club (Presenze 8 / Reti 13)
Liberia (Presenze 60 / Reti 22)

Palmarès:

Monaco:
Coppa di Francia: 1 / Calciatore dell’Anno: 1
Paris Saint-Germain:
Campionato Francese: 1 / Coppa di Francia: 2 / Coppa di Lega Francese: 1 / Calciatore dell’Anno: 1
Milan:
Campionato Italiano: 2 / Capocannoniere Champions League: 1 / Calciatore Dell’Anno: 1 / FIFA World Player: 1 / Pallone d’Oro: 1
Chelsea:
Coppa d’Inghilterra: 1