Nascere in Nigeria può essere difficile a volte, e in un Continente come l’Africa, che spesso ti mette di fronte alla vita in maniera dura e spigolosa, non è facile emergere. Ma la fame, in molti casi nel senso letterale, ti spinge a trovare delle soluzioni a questa vita complicata. E se hai cucito addosso del talento una porta in più si apre per rendere meno “amara” la realtà. Di talento ne aveva tantissimo George Finidi, uno dei giocatori più forti che il Continente Nero abbia mai sfornato. Talmente forte da essere considerato un predestinato e per questo “baciato dal Dio Pallone”. Dalla sua Port Harcourt, dove è nato il 15 aprile del 1971, ne ha fatta di strada la “pantera nera”, come è stato soprannominato. Velocità supersonica, eleganza, tecnica sopraffina e fantasia da vendere sono le caratteristiche che subito mette in mostra nelle prime squadre dove milita. A cominciare dalle giovanili del Calabar Rovers, dove esordisce nel 1989. Purtroppo non ci sono notizie precise sulle sue origini calcistiche in Africa: si è a conoscenza solamente di un titolo nazionale conquistato con la maglia del Iwuanyanwu nel 1990, dove rimane per una stagione, prima di passare agli Sharks con cui disputerà due campionati dal 1991 al 1993 con 77 presenze e ben 47 reti all’attivo. Un talento simile ovviamente non passa inosservato e a soli ventun anni è già un punto fermo della Nazionale nigeriana (con cui aveva esordito nel 1991 contro il Burkina Faso mettendo a segno un gol e sfornando tre assist), che nel frattempo aveva vinto la Medaglia di Bronzo nella Coppa d’Africa giocata in Senegal nel 1992. Una società attenta ai giovani come l’Ajax, gli mette subito gli occhi addosso, seguendolo con estremo interesse e nel 1993 decide di puntare su di lui. L’avventura di Finidi nei Paesi Bassi comincia subito bene con il primo trofeo in bacheca già nel mese di agosto: l’Ajax di Louis Van Gaal, vincitore della Coppa d’Olanda affronta il Feyenoord che nella stagione precedente aveva conquistato il titolo della Eredivisie. Finidi è approdato in un club che nel giro di pochissimi anni si prepara a raggiungere i vertici del calcio europeo per rimanerci diverso tempo. I lancieri sono una squadra dallo sconfinato talento: in porta c’è Edwin Van Der Sar, in difesa il roccioso Danny Blind e l’elegante Frank De Boer, a centrocampo il “vecchio” Frank Rijkaard è tornato a casa dopo i trionfi con la maglia del Milan, ed è affiancato da un giovanissimo ma già fortissimo Clarence Seedorf. In attacco ci sono Jari Litmanen e Marc Overmars. Praticamente uno squadrone, e con l’arrivo di George il tasso tecnico si alza ulteriormente. La Finale contro il Feyenoord si gioca a Rotterdam, ma praticamente non c’è storia. Litmanen sblocca il punteggio al 18’. Dopo due minuti dall’inizio della ripresa F. De Boer raddoppia, poi nel giro di un minuto tra il 16’ e il 17’ l’Ajax dilaga andando a segno altre due volte con Overmars e ancora Litmanen. 4-0 per i lancieri e la Supercoppa d’Olanda finisce nella loro bacheca. Un inizio decisamente promettente per il nostro George. A marzo del 1994, c’è di nuovo la Coppa d’Africa che si gioca in Tunisia e Finidi è un punto fermo della sua Nazionale. La Nigeria si trova nel mini girone a tre con Gabon ed Egitto e raccoglie rispettivamente una vittoria (3-0 con doppietta di Rashidi Yekini e gol di Mutiu Adepoju) e un pari (0-0). Nei quarti di finale i “verdi” piegano la resistenza dello Zaire per 2-0 e volano in semifinale dove affrontano la fortissima Costa d’Avorio, campione in carica. I tempi supplementari terminano 2-2 (ancora grazie ad una doppietta di Yekini) dopo una partita tiratissima, ma la Nigeria la spunta ai calci di rigore e approda in Finale. Contro lo Zambia la gara si mette subito male a causa del gol avversario dopo appena tre minuti di gioco, ma la Nigeria non accusa il colpo e due minuti più tardi pareggia con Emmanuel Amunike. Lo stesso attaccante firma ad inizio secondo tempo il gol del 2-1 che vuol dire vittoria. Per George Finidi si tratta del primo successo con la maglia della Nazionale. La sua carriera sta prendendo una piega davvero interessante, tanto più che a fine stagione (1993-1994) arriva anche il titolo di Campione d’Olanda davanti a Feyenoord e PSV Eindhoven, staccate rispettivamente di tre e dieci punti. Niente pause però: in estate c’è un nuovo impegno a cui George non può mancare, e sono i Mondiali che si svolgono negli Stati Uniti. La Nigeria viene inserita nel Gruppo D con Bulgaria, Argentina e Grecia. L’esordio è vincente e convincente contro i bulgari che vengono mandati al tappeto per 3-0 (gol di Yekini, Daniel Amokachi e Amunike). Nel secondo impegno arriva la sconfitta contro l’Argentina per 2-1: la rete iniziale di Samson Siasia illude gli africani prima della doppietta di Claudio Caniggia. Per passare il turno adesso c’è bisogno di una vittoria contro la Grecia. A fine primo tempo la Nigeria effettua un contropiede fulmineo con Amunike che dopo trenta metri palla al piede, serve Finidi al limite dell’area: il portiere greco esce, ma viene scavalcato da un tocco morbido a pallonetto e la sfera rotola in fondo al sacco. Una perla che viene ricordata ancora oggi, così come l’esultanza bizzarra di George, piegato a quattro zampe come un cane che sta facendo pipì. Una immagine che fa il giro del mondo e che viene salutata con simpatia da tutti i media. Il primo tempo finisce 1-0 per le “aquile verdi”; nel finale di gara arriva anche lo splendido raddoppio di Amokachi, con una staffilata sotto l’incrocio dei pali. Si vola agli ottavi di finale dove sulla propria strada, la Nigeria incontra l’Italia. La partita si mette subito bene con il gol di Amunike nel primo tempo. L’Italia è sotto shock e non riesce a trovare il bandolo della matassa. Anche nel secondo tempo la squadra di Arrigo Sacchi non riesce a sfondare il muro nigeriano, nonostante i continui attacchi portati alla porta di Peter Rufai. Mancano ormai solamente due minuti alla fine del match e la Nigeria si trova vicinissima alla qualificazione ai quarti di finale del Campionato del Mondo, qualcosa di mai realizzato prima. Ma il minuto 88’ si rivela fatale agli africani: Roberto Donadoni lancia in profondità sulla fascia per Roberto Mussi che entra in area, vince un rimpallo e appoggia per Roberto Baggio (il terzo Roberto coinvolto nell’azione!) che di giustezza infila l’angolo basso alla destra di Rufai, 1-1. Per i nigeriani è una mazzata a livello psicologico visto che credevano ormai di avercela fatta. Si va così ai supplementari, dove per gli “azzurri” viene espulso ingiustamente Gianfranco Zola, ma ormai mentalmente Finidi e compagni non ci sono più. Augustine Eguavoen commette un fallo su Antonio Benarrivo in area di rigore e l’arbitro assegna il penalty all’Italia. Dal dischetto, ancora Roberto Baggio spiazza Rufai e ribalta la situazione, 2-1 per gli italiani che vincono a fatica avanzando ai quarti di finale, rispedendo la simpatica Nazionale nigeriana a casa. Pochi giorni di vacanza per Finidi che un mese e mezzo dopo deve affrontare il primo impegno ufficiale della stagione 1994-1995: è il 21 agosto e l’Ajax, Campione d’Olanda, affronta il solito Feyenoord vincitore della Coppa nazionale. Il punteggio si sblocca quasi subito grazie al gol di Litmanen al 13’ del primo tempo. Dodici minuti più tardi il tabellino vede i lancieri già sul 3-0 grazie alla prodezze personali di Tarik Oulida prima e Patrick Kluivert poi. Finisce così e la stagione vede la bacheca riempirsi di un nuovo trofeo, ma è solamente l’antipasto di quello che accadrà qualche mese più tardi. Il Campionato è una marcia trionfale, senza rivali. L’Ajax naviga a vele spiegate e vince nuovamente il titolo a mani basse inanellando 27 vittorie, 7 pareggi e nessuna sconfitta, con un vantaggio di sette punti sul Roda JC secondo e addirittura con un +14 sul PSV terzo. Anche in Champions League l’Ajax fa parecchia strada e dopo aver vinto il proprio girone, composto da Milan, AEK Atene e Salisburgo, con 4 vittorie e 2 pareggi, si qualifica alla fase ad eliminazione diretta. Ai quarti di finale si sbarazza dell’Hajduk Spalato: dopo lo 0-0 in Croazia arriva un perentorio 3-0 in casa. In semifinale c’è da affrontare una corazzata come il Bayern Monaco sulla cui panchina siede Giovanni Trapattoni, ma questo Ajax è ormai maturo per mandare al tappeto qualsiasi avversario. Dopo un nuovo 0-0 in Germania, ecco che le due squadre si ritrovano di fronte per la gara di ritorno. All’11’ padroni di casa in vantaggio con un colpo di testa di Litmanen. A dieci minuti dall’intervallo i bavaresi riportano la qualificazione dalla loro parte grazie al gol di Marcel Witeczek. Passano solamente cinque minuti e l’Ajax si riporta di nuovo avanti con una staffilata di Finidi dai venti metri che termina la propria corsa sotto l’incrocio dei pali della porta difesa da Oliver Kahn. C’è ancora il tempo per assistere al 3-1 di Ronald De Boer sugli sviluppi di un calcio d’angolo proprio al 45’. I tedeschi sono tramortiti e se possibile il ritorno in campo dopo l’intervallo è ancora più traumatico: dopo un solo giro di lancette, Finidi verticalizza per Litmanen che entra in area e a tu per tu con Kahn lo batte con una sassata che s’insacca sotto la traversa, 4-1. Nonostante la “botta tremenda”, il Bayern non è squadra da mollare gli ormeggi. I tedeschi continuano a giocare per cercare di salvare almeno l’onore. Riescono ad accorciare le distanze con un rigore di Mehmet Scholl che batte Van Der Sar e fissa il punteggio sul 4-2. La partita è bellissima. La reazione orgogliosa dei ragazzi di Trapattoni si ferma a metà strada e a due minuti dalla fine l’Ajax sferra il colpo del definitivo KO: Litmanen ruba palla ai trenta metri e serve Finidi che finta il tiro e serve l’accorrente Overmars che con un diagonale potente da appena dentro l’area fa 5-2. Gli olandesi sono tornati grandi, dopo poco più di vent’anni, approdano nuovamente alla Finale; l’ultimo loro successo risale al 1973, quando batterono la Juventus. Ora sono di nuovo all’ultimo atto della Coppa continentale più ambita e il 24 maggio 1995 affrontano, al Prater Stadion di Vienna, un’altra grandissima del calcio europeo come il Milan. I “rossoneri” sono alla loro terza Finale consecutiva dopo quella persa contro l’Olympique Marsiglia del 1993 e quella stravinta del 1994 contro il Barcellona, nonché alla quinta Finale delle ultime sette edizioni della Coppa dei Campioni. In panchina c’è Fabio Capello. Un vincente. L’Ajax è, come detto, una squadra giovane e rampante, ma la convinzione di tutti è che sia la formazione italiana ad essere la favorita per la vittoria finale. Le due compagini si conoscono bene per essersi già affrontate nel girone eliminatorio. La partita si rivela subito una sfida a scacchi tra i due tecnici che non vogliono lasciare nulla al caso. Il Milan sfiora il gol con un palo di Marco Simone ed una girata di Christian Panucci che termina di un centimetro alta sopra la traversa. Nella ripresa è ancora il Milan a mancare di pochissimo la rete con Daniele Massaro e il suo tiro improvviso che termina di pochi centimetri a lato del palo. Col passare dei minuti la sfida si fa fisica, frequenti sono i contatti corpo a corpo e l’arbitro è costretto a spezzettare il gioco per i continui falli da un lato e dall’altro. Quando per gli olandesi Nwankwo Kanu sfiora il gol del vantaggio con una staffilata che mette i brividi a Sebastiano Rossi, si capisce che il Milan è ormai stanco e rischia di concedere qualcosa in difesa, come non aveva mai fatto durante tutto l’incontro. Così a venti minuti dalla fine Van Gaal decide di mandare in campo Kluivert al posto di uno stanchissimo Litmanen. A cinque minuti dalla fine, l’Ajax attacca da sinistra con Overmars che serve Rijkaard che effettua un filtrante per lo stesso Kluivert bravo ad eludere il fuorigioco e con un tocco di punta a rendere vana l’uscita di Rossi e l’intervento alla disperata in scivolata di Demetrio Albertini. La palla rotola lentamente, ma inesorabilmente in fondo al sacco… l’Ajax va in vantaggio. I minuti che restano per la reazione del “Diavolo” sono pochi, la forza nella testa e nelle gambe non c’è più. Al triplice fischio del signor Ion Crăciunescu gli olandesi sono in delirio. L’Ajax e Finidi sono diventati Campioni d’Europa ventidue anni dopo l’ultima volta. La carriera di George ha decisamente “svoltato” ed è uno dei punti fermi della squadra “biancorossa” che si appresta a vincere tutto. Il 16 agosto 1995 comincia una nuova stagione e si ripropone l’ormai solito duello per la Supercoppa d’Olanda contro il Feyenoord. Finidi e compagni si portano in vantaggio a metà primo tempo con una rete di R. De Boer, ma solamente due minuti dopo arriva il pareggio di Henrik Larsson. La sfida è molto equilibrata e dopo i 90’ il punteggio non si schioda dall’1-1. Si va ai tempi supplementari dove al minuto 102’ l’Ajax si vede assegnare un calcio di rigore. Dal dischetto Kluivert segna e consegna la Supercoppa ai lancieri per il terzo anno consecutivo. Alla fine dell’anno solare, c’è l’importantissimo appuntamento con la Coppa Intercontinentale, e il 28 novembre 1995, Finidi e compagni affrontano a Tokyo i Campioni del Sudamerica del Grêmio, vincitori della Coppa Libertadores. La gara è tesa, fisica e piuttosto nervosa. Gli olandesi non riescono ad imporre il loro calcio offensivo perché il Grêmio è una squadra che ha poco del brasiliano. I “nerazzurri”, infatti sono sempre sulla difensiva e giocano un calcio fatto di copertura attenta e contropiede fulmineo. All’europea. Gli spazi per attaccare sono minimi e l’Ajax pur provandoci non riesce a trovare il varco giusto. Dopo lo 0-0 dei 90’ si va ai supplementari: la tattica dei brasiliani si fa ancora più difensivistica, l’obiettivo è quello di arrivare ai calci di rigore. E così è. La serie si inaugura con gli errori di Kluivert e di Dinho, poi però per i lancieri segnano i fratelli De Boer, Finidi e Blind; per i brasiliani decisivo l’errore di Francisco Arce: e dopo il titolo di Campione d’Europa, l’Ajax e Finidi diventano anche Campioni del Mondo. Una squadra partita dal basso, con tanti giovani della scuola calcio, e arrivata fino dove più in là non è possibile.

E non è finita, perché la stagione regala tuttavia altre soddisfazioni, in quanto nel mese di febbraio (1996) c’è il doppio impegno contro il Real Zaragoza nella Supercoppa Europea. Gli spagnoli hanno vinto un po’ a sorpresa la Coppa delle Coppe contro l’Arsenal (2-1) e, tranne Fernando Morientes, non hanno grandi stelle in squadra. Sono un po’ una chimera del calcio europeo, ma non per questo da sottovalutare. Si gioca ancora sulla distanza dei 180’, con gare di andata e ritorno. Il 6 febbraio, in terra d’Aragona, i padroni di casa si portano in vantaggio nel primo tempo con Xavier Aguado. La partita si rivela più difficile del previsto e l’Ajax riesce a mettere le cose a posto solo a venti minuti dalla fine con Kluivert che sigla l’1-1. Gara di ritorno ad Amsterdam il 28 febbraio: a fine primo tempo Winston Bogarde apre le marcature. Nella ripresa Finidi raddoppia dopo una manciata di minuti, mentre tra il 20’ e il 24’ due rigori di Blind chiudono definitivamente i giochi. Finisce 4-0 e Supercoppa Europea conquistata. Ormai l’Ajax è diventato un modello da seguire, è la squadra più forte del mondo, sembra invincibile. Una fabbrica ricca di classe e tecnica come poche, da paura, e tanti sono i club stranieri che bussano alle porte della sua dirigenza per strapparne i numerosi talenti. George Finidi è ovviamente uno di questi, ed ha richieste da mezza Europa. A fine stagione se ne andrà, non prima però di aver conquistato l’ennesimo titolo della Eredivisie e di aver raggiunto la seconda Finale consecutiva di Champions League. Il 22 maggio 1996 si ritrova di fronte la Juventus allo Stadio Olimpico di Roma. Fabrizio Ravanelli sblocca il punteggio in avvio, Litmanen pareggia a fine primo tempo. Al termine della combattutissima sfida la Coppa andrà alla Juve dopo i calci di rigore: quella sarà l’ultima partita di Finidi con la maglia dei lancieri. Dopo tre stagioni, 85 presenze e 18 gol, passa al Betis di Siviglia. Il club andaluso è uno di quelli emergenti in quegli anni, certamente non uno di prima fascia, ma sembra che possa “esplodere” da un momento all’altro. La prima stagione con la maglia “bianco-verde” è per George tutto sommato positiva: in Campionato arriva un onorevole quarto posto e in più si riesce ad arrivare fino in fondo alla Coppa del Re. Il Betis cede solamente al Barcellona in Finale, dopo i tempi supplementari. I blaugrana vincono per 3-2 ma nel tabellino dei marcatori oltre ai vari Luís Figo (doppietta), Juan Antonio Pizzi e Alfonso Pérez, c’è anche il nome di George Finidi che segna l’illusorio 2-1 per gli andalusi. Stagione da dimenticare invece quella del ‘97-‘98 quando il Betis si piazza solamente all’ottavo posto in classifica. Nell’estate del 1998 ci sono i Mondiali che si disputano in Francia, e la Nigeria è considerata una delle Nazionali con maggiore talento, tanto da essere quotata come possibile outsider. L’inizio è confortante, con la vittoria nella prima gara del girone contro la Spagna per 3-2 cui fa seguito il successo (1-0) contro la Bulgaria. La sconfitta contro il Paraguay (1-3) non pregiudica la qualificazione agli ottavi di finale, dove però le “aquile verdi” prendono una sonora scoppola contro la Danimarca: 1-4 e di nuovo, inaspettatamente, tutti a casa. Il sogno del Mondiale si infrange miseramente. Ormai anche la carriera di Finidi sembra non possa riservare più soddisfazioni: solamente un undicesimo posto nella Liga con il suo Betis nel ’98-’99, mentre il ’99-’00 è catastrofico con addirittura la retrocessione in “Serie B” insieme a Siviglia e Atletico Madrid. Le sue giocate illuminanti, i suoi dribbling, la sua classe si perdono nel deserto, non ha più la faccia di chi si diverte a giocare a calcio. Il suo volto è più cupo e triste e con lui si deprimono anche i tifosi del Betis che vedono inutili per la squadra i suoi lampi di classe. Nemmeno la Coppa d’Africa servirà a fargli tornare il sorriso, anzi la sconfitta in Finale ai calci di rigore contro il Camerun, sono una ulteriore mazzata per il suo morale. Così nell’estate del 2000 decide di voler ripartire da zero, vuole “cambiare aria” e passa al Mallorca, dove si rilancia grazie ad un sorprendente terzo posto in classifica alle spalle di Real Madrid e Deportivo La Coruña. Dopo solo una stagione con la maglia “rossonera” tuttavia, cambia di nuovo squadra e Paese: va in Inghilterra, all’Ipswich Town, che però alla fine del Campionato 2001-2002 retrocederà in First Division. Nuovo, amaro sapore della sconfitta, per uno che era abituato a vincere trofei a raffica. Anche l’annata successiva è priva di soddisfazioni per George, con il settimo posto nella “Serie B” inglese. Ma non tutto è buio: sarà infatti la sua Nazionale a “consegnagli” una piccola rivincita. Nella Coppa d’Africa 2002 la Nigeria avanza fino in semifinale dove sia arrende solo al Senegal, Finidi e compagni riescono però a vincere la Finale per il 3° e 4° posto contro i padroni di casa del Mali e conquistano la Medaglia di Bronzo. Nel 2003 torna di nuovo in Spagna al Mallorca, ma si piazza all’undicesimo posto in classifica. Sarà questa la sua ultima stagione da calciatore. Una carriera fatta di anni sfavillanti e di qualche grande amarezza, ma non abbastanza da far cadere nell’oblio uno dei talenti più puri che sia mai nato in Africa e che ha trovato la sua consacrazione in Europa. Non poteva essere altrimenti, per uno come lui, “baciato dal Dio Pallone”.

Donato Valvano

George Finidi

George Finidi

George Finidi, Baciato Dal Dio Pallone 2

Nome: George
Cognome: Finidi
Nato il: 15 aprile 1971, Port Harcourt, Rivers, NIGERIA    
Altezza: 1,89
Peso: 79
Ruolo: Ala

Carriera:

Iwuanyanwu (Presenze 15 / Reti 7)
Sharks (Presenze 77 / Reti 47)
Ajax (Presenze 85 / Reti 18)
Betis (Presenze 130 / Reti 38)
Mallorca (Presenze 31 / Reti 5)
Ipswich Town (Presenze 35 / Reti 7)
Mallorca (Presenze 14 / Reti )
Nigeria (Presenze 62 / Reti 6)

Palmarès:

Iwuanyanwu:
Campionato Nigeriano: 1
Ajax:
Campionato Olandese: 3 / Supercoppa d’Olanda: 3 / Champions League: 1 / Supercoppa Europea: 1 / Coppa Intercontinentale: 1
Nigeria:
Coppa d’Africa: 1