Uno dei più grandi, se non il più grande difensore di tutti i tempi, Franz Beckenbauer o più semplicemente il “Kaiser” ossia l’“Imperatore”. Non servono presentazioni particolari per uno che ha lasciato una traccia indelebile nel mondo del calcio, uno che ha dato lezioni di stile e di classe a tutti. Ma anche un vincente, da calciatore prima e da allenatore poi. Cosa si può aggiungere o raccontare di un personaggio che tutti conoscono, anche chi non è appassionato di calcio? Forse nulla. Ma lui un posto nella Top Ten di sicuro lo merita. Non fosse altro che per il suo palmarès, che sembra non terminare mai; ma un dato su tutti ci fa davvero capire la maestosità della sua figura: un uomo di campo che riesce a vincere il Mondiale sia da calciatore (1974) che da allenatore nel (1990) merita di diritto un posto tra gli dei assoluti dell’Olimpo di questo sport. Il “Kaiser” comincia la sua storia l’11 settembre del 1945 a Monaco di Baviera, o per meglio dire a Giesing, un paesino alle porte della città. E’ un periodo difficile, la guerra è appena finita ma la fame e la miseria si fanno sentire eccome. La sua famiglia non se la passa benissimo, come del resto la Germania. Ci vogliono anni e anni per ricostruire ciò che il conflitto mondiale ha spazzato via. E’ dura… molto dura. Ma la sua famiglia possiede una tempra eccezionale e il papà, assicuratore, prova con la tenacia tipica teutonica a portare avanti la baracca. A solo sei anni Franz si iscrive ad una scuola calcio del posto gestita dalla società dell’FC Monaco 1906. Comincia da mediano, o per meglio dire come regista. Ha una padronanza di palleggio, una visione di gioco e dei piedi educatissimi che gli consentono di effettuare lanci millimetrici e giocate illuminanti che mettono spesso i compagni nelle condizioni ideali per segnare. E’ un bambino prodigio. Gli anni passano e il “piccolo” Beckenbauer cresce. Il papà gli tiene in caldo un posto nella sua agenzia di assicurazioni e Franz lo aiuta tra una partita e l’altra. Il suo lavoro non gli piace, lo trova noioso ma non per questo è un discolo, anzi. La sua pagella è sempre costellata di voti alti, a scuola, in pratica, è uno studente modello che possiede una intelligenza di molto superiore alla media. Ma il calcio è la sua passione sfrenata e di stare dietro a polizze, documenti e carte di qualsiasi natura non ci pensa proprio. Franz si mette in luce nei vari campionati giovanili, sul campo è uno spettacolo vederlo giocare: non sbaglia mai, il pallone sembra gli rimanga incollato, i piedi sono una specie di compasso… un goniometro che disegna traiettorie sinuose che vanno a cadere su quelle dei suoi compagni di squadra. Le doti del piccolo Beckenbauer vengono notate da alcuni osservatori del Monaco 1860, l’altra società della città, antagonista del Bayern Monaco. Le due compagini si ritrovano di fronte in una Finale di un torneo per ragazzi: qui avviene quello che può essere considerato un segno del destino. I dirigenti del Monaco 1860 avevano già “bloccato” questo ragazzo così promettente ed erano in pratica d’accordo con i dirigenti dell’FC Monaco per il suo passaggio di casacca nella stagione successiva. Se non che al termine della partita, scoppia una rissa tra ragazzi e nella mischia viene coinvolto anche Franz che si becca nel parapiglia un sonoro ceffone. Questo episodio rimarrà per sempre impresso nella memoria del ragazzo che infatti rifiuta l’offerta dei dirigenti del Monaco 1860. Fu questa forse la svolta della sua carriera. Nel 1958, Beckenbauer effettua un provino con il Bayern Monaco e ovviamente viene preso. Il Bayern all’epoca non era certamente una delle società più blasonate in Germania come lo è oggi. Aveva fino ad allora vissuto nell’ombra del Monaco 1860 e nella sua storia vantava solo un Campionato nel 1932 ed una Coppa di Germania nel 1957, poco o nulla. C’è da dire che in quegli anni il Bayern militava in un Campionato di “zona”, infatti partecipava ad un torneo riservato alle squadre “meridionali” delle Germania. Tuttavia, Franz non dà importanza al blasone della società e si mette in luce nei vari tornei. Nel 1963 la Federazione tedesca fece nascere quella che oggi è la Bundesliga, ovvero la “Serie A” di Germania. Nella lista delle sedici formazioni che ne facevano parte però, il Bayern Monaco non c’era, al suo posto il Monaco 1860. L’allora Presidente Wilhelm Neudecker, un imprenditore focoso ed appassionato, provò a far cambiare idea alla Federazione e inserire anche il Bayern nelle squadre partecipanti al massimo Campionato. Ma nonostante le sollecitazioni e le minacce di ricorrere alle vie legali, il suo tentativo fallì. Nonostante questa situazione ecco che lo stesso Neudecker decise che si doveva prendere la Bundesliga sul campo. Così costruì una rosa fortissima che nel giro di un paio di anni conquistò la promozione. Quella era una squadra giovanissima, allenata dall’ex mediano jugoslavo degli anni ’50 Zlato Chaikovskj. In squadra spiccavano, più o meno ventenni, il portiere Sepp Maier, un attaccante dalle grandissime doti realizzative, Gerd Müller e ovviamente Franz Beckenbauer che giocava ancora in mediana. Il Campionato 1965-1966 è durissimo, per il Bayer Monaco non c’è soddisfazione anche se arriva un secondo posto in coabitazione con il Borussia Dortmund, alle spalle del Monaco 1860. Un boccone amaro per il Presidente Neudecker che sognava la vendetta nei confronti dei cugini. Ma le soddisfazioni per i bavaresi sono a breve giro di posta in quanto il suo Bayern conquista la Coppa di Germania battendo in Finale a Francoforte il Duisburg. Nel 4-2 c’è la firma di Beckenbauer, che segna il gol decisivo e che grazie alle sue giocate viene eletto il migliore in campo. Questo ragazzo così giovane, ma così forte, viene da subito notato dall’allora selezionatore della Nazionale della Germania Ovest, Helmut Schön. Schön aveva visto giocare Franz e capì che era di gente come lui che aveva bisogno la sua Nazionale per poter ben figurare ai Mondiali in Inghilterra del 1966. Così decide di convocare Beckenbauer e di inserirlo nella formazione titolare, senza paura di bruciarlo. La Germania Ovest si trova nel girone B insieme a Svizzera, Argentina e Spagna. La prima partita è contro gli elvetici, battuti largamente per 5-0. Il punteggio viene sbloccato ad inizio partita da Sigfried Held al 16’. Helmut Haller raddoppia al 21’. La partita è praticamente indirizzata, ma a fine primo tempo ecco che una splendida rasoiata dai venti metri di Beckenbauer fissa momentaneamente il punteggio sul 3-0. Primo gol al Mondiale, all’esordio a soli ventuno anni ancora da compiere, non male come bigliettino da visita. Ma ormai Franz ci ha preso gusto e ad inizio ripresa sigla anche il gol del 4-0. A firmare il pokerissimo ci pensa ancora Haller al 32’ della ripresa su rigore. Contro l’Argentina è un pareggio a reti bianche, ma la qualificazione è in tasca. Nella terza partita contro la Spagna, i tedeschi vincono in rimonta per 2-1 e accedono ai quarti di finale dove si è qualificato anche l’Uruguay. Finisce 4-0, Haller sblocca in avvio, poi il solito Beckenbauer mette il sigillo alla gara al 25’ del secondo tempo con il gol del raddoppio. I sudamericani si sciolgono e subiscono alla mezz’ora il tris di Uwe Seeler e al 38’ il quarto gol ancora ad opera di Haller. Si vola in semifinale dove si incontra l’Unione Sovietica che nel frattempo ha battuto per 2-1 la fortissima Ungheria. Il solito Haller sblocca al 22’, poi ci pensa ancora Beckenbauer a raddoppiare al 22’ della ripresa. A nulla serve il gol della “speranza” di Valerij Porkujan a due minuti dalla fine, è 2-1 per la Germania, che si qualifica per la Finale. A Wembley, il 30 luglio del 1966 si ritrovano di fronte la Germania Ovest e i padroni di casa dell’Inghilterra. Tedeschi in vantaggio al 12’ con Haller, ma gli inglesi non sono tipi da mollare così facilmente: Geoff Hurst pareggia sei minuti più tardi. A dieci minuti dalla fine Martin Peters porta in vantaggio l’Inghilterra e sembra che il titolo mondiale debba rimanere sul suolo britannico. Ma siccome nemmeno i tedeschi sono tipi da arrendersi, ecco che proprio al 90’ Wolfgang Weber sigla il gol del 2-2. Si va ai supplementari dove un gol “fantasma” dello stesso Hurst, che poi nel secondo tempo supplementare arriva a siglare la sua personale tripletta, piega i tedeschi per 4-2 consegnando la Coppa Rimet ai sudditi della Regina Elisabetta. Fu in pratica una delle poche delusioni di Franz in tutta la sua stellare carriera. Ma come vedremo in seguito, si rifarà ampiamente. Le basi per un futuro radioso sono gettate. Un giocatore ventenne, con un carisma simile che alla sua età ha già giocato un Mondiale da protagonista siglando quattro reti è merce rara. La consacrazione avviene l’anno successivo: la vittoria della Coppa di Germania dell’anno prima dà diritto a disputare la Coppa delle Coppe. Il cammino del Bayern Monaco è agevole e i bavaresi arrivano fino alla Finale di Norimberga contro i Glasgow Rangers, piegati ai supplementari per 1-0. E’ questo il primo titolo continentale conquistato da Franz e i suoi compagni, che da qui in poi non smetteranno più di alzare trofei. In questa stagione la loro bacheca si arricchisce nuovamente con la Coppa di Germania, dopo il 4-0 rifilato all’Amburgo. L’improvvisa impennata della carriera del “Kaiser” vive un anno di transizione, in quanto il ’67-’68 non porta nessun trofeo, né con il Bayern né con la Nazionale che non si qualifica alla fase finale degli Europei in Italia, vinti proprio dai padroni di casa contro la Jugoslavia. Il digiuno però è destinato a durare poco perché nel ’68-’69 arriva la conquista del primo titolo nazionale con la vittoria della Bundesliga dopo un Campionato praticamente dominato. Arriva anche la vittoria (2-1) della terza Coppa di Germania ai danni dello Schalke 04. Sembra un Bayern Monaco ormai maturo per provare a conquistare l’Europa e per vincere la Coppa dei Campioni… sembra, appunto. La sfortuna per i tedeschi è quella di imbattersi nel periodo d’oro delle squadre olandesi che stanno dominando la scena: dal 1970 al 1973 infatti, su tetto del “Vecchio Continente” ci salgono prima il Feyenoord e poi l’Ajax che vince la Coppa dei Campioni per tre edizioni di fila. E’ l’epoca del “calcio totale” che domina dappertutto. Nel 1970 tuttavia si ripresenta di nuovo l’appuntamento con i Mondiali, in Messico. Come sempre la Germania Ovest è una delle più accreditate alla vittoria finale. I tedeschi sono nel raggruppamento con Marocco, Bulgaria e Perù. L’avvio contro i magrebini è di quelli inaspettati visto il vantaggio marocchino. Poi ci pesano Seeler e Müller a consegnare la vittoria in rimonta. L’avvio stentato fa pensare ad una Nazionale che non farà tanta strada. Tuttavia il 5-2 alla Bulgaria e il 3-1 al Perù fa ricredere tutti i critici e Franz gioca con eleganza e carattere trascinando i suoi compagni partita dopo partita. Ai quarti di finale c’è l’Inghilterra… è l’occasione propizia per prendersi la rivincita di quattro anni prima. Gli inglesi passano in vantaggio con Alan Mullery mentre Beckenbauer e compagni non riescono a reagire. Ad inizio ripresa, Peters sigla il gol dello 0-2. Una mazzata che avrebbe fatto barcollare chiunque, ma Franz non è chiunque e lo vuole dimostrare. Cos il “Kaiser” decide che è arrivato il momento di suonare la carica e dare una scossa ai suoi compagni. A metà ripresa si mette in proprio e sigla il gol che accorcia le distanze. Mancano poco più di venti minuti alla fine della partita e i tedeschi devono provare il tutto per tutto se non vogliono tornare a casa. Ad un quarto d’ora dalla fine, Seeler completa la rimonta, 2-2. Ai supplementari gli inglesi sono fuori fase, storditi dal martello tedesco che continua a battere violentemente e con tenacia. Il gol di Müller nel secondo tempo supplementare regala la vittoria e il pass per la semifinale. Allo Stadio Azteca di Città del Messico si affrontano l’Italia e la Germania. Gli azzurri di Ferruccio Valcareggi passano in vantaggio con Roberto Boninsegna in avvio di gara. Partita che si trascina stancamente verso il 90’, fino a quando in pieno recupero il terzino del Milan, Karl-Heinz Schnellinger con il suo gol decide di trasformarla in leggenda. Si va ai supplementari in una girandola di gol ed emozioni contrastanti. Franz Beckenbauer si lussa una spalla, ma incredibilmente decide di continuare a giocare con il braccio al collo. Nonostante l’infortunio, e la postura non favorevole, il “Kaiser” mantiene una eleganza innata ed una personalità d’acciaio. Müller fa mettere la freccia alla Germania Ovest, 1-2. Ma l’Italia ha un cuore grandissimo, come quello del “terzinaccio” Tarcisio Burgnich che con una “ciabattata” in mischia dopo soli quattro minuti regala il gol del pari. Si susseguono occasioni da una parte e dall’altra: sassata dal limite di Gigi Riva, gol, 3-2 per l’Italia. La Germania non ci sta e nel secondo tempo supplementare su un’azione d’angolo, Müller ci mette la testa beffando Enrico Albertosi e soprattutto Gianni Rivera infilando il pallone proprio a fil di palo dove era appostato il “Golden Boy” che non riesce a salvare, 3-3. Palla al centro e ripartono gli italiani a testa bassa, azione personale di Boninsegna sulla fascia, palla al centro per Rivera, a Beckenbauer non resta che osservare il suo portiere, Maier, andare da una parte mentre la sfera va ad infilarsi nell’angolino opposto, 4-3. Come trasformare una partita normale nel “Match del Secolo” come anni dopo venne votata dai giornalisti di tutto il mondo e che ancora oggi viene ricordata come una sfida epica tra uomini veri prima ancora che calciatori… eroi. Ovviamente il “Kaiser” ne è stato uno degli attori protagonisti. Il Mondiale poi lo ha conquistato il Brasile di Pelé, che ha battuto l’Italia in Finale per 4-1. Alla Germania è andato il “Bronzo” dopo la vittoria di misura nel match per il terzo e quarto posto contro l’Uruguay. Ancora una delusione per Franz ai Mondiali, un “Argento” in Inghilterra e un “Bronzo” in Messico, sempre ad un passo dal titolo ma mai campione. La competizione iridata sembra per lui una manifestazione stregata. Amarezza che non viene acuita nemmeno dalla stagione ’70-’71 dove il suo Bayern chiude al secondo posto alle spalle del Borussia Mönchengladbach a soli due punti di distanza. La quarta Coppa di Germania conquistata contro il Colonia (2-1) non può accontentare chi è stato ad un passo da titoli di assoluta grandezza, sfiorarli per non riuscire ad alzarli al cielo. La stagione successiva però è quella che in pratica consacra Beckenbauer come uno dei mostri sacri del calcio europeo e mondiale, anche se i successi più “clamorosi” cominceranno ancora un anno più tardi. Arriva infatti il secondo titolo della Bundesliga dove il Bayern Monaco chiude davanti allo Schalke 04 con soli tre punti di vantaggio dopo un duello serrato durato tutto il Campionato. Per Franz è il miglior viatico per presentarsi alla fase finale dell’Europeo del 1972 in Belgio con grandi motivazioni. Dopo aver superato il proprio girone con relativa facilità avendo sbaragliato la concorrenza di Turchia, Albania e Polonia, i tedeschi si presentano ai quarti di finale contro l’Inghilterra, sempre lei. Gli stessi rivali del Mondiale del 1966 e del 1970. La Germania Ovest passa per 3-1 e arriva in semifinale dove l’attende il Belgio padrone di casa. Partita difficile ma che il “Kaiser” e i suoi compagni riescono a sbloccare a metà primo tempo dopo una rete del solito Müller, che a metà ripresa raddoppia mettendo a segno la sua personale doppietta. A nulla serve il gol a dieci minuti dalla fine di Odilon Polleunis che regala ai diavoli rossi solo una manciata di giri di lancette di vane speranze. In Finale i tedeschi affrontano l’URSS che aveva battuto di misura l’Ungheria in semifinale. Il 18 giugno 1972, a Bruxelles allo Stadio Re Baldovino, va in scena l’ultimo atto della manifestazione. La Germania Ovest sblocca il punteggio al 24’ con il solito cannibale dell’area di rigore Gerd Müller e i sovietici non sembrano avere la forza per reagire. Troppo schiacciante la superiorità dei teutonici, che giocano la partita anche negli spogliatoi, quando nell’intervallo non calano di concentrazione e si presentano in campo più determinati di prima. Ci si aspetta la reazione dell’Unione Sovietica ed invece dopo pochi minuti della ripresa è Herbert Wimmer a dare la seconda spallata all’URSS. Neanche il tempo di festeggiare e ci pensa ancora Müller a chiudere la contesa con il gol del 3-0. Al triplice fischio, passerella per i tedeschi con il loro Capitano Franz Beckenbauer, che dopo tanti tentativi andati a vuoto riesce finalmente ad alzare un trofeo con la propria Nazionale. Ma la sua definitiva consacrazione arriva qualche mese più tardi quando gli viene consegnato il Pallone d’Oro, un giusto riconoscimento per un campione immenso. I successi però non sono terminati qui, in quanto anche nella stagione 1972-1973 il Bayern si laurea Campione di Germania davanti al Colonia, dopo una cavalcata trionfale. Per diventare un grandissimo, però, bisogna vincere la Coppa dei Campioni. Trofeo che Beckenbauer ancora non è riuscito ad alzare al cielo e che ben presto diventa una ossessione per uno come lui che è l’espressione di un calcio moderno e vincente. La stagione ’73-’74 è quella della perfezione, o quasi: Franz rivince la Bundesliga (terzo titolo consecutivo) e finalmente riesce ad arrivare fino in fondo alla Coppa dei Campioni. Il 15 maggio 1974 allo Stadio Heysel di Bruxelles, il Bayern Monaco affronta in Finale l’Atletico Madrid. Partita accorta e tattica, le squadre non riescono a sfondare. D’altronde sono due società che non hanno mai vinto questo trofeo e non vogliono correre rischi. I tempi regolamentari terminano sullo 0-0. Si va ai supplementari: al 114’ Luis Aragonés porta in vantaggio i colchoneros e sembra che la Coppa stia per prendere la direzione di Madrid. Al 119’ invece, il difensore Hans-Georg Schwarzenbeck riesce a pareggiare. A quei tempi non esisteva la regola dei calci di rigore per aggiudicarsi un trofeo e la partita si deve ripetere. Due giorni dopo, il 17 maggio, Bayern Monaco e Altetico Madrid scendono di nuovo in campo. Gli spagnoli sono spossati dalla durissima battaglia di sole 48 ore prima e si sciolgono come neve al sole. Al 38’ Uli Hoeneß sblocca il punteggio per i bavaresi. Nella ripresa Müller raddoppia dopo 13’ per poi calare il tris (ancora una doppietta per lui) al 26’. I giochi sono ormai fatti e nel finale (al 38’) ancora Hoeneß timbra per la seconda volta il cartellino. Finisce in trionfo con il Bayern che vince per 4-0 e con Beckenbauer che può alzare così la sua prima storica Coppa dei Campioni. Un successo ottenuto a Bruxelles, proprio dove due anni prima si era laureato Campione d’Europa con la sua Nazionale.

Ora che anche la “Coppa dalle grandi orecchie” è messa in bacheca, l’ultimo step per diventare veramente uno dei giocatori più vincenti della storia del calcio è il Mondiale, sfuggitogli di mano nel ’66 e nel ’70. La manifestazione si gioca in casa ed è un appuntamento che non si può fallire. Nel girone A vengono inserite la Germania Ovest, la Germania Est, l’Australia e il Cile. L’esordio contro i sudamericani è vittorioso per 1-0, ma la prestazione non è incoraggiante. Tuttavia la qualificazione viene messa al sicuro grazie al 3-0 con cui viene mandata KO l’Australia. Nella terza partita, tra “fratelli tedeschi”, a spuntarla è la Germania Est per 1-0. Il secondo posto consente a Beckenbauer e compagni di qualificarsi al girone successivo completato da Polonia, Svezia e Jugoslavia. Si comincia con il 2-0 agli slavi, si prosegue con il 4-2 agli scandinavi per poi regolare di misura i polacchi nella sfida decisiva per la qualificazione alla Finale. Il 7 luglio 1974 a Monaco di Baviera si affrontano la Germania Ovest e l’Olanda per il titolo di Campione del Mondo. L’avvio per i padroni di casa è di quelli shock. Dopo due minuti in cui non toccano nemmeno una volta il pallone, i tedeschi si vedono fischiare contro un calcio di rigore per un fallo su Johan Cruijff: dal dischetto Johan Neeskens fredda Maier e la sfida si fa subito in salita. L’Olanda è in completo controllo della partita, ma invece di provare a mettere al sicuro il punteggio inizia a ricamare trame di gioco spettacolari senza però concretizzare. Gli oranges sono nettamente superiori, ma commettono l’errore di “piacersi troppo” e ben presto si vanno a scontrare con la compattezza teutonica. Al 25’ Bernd Hölzenbein viene atterrato in area, calcio di rigore. Tutti guardano Müller, pensano che sia lui il designato a tirare… l’attaccante fa “finta di niente”. Da Capitano Beckenbauer prende il pallone in mano, ma prima ancora che riesca a metterlo sul dischetto, Paul Breitner glie lo sfila di mano. Vuole tirare lui dagli undici metri, lui che di mestiere fa il terzino. Allora Franz esclama “Paul… ma sei sicuro?”. Breitner non lo guarda nemmeno, mette il pallone sul disco bianco e prende la rincorsa, tiro e gol, 1-1. Tutto sistemato. L’Olanda continua a giocare come sa e continua a sprecare palle gol su palle gol. Al 45’ Müller gira alle spalle di Jan Jongbloed il pallone della rimonta, poco prima di andare al riposo. Nella ripresa il portiere tedesco Maier compie almeno quattro o cinque interventi miracolosi conservando così il 2-1 che consegna alla Germania Ovest il titolo di Campione del Mondo. Per Franz Beckenbauer è l’ascesa tra gli immortali, ma il difensore che ha rivoluzionato il modo di interpretare il ruolo del libero vuole fare ancora di più. Il ’74-75’ vede il Bayern Monaco qualificarsi per la seconda volta di fila per la Finale di Coppa dei Campioni e il 28 maggio 1975 sfida il Leeds United al Parco dei Principi di Parigi. Gli inglesi sono squadra tosta ed organizzata e fanno del gioco fisico la loro arma migliore. I giocatori del Bayern soffrono questo atteggiamento aggressivo da parte degli avversari e non riescono a mettere in mostra tutta la loro superiorità tecnica e tattica. Il primo tempo finisce 0-0; nel secondo Franz Roth riesce a trovare uno spiraglio nella difesa britannica e batte il portiere David Stewart. A nove minuti dalla fine arriva l’immancabile firma di Müller che certifica con il 2-0 la seconda storica vittoria consecutiva della Coppa dei Campioni. L’egemonia bavarese non si esaurisce qui e l’anno successivo il Bayern riesce a conquistare nuovamente il titolo di Campione d’Europa, questa volta contro il Saint-Étienne, 1-0. Per Beckenbauer è la terza coppa alzata in tre anni da Capitano, un dominio assoluto. A giugno arriva anche un altro “Argento” agli Europei in Jugoslavia, dopo la Finale persa contro la Cecoslovacchia ai calci di rigore. Ma i trofei per lui e il suo Bayern Monaco non sono finiti: c’è da conquistare la Coppa Intercontinentale dopo la rinuncia nel 1974 (Coppa vinta 2-1 dall’Atletico Madrid contro gli argentini dell’Independiente) e la mancata disputa del 1975. All’epoca si giocava in gare di andata e ritorno: dopo la vittoria in casa del Bayern per 2-0 contro il Cruzeiro, fa seguito lo 0-0 in terra brasiliana. Anche la Coppa Intercontinentale finisce nella bacheca dei tedeschi e nel palmarès di Beckenbauer. Franz chiude in bellezza il 1976 con la conquista del suo secondo Pallone d’oro, un giusto riconoscimento a tutto quello che ha vinto in carriera. Proprio per questo motivo però, iniziano a mancare gli stimoli, e siccome l’età comincia ad avanzare ecco che va alla ricerca di nuove sfide e di campionati meno logoranti dal punto di vista fisico. Nel 1977 decide di volare negli Stati Uniti, ai New York Cosmos, dove vince tre campionati di fila. Nel 1980 fa ritorno in Germania, all’Amburgo, e nella stagione 1981-1982 vince nuovamente la Bundesliga prima di ritornare negli Stati Uniti per l’ultima stagione da calciatore. Una volta appesi gli scarpini al chiodo Franz inizia la sua carriera da allenatore. Nel 1986 gli viene affidata la panchina della Nazionale tedesca dopo l’addio dello storico tecnico Jupp Derwall. Al Mondiale messicano arriva secondo, dietro la formidabile Argentina di Diego Armando Maradona. Quattro anni dopo, a Italia ’90, si prende la sua rivincita: vince infatti il Mondiale battendo proprio l’albiceleste di misura grazie ad un rigore trasformato da Andreas Brehme. Insieme all’ex ct del Brasile Mário Zagallo è l’unico ad aver vinto il Mondiale sia da giocatore che da allenatore. Dopo l’esperienza a Italia ’90 comincia l’avventura nelle squadre di club. Il Presidente dell’Olympique Marsiglia Bernard Tapie lo ingaggia, ma la sua esperienza sulla panchina francese dura pochissimo, in quanto nel dicembre dello stesso anno viene esonerato. L’anno successivo diventa lui stesso Presidente del Bayern Monaco e nel ’93 viene chiamato a guidare la sua squadra in panchina. Nella stagione ’93-’94 vince la Bundesliga, in quella ’95-’96 conquista la Coppa Uefa battendo in Finale il Bordeaux per 2-0. Da quel momento in poi la sua carriera passerà dietro una scrivania; dal 2007 al 2011 ricopre la carica di Vicepresidente della FIFA, prima di diventare amministratore delegato e Presidente onorario del Bayern Monaco. Una carriera da dirigente che gli sta regalando tante soddisfazioni, visto che anche grazie alla sua intelligenza e alla sua lungimiranza, la società bavarese è una delle più “potenti” economicamente e sportivamente parlando d’Europa e forse del mondo. Un “Kaiser” al comando dell’impero Bayern lanciato sempre verso nuovi successi.

Donato Valvano

Franz Beckenbauer

Franz Beckenbauer


Franz Beckenbauer, Il “Kaiser” scheda

Nome: Franz Anton
Cognome: Beckenbauer
Nato il: 11 settembre 1944, Monaco, Baviera, GERMANIA
Altezza: 1,81
Peso: 79
Ruolo: Libero

Carriera:

Bayern Monaco (Presenze 427 / Reti 60)
New York Cosmos (Presenze 80 / Reti 17)
Amburgo (Presenze 28 / Reti )
New York Cosmos (Presenze 25 / Reti 2)
Germania Ovest (Presenze 103 / Reti 14)

Palmarès:

Bayern Monaco:
Campionato Tedesco: 4 / Coppa di Germania: 4 / Champions League: 3 / Coppa delle Coppe: 1 / Coppa Intercontinentale: 1 / Calciatore dell’Anno: 4 / Pallone d’Oro: 2
New York Cosmos:
Campionato Americano: 3 / Calciatore dell’Anno: 1
Amburgo:
Campionato Tedesco: 1
Germania Ovest:
Mondiale: 1 / Europeo: 1