Ringraziando Eastwood per l’ispirazione, propongo questa nuova rubrica cinematografica, che si diverte a descrivere un Paese attraverso il grande schermo. Ovvero, cerca di racchiudere le caratteristiche storiche, sociali e geografiche di una particolare Nazione, proponendo la visione di un film. Il Paese suggerito oggi è situato nel taciturno e distaccato Nord Europa, all’interno del cuore gelido della penisola scandinava: la Svezia appunto. Oltrepassando i misteri della mitologia norrena, il monopolio navale vichingo e la ricorrente sottomissione danese e russa, l’effettivo sovrano svedese resta il “gelo”, anche inteso nelle sue accezioni più psicologiche (paura, terrore, imbarazzo). Nonostante tutto, il paese arriva al Novecento con una discreta autonomia, pronto a dare il suo contributo alla nascente arte. Prendendo in considerazione il girato esclusivamente realizzato nello stato, la produzione cinematografica che è ruotata intorno a questi paesaggi non è stata in realtà cospicua, se si mettono da parte uno dei primi film del genere horror, “Il Carretto Fantasma” (1921) di Victor Sjöström, i capolavori di Ingmar Bergman (“Il Settimo Sigillo” prima di tutto), alcune prove di registi più recenti come Lasse Hallström e pochi altri film isolati (mi viene in mente il divertente “Kopps” di Josef Fares). Qui invece propongo una produzione recente americana che, oltre ad essere un magnifico thriller di David Fincher (“Se7en”, “Fight Club” ed altri, scusate se è poco), quindi consigliabile ad un vasto pubblico, per alcuni aspetti sintetizza i paesaggi e la storia recente della Svezia, paese in bilico tra vecchio e nuovo, tra passato (il nazismo) e futuro (i solidi ed economici mobili dell’Ikea). Un passato che spesso si cerca di seppellire con un pizzico di falsità.

Millennium – Uomini Che Odiano Le Donne

La neve cade copiosa in Svezia, il freddo la invade. L’ennesima ignota cornice scura, raffigurante un ramoscello, fa tremare un vecchio industriale e la sua ossessione.
Inchiostro! Gomma e asfalto. Computer e cavi. Angeli di fuoco e demoni del gelo. Acqua e lacrime. Amore e sesso. Prigionia e violenza. Perversione e pazzia… morte. La ragazza con il tatuaggio del drago…
Pungente, lo scandalo giornalistico diffamatorio mette alle strette Mikael, capo della rivista “Millennium”. Una casualità temporale perfetta, che lo conduce nel tormento e nella tormenta di un anziano uomo d’affari; che fine ha fatto la sua nipotina Harriet quarant’anni prima?
Il viale alberato accompagna l’arrivo alla maestosa villa del magnate dell’industria (ormai in declino) che ha forgiato la moderna Svezia. Come un carillon, le musiche di Reznor ci cullano, guidandoci in un vecchio incubo. Ma un mistero può diventare appetitoso per Mikael se sul piatto viene messa la causa dei suoi guai illegali. Ad aiutarlo nel duplice compito, Lisbeth, ragazza che non piace un granché a nessuno (“è diversa”), ma che risulta essere uno dei migliori investigatori in circolazione. Anche lei con problemi legali oltre che economici, che la costringono ad abbassarsi a fare cose squallide. Ma la ragazza è furba: il porco pervertito se lo ricorderà per il resto della vita.
Insieme, in una piccola casetta, si addentrano nei segreti della genealogia Vanger, come nel Cluedo, e contemporaneamente cercano un po’ di calore. L’omicidio? Uno spiraglio d’aria tenta di avvertire Mikael che il colpevole è vicino: il freddo prova ad entrare. Lisbeth e Mikael, così simili, così diversi, si stringono. C’è qualcosa tra loro…
Ma il corpo di Harriet non si è mai trovato… Una fotografia (o due) può essere d’aiuto, così come la fede della figlia di Mikael. Religione, politica, antisemitismo… forse il caso è molto più grande di quello che pensano. C’è un unico ponte, un’unica via d’uscita, per abbandonare l’isola dei Vanger. Un’unica via di fuga per chiunque, per qualunque cosa abbia fatto. Un’unica strada per lasciare la famiglia, per lasciare la Svezia, per lasciare l’orrore che si cela dietro l’ipocrisia di un intero paese forse.
Nella tana del killer, studiata, nuova, tecnologica, si cela l’orrore più profondo, una perversione genetica. Sibili di vento, rumori ovattati, tensione silenziosa degna del miglior Hitchcock. Mikael potrebbe fuggire, rifiutando quel drink, ma… “è assurdo pensare che la paura di offendere sia più forte della paura di soffrire”. Poi l’azione assordante di un inseguimento in moto, proprio mentre ricomincia a nevicare. C’è un unico ponte… il porco pervertito non lo oltrepasserà mai. Il calore del fuoco divampa tra vecchi ricordi di Lisbeth. E Harriet? Ancora due dolci note di pianoforte per lei e suo zio…
La neve cade copiosa, ma non riesce a coprire il passato. Il freddo invade la Svezia e non c’è spazio per il calore di un giaccone (da motociclista), scaricato in un bidone dell’immondizia. La ragazza vorrebbe, ma una come lei è destinata al gelo solitario. Lui: la sua situazione illegale si risolve, ovviamente grazie a lei. Lisbeth e Mikael, così simili, così diversi, si allontanano. C’è stato qualcosa tra loro, ma non potrà mai esserci più niente.

Angelo Locatelli

Flags Of Our Movies: Sweden

The Girl With The Dragon Tattoo (2011)