“Portatemi via da questa terribile Italia, dove ogni cosa mi deride, mi rimprovera, mi tormenta, mi elude. Via da questa terra di bellezza impossibile!”

Henry James (1843-1916)

Bellezza impossibile. Descrivere il mio Paese in poche righe non è facile, poiché semplificare il bello può risultare riduttivo, a maggior ragione per una Terra che è meravigliosa anche guardandola dallo spazio, con la sua forma sinuosa di stivale da donna.
Difatti, proprio come una donna, l’Italia ti prende, ti coccola e ti fa innamorare. Ma come un donna può tormentarti, tradirti e abbandonarti. E quando trovi il coraggio di mollarla, in realtà non sei più capace di starle lontana.
Ho pensato molto a quale film potesse meglio rappresentare l’animo italico in mezzo al vasto panorama cinematografico. L’Italia è passionale (Alessandro Blasetti), l’Italia è spensierata, poetica e sognatrice (Federico Fellini), l’Italia è povera (Vittorio De Sica) ed è ricca (Dino Risi); l’Italia è arte e storia (Luchino Visconti), l’Italia è antropologia e religione (Luigi Di Gianni), è cristiana e cattolica (Franco Zeffirelli), l’Italia è gotica (Mario Bava), l’Italia è rurale (Giuseppe Tornatore) ed è americana (Sergio Leone); l’Italia è frontiera (Sergio Corbucci), l’Italia è satirica (Luciano Salce) e comica (Sergio Martino), l’Italia è pessimista (Michelangelo Antonioni), l’Italia è politica (Elio Petri) e sociale (Pietro Germi), l’Italia è culinaria (Marco Ferreri), l’Italia è armata (Fernando Di Leo) e violenta (Lucio Fulci), l’Italia è psicopatica (Dario Argento), l’Italia è favola (Luigi Comencini) e magia (Ermanno Olmi), l’Italia è sporca (Ettore Scola), l’Italia è reale (Matteo Garrone), l’Italia è sincera (Totò) ma è anche una truffa (Mario Monicelli). Sarà che è impossibile essere imparziali e veritieri su una cosa che si conosce fino in fondo, ma poi ho deciso: l’Italia è un Paese di nostalgici. Nostalgia per l’Impero Romano, nostalgia per l’Umanesimo e il Rinascimento, nostalgia per il Risorgimento, per l’Unità d’Italia, per il Ventennio, nostalgia per il Boom Economico, nostalgia per il Sessantotto, per i democristiani, per la musica anni Ottanta, per la tv dei Novanta… nostalgia per l’aria di casa. Insomma: “si stava meglio quando si stava peggio”, sempre, costantemente. Forse perché noi italiani non promettiamo mai tanto come popolo. E sebbene non siamo per il futuro, alla fine, arrancando, qualcosa la combiniamo, come nei Mondiali del 2006. Quella Nazionale non valeva molto all’epoca, ma adesso la rimpiangiamo. Siamo dei piagnoni insomma. Ma chi volge lo sguardo al passato, si sa, è perché è molto attaccato alle sue radici. E riesce ad attaccarsi al nuovo, solo quando diventa abbastanza vecchio.

Nuovo cinema Paradiso

Il mare, il sole, una leggera brezza:
la terra dei limoni ci accarezza.
Trent’anni son passati e Salvatore ora è romano,
borghese e notturno, nella città del caos e del baccano.

Una notizia tramite un ignaro messaggero,
Alfredo ha chiuso gli occhi per davvero.
Il tintinnio risveglia i momenti sordi,
Totò entra nel vortice dei ricordi.

Il bambino, il monello, il chierichetto sonnolento
in chiesa il piccolo non sta attento.
Invece, vigile dalle tende sbuca il viso,
inizia lo spettacolo del Paradiso.

La pratica del tagliare è parrocchiale,
ogni bacio per il prete è male.
Alfredo smonta e dice qualche bugia,
Totò colleziona scarti di magia.

Pomodori secchi, code alle fontane, pazzi,
il campanile richiama tutti gli schiamazzi.
Dalla sala fa paura la bocca del leone:
ma è fantasia, intrattenimento e istruzione.

Luogo di scherzi, sputi sociali, amore, morte e commozione.
Dormite, sesso, prime sigarette, masturbazione.
Classici italiani e divi hollywoodiani,
soldati, gangster, cowboy e indiani.

Alfredo col cinema a Totore lo vizia,
può nascere una meravigliosa amicizia.
La bambina piange, non tutto è un gioco,
pericolosa è la pellicola vicino il fuoco.

Il francese, più siculo di un siciliano,
prova ad allontanare il piccolo, ma invano.
Lo scaltro, torna e ha imparato il mestiere,
a forza di vederlo fare tutte le sere.

Dalla Russia arriva la notizia più temuta:
la guerra, i soldati, la caduta.
La locandina, i baffi di Gable e il suo viso,
il cinema ci aiuta a fare un sorriso.

La folla è avida, non pensa
Alfredo gli da una giusta ricompensa.
La immagini camminano sui muri, tallìa!
La piazza è di tutti… no, la piazza è la mia!

In un attimo il paradiso si trasforma in inferno,
l’operatore si brucia, tocca al suo subalterno.
Ora che Alfredo è orbo, ci vede anche di più,
Totore cresce, il cinema fa su e giù.

Cineprese a mano, tecnologia e innovazioni,
il cieco parla con storie e citazioni.
Mentre Totò scopre e confessa la sua passione,
cento giorni e cento notti sotto il balcone.

Ma ci sono impedimenti per arrivare alla sposa,
parlare o stare muti è la stessa cosa.
Allora è meglio starsene zitti,
contro la leva, gli errori e tutti i bigotti.

Ti senti al centro del mondo nel tuo ambiente
e par che non muti mai niente.
Poi parti e quando torni tutto è cambiato bruscamente,
bisogna andare via per anni, per ritrovare la tua gente.

La vita non è come al cinematografo, è più difficile, altroché!
Vattene, non voglio sentirti più parlare, ma sentir parlar di te.
Dimentica tutti, non ti far fottere dalla nostalgia,
Ascolta le mie parole, la mia dolce bugia.

Per Penelope l’attesa è finita, ma la tela si scuce.
Torna ad essere un filo che, come ricordi, seduce.
Il paradiso è di nuovo vecchio, la gente è muta…
…ci si guarda, ci si riconosce, ma non si saluta.

Sei troppo attaccato alle tue cose, questa è la verità,
non si sa se è un bene o un male, la fedeltà.
La tua vita è a Roma, in mezzo agli spasmi,
il fuoco diventa sempre cenere, qui solo fantasmi.

In piazza non c’è più spazio per il paradiso,
solo il futuro e il suo amaro sorriso.
Quel folle non era poi tanto pazzo,
comprensibile solo ora il suo schiamazzo.

Ma alla memoria un’altra chance è concessa,
Alfredo anche da morto, mantiene la promessa.
Lento si avvia il vecchio proiettore,
di nuovo in Paradiso Torna-Totore.

I brividi sulla pelle, i film fin dentro le ossa,
le note come trivelle, Morricone è la scossa.
Il cinema, come il ver amore, parla coi baci
e noi di dimenticar non siamo capaci.

“Mi piacerebbe scambiare tutti i miei domani per un solo ieri.”

Kris Kristofferson (1936)

Angelo Locatelli

Nuovo Cinema Paradiso (1988)