“Horum omnium fortissimi sunt Belgae”

Gaio Giulio Cesare (101 a.C.-44 a.C.)

Fatta esclusione per i ritrovamenti di dolmen in siti megalitici preistorici, la storia conosciuta del territorio belga, così come la maggior parte delle aree centroeuropee, inizia quando il popolo romano vi ci approda. E sembra che tra tutti i popoli della Gallia, i belgi siano stati quelli che hanno causato più problemi a Cesare, vista la loro forza e tenacia in battaglia. Dopo il noto collasso dell’Impero Romano, il Belgio fu invaso dalle tribù germaniche e subì, come tutti, l’avvicendarsi delle varie dinastie, finendo sotto il regno di Carlo Magno. La diffusione cristiana durante il feudalesimo favorì la nascita di numerose chiese e monasteri e il Belgio divenne addirittura meta di pellegrinaggi. Dopo i domini della Borgogna prima e della Spagna poi, l’onda protestante spinse molti Paesi a dichiarare l’indipendenza: il Belgio iniziò ad essere associato ai cosiddetti Paesi Bassi (con gli attuali Olanda e Lussemburgo). Subì poi la dominazione austriaca e poco dopo quella napoleonica, diventando celebre per la Battaglia di Waterloo, atto ultimo del “nanetto francese”. Non fece a tempo a diventare stato indipendente, che solo cent’anni dopo fu invasa dal “nanetto tedesco” durante la Seconda Guerra Mondiale. Le diverse invasioni e dominazioni del corso della storia delineano una netta ripartizione territoriale: le Fiandre, la cui popolazione rurale parla l’olandese (precisamente il dialetto fiammingo) e la Vallonia, prevalentemente francofona (oltre ad una minoranza di lingua tedesca), sviluppata in centri urbani più grandi e vivaci. Tra scandali coloniali, legati al commercio di gomma e diamanti, azioni brutali sulle popolazioni indigene africane (del vecchio Congo Belga) e sovrani capricciosi (Leopoldo II), la storia recente del Belgio può quindi sostanzialmente riassumersi con la crescente e irrisolta autonomia delle sue due comunità principali, fiamminga e vallone, tanto che dal 1970, non esistono più partiti nazionali in Belgio, ma solo partiti fiamminghi o valloni. “Paese creato da trattati effimeri e ricco di tutto salvo che di armonia interna”, come ha scritto Heindrik Willem Van Loon. Due autonomie fortemente identitarie e incapaci di fondersi in un unico popolo. Come spesso accade, il contrasto ha generato un discreto sviluppo artistico e scientifico: Maurice Maeterlinck, Claude Lévi-Strauss, René Magritte, Jan Van Eyck, i fumettisti Hergé (“Tintin”), Morris (“Lucky Luke”) e Peyo (“I Puffi”), Adolphe Sax (inventore del sassofono), Stromae, e nel cinema Audrey Hepburn (nata Audrey Kathleen Ruston), Jean-Claude Van Damme e il giovane regista Michaël R. Roskam.
Ma da segnalare è soprattutto l’economia belga, favorita dalla centralità e la varietà geografica del Paese, che resta tra le più avanzate e internazionali d’Europa, grazie soprattutto ad una consolidata esperienza mercantile. L’allevamento del bestiame costituisce la principale voce del settore primario. Sono noti i famigerati mega allevamenti dei Paesi Bassi, spesso oggetto di discussione a causa dell’utilizzo di sostanze illegali per la crescita e lo sviluppo degli animali. Carne quindi. Non solo cioccolata, birra, cavoletti di Bruxelles e wafels. Ma soprattutto carne da macello.

Bullhead

A volte, succedono cose nella vita che rendono tutti tranquilli, così tranquilli che nessuno osa più parlare, con nessuno, nemmeno con se stessi… niente nella testa, niente a voce alta, non una maledettissima parola, come se tutto si fosse bloccato. Là, nella profondità dei campi, sotto gli alberi, le foglie, anno dopo anno. Poi come se cadesse dal cielo, tutto torna…

LA CARNE. L’uomo è un animale. Violento… feroce. Spinto dagli impulsi, dall’istinto. Jacky Vanmarsenille si guadagna da vivere intimidendo gli allevatori locali, affinché vendano le bestie solo al suo padrone. E’ come un toro aizzato dal torero, pronto a scagliarsi al minimo segnale. La sua arena è fangosa, sporca, ruvida e fredda: è la grigia e nebbiosa campagna belga, impregnata del puzzo delle stalle e nella quale si celano le bestie più infime. Traffici di ormoni e altre sostanze atte ad incrementare la resa del commercio di carne bovina, vendita di pezzi di auto che scottano: sono questi i modi per fare soldi facili. E gli affari in questa terra non sono semplici, inaspriti da differenze linguistiche che non aiutano la comprensione: fiamminghi e valloni… due parti così diverse, non si capiranno mai! La cosa si fa così grande che presto il toro si ritrova in un’arena enorme, forse troppo vasta per lui. E sopratutto, contro un torero che proviene dal suo passato. Perché il toro nasconde un’altra faccia, quella senza corna: un volto, forse, incapace di far del male. I muscoli pompati a dovere, la testa china e il viso imbruttito da un fastidioso strabismo non bastano a nascondere quello che è stato. Un essere disumanizzato e dopato, trasformato in bestia. Ma dal fango adesso sta tornando su qualcosa di intimo, risalente a venti anni prima.

I NERVI. C’erano una volta in America… scusate in Belgio… dei ragazzini curiosi, che facevano del gioco il fulcro delle loro giornate: mettere il naso fra i traffici dei loro papà, andare a salutare le prostitute, innamorarsi di ragazzine. Basta un gelato a quattro palline con la panna montata per iniziare una nuova avventura, anche se pericolosa. Ma questa volta, Jacky e Diederik hanno stuzzicato la bestia sbagliata… la fuga è ansiosa, paurosa, silenziosa… il respiro affannato rimbomba nel cervello. L’adrenalinica e scomposta corsa della follia mette i brividi davvero, mentre l’orrore degli ingenui spettatori cerca un appiglio nella speranza di un barlume di lucidità. Ma la pazzia umana può diventare atroce e, purtroppo, irrimediabile. Lo shock colpisce i nervi oculari, la vittima si ritorce inumanamente prima di abbandonarsi all’infierire del folle. Una brutalità mascherata nel non sense, ma frutto amaro di una realtà criminale nella quale i ragazzi sono immersi. Ora gli unici impulsi che rimangono in vita sono quelli dell’animale: il bambino è morto.

I MUSCOLI. Ora si spiega tutto: la ricerca di una virilità mai avuta, il rifiuto di un’amicizia tradita in uno scandalo restato colpevolmente muto, il silenzio di una memoria inconfessabile. Non rimane che annullare la propria umanità, intossicare il proprio corpo come si fa con le bestie. “Il testosterone fa crescere i bovini, il conto in banca e la rabbia in corpo” (cit. tratta dalla recensione su www.fimtv.it, di OGM): è la droga perfetta per non pensare, per limitare la propria vita nello sfogo violento della propria fisicità. Le parole diventano grugniti, i movimenti sgraziati, lo sguardo basso, la testa utile solo a caricare: le uniche esternazioni restano il sudore e i colpi. Anche gli ultimi due tentativi di umanità falliscono: il desiderio di amore resta inappagabile e la vendetta non è un sentimento che una bestia riesce ad attuare. Un toro si scaglia contro ogni cosa, senza pensieri, senza obbiettivi precisi, senza sentimenti. Non può capire i traffici, la polizia, gli informatori, l’omosessualità, i tradimenti, l’omertà, il potere. Alla bestia, pompata a dovere, non rimane che imboccare la sua spirale, discendente o ascendente che sia, mentre il torero Diederik compie il suo ennesimo atto di codardia, fuggendo di nascosto dall’arena. Forza distruttiva soffocata e viltà impaurita tormentata… due parti così diverse, non si capiranno mai!
“Nella mia vita ho conosciuto soltanto animali”, dice Jacky poco prima di scagliarsi contro i suoi picadores, con tutta la rabbia, la voglia di giustizia e il desiderio di rinascita. Perché parlare, comunicare, a volte è troppo complicato, soprattutto in Belgio. Non è una cosa adatta agli animali… senza testa, senza cervello. Non restano che i nervi, i muscoli e la carne… carne da macello.

“La forza non deriva dalla capacità fisica. Deriva da una volontà indomita”.

Mahatma Gandhi (1869-1948)

Angelo Locatelli

Matthias Schoenaerts, Jeroen Perceval – Rundskop (2011)