Non basta un salto per arrivare in Australia. Non sorprende infatti che l’Oceania sia stato l’ultimo dei continenti (escludendo l’Antartide) ad essere raggiunto dagli europei. Eppure, la prima cosa che viene in mente pensando a questo remoto paese sono i canguri. È sbalorditivo invece che, il sesto stato al mondo per estensione, sia solo al cinquantunesimo posto per popolazione. In Australia, insomma, regna la solitudine. Il desertico panorama filmico non è però così rado, anche se in esso dominano pochi animali cinematografici: Peter Weir il più sinuoso, Mel Gibson (in realtà nato negli USA, ma trasferitosi a dodici anni) il più feroce. Così, camminando a stento nell’arido e sterile orizzonte meridionale, ci si può imbattere nelle musiche classicheggianti e impenetrabili delle misteriose rocce di Hanging o nei rombi e nelle urla sconcertanti dei guerrieri di Miller, fin’oltre la sfera del tuono. Quante possibilità ci sono che i due cineasti autoctoni più attivi si incontrino nel deserto australiano? Due. E una di queste è un’esplosione storico-cinematografica potente, che racchiude in maniera armoniosa ed esaustiva le vite spezzate dei soldati australiani, che poverini, di guerre non ne avevano mai fatte. Eh già, perché i ragazzi sono naturalmente talentuosi (Baz Luhrmann in primis), ma inesperti, sfrenati, istintivi, facili all’errore: Rolf De Heer, James Wan, Alex Proyas, Phillip Noyce, John Hillcoat. In una parola, sono giovani, proprio come il loro continente. Perché l’Australia è anche la terra dove l’aria di civiltà è più rarefatta: è un’ombra lanciata all’inseguimento del mondo occidentale, con una storia abbozzata e acerba. Tanto da finire per diventare la terra di Paul Hogan e dei suoi coccodrilli. Rettili striscianti, insetti velenosi, predatori selvatici, Wolf (Creek), diavoli della Tasmania e… canguri appunto. Allora, tanto vale lasciar perdere gli sconfinati deserti, le poche metropoli civilizzate e i koala, e lasciarsi tagliare fuori dal mondo per davvero, come da una mannaia. Scovare una piccola perla, sigillata in una tana per animali, in un claustrofobico e pericoloso buco nel sottosuolo: al fresco, lontano dall’afa del sole australe. Isolato, giovane, selvaggio.

Chopper

Documentario. Capita che un leone sbadigli o quasi sorrida soddisfatto, subito dopo aver mangiato la preda che ha ucciso. L’omicidio è sì consuetudine… nutrimento, sopravvivenza, affermazione all’interno del branco. Ma può diventare divertimento, compiacimento, sadismo… e la preda un giocattolo. Il felino è grosso e pesante, ma rapido ed elastico: nonostante la sua giovane età, è oramai un cacciatore.
Intervista. Lo sguardo di Mark Brandon Read sprigiona una sconvolgente e genuina natura selvaggia. “La gente comune non si preoccupa” di lui, perché le sue vittime sono tutti degli “spacciatori di merda”. Nel suo ghigno, il giallore dei denti si alterna con il nero dei vuoti causati dalle innumerevoli battaglie. La pelle dura è ricoperta di cicatrici e tatuaggi. La postura è in tensione, la muscolatura reattiva, pronta a scattare in qualsiasi momento. Le parole sono spiazzanti, insolite, ai limiti della follia. Del resto “anche Beethoven aveva i suoi critici”.
Documentario. Gli interminabili paesaggi australiani non sono visibili da dentro la gabbia, poiché dalle sue mura c’è spazio solo per guardare il cielo. Al di fuori della civiltà, il sole ritorna a scandire il tempo che passa, allungando e restringendo le ombre. Nell’angusta tana ci sono troppi animali territoriali: l’enorme predatore prova ad imporsi sugli altri. La battaglia è rapida, violenta, istintiva, dimostrativa. Il sangue sgorga copioso, mentre il vincitore si pavoneggia con la sua spiazzante oratoria. Il pentimento e la compassione durano troppo poco e in un attimo diventano sarcasmo e sbruffoneria. L’esasperato squilibrio dell’esemplare è dannoso, anche il branco gli volta le spalle.
TV Show. Signori e signore, ecco a voi un vero animale da palcoscenico: “Chopper” Read! Le coltellate a mala pena le avverte, il legame con il suo amico è più forte. “È come se ti accoltellasse tua madre, tu che cosa fai? Alla fine non è che te la prendi”. Tra le bestie è la meno ipocrita, la più fedele alla sua natura e alla sua specie. “Non ce l’ho con te Jimmy, mi hai solo spaccato il cuore”. Un’insania all’altezza dell’habitat in cui vive. Tanto pazzo da essere pericoloso anche in gabbia. Udite udite, cosa è capace di fare pur di uscire.
Documentario. Dopo la tigre, il leone è il più grande dei felini. Non è adatto per la vita in gabbia, preferisce gli ampi spazi delle praterie metropolitane. Facile distinguere la femmina dal maschio, la cui lunga criniera quasi nasconde il taglio delle sue orecchie. Importante per il capobranco è la protezione della famiglia, all’interno della quale si impone con autorità.
Telenovela. I rapporti umani non sono proprio il forte di Mark. Padre, donna, vecchi amici/nemici. La giungla d’asfalto è piena di insidie, di minacce. Costretto a vivere sempre in allerta, come un felino, pronto a reagire con violenza e aggressività. Incapace di controllarsi e di calcolare le conseguenze delle sue azioni, reazionario di fronte all’intimo tradimento. Poi ci si mettono affari di soldi, d’amore, di rispetto.
Documentario. La “Panthera leo”, questo il nome originale della specie, anche in cattività si accoppia regolarmente e ripetutamente. Il maschio, non prova imbarazzo a mostrare i suoi genitali alle femmine, che si lasciano incuriosire e domare dalla virilità del partner.
Inchiesta. La verità è un gioco sottile. A mentire sono in troppi e l’attendibilità dell’imputato inizia a vacillare. L’abitudine alla menzogna attira sul signor Read l’ostilità di molti. Gli appartenenti al mondo della criminalità lo vogliono morto, le autorità non hanno intenzione o motivo di proteggerlo. Il verdetto si avvicina, l’imputato si alzi in piedi!
Documentario. Il grande mammifero si solleva sulle zampe posteriori e si avvinghia con un altro esemplare della sua specie. Il gioco rappresenta una parte importante della vita di questi possenti felini ed è anche un modo per tenersi in forma, per allenare il fisico. I morsi e i graffi che i due amici si scambiano, non provocano dolore: ma il posto di capobranco è un ruolo molto ambito.
Fiction. Eric Bana è un esaltato paranoico, col vizio dell’omicidio. I suoi racconti sono coloriti, ritmati, attenti al dettaglio, verosimili, cinematografici. Riuscirebbero a convincere chiunque. La schizofrenia con la quale passa da verità a finzione è paragonabile solo ai suoi repentini cambi di umore. Click, click, click. Allora tira fuori il suo 410 e fa Bang!
Documentario. Il leone spara fuori tutta la sua ferocia. L’istinto ha prevalso, reagendo al timore di essere scacciato dal branco. L’esemplare sembra quasi affranto, dispiaciuto per la morte del suo simile. Ma la natura ha vinto, la fame di sopravvivenza può essere placata solo in un modo.
Carosello. Una storiella per tornare allo zoo. “Jimmy e i ragazzi in auto li puoi trovar, sistemagli il bestione e faranno di te una vera star. Me lo hanno dato in appalto, conto terzi io lavoro. L’ho portato fuori, ma mi hanno mollato loro. Non uno scherzo, un piano architettato, ma quello l’ha portato nel parcheggio sbagliato. Poveri imbecilli, al nostro ‘Chop’ non restò altro da fare… e al povero Sammy toccò di schiattare”.
Documentario. Attualmente esistono molti giardini zoologici dove è possibile ammirare il “Re della giungla”. Il leone dietro le sbarre risulta certamente meno minaccioso: ammaestrato, cauto, ammirato. La sua particolare vanità lo rende persino disponibile a farsi fotografare dai visitatori.
Telegiornale. Fotografie e lettere da tutto il mondo, favoriscono la sua celebrità. “È il criminale più temuto d’Australia, un vero solista del crimine, che ha terrorizzato, torturato e ucciso decine di spacciatori e malavitosi per le strade di Melbourne. Stiamo parlando di Mark Brandon ‘Chopper’ Read”. È noto anche come autore di bestseller a discapito di tutti quegli “accademici ultralaureati che sputano sangue per scrivere paroloni e aria fritta”. Grazie alla disorientante simpatia, la sorprendente influenza e la prontezza oratoria, questo folle e vanitoso personaggio si è tramutato in un animale da documentario. L’Australia vive a metà tra paura e ammirazione. Tanta gloria, tanti fan… a che prezzo?
Documentario. Non ci sono leoni in Australia, se non negli zoo. È più che altro un paese per koala, wallaby, ornitorinchi, rettili, balene, foche… e canguri appunto. Ma non basta un salto per uscir di prigione. Non basta un salto per non essere solo.

Angelo Locatelli

Flags Of Our Movies: Australia

Mark Brandon Read “Chopper”