REGIA

Nicola Ragone

TESTI

Nicola Ragone, Donato Robustella, Giuliano Braga

“… Dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stata il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.”

                                            Alda Merini (1931-2009)

La storia
Il 12 dicembre 1953, a Swale, distretto locale del Kent (Inghilterra), tre sorelle, cieche dalla nascita, addormentano loro padre con una forte dose di sonnifero, poi lo uccidono. L’uomo le aveva violentate. Il Governo rinchiude le tre in un ospedale psichiatrico italiano. Le bambine vengono affidate alla custodia e alle cure del parroco del manicomio. Loro padre, era membro del MI6, il Servizio Segreto di Sua Maestà, pertanto lo Stato esercita la massima riservatezza sul caso. Dopo 20 anni il Governo inglese decide di uccidere le tre cieche, considerando troppo dispendioso il loro mantenimento al manicomio. Il parroco non rivela alle ragazze, ormai trentenni, il terribile epilogo, anzi dice loro che saranno presto liberate da quel posto. Le cieche attendono con ansia questo momento. La mattina del 12 dicembre, come da prassi, il parroco entra nella stanza delle tre e pronuncia il suo vespro giornaliero. Dopo qualche minuto, muore improvvisamente sulla sedia. Le sorelle si svegliano con entusiasmo, ma non si accorgono del cadavere presente nella stanza. Un sordomuto, altro paziente del manicomio, lo vede, ma non riesce a comunicarlo alle donne. Dopo aver preso consapevolezza della morte del parroco, le tre avvertono un rumore, il sordomuto si affaccia alla porta e vede un uomo con una siringa in mano. E’ impaurito e cerca di comunicare alle cieche l’incombenza del pericolo. Ma tra loro non c’è comunicazione. La maniglia della stanza viene aperta, la porta cigola. Il sordomuto, impaurito, si nasconde sotto il letto e assiste al tragico finale. Dietro un paravento il dottore immobilizza le tre donne e pratica l’iniezione letale.

La trilogia
“Eyes”, una sperimentazione all’interno degli orizzonti psichici, una trilogia che ha avuto il suo inizio con “Tragedia della vista”, cammino itinerante nei meandri di un bianco manicomio, aspro e impervio. Evento, in cui la ricerca si è basata su un lavoro attoriale tra follia e cecità.
Poi, “Open Space”. Nulla rimane delle strutture modulari e trasparenti dell’allestimento precedente. Il manicomio è ora abbandonato, decadente, inabitato. Gli spazi sono aperti, calpestabili, ma proprio quando il pubblico oltrepassa la soglia, il luogo si affolla di presenze, fantasmi che ricordano le pazienti di “Tragedia della vista”. Lo spazio cambia, si connette con altre dimensioni, si accende, proietta, vive, cerca di assorbire il pubblico, ma un paziente riesce a sfuggire… allora è possibile oltrepassarlo…
E per concludere “Empty Space”. Il luogo si è sgretolato del tutto, del manicomio rimane ormai un’idea, un ricordo. Lo spazio non ha più dimensioni, niente è più percepibile materialmente, non ci sono punti di riferimento. In questo non-luogo il percorso è al buio, non ci sono attori, non rimane più nulla… ma una luce lontana rappresenta la speranza…

Note di regia
“Eyes” non è uno spettacolo teatrale ortodosso, si può definire un evento culturale, un lavoro di ricerca e avanguardia, un’installazione di video-arte o anche un “gioco di ruolo”. In questo evento il vero protagonista è il pubblico che svolge un percorso itinerante in cui è invitato a partecipare in maniera attiva. Questa forma di ibridazione permette di puntare ad un target elevato e vario.
Lo spettacolo è tratto da “I ciechi” di Maurice Maeterlinck. Del testo simbolista rimane solo l’impianto strutturale, “Eyes” punta invece ad una narrazione moderna e simultanea, in cui confluiscono forti visioni surreali e momenti di crudo realismo.
La messa in scena rappresenta la follia nelle sue forme più estreme facendo vivere lo spettatore all’interno di un manicomio, freddo e inospitale, affollato di esseri senza un’identità.
Sei donne, non vedenti, sono costrette a vagare in una realtà, distorta e immobile, in cui la cecità non è solo un handicap fisico, ma anche paralisi psichica.
Lo spazio scenico diventa metafora di una condizione sociale e politica dove l’individuo si mostra indifferente e incapace di intervenire nel corso degli eventi. L’uomo vacuo ed inetto percorre un labirinto mentale oscuro e gelido, quasi un percorso ad ostacoli, che lo conduce in uno spazio metallico e vitreo, nel quale si avvicendano forme diverse ottenute con una scenografia modulare.
I moduli sezionano lo spazio e, in base al movimento emotivo dello spettacolo, vengono ruotati da una coreografia di danza contemporanea. Il cubo trasparente rappresenta la separazione tra la sfera onirica e quella del reale. Di seguito si formano dei corridoi verticali che sanciscono il contatto e l’apertura tra palcoscenico e platea. Nella fase finale, invece, il paravento come barriera e la gabbia come chiusura definitiva condannano il pubblico che viene “accecato” dalla luce al laser e “stordito” da rumori incessanti.
“Eyes” punta alla commistione dei linguaggi sfruttando anche la videoproiezione come punto di vista ulteriore, soggettiva reale e mentale degli altri personaggi. Lo spettacolo è pensato per un palcoscenico circolare, in cui il pubblico avvolge lo spazio scenico su tre lati, ma può variare in base al luogo in cui viene rappresentato.
Il dramma vuole rappresentare l’incomunicabilità che caratterizza il post-moderno. La crudeltà degli eventi delineati costituisce un invito, nei confronti del pubblico, ad “aprire gli occhi”, reagire di fronte all’immobilismo, alla approssimazione e alla cecità del mondo contemporaneo.

Durata: 70 minuti circa
Genere: Drammatico

Cast Artistico
Stella Novari, Annalisa Lori, Sara Putignano, Flavia Germana De Lipsis, Francesca Palmas, Federica Flavoni, Giuseppe Ragone, Maurizio Sacchetti, Bartolomeo Casu, Francesco Di Giacomo, Chiara Iommi, Hermann Sferlazza, Viola Piroli, Chiara Papini, Sara Religioso, Alessio Biondelli, Ugo Benini

Voice off: Pietro De Silva

Cast Tecnico
Produttore: Vincenzo Maurizio Paolella
Regia: Nicola Ragone
Testi: Nicola Ragone, Donato Robustella, Giuliano Braga
Aiuto regia: Carlo Alessandri
Elaborazioni visive: Paolo Maselli, Leonardo Botta
Organizzazione: Ivan Brienza
Contributi video: Giuliano Braga
Scenografia: Roberto Papi
Assistente scenografia: Licia Liberati, Francesco Ciccimarra
Costumi: Marina Tardani
Trucco: Gisa Ricci
Musica: Angelo Vitaliano
Light Design: Diego Labonia, Erika Barresi
Fonico: Gianfranco Sforzin
Acting coach: Marcello Prayer, Ester Bisignano
Grafica: Francesco Magistro
Elaborazioni visive: Leonardo Botta
Assistenti alla regia: Donato Robustella, Giuliano Braga
Ufficio stampa: Graziella Travaglini
Foto di scena: Patrizio Cocco, Giorgia Nofrini
Realtà Aumentata Crew: massimo Avvisati, Bruno Mamei
Produzione: Ivan Brienza, Sara Canonico