Ero al telefono con Helena Velena, una delle personalità di riferimento del punk in Italia. Per me “La” personificazione del punk in Italia. Si parla di tutto, poi di punto in bianco il discorso cade su “Silence Is Sexy – l’Avanguardia degli Einstürzende Neubauten”, il libro che ho pubblicato ad inizio anno su questa straordinaria formazione tedesca. Helena si blocca: “Cazzo! Ma quanto sono punk gli Einstürzende?”. Mi si gela il sangue.

Ha ragione! Una prospettiva inedita, ma ha dannatamente ragione! E per quanto mi riguarda, detta da lei questa frase non è un’opinione personale, ma un certificato di residenza, una patente di autenticità, una carta di libera circolazione nel mondo della musica e della critica musicale. Il discorso prosegue. Due amanti che parlano dei vecchi tempi, a questo assomiglia la telefonata, che rispolvera la grandezza di Blixa e soci. Perché per chi ha i Neubauten nel sangue, l’ammirazione diventa amore, il giudizio trascende in sentimento, il ghiaccio tramuta in fuoco. È inevitabile. Non è solo una questione di fanatismo musicale (molto simile a quello religioso!), perché la disamina può tracciare una linea di continuità con temi legati a forma, contenuto, innovazione, estetica, senza per questo dover lambire il personalismo, dal momento che gli Einstürzende Neubauten offrono effettivamente una serie interminabile di motivazioni oggettive per giustificare un tale fanatismo. Fatti. Non giudizi.

Blixa Bargeld, F.M. Einheit, N.U. Unruh, Alexander Hacke e gli altri sodali del collettivo di Berlino hanno saputo codificare qualcosa di non codificabile, tratteggiando i contorni di un’esperienza irripetibile e sconvolgente. Anno di grazia 1981, esce “Kollaps” e i giovani sbandati della Germania dilaniata dal Muro trovano in un manipolo di marci guastatori la voce delle proprie frustrazioni. Il fenomeno si diffonde lentamente per la città, sottotraccia, come un virus venefico, passando per i locali più sporchi ed improbabili. Chi si avvicina per la prima volta ai Neubauten vede qualcosa di unico. Ragazzi che suonano con tutto. Letteralmente. Materiali di recupero industriale, scarti di produzione, rottami abbandonati di fianco ai cassonetti, tutto quello che secondo loro può servire per dare voce alle allucinazioni di una generazione che sta uscendo dal punk per entrare non si sa bene dove. Punk è la loro provenienza, punk la loro attitudine, punk il modo in cui leggono la realtà, punk il modo in cui vivono. Però accade qualcosa d’altro.

I “nuovi edifici che crollano” sono alla ricerca di una propria via e la trovano sperimentando qualcosa che era stato accennato a poca distanza geografica da lì, in Inghilterra, nome in codice: Throbbing Gristle. Blixa è un tipo che si è nutrito della tradizione artistica tedesca, ed ora inizia a risputarla con gli interessi. Nei primissimi Einstürzende Neubauten non ci sono regole, non ci sono dettami o costrizioni, ma una furia cieca di rappresentare ciò che i giovani vedono tutti i giorni in giro per le strade di Berlino. Rottami. Decadenza. Industrializzazione feroce. Ed è così che l’immagine diviene strumento. Decidono di utilizzare la realtà per dare un suono alla realtà. Nessuna posa, nessun artificio, nessuna spettacolarizzazione. Il metallo è alieno e onnipresente, e allora si suonano le taniche. Le lame sono taglienti e feroci aguzzini del quotidiano, quindi suoniamo delle seghe. Su tutto sovrastano le grida di Blixa. Inumane. Sconvolgenti.

La semplicità anarchica del punk viene tramutata in un ordinato maelstrom di rabbia. Il collettivo lavora improvvisando, ma soprattutto coordinandosi con un’inspiegabile intesa, cosicché più che l’anarchia ciò che emerge è una sovrannaturale capacità di stare insieme. Forse il merito è di Berlino, la città che a tutti gli effetti è un membro integrante del gruppo e che come una sognante e spietata melassa avviluppa i sensi dei suoi abitanti restituendo straordinarie amplificazioni sensoriali, emotive, emozionali. Berlino e i suoi nuovi edifici che crollano sono la cultura comune di giovani sbandati che non nutrono speranze nel futuro, che preferiscono un buco nel braccio ed un fusto di benzina come batteria all’alternativa di morire dentro l’altoforno di un’acciaieria.

Nascono affreschi vividi come “Zeichnungen Des Patienten O.T. / Drawings Of O.T.” (1983), “2×4” (1984), “½ Mensch” (1985), “Fünf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala” (1987) e “Haus Der Lüge” (1989), grazie ai quali la fama dei Neubauten inizia a trascendere i confini di una Berlino sempre più baricentro del movimento musicale europeo. La portata innovativa del collettivo è sotto gli occhi di tutti, perché la destrutturazione della forma–canzone segue direzioni inattese ed impreviste, codificata in qualcosa che già nel breve tempo risulta subito impossibile da replicare per chi tenta di avvicinare questa nuova forma espressiva. I testi di Blixa sono pura poesia e fanno conoscere al mondo un compositore di un’intelligenza e sensibilità uniche.

I live degli Einstürzende Neubauten sono riti sacrificali in cui una forma di tribalismo mistico postmoderno schiavizza il pubblico, genera disordini e feriti, mette a rischio la salute dei presenti esattamente come i Neubauten mettono a rischio la propria percuotendo fogli di lamiera e picchiando forsennatamente su tubi e taniche. Una fabbrica, più che un palco. E l’etichetta di musica industriale sdoganata pochi anni prima oltremanica, fa capolino anche nella Vecchia Europa.

Il percorso degli Einstürzende Neubauten prosegue inarrestabile lungo tutto il decennio. Da “Tabula Rasa” (1993) i fan crescono inarrestabili, sia tra il pubblico, sia tra la schiera di artisti che ne ammirano il lavoro, ma questo non farà mai smarrire ai berlinesi la propria aura di gruppo underground e di culto. I membri del collettivo sono impegnati in vari e molteplici progetti solisti, su tutti Blixa Bargeld alla corte di Nick Cave e dei suoi Bad Seeds, ma l’integrità del gruppo non viene mai messa in discussione. La sua identità e preservata da un disegno quasi sovrannaturale, da un’intesa che per dirla come descritto da Blixa: “prima ancora che artistica è umana”. Esaltazione del rumore, cacofonie, dissonanze e ritmiche disperate, il marchio di fabbrica dei berlinesi è qualcosa di inconfondibile e irreplicabile. “Se i Neubauten sarebbero potuti nascere altrove, in un posto diverso da Berlino? Non penso”, e con quella che sembra arroganza, Blixa non fa altro che enunciare un dato di fatto. Congiunzioni irripetibili di spazio, tempo e persone hanno generato un progetto unico.

Poi qualcosa cambia.

Anno 1996, “Ende Neu” segna l’uscita dal gruppo di Mark Chung e Einheit. La perdita è forte, ma il collettivo prosegue con “Silence Is Sexy” (2000), il live “9-15-2000, Brussels” (2002), “Perpetuum Mobile” (2004), lo straordinario “Alles Wieder Offen” (2007) e “The Jewels” (2008) nella direzione che aveva già iniziato ad accennare. Pezzi costruiti sul campionamento di una boccata di sigaretta o sul rumore della carta di un foglio di quaderno. Roba dell’altro mondo per chi era abituato alla violenza degli esordi. Eppure tutto gira con la consueta e straordinaria destrutturata coerenza di chi ha sempre saputo infischiarsene di schemi e matrici. Un ossimoro che è pura verità.

Dallo scandagliamento del rumore del ventennio precedente, i Neubauten spostano il fuoco della propria indagine sull’esaltazione del silenzio. Un silenzio che è più assordante del rumore. E lo fanno con una delicatezza unica. Da raffinati cantori degli estremi, i berlinesi si dimostrano capaci di saper indagare l’uomo anche lavorando sull’altro lato della luna, quello più oscuro e sepolto, ma non meno angosciante. La voce di Blixa, che nel frattempo ha lasciato Cave per potersi concentrare al meglio sul suo gruppo, è capace di sintesi descrittive straordinarie e guida i suoi compagni lungo un nuovo millennio che non smette di stupire chi è sempre attento alle loro evoluzioni.

Quando nel 2014 esce “Lament”, sappiamo bene cosa sono gli Einstürzende Neubauten. Sono sempre quelli di “Kollaps”, anche se conservano ben poco di quel suono. Sono sempre quelli dei concerti nelle fabbriche dismesse, anche se ora suonano nei teatri. Sono sempre loro, i cantori di una modernità ferita e difficile da accettare, ma dall’inarrestabile evoluzione. Esattamente come loro. Un gruppo che non si è mai adagiato su schemi e comode ripetizioni, ma che al contrario ha perseguito costantemente un ideale di onestà artistica unico. E che ha saputo raccontare come pochi altri quanto possa essere sexy il silenzio.

Giovanni Rossi

Einstürzende Neubauten – In Equilibrio Tra Rumore E Silenzio

Einstürzende Neubauten