Secondo sabato di luglio dell’anno di Nostro Signore Duemila e Sedici. Ritornare a scrivere in questo “stato di disgrazia” non è il mio forte, ma cosa cazzo vogliamo farci. La carne è debole e lo spirito anche. L’unico palliativo per il nefasto vivere è l’alcol. Nah! Niente nichilismo spicciolo da edonista fallito. La vita a volte (che incipit banale) ci porta ad assistere a disfatte repentine ed esiziali, delle vere e proprie Caporetto interiori, ma perché buttarsi giù? Per quale motivo dovremmo lasciare adito e spazio di cronaca a quella miriade di fetidi aborti umani, sprechi ambulanti di ossa e di organi che non sarebbero degni nemmeno di annusare la nostra merda e che stanno lì pronti a prenderci per il culo? “Tanti nemici, tanto onore!” (citazione ducesca che tanto piacerà a qualcuno).
No. Nessun rimpianto, nessuna remora e si tira avanti, sul carretto sghembo e scarmigliato del percorso personale. Tanto per fare un esempio, qualcuno che di disfatte se ne intendeva – e non parlo dell’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale ma di quello che dà il titolo a questa roba che state leggendo – era proprio un piccolo uomo americano. Un tale sempre avvezzo alla sconfitta e alla derisione, al dileggio pubblico; quel tale rispondeva al roboante nome di Edward D. Wood Jr., Eddy per gli amici. Solo che di amici ne aveva pochi e più sfigati di lui! Questo sfortunato figlio dei re del cioccolato, era nato il 10 ottobre del 1924 nella piccola Poughkeepsie, buco di culo nell’opulento Stato di New York. Il padre era un postino (meglio che essere figlio di un pastore direte voi) ma pur sempre una roba che ti spegne il cervello… eppure questo ragazzo aveva un sogno, uno di quei sogni che nemmeno l’intervento della SANTA MADRE VERGINE in persona poteva stornare. Fare il regista. Cazzo. Ma no! A diciotto anni però, nel 1942, fu arruolato nell’esercito. Prese parte alla famigerata Battaglia di Tarawa, e contro i musi gialli il povero Ed ci rimise la faccia, o meglio due denti. Indosserà un ponte per il resto della sua vita da perdente perenne. Inoltre i piccoli ma agili occhi a mandorla gli foracchiarono pure una gamba a suon di proiettili. Partito nel modo giusto come si suol dire. La volete sapere una cosa di Eddy? Togliamoci subito il pensiero: portava vestiti da donna sotto l’uniforme. L’ho detto. Ed era affetto dalla più classica delle parafilie (dopo quella degli amanti dei piedi ovviamente), e cioè il travestitismo. Sì, amava indossare vestiti da donna. Oh, capiamoci, non è che fosse checca o cosa, solo funzionava così. Non sono un cazzo di biografo, per cui non mi metterò ad elencare passo passo ogni scoreggia di Ed Wood. Vi basti sapere poche cose. Tipo che un bel giorno, Ed incontra uno dei suoi miti d’infanzia: Bela Lugosi. Il DIVO del muto, dell’orrorifico, l’archetipo del Conte Dracula, il rumeno più famoso del mondo e uno dei pochi a non rubare rame. Una leggenda vivente quasi morta. Bela in quegli anni navigava per così dire, nella merda. Morfinomane, desideroso di lavorare per alimentare la sua dipendenza, ma snobbato dallo Star System; ad Hollywood, strano ma vero, non piacevano i drogati. Eddy e Bela instaureranno una macabra (woooooooh) amicizia che durerà fino alla morte del nostro vampiro. Cioè dopo pochissimo tempo. Questa merda è davvero struggente e triste, non ce la faccio proprio a raccontarvi la loro amicizia e quindi guardatevi il film di Tim Burton “Ed Wood” (del 1994 mi pare), con Johnny Depp e Martin Landau per capire di cosa parlo. Ah porca puttana, nel cast c’è pure Bill Murray! Vado un po’ più avanti. Dopo un triste e ridicolo allestimento teatrale, Ed Wood gira due cortometraggi, nel ’51 e nel ’53. Niente di trascendentale. Finché un maledetto momento arriva non si sa come la possibilità di girare il suo primo lungometraggio: “Glen Or Glenda” (1953). Budget ridicolo come il titolo, la Casa di Produzione è la Silver Screen Classics, una sigla famosa per filmacci soft-erotici di sopravvivenza. Ma figuratevi se Ed Wood si abbatte per così poco, anzi. Eddy è anche il protagonista, cioè interpreta (si fa per dire) sia Glen che Glenda. Nel cast ci ficca la sua fedele mogliettina (ve l’avevo detto che non era dell’altra parrocchia) Dolores Fuller, che rimarrà sempre accanto a lui anche nei momenti peggiori della sua esistenza. Cioè quasi sempre. Volete sapere cosa ho letto su Wikipedia? Che Dolores ha scritto i testi per due famose canzoni di Elvis Presley. Il Re. Wow! Ultimo ma non ultimo, “Glen Or Glenda” nel cast vanta anche quel cazzo di gigante di Bela Lugosi.

“Glen Or Glenda” (1953)
Una didascalia introduttiva ci descrive l’assoluta verosimiglianza della pellicola, figlia naturale del Realismo e del Neorealismo. Almeno così dice la didascalia. Il fatto è che appena si chiude in dissolvenza le cose cambiano drasticamente. E’ un cazzo di ossimoro, un’antitesi. Wood è un genio perculatore mannaggia i nove cieli. Il delirante incipit gotico con Bela Lugosi che si produce in un assurdo monologo che non c’entra un beneamato cazzo con la storia è da urlo. Bela è il Deus ex machina della vita e armeggia con fiale e misture chimiche, a guisa di mad doctor; è l’artefice dell’assoluto, l’architetto ancestrale ed estemporaneo che tesse i fili del destino come farebbero le tre Parche. Di seguito, un’inquadratura: Bela viene diviso a metà, in fase di montaggio, nella fattispecie dalla vita in giù e nella parte inferiore, in una semitrasparenza, assistiamo ad una banale ripresa da sinistra di una strada affollata di Los Angeles. L’espediente tecnico è notevole. Anche se, probabilmente, assolutamente inutile. Ma io non sono un cazzo di critico burbero e frustrato, quelli li trovate nei blog blasonati e su “Il Fatto Quotidiano”. “THE NEW DAY IS BEGUN. THE NEW LIFE IS BEGUN”. Non si può che rimanere affascinati dinnanzi ad un prologo simile. Eddy, da buon artigiano povero come un contadino del X secolo, ritaglia e cuce spezzoni di pellicola tratti chissà da dove per spezzettare la narrazione. Un narratore diegetico ci accompagna durante la pellicola. Il film ha uno stile pseudo-documentaristico, almeno dopo aver assistito a un assurdo e tedioso colloquio tra un poliziotto ed un ispettore. Eddy non è un finocchio, ama solo indossare vestiti da donna (ve lo sto ripetendo da 20 minuti), ed è come se tramite il film volesse mostrarsi alla collettività, fare coming out. Inoltre, come se non bastassero le sue devianze, nel film tutto è raffazzonato; l’arte di arrangiarsi. C’è questo tentativo di descrivere il mondo come un posto diverso da quello che le vecchie regole hanno formalizzato. In seguito questo calderone cinematografico ribolle ed erutta ed Eddy ci infila in mezzo di tutto: altri intervalli gotici con i deliri di onnipotenza del DIO Lugosi, una scena orrorifica del tipo “casa infestata”, immagini di repertorio del D-Day, sequenze su sequenze di dialoghi pallosi e prolissi, fino alla chiusura ad anello, ancora su Lugosi. Ho trovato davvero interessante l’accesa critica che il film compie verso quei pretacci e quei borghesi dal culo stretto che per fare sesso anale devono accendere un lume a chissà quale Santo. Forse a tratti banalotta, ma la critica esistenzialista per i tempi, è piuttosto acuta: “Dio ci ha forse dato  le ali?”. NO, ma voliamo lo stesso. Indagine antropologica e apologia del travestitismo. Sì, non dei froci. Dei travestiti. Eddy ha sempre ribadito con forza la propria eterosessualità, che a lui importava e come nella California puritana e militarizzata da quei culi-piatti della buon costume. Era importante, cazzo se lo era! Altrimenti si sarebbe probabilmente ritrovato in una putrida cella con un manganello ferocemente inserito nel buco del culo. Alla fine penso che il film sia un connubio riuscito. Il narratage diegetico alla “Quarto Potere” (e qui me la sono cercata la bestemmia), lo stile documentaristico, il “dragone verde” di Bela Lugosi; e fanculo tutti quei puristi dalla lingua lunga. Con ventimila dollari in più, e magari girato negli anni ’70 (o comunque dopo il ’68 del cazzo) “Glen Or Glenda” sarebbe stato idolatrato da tutta quella componente libertina, drogata e progressista che tanto ci scassa il cazzo oggi con il politically correct. Il mio giudizio su questa opera? Sorprendentemente buono. Dopotutto è un’esegesi del travestitismo, concetto che Eddy conosceva bene. Cristo, ho adorato questo sincretismo delirante, questo taglia e cuci da bassa cucina. La pellicola è anche piuttosto divertente; tralasciando ovviamente quella sequela di dialoghi più noiosi di quel cazzo di epistolario di San Paolo, ma tutto sommato intrattiene bene. Dopo il disastro di critica e pubblico (“pubblico” è iperbolico) di “Glen Or Glenda”, che poi, porca puttana, non era mica un cazzo di Colossal elitario, Ed Wood gira altri due cortometraggi e, un anno dopo, un noir classico americano (niente di più americano del noir dal ’41 al ’59, un film identico protratto per vent’anni)…

Edward D. Wood Jr., Bela Lugosi

Edward D. Wood Jr., Bela Lugosi

“Jail Bait” (1954)
Un prodotto più curato ma dannatamente noioso. Nel cast anche un attore che diventerà famoso in tutto il mondo solo quattro anni più tardi con il peplum dall’incasso ipertrofico di Pietro Francisci, “Le Fatiche di Ercole”, Signore e Signori… Steve Reeves. Una specie di anabolizzante antropomorfo più palestra che uomo, uno che non era stato in grado manco di alzare da terra Virna Lisi. Questi erano quei babbioni di divi con le qualità recitative di uno scroto madido di sudore che ci mancano tanto. Per l’amor di Cristo. Piccola puntualizzazione: a fare da factotum ne “Le Fatiche di Ercole”, a dirigere la baracca e ad avere le idee vincenti che hanno reso il film un campione di incassi che manco “Star Wars VII” o quella palla mortale di “Avatar”, pare sia stato Mario Bava, a detta di Riccardo Freda ovviamente. E che fate? Non volete credere ai giganti del nostro cinema? Vi conviene, fessi. Passiamo ai “pezzi grossi”, dato che non sprecherò nemmeno un millilitro di inchiostro digitale per questo cazzo di “Jail Bait”; perdonami Eddy, ma davvero…

“Bride Of The Monster” (1955)
Con questo veniamo ad un boia di pezzo grosso, e finalmente perdio! Bela è il Dr. Eric Vornoff, il tipico e immancabile mad doctor, coadiuvato da un lottatore di Wrestling, Tor Johnson (Lobo nel film), un essere più materiale edilizio che uomo. Comunque Bela ha intenzione di creare dei mostri giganti atomici e spaccare tutto. Ma alla fine le cose non andranno come previsto. Ma saltiamo tutta la narrazione superflua e passiamo finalmente al clou, al pàthos, all’ethos, all’eros… no; al climax assoluto, al totale amplesso visivo: la sequenza con quella Cristo di piovra gigante! Un cult immancabile per tutti i pervertiti psicolabili. La piovra non aveva un motorino, così gli attori che ci combattevano di volta in volta dovevano muovere i tentacoli, per cui rimanevano nella ridicola dimensione a metà tra il divincolarsi e l’autolesionarsi. MAGISTRALE. Recitazione strapaesana (gli attori, a parte Lugosi Dio Dracula onnipotente, ovviamente, hanno il carisma di una bambola gonfiabile zuppa di sperma), soliti spezzoni di repertorio spiaccicati nella pellicola, scenografie terribili e traballanti. La fotografia è inaspettatamente buona, lo standard dell’epoca. Sceneggiatura terribile: ma che cazzo volete di più! Eddy rimescola, sminuzza e scompone la narrazione e i generi per il mero gusto di raccontare una storia “terrificante” (va be’, insomma). Comunque molto divertente. Mi spiace ammetterlo, ma “La Sposa del Mostro” è in assoluto il mio film preferito di Ed Wood. E sti cazzi se non siete d’accordo, l’ufficio lamentele sta ad Al-Raqqa, andateci, audaci commentatori seriali.

“Night Of The Ghouls” (1959)
Il più anonimo dei film di Eddy. Manca qualcosa; sì, c’è atmosfera, c’è questo pauperismo esasperato, poverissimo in canna, insomma. Il film ha un suo perché, ma la narrazione è troppo lineare per i suoi standard impazziti e senza vergogna, e la pellicola finisce per annoiare. Scrittura visiva povera, povera, povera. Povera. Comunque è una horror-comedy, ancora con quel frigorifero antropomorfo di Tor Johnson come super cattivo con la Sindrome di Down e col protagonista, Kenne Duncan, che porta il nome di Dr. Acula (sigh!).

“Plan 9 From Outer Space” (1959)
Attenzione, avviso ai naviganti: non tratterò questo film dettagliatamente, dato che ci sarà qualcun altro su questo blog di scellerati senza Dio che ne parlerà di sicuro meglio di me. Però qualcosina ve la dico su “Piano Nove”, che manco doveva chiamarsi così. Questo cazzo di capolavoro rappresenta la massima poetica e iconosfera mitica di Edward D. Wood Jr. E’ un guazzabuglio di alieni effeminati, UFO creati con delle scodelle volanti e animati con i fili, vampiri (Bela ormai morto ma presente in alcune sequenze, viene impersonato nei campi lunghi e in alcuni piani ravvicinati – coperto dal mantello – dal medico chiropratico di Wood, che ovviamente non somigliava neanche per il cazzo a Lugosi), e ancora zombie (quel subumano di Tor Johnson, sempre lui), tettone spettrali (la presentatrice diseredata Vampiria aka Maila Nurmi), un cimitero ridicolo di cartapesta, ricreato in un teatro di posa, nessuna logica temporale (in una scena è giorno e nell’altra contigua è notte, poi di nuovo giorno; un Cristo di casino che manco le anamnesi di Giuliano Ferrara). Insomma, il delirio totale. Con un attore vero però nascosto in quella Corte dei miracoli che Wood si portava dietro, Gregory Walcott. “Plan 9 From Outer Space” si guadagnò allora come oggi la fama di peggior film di tutti i tempi. Ovviamente questa affermazione è una cazzata. Ce né di peggio, fidatevi: avete presente “La Grande Bellezza”? Torniamo a noi. La sinossi di “Piano Nove”? Degli alieni invadono la Terra, vengono scacciati, e come è ovvio dato che le loro astronavi sono delle scodelle (letteralmente), si rigenerano e ritornano attuando il Piano Nove, cioè far risorgere i morti per assoggettare il nostro pianeta. Un horror, goticizzante, fantascientifico, con venature noir. E’ la sublimazione di tutta la creatività e la volontà di Ed Wood, il suo film più costoso ed anche il più divertente e spassoso. “Piano Nove” rappresenta una realtà a due facce, quella della peggior mediocrità e quella del riscatto, della libertà di sto cazzo di processo creativo.

Edward D. Wood Jr. – L’Uomo Che Amava I Golfini D’Angora (

Scorpion Dagger

Ma è proprio così? Cosa rappresenta Ed Wood per tutti noi “perdenti nati”? Per tutti quelli che negli ideali e negli schemi precostituiti della società ci inzuppano i coglioni per lavarseli intrepidamente. Eddy era un anelito di vita, un uomo puro, forse uno degli ultimi puri sulla Terra. Tutti i grandi della storia prima o dopo, hanno dovuto fare i conti con i compromessi. Che sia per denaro, per fama o roba affine; ma non Eddy. Ed e il suo sublime attore feticcio/eroe Bela Lugosi, il nostro amato Conte Dracula, un vecchio europeo al viale del tramonto, smorto e ripieno di droga come uno straccio imbevuto di piscio. Ma chi sono i nostri eroi contemporanei? Mahatma Gandhi? Nelson Mandela? John Fitzgerald Kennedy? Enrico Berlinguer? Michail Gorbačëv? Fanculo! Cariatidi di merda. Forse abbiamo cercato l’eroismo e l’audacia nella parte sbagliata della storia. E voi, ragazzi miei, voi cinefili altezzosi dalle lardose ascelle sudate, voi ragazzini strafatti di erba e soprattutto voi, youtuber e specialisti della critica dall’indole individualista e giocosamente intellettuale, che vi arrogate il diritto di replica senza possedere un bel cazzo di nozione e fondamento culturale di sorta: vi masturbate e deridete chi vi seppellirebbe di scorregge se solo ne avesse la possibilità. Brufolosi occhialuti, luridi bulli mancati, cessi del Web 2.0. Sì, sapete di chi sto parlando, di quelli più blasonati e idolatrati, l’iconografia morale dell’ignorante che detta legge e mode, e riesce perfino a influenzare una fetta dell’opinione pubblica. Ci rendiamo conto? E comunque la si veda, tutte le opere di Eddy hanno in seno qualcosa di speciale; come una flebile luccicanza, il diafano luccichio di una lucciola, suscettibile anche alla più leggera delle sferzate. No. Non è una magia per tutti. Qui non si parla di biechi blockbusters o mockbusters arraffoni, Ed Wood non era mica paragonabile ai film di quel cazzo di Eli Roth di merda, o alla robaccia banale e copiona alla Lamberto Bava. No! Questa era passione! Passione smodata! Fervida, per Dio! Gettare quel fottuto cuore oltre l’ostacolo, superare le coercizioni, le barriere economiche e fideistiche dell’ex Studio System, a tutti i costi. Fare film a tutti costi e fino alla morte! Porca puttana. Sentimento, emotività, visionarietà, l’estetica di un amabile creativo, appassionato, libero. Senza talento sì, ma libero. E alla fine quello che conta è sempre inseguire il proprio sogno, anche se per raggiungerlo si è costretti a noleggiare un TIR e a lanciarsi a tutta velocità sulla fol… No scusate. Cancellate il resto. Dal Dr. Gonzo è tutto gente.

P.S.
Ad Eddy non è finita bene, nonostante la volontà incrollabile di fare film. Dopo quattro ultime, terribili pellicole, morirà di infarto nel 1978, povero e alcolizzato. E senza Bela Lugosi. Poteva andargli meglio a Eddy, lui se lo sarebbe meritato sicuro, ma Dio non esiste, quindi…

“Plan 9? Ah, yes. Plan 9 deals with the resurrection of the dead. Long distance electrodes shot into the pineal and pituitary gland of the recently dead.”

The Ruler

Dr. Gonzo

Dolores Fuller, Edward D. Wood Jr. - Glen Or Glenda (1953)

Dolores Fuller, Edward D. Wood Jr. – Glen Or Glenda (1953)