Di Jim Jarmusch

Scritto da: JIM JARMUSCH
Musiche di: NEIL YOUNG
Montaggio di: JAY RABINOWITZ
Fotografia di: ROBBY MÜLLER
con:
JOHNNY DEPP
GARY FARMER
ROBERT MITCHUM
MILI AVITAL
GABRIEL BYRNE
CRISPIN GLOVER
JOHN HURT
LANCE HENRIKSEN
BILLY BOB THORNTON
MICHAEL WINCOTT
IGGY POP
ALFRED MOLINA
EUGENE BYRD
JARED HARRIS
JOHN NORTH
JIMMIE RAY WEEKS
GIBBY HAYNES
Produzione: DEMETRA J. MACBRIDE, KAREN KOCH
Durata: 115’      Anno: 1995
Titolo Originale: DEAD MAN (Monacò)

DEAD MAN

“E’ preferibile non viaggiare con un morto.”

Henri Michaux (1899-1984)

 

C’è un uomo morto. Nel West. Sta facendo un viaggio. Il contabile William Blake ha ucciso ed è stato ucciso. Ora vaga oltre la linea del delirio, si riposa, spara, stringe a se un cerbiatto senza più vita, come lui. Avvolto dalle tenebre affonda nel pantano di una terra senza più saliva. Solo la violenza, sporca, indica la via e trasforma le spine in doni. Il principio di William Blake è già la fine, dettata da una giustizia crudelmente obiettiva, indifferente. Una folla di ombre si accascia intorno a lui, sanguinante. William Blake continua a uccidere… e sogna, nel profondo vede quello che è oltre il confine. Altrove. Il dead man viene da Cleveland, Ohio e viaggia verso Machine, in nessun luogo, itinerario dentro il suo aldilà. Cerca un lavoro in un Ottocento lisergico, ultraterreno, talmente freddo da aver inghiottito tutti i colori. Un paesaggio desolato che gronda simbolismi, circondato da alberi maestosi e neve e ghiaccio. Ha inizio da qui il cammino di William Blake, senza senso né meta… un viaggio allucinato e profetico che sembra fermare il tempo, lasciandosi dietro una scia di violenze inenarrabili. L’innocuo contabile osserva ora impotente e colpevole il cielo e la notte liquefarsi sul mondo e sulla vita. La pellicola è un fiume sul quale una barca traghetta un uomo morto che non la sa più governare (o non vuole farlo). Tanto il mondo è ormai andato, una fine capovolta profetizzata da cacciatori che sparano senza alcun motivo ai bisonti, per gioco, durante un viaggio interminabile in treno in cui il dead man incontra un inquietante macchinista che gli parla della sua morte. Il narratore di questa ballata è Jim Jarmusch, regista rock che ce la racconta alla luce di un Sole sfiancato dall’oscurità, scrivendo e dirigendo alla perfezione. Costruisce un cosmo fatto di cowboy, indiani, assassini, cacciatori di taglie, puttane, apparizioni, allucinazioni, fantasmagorie, sublima il genio in uno spazio di frontiera rabbuiato, cupo, facendo echeggiare il rumore nel silenzio. E’ il suo capolavoro. Le strepitose immagini in bianco e nero sono del maestro olandese Robby Müller, influenzato, con pulsazioni sorde e intermittenti, dal lavoro del fotografo Ansel Adams. Müller lavora su di un bianco e un nero traslucidi, di grana finissima, come in un fumetto noir, e dà al sangue un aspetto particolarmente scuro e ripugnante. Il direttore della fotografia riesce ad immortalare la quiete dei grandi spazi della frontiera, dandole un senso estetico e morale. La chitarra di Neil Young è una strana e ipnotica creatura, che mette in note la fine, cancella la strada e la notte, circonda tutto. La musica accompagna le gelide sequenze in un macabro balletto, con melodie filtrate da effetti elettronici. Poche, meravigliose, stranianti note, che prendono tutto lo spazio lasciato libero dalla sceneggiatura. William Blake è Johnny Depp, un dead man poetico e garbato, che non ha più bisogno degli occhiali da vista e che si dipinge il volto con simboli indiani. Johnny Depp è un attore unico, dal volto ottocentesco e il suo William Blake, di cui la gente ha paura, è una sorta di novello Lord Byron che “vaga nella notte fonda”, attraversando tra la vita e la morte un mondo che sembra non appartenergli, stupendosi di come sa usare la pistola, lui, timido contabile arrivato da lontano in una cittadina di frontiera volgare e desolata. Il dead man fugge nei boschi, aiutato da un pellerossa esiliato dalla sua tribù, che lo scambia per il grande omonimo poeta inglese. Nobody è il suo nome. Nessuno. Un rinnegato. Interpretato da uno strepitoso Gary Farmer, che si fa portavoce di un popolo che alcool, tabacco e piombo hanno distrutto, insieme alla smania di espansione senza pudore dei bianchi e dei loro baratti o regali “trattati” agli indiani: whisky, coperte. Nessuno è una sorta di “angelo custode” per William Blake, un omone saggio e contemplativo, prosaico, e dai rituali incomprensibili. Nei loro spesso bizzarri scambi di battute, il nativo chiede ripetutamente al dead man del tabacco che il bianco non possiede, Nessuno sa perfettamente che il tabacco è finito, come a rimarcare che nulla gli interessa in realtà; così come sa che la fine di tutto è inevitabile e i territori selvaggi sono oramai destinati ad essere spazzati via dall’industrializzazione, ed è rassegnato e ironico. Ma è anche un testimone di questo passaggio, uno che parla al cuore dei morti e uccide i vivi. Esile e altissimo, con l’immancabile sigaro, ecco il boss del paese John Dickinson di Robert Mitchum, all’ultima, magistrale interpretazione della sua carriera in un frammento di cinema che non esiste più. E ancora sfilano Crispin Glover, Gabriel Byrne, Mili Avital (che ha un primo piano fantastico e regala i pochi attimi di amore e di dolcezza al nostro dead man facendo sì che la carneficina abbia inizio), John Hurt, Billy Bob Thornton, Iggy Pop (travestito da vecchina!), Michael Wincott, Alfred Molina… un posto d’onore spetta alla performance di Lance Henriksen (il cacciatore di taglie Cole Wilson), mostro che incarna il male puro, assoluto, blasfemo. Un cannibale col mal di denti e dall’anima persa che si nutre di tutti, prede e colleghi. Cameo per il cantautore Gibby Haynes (il lercio cowboy che si fa fare un pompino da una prostituta in un vicolo). I due sceriffi pelati (Jimmie Ray Weeks e Mark Bringelson) che si mettono sulle tracce di William Blake portano i nomi rispettivamente di Lee e Marvin, un omaggio allo splendido attore scomparso nel 1987 di cui Jarmusch è un grande fan. Il viaggio continua, William Blake e Nessuno, spossati, accompagnati dal peyote, addentrandosi sempre di più in un territorio selvaggio e sconosciuto continuano ad insanguinare e nutrire la terra…

“Il problema, figliolo, è che non esiste nessuno sui due lati della barricata che misura le tue azioni. Dio è un’idea, e il diavolo siamo noi.”

Joe R. Lansdale (1951)

 

Uomo morto, il principio cosciente secondo la dottrina tibetana, viaggia dopo la morte del corpo, non più vincolato… così come la pellicola – che non assomiglia a nient’altro – viaggia (non più vincolata) verso il nichilismo, l’ispirazione, con squarci di poesia bizzarra e grottesca e umorismo macabro, conducendo lo stupido uomo bianco e l’indiano rinnegato fino al Grande Lago, dove Nessuno affida il suo amico alle acque. William Blake viene così accompagnato in un altro mondo in una visione che ricorda la cerimonia funebre di Re Artù ad Avalon. Il viaggio finisce, pieno di misteri mai rivelati né compresi, lungo la strada che conduce verso il nulla… la nube nera della rabbia umana svanisce in un duello straniante e mortale ripreso in campo lungo tra Nessuno e il cacciatore di taglie. Gli esseri umani, con tutta l’inutilità della loro razza, diventano sempre più lontani, sfocati, così come la vita. William Blake alza il capo un’ultima volta, non ci sono più pensieri ora, né parole, il cielo e il mare si uniscono e si confondono, il bianco e il nero sono una cosa sola, tonalità permanenti e sempre più immense. “Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”, William Blake, il poeta. Quanto al contabile William Blake… continua impotente il suo ultimo viaggio in barca, splendente creatura tormentata dalla mani macchiate di sangue, lungo quell’incerta linea indefinita… scacciato dal suo mondo, da quella frontiera zona d’ombra nella quale cercava solo un umile posto da contabile, segue il corso del Grande Lago che va ad infrangersi contro la luce luminosa del confine che lo separa dal regno dei morti, al quale tutti apparteniamo. Il dead man guarda uno spazio vuoto, nemmeno ricorda di aver avuto un’esistenza, cancellata… è così la fine? William Blake è sereno… assolutamente e meravigliosamente solo, morto.

“E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce. Io posso senza venir meno, sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.”

Dylan Thomas (1914-1953)

Monacò

Johnny Depp - Dead Man (1995)

Johnny Depp – Dead Man (1995)