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Ero sul palco rialzato. L’aria pareva rarefatta, ma l’atmosfera era vivace. C’era una leggera nebbiolina nella sala, probabilmente era fumo di sigaretta, non riuscivo a distinguerne l’odore. La luce era fioca, dava sul giallo. Sembrava quasi l’effetto seppia delle vecchie fotografie. Presi subito in mano la situazione e attirai l’attenzione su di me: “Allora ragazzi, cerchiamo di non fare confusione e cominciamo in fretta… siete in tanti e lì fuori c’è un sacco di gente che vorrebbe essere qui dentro al posto vostro, ma io ho scelto voi. Quindi, per favore, siatene grati e andiamo con ordine… allora chi è il primo?”

“Noi!” strepitarono due individui, sollevandosi dal loro posto a sedere.

“Ah già, siete in due. Ma tu vedi se una cosa così importante la devono aver concepita in due. Di solito, l’iniziatore è uno. Vorrei tanto scoprire chi tra di voi è stato il vero genio. Scommetto che se chiedo in giro i vostri nomi di battesimo, non li conosce nessuno” dissi io.

“Auguste e Louis” ribatterono.

“Va bene, va bene. Procediamo. Mi raccomando, al massimo dieci parole. Che cos’è per voi il cinema?” chiesi loro.

“Un’incredibile invenzione tecnologica utile a far vedere il mare a chi non l‘ha mai visto”, così uno dei due anticipò l’altro.

Sorridendo, ribattei: “Ah ah! Poiché è stato lui a rispondere, scommetto che è il genio dei due. E comunque avete superato il numero massimo di parole consentite. Che sia di lezione a tutti voi che dovete ancora parlare… se un film è troppo lungo, rischia di stancare. Rispettate sempre i tempi. Prego, il prossimo.”

“Eh no… ero io il primo” sbraitò un tipo in sala.

“Senta, si calmi Thomas, lei è qui per pura par condicio. È solo che rimane questo piccolo dubbio e quindi l’ho invitata, ma in realtà non so se farla parlare” gli risposi con decisione.

“L’ho inventato io. Solo che loro hanno pensato ad un pubblico più vasto… il mio era più… personale, più artistico” provò a ribattere lui.

“Avanti signor Thomas, sappiamo tutti che lei pensava solo ai soldi. Si segga. Il prossimo…” facendo un gesto come per farlo riaccomodare.

Nessuna risposta in sala.

“Dai ragazzi, a chi tocca?” continuai…

Solo qualche colpo di tosse.

“Vi ho detto di non perder tempo… se adesso non viene fuori il prossimo, io…” feci ancora…

D’un tratto al mio fianco apparve un uomo dal nulla, tanto improvvisamente da farmi sobbalzare per lo spavento.

“Oh mio Dio, che paura! E lei da dov’è spuntato?” gli chiesi sorpreso.

“Magia! Il cinema è magia. Può fare cose inimmaginabili: apparire e scomparire” rispose.

Pouf! E scomparve. Da un certo punto di vista rimasi esterrefatto. Ma in realtà il punto di vista era solo uno: anche George aveva usato una parola in più.

Quindi subito ritornai in me, dicendo: “Niente da fare, siete cocciuti. So che era uno dei precursori, ma anche lui avrebbe dovuto staccare prima.

Cerchiamo per favore di rispettare le regole. Anche se non ce ne sono ancora tante. Andiamo avanti.”

“Ci penso io” intervenne un uomo con fare controverso.

“Oooooooh, finalmente tocca a te, papà. Tu sicuramente sarai un esempio da seguire!” esclamai.

“Il più complesso, variegato, visionario, meraviglioso ed estetizzante modus narrativo” disse lui.

“È stato di una precisione sbalorditiva. Il primo a comprendere e rispettare le regole. Rendiamo tutti grazie a David” dissi.

Il primo a sollevarsi fu un ometto con le sopracciglia unite che, dal fondo della sala, iniziò a battere la mani. Subito dopo, la sala si issò in un applauso scrosciante e universale. Restai per un attimo ad ammirare la standing ovation.

Poi cercai di riportare l’attenzione e ringraziai: “Grazie, grazie ancora. Adesso ricomponiamoci. D’ora in avanti sarà difficile andare in ordine, ma va bene, facciamo a occhio. Vuol prendere lei la parola?”, indicai un signore dai chiari tratti nordici.

“È la mia storica passione. Inafferrabile, mistica, inquietante, paurosa, divina” subito ribatté lui.

“Bene, bene. Vedo che iniziamo a ragionare. Bravo Carlo, o preferisci Teodoro?” gli chiesi.

“È lo stesso”.

“Perfetto, lei è stato perfetto! Proseguiamo. Chi se la sente?” dissi, voltandomi qua e là in attesa del prossimo intervento.

Volle dare il suo apporto un uomo dall’accento tedesco: “Vado io, che devo scappare al gabinetto” poi proseguì: “il cinema è un sonnambulo intrappolato nella sua mente. Tra sogno e incubo.”

“Grazie mille, signor Robert. Narrativamente e psicologicamente senza precedenti. Forza, stiamo prendendo il ritmo. Restiamo in Germania. Friederich?” chiamai in causa un giovane seduto vicino a Robert.

“Il nutrimento, il primo sangue personificato per i futuri incubi” rispose senza la minima esitazione.

Un signore svedese si sollevò inasprito: “E no, sono stanco di prendere gli schiaffi. Il primo sono stato io, e l’uomo con la barba lì può confermarlo” indicando un signore impegnato a leggere un libro.

Provai ad intervenire per calmare gli animi: “Victor, la prego! Ha ragione lei, non c’è bisogno di scomodare gli altri. Non è ancora il turno del signore con la barba. Ecco cosa succede a non rispettare l’ordine temporale. Prego, ci dia la sua definizione…”

“Un cigolio nella nebbia. L’ansia cresce. La follia umana!” esclamò Victor.

“Perfetto. Visto, non c’era bisogno di agitarsi. In fondo lei è arrivato solo un annetto prima rispetto al pelato con le unghia lunghe” ribadii, aggrinzando le mani a mo dì artigli.

“Che belle unghie!” esclamò d’improvviso uno strano individuo con gli occhi spiritati, mentre il silenzio calava in sala.

“Come ha detto, mi scusi?” chiesi io, mentre il silenzio continuava. Solo un colpo di tosse lo spezzò.

“Basta con questa tosse!” replicò ancora lui.

“Invece di pensare ai colpi di tosse vuol darci la sua definizione di che cos’è il cinema?” gli domandai.

“Maledetti germi! Vado al bagno… mica qualcuno ha un barattolo?!” e l’uomo schizzò via dalla sala.

Rimasi sbigottito. Dopo qualche attimo esclamai: “Beh, per lo meno ha usato dieci parole. Eeeeh, se non fosse uscito pazzo dietro a tutti quegli aerei. Ok, lasciamoci alle spalle questa parentesi. Chi vuol continuare? Magari lei, sì, lei, con lo sguardo da vacca.”

L’uomo che avevo indicato rimase immobile a guardarmi.

“Mi scusi, forse ho detto qualcosa che non va?!” replicai.

La vacca, Buster Keaton

La vacca, Buster Keaton

Continuò a fissarmi con il volto pietrificato. Ed io allora iniziai a sentirmi a disagio.

“Non ha voglia di parlare?” gli chiesi ancora.

“Non sa parlare!” intervenne un omino con i baffi e gli occhi luccicanti, che continuò dicendo: “posso dire io qualcosa per lui. Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato!”

Allora realizzai, voltandomi verso l’uomo di pietra: “già, mi scusi, non volevo offenderla. Del resto è stata una sua scelta, no?”

L’uomo con lo sguardo da vacca sbuffò. Poi, sempre stizzito, si alzò e iniziò a correre verso l’uscita della sala. Un capitombolo, una capriola e in un attimo era fuori.

Per l’ennesima volta rimasi sbalordito. Poi dissi, cercando di riprendere in mano la situazione: “ragazzi però cerchiamo di rimanere in sala. Cosa devono pensare tutti quelli che stanno lì fuori e vedono uscire in continuazione gente o quelli che ci stanno leggendo! Un po’ di collaborazione. Visto l’intervento, potresti continuare tu, Charlie?” voltandomi verso quest’ultimo.

“Il cinema è conflitto, dolore. Però, ogni giorno affrontato senza sorriso è perso” rispose Charlie.

“Preciso. Bravo. Ma non dirmi che adesso ti metti a girare quel tuo bastone e vai via anche tu. Resta con noi per favore. Il prossimo?”

“Potrei farlo io adesso?” risponde una bellissima signora di classe.

“Oh, ma certo. Assolutamente sì. Prego, ci illumini!” replicai immediatamente a quella richiesta detta con cotanta eleganza.

“Desiderio. Desiderare qualcosa è magnifico, se è alla tua portata” disse lei.

“La ringrazio molto signora Greta, sarà indimenticabile. Bene, benissimo. Proseguiamo…”

All’improvviso una voce, chiara e forte come mai prima, mi interruppe, intonando una canzone sorprendente. Restai un attimo ad ascoltarla, poi intervenni: “Oh no, signor Alan! Per favore, non siamo qui per cantare. La smetta subito. E poi lei è stato invitato per puro spirito antologico. Sapevo di dover ascoltare solo il mio cuore. Però va bene, certe cose bisogna comunque conoscerle. Si accomodi per favore, andiamo avanti…”

Fu a quel punto che bussarono alla porta. Due volte.

Poi dissi: “Avanti, chi è?!”

Entrò un signore con i capelli scompigliati, lo sguardo da cocainomane e una busta da lettere in mano, che disse: “Sbaglio o poco fa stavate parlando di me?”

Risposi: “Non proprio di lei, Jack. Più che altro avevamo chiamato in causa il signore con la barba…”

“Volete lasciarmi leggere in santa pace, per favore” replicò infastidito quest’ultimo.

“Certo, ci scusi tanto Maestro. Prego entri pure lei, Jack” assicurai.

“Grazie, scusate il ritardo. Stavo spolverando gli Oscar” affermò sornione Jack.

A quella frase un uomo con l’aria da ragazzetto si sollevò di scatto: “Bastaaaaa! Dovevo morirci davvero in quell’oceano del cazzo!”

Restai allibito dalla disperazione del ragazzo.

Il piccoletto con le sopracciglia unite si alzò per la seconda volta (dopo l’applauso) e gli mise una mano sulla spalla, confortandolo: “Calmati, calmati Leo. Torna a sederti. Arriverà anche per te!”

Grazie a Dio, il ragazzo placò il suo animo e si risedette. Ripresi a gestire il tutto dicendo: “Coraggio Jack sieda anche lei. Cos’è quella busta che ha in mano?”

“Una lettera per lei… già che c’ero, ho fatto da postino” disse.

“Grazie, ma diamoci pure del tu. Passami la busta” replicai.

Jack mi portò la busta, io la aprii e la lessi ad alta voce: “E’ un telegramma dalla Russia. I ragazzi sovietici non riusciranno a venire. Problemi col treno. Il binario è stato tagliato. Firmato Sergej”

A quel punto qualcuno, chiaramente mio connazionale, lanciò un urlo liberatorio.

“Yahuuuu!!!” e tutta la platea si alzò in un lunghissimo applauso che sarebbe potuto durare anche novanta minuti.

Interruppi però subito, data la scarsità di tempo: “Coraggio ragazzi, non esagerate. Anche loro avranno avuto qualche merito. E poi, evitate questi urli improvvisi che scatenano la folla. So che è stato lei Paolo, inutile che tenti di nascondersi!”

“Eeeh… aaaahh, mi scusi, commendator… e no, volevo dire ingegnere… avvocato, insomma… Cos’è lei?” chiese Paolo con aria e sguardo timorosi.

“Sarei dottore, ma… va bene lei conosce la situazione in Italia. Lasciamo stare, va! Non perdiamoci in chiacchiere. Dopo tutta sta caciara, servirebbe l’opinione di qualcuno importante” dissi girando lo sguardo per tutta la sala. Poi continuai: “ecco, perfetto. Maestro, ci aiuti lei, visto che siamo rimasti impantanati, come in uno stagno.”

“Il cinema è la vita, con le parti noiose tagliate” rispose sicuro.

“Perfetto e preciso come al solito. Grazie per averci tolto questo nodo alla gola. Personalmente, resterei ad ascoltarla parlare per ore. Ma purtroppo abbiamo poco tempo” replicai.

“Grazie, si figuri. Mi accontenterò di una comparsata” affermò lui, sorridendo.

“La capisco. Ok, andiamo avanti. Chi vuol provare ora?”

Si alzò in piedi un uomo imponente, che iniziò a mugugnare: “Mmmmm, mmaa, maee, muu, mmmma, mmmmh, pap, mam, mmeeh, papà!

Mentre ero assorto nella difficoltà di parola di quell’uomo, un altro strano individuo si alzò all’improvviso e gridò: “Siii… può… fareeeee!”

L’uomo imponente allora gli mise le mani al collo e iniziò a strangolarlo. Non feci in tempo ad accorgermi che la situazione mi stava sfuggendo di mano, che un signore pallido con un funereo mantello si alzò in piedi ed esclamò con uno strano accento: “Lasciare a me. Voglio succhiare suo sangue” tirando fuori i canini per morderlo. Nel contempo però, un piccolo uomo dai capelli quasi hitleriani, sbucò fuori da dietro le sedie e si frappose tra i due gridando: “Lasciatelo stare, per favore non mordetelo sul collo!”

Mi resi conto di chi si trattava e dissi: “Roman, che ci fai tu qua?”

E lui mi rispose preoccupato: “Oh Dio, perché? In che Stato siamo?”

Io guardandomi intorno dissi: “Non saprei, Stati Uniti suppongo. Dove sennò?!”

“Che?” rispose lui, “addio a tutti. Ci vediamo all’inferno” e rapidamente abbandonò la sala.

Alla parola inferno, un individuo alto e magro si sollevò dalla sua sedia e sentenziò: “Già, l’inferno. Mi stanno aspettando da un pezzo laggiù” e si avviò anche lui verso l’uscita.

“Aspetti un attimo, Kenneth. Ci dica la sua prima di andare” chiesi speranzoso…

Lui si voltò verso di me e mi rispose: “Figliolo. Non ho mai fatto un film con i dialoghi, perché dovrei parlare adesso?!”

“Così, perché siamo fra amici…” replicai.

“Amici?! Io non ne vedo… al massimo qualche mio fratello demone. E comunque non parlo, tanto verrei censurato dalla fottuta Hollywood!” e se ne andò.

Kenneth Anger

Kenneth Anger

Proprio in quell’istante, un uomo abnorme si attivò a mo’ di cyborg e domandò: “Devo terminarlo?”

Urlai: “Bastaaaaaaaa! E che cavolo di casino. Questi vecchi horror, non sembra, ma erano violenti. Calmiamoci per favore!”

Allora tutti ritornarono ai loro posti, tranne l’omone che continuava a strozzare il povero Gene.

“Fermatelo, per favore!” supplicai.

“E come facciamo!?” ribatterono in molti dalla sala.

“Non so, dategli fuoco!” esclamai disperato.

“Usiamo il napalm!” disse un signore con voce decisa.

“No, Robert. Rischiamo di bruciare tutto. Facciamoci venire un’idea valida” disse un piccolo e grassoccio uomo italiano col riporto ai capelli. Poi restò un attimo a riflettere e proseguì: “Si potrebbe rilasciare un lasciapassare!”

Io restai a fissarlo per un attimo… poi, una piccola bimba dai lunghi boccoli d’oro si avvicinò all’omone e lo chiamò con la sua vocina soave: “Signore, vorrebbe venire con me a giocare?”

Il gigantesco individuo si bloccò all’improvviso. Guardò la dolce creatura, le diede la mano e si lascio accompagnare fuori dalla sala sorridendo.

“Oooohhh, meno male! Grazie tante piccola Shirley.” dissi io. Ma mentre i due uscivano dalla sala, mi resi conto che forse non avremmo visto mai più la piccola Shirley: “Addio piccola Shirley” pensai tra me e me. Comunque, dovevamo andare avanti e quindi esclamai: “Che fatica! Possiamo continuare adesso. A chi tocca?”

All’improvviso un urlo dalla platea: “Aaaaaaaaaaah! Che schifo, un ragno!” gridò un uomo con un cranio così brutto da sembrare disumano.

“E che diamine, Dario. Adesso ha paura anche dei ragni. Lei non è più quello di una volta!” esclamai.

“Vi prego, uccidetelo, schiacciatelo!” replicò impaurito.

“No, fermi tutti. Non possiamo schiacciarlo!” intervenne un uomo dai capelli bianchi.

“Perché non possiamo, David?” gli chiesi.

“Non possiamo calpestarlo… perché potrebbe essere lui!” rispose ancora David.

Allora realizzai: “Già, è vero. Stavamo per farlo fuori. Prendete Lon docilmente e accompagnatelo in un luogo sicuro, grazie.”

“Ci penso io. Vivo o morto, lui verrà con me” rispose una voce metallica.

“No, allora non ha capito. Solo vivo, chiaro?” rivolgendomi all’uomo-robot che aveva appena parlato. Poi mi voltai verso la platea e dissi: “Paul, non si era detto di non portare i giocattolini con voi?!”

“Scusi tanto, dottore!” mi rispose Paul con un marcato accento olandese.

“Va bene, la perdono. L’importante è che adesso andiamo avanti. Altrimenti questa cosa smetterà di avere un senso. Dobbiamo cercare di separare questo momento dalla diegesi filmica” esclamai con una certa sicumera.

La differenza tra la vita e un copione è che il copione deve avere un senso” intervenne un uomo con impermeabile e cappello.

“Grazie Bogey. Peccato che ha usato sedici parole.”

“Ehi, io faccio quello che voglio, chiaro!?” ribatté lui con decisione.

“Sentitelo, si crede di essere Dio. Intanto io ho avuto più donne di lui!” si intromise un omone con un baffetto molto fino.

“Che c’entra. Io sono un uomo da una donna alla volta. Tu invece… per favore, torna a rimetterti la calzamaglia” gli rispose calmo e pacato Bogey

Allora ripresi in mano la situazione. “Ma siete incorreggibili voi divi di un tempo. E smettiamola un po’, non è mica una gara. Errol, vuoi dirci la tua idea visto che Bogey ci ha dato già la sua?”

“E no, se non parlo io, perché dovrebbe lui?” intervenne l’ennesima voce fuori dal coro dalla platea. “Praticamente mi ha copiato tutto!” continuò ancora.

“Bastaaaaa!” esclamai sfinito. “Non parla nessuno dei due. Né Douglas, né Errol. Per favore qualcuno mi aiuti!”

Una voce paterna si sollevo dal pubblico: “Per favore, ragazzi, non litighiamo. Il cinema è una cosa meravigliosa. La vita è meravigliosa.”

Allora dissi: “Beh, se togliamo il «per favore, ragazzi, non litighiamo», ci siamo. Sono esattamente dieci parole. Grazie Frank per la mano che mi hai dato.”

“Non c’è di che” rispose.

“Direi di continuare con il classico, visto che è così ordinato, pulito e rispettoso”. Guardai la reazione della platea a quella affermazione. Notai un uomo che era infastidito e dissi: “Qualcosa non va, Fritz?”

“Non mi ha fatto parlare. Eppure mi avete già ampiamente superato!” rispose lui.

“Ha ragione, con tutta quella folla, quella confusione, l’avevo saltata. Esprima pure la sua opinione…”

“Sono stanco di lottare contro un destino avverso. Mi trattate come un m-mostro” mi rispose balbettando per il nervosismo.

“Le chiedo ancora scusa, Fritz. La prego, si calmi ed esprima la sua idea di cinema” dissi cercando di rassicurarlo.

“Il cinema è il linguaggio di tutti. Per capirlo basta avere gli occhi aperti.”

“Grazie molte, perfetto anche lei. Possiamo proseguire con i classici oppure ho dimenticato qualcun altro?” rivolgendomi alla platea.

D’un tratto la porta si aprì ed entrò in sala un uomo con grossi baffoni finti disegnati su quelli veri e occhiali da vista che, di corsa, saltò sul palco e disse: “Scusate, vado di fretta. Farò un intervento lampo. Ovviamente a nome anche dei miei fratelli.”

“Prego, faccia pure…” gli concessi di parlare.

“All’infuori del cane, il libro è il miglior amico dell’uomo. Dentro il cane, è troppo buio per leggere” disse lui.

“Guardi che stavamo parlando di cinema, non di letteratura. E poi, c’erano delle regole da rispettare” ribattei incuriosito.

“Ah davvero!? Scusate. Beh… citatemi pure dicendo che sono stato citato male! Problema risolto. Adesso scappo via…” ed uscì correndo e gridando “Chico, Harpo… andiamo a rompere le scatole a quegli altri due!”

Lì per lì, rimasi inebetito, mettendo quasi in dubbio la riuscita del mio chiamiamolo “esperimento”. Poi pensai che era del tutto normale. Mi ricomposi e dissi: “Ti prego Billy, aiutaci ad uscire da questa situazione, tu solo puoi.”

Billy prese la parola: “Fare cinema è un piacere…” notai che Mr. Wilder iniziò a balbettare e a sudare. “Se poi piace… al pubblico, tanto meglio…” aveva lo sguardo perso da un’altra parte e continuava a parlare. “… Come lei non ce ne sarà mai un’altra!”

Cercai di capire cosa lo stesse distraendo e poi ci arrivai. Dal fondo della sala, si stava avvicinando quell’inconfondibile chioma bionda. Finalmente era chiaro il perché della disattenzione di uno come Billy.

“Andiamo, Billy. Ha usato decisamente troppe parole. Da uno come lei, non me lo sarei mai aspettato. Basta una biondina a ridurla in questo stato?” gli chiesi.

“Una biondina… ma lei ha visto chi sta arrivando?!” replicò.

Continuai: “Ho capito, ma non possiamo perdere la concentrazione e il…” adesso lei era decisamente vicina, troppo vicina! “perdere il… perdere il… insomma confondersi così… distogliere tanto l’att… l’attenzione e lasciarsi imbam… imbamb… imbambolare dalla prima bionda che pas…” adesso mi era proprio di fianco.

Con la sua voce sexy intervenne: “Buonasera a tutti, signori. Scusate il ritardo” disse portandosi il mignolo della mano destra alle labbra.

“P-prego… vuole darci una sua definizione di cinema?” le dissi, continuandola a fissare (e non necessariamente negli occhi).

Sorridendo replicò: “Oh… davvero vuol farmi parlare? Di solito nessuno vuol farmi parlare. La gente non mi vede neppure! Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me, presumendo che io ne sia l’incarnazione.”

“G-già, lei ha perfetta… mente ragione. Prego, parli pure quanto vuole!”

Spalancando i suoi occhioni replicò: “e no, seguirò anche io le regole. Solo dieci parole, vediamo un po’… direi… il cinema è un sogno sensuale che dovresti poter vivere per sempre.”

“C-complimenti… signora… ehm, signorina… insomma qualunque cosa sia adesso. Molto bene!”

“Perfetto… allora posso andare?” mi chiese lei.

“Certo, come preferisce”. E fu così che iniziò ad avviarsi verso l’uscita, mentre tutti gli sguardi del pubblico la seguivano, senza mollarla per un attimo, e Billy giaceva a terra svenuto.

Varie voci si udivano dalla platea: “Che donna!”; “Che femmina!”; “Ehi, bionda!”; “Bellissimo quel golfino rosa!”. Di tutte quelle affermazioni, quest’ultima mi lasciò un po’ stupito, considerando che a dirla era stato un uomo.

Cercai di ignorarlo, mi ricomposi, ma notai che un signore era in profondo disaccordo con le parole di Marylin. “Cosa succede, signor Craven?” chiesi.

“Quella donna sarebbe stata la prima vittima perfetta di un mio film. Ha detto che il cinema è un sogno… per me invece è un incubo!” rispose lui.

Molte delle persone presenti in sala iniziarono a mormorare, perché Wes aveva attaccato la donna più bella del mondo. Cercai quindi di attirare su di me l’attenzione, ma non fu facile: “Ok, proviamo a dimenticare questa parentesi, altrimenti non andiamo avanti! Vi prego.”

“Ci penso io!” esclamò un ragazzetto dal pubblico; “vedono una biondina e se ne vanno tutti di testa.”

“Hai ragione Jimmy, dicci la tua…” risposi con la coda di paglia.

“Il cinema è immortalità. Può farti vivere anche dopo che sei morto.”

“Grazie mille…” dissi.

“Prego! Torno a posto. Marlon, tesoro!” voltandosi verso il fondo della sala.

In quell’istante mi accorsi che in uno degli angoli dell’ambiente, avvolta nell’oscurità, era stata imbandita una grande tavola. Tre enormi uomini, si prostravano a mangiare con foga ogni cosa. Allora intervenni: “Ehi voi, vi sembra questo il momento di mangiare?”

Uno dei tre, irritato, e con due salsicce nelle mani, si voltò verso di me, tirando parte del capoccione fuori dall’ombra: “Lei è solo un garzone di bottega, che è stato mandato dal droghiere a incassare i salami!”

L’altro uomo, ancora più grosso e più alto del primo, con tutta la lunga barba sporca di cibarie, intervenne: “Ben detto!”… il terzo omone invece, in canottiera bianca, accappatoio e ciabatte, si limitò a folgorarmi con uno sguardo degno di un mastino napoletano.

Marlon Brando, Orson Welles, James Gandolfini

Marlon Brando, Orson Welles, James Gandolfini

A quel punto rimasi scioccato e, dunque, chiesi spiegazioni in merito: “Ma questo che c’entra?”

“Niente, era solo per dimostrare che io ricordo tutte le battute a memoria” replicò il primo uomo.

Si, ho capito, ma che ci fate lì, a strafogarvi?” chiesi spazientito.

“Ci siamo isolati. Tutti i bravi artisti si sentono isolati. E noi nei nostri rispettivi campi siamo i migliori!” rispose l’omone con la barba.

Li pregai: “Ma partecipate alla discussione, scusate… e poi che schifo, vi state abbuffando!”

Al solo sentire quella parola, due uomini scattarono all’improvviso dalla platea, esclamando all’unisono: “Abbuffando? Arriviamo!”

I due uomini si avviarono verso la tavola mentre il tipo enorme con la barba li invitava a prender posto: “Prego, prego. Abbiamo ogni tipo di vivanda: anatra all’arancia per lei Ugo…”

“Oh grazie, questa è un’offerta che non posso rifiutare” rispose l’italiano con voce rauca e voltandosi verso il pelato, che gli rispose ironicamente: “Divertente.”

“Per lei, invece? Cosa preferisce?” chiese ancora il barbuto rivolto al secondo uomo.

“Oh, io mangio di tutto… tutto ciò che è saporito e di classe!” rispose.

“Le piace la bella vita, eh?! Oppure era la dolce vita? Comunque fa bene!” ribatté ancora il primo.

“Bastaaaaaa! Fate schifo, soprattutto lei, Marlon! Sta crescendo a vista d’occhio!” gridai io.

A quell’accusa, Marlon si voltò e recitò con assoluta perfezione: “Avete il diritto di uccidermi, questo sì, ma non avete il diritto di giudicarmi.”

Chiesi scusa: “Va bene, non la giudico. Ma non vuole dirci neanche una parola?”

La vita di un uomo non si può spiegare con una sola parola. Io, personalmente, sono una persona con una certa profondità e una certa magia! intervenne il ciccione barbuto. E un attimo dopo, tutti e cinque tornarono a strafogarsi.

Tutto questo mentre un uomo continuava a riprendere Marlon con la telecamera. Lo notai solo in un secondo momento. E lo conoscevo.

“Mi scusi, Elia, perché continua a registrare Brando e gli altri che si ingozzano?” domandai.

“Non sto solo registrando. La cinepresa è più di un registratore, è un microscopio, penetra, entra dentro le persone e consente di vedere i loro pensieri più intimi e nascosti… rivela cose che neanche gli attori sanno di avere!”. Così mi rispose mentre continuava a riprendere i porci che si ingozzavano.

Rimasi ancora una volta esterrefatto. Ma decisi di andare avanti e lasciarli mangiare: “Allora, ringraziamo comunque i colleghi per il loro contributo e andiamo avanti. Chi ci vuol dare la sua visione del cinema?”

“Un profondo senso della realtà.” rispose un tipo con una benda su un occhio.

“Oh grazie, Nicholas! Ma perché solo cinque parole?” chiesi…

“Che fai, ragazzo, mi prendi in giro? Non vedi che, oramai, ho una mezza visione del cinema?” e si risedette offeso. In quell’istante un colpo di fucile venne sparato e io sobbalzai dalla paura.

“Ben detto, figliolo!” gridò un altro uomo (anch’esso con un benda sull’occhio!) dal pubblico, brandendo un fucile fumante.

Ancora impaurito e con la voce tremolante cercai di ricompormi: “Ha ragione, Nicholas, mi scusi tanto. Chiedo venia anche a lei, John. Metta a posto quel fucile e tenga a bada il suo temperamento prego!”

“Cosa?! Mettere via il fucile!? Non sarai mica uno di quei fottuti figli dei fiori?” disse John con tono aggressivo.

“No, no! Assolutamente. È solo che siamo qui per discutere di cinema, non per sparare.”

“Come si fa a fare del cinema senza sparare?” ribatté ancora lui.

Contai a mente le parole dell’ultima frase di John e poi dissi: “Beh, potrei accettare questa di definizione. L’unico problema è che sono nove parole…”

BOOOOOM! D’un tratto John sparò un altro colpo che mi fece spaventare a morte.

“Adesso va meglio? Sono dieci?!” chiese.

“Certo, certo. Perfetto, come al solito, John. Ci siamo, sono dieci. Possiamo passare avanti” risposi ancora tremando.

E John si sedette soddisfatto per la sua collaborazione, voltandosi qua e là, come per controllare la situazione.

“Prego, chi vuol prendere la parola…” dissi provando a tranquillizzarmi.

“Vorrei provarci io, sir”, e si alzò un uomo con tipico fare inglese.

“Ok, Laurence, vada pure…”

“To be or not to be. That is the question…”

BOOOOOM! Un terzo colpo di arma da fuoco venne sparato. Allora mi voltai di nuovo verso John, sicuro che fosse stato lui. Ma quello era seduto a braccia conserte. Una voce mi tolse ogni dubbio: “Fottuto inglese del cazzo!” disse un uomo possente con la canna della pistola ancora fumante.

“Ben detto, John!” gli rispose il primo John.

“Grazie, John!” ribatté di nuovo l’altro.

Iniziai a sentirmi confuso, ma notai una certa complicità fra i due John. Cercai di placare gli animi nei confronti dell’inglese: “Dai, ragazzi, calmatevi. Lasciatelo stare.”

“Ha già parlato abbastanza. Fanculo lui, Shakespeare e il teatro! Io sono un vero eroe!” sentenziò il secondo John.

“Va bene, va bene. Tanto Laurence aveva terminato” e mi rivolsi a Laurence, invitandolo a sedersi.

“Nessuno dovrebbe andare al cinema se non crede negli eroi!” mormorò poi John (indovinate quale dei due, sempre che sia possibile).

“Perfetto. Sono dieci ed è un’ottima visione del cinema” dissi rivolgendomi a John e a tutto il pubblico in sala. A quel punto, lui si ritenne soddisfatto delle sue parole e, dopo un cenno di approvazione, si ricompose riprendendo posto.

“Ok, grazie. Allora, credo tocchi a lei, Howard…” girai lo sguardo da tutti i lati, cercando Howard, ma non lo trovai. “Il signor Hawks non è venuto?” chiesi…

Nessuna risposta.

“Peccato, avrebbe potuto dire talmente tante cose e dei più svariati generi… come al solito, ha deciso di essere invisibile. Uno stile impeccabile. Andiamo avanti. Chi vuole intervenire?” rivolgendomi ancora alla platea.

Il cinema è il più grande mezzo espressivo mai inventato” disse un uomo.

“Perfetto, grazie King! Spero sempre in interventi di questo tipo. Andiamo avanti. Chi vuol parlare?”

“Noi!” e due signori si alzarono.

“No, voi due no. Ogni volta che siete insieme, combinate sempre dei gran casini. Diciamo pure che Billy ha parlato anche per voi!” e fu così che gli vietai di parlare.

“Uffaaaa! Non è giusto!” ribatterono.

“Non brontolate” feci ancora io. Poi continuai: “Invece farò parlare il signor Robert, visto che tutti lo sottovalutano. Prego, cos’è il cinema per lei?”

“Grazie. Sarò preciso e rapido, non come tutti questi invasati. Un corpo intangibile, posto tra le righe. Da amare e temere!”, mi gratificò.

“Perfetto. Grazie a Dio non sono tutti strani qua dentro!” sentenziai.

“È il mondo ad essere strano…” pronunciò un uomo con una sciarpa, restando seduto.

“Oh, salve Federico. Cos’è che diceva?” gli chiesi.

“Niente, che quando si cammina sulla sottile corda che divide il sogno dalla realtà, le persone appaiono sempre più strambe…” continuò.

“Beh ha ragione. Vuol darci la sua definizione di cinema?”

“Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio!” rispose.

“Grazie. Lei è stato davvero illuminante” replicai.

A quel punto Federico si voltò verso la tavola sulla quale i cinque si stavano abbuffando e disse: “Marcello, come here!” e un attimo dopo, Marcello lo raggiunse, sedendosi di fianco a lui. Poi iniziò a voltarsi a destra e sinistra, come se cercasse qualcosa e chiese: “Federico scusami, ma la Fontana dov’è finita?”

All’improvviso si alzò dal pubblico un omino con la faccia stranissima. Si voltò verso i due, come se avesse il collo snodato e disse: “Mi spiace, la Fontana è già stata venduta!”

“Come venduta?! Adesso che mi ero deciso a fare un bagno?!” controbatté Marcello.

“Mi spiace, è arrivato tardi!” gli rispose ancora l’omino buffo col collo snodato. Poi si voltò verso di me, che ero rimasto incantato ad osservare la scena e mi disse: “E lei? Non mi guardi con quegli occhiacci… lei con quegli occhi mi spoglia… Spogliatoio!”

“Io, spogliatoio!? Senta, per favore, a questo punto ci vuole dare la sua definizione di cinema?” provai così a riprendere in mano la situazione.

“Idea di cinema? Ma mi faccia il piacere!” e si risedette, voltando la sguardo di qua e di là, come per accertarsi di averla fatta franca.

Intervenne un uomo altissimo che gli disse: “E su via, Principe, non faccia sempre così. Si comporta come un qualsiasi ladro di biciclette.”

“Io ladro di biciclette? Non mi sminuisca… io sono specializzato in casseforti!” ribatté Totò.

Poi si rivolse a me: “Dottore, lasci che vi dia io una definizione…”

“Certo, signor Vittorio ci aiuti lei. Che cos’è il cinema?!” domandai.

“Il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso della piccola cronaca” rispose.

“Perfetto. Fantasticamente realista” dissi.

D’un tratto un uomo con gli occhi a palla e il baffetto si alzò e, visibilmente in balìa dei fumi dell’alcol, ribatté: “Non so che ci troviate in questo realismo!”

Attirato da quella affermazione risposi: “Vuole darci una sua definizione sul cinema?”

“Non è scienza. Essa ignora sogno, rischio, riso, sentimenti, contraddizione” rispose lui.

“Ok, questa è una visione, Luis…” affermai.

Ancora più confuso Luis replicò: “No, questa è l’unica visione. I vostri sguardi sull’argomento non mi piacciono. Vi taglierò gli occhi a tutti!”

“Suvvia, non diventi violento. Cerchiamo di rispettare le opinioni di tutti i presenti” dichiarai.

“Non sono d’accordo. Non mi dica che adesso farà parlare anche quei francesi lì in fondo” continuò Luis indicando un gruppetto di persone.

“La nostra visione è troppo innovativa per un mestierante mezzo messicano e mezzo spagnolo. Il cinema non è un mestiere. È un’arte!” obiettò uno di quegli uomini.

Luis, quasi con gli occhi chiusi per l’ubriacatura disse: “Jean-Luc, la differenza culturale tra i francesi e gli spagnoli è che noi spagnoli sappiamo tutto della Francia, e voi francesi non sapete nulla della Spagna. Che cultura…” poi ruotò il capo all’indietro e si mise a dormire.

“La cultura è la regola; l’arte è l’eccezione” ribatté ancora Jean-Luc.

Interruppi il dialogo dicendo: “Ragazzi, cerchiamo di rispettare le regole che vi ho enunciato!”

Vista la baraonda e le difficoltà di metter ordine si alzò il grande e grosso John che, estraendo una pistola, disse: “Jean-Luc, amico mio, stai per entrare in una valle di lacrime! La valle di lacrime!”

Di fianco a lui, Jeff cercò di convincerlo a lasciar perdere: “John… mettila via cazzo…”

John Goodman, Jeff Bridges

John Goodman, Jeff Bridges

E ancora John rivolto a Jean-Luc: “Se tu non usi dieci parole entri in una valle di lacrime!”

Jean-Luc, pietrificato dalla paura: “Ma, io…”

John, sempre più alterato: “La valle di lacrime!!!”

Jean-Luc, voltandosi verso Jeff: “Drugo, dì qualcosa al tuo compagno…”

John alla vista di quella situazione gridò: “ALLORA IL MONDO È IMPAZZITO?! SONO IL SOLO DA QUESTE PARTI CHE ABBIA RISPETTO PER LE REGOLE?!”

Poi Jeff fortunatamente riuscì a farlo calmare, avvertendolo: “Stanno chiamando gli sbirri… metti via il ferro…”

John posò la pistola e si rimise a sedere.

Pensando tra me e me ad alta voce dissi: “Dottore, sa perfettamente che le idee della Nouvelle Vague sovvertono le norme. Vero, Jacques?” voltandomi e chiamando in causa quello strano tipo che si trovava non lontano da me.

Jacques fece un cenno con la testa ed emise un suono incomprensibile. Io allora lo invitai a dire la sua. Ma lui borbottò ancora un fonema senza senso. Poi si voltò, indossò il cappello, prese il suo ombrello e si incamminò verso un posto a sedere più discreto, scandendo rumori ovattati e ritmati con i passi. Rimasi in silenzio a guardare la scena, poi mi dissi: “Lo scusi, dottore. È il suo modo di vedere le cose. Per lui è sempre il tempo di giocare.”

Stavo decisamente peggiorando. Comunque decisi di ricordare a me stesso che bisogna sempre mostrare rispetto per le regole e chi le ha inventate… scelsi pur sempre io di inchiavicarmi in una situazione stramba e di difficile gestione com’era quella. Mi rassicurò il pensiero di aver comunque visto “Quarto Potere”, perciò nulla poteva sorprendermi.

Mi voltai quindi verso Orson, come in cerca di approvazione. Ma lui continuava a mangiare senza tregua. Notai anche che, vicino a lui, Marlon stava ingrassando a vista d’occhio e anche quel tipo dall’aria poco raccomandabile – un italoamericano – non era da meno, e le sedie a mala pena li reggevano.

Intervenne un ometto con gli occhi a mandorla: “Ecco il ricordo. Per creare qualcosa, bisogna basarsi sui ricordi!”

“Oh, molto bene. Mi ha colto alla sprovvista ma va bene. Grazie Akira, ci ha dato la sua. È un onore averla qui con noi. Che ne dite, restiamo in oriente? Forse è meglio di no, ci torniamo più avanti. Farei parlare Nagisa, ma è ancora troppo presto. Non vorrei che il Codice Hays ci censuri”. Nagisa abbassò lo sguardo per la delusione.

“Io sono d’accordo con Akira, sull’importanza dei ricordi!” intervenne Ingmar.

“Prego, ci illumini anche lei allora…” lo invitai a parlare.

“Vivo continuamente nell’infanzia. Poi, ogni tanto, torno alla realtà!” rispose.

“Molto bene. Dieci parole. Ritorniamo nei canoni finalmente!”, ero rincuorato. “Apprezzo il suo saltellare dalla realtà al sogno!” dissi ancora.

“Diciamo che mi piace giocare con la vita…” affermò lui.

E con la morte anche!” continuai io, ammiccando.

Un attimo dopo, un nuovo personaggio insistette per prendere la parola: “Mi piace guardare, finora vi ho visto e ascoltato, ma credo tocchi a me!”

“Certo, James. Prego. Sappiamo che a lei piace anche essere guardato!” ribattei.

James allora espose la sua: “Il cinema è prossimità: la gente ti guarda negli occhi.”

“Interessante. Vediamo cosa dicono i suoi diretti colleghi”, interpellai Charlton e Cary.

“Un’industria limitata dall’arte. Un’arte limitata dall’industria!” disse il primo.

“Visione molto pragmatica e pessimista!” controbattei.

“Il mondo è un posto difficile, nessuno ne esce vivo!” disse ancora lui.

Mentre ragionavo su quell’ultima frase, intervenne Cary: “Non preoccuparti ragazzo… Charlton sta con la testa su un altro pianeta.”

“Capisco. Prego Cary, ci dica qualcosa sul cinema.”

“Che vuoi che ti dica… sono diventato attore per il mio bisogno di essere ammirato!” asserì lui.

“Anche questa è una visione, e sono esattamente dieci parole. Grazie!” poi mi voltai verso il pubblico e dissi: “ah, prima di andare avanti, vorrei puntualizzare che avrei convocato anche uno dei Fonda e uno dei Douglas, ma ero indeciso su quale invitare e così per non fare uno screzio a nessuno…” provai a scusarmi.

Intervenne Oliver dicendo: “Ti capisco, io ho ancora problemi a distinguere i fratelli Baldwin.”

“Eh già. Comunque andiamo avanti. Chi prende la parola ora?” invitai qualcuno dalla platea.

In quell’istante si udì un gran tonfo provenire dal fondo della sala. Una delle porte d’ingresso era stata abbattuta da una moto. Con un’accelerata Steve arrivò sul palcoscenico. Sconvolto, gli domandai: “Steve, potevi arrivare in orario e potevi evitare di distruggere le porta!”

Con sguardo aggressivo rispose: “Non dirmi cosa devo fare.”

“Non mi permetterei mai, capisco il tuo bisogno di correre su una moto e sfondare tutto. Magari però, visto il prezzo da pagare, gradirei una decina di parole sul cinema” la buttai lì, sperando mi rispondesse…

“Io vivo per me stesso e non rispondo a nessuno!” disse, prima di sgommare e fuggire via in un lampo.

“Capisco anche il suo bisogno di evadere!” chiarii al pubblico. A quest’ultima affermazione, ricevetti l’approvazione di Dustin. Allora, lo invitai a dire la sua: “Prego, Dustin. Visto che è stato chiamato in causa da Steve…”

Prima che Dustin iniziasse a parlare però, si alzarono dalla platea Mickey e Dennis che dissero all’unisono: “Noi raggiungiamo Steve!” e si avviarono verso l’uscita.

“Aspettate ragazzi, perché non dite la vostra, prima?” provai a fermarli.

Mickey si voltò verso di me e disse: “Se bruci la candela dai due lati, ne paghi il prezzo!” e uscì dalla porta.

“Veramente, sarebbero undici!” gridai sperando mi sentisse.

Lui si riaffacciò dalla porta e con un viso incazzato replicò: “Ragazzo, non farmi arrabbiare!” e se ne andò. Per fortuna!

Capii che forse non avrei dovuto infastidire quel tipo. Provai a riprendermi e chiesi a Dustin di continuare…

“Le sono molto grato. Steve crede sempre di essere più duro di tutti, ma se io mi arrabbio divento un vero animale!” disse sorridendo alla sua maniera.

“Di paglia?” lo stuzzicai, perché con lui potevo permettermelo. Però non la prese affatto bene e si avvicinò a me.

Senti, hai presente cosa disse la gallina alla volpe?” mi domandò strizzando l’occhio per farmi paura.

“No” gli risposi.

“Niente. Se si trattava di una volpe seria, la gallina non fece neanche in tempo ad aprire becco!” disse con lo sguardo da duro, e tornò a sedersi.

Pensai che il cinema di Dustin poteva essere riassunto da quella frase, quindi continuai non curandomene troppo e interpellando il prossimo personaggio: “Ringraziamo Dustin, anche se non ha rispettato le regole.”

“Deve apprezzare la diversità!” esclamò un belloccio con una chioma bionda.

“Robert, va bene la diversità, ma non esageri. Anzi, visto che lei è troppo democratico, non la farò parlare!” gli risposi con un bel ghigno soddisfatto.

Robert ci rimase un po’ male. Abbassò la testa deluso e disse con un filo di voce: “Voi non meritate il mio parere, tornerò a sussurrarlo ai cavalli.”

“Siamo tutti d’accordo” replicai io, prima di proseguire dicendo: “Andiamo avanti, direi di tornare in Italia.”

“Ah… finalmente, fate parlá un romano doc, anziché i soliti noti… io però parlo der cinema in Italia!” puntualizzò l’uomo con un marcato accento romano.

“Va bene, risposi io. Ci dica la sua sul cinema…”

“Senza fame, morte, malattia e miseria, non farebbe mai ridere…” disse sorridendo.

“Perfetto, grande Mario”, lo ringraziai per la saggezza popolare. “Vuoi prendere la parola tu, Vittorio?” rivolgendomi ad un ragazzotto alto e bello.

“Io?! Mi te disi propi un bel nient! Facia de merda!” reagì lui.

“Grazie… dieci parole comunque!” risposi rincuorato.

“A sto punto parlo io! Io dico tutto… tutto!” intervenne energico Albertone.

A quell’affermazione tutta la sala gli si rivoltò contro: “Buuuuuuh”; “Vigliacco!”; “Carogna!”; “Perché tu?”

Albertone rispose altezzoso: “Perché io so io e voi non siete un cazzo!”

La sala continuò a mormorare, finché dalla platea si sollevò un anziano connazionale di Albertone che prese le sue difese: “Vergognatevi, ad attaccarlo così! Siete brutti, sporchi e cattivi!”. Allora la sala si placò.

“Gentilissimo, signor Ettore. E comunque anche Alberto aveva rispettato la regola delle parole…” feci notare io.

Si intromise nel discorso un altro italiano, molto distinto: “Giusto. Non litighiamo. Amiamoci, in passato c’eravamo tanto amati!”

“Grazie anche a lei…” dissi. Poi mi avvicinai a lui e gli sussurrai nell’orecchio: “ma davvero lei si chiama Saturnino?”

“Eh, si… tutto vero!” annuì con rassegnazione.

Lo guardai sconvolto. Poi gli feci un cenno per invitarlo a darci la sua opinione sul cinema. Ma lui guardò l’orologio e disse: “Mi spiace, il tempo è scaduto. Avremmo dovuto perderci meno in chiacchiere, ora ho un appuntamento per girare uno spot ai Grandi Magazzini!”, si alzò e se ne andò, ma prima di uscire affermò: “e, in ogni caso, erano dieci parole anche le mie!”

Intervenne subito dopo Dino, dicendo: “Non si preoccupi. È sempre stato un pignolo.”

“Vuol parlare lei allora?” cogliendo la palla al balzo…

“No, non credo tocchi a me! Sa, non vorrei sorpassare nessuno!”

“Com’è gentile!” replicai.

“Non è gentilezza, è prudenza! Visto com’è andata l’ultima volta!” sorrise e si mise a sedere. A quell’affermazione, Vittorio blaterò ancora qualcosa in un dialetto incomprensibile.

“Vabbè, chiudiamo questa parentesi peninsulare” continuai: “Woody, vuoi provarci tu?”

Intervenne l’eccentrico ometto, come al suo solito balbettando con voce tremolante: “Beh… insomma, mmmmh. Andiamo, il cinema… è… ovvio… è…”

“Woody stai finendo le parole, siamo a 9” gli ricordai.

“Vita!” disse lui alla fine.

“Perfetto, nove balbettii e una genialità… sembra proprio la metafora della sua carriera. Molto arguto!” mi complimentai.

“La ringrazio… insomma molto gentile, è rassicurante sentirsi dire che è andata bene… insomma dà nuova linfa vitale…” continuò instancabile.

“Ok, ok Woody… grazie. Può bastare così” dissi cercando di fermarlo.

“Ah si, può bastare. Quindi posso sedermi, tornare al mio posto… rilassarmi un pochino?! Sa, ero un po’ sotto pressione per la domanda…” non la smetteva più.

Allora io, con decisione: “Woody, c’è tanta altra gente, per favore!” e si sedette in silenzio.

Un uomo si alzò e guardò storto Woody. Stringendo un sigaro fra i denti, disse: “Quello lì parla troppo per i miei gusti!” e cacciò fuori dal cinturone una .44 Magnum, poi fece un cenno ad un suo amico appostato sul tetto della sala e con un fucile di precisione in mano. Woody era nel centro del mirino, tra due fuochi. Un altro vecchietto arzillo dallo sguardo malinconico, amico dell’uomo con la Magnum evidentemente, era preoccupato per un suo eventuale sacrificio.

“No, signore si calmi. Non siamo qui per ucciderci. Cerchiamo di essere più democratici!”, tentai di calmarlo.

Al suono di quella parola, Clint si voltò verso di me con uno sguardo di ghiaccio e iniziò a fissarmi insistentemente.

Allora io deglutii… ma non volli dargliela vinta e, iniziando a sudare freddo, presi a fissarlo a mia volta. In quel preciso momento due uomini, uno barbuto e l’altro baffuto, si alzarono dalla platea e gli intimarono: “No, Clint, fermo!”

Il mio viso sudava, il suo no, i visi degli altri due erano speranzosi. I suoi occhi si socchiudevano, i miei si dilatavano, i loro lo ammonivano. Attimi di tensione… poi Clint rinfoderò l’arma. Tirai un sospiro di sollievo e lui mi redarguì: “Sei vivo solo perché me lo hanno chiesto Sergio e Don!” poi, con uno scatto felino, ricacciò la pistola e sparò un colpo in testa ad un uomo sovrappeso che stava seduto di fianco a Sergio. Quest’ultimo, mentre tutti gli altri rimasero in silenzio disse: “Povero Carlo!”

Clint Eastwood

Clint Eastwood

Clint si voltò verso di me e ribatté ancora: “E se conti le parole, sono dieci!”. Si voltò e se ne andò, mentre un fischiettio proveniente dal fondo della sala ne accompagnava l’uscita. Felice di essere vivo, deglutii ancora e provai a richiamare il pubblico all’attenzione: “Per favore, ricomponiamoci. Che ci faceva poi Carlo qua, chi l’aveva chiamato? Niente raccomandazioni ragazzi. E poi lei, Ennio… crede che non l’abbia vista da dietro la tenda! La smetta con quel fischiettio!”. Mi diede ascolto.

Nel contempo, si alzò dalla sedia un uomo col baffetto e lo sguardo cattivo che disse: “Ci penso io a loro!”

“Da solo non ce la farà mai!” gli dissi preoccupato.

“Non sono solo, siamo in venti. Io, i magnifici sette e quella sporca dozzina” replicò lui, e ci sta pure quel pazzo di Lee Marvin.

“Vengo anche io… non vorrete fare il mucchio selvaggio senza di me!?”, Sam si levò in piedi deciso!

“Perché anche tu?” gli chiese Charles.

“E perché no?! Facciamolo…” ribatté Sam, unendosi a loro.

“Pregherò per voi…” replicai ancora, prima che il gruppo uscisse dalla sala all’inseguimento.

Intervenne una signora bionda: “No, non fategli del male. Scusatelo, Clint è sempre così nervoso… in realtà è un buono!”; si intromise allora un’altra signora, italiana: “Tu stai zitta, che mi hai fregato il personaggio!”. Entrambe le signore non si resero conto che stavano parlando al vento.

Le calmai dicendo: “Meryl, Sophia, per favore… non vi ho mai visto così. Siete pur sempre delle signore!”

Intervenne Sophia: “Sembrava il mio sosia!”

Le risposi: “Suvvia, cosa dovrebbe dire Charlie allora, che è arrivato secondo a quel concorso per sosia.”, Charlie fece un cenno di consenso. “Chi arrivò primo?” chiesi poi…

Alzò la mano un uomo belloccio con in dosso un’armatura: “Io, prima che mi mettessi questa cosa pesantissima e inutile, quando recitavo per artisti del calibro di Robert!”. Robert si alzò, ringraziò e se ne andò con soave leggerezza.

Sorrisi divertito. Poi mi rivolsi alle due signore, invitandole a risedersi: “Andiamo avanti, qui nessuno risponde più alla mia domanda… vi prego, restate in tema!”

“Vi dirò la mia…” disse un uomo bellissimo.

“Prego…”

“Il cinema è come dragare un fiume. Un’esperienza faticosa e penosa!” disse lui.

“Perché pensa questo?” gli chiesi.

“Per non fare lo spaccone. Io sul set avevo un sacco di difficoltà e certe cose non bisogna nasconderle!”. Detto questo Paul prese sottobraccio la sua bellissima “Gatta” e se ne andò imprecando!

“Ok, ok. Grazie Paul. Può tornare a sedersi. Avanti il prossimo, cerchiamo di prendere un certo ritmo. Per lei Robert, che cos’è il cinema?”

“Amore e Odio… ” rispose.

“Solo tre parole?”

“Le restanti, le lascio dire a Charles…” ribatté, invitando al dialogo un uomo non lontano da lui.

“Uno sguardo brillante. E quello, è incensurabile!” rispose Charles.

“Grazie ad entrambi. Continuiamo a correre su questo fiume. Le prossime dieci parole chi ha voglia di dirle?”

“Non ho bisogno di dieci parole, me ne basta una sola…” disse un uomo che indossava un deerstalker e fumava una pipa; accanto a lui un suo amico paffutello dallo sguardo sornione gli fece ammirato un gesto di approvazione.

“E qual è questa parola?” domandai…

Lui sorrise e mi rispose: “Elementare!”

“Ovviamente, Basil” dissi soddisfatto. “Andiamo avanti…”

“Il cinema è fede. Ti da forza, equilibrio e prospettiva di vita” intervenne uno dalla platea.

“Il cinema è un viaggio fatto col cuore, che termina come una favola…” replicò poi una donna.

“Grazie Gregory, grazie Audrey”, poi proseguii: “E lei, Mel, perché non vuole provare?” chiesi ad un ometto basso e stizzito.

“Sono stato accusato di volgarità… dico quindi che è una stronzata!” rispose lui ridendo.

“Ok, grazie. Ci ha detto la sua, a suo modo” replicai. “E lei, Michael, che ha avuto a che fare così tanto con la cultura, che ci dice?”

Si voltò verso di me e mi guardò con un occhio che uccide.

“Mi scusi, non intendevo disturbarla, signore. Dov’è il suo amico Emeric? Non è venuto” gli feci.

“Fanculo a lui e ai suoi documentari!” rispose strappando una foto dell’amico e collega, prima di voltarsi da un’altra parte.

“Come non detto. Andiamo avanti. Vorrei una definizione un po’ più illuminante, per così dire.”

“Vi sbagliate tutti! Il cinema è l’arte degli illetterati!” tuonò un tedesco, con lo sguardo inquietante…

“Suvvia Werner, lasci stare queste pazzie filosofiche!” risposi innervosendomi.

Subito dopo intervenne un uomo con un viso malefico e inquietante e lo sguardo spiritato che disse: “E’ pazzo… come me. Ecco perché andiamo così d’accordo!”

“Ecco vede, è intervenuto anche il suo peggior nemico” dissi ancora.

“Cosa diavolo vuole da me, è incontrollabile, è un furore di Dio!” continuò Werner.

“Sentite, io non ho tempo da perdere” glissai, anzi!

“D’ora in avanti prenderò seri provvedimenti! Non accetto cinema di questo tipo… quindi Béla, Andrzej e compagnia cantando, non ho proprio voglia di farvi parlare” sentenziai deciso.

“Tanto siamo abituati a rimanere nell’ombra!” disse Béla, mentre Andrzej mi vomitò addosso una serie di insulti che non starò qui a riportarvi.

“Vi avrei fatto parlare, se solo ne avessimo avuto il tempo! Ma non siamo più all’inizio!” dissi cercando una mediazione…

A quelle due parole messe vicine: “tempo” e “inizio”, un anziano molto arzillo si sollevò lentamente dalla sedia e urlò: “Finalmente me lo hanno prodotto, è uscito in DVD! Anche se nessuno lo capirà mai!”

“Certo, certo Luigi. Finalmente!” gli risposi, mentre lui iniziò senza fretta le operazioni per risedersi. Poi continuai: “Chiedo scusa ad alcuni di voi, ma non ho voglia di troppi intrecci psicologici, solo di sensazioni dirette e veritiere!”

Intervenne allora un giovanotto con la faccia da furbetto: “Fissa ciò che hai di fronte e dì la verità!”

“Ecco, appunto. Grazie James. Però, cerchi di pulirsi quel suo visino d’angelo, ha la faccia un po’ sporca” gli dissi.

“Oh, certo, mi scusi” disse lui, prima di cacciare il fazzoletto dal taschino e pulirsi il viso. Poi borbottò: “E’ stato questo tipo qui, dinanzi a me, che prima mi ha vomitato addosso!”

“Come vomitato?! William, ma cos’è successo?” chiesi io…

William, girando il collo quasi a 180°, guardò James fisso negli occhi e gli disse (ignorandomi totalmente ovviamente): “Non giocare con il fuoco, ragazzo. Potrei farti assaggiare il mio braccio violento!”

Qualche fila più indietro, Gene si sollevò per un attimo. William però gli fece cenno di risedersi.

James tirò un sospiro di sollievo. L’uomo alla sua destra, con lo sguardo da folle, gli sussurrò all’orecchio: “E’ un mostro, uno psicopatico… il nostro elemento più prezioso!”. James, imbarazzato, si voltò verso l’altro lato. Ma seduto alla sua sinistra vi era l’ennesimo strano individuo, con dei profondi tagli alle guance, che gli bisbigliò: “Sai qual è il bello del caos… che è equo!”. Per un attimo sembrò di stare in una clinica psichiatrica, ma almeno avevamo scampato l’ennesima rissa.

Ripresi la parola: “Possiamo continuare. Chi vuol parlare fra lei Mr. Tod e lei, Mr. Roger?”

Tod, che era stato tutto il tempo seduto nell’oscurità, si rifiutò di intervenire e scomparve poi definitivamente.

Roger invece rispose così: “Il cinema è la fabbrica dell’orrore!”

“Perché solo quattro parole?” chiesi.

“Non so, forse perché credevo di avere un budget ridotto…” disse prima di iniziare a piangere.

Tre uomini, due altissimi e uno che non sembrava nemmeno normale, corsero in soccorso del buon Roger, lo abbracciarono e lui li ringraziò: “Grazie Vincent, grazie Christopher, grazie Peter. Non so come farei senza di voi!”

“Non preoccuparti, Roger, adesso chiediamo a Jack se ci presta un po’ di soldi, ok?” gli sussurrò provando a rincuorarlo Vincent.

“Macché! Quello si brucia tutti i soldi tra una Nomination e l’altra” replicò Christopher.

“Va bene, grazie. Cerchiamo di andare avanti. Si tiri su Roger, vedremo come fare!” dissi cercando di incoraggiarlo nel mio piccolo.

“Tocca a me!” si sollevò un uomo con la barba lunga…

“No, visto l’intervento di Roger e Co., direi che ora è il nostro turno di parlare, dato che siamo i figli diretti del sommo Corman, è vero Rob? Rob?… ehi ma dove cazzo sta andando Rob? Merda! Gli avevo detto che quando andava a suonare doveva chiamare pure me che sono un Maestro!” Rob, aspetta! Arrivo… suoniamo insieme qualche bel pezzo di Halloween!”

Rimasi di sasso. Il vecchio John si era intromesso senza rispettare il turno e poi, subito dopo, pur non lasciando nessuna dichiarazione era scappato al capezzale del suo allievo pazzo Rob per andare a suonare chissà dove! Ma lo spettacolo doveva continuare…

“Prego, John. Per lei con la barba lunga che cos’è il cinema?”

“Un lupo mannaro americano a Londra” rispose lui.

“John, sono sei lettere. Non mi aspettavo una negligenza tale da uno del suo calibro” replicai stupito.

“Allora avrei dovuto fare il titolo più lungo” controbatté lui.

In quell’istante i fratelli John e Dan, che stavano bevendo alcolici in fondo alla sala, scoppiarono a ridere.

“Sempre gli spiritosi. Perché non viene uno di voi a parlare!?” li affrontai.

“Doh!” Dan, preoccupato, produsse una celebre onomatopea a me familiare.

Allora John si alzò dalla sedia, con aria di sfida. Scolò in un sol sorso la bottiglia di whiskey, la spaccò in testa al fratello e disse: “Mi scusi, ma non possiamo parlare.”

“E perché mai?” domandai.

“Siamo in missione per conto di Dio!” replicò ridendo.

“Ah si. Ecco perché siete arrivati anche in ritardo?!” ironicamente suggerii…

“No, a dire il vero… eravamo rimasti senza benzina!” provò a giustificarsi John.

“Davvero!?” dissi, sapendo che stava mentendo spudoratamente.

“Una gomma a terra?!”, ci riprovò…

Incrociai le braccia, in attesa della prossima scusa…

“Non avevamo i soldi per prendere il taxi… la tintoria non mi aveva portato il tight… c’era il funerale di mia madre… era crollata la casa… c’è stato un terremoto… una tremenda inondazione… le cavallette!” supplicò, mentre si inginocchiava, pregandomi di credergli. Dan al suo fianco se ne fregava altamente.

A quel punto sorrisi e dissi: “Va bene, John, vi credo. Torna a posto, che devono parlare anche gli altri.”

Lui si alzò, si voltò verso Dan, tirò su gli occhiali da sole e fece l’occhiolino. I due complici esultarono per averla fatta franca.

“Adesso ricomponiamoci. Occorre un’opinione indiscutibile. Credo che sia arrivato il suo momento Maestro!”, chiamai in causa un “entusiasta” Stanley.

“Uffa… sapete che non voglio rilasciare dichiarazioni. E poi non mi dovete disturbare mentre sono assorto nella lettura” contestò lui.

“Suvvia, sono solo dieci parole” tentai di convincerlo…

“I film trattano di emozioni e rispecchiano la frammentarietà dell’esperienza. Quindi è fuorviante cercare di sintetizzare a parole il significato del cinema” ribatté.

“Quindi lei dice che il cinema è lontano dalle parole, dalla letteratura da cui prende spunto?” proposi…

“Assomiglia più alla musica. Un crescendo di stati d’animo, sensazioni…” rispose lui.

“Perfetto, dieci. Visto che ce l’ha fatta?!” felicitai.

“Me le ha estorte con l’inganno!” replicò.

“No, ho semplicemente solleticato la corda giusta, il suo perfezionismo!” gli dissi soddisfatto di me stesso.

A quel punto si risedette e riprese a leggere. Io allora mi girai intorno alla ricerca di un nuovo candidato: “Quindi… adesso a chi tocca? Forza, non abbiate paura.”. Nessuno si fece avanti. Continuai: “Allora mi risponderà… lei” e indicai verso il fondo della sala.

“Io?” rispose un uomo impaurito tutto vestito di nero e dagli incredibili capelli bianchi, che sembrava una rockstar uscita direttamente dagli Anni 80.

“No, non lei Jim… quello lì dietro!” ribattei…

“Chi, io?” fece la persona immediatamente dietro (che poi sussurrando ad un amico disse sudando: “Gli uomini della Commissione per le attività antiamericane mi hanno beccato, lo sapevo!”).

“Noooo, Joseph! Lei, lì in fondo” dissi deciso e preciso.

Allora finalmente Paolo, che si era nascosto dietro la tenda, si affacciò leggermente: “Chi, io?”, mi chiese con voce molto umana.

“Venga, venga avanti. Non abbia paura, non ce l’ho con lei per l’urlo di prima. Ci dica piuttosto che cos’è il cinema?”

Venne avanti tutto timoroso e, con voce incerta, azzardò: “Dicesi… cinema… un piatto regionale abruzzese… no no… un aiutino…”

Lo guardai dubbioso e poi sorrisi: “Un aiuto, perché no! Il cinema può essere un aiuto. Grazie Paolo.”

“Prego commendatore… ehm ingegnere… insomma… dottore!” balbettò lui.

“Va bene, facci lei, mi chiami come vuole!” risposi io e poi continuai: “Andiamo avanti… signor Penn, vuol provare lei?”

“Chi io?” chiese Chris. “No, diceva a me, sono più famoso!” rispose Sean. “Ragazzi, io vengo prima di voi” si intromise Arthur. Iniziò allora un battibecco che subito smorzai: “Uffaaaa… maledetta omonimia. Basta, non parla più nessun Penn… e nessun Douglas, Scott, Anderson, Phoenix, Sheen, nessun altro Lee… e soprattutto nessun Baldwin!”

La folla a quel punto si inferocì per la decisione e anche a me dispiacque un po’, soprattutto per i fratelli Scott e i vari Anderson (più un attore ciccione che si chiamava Philip Seymour). Ma stavo perdendo il controllo della cosa e dovevo mettervi un freno. Come se non bastasse poi, Marlon, Orson e James continuavano a strafogarsi sul fondo della sala e ingrassavano a vista d’occhio.

Finita la confusione, si alzarono due ragazzi e chiesero: “E noi?”

Io li guardai e incerto risposi: “Beh, per voi… potrei fare un’eccezione. Anzi diciamo che parla uno per entrambi… Joel!”

“Ecco, lo sapevo! Solo perché lui ha firmato quasi tutte le regie, adesso può parlare!” controbatté Ethan, prima di riabbassarsi e nascondersi sotto le sedie dileguandosi.

Joel provò a confortare Ethan, cercandolo fra le sedie: “Coraggio fratello… fratello… fratello dove sei?”. Ma niente, era sparito nel nulla. Allora alcuni dei presenti si misero a cercarlo tra le file dei posti a sedere.

Poco dopo, un uomo simpatico e di bell’aspetto gridò: “Trovato!” e tirò fuori Ethan.

Ethan Coen, Joel Coen

Ethan Coen, Joel Coen

Quindi Joel lo abbracciò dicendo: “Grazie George!”

“Prego” disse George con gentilezza. “Cos’altro… un caffè?”

Decisi di chiuderla lì e invitai qualcuno sano di mente a dire la sua sul cinema: “Per favore, ragazzi… vi prego, aiutatemi. Lei, Richard, dall’alto della sua saggezza…”

“Che cos’è il cinema?… E’ una storia vera!” esclamò.

“Ma sono solo quattro parole?” replicai quasi disperato.

“Ehi, sono troppo vecchio… fattele bastare. E poi, devo raggiungere mio fratello, prima che sia troppo tardi…” disse saltando in groppa ad un trattore per poi andar via.

Cercai conforto in Morgan, che è sempre stato come un nonno saggio. Ma notai che aveva lo sguardo fisso nel vuoto, quasi fosse rimasto scioccato da qualcosa. Mi avvicinai e gli chiesi: “Cosa c’è che non va, Morgan?”

“La scatola… la testa. Non può essere… non farlo, così l’avrà vinta lui!” e un attimo dopo si alzò in piedi e si mise a correre per tutta la sala gridando: “Fermo, non farlo, butta la pistola. La testa, la testa, la testa…” prima di saltare addosso a Robert. Quest’ultimo però riuscì a divincolarsi dalla presa, si alzò e disse: “Non avrai il mio scalpo!”

David (contando nel frattempo i suoi milioni di dollari) si mise le mani nei capelli dalla disperazione e io ormai ero in preda al panico, mi stava sfuggendo tutto di mano. Provai ad aggiustare la situazione: “Morgan, quello non è Brad. Lui sta qui, insieme a Kevin e sono anche buoni amici” indicando i due che salutarono Morgan. “Cerca di calmarti ora” continuai.

Pensai che ci sarebbe stato bisogno di un parere forte, autoriale, filosofico e serio, per placare questa rabbia giovane. Allora chiamai in causa: “Terrence? Dov’è Terrence?”

Un tipo orrendo con una specie di gobba, i capelli unti e l’accento italiano dalla folla mi rispose: “Non c’è testa di cazzo, e vaffanculo a romperle da un’altra parte!”

E, ripensandoci, dissi: “Ovviamente non c’è. Che stupido che sono.”

I miei pensieri furono subito interrotti da un improvviso e assordante tonfo. Qualcuno aveva sfondato con un calcio la porta d’entrata della sala. Una nebbiolina stagnava vicino l’ingresso, mentre saliva la tensione fra il pubblico. Poco dopo Daniel varcò la soglia, sollevò la mano, indicò Max seduto tra il pubblico e gridò: “Preteeeee! Ti ho trovato!”. Un certo Liam, che prima era bene in vista, decise che pur di non affrontare quel pazzo urlante si sarebbe fatto deportare ad Auschwitz. Max interdetto blaterò: “Che sia maledetto quel ruolo”, prima di darsela a gambe levate. Daniel si lanciò al suo inseguimento, dopo aver preso un coltello e una mannaia da Tobe. Un paio di giri in sala e l’inseguito e l’inseguitore sparirono fuori. Sparì anche Liam e di lui nessuno seppe più nulla!

Dopo questa ennesima parentesi, persi ogni speranza e iniziai a dare di matto: “Ora bastaaaaaa! Adesso mi avete stancato, siete una causa persa…” dissi ansimando fino all’estremo.

Un uomo elegantissimo nei movimenti e molto affascinante si fece spazio: “Ehi amico, non si può essere fedeli ad una causa persa, ma si può esserlo ad un film perduto”. Lo guardai con rispetto ed entusiasmo e gli risposi: “Grazie Andy, mi hai ridato la forza per andare avanti!”

Sublimato da quelle parole, invocai il silenzio con gentilezza: “Per favore, continuiamo!”. E il silenzio e l’attenzione tornarono a regnare. Andy mi fece l’occhiolino e io chiamai in causa il prossimo: “Prego, Al, vuol darci la sua sul cinema?”

“Il cinema è questione di centimetri. Risorgere come collettivo o crollare individualmente” recitò con aria affranta.

Un istante dopo, Robert si alzò dal suo posto e, infastidito, si diresse verso l’uscita. Allora io cercai di fermarlo dicendo: “Robert, aspetti, non se la sarà presa perché ho fatto parlare prima Al?!”.

Visibilmente innervosito, si voltò verso di me, cercando di trattenere la rabbia e rispose: “No, si figuri. Il problema è che si è fatto tardi, dovevo andare a letto presto!”. Lo guardai con tremenda ammirazione e lui mi fece un sorriso. Poi tornò con la faccia seria e disse: “Buona serata a tutti!”. Per un attimo incrociò lo sguardo di Al e andò via.

“Visto!? Tra me e Bob, niente rancori!” disse Al. Ma in quell’istante, un piccolo uomo venne fuori da sotto uno dei seggiolini con una biro in mano e gliela conficcò nel collo urlando: “Questo è da parte del signor De Niro, stronzo!” e andò via, uscendo dalla sala, mentre dall’esterno si sentiva Robert ridere per la vendetta insieme ad un altro bel giovanotto: “Sei stato perfetto, Joe!”

Passarono alcuni minuti con tutta la sala impietrita. Poi Al a fatica si rialzò e, riferito a quei due, disse: “Pensava di avermi fatto del male! Tutto quello che potete fare a me, Castro me l’ha già fatto!”. Un uomo con la barba e l’aria sorniona gli sorrise facendogli l’occhiolino. Al imbracciò un fucile e disse ancora, rivolgendosi ad un ragazzotto biondo questa volta: “Andiamo Val!” e lui (pensieroso per il cambio di bandiera rispetto ad un vecchio film) lo prese sottobraccio e l’aiutò a raggiungere l’uscita.

Cercai di riprendermi. “Va bene, proseguiamo. Mel?”

“Il cinema è una passione… oltre ogni limite. Oltre la sfera del tuono” mi rispose. Accanto a lui un altro ragazzo dal fisico imponente e un signore anzianotto dai capelli scompigliati e uno strano orologio applaudirono all’istante!

“Ok, sintetico e perfetto. Passiamo la parola a Kevin…” replicai.

“Non parlerò con nessuno. Non vale la pena parlare con voi!” controbatté Kevin.

Compresi quello che stava dicendo ma non capii perché era così nervoso. “Che le prende, Kevin?”

“Hollywood mi tratta male, non è un mondo perfetto… sono costretto a fare stupide pubblicità. Non solo me, guarda anche Vincent!” rispose indicando appunto Vincent, che se ne stava seduto per i fatti suoi e che continuò a farseli. Allora Francis, che stava lì dietro, lo tastò sulla spalla, per richiamare la sua attenzione.

Vincent sollevò il capo e si girò minaccioso verso Francis: “Ehi, mi stai toccando?! Non mi devi toccare, non te lo ripeterò più!”

Intervenne Emir: “Eh già, occhio che quello non scherza!”… a quelle parole Cary, noto per la sua eleganza si incazzò e avvelenò delle vecchiette in sala.

Mi intromisi: “Caro Padrino, ci dica la sua, sul cinema…”

“Niente da fare ragazzo, sono segreti di famiglia! E non chiedere nulla neanche a mia figlia, mio padre, a Nicolas o al mio amico ubriaco qui, il vecchio Tom!” replicò lui deciso.

“Oh, su via! Abbiamo bisogno di una sua idea, è troppo importante…” controbattei ancora.

“Ehi, non insistere, altrimenti ti sguinzaglio contro le valchirie!” disse minaccioso, facendo un cenno ad un uomo che se ne stava lì di fianco a petto nudo.

Quest’ultimo allora intervenne, rivolgendosi a me: “Amo l’odore del tuo sangue al mattino!”

Decisi di lasciar stare quel gruppetto di scalmanati: “Andiamo avanti. Credo sia arrivato il suo momento, Martin…”

Il piccoletto si alzò e disse: “Non mi bastano dieci parole, non mi è bastato un intero viaggio nel cinema per descriverlo!”

“Ma era quella la sfida registica, non si può permettere di fare ogni volta un trattato sul cinema, altrimenti usciamo fuori orario!” gli feci notare.

“Va bene, ti verrò incontro, ragazzo. Ne userò quindici, ok?”

“Prego!”, lo invitai a darci la definizione; dovevo  averne una di Martin.

“Il cinema risponde ad un’antica ricerca dell’immaginario collettivo, i film soddisfano un’esigenza spirituale, le persone devono condividere una memoria comune…” proferì.

“Grazie, Martin, una splendida definizione. Ma potrei farti notare che sono più di quindici?” replicai…

“Ehi, non contraddirmi sul cinema, sai?! Gli articoli e le preposizioni non si contano!” disse ancora lui irritato.

Ricontai a mente le parole senza articoli e preposizioni ed erano quindici. Ripensai che non si può avere la meglio su Martin, in nessun modo. Quindi lo ringraziai e lo feci riaccomodare.

Nel frattempo, mi accorsi che da qualche minuto, quattro signori più uno continuavano a bisbigliare fra loro e domandai: “Scusate, volete renderci partecipi dei vostri discorsi…?”

“Oh, mi scusi. E’ che stavamo cercando una definizione comune per tutti noi” sostenne uno dei quattro più uno.

“Perché una definizione comune?”

“Non abbiamo molto tempo da perdere, non sa quanti film dobbiamo produrre e quanti soldi dobbiamo incassare” continuò.

“Ma a me piacerebbe una per ognuno di voi…” li supplicai.

“Niente da fare. Steven è come uno squalo, prova a prenderlo se ci riesci. Peter lo abbiamo perduto nella Terra di Mezzo, di lui non rimangono altro che pochi amabili resti. George è disperato da quando ha scoperto chi è il suo vero padre e non fa altro che girare lo stesso film a ripetizione. L’unico che potrebbe aiutarti forse è Robert. Lui ha tutto il tempo che vuole, anche se ultimamente è incastrato nella computer grafica!”

“E lei, James? Potrebbe aiutarmi lei?”. Lo pregai di darmi una definizione, ma lui mi spiazzo: “Io? Credi davvero che io sia James!? Io sono solo il suo Avatar, pensavi davvero avesse il tempo di venire qui?”

Mi rassegnai e li lasciai perdere. Pensai fosse un peccato che tutto quel talento a volte venisse sprecato. “Ok, ragazzi. Proviamo a spostarci geograficamente, magari ci va meglio. Lei Kim… Che cos’è il cinema?”

Kim si voltò verso di me, mi guardò e disse: “幾句話”

A quelle “parole”, Edward reagì nervosamente, sollevandosi dal suo posto, lasciando perdere il suo rivale Michael e il regista messicano del momento con cui stava discutendo e rivolgendosi a Kim fece: “In culo ai coreani, con le vostre piramidi di frutta troppo cara, con i vostri fiori avvolti nella plastica. Siete qui da anni e non sapete ancora mettere due parole insieme”. Kim immobile, non disse una parola. Poi intervenne Spike: “Fottuti cinesi!”, rivolto verso John.

“Ehi, io non parlo solo cinese e faccio anche film in America” rispose seccato John. E in effetti aveva ragione: John ha questa doppia faccia. Cage e Travolta confermarono annuendo. Allora altri signori asiatici si irritarono: Park conficcò un’accetta in faccia a Spike e Shinya si trasformò in un carro armato e iniziò a sparare all’impazzata verso tutti. Si era decisamente perso il controllo della situazione. Iniziò una vera e propria guerra. Una squadra di calcio guidata da un regista pazzo scappò dalla sala sulle note de “La Marsigliese”… un altro regista ancor più fuori di testa guidava una brigata di soldati invincibili alla vittoria, seguiti da alcuni pazzi usciti da chissà quale manicomio… ogni cosa era Caos! Nell’attimo in cui Fernando cacciò la sua calibro 9, capii che era l’ora di interrompere quella follia e, per l’ennesima volta, gridai: “Bastaaaaaa!!!”. Tutti si fermarono.

“Adesso parla solo Takeshi, la sua parola orientale vale per tutti e niente più violenza!”

Mi meravigliai per la velocità con cui tutti si ricomposero. Poco dopo Takeshi si sollevò dal suo sediolino. Strizzo gli occhi un paio di volte, come solo lui sa fare. Poi si masticò le labbra, sorrise e disse: “Buon Natale… buon Natale mister Angelo!”. La folla rimase in silenzio, ma io ero molto soddisfatto di quella risposta. Pensai che avrei potuto invitare anche David a quella serata, ma mi accontentai della sua presenza eterea.

Takeshi Kitano

Takeshi Kitano

Diedi la parola al prossimo candidato: “Chi vuol dirci che cos’è il cinema?”

Lars per un attimo uscì dal suo stato di depressione, un attore un tempo giovane promessa del cinema americano seduto accanto a lui lo aiutò a mettersi in piedi, gli passò un microfono; Lars prese la parola: “Sofferenza. Gli artisti devono soffrire, il risultato è migliore!”

“Grazie Lars, ma sono nove parole…”

“Lo so!” rispose con aria di sfida, prima di inghiottire diversi antidepressivi e chinare il capo. Capii che era nel suo intento non rispettare le regole come dei dogmi, ma un po’ mi dispiacque per la sua esistenza depressa.

Intervenne poi Michael, che avendo visto quanto ci fossi rimasto male mi suggerì: “Non preoccuparti per lui. Non sai quante persone muoiono nella metropolitana di Los Angeles… credi che qualcuno se ne accorgerà?!”

Colin e Jamie mi si avvicinarono anche loro e cercarono di consolarmi.

Scelsi di proseguire: “Sam, cos’è per te il cinema!?”

“La faccia di Bruce dove meno te l’aspetti…” rispose…

“Manca una parola…” gli feci notare.

Lui si mise la mano sulla testa, come se non ricordasse quell’ultima parola. Poi si concentrò, si guardò un po’ intorno, verso Bruce vestito da Elvis accanto ad un altro regista ignorato dal mondo intero e, cercando di apparire sicuro, esclamò: “NIKTO!!”.

Felice per il fatto che aveva ricordato la parola senza sbagliarla, lo congedai: “Grazie, avanti il prossimo.”

Anche se con timore, interpellai John, nonostante avesse un fucile sopra le ginocchia: “Signore, emh… vuol dirci cos’è per lei il cinema?”

John mi guardò e, con viso nostalgico, disse: “Vento che soffia attraverso i canyon del mare… la grande mareggiata del sessantadue”. Soddisfatto per la risposta, preferii non chiedergli altro, anche per evitare ennesime violenze improvvise. Lui si alzò e, abbracciato a tre surfisti, si avviò verso l’uscita che parve illuminata da un magnifico tramonto.

Chiesi a Quentin di intervenire con la sua visione sul cinema…

Quest’ultimo iniziò a parlare: “I grandi artisti rubano…”

“Ok, grazie!” lo interruppi dopo le prime quatto parole, perché non volli concedere a Quentin più di quattro chances.

Lui rimase esterrefatto e si arrabbiò ancor di più quando passai la parola a Guy: “Prego, dica pure Guy… che cos’è il cinema per lei?”

“Allargamento della vita. Una azione che continuamente crea reazione” mi rispose.

“Anche lei ha usato nove parole…” gli feci notare.

“Mi sembrava giusto togliere una chance anche a me… maledetta stronza!” ribatté lui. Capii a chi si riferiva con il termine stronza!

Proseguimmo… “Facciamo parlare un italiano dei nostri tempi, che sono rari… Giuseppe!?” mi rivolsi a quest’ultimo.

“Non voglio parlare…” rispose.

“Perché mai?”

“Prima o poi arriva un tempo che parlare o stare muti è la stessa cosa. E allora è meglio stare zitti!”

“Va bene, come preferisci. Altri siciliani che vorrebbero intervenire?”

Si sentì prima un rutto e poi una scoreggia… e si vide un uomo pieno di tic sputare e imprecare in una lingua sconosciuta. Io non chiesi.

Dopo alcuni minuti di totale imbarazzo…

Intervenne un omone di colore affascinante come pochi: “Il cinema è una faccenda tra i miei nemici e Dio, io provvedo ad organizzare l’incontro!”

Rimasi, come dire, interdetto… le parole erano troppe, la risposta, beh, lasciamo perdere. Ma a quel tipo in effetti gli si poteva perdonare tutto. Anche alcune interpretazioni minori o troppo commerciali. E per tornare a quella risposta, almeno aveva citato uno dei suoi capolavori!

Decisi di dare l’opportunità di parlare a Sylvester, che se ne stava cauto sulla sua sedia: “Vuoi dire la tua, Sly?”

“No, grazie, preferisco di no” rispose educatamente lui.

“Come mai?” domandai…

“Sarebbe inutile! Nessuno mi ascolterebbe, per me è sempre così” replicò.

“Perché?” ribattei…

“È come quando qualcuno ti invita ad una festa… tu non ci vai… e nessuno se ne accorge…” mi confessò.

Mi commosse a tal punto che insistetti per avere una sua risposta: “Ma dai, coraggio, dicci la tua sul cinema!”

“E’ duro come la vita e ti mette al tappeto” disse. Potevo decisamente accontentarmi di quella risposta.

Un attimo dopo, intervenne un signore di una certa età: “Per me non è così. Il cinema non è realtà”.

“Cioè?” chiesi.

“I film cercano di prendere in giro l’osservatore, il voyeur” replicò ancora.

“Quindi qual è la sua visione, Brian?” feci nuovamente…

“La macchina da presa mente continuamente: ventiquattro volte al secondo” ribatté.

“Grazie per il suo contributo tecnico… interessante la visione sul cinema che inganna lo spettatore. A questo punto, chiamiamo in causa Christopher… che cos’è il cinema?” feci io.

Quest’ultimo mi guardò con gli occhi spalancati e disse: “Il cinema è una promessa, una svolta, un prestigio. Osserva… e ascolta attentamente!”

In quell’istante, come se Christopher lo avesse annunciato e senza capire esattamente chi fosse a proferir parola, si udì una voce rauca arrivare dall’oscurità: “Non è tanto cos’è, quanto quello che fa, che lo qualifica!”

Per un istante rimasi pietrificato, girando lo sguardo a destra e sinistra. Poi intuii e ringraziai Christian per la gentile partecipazione.

Dopo essermi ripreso, notai che un irrequieto Johnny si era alzato dal suo posto e, barcollando, si stava dirigendo verso l’uscita. Provai a fermarlo: “Ehi Johnny, aspetta. Dicci la tua prima di andartene!”

Lui si fermò e nervosamente si voltò dicendo: “Hai omesso Capitan… e comunque vado di fretta. Prenderò i miei effetti e andrò via…” poi si guardò le mani, accorgendosi di non averle, e replicò: “Oh no, non posso prenderli con le mani… non mi ha finito!” disse rivolto ad un vecchio alto ed elegantissimo… poi uscì dalla sala come un pazzo. Un oscuro giovane regista sconosciuto, esclamò dal fondo della sala, con un filo di voce: “Mi sarebbe piaciuto dirigerlo quel ragazzo, ma non ne ho avuto il tempo, la mia depressione non me l’ha concesso.”

Mi voltai verso Tim e gli chiesi il perché di tutto quello che era appena stato con quei tre personaggi. Ma mi rispose che non era colpa sua. Poi mi disse cosa rappresentavano i film per lui: “A furia di raccontare storie, un uomo diventa quelle storie”.

Non fece in tempo a finire che mi accorsi che Marlon, avendo ingurgitato cibo per tutto il tempo, era diventato talmente grande che aveva ormai occupato metà della sala. Alcuni iniziarono a gridare per la paura, altri cercarono di fermarlo.

Intervennero dei tipi vestiti in smoking e con licenza di uccidere, nell’ordine: Sean, George, Roger, Timothy, Pierce e Daniel. Non riuscirono ad arrestarlo…

Fecero irruzione tutti I Mercenari insieme, buoni e cattivi, compreso Harrison (che aveva smesso momentaneamente di braccare Rutger).

Scese addirittura Tom dal soffitto, attaccato ad un cavo, per cercare di intervenire.

Nulla da fare, Marlon era inarrestabile, continuava a crescere.

Poi le luci si spensero improvvisamente e una serie di mostri orribili e pazzi furiosi, serial killer e quant’altro venne fuori da una porta sul retro; comparvero nell’ordine: una strega, una masciara lucana, il fantasma del Louvre, una ragazzina posseduta dal demonio, una nana assassina, un pazzo armato di motosega e con una maschera di pelle umana, un fanatico assassino di Natale, l’Anticristo, il “pittore delle agonie” Buono Legnani, un tetro gestore di motel con un coccodrillo al guinzaglio, un ragazzone omicida con una maschera senza espressione, un giovane disturbato che ama succhiare il sangue, un ragazzino di nome Jason, un maniaco omicida, un travestito serial killer, due lupi mannari, l’amante di un essere demoniaco, un assassino con dei guanti dalle unghie d’acciaio e cappellaccio, il Diavolo, un folle studente di medicina, un reverendo anch’esso lupo mannaro, un serial killer anonimo, un orribile uomo trasformato in mosca, un cenobita o “suppliziante” se preferite, uno stregone Voodoo, due gemelli depravati, una bambola assassina posseduta dallo spirito di un serial killer, due contadini fanatici religiosi, un’amorevole infermiera, un cannibale, George Stark uscito da un libro, uno scrittore pazzo, un Maestro della Notte, Ed Gein, Jack lo Squartatore, Ted Bundy, un frustrato che governa i topi, un cacciatore di anoressiche, il comunista che mangiava bambini, un uomo insignificante e la famigerata Famiglia Firefly… niente! Nessun risultato.

Due tipi strambi provarono addirittura a portarlo indietro nel tempo, ma Brando non riuscì ad entrare nella DeLorean.

Poi intervenne un altro strano ometto che con mille travestimenti provò a farlo ridere e distrarlo dal cibo. Ma niente!

Altri due comici tentarono di spostarlo su un pianoforte… invano!

Ecco allora un altro tentativo disperato: tutti i migliori Dracula si riunirono per provare a succhiargli il sangue e farlo smettere di crescere. Ancora niente!

Nella confusione generale, notai Woody che correva verso l’uscita, ruzzolando tra i seggiolini (per la gioia e la soddisfazione di Matthew che intanto se la fischiettava felice di stare per morire), mentre non lontano da me, Michael pregava, consapevole che fossero i suoi ultimi istanti di vita, sussurrando: “Possa la bellezza essere davanti a me, possa la bellezza essere dietro di me, possa la bellezza essere sopra di me, possa la bellezza essere sotto di me… possa la bellezza essere tutta intorno a me…”

Un attimo dopo, mentre Terry per rifugiarsi prendeva il volo grazie ad un paio di ali meccaniche, intonando una canzone brasiliana, e Kevin gli sbraitava contro: “Sai volare testa di cazzo?!”, un’energia abbagliante invase la sala, come un lampo, e io svenni a terra.

Brando esplose.

Quando mi ripresi, ogni cosa intorno a me era distrutta. C’erano pezzi di cinema ovunque. Mi dispiacque molto per quello che era successo, soprattutto perché avrei voluto far parlare tante altre persone. Ma ormai erano tutti morti.

Dall’immobilità generale, però, uscì un uomo con una tuta e uno zaino protonico in spalla. Era Bill che esclamò: “Venimmo, vedemmo e lo inculammo!”, prima di correre fuori dalla sala.

Bill Murray

Bill Murray

Ancora stordito, mi rialzai e notai che nessun altro si era salvato dall’esplosione. L’unica cosa che si muoveva era la testa di George, nonostante fosse staccata dal resto del corpo. Finalmente ebbi la conferma che egli stesso era uno zombie. Poi un bel ragazzo alto e dall’aria malinconica gli sparò in fronte.

D’un tratto, entrò nella sala un uomo dall’aria bizzarra con un ciuffo brizzolato. Intimorito, richiusi gli occhi a fessura, per cercare di capire a distanza chi fosse. Pian piano lui si avvicinò e pensai che forse era arrivata anche la mia ora. Ma quando si accostò a tal punto da riconoscerlo, mi accorsi che era David. Quest’ultimo salì sul palco, si posizionò dinanzi a me e, in maniera molto inquietante, sollevò il suo braccio teso all’altezza del mio viso. Mi fissò per qualche secondo, poi sorrise e schioccò le dita.

Fu in quell’istante che mi svegliai e capii che era stato tutto un sogno (o un incubo, a seconda della visione insomma). Mi alzai dal letto e andai verso il bagno. Accesi la luce, mi guardai allo specchio e, curioso, chiesi a me stesso: “E per te… che cos’è il cinema?”

“Per me?” fece l’uomo allo specchio…

Io mi guardai ancora, sorrisi e continuai: “per me è tornare a letto e continuare a sognare…” e ritornai a dormire.

Fine

P.S. E’ appena arrivata una lettera di protesta per questo pezzo, perché a dirla del mittente, è noioso, prolisso, politicamente corretto, con poche parolacce e per niente succoso (essendo sprovvisto di tette e di culi). Inoltre ci fa sapere che non intende più continuare con la lettura di questo blog di merda e ci manda tutti cordialmente a fare in culo… firmandosi “E ora… qualcosa di completamente diverso”.

Mai più vostro Monty Python

Hanno partecipato (in rigoroso ordine cronologico):

  • Auguste Marie Louis Nicolas Lumière, Louis Jean Lumière
  • Thomas Alva Edison
  • Marie-Georges-Jean Méliès
  • David Llewelyn Wark Griffith (Martin Charles Scorsese)
  • Carl Theodor Dreyer
  • Robert Wiene
  • Friedrich Wilhelm Murnau
  • Victor David Sjöström (Stanley Kubrick)
  • Howard Robard Hughes Jr.
  • Joseph Frank “Buster” Keaton (Charles Spencer Chaplin)
  • Charles Spencer Chaplin
  • Greta Lovisa Gustafsson “Garbo”
  • Alan Crosland
  • John “Jack” Joseph Nicholson (Stanley Kubrick, Leonardo Wilhelm DiCaprio, Martin Charles Scorsese)
  • Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (Paolo Villaggio)
  • Alfred Joseph Hitchcock
  • Boris Karloff (Gene Wilder, Béla Ferenc Dezső Blaskó “Lugosi”, Rajmund Roman Thierry Polański)
  • Rajmund Roman Thierry Polański
  • Kenneth Wilbur Anger
  • Arnold Alois Schwarzenegger
  • (Boris Karloff, Gene Wilder) Robert Selden Duvall (Lino Banfi, Shirley Jane Temple Black)
  • Dario Argento (David Paul Cronenberg, Leonidas “Lon” Frank Chaney, Peter Frederick Weller, Paul Verhoeven)
  • Humphrey DeForest Bogart (Errol Leslie Flynn, Douglas Fairbanks)
  • Francesco “Frank” Rosario Capra
  • Friedrich “Fritz” Christian Anton Lang
  • Julius Henry “Groucho” Marx (Leonard “Chico” Marx, Adolph Arthur “Harpo” Marx)
  • Samuel “Billy” Wilder (Marilyn Monroe)
  • Edward Davis Wood Jr.
  • Wesley “Wes” Earl Craven
  • James Byron Dean
  • Marlon Brando Jr., George Orson Welles, James Joseph Gandolfini
  • Ugo Tognazzi, Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni
  • Elia Kazan
  • Raymond Nicholas Kienzle “Ray”
  • John Martin Feeney “Ford”
  • Laurence Kerr Olivier (John Wayne)
  • Howard Winchester Hawks
  • King Wallis Vidor
  • John “Jack” Uhler Lemmon III, Walter John Matthau
  • Robert Wise
  • Federico Fellini (Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni, Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis “Totò”, Vittorio Domenico Stanislao Gaetano Sorano De Sica)
  • Luis Buñuel Portolés (Jean-Luc Godard, John Stephen Goodman, Jeffrey “Jeff” Leon Bridges)
  • Jacques Tatischeff “Tati”
  • Akira Kurosawa (Nagisa Ōshima)
  • Ernst Ingmar Bergman
  • James Maitland Stewart
  • Charlton Heston
  • Cary Grant
  • William Oliver Stone
  • Terence Steve McQueen
  • Philip André “Mickey” Rourke Jr., Dennis Lee Hopper
  • Dustin Lee Hoffman
  • Charles Robert Redford Jr.
  • Mario Monicelli
  • Vittorio Gassman
  • Alberto Sordi (Ettore Scola, Saturnino “Nino” Manfredi)
  • Dino Risi (Vittorio Gassman)
  • Woody Allen
  • Clinton “Clint” Eastwood Jr. (Bradley Charles Cooper, Tommy Lee Jones, Sergio Leone, Donald “Don” Siegel, Carlo Gregorio Verdone, Ennio Morricone)
  • Charles Dennis Buchinsky “Bronson” (Lee Marvin, David Samuel “Sam” Peckinpah)
  • Meryl Louise Streep (Sophia Loren)
  • (Charles Spencer Chaplin) Robert John Downey Jr. (Robert Bernard Altman)
  • Paul Leonard Newman (Elizabeth Rosemond Taylor)
  • Robert Charles Durman Mitchum (Charles Laughton)
  • Philip St. John Basil Rathbone (William Nigel Ernle Bruce)
  • Eldred Gregory Peck, Audrey Kathleen Hepburn
  • Mel Brooks
  • Michael Powell (Emeric Pressburger)
  • Werner Herzog (Klaus Günter Karl Nakszynski “Kinski”)
  • Béla Tarr (Andrzej Żuławski)
  • Luigi Di Gianni
  • James Francis Cagney Jr. (William Friedkin, Eugene “Gene” Allen Hackman, Philip Anthony Hopkins, Heath Andrew Ledger)
  • Charles Albert “Tod” Browning Jr.
  • Roger William Corman (Vincent Leonard Price , Christopher Frank Carandini Lee, Peter Lorre)
  • John Howard Carpenter (Robert “Rob” Bartleh Cummings “Zombie”)
  • John David Landis
  • John Adam Belushi, Daniel Edward “Dan” Aykroyd
  • Stanley Kubrick
  • James “Jim” R. Jarmusch
  • Joseph Losey
  • Paolo Villaggio
  • Christopher “Chris” Shannon Penn, Sean Justin Penn, Arthur Penn, Kirk Douglas, Michael Kirk Douglas, Ridley Scott, Anthony “Tony” David Scott, Michael J. Anderson, Brad Anderson, Wesley “Wes” Mortimer Wales Anderson, Paul Thomas Anderson (Philip Seymour Hoffman), River Jude Phoenix, Joaquin Rafael Phoenix, Martin Sheen, Emilio Estévez, Charlie Sheen, Christopher Frank Carandini Lee, Bruce Jun Fan Lee, Brandon Bruce Lee, Shelton Jackson “Spike” Lee, Alexander “Alec” Rae Baldwin III, Daniel Leroy Baldwin, William Joseph Baldwin, Stephen Andrew Baldwin
  • Joel David Coen, Ethan Jesse Coen (George Timothy Clooney)
  • Richard Farnsworth
  • Morgan Freeman (Charles Robert Redford Jr., David Andrew Leo Fincher, William Bradley “Brad” Pitt, Kevin Spacey Fowler)
  • Terrence Frederick Malick (Abel Ferrara)
  • Daniel Michael Blake Day-Lewis (Carl Adolf “Max” Von Sydow, Liam John Neeson, Tobe Hooper)
  • Andrés “Andy” Arturo Garcia Menéndez
  • Alfredo “Al” James Pacino (Robert De Niro Jr., Joseph “Joe” Francesco DeLores Eliot Pesci, Raymond Allen “Ray” Liotta)
  • Alfredo “Al” James Pacino (Brian Russell De Palma, Val Edward Kilmer)
  • Mel Colm-Cille Gerard Gibson (Edward Thomas “Tom” Hardy, George Miller)
  • Kevin Michael Costner (Vincent Vito Gallo, Francis Ford Coppola, Nemanja Emir Kusturica, Cary Grant)
  • Francis Ford Coppola (Sofia Carmina Coppola, Carmine Coppola, Nicolas Kim Coppola “Cage”, Tom Alan Waits, Robert Selden Duvall)
  • Martin Charles Scorsese
  • James Francis Cameron (Steven Allan Spielberg, Peter Robert Jackson, George Walton Lucas Jr., Robert Lee Zemeckis)
  • Kim Ki-Duk (Edward Harrison Norton, Michael John Douglas “Keaton”, Alejandro González Iñárritu, Shelton Jackson “Spike” Lee, John Woo, Nicolas Kim Coppola “Cage”, John Joseph Travolta, Park Chan-Wook, Shinya Tsukamoto, John Marcellus Huston, Samuel Fuller, Fernando Di Leo)
  • Takeshi Kitano (David Robert Jones “Bowie”)
  • Lars Von Trier (Christian Michael Leonard Slater)
  • Michael Kenneth Mann
  • Colin James Farrell, Jamie Foxx
  • Samuel “Sam” Marshall Raimi (Bruce Lorne Campbell, Don Coscarelli Jr.)
  • John Frederick Milius (Jan-Michael Vincent, William Theodore Katt, William Gareth “Gary” Jacob Busey Sr.)
  • Quentin Jerome Tarantino
  • Guy Stuart Ritchie
  • Giuseppe Tornatore
  • Daniele Ciprì, Franco Maresco (Pietro Giordano)
  • Denzel Hayes Washington Jr.
  • Sylvester Gardenzio Stallone
  • Brian Russell De Palma
  • Christopher Jonathan James Nolan (Christian Charles Philip Bale)
  • John “Johnny” Christopher Depp II (Vincent Leonard Price , Michael Reeves)
  • Timothy “Tim” Walter Burton
  • Thomas Sean Connery, George Robert Lazenby, Roger George Moore, Timothy Peter Dalton, Pierce Brendan Brosnan, Daniel Wroughton Craig
  • Sylvester Gardenzio Stallone, Jason Michael Statham, Philip André “Mickey” Rourke Jr., Walter Bruce Willis, Arnold Alois Schwarzenegger, Hans “Dolph” Lundgren, Jet Li, Eric Roberts, Randy Couture, Terry Alan Crews, Jean-Claude Van Damme, Carlos Ray “Chuck” Norris, Liam Hemsworth, Mel Colm-Cille Gerard Gibson, José Antonio Domínguez Banderas, Harrison Ford (Rutger Oelsen Hauer), Wesley Trent Snipes, Robert John Davi, Allen Kelsey Grammer
  • Thomas “Tom” Cruise Mapother IV
  • Barbara Steele, Daliah Lavi, Isaac Alvarez, Linda Denise Blair, Adelina Poerio, Gunnar Milton Hansen, Keir Dullea, Harvey Spencer Stephens, Tonino Corazzari, Neville Brand, Tony Moran, John Amplas, Ari Lehman, Joe Spinell, Michael Caine, David Walsh Naughton, Daniel Patrick Macnee, Isabelle Yasmina Adjani, Robert Barton Englund, Terence Henry Stamp, Jeffrey Alan Combs, Everett McGill, Michael Rooker, Jeffrey “Jeff” Lynn Goldblum, Doug Bradley, Zakes Makgona Mokae, Jeremy John Irons & Jeremy John Irons, Bradford Claude “Brad” Dourif, Rodney “Rod” Stephen Steiger, Yvonne De Carlo, Kathleen Doyle “Kathy” Bates, Philip Anthony Hopkins, Timothy Hutton, Jürgen Prochnow, Thomas Ian Griffith, Steve Railsback, Ian Holm Cuthbert, Michael Reilly Burke, Crispin Hellion Glover, Vitaliano Trevisan, Malcolm McDowell, William Hall Macy, William “Bill” Moseley, Sid Haig, Sheri Moon Zombie
  • Michael J. Fox, Christopher Allen Lloyd
  • Richard Henry “Peter” Sellers
  • Stan Laurel, Oliver Norvell “Babe” Hardy
  • Friedrich Gustav Max Schreck, Béla Ferenc Dezső Blaskó “Lugosi”, Christopher Frank Carandini Lee, Ferdy Mayne, Frank A. Langella , Klaus Günter Karl Nakszynski “Kinski”, Edmund Anthony Cutlar Purdom, Gary Leonard Oldman
  • Woodrow “Woody” Tracy Harrelson (Matthew David McConaughey), Michael Cimino
  • Terrence “Terry” Vance Gilliam (Kevin Norwood Bacon)
  • William “Bill” James Murray
  • George Andrew Romero (Rupert James Hector Everett)
  • David Keith Lynch
  • Graham Arthur Chapman, John Marwood Cleese, Terrence “Terry” Vance Gilliam, Eric Idle, Terence “Terry” Graham Parry Jones, Michael Edward Palin

 

(Con la collaborazione straordinaria di Valerio Monacò, venutomi in soccorso nel sogno – come Freddy Krueger – su personaggi dimenticati e sviste imperdonabili! La lettera conclusiva a firma Monty Python è opera sua e io me ne dissocio, come per quasi tutto il resto!)

Angelo Locatelli

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Che Cos’è Il Cinema