Carnera. Un nome nuovo. In circolo da poco tempo. Ma che ha già saputo destare l’attenzione di molti. Perché? Perché questo progetto, grazie ad una robusta e genuina dose di industrial vecchia maniera, manipolazioni postmoderne e afflati di Futurismo, è riuscito a parlare ai cuori. Direttamente dal loro rifugio nel cuore dell’Emilia-Romagna, i Carnera si raccontano con la voce di Giovanni Leo Leonardi.

Giovanni Rossi – Chi è Carnera?
Giovanni Leo Leonardi – Carnera è un progetto multidisciplinare fondato da me e dall’artista visuale Simone Poletti (Dinamo Innesco Rivoluzione) nella fresca e piovosa estate del 2014. Nasce come side project di Siegfried, una band post punk sassolese nella quale milito tutt’ora come frontman. Cercavamo nuove forme di espressione e linguaggi più radicali rispetto alla forma canzone utilizzata fino ad ora, nonostante la nostra breve storia siamo giunti alla pubblicazione del primo full-lenght, inizialmente in formato digitale e successivamente in formato CD per Old Europa Cafe. Siamo molto soddisfatti di come è stato accolto il nostro debutto, “Strategia della Tensione”, ha ricevuto feedback molto positivi un po’ ovunque, rinnovando il nostro entusiasmo e spronandoci a fare ancora meglio. Attualmente Carnera si potrebbe definire come un vero e proprio collettivo artistico militante, al quale si sono aggiunti il sound designer Yvan Battaglia e Monica Gasparotto, che si occupa delle visuals in sede live. Sempre dal vivo ci avvaliamo degli ottimi Fabrizio Forghieri alla chitarra elettrica e Yari Ugolini alle percussioni.

G.R. – Perché Carnera?
G.L.L. – Primo Carnera è un soggetto ricorrente nell’opera di Simone, una sorta di archetipo di come intendiamo l’italiano degno di rispetto: forte, tenace, combattivo, ma anche profondamente umano e sensibile. La sua epopea ha dell’incredibile, nato in provincia, a Sequals, di umilissime origini, si unisce ad un circo dove grazie alla sua stazza portentosa interpreta il ruolo dell’uomo forzuto, notato da un ex campione di pugilato, intraprende una carriera impressionante negli Stati Uniti, fino alla conquista della corona dei Pesi Massimi nel 1933. Com’è noto, il regime fascista ne fece uno strumento di propaganda formidabile, salvo poi abbandonarlo nel momento del declino sportivo. Al suo rientro in Patria non conobbe onori e gloria, piuttosto rischiò il plotone di esecuzione della Resistenza. Oggi sembra talmente anacronistico citare un italiano come esempio di forza e coraggio, che abbiamo voluto farne il nostro simbolo. E’ ancora possibile essere allo stesso tempo italiani e fieri? Liberi dal gioco meschino di burattini e burattinai? Ecco, Carnera è la nostra risposta.

G.R. – Cos’è la bellezza?
G.L.L. – La bellezza è una promessa di felicità. I classici la individuavano nel gesto dell’eroe, che investito della benevolenza degli dei, si trovava a compiere imprese degne di un Dio. Mi viene in mente il discobolo di Mirone, citato anche nella controversa “Olimpia” di Leni Riefenstahl, freddo, concentrato, quasi distaccato nella torsione prima del lancio, immagine perfetta di un Apollo terreno. Al contrario Nietzsche esalta la componente dionisiaca della bellezza, paventando un possibile ritorno allo splendore del mondo greco, e tratteggiandone una nuova forma nella drammatica opera di Wagner. Comunque la bellezza è legata strettamente alla forza, pensa ai Poemi Omerici, pensa a Paride che scatena una guerra per rapire Elena, la più bella tra le mortali. Afrodite gli offre la sua promessa di felicità in cambio del suo sangue. Questa la Bellezza nell’età dell’oro dell’Occidente, difficile reperirne anche solo una copia sbiadita al termine del Kali Yuga.

G.R. – Perché questa forma musicale?
G.L.L. – Marinetti diceva che un’opera che non ha un carattere aggressivo, non è degna di definirsi tale. Io penso che sia naturale che anche il più sfrenato dei combattenti senta il bisogno di placarsi ed assecondare la sua natura romantica. Il filone post industriale, quello che si intende come discendente diretto dei pionieri Throbbing Gristle, Monte Cazazza e Cabaret Voltaire, offre uno spettro di soluzioni assolutamente ampio, si va dall’assalto al rumore bianco dei Whitehouse alle manipolazioni alchemiche dei Coil, dal minimalismo dei Clock DVA al furore iconoclasta dei primi Einstürzende Neubauten. Non ci sono troppe regole o coordinate da seguire, è questo che mi piace. Non mi sono mai considerato un purista e disprezzo le soluzioni di maniera, non sono nemmeno certo di come si potrebbe evolvere la nostra ricerca in futuro, vorrei semplicemente dare forma alle idee mie e dei miei soci, e possibilmente continuare a crescere al loro fianco.

G.R. – Cos’è il Futurismo oggi?
G.L.L. – A mio modo di vedere il Futurismo non rappresenta semplicemente un movimento d’avanguardia cristallizzato nel secolo breve, bensì un’idea, una forma mentis che accomuna tutti gli spiriti inquieti, una tensione travolgente ed incendiaria che trascende ogni controllo. Futurismo significa non limitare il proprio campo d’azione, non accettare i diktat morali e culturali della dittatura del pensiero unico, dello zeitgeist dominante.

G.R. – Cos’è la strategia della tensione?
G.L.L. – Il nostro Paese ne ha conosciute diverse: operazioni politiche messe in atto dal potere per indirizzare la storia e le sorti della collettività; colpi di Stato; delitti; stragi; ed ogni sorta di macchinazione volta a suscitare nelle masse sentimenti di terrore e insicurezza, liberando il campo da ogni possibile opposizione alle successive prese di posizione, riforme e leggi speciali, quasi sempre tese a limitare la libertà individuale. Al contrario, la nostra idea di Strategia della Tensione si riferisce alla liberazione dell’individuo dal giogo del conformismo, della cultura e controcultura imposta. Quindi, fedeli al nostro sentimento abbiamo voluto divulgare in rete il nostro album alle 10:25 del 2 agosto, nell’anniversario della bomba alla Stazione di Bologna, episodio culmine della Strategia della Tensione in Italia.

Giovanni Rossi

Carnera - Strategia Della Tensione (2015)

Carnera – Strategia Della Tensione (2015)