Un giorno di nebbia come tanti altri ce ne sono e tanti ne verranno, passeggiavo per Avigliano fischiettando, sul volto il sorriso meditativo a mezze labbra di chi non s’aspetta niente dalla vita e dal futuro imminente. Ero nel cammino. Arrivato in piazza intravidi un qualcosa che destò la mia curiosità, mi avvicinai. C’era un uomo (portava una casacca di Lodambiente) che si presentò quale volontario di nome Macumbo; raccoglieva firme per un progetto. Brevemente e con le tecniche di marpionamento che contraddistinguono questi giovani pieni di volontà, mi presentò la sua teoria sulla proliferazione dell’uomo. La lingua della gutturalità è difficilmente trasducibile sulla rozza pagina essendo puro linguaggio, perciò riporto il monologo di propaganda in lingua italiana, velata da sfumature di Africa che sinteticamente ripropongo come verbi usati sempre all’infinito.

Accarezzandomi la pancia i suoi occhi strabuzzavano e già immaginavano il pasto luculliano, e già enumeravano la quantità di fettine che avrebbe ricavato dalle mie carni. Io ero ingenuo; se non fosse che nell’altra mano teneva un machete, non avrei minimamente presagito alcun pericolo. Quel dettaglio inusuale mi colpì, mi percorse un vago brivido.

Inizialmente pensai che fosse un amante di Thomas Harris, ma poi i suoi discorsi profondamente coscienziosi mi illuminarono. Macumbo era un ecologista puro, ma era un ecologista così puro, da esser giunto alla conclusione che nessun essere valeva la pena di uccidere e sgozzare, di follemente eradicare, se non il più terribile degli esseri, colui che più aveva fatto soffrire la “Madre Terra degli Spiriti e dei Soffi Vitali”, ovvero l’uomo. Thomas Robert Malthus teorizzò nell’1798 che la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica più velocemente della disponibilità di alimenti che cresce invece in progressione aritmetica. Di lì come forme di controllo sarebbero ipotizzabili catastrofi di vario spessore, pandemie, guerre globali, o come quel vecchio pastore protestante, il controllo delle nascite; l’idea di Macumbo era quella di far coincidere la crescita dell’uomo con la crescita delle risorse edibili, giacché anche queste ultime nel suo modello si configurano con l’uomo. Oggi viviamo l’epoca del grande benessere, siamo gli incontrastati dominatori di ogni soggetto in grado di respirare, eppure poniamo la nostra vita al di sotto di un qualsivoglia animale domestico. Pervasi dal nostro benessere ragioniamo per sottrazione; siamo la società dei diritti altrui e a meno che un giorno non scegliessimo di farci divorare dal Fuffy di turno, esiste un’unica alternativa: il cannibalismo.

Il buon vecchio Malthus non aveva pensato a questa possibilità, relegata nei pensieri tribali risalenti ad altre epoche, rinchiusa negli oscuri meandri delle nostre menti, giammai rischiarata da nuove sfumature, come quel giorno avvenne.

“Io essere buono. Io uccidere solo chi meritare di morire. Uomo più terribile di bestie. Bestie buone, amorevoli, amiche nostre. Leone non sceglie di essere leone, non ha coscienza e per questo è da proteggere seppur mangiare occasionalmente guide turistiche ed istruttori di zoosafari. Per questo portare avanti idea che uomo essere meritevole di partecipare a banchetto, non come ospite, ma come pasto.”

La vita di un organismo è pur sempre una vita lodevole e degna di rispetto, tranne quella dell’uomo. Mi raccontò poi della nascita della corrente ultravegana di Lodambiente. Questi amabili signori dalle barbe lunghe e dalla passione smisurata per la natura e la catalogazione delle farfalle nei boschi, sono ex vegetariani, ex vegani, ex fruttivori, ex fruttacadutisti, in maniera crescente in cui la loro consapevolezza nei confronti del creato cresceva e imparavano che gli animali erano il bene supremo e che la loro tortura risultava “disumana”; imparavano che le piante hanno anch’esse nervature e sono organismi degni di rispetto, a noi superiori poiché si procacciano il cibo dal sole, e quindi degne di essere venerate; impararono che i frutti sono complessi sistemi di riserva che servono a nutrire il seme quando cade, per germogliare e crescere nelle sue prime fasi, e così diventarono cannibali. Con tutte queste consapevolezze capirono che anche le piante soffrono e sentono i colpi di forchetta e hanno iniziato a pensare alla coltivazione come una cosa crudele, così hanno iniziato a sgozzare bambini pasciuti, per non far scoprire loro le nefandezze del mondo, e a berne il sangue per rinvigorirsi. Chiamano il loro progetto “Ritorno alla vita tribale per la virtù collettiva e la dispersione nel tutto cosmico”.

Iniziavo ad essere inquieto. La storia di questi depravati esseri new age, colmi di sostanze psicotrope e credenze orientaleggianti, mi inquietava più concettualmente che per le atrocità che quei figli dei fiori con la barba nel cervello e gli occhialini tondi usavano per propagarsi nel Nulla cosmico o Universo o Dio (a seconda delle credenze del lettore). Macumbo si accorse che evidentemente ero perso nei miei pensieri; mi sentivo la nebbia nel cranio, avanzare in concetti fluidi, così ne approfittò per iniziare a passare la punta del coltello sul mio ventre flaccido, programmandone le incisioni. Avvertii un freddo solletichìo sul ventre, che veniva inciso nello strato più superficiale. A livello microscopico uno strato infinitesimo di epidermide stava già spandendosi in fiocchi di neve cheratinizzati, quando mi accorsi che uno sciamano ricco di piume era apparso dietro di lui, e aveva appiccato un fuoco con il tavolino per le firme e ci ballava intorno spargendo nell’aria effluvi simili all’incenso dalla punta del suo bastone al grido di: “Alalalalallalalalalla è pronto il pranzo alallalalallalala è pronto il pranzo!” (traduzione dalla lingua enindhilyagwa). Il cielo si oscurò improvvisamente e Avigliano sparì… venne la tenebra.

Così ringraziai Macumbo e feci un offerta per il suo mirabile progetto.

Giacomo Grignetti

Cannibal, Un Nuovo Orizzonte Per L'Ecologia

Spiraling Black Hole in the Sky