Di Don Coscarelli

Scritto da: DON COSCARELLI
Musiche di: BRIAN TYLER
Montaggio di: DONALD MILNE, SCOTT J. GILL
Fotografia di: ADAM JANEIRO
con:
BRUCE CAMPBELL
OSSIE DAVIS
BOB IVY
ELLA JOYCE
HEIDI MARNHOUT
LARRY PENNELL
DANIEL ROEBUCK
DANIEL SCHWEIGER
REGGIE BANNISTER
EDITH JEFFERSON
CHUCK WILLIAMS
TIMOTHY E. GOODWIN
GIGI FAST ELK PORTER
NADIA ANGELINI
HARRISON YOUNG
SOLANGE MORAND
ANDRE’ SOGLIUZZO
Produzione: DON COSCARELLI, DAC COSCARELLI, JASON R. SAVAGE
Durata: 92’      Anno: 2002
Titolo Originale: BUBBA HO-TEP (Monacò)

Questa recensione è stata realizzata esclusivamente a scopo di intrattenimento. Le opinioni e i pareri ivi contenuti (nonché il linguaggio estremamente scurrile non adatto ad un pubblico civile e sensibile) hanno carattere soggettivo e non necessariamente rappresentano le opinioni e i pareri di Atmosphereblog.com e dei suoi collaboratori.

 

BUBBA HO-TEP

Ho-Tep (Ho͝-Tep’) n.1. Parente o discendente della 17a Dinastia Egizia, 3100-1550 a.C. – n.2. Cognome di famiglia di un faraone egiziano (RE).

Bubba (Bub’uh) n.1. Maschio proveniente dal Sud – n.2. Buon vecchio ragazzo – n.3. Povero, razza bianca, residente abituale nei parchi.

Simbologie esoteriche precristiane in Grecia e Medio Oriente… iscrizioni Maya, glifi ieratici dell’antico Egitto, testi ebraici e leggende talmudiche, tradizioni babilonesi e caldaiche…

No. Mi sto sul serio rincoglionendo. La mia – legalmente perseguibile a questo punto – selettività, mi ha portato a battere questi tasti sul portatile (la B è saltata e l’ho sostituita con ^ì, la A e la S si sono cancellate ma a memoria le trovo…) che vi proveranno a raccontare la storia di un film da me – e qui è ufficiale che il dessert l’ho ormai superato da un pezzo – considerato uno dei più grandi della storia del cinema. Questo film di cui (bontà vostra) vi apprestate a leggere non ha vinto nessun Oscar o qualche altro premio da Festival trituracoglioni, poco ma sicuro! Non succederà neanche se dovesse essere riscoperto dal Quentin Tarantino di turno. Neanche tra mille milioni di anni. Anzi ho il sospetto che non vincerà proprio un cazzo di niente. E, prima che qualche ardimentoso/a che ha tempo da perdere trovi il coraggio di immergersi in questa roba poco adatta… come dice l’avviso di cui sopra, è bene che sappia di stare sprecando il suo tempo per quella che non passerà di certo alla storia come la migliore recensione della mia vita. Io vi ho avvisato. Anzi, ora che ci penso, perché l’ho scritta? Tutto è partito mi pare dal mio cervello andato a farsi fottere a causa della notizia della coraggiosa pubblicazione, da parte di una Casa Editrice famosa (e qui sta la cosa grave), di un libro/raccolta di pensieri e frasi (inventate di sana pianta ovviamente) buoniste e politicamente corrette scritte da un coglione demente ed estrapolate (dice lui) dai dialoghi con le sue figlie geniali e dal rapporto con la moglie rivale/innamoratissima e prese, pensate un po’, da Facebook. Siamo dalle parti di Fabio Volo e Federico Moccia. Devo aggiungere altro? Ad una così triste realtà la mia mente è crollata, ho avuto un rigurgito e ho pensato a “Bubba Ho-Tep”. Volevo il meglio. Oppure: crisi creativa forse o il proverbiale blocco dello scrittore; indigestione da fumetti magari; andropausa; depressione; paura; tedio (sarebbe la noia); scorte di cibo finite; mal di testa; la mia donna irreperibile; pensieri seducenti sul suicidio; nessuna voglia di immergermi nel verde ascoltando il suono della natura; troppi articoli da correggere; niente dvd o libri o CD da comprare; presagi di morte imminente; delirium trements da astemio. … … … Comunque… visto che oramai qui ci siete venuti ed è gratis (e soprattutto non ci sono pubblicità del cazzo che compaiono in ogni dove col rischio di farvi diventare epilettici per schivarle), eccovi, come si usa fare, uno straccio di trama cacata da un racconto di quel pazzo di Nacogdoches fissato con l’horror, il noir, il Texas Orientale e le arti marziali che risponde al nome di Joe R. Lansdale, un Eroe: Il Re del rock ‘n roll, una Leggenda americana un… ehi, se non sapete di chi sto parlando dimettetevi dalla vita! Ricomincio per facilitarvi la lettura: Elvis Presley non è morto. Sì, avete letto giusto. Elvis è vivo dicevo, ma è un vecchio rincoglionito con un infezione sull’uccello in un ospizio in Texas – l’infezione porta il nome della sua ex moglie Priscilla (l’unica donna che abbia mai amato, le altre donne… erano solo donne) –. Il suo sogno è che l’uccello in questione gli si rizzi di nuovo e che la sua cappella canti l’Alleluia. Tutti lì (o quasi), in quel buco putrido di casa di riposo e cataratte e catarro e muco e ischemie e cirrosi e polmoni d’acciaio e diabete e cancro, lo credono un sosia di Elvis che si chiama Sebastian Haff. Sebastian o Elvis o comunque vogliate chiamarlo passa le giornate a rimuginare sul suo glorioso passato e ad aspettare che l’infermiera color cioccolato con le tettone prese in prestito da Rita Hayworth gli lucidi i “Paesi Bassi”; e quella stronza lo fa senza nessun calore e nessuna emozione. Ma chissenefrega dice lui, basta che il coso di sotto, dopo aver lasciato da tempo soli gli orfanelli, stia un po’ sul chi va là, giusto qualche secondo, che abbia un piccolo sussultino come un piccione con un attacco di cuore. Ecco le sue giornate. Utile come un abatjour. Vispo come un candelabro. Elvis e i suoi risvegli al sapor di piscio e merda. Elvis e le sue nottate a provare a girarsi nel letto evitando di creare dipinti su lenzuolo color giallo scuro e marrone. Come se non bastasse il suo compagno di stanza, Bull, tira le cuoia tossendo come un tubercolotico dalle cui viscere sta risalendo un gruppo di scarafaggi vestiti da boy scout. Quando Bull rende l’anima a Dio dà l’idea che nella sua vecchia gola si sia organizzato un addio al celibato. Ad ogni modo Elvis ora è solo. Gli rimangono le foto di Bull da giovane ed una Medaglia al Valore del suo amico che il Re custodirà con onore, da buon americano conservatore e patriottico. Si guarda allo specchio, e il suo orgoglio e la sua dignità subiscono uno scossone. Nulla di più non allarmatevi, si sta parlando pur sempre di un vecchio che quasi non riesce a pulirsi il culo da solo. Mr. Presley osserva il suo riflesso, la musica non gli appartiene più e neanche lui si appartiene più e quello che vede in realtà gli fa schifo: un grassone dal volto gonfio e ammaccato e con rughe così profonde da nasconderci tutte le lettere delle sue ammiratrici e anche le mutandine e i reggiseni che gli lanciavano appresso. E forse anche qualche dinosauro e un paio di ninja. Era il Re del rock, ora è il Re delle cose di ieri, un armadio senile dove le tèrmiti hanno banchettato troppe volte, malinconico e bavoso con una escrescenza sul pisello grossa come il pugno di Sonny Liston (e con tanto di quel pus da poterci riempire tutte le bocche delle mogli dei politici) in uno sperduto deposito finale a Mud Creek, Texas. E il tempo continua a scorrere liscio e piatto come una lapide trascinata da un becchino. Elvis o Sebastian rancoroso e arrapato pensava sarebbe stato così fino al giorno in cui gli intestini della vita avrebbero deciso di evacuarlo (un giorno moooolto vicino)… ma andrà diversamente. Dio ha in serbo per lui una di quelle missioni talmente difficili e cazzute… l’ultima delle missioni, la più importante; così da potersi riscattare e congedare con dignità per riunirsi all’amata madre, al padre, al Colonnello e allo Spirito Santo. Amen. Amen Ho-Tep! No, non è una preghiera in una qualche forma dialettale, ma il nome di un altro Re, vomitato direttamente dall’antico Egitto, che ritorna dalla morte sottoforma di mummia vestita da cowboy e che Elvis deve combattere. La missione è questa e io vi avevo avvertiti prima di iniziare quindi non rompetemi le palle su quanto sia assurda. Cazzi vostri. E qui il problema è di ordine misterioso, sarà stata colpa degli alieni. Adesso voi vi chiederete inoltre cosa cazzo c’entra una mummia in Texas e soprattutto cosa gliene frega ad Elvis. C’entra c’entra e gliene frega! Specie se la mummia cowboy in questione, risvegliata dal lungo sonno maledetto dallo zelante Faraone di turno quella notte, ora si aggira tra i puzzolenti corridoi della casa di riposo a Mud Creek, Texas, e si nutre tirando via le deboli anime dei degenti succhiandole dal più sacro e riservato dei loro orifizi: il culo. Anime che poi diventeranno decorazioni da carta igienica: dopo “Anche Gli Uccelli Uccidono” di Robert Altman ecco “Anche Le Mummie Cacano” di Don Coscarelli. Qui l’ho fatta troppo intellettuale! Ah, ho tralasciato un piccolo particolare: Elvis si farà aiutare da un vecchio negro malfermo e toccato di nome Jack che si crede il Presidente John Fitzgerald Kennedy scampato all’attentato di Dallas, “colorato” e rinchiuso nello ospizio di Mud Creek, Texas per via della Sicurezza Nazionale e cose così. Un Repubblicano e un Democratico che fanno la pace e uniscono i rimasugli di quei corpi e delle loro menti alterate e morenti per mettere in scena il loro ultimo show combattendo la mummia sfondaculi cowboy assassina. FINE. Come dite? Oh, pianino con le offese. Bah, può essere… però ho abbondato con le parolacce. Ok dai: ci metto niente a metterci tutto quello che mi viene in mente. Ora faccio il critico cinematografico, quello vero, quello che sta sui coglioni a chiunque. Me compreso. Bruce Campbell ai massimi storici è un Elvis Presley (o Sebastian Haff) perfetto in un esercizio degno di Marlon Brando, Daniel Day-Lewis o Jeff Bridges. Sono serio giuro! Ossie Davis è un JFK direi “unico” sigh! (quest’opera d’arte – così va chiamata – è da gustarsi assolutamente in lingua originale, perché l’orrendo e “pulito/civile” lavoro di doppiaggio italiano sarà stato curato dal solito borghese radical chic raccomandato del mio cazzo). Il personaggio di Kemosabe (Larry Pennell) riprende il protagonista della serie “Il Cavaliere Solitario” (1949-57), le scritte in egizio nel cesso immagino siano una citazione (o perlomeno a me piace pensarla così, ma la vedo difficile) del sublime “L’Inquilino Del Terzo Piano” di Roman Polanski. Le musiche di Brian Tyler sono… ci risiamo, non mi viene in mente niente. Ah ecco. Le musiche di Brian Tyler trattengono la malinconia delle anime al tramonto, la proteggono, e quei vecchietti un po’ pazzi ne vengono cullati, fino a sbrodolarsi. Ne viene rispettata ogni nota, se suonata quando scatarrano, lo scatarro avviene sotto voce. Se però cercate anche pezzi originali di Elvis siete fuori strada, gli elevati costi dei diritti d’autore erano incompatibili col basso budget del film (un milione di dollari circa, racimolati chissà come!); Don Coscarelli non è Martin Scorsese, anche se la regia ne è degna. Anzi forse è degna più dei fratelli Coen e delle loro proverbiali carrellate, così come la fotografia di Adam Janeiro è… INTERVALLO. Questa storia è come la vita, non vuol dire niente. La Terra gira intorno al Sole, come un grosso stronzo nello scarico del cesso.

SECONDO TEMPO: non ricordo dov’ero rimasto. Mah, riprendo così: Elvis, che un tempo lontano lontano lontano era stato appassionato lettore di storie antiche ed esoteriche (le “Opere Complete” di Howard Phillips Lovecraft e “Il Libro Egiziano dei Morti” o almeno così dice Lansdale) e JFK, dopo aver bevuto caffè e mangiato salamini di cioccolata Ding Dong (aah maledetti invertiti maliziosi, chissà cosa avete capito!), armati di deambulante e sedia a rotelle e non solo… vanno incontro alla loro ultima avventura. E’ la sfida decisiva signori, e col cazzo che ve la racconto! Scopritelo da soli cosa si nasconde alla fine del viaggio di quella sottospecie di Tutankhamon a cui piace la merda. Lo scontro nella notte di Mud Creek, Texas sarà epico. Leggendario. Faraonico. Crepuscolare. Anticonvenzionale. Biblico. Però ci ho pensato, sapete cosa faccio? Ve lo racconto! Ecco lo spoiler: il Presidente muore (per la gioia di Lee Harvey Oswald) scontrandosi con la mummia; il compito di salvare tante deboli esistenze ora spetta al solo Elvis e alla preziosa “formula magica” che dovrà recitare e che, merda, non è nemmeno in rima! Fanculo la formula, anche un enorme fottuto scarafaggio deve sapere che mai e poi mai può fottere il Re. Elvis ricaccia col fuoco il suo nemico oscuro in culo all’Egitto. Ma ne è uscito terribilmente ferito. E’ però riuscito a difendere quel buco puzzolente e decrepito ricco di drammi personali a Mud Creek, Texas. Ha ancora la sua anima e anche i vecchi della casa di riposo hanno ancora le loro anime. E il culo intatto (almeno gran parte di loro). Elvis si solleva su un gomito e guarda il cadavere di una mummia vecchia di secoli che l’acqua sta sciogliendo e trasformando in merda liquida. La corrente ne porta via i rimasugli. Le ultime immagini sono una poesia di un romanticismo senza tempo puttana ladra! Una veglia funebre di una bellezza stridente. Il Re ha i minuti contati e lo sa e ci sta lasciando per davvero questa volta. Sereno guarda il cielo stellato che lo rassicura mentre cala l’ombra, e come sempre faceva con la sua musica, che ha una magia speciale, regala altri attimi (pochi) sublimi di amore a quei vecchi più morti che morti, ma pur sempre vivi. A Mud Creek, Texas, la vita o quel soffio che ne rimane riprende a scorrere normalmente. Elvis osserva un ultima volta le stelle che fanno capolino tra i rami biforcati di una quercia. Dall’oscurità della notte gli stanno dicendo qualcosa, con i geroglifici. Nella sua mente li somma, sorride, li sa leggere:

VA TUTTO BENE.

Elvis Presley il Re chiude gli occhi, per non riaprirli mai più. All is well… Thank you, thank you very much!

 

“Dio, sto cantando proprio come Bob Dylan! Devo avere un pesce in bocca!”

Elvis Presley (1935-1977)

Bubba Ho-Tep - Valerio Monacò

Bruce Campbell, Ossie Davis - Bubba Ho-Tep (2002)

Bruce Campbell, Ossie Davis – Bubba Ho-Tep (2002)