Sherlock Holmes a fumetti

“I Casi di Sherlock Holmes” ed “Elementare, Watson”, sono due volumi a fumetti editi nel 1986 e poi ristampati dalla Casa editrice “Le Mani”, nell’ormai lontano anno 2000, in una pregevolissima edizione. Questi due romanzi grafici hanno come protagonisti la coppia di inquilini di Baker Street Sherlock Holmes, e il fido Dottor John H. Watson e sono frutto dell’opera combinata dello sceneggiatore Giancarlo Berardi (“Ken Parker”, “Nick Raider”, “Tom’s Bar”, “Julia”) e del fumettista, illustratore e pittore Giorgio Trevisan (“Ken Parker”, “Storia Del West”, “Julia”). Complessivamente nei due fumetti sono presenti sei storie adattate allo stile fumettistico da Berardi, che riesce ad evocare lo spirito di Sir Arthur Conan Doyle ed imitarne lo stile senza far rimpiangere l’originale. Grazie a lui, e al grandissimo Trevisan, i racconti dello scrittore scozzese possono finalmente prendere forma e vita. Ne “I Casi di Sherlock Holmes”, troviamo: “Uno scandalo in Boemia, “Un caso di identità” e “La lega dei capelli rossi”; in “Elementare, Watson”: “Il mistero di Boscombe Valley”, “I cinque semi d’arancio” e “L’uomo dal labbro storto”. Tutti sono delle trasposizioni fumettistiche perfettamente fedeli ai racconti di Conan Doyle, ve ne do giusto brevi cenni per rinfrescare la memoria: lo scandalo in procinto di scoppiare in Boemia dovrebbe essere chiaro a tutti coloro cui stanno a cuore le avventure dei nostri due amici, nel momento in cui un nome ed un cognome faranno scattare ben più di una campanella, Irene Adler, LA DONNA, passo e chiudo. Il caso di identità riguarda l’abbandono di una gentil donzella praticamente sull’altare, il di lì a poco marito ha pensato bene di svignarsela, ma purtroppo per lui ha Holmes alle calcagna; il finale è scritto e la sua vera identità non rimarrà certo un mistero. La Lega dei Capelli Rossi altro non è che una fratellanza formata esclusivamente da persone rosse di pelo, fondata da un eccentrico e molto facoltoso signore americano, dietro di essa, però, si cela un mistero ed il nostro Sherlock non si lascerà scappare il prelibato bocconcino. A Boscombe Valley sembra proprio essersi consumato un parricidio, il povero James McCarthy viene infatti accusato dell’omicidio del padre Charles, e tutti gli indizi portano alla medesima conclusione, la sua colpevolezza. Fortunatamente per lui il nostro detective è molto meglio di un qualunque avvocato ed alla fine la giustizia trionferà nella maniera più holmesiana possibile. I cinque semi d’arancio, dal canto loro, sono un presagio di morte certa, vengono inviati come monito e se non sortiscono l’effetto desiderato per i malcapitati non c’è scampo; tuttavia gli assassini hanno le ore contate, Holmes è sulle loro tracce. L’uomo dal labbro storto è un povero mendicante la cui vera identità ha cercato in tutti i modi di nascondere, ma purtroppo per lui si va a cacciare in un inghippo del tutto imprevisto e con Holmes certo non riuscirà a farla franca. Verrà a galla una situazione davvero molto bizzarra. Come anticipato, è grazie al lavoro certosino di Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan che è stato possibile materialmente vedere all’opera Holmes e Watson in un fumetto, certo ci sono i film, tuttavia personalmente i libri avranno sempre un fascino tutto loro. Le storie qui raccontate sono fedeli a quelle originali, le sapienti parole di Berardi ci hanno consegnato dei riadattamenti perfetti, fedelissimi, nei quali tutti gli incastri vanno esattamente al posto giusto. Lo sceneggiatore genoano è, infatti, riuscito a fare in modo di non creare alcuna smagliatura rispetto agli illustri predecessori e le storie fluiscono in maniera del tutto naturale e con una magica atmosfera; sinceramente non riesco neanche ad immaginare il lavoro immane da lui compiuto: materialmente, scegliere cosa scrivere in ogni singolo balloon – le famose nuvolette – al fine di rendere al meglio lo svolgersi degli avvenimenti… roba da far tremare i polsi! Tuttavia c’è riuscito in pieno. L’operato di Berardi e Trevisan, pur se molto complesso, in quanto le storie inventate da Conan Doyle sono ricche di sfaccettature, si è rivelato perfetto su tutta la linea, grazie soprattutto al loro impegno e alla loro versatilità. Le illustrazioni di Giorgio Trevisan sono avvolgenti e precise fin nei minimi dettagli, basti pensare a questo: le descrizioni degli stati d’animo dei personaggi partecipanti alle varie storie sono sempre molto precise ed hanno un ruolo primario nello svolgimento di tutte le trame. La cosa non è assolutamente passata sotto traccia e infatti, i suoi disegni, fanno rivivere tutto questo; grazie al suo lavoro è possibile poter osservare realmente cosa prova chi si trova coinvolto nelle vicende. I personaggi di carta recitano come se fossero dei veri e propri attori. Con un cuore e un’anima. I modelli estetici di riferimento da parte di Trevisan sono stati ovviamente la coppia cinematografica Basil Rathbone (Holmes) e Nigel Bruce (Watson). Altra cosa molto importante da specificare è l’essere riuscito a ricreare l’atmosfera di cui sono impregnate tutte le avventure. Trevisan fa un miracolo, e incantati da quelle illustrazioni possiamo gustare il tepore dello studio di Holmes, il sapore di una tazza di tè, si ode lo scrosciare della pioggia sui vetri della finestra o il crepitio della legna nel camino. Allora troviamo impressa su carta l’aura di suspense, di imprevedibilità di cui sono pervasi i racconti. Il tratto ombroso del pittore di Merano è particolarmente adatto al compito affidatogli; le rappresentazioni di Londra, gli spostamenti in carrozza, per non parlare dei siparietti a Baker Street, è tutto fantastico. Ma in generale, il discorso vale per il lavoro nella sua totalità. In definitiva è impossibile fare meglio di così. Penso si possa affermare con assoluta sicurezza che lo Sherlock Holmes di Berardi e Trevisan sia quello definitivo. Poter vedere raffigurato tutto questo è impagabile, l’insieme è reso alla perfezione; per quanto mi riguarda è come se fosse stato dato sfogo alla mia di immaginazione. Ho infatti visto prender vita le gesta di Holmes e Watson nella maniera alla quale ho sempre pensato. Consiglio di leggere prima i romanzi e le raccolte di racconti di Conan Doyle e poi i due fumetti, così da poter apprezzarne al meglio l’opera compiuta. L’unico lato negativo è l’esistenza soltanto di questi due volumi, Berardi e Trevisan si sono poi dedicati ad altro… ma tuttavia, come si suol dire: sperare nel futuro non costa nulla.

Raffaele Mancusi

Dottor John H. Watson, Sherlock Holmes – Illustrazione di Giorgio Trevisan