Chi ama il calcio, non può non amare Alessandro Del Piero. “Pinturicchio”, come lo ha soprannominato l’avvocato Gianni Agnelli, è il classico esempio del giocatore trasversale che si ammira e si osanna a prescindere dalla maglia che indossa. Del Piero appartiene a quella schiera di fuoriclasse che si devono applaudire, a cui bisogna dedicare la standing ovation quando esce dal campo anche se gioca contro la tua squadra del cuore. Per molti esponenti della critica, Alex è stato il più grande calciatore italiano di tutti i tempi… e forse una volta tanto non hanno tutti i torti. Lungi dal voler stilare classifiche in cui rientrerebbero mostri sacri del calcio italico, si può tranquillamente affermare che Del Piero può vantare un posto accanto ai vari Silvio Piola, Giuseppe Meazza, Valentino Mazzola, Gigi Riva, Gianni Rivera, Giacinto Facchetti, Dino Zoff, Cesare Maldini, Gaetano Scirea, Paolo Maldini, Franco Baresi, Roberto Baggio, Roberto Mancini, Gianluigi Buffon e Andrea Pirlo. Faccia pulita da bravo ragazzo, correttezza in campo, rispetto dell’avversario e classe immensa per un giocatore che se non avesse preso a calci un pallone sarebbe stato il classico “garzone del fornaio”. Non un tatuaggio, non un orecchino, niente cresta o capelli impomatati da tronista, la sua immagine è quella di uno come tanti me che con un pallone attaccato al piede è riuscito a fare cose incredibili. Per la gioia dei tifosi della Juventus innanzitutto, anche se qualche “perla” l’ha regalata pure in maglia azzurra, con la Nazionale italiana. IL PRIMO MONDO. La sua storia ha inizio nella provincia veneta, precisamente a Conegliano, dove nasce il 9 novembre del 1974. Il piccolo Alessandro vive a San Vendemiano, un paesino di diecimila abitanti in provincia di Treviso. Papà Gino, operaio dell’Enel e mamma Bruna gli insegnano l’educazione e il rispetto, mentre il fratello Stefano (di nove anni più grande) lo porta con sé nei campetti dell’oratorio del loro piccolo Comune. I due nutrono una passione sfrenata per il calcio tantoché costringono papà Gino a montare l’illuminazione sul campetto dove giocano abitualmente perché molto spesso le partite (specialmente in estate) si protraggono fin dopo il tramonto. Mamma Bruna lo lascia andare a giocare solo con la promessa che sarebbe stato in porta… promessa ovviamente data a parole ma mai mantenuta con i fatti. Per fortuna! Alessandro si mette in mostra nei campionati parrocchiali, ma uno dei parroci dell’oratorio si accorge che ha delle doti fuori dal comune per un ragazzo della sua età. Così decide di segnalarlo ad un dirigente del Padova che arriva a San Vendemiano per visionare questo talentino in erba. E’ il 1992 quando Del Piero viene ingaggiato dalla società biancorossa: qui farà tutta la trafila, dagli Allievi alla prima squadra. Nel marzo di quello stesso anno, a soli 17 anni, fa l’esordio con la maglia del Padova  sulla cui panchina siede Mauro Sandreani. Nel novembre 1992 sigla la sua prima rete da professionista contro la Ternana. Dopo 14 presenze e 1 gol con la maglia bianco scudata passa alla Juventus. L’allora Presidente onorario bianconero, Giampiero Boniperti, rimane stregato dalla bravura tecnica di questo ragazzino tanto da decidere di segnalarlo immediatamente. Nell’estate del 1993, Del Piero riesce a realizzare il suo sogno, quello di vestire la maglia della sua squadra del cuore. Tuttavia la stagione d’esordio con la maglia della Juventus gli riserva solamente spiccioli di partite. L’allenatore Giovanni Trapattoni capisce che si tratta di un giovane su cui puntare, ma ha una età ancora troppo “verde” per lanciarlo in pianta stabile in prima squadra. Inoltre la Juventus di quell’epoca ha in rosa elementi di spicco come Gianluca Vialli e Roberto Baggio al top della forma, difficile trovargli almeno inizialmente un posto da titolare. Tuttavia esordisce in Serie A il 12 settembre 1993 entrando al posto di Fabrizio Ravanelli nella partita (pareggiata per 1-1) contro il Foggia. Una settimana più tardi riesce a siglare anche la sua prima rete, mettendo la firma nel 4-0 alla Reggiana. Le realizzazioni personali a fine stagione saranno 5, compresa la tripletta al Parma nel 4-0. La stagione è povera di soddisfazioni, la Juventus si piazza al secondo posto in Campionato dietro al Milan e davanti ad una sorprendente Sampdoria. In Europa la “Vecchia Signora”, detentrice della Coppa Uefa vinta l’anno prima contro il Borussia Dortmund, non va oltre i quarti di finale. C’è bisogno di rifondare ed infatti in quella estate si cambia tutto: via Trapattoni, in panchina arriva Marcello Lippi che ha appena realizzato un miracolo facendo qualificare il Napoli, fatto di giovani e di giocatori alla soglia del ritiro, per la Coppa Uefa. Cambiano anche i vertici della società, a Torino arrivano Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega, la cosiddetta “triade” di cui si parlerà, e tanto, negli anni a venire. La stagione 1994-1995 è la vera annata in cui Alex prende il volo. Riesce a trovare sempre maggiore spazio anche perché Baggio viene messo a terra sempre più spesso da acciacchi fisici e pertanto l’allenatore Lippi si affida a lui per “sbloccare” le partite. La Juventus ha rinnovato anche la rosa prendendo giocatori come Ciro Ferrara, Didier Deschamps, Alessio Tacchinardi, Paulo Sousa, e si presenta ai nastri di partenza come una delle favorite allo Scudetto insieme al Milan e al Parma che in questi anni è sempre ai vertici del calcio italiano. Il titolo non arriva a Torino da una decina di anni e per una società come la Juventus, non vincere lo Scudetto da così tanto tempo è una attesa lunghissima. Impensabile. Fino a dicembre, sembra che la lotta sia riservata a Parma e Roma che si alternano in testa alla classifica. Sul finire del girone d’andata però, esce prepotentemente la Juventus che inizia a marciare ad un ritmo indemoniato. Successo dopo successo, i bianconeri riescono a portare a casa il titolo di Campioni d’Italia dopo un lungo braccio di ferro con il Parma secondo, e la Lazio terza. Per Del Piero è il primo trofeo della carriera, ma la stagione non termina solamente con il Campionato. La Juve arriva in Finale di Coppa Italia e in Finale di Coppa Uefa, entrambe contro il Parma. La Finale di Coppa Uefa si disputa sul doppio confronto: l’andata al Tardini il 3 maggio 1995, vede i gialloblu emiliani imporsi per 1-0 grazie al gol di Dino Baggio. Il ritorno si gioca il 17 maggio 1995 allo Stadio Meazza di Milano: un gol di Vialli illude i bianconeri che si vedono raggiungere nel secondo tempo ancora grazie a Dino Baggio. Finisce 1-1 con la Coppa Uefa che prende la strada della “Via Emilia”. Il pronto riscatto arriva appena un mese dopo con la Coppa Italia che va a riempire la bacheca juventina vittoriosa sia a Torino (1-0 con gol di Sergio Porrini) che a Parma (0-2 con reti ancora di Porrini e Ravanelli). Una stagione per Del Piero niente male, considerando che si tratta della prima da titolare per lui, nemmeno ventunenne. L’annata 1995-1996 è quella della sua definitiva consacrazione. La Juventus conquista un altro trofeo, la Supercoppa Italiana battendo il Parma per 1-0, ma è in Champions League che i bianconeri e Del Piero stesso fanno un capolavoro. Nel girone di qualificazione, la Juve è inserita con Borussia Dortmund, Steaua București e Glasgow Rangers. Contro i tedeschi Alex mette a segno il gol del momentaneo 1-1, una rete che poi diventerà il suo marchio di fabbrica: la posizione è quella al vertice dell’area, finta a rientrare sull’interno e parabola a “giro” sul palo opposto. Una meraviglia, una giocata strepitosa che non solo in stagione, ma nel corso della sua lunga carriera riuscirà a replicare tantissime volte, tant’è che il gol da quella posizione viene ormai chiamato da tutti “Gol alla Del Piero”. Reti talmente belle che vengono paragonate ad opere d’arte, e per questo l’avvocato Agnelli lo soprannomina: “Pinturicchio”. Un nome che Del Piero si porterà dietro per sempre. La Juventus passa agevolmente il girone di Champions e si qualifica per la fase ad eliminazione diretta. Ai quarti l’avversario di turno è il Real Madrid. Le merengues si impongono al Santiago Bernabéu per 1-0 con un gol della stella Raúl. La sfida di ritorno a Torino si presenta difficile, ma ancora una magia su calcio di punizione di Del Piero spiana la strada ai bianconeri che poi riescono anche a raddoppiare nel secondo tempo con Michele Padovano. La consapevolezza di poter arrivare fino in fondo alla Coppa dei Campioni è forte: soprattutto perché in semifinale sono arrivate due squadre outsider come i greci del Panathīnaïkos e i francesi del Nantes, oltre ad un colosso come l’Ajax. Alla Juventus tocca giocare contro i francesi. La gara d’andata si risolve con un netto 2-0 in favore dei bianconeri, grazie alle reti di Vialli e di Vladimir Jugović. In Francia, i gialloverdi si impongono per 3-2, ma in Finale ci va la Juventus. Che opportunità per un giocatore appena 22enne: la possibilità di vincere il titolo più ambito a livello di club. L’occasione è talmente ghiotta che i bianconeri lasciano perdere il Campionato, chiuso al secondo posto dietro al Milan e davanti a Lazio e Fiorentina, terze a pari merito. Il 22 maggio 1996, Juventus e Ajax giocano allo Stadio Olimpico di Roma: la Coppa dalle grandi orecchie è lì, aspetta solo di essere alzata al cielo da uno dei due capitani. La Juve passa in vantaggio in avvio di gara grazie al gol di Ravanelli, ma gli olandesi non sono tipi da mollare e a fine primo tempo pareggiano i conti con Jari Litmanen. La partita fila via in equilibrio e non bastano 120’ per decretare un vincitore. Si va quindi ai calci di rigore: Edgar Davids sbaglia il primo tiro dal dischetto, Ferrara segna. Poi si susseguono i “cecchini” Litmanen, Gianluca Pessotto, Arnold Scholten e Padovano. Sul 3-2 per la Juventus si presenta dal dischetto Sonny Silooy… tiro e parata di Angelo Peruzzi. Ora i bianconeri sono ad un passo dalla conquista della loro seconda Coppa Campioni della storia. Jugović scaglia una bomba nella porta di Edwin Van Der Sar e il popolo juventino può esplodere di gioia irrefrenabile: Alessandro Del Piero, a soli 22 anni, è Campione d’Europa dopo un torneo vissuto da assoluto protagonista con giocate meravigliose e gemme d’autore che si sono tramutate in gol fantastici. La carriera è appena iniziata e già si parla di lui come un “crack” del calcio continentale. Per questo, non c’è nemmeno il tempo di rifiatare ed ecco che si presenta un nuovo impegno: Arrigo Sacchi, a furor di popolo, lo convoca insieme ad Enrico Chiesa, per Euro ’96, che si svolge in Inghilterra. L’Italia parte tra le favorite in quanto è vicecampione del Mondo: due anni prima è arrivata fino in Finale dei Mondiali a Usa ’94 cedendo al Brasile solo ai calci di rigore. Nonostante l’esordio positivo contro la Russia (vittoria per 2-1 con doppietta di Pierluigi Casiraghi) la seconda gara degli azzurri fa registrare una sconfitta contro la sorprendente Repubblica Ceca di un emergente ed indiavolato Pavel Nedvěd. Serve a poco il gol di Chiesa, l’Italia perde 2-1 ed è costretta a giocarsi tutto contro la Germania. Gianfranco Zola sbaglia un calcio di rigore nel primo tempo, ma l’Italia dimostra coraggio e non si arrende. Gli arrembaggi sono continui, la retroguardia tedesca regge l’urto: finisce 0-0 con gli azzurri costretti a tornare a casa. Per Del Piero è la prima cocente delusione con la maglia della Nazionale. Amarezza che viene cancellata dalle grandi prestazioni e dalle vittorie con la sua Juventus qualche mese più tardi. La società ha rinforzato notevolmente la rosa grazie agli innesti di due giocatori fortissimi come il croato Alen Bokšić dalla Lazio e soprattutto il trequartista francese Zinédine Zidane. Nel girone di qualificazione di Champions League, Del Piero segna un gol pesante all’Old Trafford contro il Manchester United: un gol che permette ai bianconeri di vincere nel tempio inglese dove nessuna squadra italiana era mai riuscita a farlo. Ma Alex nella stagione 1996-1997 realizza anche altre reti pesantissime. Una di queste è quella contro il River Plate, il 26 novembre nella Finale di Coppa Intercontinentale. La partita è piuttosto equilibrata: le occasioni sono poche ma la Juventus rischia di capitolare a metà tempo, i bianconeri si salvano grazie ad una traversa “provvidenziale”. A dieci minuti dalla fine Angelo Di Livio va a battere un corner, la palla esce dal mucchio e arriva sui piedi di Del Piero che in un attimo controlla e calcia ad incrociare sul palo lontano, gol meraviglioso e Coppa Intercontinentale che sale sull’aereo diretto a Torino. I trofei da mettere in bacheca non sono finiti: c’è una Supercoppa Europea da conquistare per chiudere magicamente il cerchio di un’annata straordinaria. Il 15 gennaio 1997 i bianconeri sfidano al Parco dei Principi il Paris Saint-Germain nella gara di andata. I francesi hanno conquistato nel mese di maggio la Coppa delle Coppe battendo per 1-0 il Rapid Vienna con un gol di Bruno N’Gotty, giocatore che qualche anno dopo giocherà in Italia con la maglia del Milan. Il PSG ha in squadra elementi di talento come il portiere Bernard Lama, i difensori Jimmy Algerino, Paul Le Guen, il centrocampista Benoît Cauet, gli attaccanti Julio César Dely Valdés e Patrice Loko, ma soprattutto ha in rosa la fantasia di Leonardo (anche lui in seguito passerà al Milan) e Raí, il fratello minore di Sócrates. La partita si risolve con un clamoroso 6-1 per la Juventus che va a segno con Porrini, Padovano (doppietta), Ferrara, Attilio Lombardo e Nicola Amoruso. Per i parigini in gol Raí su rigore. Il punteggio è praticamente una seria ipoteca sulla vittoria del trofeo. Il 5 febbraio si replica in Italia, allo Stadio La Favorita (non si chiamava ancora Renzo Barbera) di Palermo. In chiusura di primo tempo il punteggio lo sblocca Del Piero con un’altra perla: riceve un cross dalla destra, è spalle alla porta ma controlla e calcia in un nanosecondo incenerendo Lama. Nella ripresa il solito Raí pareggia dagli undici metri, ma ancora Del Piero riporta in vantaggio la Juventus ribadendo in gol una corta respinta del portiere avversario proprio su un suo tentativo di pallonetto. Nel finale arriva anche il gol del 3-1 con una “zuccata” prepotente di Christian Vieri che mette il sigillo definitivo alla partita. Alex e i suoi compagni fanno il giro del campo con la Coppa in mano, in uno Stadio strapieno. Il Campionato per la Juventus è un lungo braccio di ferro con il Parma, avversario tosto in questi anni. Arriva lo Scudetto per soli due punti nei confronti dei parmensi, ma Del Piero a causa di qualche problema fisico non gioca per tre mesi. Infatti il suo score dice che sono appena 8 le reti messe a segno. Tuttavia la Juve, detentrice del titolo di Campione d’Europa, arriva di nuovo in Finale di Champions League. All’Olympiastadion di Monaco di Baviera, il 28 maggio 1997, la “Vecchia Signora” incontra i tedeschi del Borussia Dortmund. Il centravanti ex Lazio Karl-Heinz Riedle fa subito male alla Juve siglando una doppietta nel giro di pochi minuti. Si va al riposo con i tedeschi avanti per 2-0. Nell’intervallo Marcello Lippi, che aveva tenuto fuori Del Piero ancora non al meglio per l’infortunio, decide di buttarlo nella mischia. E lui risponde con i fatti siglando ad inizio ripresa un gol stupendo con un colpo di tacco volante, spalle alla porta, che sorprende il portiere giallo nero Stefan Klos, 2-1. Purtroppo per lui e per la Juventus, quell’ennesimo capolavoro non serve a spianare la strada verso la rimonta: Lars Ricken una manciata di minuti più tardi fa secco Peruzzi con un pallonetto da lontano, un gol che vale il 3-1 e che consegna ai tedeschi la Coppa dei Campioni. L’estate di Alex passa a smaltire la delusione per l’occasione perduta, ma ecco che il 27 agosto 1997 il palmarès del “Pinturicchio” si arricchisce nuovamente: la Juventus batte per 3-0 (con doppietta di Filippo Inzaghi e gol di Antonio Conte) il Vicenza (sorprendente vincitore della Coppa Italia) e conquista una nuova Supercoppa Italiana. In Campionato, almeno inizialmente, la Juve sembra in ritardo rispetto all’Inter, che con l’acquisto di Ronaldo, sembra avere una marcia in più. Tuttavia Del Piero si prende di nuovo le pagine di tutti i quotidiani per essere riuscito a siglare, il 1° ottobre 1997, uno dei gol più veloci della storia, dopo appena 20 secondi e lo fa in una competizione affatto banale come la Champions League, in uno Stadio leggendario come l’Old Trafford di nuovo contro il Manchester United. In Campionato la rimonta nei confronti dell’Inter è inesorabile e in Champions la “Vecchia Signora” vola spedita. Il 1° aprile 1998 Alex sigla una tripletta al Monaco in Champions che gli consente di superare un mito come Michel Platini quanto a numero di gol segnati in Europa, e il 26 aprile segna la rete decisiva (sbagliando anche un rigore) nel big match contro l’Inter. Partita questa, passata alla storia per le polemiche infinite per il caso “Ronaldo-Mark Iuliano”. Del Piero è sempre più decisivo per la sua squadra ed è sempre più leader carismatico dello spogliatoio che non può fare a meno di lui. A fine stagione le reti in Campionato sono 21 e quelle in Champions 10. La “Vecchia Signora” grazie soprattutto a questi numeri conquista nuovamente lo Scudetto e approda alla terza Finale consecutiva di Champions League dal 1996, la quarta in totale se si inserisce anche quella di Coppa Uefa persa contro il Parma nel 1995. Il 20 maggio 1998 in Olanda, all’Amsterdam ArenA la Juventus si trova di fronte il Real Madrid. Del Piero ha una ricaduta, durante la partita si procura uno stiramento alla coscia ma decide di giocare ugualmente, anche se non al meglio. Il Real Madrid colpisce a metà secondo tempo con Predrag Mijatović e si porta a casa il trofeo. Il resto della partita non ha storia. La Coppa dei Campioni sta diventando una sorta di maledizione per Alex e per la stessa Juventus, che arriva sempre all’ultimo atto ma non riesce a vincerla. Il suo infortunio muscolare mette in dubbio la partecipazione ai Mondiali di Francia ’98. Tuttavia il Commissario Tecnico Cesare Maldini decide di portarlo ugualmente: è pur sempre il calciatore più forte che l’Italia possiede, sarebbe un suicidio non convocarlo; anche se sulla via del recupero e non al meglio, non si può lasciare a casa uno come lui. Per cautelarsi comunque, Maldini porta in Francia anche un rispolverato Roberto Baggio, che nel Bologna ha disputato un Campionato incredibile dopo un periodo di appannamento. Baggio è in pratica l’alter ego di Del Piero, e in attesa che “Pinturicchio” recuperi a pieno è lui la punta di diamante degli azzurri. La stampa comincia a parlare di dualismo e di staffetta per riempire l’attesa dell’esordio azzurro. L’11 giugno l’Italia esordisce contro il Cile a Bordeaux, ma Del Piero viene lasciato precauzionalmente in panchina per tutti i 90’. Baggio prima regala un assist al bacio per Vieri che vale il momentaneo 1-0, poi nel finale toglie le castagne dal fuoco procurandosi e trasformando il calcio di rigore del 2-2 finale dopo la doppietta del fuoriclasse cileno e neo acquisto della Lazio, Marcelo Salas. Contro il Camerun, il tecnico Maldini gli preferisce nuovamente Baggio. In avvio Luigi Di Biagio sblocca la gara, poi al 20’ del secondo tempo ecco che arriva il momento di Alex Del Piero. A lasciargli il posto è proprio Baggio. Il gol del raddoppio di Vieri regala ulteriore fiducia a tutto l’ambiente, mentre in chiusura è proprio Del Piero a regalare un assist allo stesso Bobo che sigla il 3-0 finale. La terza partita contro l’Austria è in pratica una formalità; basta un pari per il passaggio del turno. Questa volta è Baggio ad accomodarsi in panchina e Del Piero a partire titolare. Per “Pinturicchio” ancora un assist a Vieri per il gol che vale il gol del vantaggio ad inizio ripresa. A metà secondo tempo, una staffetta al contrario con Baggio che subentra e mette nel sacco il gol del 2-0. In pieno recupero un calcio di rigore trasformato da Andreas Herzog fissa il punteggio sul 2-1. L’Italia va agli ottavi di finale e di fronte si ritrova la Norvegia. Contro gli scandinavi è Del Piero a fare coppia con Vieri. Alex è ancora una volta decisivo con un passaggio filtrante per il compagno di reparto che mette dentro il gol che vale la vittoria (1-0). Si va ai quarti contro i padroni di casa della Francia. Partita equilibrata in cui i transalpini giocano meglio e creano più occasioni, ma il punteggio non si sblocca. A metà secondo tempo, un Del Piero in ombra lascia il campo a Baggio. Sarà quella l’ultima partita a Francia ’98: l’Italia esce dal Mondiale dopo la sconfitta ai calci di rigore. L’estate calda di Del Piero non finisce qui: nel mese di agosto l’allora tecnico della Roma, Zdeněk Zeman, rilascia alcune dichiarazioni che creano scandalo: “Il calcio è in mano ai farmacisti”, sono le parole del boemo riferendosi all’uso e all’abuso di sostanze dopanti. Zeman attacca duramente la Juventus e in particolar modo punta il dito contro la crescita muscolare a suo dire “abnorme” di alcuni calciatori. Del Piero e Vialli sono gli esempi portati dall’allenatore dei giallorossi. Una tempesta che alza un polverone mediatico e che porterà a indagini da parte della Procura di Torino affidate al Pm Raffaele Guariniello, che porteranno anche ad alcune condanne nei confronti di diversi dottori e preparatori atletici della Juventus stessa. Causa anche un ambiente destabilizzato dalle polemiche, i bianconeri perdono nel mese di agosto la Finale della Supercoppa Italiana contro la Lazio. I biancocelesti hanno vinto la Coppa Italia e si presentano a Torino con grandi ambizioni. Un altro ceco, Pavel Nedvěd, porta in vantaggio i romani. A tre minuti dalla fine Del Piero rimette tutto in parità dagli undici metri, ma il portoghese Sérgio Conceição dà la spallata decisiva ai bianconeri. Il 1998 si può definire l’anno nero per “Pinturicchio”, che l’8 novembre (giorno del suo compleanno) si infortuna gravemente al ginocchio nella gara di Campionato contro l’Udinese. Un incedente che lo tiene fuori per nove mesi, in pratica la stagione per lui è finita. Un’assenza pesantissima per tutta la squadra che ne risente in maniera evidente. Si ha la percezione che si sia arrivati alla fine di un ciclo: dopo il KO in casa contro il Parma (2-4), Marcello Lippi si dimette e al suo posto viene chiamato Carlo Ancelotti. Le cose continuano a non andare bene, i bianconeri si piazzano al settimo posto qualificandosi solamente per l’Intertoto, il torneo estivo per accedere alla Coppa Uefa dalla porta di servizio. La stagione 1999-2000 vede il ritorno di Alex in campo, ma è palese a tutti che non è più lo stesso. Ha difficoltà ad effettuare le giocate che prima gli riuscivano in maniera naturale, le partite passano ma il vecchio “Pinturicchio” è solo un lontano ricordo. Nell’attesa che torni come prima, sempre l’avvocato Agnelli lo ribattezza “Godot”, prendendo spunto dal romanzo di Samuel Beckett, che racconta di persone riunite in una stanza che attendono l’arrivo di questo Godot… che in realtà non arriverà mai. Le prestazioni di Del Piero non convincono, tant’è che riesce a mettere a segno solamente 12 reti, la maggior parte su calcio di rigore. Nonostante tutto, la Juventus arriva prima dell’ultima giornata di Campionato davanti alla Lazio (in una sfida che sembra infinita) di due punti. I biancocelesti affrontano all’Olimpico la Reggina, mentre i bianconeri sono impegnati sul campo di Perugia. Già a fine primo tempo la Lazio conduce contro i calabresi per 2-0 grazie ai calci di rigore trasformati da Simone Inzaghi e da Juan Sebastián Verón, mentre allo Stadio Renato Curi all’intervallo è 0-0. Tra i due tempi però, sulla città umbra si scatena un violento nubifragio che fa ritardare l’inizio della ripresa. Dopo diversi minuti di attesa, all’Olimpico si riprende a giocare mentre a Perugia no. La Lazio vince per 3-0 (terzo gol di Diego Pablo Simeone) mentre al Curi il match riprende dopo 45’ di attesa. Il campo viene liberato alla meno peggio dalla copiosa acqua, ma sia pur su una risaia, il direttore di gara Pierluigi Collina decide che bisogna riprendere a giocare. Lo 0-0 farebbe chiudere la Juventus alla pari con la Lazio, e quindi le due formazioni si sarebbero giocate lo Scudetto attraverso uno spareggio. Ecco emergere tra le nubi però, Alessandro Calori che con una “ciabattata” dal limite stronca la Juventus infilando l’angolino alla destra di Van Der Sar. Una sconfitta pesantissima che consegna lo Scudetto alla Lazio che festeggia il secondo titolo della sua storia. Una delusione tremenda per i tifosi juventini e per uno come Del Piero, che avrebbe avuto la possibilità di riscattare con un altro alloro una stagione difficilissima dal punto di vista personale. Tuttavia “Pinturicchio” si consola con la convocazione in Nazionale per gli Europei di Belgio e Olanda. Il tecnico, Dino Zoff, lo chiama a far parte della spedizione azzurra nonostante non sia in uno dei suoi momenti migliori. L’Italia supera il girone abbastanza agevolmente dopo aver battuto la Turchia (2-1 con i gol di Conte e Filippo Inzaghi), il Belgio (2-0, in rete Francesco Totti e Stefano Fiore) e la Svezia (2-1) con Del Piero che prima sforna un assist su calcio d’angolo per la testa di Di Biagio e poi dopo il gol del momentaneo pareggio di Henrik Larsson, si mette in proprio e a pochi minuti dalla fine sforna una rete stupenda: sbilancia due difensori con una finta e gioco di gambe e poi dal limite spara una bordata che fa secco Magnus Hedman infilando il pallone sotto l’incrocio dei pali. Gli azzurri avanzano ai quarti dove eliminano la Romania (2-0, reti di Totti e Inzaghi) e in semifinale se la vedono contro i padroni di casa dell’Olanda. Il monologo orange è incessante e viene reso ancora più evidente allorché Gianluca Zambrotta viene ammonito per due volte nel giro di pochi minuti per due falli consecutivi su Boudewijn Zenden. L’Olanda sbaglia due rigori, uno nel primo tempo con Frank De Boer, parato da uno strepitoso Francesco Toldo e l’altro nella ripresa con Patrick Kluivert che coglie il palo. Del Piero gioca praticamente da terzino destro e si sacrifica in modo encomiabile per portare la sfida ai supplementari. Per una volta i rigori sorridono all’Italia e gli Azzurri volano in Finale contro la Francia, Campione del Mondo. Ad inizio ripresa Marco Delvecchio sblocca il punteggio per l’Italia. Va tutto bene, la Francia non c’è… praticamente annullata dalla perfetta impostazione tattica preparata da Zoff. Nel finale di partita Alex si presenta per due volte davanti al portiere transalpino Fabien Barthez ma in una occasione spara malamente a lato e nell’altra si fa respingere la conclusione con i piedi a botta praticamente sicura. Due errori che pesano, perché a cinque secondi dallo scadere del recupero, Sylvain Wiltord pareggia i conti e poi David Trezeguet nei tempi supplementari condanna l’Italia, sfilandole il trofeo che era praticamente in tasca. Dopo quella sconfitta montano polemiche roventi e uno dei due imputati maggiori, oltre al cittì Dino Zoff, è proprio Del Piero, reo secondo la critica di non essere riuscito a chiudere i conti: “Se solo avesse concretizzato almeno una delle due occasioni, a quest’ora staremmo festeggiando la vittoria dell’Europeo”, è la dichiarazione di un po’ tutti i giornalisti e i tifosi italiani. Anche la stagione 2000-2001 per Alex si rivela piuttosto difficile. Non è ancora brillante, e c’è chi lo definisce ormai un ex calciatore, un atleta finito. Lui incassa tutte le critiche senza mai scomporsi e senza mai un gesto plateale, come il suo solito. Il 18 febbraio 2001, succede qualcosa di inaspettato: la Juventus gioca in casa del Bari, la partita è bloccata sullo 0-0. Del Piero è in panchina – in settimana è scomparso papà Gino (a cui era legatissimo) dopo una lunga malattia – Ancelotti preferisce non farlo giocare dal primo minuto perché ritiene che sia ancora troppo segnato dal dolore. Ad una manciata di minuti dal termine, col punteggio ancorato sullo 0-0, l’allenatore si gira verso Alex, lo chiama e gli chiede se se la sente di entrare. Ovviamente la risposta è affermativa e allora subito fuori Darko Kovačević e dentro Del Piero. Dopo pochi minuti Alessandro prende palla sulla trequarti, scatta prepotentemente come non gli succedeva da tempo, gioco di gambe a sbilanciare il difensore centrale Rachid Neqrouz e tocco sotto sul portiere in uscita Jean François Gillet con la palla che entra in rete. E qui avviene quello che non ti aspetti: pugni chiusi e corsa verso il centro del campo, una smorfia di rabbia e di dolore gli deformano il viso. Un urlo che caccia via tutta la sofferenza e tutta la pressione accumulata nel corso dei mesi, per le critiche ma soprattutto per la scomparsa di papà Gino. Due lacrime gli rigano il volto prima dell’abbraccio forte e affettuoso dei compagni di squadra che gli si stringono attorno come una grande famiglia. Forse questo è il momento più basso della sua carriera, da cui però comincia lentamente a risalire. Passano le settimane e la Juventus accende sempre più la lotta Scudetto insieme alla Roma e alla Lazio Campione in carica. A fine anno però sono i giallorossi a festeggiare, la Juve arriva seconda. Nell’estate del 2001 la società decide che deve cambiare nuovamente per tornare ai fasti di un tempo. Ancelotti viene sollevato dall’incarico e al suo posto viene richiamato Marcello Lippi, l’artefice dei recenti successi bianconeri. Chi meglio di lui per rilanciare la “Vecchia Signora” che da tre anni non vince il Campionato!? Del Piero risente dei benefici dovuti al ritorno di Lippi, gli viene assegnata anche la fascia di Capitano. Lui risponde sul campo con prestazioni super: dopo due anni e mezzo è finalmente tornato ai suoi livelli. In Campionato segna 21 reti e il 5 maggio del 2002 sfila lo Scudetto all’Inter proprio all’ultima giornata. In estate partecipa al Mondiale di Corea e Giappone. Di quella triste esperienza rimangono solamente un suo gol al Messico, che permette all’Italia di superare la fase a gironi, e soprattutto la delusione e la rabbia per l’eliminazione studiata a tavolino contro la Corea del Sud ad opera del corrotto arbitro Byron Moreno. La Nazionale sembra stregata per Alex, per ora gli ha riservato solamente delusioni e quest’ultima si aggiunge alla collana già piuttosto ampia. Il 25 agosto a Tripoli, si gioca la Finale della Supercoppa Italiana, la Juventus affronta il Parma vincitore della Coppa Italia. Del Piero è ancora una volta decisivo: prima porta in vantaggio i bianconeri, poi dopo il gol dell’1-1 di Marco Di Vaio, decide che è il momento di portare a casa la Coppa e sigla la rete che vale la vittoria. E’ solo l’antipasto di quello che sarà l’evolversi della stagione 2002-2003. Le sue 16 reti trascinano la Juve verso lo Scudetto, ma soprattutto in una nuova Finale di Champions League a distanza di cinque anni. Facciamo però un passo indietro, alla semifinale di ritorno contro il Real Madrid. Le merengues hanno vinto all’andata per 2-1. C’è da fare almeno un uno a zero per arrivare fino in fondo: dopo pochi minuti Nedvěd crossa in mezzo, Del Piero decentrato, di testa, serve l’assist in area per Trezeguet che gira il pallone alle spalle di Iker Casillas, 1-0. A fine primo tempo “Pinturicchio” raccoglie un pallone a campanile stoppandolo con la sua classe cristallina, manda gambe all’aria con una serie ubriacante di finte Fernando Hierro e Míchel Salgado e trova un corridoio per infilare di nuovo Casillas, 2-0. Un gol che fa “venir giù” il Delle Alpi, il delirio è totale tra i tifosi bianconeri, ma ci sono applausi anche da parte di quelli del Real. Nella ripresa, Gianluigi Buffon para un rigore a Luís Figo mentre Nedvěd certifica con il terzo gol la qualificazione alla Finale. Tra Del Piero e la sua seconda Champions League c’è il Milan del suo vecchio allenatore, Carlo Ancelotti. E’ il 28 maggio 2003 e l’Old Trafford di Manchester, che gli porta particolarmente bene, vede per la prima volta nella storia due italiane affrontarsi in una Finale di Coppa dei Campioni. Gara tattica e bloccata, poche occasioni da una parte e dall’altra (come da tradizione italiana), dopo 90’ si va ai supplementari che ricalcano in copia perfetta i tempi regolamentari. Si va ai calci di rigore: Trezeguet si fa parare il primo tiro da Dida; Serginho spiazza Buffon; Alessandro Birindelli segna; Clarence Seedorf si fa ipnotizzare da Buffon; Marcelo Zalayeta spara addosso a Dida; Kakhaber Kaladze imita il suo predecessore tirando sul portiere; Paolo Montero tira centrale e Dida respinge; Alessandro Nesta la piazza sotto l’incrocio e il Milan è in vantaggio… l’ultimo rigore per la Juve è di Del Piero: palla lenta da una parte ma Dida si è tuffato da quella opposta. La speranza ora è che Andriy Shevchenko non segni per portare la sfida ad oltranza… ma l’ucraino è freddo e spietato, e la Coppa dei Campioni va al Milan. Alla Juventus rimane solo l’amaro in bocca per un’altra Finale buttata via. La “vendetta” però viene servita il 3 agosto 2003 in Supercoppa Italiana: oltre alla Champions League infatti, il Milan ha vinto anche la Coppa Italia (contro la Roma) e si ripete la stessa sfida a distanza di pochi mesi. La gara è la fotocopia della precedente. Si va nuovamente ai supplementari; al 102’ Andrea Pirlo sembra chiudere la contesa a favore dei rossoneri ma sessanta secondi più tardi, Trezeguet pareggia i conti: si va ancora una volta ai calci di rigore e a questo giro sono i bianconeri a portarsi a casa la Coppa. Le premesse per una nuova stagione da protagonisti sembrano buone, ma in Campionato la Juventus stecca e chiude al terzo posto senza altri trofei. L’avventura-bis di Lippi è da considerarsi al capolinea così come quella di tanti giocatori. Anche l’Europeo in Portogallo dell’estate 2004 vede la Nazionale fuori ai gironi e pertanto bisogna concentrarsi sul Campionato 2004-2005. Sulla panchina della “Vecchia Signora” è stato chiamato Fabio Capello per aprire un nuovo ciclo. Sono arrivati in rosa elementi del calibro di Fabio Cannavaro, il brasiliano Emerson ma soprattutto il giovane “svedesone” dall’Ajax, Zlatan Ibrahimović. La stagione è un lungo testa a testa con il Milan. L’8 maggio 2005 a San Siro, a tre giornate dalla fine le due squadre si ritrovano una di fronte all’altra a pari punti. Su una palla “morta” Del Piero si inventa un colpo geniale, una rovesciata volante che serve nel cuore dell’area il solito Trezeguet che insacca. Il match vede i bianconeri imporsi per 1-0. Partita che in pratica decide le sorti del Campionato; la Juventus si fregia nuovamente del Tricolore. La Supercoppa Italiana però, va all’Inter vincitrice della Coppa Italia. I bianconeri con Capello in panchina fanno il bis anche nella stagione 2005-2006, dopo una cavalcata trionfale. Nel mese di maggio 2006, scoppia lo scandalo di “Calciopoli” che vede coinvolte diverse squadre in una lotta di pressioni e favoritismi nei confronti degli arbitri. Dopo anni di processi e di veleni (mai sopiti per la verità) alla Juventus i due Scudetti del 2005 e del 2006 verranno revocati. In una estate tumultuosa, e con la “spada di Damocle” sulla testa dello scandalo appena scoppiato, Del Piero parte con la Nazionale per i Mondiali di Germania. La notizia ormai è di dominio pubblico e anche nel resto d’Europa è risaputo tutto quello che è successo in Italia. Gli azzurri sono assediati dai giornalisti e dalle tv che mettono una pressione incredibile. E succede quello che non ti aspetti. Invece di subire quest’onda mediatica negativa l’Italia va avanti superando nell’ordine Ghana (2-0), Usa (1-1), Repubblica Ceca (2-0), Australia (1-0) agli ottavi e Ucraina (3-0) ai quarti. Il 4 luglio 2006 gli Azzurri affrontano a Dortmund la semifinale contro i padroni di casa della Germania. Partita bella, avvincente, con le due squadre che spendono ogni goccia del loro sudore per provare a superarsi. Dopo 90’ tiratissimi chiusi sullo 0-0, si va ai supplementari. L’Italia è padrona del campo, Alberto Gilardino coglie un palo, pochi secondi dopo Zambrotta colpisce la traversa e la sensazione è che la sfida si debba decidere ancora una volta ai calci di rigore. Al 119’ però una staffilata improvvisa di Fabio Grosso regala il vantaggio agli Azzurri. Sessanta secondi più tardi su azione di contropiede fulmineo, Del Piero viene smarcato davanti a Oliver Kahn da un passaggio filtrante di Gilardino e con una conclusione, “alla Del Piero” appunto, mette definitivamente in ginocchio i tedeschi. Non poteva mancare la sua firma su di un Mondiale che si sta rivelando, al netto delle polemiche per “Calciopoli”, un trionfo. Il 9 luglio 2006 a Berlino si trovano di fronte di nuovo Italia e Francia: i transalpini sei anni prima avevano “scippato” letteralmente di mano l’Europeo all’Italia e nel ’98 l’avevano eliminata ai quarti di finale dopo i rigori. Ma si ha la sensazione che stavolta andrà diversamente: eppure dopo soli sei minuti Zidane dagli undici metri porta in vantaggio la Francia. Poco più tardi però è Marco Materazzi con una zuccata a mandare il pallone alle spalle di Barthez, 1-1. Per il resto è sofferenza allo stato puro: Luca Toni coglie una traversa, Buffon compie un paio di miracoli su Zidane, allo stesso Toni viene annullato un gol regolare. Si va ai supplementari ma le cose non cambiano. Zidane rifila la ormai celebre testata a Materazzi e viene espulso, ma il punteggio non si sblocca. Saranno di nuovo i tiri dagli undici metri a decretare il vincitore del Mondiale. La serie viene inaugurata da Pirlo che non sbaglia, Wiltord pareggia i conti, Materazzi realizza di giustezza. Trezeguet, proprio colui che ci aveva sentenziato a Euro 2000, spara contro la traversa. Daniele De Rossi con un tracciante spacca la porta e l’Italia allunga il vantaggio, Éric Abidal spiazza Buffon e accorcia… poi tocca ad Alessandro Del Piero, che con la naturalezza che lo contraddistingue fa centro. Willy Sagnol trasforma e allunga la sofferenza, Grosso scarica un bolide dentro la porta e fa festeggiare l’Italia tutta. Del Piero in un colpo solo cancella tutte le amarezze vissute con la Nazionale e diventa Campione del Mondo, il massimo traguardo possibile per un calciatore. Una gioia che tutti da bambini sognano di assaporare con quella Coppa da alzare al cielo. Con la vittoria del Mondiale “Pinturicchio” scrive la storia del calcio e si inserisce di diritto tra le leggende di questo sport.

Ma l’euforia per essere arrivati in cima al mondo, presto deve lasciare spazio alla amarezza più cupa. Lo scandalo di “Calciopoli” si è espanso, e la Juventus è sotto l’occhio del ciclone. La “Vecchia Signora” viene clamorosamente retrocessa in Serie B con 30 punti di penalizzazione, poi ridotti a 17. Un macigno pesantissimo per chi poche settimane prima aveva assaporato il gusto della gloria eterna. Tanti giocatori decidono di non rimanere, abbandonando la Juve, ma Del Piero, Buffon, Nedvěd, Trezeguet e Mauro Germán Camoranesi scelgono con il cuore e vogliono che la prossima sfida della loro carriera sia quella di riportare di nuovo in alto la Juventus. Sulla panchina bianconera a guidare la risalita è stato chiamato un ex compagno di squadra di Alex e artefice dei successi negli anni ’90, Didier Deschamps. Il Campionato si rivela una cavalcata trionfale e la Juve lo vince a mani basse risalendo immediatamente in Serie A. Del Piero in questa stagione è palesemente superiore, fuori categoria, e alla fine sarà Capocannoniere. La sua forma fisica è strepitosa. Nella stagione 2007-2008 per la panchina juventina viene scelta una vecchia volpe come Claudio Ranieri, che conduce un ottimo Campionato piazzandosi al terzo posto e riportando la “Vecchia Signora” di nuovo in Champions League ad un solo anno dall’Inferno della Serie B. Alessandro Del Piero al suo ritorno nel massimo Campionato si laurea nuovamente Capocannoniere con 21 reti. Gli Europei di Austria e Svizzera non regalano soddisfazioni: l’Italia passa per il rotto della cuffia il girone, ma poi viene eliminata dalla Spagna ai quarti di finale dopo i calci di rigore. Il 2008-2009 tuttavia è l’anno del ritorno tra le grandi per la Juventus, che viene ricordata soprattutto per una partita: è il 5 novembre 2008 e al Santiago Bernabéu di Madrid si gioca la gara di Champions tra Real Madrid e Juve. Del Piero prima sigla il vantaggio con una punizione pennellata delle sue, poi dopo una cavalcata di trenta metri scaglia un tiro imprendibile per il gol del raddoppio. Ad una manciata di minuti dalla fine Ranieri lo richiama in panchina e in quel momento avviene qualcosa che non ci si aspetta: tutto lo Stadio si alza in piedi e comincia ad applaudire il Capitano bianconero, un gesto, una standing ovation per un calciatore avversario che non avviene quasi mai. Solo un pubblico competente come quello madridista, abituato al bel calcio e ai grandi fuoriclasse avrebbe potuto fare una cosa del genere. Si tratta di un gesto che da solo vale qualsiasi titolo o trofeo conquistato in carriera. La stagione però non è soddisfacente benché la Juventus si piazzi al secondo posto tra le due milanesi; l’Inter Campione d’Italia e il Milan terzo. Ranieri viene esonerato a tre giornate dalla fine. La stagione 2009-2010 è molto deludente: sulla panchina bianconera c’è Ciro Ferrara, un’altra vecchia conoscenza dell’ambiente, ma dopo un avvio piuttosto brillante la squadra perde colpi. Ferrara viene esonerato per fare posto ad Alberto Zaccheroni, ma le cose non vanno certamente meglio. La sciagurata annata si conclude con un misero settimo posto e nessun trofeo in bacheca. Sembra l’inizio della fine della carriera di Del Piero. Nonostante tutto però, Alex decide di rinnovare il contratto e lo fa in bianco, come segno di amore nei confronti della sua squadra. Un gesto che rimane scolpito nelle menti dei tifosi ma che crea un po’ di imbarazzo nella dirigenza bianconera. Il momento è particolarmente difficile sia sotto il profilo del management sia sotto l’aspetto dei risultati sportivi che stentano a ritornare. Anche perché nel 2010-2011 con l’ennesimo cambio in panchina (Luigi Delneri) arriva nuovamente un settimo posto, lontanissimo dal Milan Campione d’Italia e dall’Inter che dopo il “triplete” dell’anno prima, conquista nuovamente la Coppa Italia. C’è da rifondare tutto, bisogna ripartire da zero. Come nuovo tecnico della Juve viene chiamato un altro ex compagno di squadra di Alex, Antonio Conte. I rapporti tra i due però sono molto cambiati e sono piuttosto freddini. In ballo c’è la questione del contratto di Del Piero che la società decide di non rinnovare. Conte lo lascia spesso in panchina, riservandogli solo spiccioli di gara. Ma Alex ogni volta che entra ci mette l’anima e spesso sforna assist per i compagni o segna gol decisivi. Nel mese di dicembre del 2011 il Presidente Andrea Agnelli dichiara che quella in corso sarà l’ultima stagione di Del Piero in bianconero, sollevando malumore da parte della tifoseria che vorrebbe il prolungamento del rapporto tra le parti. A destare scalpore, è l’atteggiamento della società nei confronti di una bandiera che ha speso tutta la sua vita per quella maglia e che ha dato tutto sé stesso, rimanendo anche in Serie B mentre altri giocatori più o meno blasonati fuggivano via. In tanti chiedono le dimissioni di Andrea Agnelli dalla carica di Presidente, affermando che se fosse stato vivo l’avvocato Gianni Agnelli, una cosa del genere non sarebbe mai successa. Nonostante le turbolenze, il Campionato della Juventus è di alto profilo e il testa a testa con il Milan è esaltante. Le due squadre si alternano in vetta alla classifica e il distacco di una nei confronti dell’altra non supera mai i tre punti. Il 25 febbraio 2012 tuttavia c’è lo scontro diretto a San Siro. Il Milan passa in vantaggio con Antonio Nocerino e a fine primo tempo si vede non convalidare un gol “solare” di Sulley Muntari. Nella ripresa ad una manciata di minuti dalla fine, Alessandro Matri pareggia i conti e finisce 1-1 con la fuga potenziale dei rossoneri (in caso di vittoria si sarebbero portati a +5) che viene in qualche modo contenuta. Il momento decisivo della stagione però, arriva nel mese di aprile quando il Milan si inceppa: alla 31^ i rossoneri si fanno superare in casa dalla Fiorentina (1-2) e alla 34^ si fanno imporre il pareggio (1-1) sempre a San Siro dal Bologna. Nonostante la Juventus pareggi in casa alla 36^  contro il Lecce (1-1), lo Scudetto diventa realtà la settimana successiva allorché i bianconeri battono il Cagliari (2-0) mentre il Milan viene messo KO (4-2) nel derby contro l’Inter. Il 13 maggio 2012, Juventus-Atalanta è l’ultima partita di Del Piero con la maglia della “Vecchia Signora”. “Pinturicchio” ci mette la firma nel 3-1 finale e al momento della sostituzione tutto lo Stadio è per lui. Il match non ha più senso e gli stessi giocatori si fermano per omaggiarlo, sulle tribune c’è gente che riprende le scene con i telefonini e c’è anche chi piange ininterrottamente, come se avesse perso in maniera atroce una delle finali a cui la stessa Juventus ha partecipato. Il suo futuro è lontano da Torino, lontano dall’Italia. IL SECONDO MONDO. Alessandro Del Piero, con la sua fama leggendaria, il suo bagaglio di vittorie e di esperienza e la sua classe innata vola in Australia, al Sydney FC, dove viene accolto come una vera e propria star. Gli australiani impazziscono per lui e le magliette con il suo nome diventano improvvisamente le più vendute in assoluto della storia del club. Alex si fa amare con giocate strabilianti e con quel sorriso e quella linguaccia (divenuta marchio di fabbrica ad ogni suo gol) che omaggia una delle band che più ama, i Rolling Stones. Al Sydney totalizza 47 presenze e 24 reti in due stagioni, pur non vincendo nulla. Diventa da subito Capitano del club e trascinatore; salva la sua nuova squadra dalla retrocessione e ogni prestazione diventa motivo di vanto da parte di tutti gli appassionati di calcio australiani. Due anni meravigliosi, giocati più a basso ritmo, ma con classe cristallina e serenità ritrovata. L’età però avanza inesorabilmente, quella Del Piero non può proprio dribblarla. IL TERZO MONDO. Nell’agosto 2014 altra sfida, altro Continente. Alex passa agli indiani del Delhi Dynamos sorprendendo tutti. Con la sua nuova squadra scende in campo per dieci volte solamente, siglando una rete. E’ tempo di smettere. A fine stagione annuncia la sua definitiva uscita di scena dai campi, cominciando una nuova carriera come commentatore di calcio per Sky Sport Italia, con la sua solita educazione ed ironia. Da quando correva da solo, allenandosi immerso nella nebbia, sul tetto dello stabilimento FIAT di Torino Lingotto a quando ha alzato al cielo la Champions League e la Coppa del Mondo. Dall’Australia all’India. Dopo una carriera simile, a prescindere dalla squadra del cuore, bisogna fare come i tifosi del Real Madrid… alzarsi in piedi, applaudire e dirgli grazie perché chi ama il gioco del calcio non può non aver amato Alessandro Del Piero.

Donato Valvano

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

 

alessandro-del-piero-scheda-tecnica

Nome: Alessandro
Cognome: Del Piero
Nato il: 9 novembre 1974, Conegliano, Veneto, ITALIA    
Altezza: 1,73
Peso: 73
Ruolo: Seconda Punta, Fantasista

Carriera:

Padova (Presenze 14 / Reti 1)
Juventus (Presenze 513 / Reti 208)
Sydney FC (Presenze 47 / Reti 24)
Delhi Dynamos (Presenze 10 / Reti 1)
Italia (Presenze 91 / Reti 27)
 

Palmarès:

Juventus:
Campionato Italiano: 7 (1 revocato) / Coppa Italia: 1 / Supercoppa Italiana: 4 / Campionato Italiano Serie B: 1 / Champions League: 1 / Supercoppa Europea: 1 / Coppa Intercontinentale: 1 / Coppa Intertoto: 1 / Capocannoniere Serie A: 1 / Capocannoniere Serie B: 1 / Capocannoniere Champions League: 1
Sydney FC:
Calciatore dell’Anno: 1
Italia:
Mondiale: 1