La gazza è ladra per natura: punta l’obiettivo, aspetta il momento propizio e poi colpisce quando sa che può portare a casa il bottino. E’ intelligente, furba, agisce in un attimo ed è sempre efficace. Ogni sua “missione” è una sentenza e prima che capisci cosa stia accadendo, ha già spiccato il volo per andare a cercare un altro bottino. Alan Shearer, la gazza del St. James’ Park, è uguale: il suo habitat naturale è una fetta di erba verde lunga sedici metri e larga quaranta. Il suo obiettivo quello di mandare quanti più palloni possibili dentro uno spazio di sette metri per due e mezzo di altezza delimitati da una rete, due pali e una traversa. E lui, scaltro, freddo, opportunista, ma anche potente e tempista ne ha infilati di palloni dentro quella rete, tanto da essere ancora oggi il miglior marcatore della Premier League di tutti i tempi, con i suoi 260 gol in Campionato. Un bomber di razza, un generoso, un combattente, una sorta di William Wallace del calcio: fiero delle sue origini e della sua terra, orgoglioso della sua gente tanto da rifiutare le richieste dei club di mezza Europa pur di non tradire Newcastle, e il Newcastle United. Se avesse accettato le offerte del Manchester United, o di tante altre squadre forse avrebbe vinto titoli su titoli, coppe a volontà e Palloni d’Oro come se piovesse, ma per uno come lui avere l’amore incondizionato della sua gente e dei suoi tifosi, e la possibilità di ricambiare questo affetto smisurato con i suoi gol, sono i titoli che in una carriera di un calciatore non hanno prezzo. 260 gol in Premier League, più 23 in First Division, 43 tra Nazionale Maggiore e Under 21, un bottino che considerando le varie coppe europee e nazionali arriva a contare 379 palloni infilati dentro quella porta in 733 gare ufficiali. Una vera e propria produzione di reti a ciclo continuo anche per chi, come lui, non ha proprio le movenze eleganti da giocatore raffinato, ma, come avrete notato è tremendamente efficace; quel suo andamento un po’ dinoccolato, storto, ingobbito, quasi zoppo sembra non dargli credito… ma basta che il pallone gli arrivi a portata di mano o per meglio dire di piede, e statene pur certi che finirà in fondo alla porta. E in tutte le maniere: di testa, con una rasoiata da fuori area, in rovesciata, con una conclusione improvvisa spalle alla porta, su rigore, su calcio di punizione, di rapina (come le gazze appunto), di prepotenza in mezzo a tre difensori, di “giustezza” con la sfera che passa tra una selva di gambe. Un istinto primordiale, un feeling tra lui e la porta, un legame talmente forte che Alan e il gol si trovano anche ad occhi chiusi. Per cannonieri come lui non c’è bisogno di vederla la porta, la sente, ne annusa nell’aria il profumo inebriante… e la sfonda, giusto un attimo prima di correre sotto la sua curva per ascoltare più da vicino il boato della sua gente. Non ci sono paragoni che tengano con tutti gli altri cannonieri inglesi del passato, che pur considerati delle leggende che hanno vinto tanto nella loro carriera, non sono mai riusciti a segnare come Alan Shearer. Stanley Matthews, Bobby Moore, Gordon Banks, Bobby Charlton, Geoff Hurst, tutti in fila dietro la “gazza” del St. James’ Park. Alan nasce il 13 agosto del 1970 a Gosforth, un sobborgo di Newcastle, da una famiglia normale. Papà Alan senior, lavora come operaio in una fonderia mentre la mamma era casalinga. Lo stesso signor Shearer aveva regalato al figlio una mazza da golf e delle palline e avrebbe avuto piacere che imparasse a praticare quello che era considerato lo sport dei giovani della Newcastle “bene”, quelli con i soldi. E così, Alan padre e suo figlio, si recano dopo il lavoro nei circoli di golf della città per imparare. Il giovanotto non se la cava niente male, ma non è quello che desidera con maggior voglia. Si innamora del pallone infatti, ma per via di quell’andatura piuttosto dinoccolata nemmeno il signor Shearer crede più di tanto nei mezzi del proprio figliolo. Per convincere il padre a dargli una possibilità, Alan junior lo invita ad una gara del campionato studentesco, con la promessa che il papà gli avrebbe regalato una sterlina ad ogni gol segnato in quella partita. Passano due minuti, palla vagante in area, controllo e tiro sotto l’incrocio, gol. Un’altra manciata di secondi: cross dalla trequarti, stacco imperioso di testa e palla di nuovo nel sacco, e sono due. Passano ancora sessanta secondi, azione di contropiede, palla sui piedi di Alan, scatto potente a superare l’avversario e rasoiata a tu per tu con il portiere che incassa inevitabilmente il terzo gol. A questo punto prima di rientrare in campo, il giovanissimo Alan passa sotto la tribuna a ricordare la promessa fattagli dal papà, che da quel momento in poi dichiara chiusa la stessa o avrebbe finito per rimetterci mezzo stipendio. Convintosi delle doti calcistiche del figlio, Alan senior decide quindi di iscriverlo ad un circolo ricreativo che ha tra le varie attività anche il calcio, il Wallsend Boys Club, la cui squadra partecipava ai campionati giovanili. Ben presto il giovane Alan comincia a segnare a ripetizione anche qui. Il suo sogno era quello di giocare un giorno con la maglia del Newcastle United in Premier League. Il sabato andava sempre al St. James’ Park a vedere i suoi beniamini Peter Beardsley e Kevin Keegan, e la domenica giocava cercando di ripetere le prodezze dei suoi modelli. In tre campionati con il Wallsend Boys mette a segno ben 150 reti (una media pazzesca di 50 gol a Campionato!). Nonostante la pioggia di realizzazioni, il Newcastle non lo prende nel suo settore giovanile, ma ci pensa un osservatore del Southampton, Jack Hixon, a portarlo nel calcio che conta. Hixon aveva visto in quel ragazzo così sgraziato nel correre, tutta la concretezza possibile del mondo. Il “sale” del calcio è mettere palloni dentro la porta e il piccolo Alan è nato per sfondare le reti e tanto basta per portarlo con sé. Così a soli 15 anni, Shearer fa la spola tra la squadra giovanile e la prima squadra, sotto le cure del centravanti dell’epoca Paul Rideout. Questi era un giocatore differente da Alan, tutto eleganza e visione di gioco, ma non era un centravanti da venti reti a stagione. Era bello a vedersi, ma la porta lui non la vedeva tanto, tutto il contrario di questo ragazzino arrivato dai sobborghi di Newcastle. Nel 1988 Alan fa il suo esordio in Premier League contro il Chelsea, partendo dalla panchina. Una manciata di minuti, nulla di più ma ormai la scalata è cominciata. L’8 aprile 1988 resta una partita storica per lui e per il calcio inglese. Il Southampton gioca in casa contro l’Arsenal, mica un avversario qualunque. L’attaccante titolare si fa male la settimana prima e Alan è catapultato in prima squadra. Molti sono diffidenti nei suoi confronti, la critica è scettica. E’ considerato troppo giovane e quindi inesperto e acerbo per ben figurare e per sostenere il peso dell’attacco. A soli 17 anni non puoi essere un pilastro. Comunque, si passa alla partita: il Southampton attacca a testa bassa, cross dalla destra in area, la palla sembra essere controllata a vista dai due centrali dei gunners che aspettano che giunga tra le mani del portiere, ma all’improvviso dal nulla sbuca Shearer che di testa anticipa tutti e mette il pallone in fondo al sacco. Primo gol (all’esordio da titolare) in Premier League. Passano una manciata di minuti e i saints continuano ad attaccare: cross questa volta dalla sinistra nel mezzo, sul secondo palo come un falco c’è ancora Alan che di testa anticipa il portiere in uscita e mette per la seconda volta il pallone nel sacco, e sono due. Nel secondo tempo il Southampton ancora non è pago e schiaccia il piede sull’acceleratore: prolungata azione in area dell’Arsenal, batti e ribatti con la palla che sbatte sulla parte inferiore della traversa e torna in gioco, ma Shearer è ancora lì pronto a spingerla in fondo al sacco dopo aver anticipato un avversario. Sono tre. Tripletta all’esordio in Premier League, a 17 anni e 8 mesi, un record assoluto per il calcio inglese. Nonostante tutto, la stagione per Alan è avara di soddisfazioni, visto che scende in campo poche altre volte e colleziona 10 “gettoni” senza segnare. Tra il 1989 e il 1992 colleziona 118 presenze e 23 gol con il Southampton, di cui 13 solo nell’ultima stagione, che lo fa balzare agli occhi del Commissario Tecnico della Nazionale Under 21, con la quale proprio tra il 1990 e il 1992 mette a segno 13 reti in 11 gare. Il 19 febbraio 1992 è anche la data del suo esordio in Nazionale Maggiore, nell’amichevole contro la Francia. Ovviamente non poteva mancare la sua “firma”. Alan segna il gol dell’1-0, partita poi vinta per 2-0. In quella stessa estate viene convocato per gli Europei di Svezia, ma l’Inghilterra viene clamorosamente eliminata al primo turno. Una delusione che però non gli impedisce di essere ricercato da diversi club inglesi, in primis il Manchester United. Una corte serrata quella di Sir Alex Ferguson, che però non si conclude positivamente: Alan decide di accettare invece, spiazzando tutti, l’offerta del Blackburn Rovers. Un grande rifiuto che fa infuriare i tifosi dello United, che non capiscono come un giocatore come lui possa accasarsi in un club senza storia né tradizione. Il Blackburn infatti è appena tornato in Premier League dopo 26 anni tra le serie minori, ma il suo Presidente, Jack Walker, re delle acciaierie di mezza Inghilterra, era ambizioso e voleva costruire praticamente dal nulla una squadra da sogno. Lo stesso Walker offre un contratto da capogiro ad Alan che accetta, oltre che i soldi, anche la sfida di dover vincere proprio là dove non si era mai vinto. Troppo facile andare allo United che vince un anno sì e l’altro pure, i Rovers sono la “piazza ideale” per poter fare la storia e qualcosa di impensabile o irripetibile. Quella squadra è formata da gente “operaria” ma di temperamento come il difensore centrale svedese Patrik Andersson o il mastino scozzese Colin Hendry, ma ci sono anche i piedi buoni come quelli di Graeme Le Saux, Tim Sherwood, Jason Wilcox, Stuart Ripley e Kevin Gallacher. L’allenatore è Kenny Dalglish, uno dei monumenti del calcio inglese degli anni ’60-’70. Il primo anno di Alan Shearer ai Rovers tuttavia riserva qualche gioia e diversi dolori. Riesce a segnare ben 16 reti in 21 partite, ma si fa male e la rottura del legamento crociato del ginocchio destro gli fa saltare in pratica la seconda metà della stagione che si conclude con un quarto posto in Campionato dietro proprio ai campioni del Manchester United, Aston Villa e Norwich City. La stagione ’93-’94 è dal punto di vista personale un autentico trionfo: sono 31 i gol messi a segno in 40 partite, ma tutte queste prodezze non bastano per vincere, il Blackburn arriva secondo alle spalle ancora una volta del Manchester United. Per Alan la consolazione di ricevere il titolo di Capocannoniere e il premio per il Calciatore dell’Anno, due magre consolazioni, anche perché l’Inghilterra fallisce la qualificazione ai Mondiali di USA ’94 e quindi Shearer è costretto a guardare la manifestazione in terra americana solo dalla tv. Tuttavia in quella stessa estate, il Presidente dei Rovers decide che è il momento di compiere il definitivo salto di qualità e conduce una campagna acquisti faraonica: arrivano il portiere irlandese Shay Given dal Celtic Glasgow, Robbie Slater dal Lens, Tony Gale dal West Ham United, Jeff Kenna dal Southampton… ma la ciliegina sulla torta è rappresentata dall’ingaggio dell’attaccante del Norwich City, Christopher Roy Sutton, che da un paio di anni ha cominciato a segnare a ripetizione. Una coppia gol formidabile che i tifosi del Blackburn chiamano la “SaS”, ovvero la Shearer and Sutton. I due si trovano a meraviglia, Alan è ovviamente il terminale offensivo più avanzato mentre Chris gli si muove intorno, essendo anche più elegante e tecnico. Il Campionato ’94-’95 si rivela un lungo braccio di ferro con il solito Manchester United che non molla mai la presa. L’avvio non è dei migliori anche se dopo sette partite i Rovers collezionano cinque vittorie e due pareggi. Tra l’ottava giornata e l’undicesima, il Blackburn perde per due volte contro il Norwich (2-1) e in casa contro lo United (2-4), in mezzo a queste due gare, solo una vittoria e un pari. Tutto fa presagire che per i “bianco-blu” non ci possa essere gloria a causa di un andamento troppo discontinuo. Invece la “SaS” comincia ad ingranare e tra la dodicesima giornata e la ventitreesima, mette in fola undici vittorie e un pareggio subendo solo sei reti, ma quel che più conta realizzando gol a grappoli, ben 29 in dodici match. Si arriva quindi al 22 gennaio 1995 e alla ventiquattresima c’è la sfida dell’Old Trafford contro lo United. Si tratta dell’incontro di cartello che potrebbe decidere la stagione: i red devils vincono per 1-0 e il sogno dei Rovers sembra svanito nel nulla anche quest’anno, inoltre due partite più tardi arriva un nuovo pesante KO, per 3-1, al White Art Lane di Londra contro il Tottenham. Il pessimismo comincia a serpeggiare e la triste convinzione è che ci si debba accontentare solo del secondo posto. Ed invece tra la ventottesima e la trentasettesima giornata arriva una striscia di sette vittorie e tre pareggi che grazie anche ad un paio di imprevedibili KO del Manchester, permettono al Blackburn di ripassare in testa alla classifica. L’8 maggio 1995 infine, grazie al successo per 1-0 ottenuto contro il Newcastle, squadra della sua città, Shearer e compagni festeggiano la conquista del Titolo Nazionale (con un solo punto di distacco sullo United), il suo terzo della storia dopo quelli del 1912 e del 1914. La “SaS” mette a segno 49 gol, 34 reti Shearer e 15 Sutton, su un totale di 80 complessive di squadra. Per Alan ovviamente arriva anche la vittoria della classifica marcatori, diventata ormai una bella abitudine per lui. Pareva quello l’inizio di un ciclo vincente per il Blackburn, che nella stagione 1995-1996 sembrava destinata a ripetere il Campionato precedente. Invece, nonostante le 31 reti di Alan, arriva un mediocre settimo posto. In quella estate tuttavia, l’Inghilterra ha una grandissima chance: quella di giocare l’Europeo in casa e di poter dare una spolverata alla propria bacheca che mette in mostra soltanto un Mondiale (allora si chiamava Coppa Rimet) vinto sempre in casa nel 1966. Un solo titolo, e per chi ha inventato il gioco del calcio è obiettivamente un po’ pochino. Si comincia l’8 giugno a Wembley contro la Svizzera, gara inaugurale della manifestazione e semi-esordio per Shearer in un torneo con la maglia della “Nazionale dei Tre Leoni”. A metà del primo tempo, un passaggio in profondità di Stuart Pearce lo raggiunge in piena area e con una staffilata Alan indirizza il pallone sotto la traversa, alle spalle del portiere Marco Pascolo. Purtroppo per lui e per l’Inghilterra la Svizzera pareggia con Kubilay Türkyılmaz su rigore nel secondo tempo, e la partita finisce 1-1. Una delusione per tutto il popolo britannico che si aspettava una goleada. Mezza qualificazione passa quindi attraverso il “derby” sentitissimo contro la Scozia. Partita spigolosa come nel classico canovaccio delle gare dove si affrontano squadre di “Oltremanica”. Nel secondo tempo, Gary Neville spinge sulla corsia destra e mette in mezzo un cross sul quale ci si avventa proprio Shearer che di testa indirizza in fondo al sacco. Un rigore parato da David Seaman e un capolavoro di Paul Gascoigne in occasione del gol del 2-0, consegnano all’Inghilterra i tre punti ed il pass per i quarti di finale. Il terzo incontro del girone contro l’Olanda serve solo per decretare il primo posto. Alan sblocca il punteggio con un calcio di rigore nel primo tempo e poi a cavallo della doppietta di Teddy Sheringham mette a segno il gol del momentaneo 3-0 con un destro alla dinamite che smantella la porta olandese. Finisce 4-1 e gli inglesi vanno ai quarti dove affrontano la Spagna. Dopo 120’ si chiude sullo 0-0 e la qualificazione passa attraverso i calci di rigore: Shearer segna il suo mentre gli spagnoli falliscono due penalty. Si arriva così in semifinale, e mai come questa volta c’è la convinzione di poter arrivare fino in fondo, anche se di fronte c’è la “bestia nera” degli inglesi, la Germania. Tutto il popolo spinge dagli spalti i ragazzi di Glenn Hoddle. Inghilterra-Germania: dopo tre minuti, su azione di calcio d’angolo, chi se non Alan di testa può far male agli storici rivali? Una zuccata piena di rabbia e orgoglio che sembra mettere in ginocchio i tedeschi. 1-0. Tuttavia Stefan Kuntz pareggia un match diventato bellissimo, intenso, quasi epico. Da una parte c’è la voglia di impresa e di rivincita da parte di chi ha una sorta di complesso di inferiorità, dall’altra c’è l’intenzione di non mollare mai e di continuare ad aggiornare la tradizione positiva. Nemmeno i tempi supplementari riescono a dettare un vincitore e così si arriva ai calci di rigore. Shearer da vero leader va a battere il suo penalty per primo e lo segna. La stessa cosa fanno sia i suoi compagni che i tiratori scelti dei tedeschi. Si va ad oltranza, Gareth Southgate sbaglia, Andreas Möller no! La Germania va in Finale, l’Inghilterra è eliminata tra lo sconforto generale. A nulla sono servite le 5 reti che valgono ad Alan Shearer il titolo di Capocannoniere del torneo e il premio dell’UEFA come “Miglior Giocatore di Euro ‘96”. E’ una delusione grandissima per Alan che proprio in quella estate decide che deve cambiare nuovamente squadra: lo vogliono tutti, compresa la Juventus che per bocca del suo Presidente Gianni Agnelli dichiara: “Se gli piacciono tanto le maglie a strisce bianconere, può venire da noi… ne abbiamo in abbondanza”. Nuovamente anche il Manchester United torna alla carica per assicurarsene le prestazioni, ed invece Alan decide di tornare a casa spiazzando tutti ancora una volta, nella sua Newcastle. Non contano le coppe e i trofei, per lui il senso di appartenenza è più importante di tutto. Segnare sotto la curva della sua gente e regalare le gioie ai suoi concittadini sono cose che valgono più dei soldi, più dei titoli. E poi ha un sogno che porta con sé da bambino, quello di indossare la maglia del Newcastle United, la squadra del suo cuore e giocare al St. James’ Park.

Così per 36 miliardi delle vecchie lire, il Blackburn lo cede al Newcastle. Ovviamente il suo ritorno a casa viene festeggiato da un folla festante, i tifosi dei magpies sono al settimo cielo. Si racconta che anche il parroco del suo quartiere, alla fine di ogni omelia, raccomandasse ai fedeli di dedicare una preghiera affinché Alan Shearer potesse segnare. Una raccomandazione divina, di cui ovviamente il bomber non ne aveva bisogno, ma che tuttavia nessuno se la sentiva di contravvenire. Allo stadio è tutto uno sventolio di sciarpe e maglie “bianconere” e un coro incessante: “Score Shearer, score!”… per tutti i 90 minuti. Alla sua prima stagione con il Newcastle (1996-1997) segna 25 gol in 31 partite, che non permettono però ai magpies di vincere il Campionato, ma arriva solo un secondo posto alle spalle del solito Manchester United, che vincerà anche la Charity Shield. L’anno successivo (1997-1998), è un “mezzo disastro”, soprattutto perché Alan si rompe la caviglia nel mese di agosto durante un’amichevole. Un infortunio che lo costringe a saltare in pratica più di mezza stagione, rientrando in tempo per disputare la finale di FA Cup, persa (2-0) contro l’Arsenal e per andare ai Mondiali di Francia ’98. La fine della stagione però, è contrassegnata da un evento piuttosto delicato: Shearer sferra un calcio in testa ad un calciatore del Leicester, Neil Lennon. La Federazione inglese propende per una lunga squalifica, cosa poi non avvenuta e Alan non solo va ai Mondiali, ma gli viene consegnata anche la fascia di Capitano che era sempre stata di Tony Adams. L’esordio è contro la Tunisia: il gol del vantaggio è ancora una volta il suo, nuovamente con un colpo di testa su di un cross proveniente dalla fascia. Nella ripresa, Paul Scholes chiude la pratica per il 2-0 finale. La sconfitta contro la Romania (2-1) costringe gli inglesi a vincere l’ultima partita del girone contro la Colombia. Vittoria per 2-0 e passaggio agli ottavi contro l’Argentina. Gabriel Omar Batistuta segna il gol sudamericano dopo pochi minuti su calcio di rigore, ma la reazione britannica è furente. Lo stesso Shearer trasforma un altro penalty concesso pochi minuti dopo e qualche giro di lancette più tardi è il gioiellino Michael Owen, con un gol superbo, a ribaltare il punteggio dallo 0-1 al 2-1. Sul finire del primo tempo però, ci pensa Javier Zanetti a mandare tutti al riposo in parità, 2-2. Dopo 120’ tiratissimi il punteggio non cambia e si va per l’ennesima volta ai calci di rigore: Shearer come sempre batte il suo per primo e lo trasforma. L’errore di Hernán Crespo sembra spianare la strada verso i quarti di finale, ma falliscono sia Paul Ince che David Batty, e l’Inghilterra torna a casa, mestamente. Per Shearer però le cose non andranno per il verso giusto nemmeno a Newcastle. Il nuovo allenatore è Ruud Gullit, che mal sopporta l’ombra ingombrante di Alan: “Non vuole lavorare, è pigro e non si allena nel modo giusto”, dice pubblicamente, provando a destabilizzare un ambiente che invece stravede per il suo beniamino. Nessuno dà peso alle parole dell’ex fuoriclasse del Milan. La stagione è fallimentare comunque, il Newcastle arriva tredicesimo e perde in Finale di FA Cup contro l’Arsenal per 2-0. Le 14 reti di Shearer in Campionato pesano di più delle parole del suo allenatore, che nell’agosto del 1999 viene sollevato dall’incarico a beneficio di Steve Clarke prima e di Bobby Robson poi. Le 23 reti in Campionato di Alan, 30 in totale, non permettono al Newcastle di arrivare oltre l’undicesimo posto e la semifinale di FA Cup, ma aprono le porte a Shearer della Nazionale (del resto nessuno si sognava di fare il contrario) per Euro 2000. Prima del torneo tuttavia Alan annuncia il suo ritiro dalla stessa alla fine della manifestazione. Non scende in campo nella sconfitta contro il Portogallo (3-2), poi con un colpo si testa in tuffo decide la sfida contro la Germania (1-0). Nella terza partita contro la Romania segna il calcio di rigore che permette all’Inghilterra di portarsi in vantaggio sul 2-1, ma si tratta di un gol inutile visto che i rumeni poi la ribaltano vincendo 3-2 e mandando ancora una volta gli inglesi a casa. Nonostante i numerosi inviti da parte della Federazione, Alan non cambia idea e mantiene la promessa di non vestire più la maglia della sua Nazionale. Inizia la nuova stagione (2000-2001) e Shearer decide di farsi in due nel doppio ruolo di giocatore e aiuto allenatore; ed infatti le presenze in campo sono poche (19) e i gol 5. La gente vuole vederlo giocare più spesso e nella stagione 2001-2002  torna a segnare su livelli mostruosi: 23 gol in Campionato in 37 partite più altri 4 tra FA Cup e Coppa di Lega. Il Newcastle United si piazza al quarto posto in classifica e si qualifica così, per la prima volta, in Champions League. Nel 2002-2003 la massima competizione per club è formulata su una prima fase a gironi e una seconda fase a gironi a cui accedono le prime due di ogni raggruppamento iniziale, per poi passare all’eliminazione diretta. Nel gruppo il Newcastle viene inserito insieme a Juventus, Dinamo Kiev e Feyenoord. Tre vittorie e tre sconfitte permettono ai magpies di accedere alla seconda fase nel raggruppamento insieme ad Inter, Barcellona e Bayer Leverkusen. Il cammino del Newcastle termina qui, ma per Alan Shearer si tratta di una esperienza più che positiva a livello personale, visti i 7 gol in 12 partite. I suoi 17 gol in Campionato trascinano la squadra che si piazza al terzo posto, assicurandosi quindi nuovamente la qualificazione alla Champions League per il secondo anno di fila. Questa volta però l’eliminazione arriva ai gironi, ma il Newcastle “retrocede” in Coppa Uefa dove ferma il proprio cammino solo in semifinale quando è costretto ad arrendersi all’Olympique Marsiglia che poi perderà la Finale contro il Valencia. Ancora una volta Shearer è il miglior marcatore della sua squadra con 22 gol in Campionato, ai quali vanno ad aggiungersi i 6 centri nelle coppe europee. Quinto posto in Premier League che vale la partecipazione alla Coppa Uefa per la stagione successiva. Manifestazione europea che sembra essere l’habitat naturale per un vecchio bomber di razza che comincia a sentire il peso degli anni che passano e degli acciacchi, ma che non si è mai dimenticato di come si gonfiano le reti avversarie: 7 i gol in Campionato, ben 11 invece in Coppa Uefa dove però il cammino si arresta ai quarti, mentre in FA Cup è solo semifinale. L’ultimo sussulto di orgoglio, nella stagione 2005-2006  nonostante un infortunio, quando con 10 reti in Campionato Alan riesce a raggiungere quota 206 con il Newcastle e 260 in totale in Premier League, due primati che resistono ancora oggi. Perché non servono titoli o trofei per rimanere uno degli immortali del calcio. Alan Shearer, Capitano coraggioso ed orgoglioso ha scelto di regalare felicità alla sua gente “rubacchiando”, come una gazza, qua e là momenti di felicità assoluta come solo un gol può fare e come solo la “Gazza del St. James’ Park” ha saputo fare.

Donato Valvano

Alan Shearer

Alan Shearer

Alan Shearer scheda giocatore

Nome: Alan
Cognome: Shearer
Nato il: 13 agosto 1970, Newcastle, Tyne And Wear, INGHILTERRA
Altezza: 1,83
Peso: 80
Ruolo: Attaccante

Carriera:

Southampton (Presenze 118 / Reti 23)
Blackburn Rovers (Presenze 138 / Reti 112)
Newcastle United (Presenze 303 / Reti 148)
Inghilterra (Presenze 63 / Reti 30)

Palmarès:

Blackburn Rovers:
Campionato Inglese: 1 / Capocannoniere Premier League: 2 / Calciatore dell’Anno: 2
Newcastle United:
Capocannoniere Premier League: 1 / Capocannoniere UEFA Europa League: 1 / Calciatore dell’Anno: 1 / Miglior Marcatore di Tutti i Tempi del Newcastle: 206 gol / Miglior Marcatore di Tutti i Tempi della Premier League: 260 gol
Inghilterra:
Capocannoniere Europeo: 1 / Miglior Giocatore Europeo: 1