Londra, inverno del 1884. Il neodottore Arthur Conan Doyle riceve un messaggio, una richiesta di aiuto da una donna che lo invita a partecipare in casa sua ad una seduta spiritica in cui lei teme per la vita di un partecipante. Da qui si dipana per più di 380 pagine una vicenda rocambolesca che porterà il futuro creatore di Sherlock Holmes ad affrontare zombie, mummie assassine nei sotterranei del British Museum, sanguisughe giganti e soprattutto, una congrega di sette uomini misteriosi che, per mezzo di un esercito di uomini incappucciati al loro servizio, attenterà più volte alla vita dello scrittore e dei suoi compagni. Nel corso di queste rocambolesche vicende Doyle viene affiancato da un eterogeneo gruppo di compagni: i fratelli ex ladri Larry e Barry, la bellissima e affascinante Eileen (di cui il dottore si innamorerà) e soprattutto, Jack Sparks, sedicente agente segreto di Sua Maestà la Regina Vittoria. Sparks è forse il vero protagonista del romanzo; cocainomane e geniale investigatore, risulta essere il calco su cui Doyle forgerà poi il suo immortale Sherlock Holmes. Il nostro caro Arthur, pur con tutte le dovute proporzioni, risulta essere nella vicenda una buona spalla per il complesso e affascinante Sparks, al pari del dottor Watson con Holmes. Sparks ha alle spalle una travagliata storia familiare e un odio feroce verso il fratello maggiore Alexander, che è l’incarnazione della malvagità umana e che ha ucciso brutalmente i loro genitori quando il giovane Jack era appena adolescente. Alexander è a capo di sette cospiratori, il cui obiettivo dichiarato è riportare nel nostro mondo l’Abitatore della soglia (un’entità malvagia primordiale che nel nome rende omaggio esplicito a due racconti di H.P. Lovecraft, L’abitatore del buio e La cosa sulla soglia) facendolo incarnare nel corpo del futuro erede al trono d’Inghilterra, l’ipotetico futuro figlio del duca di Clarence Eddy, figlio Del Principe di Galles Edoardo e tenuto prigioniero dalla setta. Alexander diabolicamente, nel tentativo di sbarazzarsi del fratello-avversario, è anche riuscito a farlo rinchiudere nel manicomio di Bedlam, dove lo ha reso schiavo della cocaina, iniettandogli dosi massicce. Allo stesso modo di quello che succederà poi nel racconto Il problema finale, i due fratelli si affronteranno alle cascate di Reichenbach per perire (apparentemente) entrambi.

Innumerevoli sono gli omaggi al canone holmesiano in questo apocrifo non canonico e anti-convenzionale: i fratelli Sparks sono davvero molto similari ad Holmes e Moriarty, mentre Doyle fa ottimamente le veci del dottor Watson. Il romanzo appartiene ad un sottogenere poco diffuso degli apocrifi holmesiani: quelli in cui il ruolo del dottor Watson è svolto dal creatore di Holmes, Conan Doyle, che fu poi davvero il modello per il nostro caro John. In traduzione italiana abbiamo oltre a questo libro anche due volumi della serie di David Pirie dedicata alle indagini del Dottor Joseph Bell, professore universitario del giovane Doyle che nella realtà, con le sue acutissime deduzioni (delle quali dava dimostrazione di fronte alla platea dei suoi attoniti studenti durante le sue lezioni di anatomia), fu il modello per la creazione di Sherlock Holmes. In questa serie di libri il dottor Bell è affiancato nelle indagini per l’appunto da un giovanissimo Doyle. Da questi romanzi in Inghilterra è stata anche tratta una serie televisiva di indubbia qualità, trasmessa anche in Italia, dal titolo Murder Rooms: the dark beginnins of Sherlock Holmes. La serie di Pirie in Inghilterra è composta da tre volumi di cui soltanto due sono stati tradotti in italiano dalla Sonzogno una quindicina di anni orsono con i titoli Gli occhi della paziente e Il richiamo della notte e sono ormai purtroppo fuori catalogo. Dico purtroppo perché personalmente ho molto amato la serie, soprattutto Gli occhi della paziente. Ritengo che Pirie sia riuscito a ricreare ottimamente lo stile di Doyle e le atmosfere holmesiane, pur se con protagonisti diversi (ma non troppo ovviamente) da Holmes e Watson.

Ovviamente con questi due romanzi siamo di fronte a storie molto canoniche e che rientrano strettamente negli stilemi del giallo investigativo anglosassone di un secolo fa mentre per quanto riguarda il romanzo di Mark Frost ci troviamo di fronte ad un capolavoro assoluto che non può essere ingabbiato in una definizione precisa di un unico genere; infatti assistiamo da spettatori coinvolti e attoniti a vicende che uniscono i ritmi serrati dei thriller d’azione agli stilemi del giallo classico, per passare poi all’orrore di altri racconti di Doyle, come la Mummia (omaggiata nelle scene che si svolgono nel British Museum) e di Stoker e del suo Dracula. Avete capito bene: infatti nel racconto oltre a Doyle fa una comparsa con un riuscitissimo cameo anche Bram Stoker e si staglia nella parte finale del libro anche l’ombra minacciosa del Conte transilvano, mai citato esplicitamente ma chiaramente omaggiato quando a Whitby (località chiave del romanzo di Stoker) da una goletta vengono scaricate due casse da morto e un lupo viene visto aggirarsi nei boschi intorno alla cittadina e vengono ritrovati cadaveri con la gola squarciata. Dal romanzo di Stoker viene anche ripresa l’ambientazione di alcune scene nella tetra abbazia di Whitby.

Il romanzo termina anche con una profetica anticipazione degli orrori dei campi di sterminio (gli uomini privati della volontà e ridotti ad automi da Alexander e dai suoi complici vengono giustiziati e inceneriti nei forni crematori se non sono più utili alla causa) e con un incontro, avvenuto 5 anni dopo gli eventi narrati nel romanzo, nel 1890, tra Doyle (assieme a moglie e figlia) e un neonato Adolf Hitler proprio alle cascate di Reichenbach, cosa che fa intuire che attraverso qualche via oscura la reincarnazione dell’abitatore della soglia è avvenuta comunque, nonostante l’apparente morte di Alexander 5 anni prima e lo smantellamento della sua setta. Onirico a tratti e molto cinematografico, il romanzo lascia intravedere a tratti molto dello stesso genio che ha dato vita a Twin Peaks. Infatti alcune scene del romanzo, ad esempio quando Doyle, ritorna dalla seduta spiritica a casa sua e trova la casa a soqquadro e come se fosse passata in un forno e poi lasciata raffreddare, come se qualcosa di inquietante e minaccioso avesse fatto un’incursione da un’altra dimensione nella nostra, ricordano molto da vicino le atmosfere più deliranti e disturbanti della serie tv di Lynch, specialmente la terza. Inoltre molto spesso affiora anche una vena ironica e grottesca, surreale a volte, con battute spassose e apparentemente fuori luogo in un contesto drammatico (penso ad esempio allo scambio esilarante di battute tra Doyle prigioniero della setta e il professor Vamberg, modellato sulla figura del linguista ungherese Vambery amico di Stoker, durante una cena che si trasformerà in un massacro) molto evidente anche nelle tre stagioni del film di Lynch e Frost. Un’altra grande protagonista del romanzo è Madame Blavastky, che viene omaggiata con la citazione di molte sue opere e teorie e questo filo letterario collega direttamente e ulteriormente il romanzo con Twin Peaks. In definitiva un’opera da possedere assolutamente nella biblioteca di ogni amante di Doyle, Stoker e Lynch: una fusione inedita ed ottimamente riuscita di tutta la migliore narrativa tardo vittoriana e della migliore cinematografia contemporanea che all’epoca dell’uscita del volume in traduzione italiana(nel lontano 1993) ebbe ottimi risultati in termini di vendite; tutto ciò rende ancora più crudele ed inspiegabile (misteri della sclerotica editoria italiana!) il fatto che il seguito del romanzo, The five Messiah, sia ancora inedito nella nostra nazione.

Lancio un appello personale e disperato alla Sperling e Kupfer e a qualsiasi altra casa editrice: TRADUCETELO!!!!

Ivan Mecca

La Congiura Dei Sette

Sir Arthur Conan Doyle (SIDNEY PAGET, 1898)