“Chi sorveglierà i sorveglianti?”

Decimo Giunio Giovenale (50-127)

“Watchmen”, opera frutto del lavoro combinato e armonico di due geni assoluti, lo scrittore Alan Moore e il disegnatore Dave Gibbons. Chiunque non lo conosca, non merita di vivere su questo pianeta.

Prima di poter scrivere il seguente articolo, ho avuto bisogno di un bel po’ di tempo al fine di riordinare le idee, in quanto la lettura di questa opera incommensurabile non è affatto semplice. La storia è talmente ricca di sfaccettature e significati reconditi da dare la vertigine, inoltre succedono così tante cose da rendere necessario uno stacco netto. Un allontanamento drastico. Al fine di poter esaminare l’insieme al meglio. Partiamo dai singoli personaggi che tutti, nessuno escluso, hanno una funzione precisa nella narrazione, ed è lo stesso Moore ad illustrarcela tramite delle note contenute in chiusura al volume. Dalla sua viva penna si apprende di come i suoi eroi non siano creature originali, ma un riadattamento di personaggi della Charlton Comics caduti, vai a sapere perché, nel dimenticatoio; lo scrittore britannico li ha quindi rispolverati ed adattati alla sua storia, che ha rivoluzionato il mondo del fumetto. Il personaggio intorno al quale ruota tutta la vicenda è senza dubbio il Dottor Manhattan (Capitan Atom per la Charlton) la cui vera identità è quella del dottor Jonathan “Jon” Osterman, grande fisico e scienziato che a causa di un incidente in laboratorio viene trasformato in un uomo atomico, chiamato “Manhattan”, come il primo progetto di bomba nucleare. Le nuove doti ottenute da Jon si sintetizzano nella capacità di dominare in maniera assoluta la materia, essenzialmente quindi è in grado di fare tutto ciò a cui pensa piegando la materia stessa al suo volere. I suoi studi erano volti proprio a questo, scoprire l’essenza, la forza unificatrice del tutto, solo, in un infausto giorno, per alterne vicende rimane chiuso nella stanza degli esperimenti dove sta per essere disgregato un blocco di cemento. La conseguenza è la sua totale disintegrazione, o almeno così pensavano i suoi colleghi, fino a quando riuscì a ricomporsi nella sua nuova forma ritrovandosi la straordinaria capacità su citata. E’ ormai una figura indistruttibile, capace di qualunque cosa; la domanda è: il mondo sarà pronto ad accoglierlo? Già, perché è proprio questa una delle innumerevoli trovate geniali di “Watchmen”, la storia si svolge nel 1985 – nel nostro vecchio ’85 – e mostra la reazione del mondo alla nuova realtà creatasi con l’avvento del super-uomo. Le implicazioni sociali, culturali, ma soprattutto politiche e tecnologiche sono alla base della storia e costituiscono un approccio del tutto originale al racconto di supereroi. Il 1985 di “Watchmen” è molto più tecnologicamente avanzato di quanto fosse il nostro però, troviamo infatti auto elettriche, navi volanti (“Cleto”, la nave dei nostri eroi è appunto un aeroveivolo molto evoluto), gli stessi PC sono estremamente futuristi rispetto a quelli reali di allora, e tutto questo grazie al Dottor Manhattan e alla sua capacità di creare qualsiasi cosa dal nulla; è lui a guidare il mondo in questa avanguardia. Ma la sua presenza causa altre e molto significative ripercussioni, un esempio: gli U.S.A. grazie a lui hanno vinto in Vietnam – i vietcong vollero arrendersi solo dinnanzi a quello che credevano un Dio in terra, e proprio quel suo ruolo strategico ricoperto in guerra causa problemi rilevanti, infatti col progredire della narrazione sembra sempre più inevitabile un conflitto nucleare, in quanto la Russia non è disposta ad arrendersi pedissequamente alla supremazia americana poiché in caso di un attacco a tappeto con testate nucleari neanche lui sarebbe in grado di disinnescarle tutte prima che colpiscano causando comunque dei danni irreparabili. Oltre a Jon, troviamo anche Walter Joseph Kovaks, alias Rorschach (The Question per la Charlton), è lui a guidarci nella storia compilando il suo diario, è lui per primo a sentire puzza di bruciato indagando sull’avvenimento scatenante, è suo tutto il merito. Definito come un sociopatico è in realtà un eroe nel senso più puro del termine, estremamente ligio alla giustizia, con un bagaglio di sofferenza stracolmo e insopportabile. Fin da bambino la sua non è stata una vita facile, madre prostituta, padre sparito per dei dissidi insanabili con la moglie, soggetto a continue violenze materne viene infine dato in affido e riesce a trascorrere gli ultimi anni dell’adolescenza in modo relativamente tranquillo, ma il danno ormai è fatto, l’oscurità è insita dentro di lui. Così come l’estremismo di destra. La sua coscienza non gli permette più di accettare compromessi, per lui è tutto bianco o nero, giusto o sbagliato; è questa la sua filosofia di vita e la porterà avanti fino alle conseguenze più imprevedibili. Rorschach nasce quando indagando sul rapimento di una povera bimba scopre in realtà ben altro e la sua reazione è nient’affatto spropositata, anzi… il criminale in questione fa una fine fin troppo veloce a mio avviso. Penso sia chiaro, lui è il mio personaggio preferito, la sua oscurità, la sua spietatezza sono parte di un tutt’uno molto più complesso, e forse, il primo ad accorgersene a pieno è lo psichiatra da cui è mandato in cura quando, nel corso degli avvenimenti, viene arrestato. Il medico della mente rimane soggiogato dalla personalità dilagante di Rorschach, grazie a lui capisce quanta crudeltà è presente nel mondo, è lui ad aprirgli gli occhi, a questo punto chi ha bisogno dell’aiuto di chi? Mi piace rimarcare una’altra cosa: a mio avviso sempre a lui appartiene la battuta più bella dell’intero fumetto, mentre è in prigione, stufo di essere oggetto di tante minacce da parte degli altri carcerati – tali in buona parte sono ospiti per merito suo – chiarisce una volta per tutte la situazione dopo aver fatto molto, molto male ad un’idiota reo di aver tentato di accoltellarlo e grida: “Non sono io ad essere rinchiuso con voi, ma voi ad essere rinchiusi con me”! Non è necessario aggiungere altro per meglio tratteggiare il personaggio. Come inizio mi pare non sia niente male, ma non è certo finita qua. Edward Blake, precisamente con la sua morte, darà inizio alla vicenda; un “Comico” è morto a New York. Il Comico (nella Charlton, Peacemaker) è praticamente un soldato provetto, un colosso dotato di una forza fisica impressionate, anche se tuttavia la sua importanza va ricercata altrove. Lui è un personaggio molto controverso, è un violento, un sanguinario e certo non una persona piacevole da frequentare, al contempo però, durante il corso degli eventi si renderà conto degli errori commessi cercando quantomeno una minima redenzione, il problema è il tempo a sua disposizione, ormai scaduto. Un grande merito bisogna però attribuirglielo: lui per primo si rende conto della realtà, della crudeltà, del menefreghismo, dell’assoluta ingordigia dilaganti nel mondo, nell’animo umano sembrano proprio celarsi i sentimenti più abbietti. Il futuro cui l’umanità sta rapidamente andando incontro è molto, molto nefasto. Il suo personaggio altro non è che il prodotto di tutto ciò, una maschera crudele e terribile avente il compito di fungere da elemento di disturbo in un mondo troppo abituato alla fine scritta ormai da tempo. L’idea dell’inevitabile distruzione ha ormai preso piede e tutti si sono talmente abituati da accettarla passivamente, tuttavia qualcosa può essere e deve essere fatta. Anche Adrian Alexander Veidt, alias Ozymandias (Thunderbolt nella Charlton) la pensa esattamente così, e da sempre si è impegnato per rendere la Terra un posto migliore. Adrian è ricchissimo, bello, buono, atleta provetto, naturalmente dotato di capacità fuori dal comune sviluppate al massimo attraverso una rigida disciplina fisica e mentale, ed è inoltre considerato l’uomo più intelligente al mondo. Un eroe con i controfiocchi, insomma, e altro non ci si poteva aspettare da lui se non che mettesse le sue immani doti al servizio del prossimo; difatti così fa e con piena soddisfazione di tutti. Partito da zero, dopo aver interamente donato in beneficenza le copiose sostanze ereditate dai genitori, si crea da se la sua fortuna seguendo le orme tracciate dal suo mito dell’infanzia, Alessandro Magno, cercando di diventare lui stesso più “Magno” di quanto non sia riuscito a fare quell’altro. Cerca di fungere da guida ad un’umanità da troppo tempo ormai sull’orlo di un baratro, accogliendo sulle sue spalle il peso del fardello di Atlante conscio dell’impegno e del sacrificio necessari allo svolgimento del compito sceltosi. Night Owl, Gufo Notturno (Blue Beetle per la Charlton) è il nome di battaglia scelto da Daniel “Dan” Dreidberg, anche lui dotato di un cervellino niente male ed estremamente ricco grazie ai lasciti paterni non donati a nessuno però, utilizzati invece per far del bene finanziando l’impresa “Watchmen”. Questi si crea da sé l’ampia dotazione di gadget utilizzati a corredo della prestanza fisica acquisita grazie ad un duro e costante allenamento; le analogie con Batman mi sembrano abbastanza evidenti. “Cleto”, la gufo nave volante l’ha costruita e coccolata da solo, battezzandola così in onore del gufetto presente nel cartone Disney “La Spada nella Roccia”. Dan è un uomo mite e gentile, certo il più equilibrato della combriccola, e all’inizio della storia le due personalità celate nel suo animo sembrano essere distinte e separate, lui stesso ha sempre fatto di tutto per tenerle divise; solo, ad un certo punto, interviene un elemento di rottura che unito a quanto si sta verificando lo porta a rendersi conto della verità, lui non può vivere senza il gufo, quel costume gli necessita come l’aria per poter continuare ad esistere. Dan e il Gufo sono indissolubili. Oltre a tutto ciò è l’unico amico di Rorschach al mondo, e per citare Peppino De Filippo: “Ho detto tutto!”. Dan, come Laurie (Spettro di Seta), non è il Gufo originale, nella storia si fa anche la conoscenza di Hollis Mason, il primo a dare lustro al Nome e del quale diviene amico sincero; a lui Dan, a suo tempo, chiese di poter utilizzare quel Nome e poter così continuare l’opera iniziata. Mason è anche l’autore del libro “Sotto la Maschera”, nel quale parla di tutto il retro mondo dei vecchi “Minutemen”, il gruppo di supereroi precedente ai “Watchmen” del quale facevano parte anche l’originale Spettro di Seta e Il Comico, illustrando nello specifico i burrascosi trascorsi dei due, tra le altre cose. Spettro di Seta (nella Charlton era Nightshade) è Laurie Juspeczyk, figlia di Sally Jupiter, la prima, il prototipo, della quale si trova suo malgrado a dover seguire le orme. Sono entrambe donne bellissime cui é sconsigliato pestare i calli, è meglio non farle arrabbiare. Laurie fin da piccola viene sottoposta dalla madre ad un durissimo allenamento grazie al quale acquisisce forza, agilità, riflessi fulminei, insomma tutta la dotazione necessaria al compito da svolgere. Lei è fondamentale, il suo ruolo nella storia è paragonabile a quello dei tre fantasmi ne “Il Canto di Natale” di Charles Dickens, infatti farà riscoprire una certa umanità a Jon facendo in modo di farlo tornare sulla Terra dal suo esilio per cercare di salvare la situazione divenuta ormai critica. I nostri due piccioncini vivono insieme più o meno felicemente per una ventina d’anni; il problemino è dovuto alla progressiva perdita della condizione umana da parte di Manhattan, un uomo indistruttibile, che non invecchia, capace di percepire l’estrinsecarsi della materia fin nelle più infinitesimali manifestazioni, che ha camminato sul Sole, e quando sopraffatto, pianterà in asso baracca e burattini… solo Laurie sarà in grado di sorprenderlo ancora facendolo tornare. I personaggi cardine di “Watchmen” sono tutti molto complessi e la stessa realtà nella quale vivono certo non è da meno, infatti nella storia principale orchestrata dal Mago Alan Moore convivono diverse anime tutte necessarie allo svolgimento della trama. I fatti, come detto, cominciano con l’omicidio di Edward Blake. Lo stesso Rorschach indagando scopre la verità temendo conseguentemente l’esistenza di un serial killer di maschere, in quanto già alcuni dei “Minutemen” hanno fatto una brutta fine. Nel 1985 i vigilantes sono ormai al bando, qualche anno prima il Decreto Keene li dichiarò fuorilegge ponendo fine alla loro esistenza. Vista la situazione creatasi ognuno si sentì libero di scegliere la sua strada, ed allora Ozymandias subodorando quanto sarebbe successo, ancor prima del Decreto, uscì allo scoperto continuando a far del bene comunque. Poi si sa, non è certo un decretuccio qualunque a poter dire a Rorschach cosa fare o non fare, infatti lui continua imperterrito la sua personalissima crociata meritandosi così le continue attenzioni della polizia. Dan smise i panni di Gufo restandosene buono e quieto; Il Comico divenne un mercenario al soldo del Governo, infine Jon e Laurie cominciarono a vivere insieme in un centro ricerche governativo in quanto lui era e rimane troppo prezioso per essere lasciato in pace. Il Decreto non fu altro se non la risposta al sentimento prevalente anti eroi mascherati della collettività; o di come le implicazioni sociali, culturali e politiche dovute alla loro presenza fossero molteplici e disomogenee tra loro. Nel caso specifico vinse chi non li voleva e tant’è, vennero dichiarati fuorilegge. Come dicevo, Rorschach continuando la sua personale lotta comincia ad indagare sull’omicidio, scoprendo l’alias di Blake e, temendo la presenza del famigerato serial killer di maschere, avvisa subito Dan, il quale appresa la notizia ne rimane molto colpito. La nuova situazione più la discussione seguente con l’amico assestano il primo scossone al castello di normalità costruitosi. Dopo Dan tocca a Laurie e Jon, e mentre la prima non è toccata minimamente dall’accaduto (avendo dei fondati motivi per detestare il Comico), per scuotere il secondo, impegnato in un progetto energetico rivoluzionario, certo non basta una cosuccia del genere; rimane Veidt e ad avvisarlo ci pensa Dreidberg stesso. Nel frattempo la partita a scacchi U.S.A. Vs Russia continua e lo scacco matto diviene sempre più inevitabile. Una delle incalcolabili trovate geniali di Moore è l’accompagnare la storia principale con una parallela, “I Racconti Del Vascello Nero”, narrante di un capitano rimasto unico superstite di una battaglia avvenuta tra la sua ed una nave demoniaca; l’uomo, alla deriva con pochi compagni, trova rifugio su un’isola sulla quale a poco a poco rimane solo. La vicenda, ambientata all’epoca dei pirati parte da qui, il novello Ulisse così comincia la terrificante Odissea a bordo di un’infernale zattera per tornare a casa e salvare i suoi cari dalle grinfie dei demoni assetati di sangue. Giunto finalmente a destinazione i demoni da combattere non saranno assolutamente quelli immaginati, dovrà affrontarne di più spaventosi, ed infine sopraffatto dall’orrore per le azioni compiute continuerà imperituro il suo personale viaggio. E i suoi spettri, una volta raggiunti, lo accoglieranno tra le loro fila. Questa vicenda è contenuta nel fumetto letto da un ragazzo di colore sempre seduto accanto ad un’edicola, ed ha la funzione essenziale di far risaltare quanto accade nella realtà raccontata in “Watchmen”, le avventure del capitano, infatti, si svolgono di pari passo a quelle principali con un crescendo via via sempre più intenso ad accompagnare la Terra verso la probabile fine, che il mondo debba seguire il destino dello sventurato capitano? Si vedrà. Pochi giorni dopo l’uccisione di Blake anche Adrian Veidt, è oggetto delle sgradevoli attenzioni di un killer prezzolato riuscendo a scampare all’attentato solo grazie alle sue straordinarie capacità, uhm, gatta ci cova, tenendo presente un’ulteriore circostanza, Jon di lì a poco lascerà la Terra esiliandosi su Marte; la situazione si fa complessa, si comincia ad intravedere un disegno preciso. Jon lascia il nostro pianeta per due motivi scatenanti, il primo la sua relazione con Laurie è finita, lei non riesce più a scorgere alcun quid di umano in lui e viverci insieme, amarlo, è divenuto ormai improponibile; poi vista la sua struttura unica sembra colpevole di aver causato il cancro a delle persone del suo passato la cui unica colpa è l’essergli state vicino, oltretutto tra queste c’è anche una sua vecchia fiamma. La donna già covava nei suoi confronti fondati motivi di astio dovuti alla fine burrascosa della loro storia, figuriamoci ora. La situazione diviene insostenibile, in più rimane di fondo il suo progressivo estraniarsi dalla condizione umana, et voilà, il gioco è fatto. Laurie dal canto suo, si rifugia dall’unico amico rimastole, Dan Dreidberg, da sempre segretamente innamorato di lei, ed ecco lo scossone decisivo a far crollare il castello che era stato costruito. L’avere finalmente Laurie tra le sue braccia lo sveglia definitivamente, le sue due anime finalmente si fondono mettendo fine al suo conflitto interiore. I due, in cerca di avventura, escono di notte su “Cleto”, niente di più facile a New York, un edificio va a fuoco e chi meglio di loro per salvare tutte le povere persone rimaste intrappolate al suo interno. Ormai il danno è fatto, la strada tracciata, sempre il Gufo convince Spettro di Seta a tirar fuori Roschach di prigione, è infatti stato incastrato per l’omicidio di un vecchio nemico e colto su fatto, stavolta non riesce ad avere la meglio sugli sbirri. La porzione della storia con lui in prigione è, secondo me, la più accattivante; l’incontro con lo psichiatra, la rivolta e quello da lui fatto durante la stessa ed infine la sua fuga, rimarranno una pietra miliare nella storia del fumetto. I nostri eroi tornati alla base trovano ad attenderli Jon, è ora del suo colloquio su Marte con Laurie, lei alla fine riuscirà a convincerlo dell’assoluta unicità della vita umana e di tutto ciò lui le sarà grato in eterno, ben inteso ho semplificato all’osso il loro dialogo, davvero molto complesso e tutt’altro che scontato, preciso solo come troviamo in contrapposizione la totale disillusione e sfiducia di Jon nei confronti degli uomini e la praticità di Laurie; purtroppo però il loro ritorno a casa è tardivo, ad attenderli trovano una strage, qualcosa di oscuro ha colpito New York causando morte e distruzione. Nel frattempo Gufo e Rorschach seguono un’inaspettata linea d’indagine assolutamente imprevedibile, la quale li porterà alla terribile verità, dietro tutto c’è……!!! Non lo scrivo neanche sotto tortura, preciso solo una cosa, alla fine tutti i pezzi del puzzle andranno a posto e tutti i dettagli saranno spiegati con dovizia di particolari. La storia è geniale, curata fin nei minimi particolari, basti pensare per esempio ad una delle tante caratteristiche che appaiono ad un primo approccio prive di importanza, da nulla: le vicende si svolgono tutte di sera o di notte, per cui quando troviamo un orologio o è digitale e segna un orario notturno o se è analogico nella vignetta c’è qualcosa che richiama la notte, facile da realizzare, no? Questa, tuttavia, rimane una piccolezza rispetto alla complessità del narrato ed allo spessore di tutti i personaggi, “Watchmen” è un capolavoro, frutto del lavoro maniacale dei suoi creatori. A proposito, ancora non vi ho parlato dei disegni di Dave Gibbons… poiché un grande fumetto necessita di un grande disegnatore e certamente lui lo è. La sua attenzione ai dettagli – praticamente in tutte le vignette c’è qualcosa da scoprire –, la tecnica, i colori, tutto si fonde magistralmente e riesce a far materialmente prendere vita alle idee del Bardo di Northampton. Le tavole della storia parallela in particolare, mi hanno molto colpito. Il capitano è una maschera di pura disperazione, è riuscito a disegnare il terrore dell’uomo e ad ingenerare una incredibile empatia in chi legge. La rappresentazione della storia principale poi, è spettacolare, tuttavia l’apice assoluto lo tocca dando vita ai nostri eroi, tutti caratterizzati mirabilmente. Jon Osterman è sempre uguale, immutabile, indistruttibile, intoccabile e dal tratto chiaro di Gibbons tutto questo emerge in maniera inequivocabile. Ho già descritto la sua straordinaria natura e Dave riesce a coglierla in pieno, tuttavia la sorpresa è dietro l’angolo, sembra che nulla possa più scalfire la sua corazza immortale ma così non è, durante il faccia a faccia su Marte riscopre nuovamente una piccola parte della sua natura umana e anche stavolta il nostro artista riesce nell’impresa di rendere visibili i piccoli cambiamenti intervenuti, è come buttare un sasso in uno stagno, non si modifica certo la sua condizione in maniera definitiva ma intanto il sassolino è lì; e Gibbons riesce a stupire ancora. Del “famigerato” Rorschach è bellissimo scoprire finalmente Walter Kovacs, la maschera da lui usata serve anche a nascondere il suo vero Io, la sua voglia di seppellire per sempre la sua vera essenza. Una volta tolta la maschera però l’effetto è straordinario, il lettore è raggiunto in maniera scioccante dalla comunicatività inespressa fino a quel momento del personaggio. Allora si riscopre un uomo il cui volto è lo specchio perfetto di tutto il carico di sofferenze che da sempre lo hanno accompagnato. Tratteggiare Rorschach non credo sia stato facile, anche la sua rappresentazione come quella del Dottor Manhattan è sempre praticamente uguale a se stessa, facendo sembrare che non traspaia mai alcun sentimento; la sua stessa presenza scenica cambia poco e nel suo caso è proprio tutto questo a creare un impatto visivo straordinariamente dirompente, è proprio la mancanza di espressione ad essere davvero molto espressiva. Spero di essere stato il più chiaro possibile, rendere a parole il lavoro artistico di Dave Gibbons non è facile, però sono sicuro di una cosa, leggendo il graphic novel, tutto questo emergerà chiaramente, l’essere riuscito a rendere perfettamente una natura così complessa come quella di Rorschach credo possa essere annoverata come una della massime espressioni del lavoro di Dave Gibbons, in assoluto. Ma non finisce certo qui, infatti anche Adrian Veidt è reso alla perfezione; rappresentato praticamente come un Dio in Terra, e difatti un po’ lo è. Lui è il prototipo di essere umano perfetto: bello, ricco, intelligente, sicuro di se, quando lo vediamo, ogni volta si mangia la scena, la sua presenza riempie immancabilmente ogni vignetta, non importa cosa stia succedendo o qualunque altra cosa sia disegnata insieme a lui, Ozymandias è in grado di eclissare tutto e tutti; è come vederlo sempre in primo piano e sullo sfondo il resto. Solo a descriverlo mi rendo conto della difficoltà della cosa. Il Comico è forse il personaggio più comunicativo di tutti, il suo volto è infatti uno specchio perfetto della sua essenza polivalente. Lui è insieme: violento, cinico, misogino, egoista, ma anche alla fine assolutamente umano, paterno addirittura! Che sia una brevissima circostanza o nel corso della storia con respiro più ampio, ci viene presentato via via in maniera differente a seconda dell’emozione prevalente in quel momento. Nel suo caso mi piace porre l’accento sull’attenzione ai dettagli usata da Dave nel disegnarlo, ogni gesto, ogni piccolo cambiamento emotivo sono resi magistralmente e nel suo sfogo finale, poco prima di essere ucciso, il suo essere emerge chiaro e cristallino con tutta la sua potenza espressiva, finalmente possiamo vedere il vero Io di Edward Blake, e non è affatto più oscuro di quanto non sia quello di ognuno di noi. In fondo, a tutti piace far ridere. Passiamo al Gufo, nel suo caso Gibbons riesce a far trasparire a pieno l’ambivalenza del personaggio, le due anime in esso celate. Dan è un uomo mite e tranquillo all’apparenza, dentro di se però nasconde una tempesta emotiva, un uragano cui necessita solo un piccolo click per scatenarsi. Dalle tavole emerge tutto questo, lo si vede sempre controllato e attento a non strafare, tuttavia il suo malessere di fondo è palese; il Gufo gli serve, lui stesso ammetterà ad un certo punto di averne bisogno, infatti anche per sbloccarsi con Laurie gli necessita quella parte della sua vita per tanto tempo accantonata. Tant’è, nel Gufo sono palesi tutti i tratti distintivi dell’eroe classico e tutti i suoi gesti, le sue espressioni, il linguaggio del suo corpo converge nella medesima direzione, Dan finalmente sbloccato è davvero un bel vedere e finanche Laurie, cui come già scritto va attribuito parte del merito, non riesce a rimanere indifferente dinnanzi a cotanto spirito vitale. Dave riesce col suo tratto sicuro a cogliere la particolare personalità di Dreiberg e a rappresentarlo nella maniera migliore possibile. Laurie dal canto suo viene illustrata come una donna bellissima, estremamente sicura di se e del suo aspetto, non a caso riesce per tanto tempo nell’immane impresa di vivere con Jon. Ovviamente anche nel suo caso Dave riesce a coglierne la vera natura ed ogni volta che la si scorge non passa mai inosservata, anche quando si trova su Marte, sembra sempre riuscire ad illuminare con la sua luce la scena, lo stesso Jon lo ammetterà, ed ancora una volta grazie ai disegni di Gibbons tutto questo è reso in modo palese, chiaro ed elegante. Spero di essere riuscito a rendere a parole la complessità del lavoro compiuto dal grande fumettista britannico, certo accontentare Alan Moore non deve essere stato facile, ma il risultato finale è in tutto e per tutto una fusione perfetta tra storia e disegni, disegni e storia, le due facce non rimangono mai separate, ma formano un tutt’uno in grado di rendere la lettura un’esperienza assolutamente unica. “Watchmen” è un capolavoro anche perché frutto dell’intelligenza di due geni entrambi in grado di porre le proprie doti al servizio dell’altro. Nel volume edito dalla Planeta DeAgostini, sono presenti due loro interessanti postfazioni, nelle quali parlano anche di questo e di quanto sia stato difficile realizzare il fumetto; fortunatamente ce l’hanno fatta e a goderne siamo soprattutto noi lettori. Ah, dimenticavo, in “Watchmen” sono tantissimi i riferimenti musicali, anche questi accompagnano la narrazione e servono a creare empatia con quanto si sta leggendo, i minimi dettagli sono stati valutati ed armonizzati in un insieme perfetto, d’altronde il successo avuto credo sia il miglior attestato di stima nei confronti dei suoi creatori. E solo Alan Moore poteva concepire un romanzo disegnato simile e aggiungerci anche una colonna sonora. Consiglio la lettura a tutti, non necessariamente solo agli appassionati di fumetti, difatti “Watchmen” trascende i confini del fumetto classico e sfocia nella letteratura postmoderna. Ancora oggi rimane l’unico fumetto ad aver vinto due premi letterari molto prestigiosi, i più importanti per la letteratura fantastica, il Premio Hugo e il Premio Nebula, ed inoltre ad essere stato inserito da TIME Magazine nella classifica dei “100 Migliori Romanzi in Lingua Inglese” dal 1923 ad oggi. Mi sembra chiaro, Gibbons e Moore hanno dato vita a qualcosa di unico, la loro opera è arte allo stato puro e l’arte in qualunque sua espressione di livello va sempre valutata ed apprezzata, altrimenti cosa esisterebbe a fare? Cerchiamo di non cadere in un nonsenso assoluto, secondo la metafisica si rischierebbe di distruggere l’Universo, meglio non rischiare.

Ps. Come dite? Non vi ho parlato di Alan Moore? Vi rispondo con un’altra domanda: Davvero ce n’è bisogno?

Raffaele Mancusi

Watchmen (1986) – Alan Moore, Dave Gibbons